Effemeridi # Illusioni politiche
L'idea delle quote (cioè della ripartizione tra i vari concorrenti) discende da quel fair play che vede i politici, di destra come di sinistra, concordi quando si tratta di spartire posti di potere, privilegi e benefici.
E' figlia della spartizione, della conquista, dell'appropriazione. Un concetto tutto politico: quello della rappresentanza. L'eletto rappresenta gli elettori, cioè coloro che lo hanno eletto e, pertanto, in loro nome e per loro conto si asside sullo scanno e, investito a rappresentante della istituzione parlamentare, si ritaglia i benefici che ritiene appropriati.
In politica predomina l'idea delle quote: quelle rosa per un'adeguata rappresentanza elettiva delle donne, quella nelle commissioni parlamentari per un'equa proporzione tra i vari partiti, quella nei consigli d'amministrazione di nomina politica (per esempio la Rai) per una rappresentanza in favore delle minoranze, e così via.
Nella logica politica gli elettori e gli eletti sono tutti uguali, non può esistere l'intelligente ed il cretino, la persona portata all'imbroglio e quella onesta... Allo stesso modo la rappresentanza dovrà essere uguale per tutti.
Tra i primi atti di Walter Veltroni candidato alla guida del Partito democratico c'è la proposta del 50% di posti nella dirigenza del partito riservati alle donne. In base a quale criterio? Le italiane sono più dei maschi quindi la ripartizione statistica non è equa; e gli anziani, i giovani, gli invalidi, gli omosessuali, ecc. per loro non c'è una predeterminata rappresentanza?
Stabilire a priori le quote non vuol dire essere democratici ma soggiacere alle pressioni di parte. In politica quello che dovrebbe contare è la partecipazione dei cittadini a una scelta dei migliori per onestà, trasparenza, coraggio, idee, lungimiranza; senza distinzione di sesso, religione o razza.
Domani un post sui sondaggi economico-finanziari.
E' figlia della spartizione, della conquista, dell'appropriazione. Un concetto tutto politico: quello della rappresentanza. L'eletto rappresenta gli elettori, cioè coloro che lo hanno eletto e, pertanto, in loro nome e per loro conto si asside sullo scanno e, investito a rappresentante della istituzione parlamentare, si ritaglia i benefici che ritiene appropriati.
In politica predomina l'idea delle quote: quelle rosa per un'adeguata rappresentanza elettiva delle donne, quella nelle commissioni parlamentari per un'equa proporzione tra i vari partiti, quella nei consigli d'amministrazione di nomina politica (per esempio la Rai) per una rappresentanza in favore delle minoranze, e così via.
Nella logica politica gli elettori e gli eletti sono tutti uguali, non può esistere l'intelligente ed il cretino, la persona portata all'imbroglio e quella onesta... Allo stesso modo la rappresentanza dovrà essere uguale per tutti.
Tra i primi atti di Walter Veltroni candidato alla guida del Partito democratico c'è la proposta del 50% di posti nella dirigenza del partito riservati alle donne. In base a quale criterio? Le italiane sono più dei maschi quindi la ripartizione statistica non è equa; e gli anziani, i giovani, gli invalidi, gli omosessuali, ecc. per loro non c'è una predeterminata rappresentanza?
Stabilire a priori le quote non vuol dire essere democratici ma soggiacere alle pressioni di parte. In politica quello che dovrebbe contare è la partecipazione dei cittadini a una scelta dei migliori per onestà, trasparenza, coraggio, idee, lungimiranza; senza distinzione di sesso, religione o razza.
Domani un post sui sondaggi economico-finanziari.