Pubblicazioni # Storia e tecnica del giornalismo
L'ing. Domenico Fiordelisi, già dirigente industriale, giornalista-sindaco dell'accreditato Istituto per la Formazione del Giornalismo (Ifg) gestito dall'Ordine dei giornalisti della Lombardia, professore associato all'Università di Friborgo (Svizzera) quale esperto di logistica industriale e docente incaricato, sin dalla nascente Facoltà di Giornalismo (dal 1984), all'Università di Herisau (Svizzera), ha ultimato la terza edizione delle dispense universitarie su "Storia e tecnica del giornalismo".
Trattasi di due esaurienti e pregevoli trattazioni, rivedute e corrette, ricche di storia, glossario, articoli significativi destinati a comprenere il fenomeno giornalistico ed il suo corretto uso. Nell'odierna edizione l'autore ha inserito, come settimo capitolo, il testo dell'intervento svolto dal decano l'11 settembre 2004 al seminario di "Introduzione alla demodossalogia applicata", organizzato dall'Associazione Nazionale Sociologi.
Per informazioni:
domenico.fiordelisi@galactica.it
Documenti # Dall'uomo all'immagine
Si riporta la parte finale della comunicazione "Dall'uomo all'immagine", presentata nell'ottobre del 1989 all'Università di Bologna in seno alla LX Riunione della Società Italiana per il Progresso delle Scienze (Sips/Cnr), convocata sul tema "L'età della Rivoluzione ed il progresso delle scienze". Dagli Atti della LX Riunione della Sips, Bologna 18-21 ottobre 1989:
Nel passaggio da un'era storica all'altra, dalla società contadina a quella mercantile e poi alla società industriale, l'umanità ebbe tutto il tempo necessario per assimilare il ruolo dei comportamenti. Però nel periodo pre-industriale il cambiamento avveniva attraverso misure multiple rispetto alla vita dell'uomo, cioè la persona non riusciva a vedere compiute, nel corso della sua vita, le trasformazioni (tecniche e sociali) che aveva iniziato. Oggi, invece, le trasformazioni ci sfuggono di mano, sono sottomultipli della nostra vita, non facciamo in tempo a finirle che già sono obsolete, quindi non sono più i singoli uomini (eroi o avventurieri) ma le generazioni a compiere le trasformazioni.
Questo perchè siamo entrati nell'era della crescita esponenziale ove l'aumento non è costante come nella crescita lineare (e quindi facilmente prevedibile) ma ininterrotto. Si pensi all'effetto del raddoppiamento dell'esponenziale 2, conosciuto in matematica come seconda potenza.
Pertanto dall'era agricola ove la figura centrale della storia era l'uomo singolo (condottiero, studioso, profeta) che creava seguaci, indicava nuove frontiere, modificava l'ideologia ed il comportamento sociale del tempo, assurgendo alla figura di eroe, con la società industriale si è passati al contributo della folla quale protagonista dei cambiamenti sociali, spesso impetuosi ed imposti dalla presenza attiva e corale di folle non più inconsapevoli delle conseguenze che la loro azione avrebbe apportato al corso della storia.
La Rivoluzione francese ha segnato l'avvento della partecipazione della folla al cambiamento dei destini. Fenomeno che ha caratterizzato tutto l'800 e il '900 (con la creazione prima degli stati nazionali e poi dei regimi totalitari) e che si è concluso con l'avvento del global village.
Infatti la partecipazione della massa nel concorrere agli eventi che determinano il mutamento sociale e quindi istituzionale e politico ha trovato, per la prima volta, proprio nella Rivoluzione francese, la giustificazione ideologica (culturale) dell'importanza della moltitudine come peso storico, più che quantitativo sull'ago della bilancia.
Mentre prima il condottiero si serviva del seguito per raggiungere i suoi fini, con la Rivoluzione il seguito si è, innanzitutto, contato e di conseguenza, consapevolmente, ha contribuito a realizzare le modifiche desiderate. All'epoca degli eroi si è sostituito l'avvento dell'epoca dell'informazione di massa, iniziata con il giornale di Marat. E' questo il motivo per cui possiamo dire che con la Rivoluzione francese si è concluso il cammino dell'uomo singolo, quale protagonista assoluto, trasfondendosi nelle aspirazioni e partecipazioni di massa.
Dalla società tribale ad oggi si sono allargati i confini geografici, e di conseguenza la conoscenza, passando dalle scoperte di nuove terre a quelle di nuove galassie.
Dagli assiri ai romani e da questi agli imperi di Francia e di Spagna, fino all'avvento di Usa ed Urss, c'è tutta una concatenazione storica che suffraga la tesi di Carrol Quigley sulla dilatazione storica connessa alle scoperte geografiche e scientifiche. La stessa esplosione della conoscenza non è una tendenza recente: i primi due giornali scientifici apparvero nella metà del diciassettesimo secolo; dopo cento anni ce ne erano dieci, nel 1800 circa cento e nel 1850 circa mille. Le stime fatte da Daniel Bell nel 1979 oscillavano fra i tremila ed i centomila periodici scientifici. E' questo il motivo per cui oggi i massmedia hanno sostituito la presenza umana sul luogo degli eventi privandola del ruolo di protagonista dell'azione.
Pertanto dalla centralità umana (prima singola e poi collettiva), quale basilare protagonista per realizzare i cambiamenti (politici, ideologici, culturali, sociali), si è passati all'emarginazione del contributo e della presenza dell'uomo, sostituendoli con l'immagine dello stesso e delle sue idee in modo sempre più veloce, globale e pervasivo, accelerando lo scambio d'opinioni e di beni e di conseguenza il progresso.
Oggi ed ancor più domani, saranno i mass-media a creare l'opinione collettiva (una volta appannaggio dei leaders), a fare e disfare il corso della storia: l'uomo da protagonista è diventato strumento dell'immagine di se stesso.
David S. Landes ha sostenuto che Adamo ed Eva perdettero il paradiso terrestre, per essersi cibati del frutto dell'albero del sapere, ma conservarono il sapere. Secondo Landes i miti ci avvertono che trastullarci con il sapere e sfruttarlo sono azioni pericolose, ma che l'uomo deve e vuole conoscere, e che una volta impadronitosi della conoscenza non la dimenticherà. Sarebbe sciocco fondare una seria prognosi del futuro su simboli e leggende, ma in questi antichi racconti c'è un granello di saggezza che l'esperienza di questi due secoli non ha smentito: la rivoluzione industriale e il conseguente matrimonio fra scienza e tecnica rappresentano l'apice di millenni di progresso intellettuale. Sono inoltre una forza enorme capace di produrre tanto il bene che il male.
Dato che la conoscenza cresce sempre più in modo esponenziale, dilatando sia gli orizzonti geografici che del sapere, la presenza umana come artefice di cambiamento culturale e sociale è diventata superflua perchè "l'uomo non comunica più direttamente ma attraverso gli strumenti del comunicare". Questa globalità e complessità dell'odierna comunicazione, conseguente all'avvento del global village, rende ancor più necessario l'uso di strumenti e metodi atti a conoscere gli sbocchi del cammino intrapreso.
Visto che i paesi occidentali e quelli post-industriali sono entrati nell'era dell'informazione esponenziale, i nuovi metodi di previsione sociale ed economica dovranno, di conseguenza, non più far ricorso ai sondaggi e campionamenti basati sull'uomo (in quanto "campione" dell'universo indagato) ma sull'immagine dell'uomo creata dai mass-media, quale espressione di strumenti destinati a formare - informando - l'opinione pubblica.
Documenti # La vera obiettività
Riportiamo il testo della parte finale delle lezione svolta l'11 gennaio 1980 in seno al corso di Storia del Giornalismo, alla Facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza di Roma, sul tema "Qual è la vera obiettività?". Testo pubblicato nel gennaio del 1980 sull'agenzia stampa Informatore Economico:
Il 22 dicembre scorso il Gr1 delle ore 08.00 ha dato, con risalto, la notizia che erano stati arrestati degli esponenti del Msi e del Fronte della Gioventù, quali responsabili degli incendi ai mezzi dell'Acotral [il servizio pubblico di trasporto]. Il Gr2 delle ore 07.30 aveva ignorato la notizia. Perchè? Possiamo dare due risposte: state la differenza di mezz'ora non avevano avuto il tempo di redigerla, oppure (contrariamente all'opinione dei redattori del Gr1) non avevano ritenuto il fatto rilevante o di interesse nazionale. In fondo, avrà pensato Gustavo Selva direttore del Gr2, l'incendio ai mezzi di trasporto laziali è un fatto locale che non può essere posto sullo stesso piano dei fatti eversivi di Autonomia Operaia. Possiamo essere di difformi vedute ma sul piano dell'obiettività e completezza dell'informazione non possiamo criticare né il Gr1 né il Gr2; sono due modi diversi di concepire il giornalismo e servire il loro pubblico radiofonico; che è diverso da rete a rete.
Quando fu arrestato Daniele Pifano con i due missili il Gr2 delle ore 06.30 non specificò la natura dei missili mentre il Gr3 delle ore 06.45 li dette come di fabbricazione americana; poi risultò che erano di fabbricazione sovietica. Possiamo anche ammettere la fretta dell'esposizione ma la sostanza è che il Gr3 commise un falso.
"Il Tempo" del 22 dicembre ha dato con risalto la notizia che "la direzione socialista protesta contro il Tg2" per l'attribuzione di frasi ed atteggiamenti completamente difformi dalla realtà.
Vogliamo allora chiederci in cosa consiste l'obiettività della notizia?
Nello scorso ottobre a Fiuggi, al I° Convegno europeo delle agenzie di stampa, è stato evidenziato "l'appiattimento dei quotidiani che traggono le notizie dalle grandi agenzie; le quali più che offrire servizi passano veline quasi uguali fra loro. Dov'è quindi il lavoro di analisi e commento del giornalista? Quel lavoro basilare per il mantenimento della libertà e per la crescita culturale del Paese, che soltanto attraverso il pluralismo dei commenti provenienti dai vari gruppi sociali (partiti, sindacati, consumatori, categorie specifiche, ecc.) consente un'educazione alla scelta delle verità più probabilistiche. Le informazioni date o taciute sono un mezzo di comunicazione subdolo in quanto fanno passare degli input accettati come dati di fatto, cioè senza bisogno di verifica e senza nesso con i precedenti e le implicazioni sociali, politiche, economiche, culturali. E' attraverso il commento e l'analisi che il lettore si abitua a scegliere ed a capire la tonalità giusta"
Dare le notizie senza commento non vuol dire essere obiettivi, poiché il fatto può essere presentato senza riferimenti oggettivi di raffronto e quindi non essere capito nella dimensione giusta. Darlo con il commento è pericoloso perchè potrebbe essere, se non falsato, perlomeno distorto dal suo reale significato.
Senza poi far menzione del modo di creare un'opinione censurando le notizie oppure tacendole, metterle in prima pagina a tre colonne o in penultima su una sola colonna e in poche righe.
Cosa intendiamo quindi per obiettività, qual è la funzione del giornalista e dei mezzi di comunicazione? Come assolvono al loro compito?
Illuminante è pag. 62 di "Panorama" del 31 dicembre 1979, ove a proposito dello scandalo delle tangenti Eni fa la storia di "Perchè tanti silenzi" (spesso imposti dal potere politico ed ecoomico) da parte degli organi di informazione.
Sempre da "Panorama", nelle lettere dei lettori a pag. 11 del numero del 17 dicembre, si dimostra come un'omissione apparentemente ingenua da parte di un redattore del settimanale ha falsato il significato di una telefonata di Leonardo Sciascia.
Sul n. 51 del settimanale "Gente" del 21.12.'79 vi è un servizio fotografico intitolato "Marines nel deserto (pensando all'Iran)" dove si afferma che nel deserto della Califonia si stanno addestrando i marines (truppe da sbarco americane) su un terreno che riproduce le caratteristiche geografiche iraniane e che tale forza dovrebbe arrivare a 110 mila uomini. E' un modo tendenzioso del giornale di accreditare la minaccia di uno sbarco o una notizia ignorata dagli altri? Staremo a vedere. Per ora possiamo dire che i mezzi di comunicazione creano un'opinione, favorevole o contraria, accelerando il corso della storia.
L'etica giornalistica vorrebbe che si influisse per rendere la società migliore, più giusta, più libera. Il 18 dicembre 1979 Papa Giovanni Paolo II, a proposito di "verità" e "non verità", ha detto che "Per non verità bisogna intendere tutte le forme e tutti i livelli di assenza, di rifiuto, di disprezzo della verità: la menzogna propriamente detta, l'informazione parziale o deformata, la propaganda settaria, la manipolazione dei mezzi di comunicazione, e simili". Ha inoltre aggiunto: "Che dire della pratica di imporre a coloro che non condividono le proprie posizioni - per meglio combatterli o ridurli al silenzio - l'etichetta di nemici, attribuendo loro intenzioni ostili, stigmatizzandoli come aggressori mediante una propaganda abile e costante? Un'altra forma di non-verità si manifesta nel rifiuto di riconoscere e di rispettare i diritti oggettivamente legittimi ed inalienabili di coloro che rifiutano di accettare un'ideologia particolare, o che si appellano alla libertà di pensiero. Il rifiuto della verità ha luogo quando si prestano intenzioni aggressive a coloro i quali mostrano chiaramente che la loro unica preoccupazione è di proteggersi e di difendersi contro minacce reali che - purtroppo - esistono sempre tanto all'interno di una nazione, quanto nei rapporti tra i popoli. Accuse selettive, insinuazioni perfide, manipolazione delle informazioni, discredito gettato sistematicamente contro l'evversario - contro la sua persona, le sue intenzioni, i suoi atti - ricatti ed intimidazione; ecco il disprezzo della verità messo in atto per creare un clima di incertezza, nel quale si vogliano costringere le persone, i gruppi, i governi, le stesse istanze internazionali a silenzi rassegnati e complici, a compromessi parziali, a reazioni irrazionali; tutti atteggiamenti egualmente suscettibili di favorire il gioco omicida della violenza e di contrastare la causa della pace. Una delle grandi menzogne che avvelenano le ralazioni tra individui e gruppi, per meglio stigmatizzare l'errore dell'avversario, consiste nel non prendere in considerazione tutti gli aspetti, anche giusti e buoni, della sua azione".
Sostanzialmente, le stesse cose ha detto il direttore dell'agenzia dell'Urss in Italia "Novosti" al menzionato convegno europeo; infatti l'intervento ha avuto come titolo: "L'informazione per la pace e la colaborazione".
Il presidente della Camera dei Deputati on. Nilde Jotti parlando a Milano nel decennale della strage ha affermato: "Se viene compromessa la vostra capacità di partecipare, di discutere, di mobilitarvi, se restate soli, separati, chiusi nelle vostre case e nel vostro lavoro sappiate allora che voi, e con voi tutti noi, ci troveremmo innanzi a difficoltà enormi: e la libertà, l'autonomia di ciascuno, nonchè la stessa vita sarà messa in pericolo".
In pratica, anche quando tutti sono della stessa opinione, una differenza c'è. Illuminante è la vicenda sulla legge per l'editoria. Sia chi l'appoggia, sia chi la contrasta, lo fa in nome della lotta alle concentrazioni editoriali. Com'è possibile questa dicotomia di opinioni su un dichiarato consenso e proponimento?
Il fatto è che la verità è diversa perchè l'ottica e gli strumenti per misurarla sono diversi da gruppo a gruppo, a seconda delle collocazioni sociali o storiche, dell'ambiente o dell'epoca.
Il rapporto allo spazio-tempo è una costante da cui non ci possiamo sottrarre.
Il 31 maggio 1954 l'allora direttore de "L'Unità" Luciano Barca scrisse, in un rimprovero a sette redattori colpevoli di aver falsificato il risultato di una partita calcistica, che "la forza più grossa del nostro giornale è quella di battersi ogni giorno sul giornale per la verità" (vedasi l'"Espresso" del 18.11.'7). Eppure molti accusano l'organo del Pci di partigianeria. D'altra parte sono spesso accusati di falso non solo i giornali dei partiti ma quasi tutti i veicoli d'informazione.
E ciò è un bene: finchè possiamo accusare gli altri di falso vuol dire che c'è libertà d'opinione, guai a noi quando l'umanità sarà tutta consenziente, vorrà dire che qualcuno, o un gruppo in accordo, sarà riuscito a massificare e ridurre in schiavitù culturale le intelligenze e le coscienze degli uomini.
Eppure un'etica esiste. Sarebbe quella di fare una netta distinzione fra i fatti e le valutazioni, mettendo a confronto fra loro almeno due opinioni diametralmente diverse; dichiarare sempre la propria opinione o collocazione politica; cercare fra le diverse opinioni i punti in comune per costruire qualcosa di utile al Paese, pensando al futuro e al sempre più veloce mutamento della tecnica, del vivere sociale e della morale; anticipare gli avvenimenti senza affrettare il cammino dell'umanità ma senza neppure considerare il passato come un traguardo insuperabile. Sarà compito dello storico fermare sulla carta i punti salienti della Storia, è compito del giornalista far capire il presente, raffrontandolo con il passato ed il futuro, con la tradizione locale e con le usanze degli altri.
La massa di notizie, immagini e commenti non frastornerà il lettore ma lo abituerà a sapersi destreggiare nella ricerca non della verità (perchè è soggettiva e legata al tempo e allo spazio in cui ha prodotto la sensazione sia quella immediata che tramite un ritorno d'attualità) ma della più probabile.
Dovremmo abituare il cittadino a diffidare di chi dichiara di essere obiettivo o onesto ed educarlo a capovolgere, in ogni occasione, i termini del ragionamento. Abituarlo cioè a pensare in modo scientifico.
Un folto gruppo di personaggi in Italia e all'estero ha firmato, a suo tempo, un proclama di innocenza in favore del prof. Toni Negri. Ciò è legittimo e doveroso, ma gli stessi personaggi firmarono un uguale appello in occasione dell'arresto dell'anarchico Valpreda o di altri indiziati di sovversione rossa o nera? Se non lo fecero siamo legittimati a pensare che il loro atto odierno è un puro atto di partigianeria o di calcolo propagandistico.
Dobbiamo abituare il lettore a scoprire il reale significato delle intenzioni che si nascondono dietro le parole. Se chiedo ad un collega cosa pensa di un certo avvenimento forse mi dirà la verità, ma se sarà lui che - spontaneamente - mi darà dei giudizi non richiesti, il mio perchè dovrebbe essere spontaneo. In ufficio l'impiegato che ha subito un rimprovero dal capo si sfogherà con un collega alla prima occasione enumerando qualche errore o deficienza del capo; ed inconsapevolmente così avviene in tutti i rapporti con gli altri.
Il lettore dovrebbe sempre chiedersi perchè, a chi giova, qual è l'alternativa, come fu giudicato in altri periodi non lontani un avvenimento dalle caratteristiche simili a quelle odierne e perchè, come sarà giudicato fra dieci o venti anni, che reazioni provocò, come incise sulla storia, ecc.
Il giornalista dovrebbe invece sempre mediare i contrasti, mai rendere insanabili i conflitti sociali, che sono spesso aggravati da aggettivi o frasi peggiorative. Non tacere i fatti ma non esasperare gli animi.
Dire la verità mettendo in guardia il lettore su eventuali e sempre possibili altre versioni.
E' questo il vero concetto della libertà d'espressione, basato sulla eterogeneità delle fonti d'informazione e proteso verso la crescita culturale dell'umanità.
Effemeridi # La "Civiltà" occidentale
Bush, Blair, Berlusconi e i loro corifei sostengono che la "Civiltà occidentale", abbracciando Europa e Usa è basata su comuni valori, bisogni, storia e letteratura. E' vero, le Civiltà (nel tempo e nello spazio) sono tali perchè assorbono ed amalgamano stimoli culturali e tecnologie provenienti da più luoghi e correnti di pensiero; vedasi il saggio della demodossaloga Dora Drago Lopez Jordan "La letteratura medioevale europea nelle sue radici classiche e cristiane", editrice Libroitaliano Ragusa, 2004. La tendenza è verso una Civiltà globalizzata che nascerà sull'estinzione delle rimanenti civiltà esistenti, vedasi pagg. 65/66 di "Demodossalogia ed opinione pubblica", editrice Sidd Albano, 1998. Ma in seno alle civiltà sopravvivono varie culture sino a quando una sarà prevalente su tutte le altre. Lo scontro tra Occidente ed Oriente è fittizio ed usato come alibi per far prevalere una specifica cultura sul resto del mondo: quella degli Usa.
La cultura europea è assai diversa da quella del Paese guidato dal presidente George Bush. E' rivolta verso l'esterno, cioè la collettività; ed è profondamente cristiana, quindi compassionevole, tollerante, aperta al perdono, alla fratellanza e a mete finali riparatrici e trascendentali; la solidarietà e l'uguaglianza sono valori condivisi. La cultura negli Usa discende dai primi coloni (rifugiati o criminali) e dalla conquista del West basata sullo sterminio delle tribù aborigene, è una cultura di conquista; i valori sono la forza, il coraggio, il decisionismo, quindi valori interiori, personali, che rafforzano ed esaltano il fai da te ed il successo: nell'economia come nell'assistenza sociale, nella politica come nella giustizia. "Far soldi" è il valore-simbolo degli Usa.
L'Occidente è uno ma ha due culture. Quale cultura gli europei sceglieranno per rimanere ancora tali?
Effemeridi # La generosità conseguente al maremoto
La generosità dei governi verso i paesi del Sud Est asiatico colpiti dal maremoto può essere vista anche come interesse strategico economico-politico per stringere d'assedio zone che stavano evolvendo in fretta, tanto da mettere in pericolo le multinazionali e le industrie manifatturiere occidentali.
Moratoria sul debito vuol dire allungare la scadenza del debito e dei connessi interessi; se, per ipotesi, il paese X a fine 2005 avesse estinto un debito di 1000 oltre a 100 di interessi, nel 2007 l'estinzione gli verrebbe a costare complessivamente, oltre al capitale, 300 di interessi per gli anni 2005, 2006 e 2007.
Ricostruire le attrezzature alberghiere vuol dire rinsaldare l'intreccio tra imprenditori occidentali e ras locali a tutto vantaggio della classe politica dominante. Cosa che stanno chiedendo molti governi locali.
L'aiuto dovrebbe essere mirato alle singole famiglie e comunità costruendo le infrastrutture mancanti e le attrezzature per la pesca, l'agricoltura e la piccola manufattura; ma tale politica di sostegno alle popolazioni contrasta con i poteri politici e gli interessi economici degli occidentali in quanto darebbe impulso ad uno sviluppo diverso dal turismo e in grado, nel medio periodo, di sovvertire il peso delle forze politiche.
Temiamo che, alla fine, i denari saranno spesi per creare la rete di allarme contro i maremoti a difesa dei vacanzieri e nella presunzione di un altro simile evento a breve distanza ma onde anomale, di tali dimensioni, sono eventi della natura rari mentre la povertà, la fame e le malattie sono calamità permanenti. Conviene di più distribuire a varie multinazionali dell'elettronica la costruzione della rete di allarme o approfittare dell'occasione per risolvere croniche anomalie? E' una questione di punti di vista e di approccio culturale.
Per il demodossalogo la soluzione di ogni problema ha sempre più di tre risposte e nessuna sarà mai quella giusta. In ogni caso sarebbe bene sentire il parere delle popolazioni colpite più che le informazioni provenienti dai mass media.
Effemeridi # L'aggressione a Berlusconi
Storicamente gli anarchici hanno sempre colpito i regnanti e le istituzioni quali simboli del potere dispotico e delle cause della disuguaglianza sociale. Al giorno d'oggi non esistono più i re assoluti e vige il regime democratico (forma riveduta e corretta del potere tiranno ma adatta ai tempi) così come non esistono più gli anarchici pericolosi, che ne dica il ministro dell'Interno che sembra ancora l'unico a crederci ogni volta che scoppia una bomba.
Il lancio del cavalletto fotografico sul collo del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi da parte di un operaio è l'equivalente delle gesta degli anarchici di cento anni fa, così come la passeggiata del capo del governo tra la folla e le bancarelle di piazza Navona è l'equivalente del bagno di popolarità che i dittatori sono soliti cercare tra la gente per far mostra di essere governanti democratici e benvoluti.
Pubblicazioni # Quaderni e link
Carmelo R. Viola ci ha inviato l'ultimo quaderno edito dal Centro Studi Biologia Sociale, casella postale 135 - 95024 Acireale (Catania),
crviola@mail.gte.it. E' il n. 21 dal titolo "Dalla predo-nomia allo Stato economico". La tesi dell'autore tende a dimostrare che l'economia non è tale ma predo-nomia, cioè l'arte e scienza del depredare l'uomo, nato animale, che ancora vive nell'adolescenza (antropozoismo) in attesa di passare nell'età adulta, quando alla concorrenza subentrerà la collaborazione. La predonomia attraverso la moneta e l'impossibilità di distribuire a tutti beni e servizi prodotti dal lavoro incentiva la criminalità legale, paralegale e internazionale. Per l'autore la salvezza potrebbe venire da uno Stato economico capace di organizzare il lavoro e di dare a tutti un sufficiente potere monetario, in alternativa alle privatizzazioni. Lo studio, che ospita interventi di Enrico Giardino, Natale Musarra e Mauro Ventura, contiene anche un atto d'accusa contro gli Usa e appelli al Presidente della Repubblica italiana e al ministo della Difesa.
L'
Open Directory Project ha già catalogato "Demodossalogia ed opinione pubblica", mentre
Yes Comment! ha inserito il link dei demodossaloghi nel suo sito.
Nel mese di dicembre www.opinionepubblica.com ha avuto 472 visite (con 789 pagine viste).
Documenti # I demodossaloghi e l'ambiente
Sintesi tratta dalle dispense di demodossalogia al capitolo territorio-popolazione-risorse:
Mentre i movimenti chimico-fisici degli atomi e della materia sono regolarmente costanti da poter essere definiti e inquadrati in leggi il comportamento umano è discontinuo e a balzi per cui è difficile prevedere il momento esatto dei cambiamenti. A ciò si aggiunge, nel mondo odierno, la rapidità e vastità delle comunicazioni che incidono sulla formazione delle opinioni pubbliche accelerando i processi culturali ed i mutamenti planetari.
Sinora i metodi statistici hanno risposto alla domanda di previsione con livelli di significatività accettabili però, ormai, è ora di fare un salto di qualità introducendo il fattore ambientale come parametro fondamentale del comportamento umano e dell'interazione di gruppo, anche a seguito delle riflessioni di John Dewey secondo il quale gli sbocchi degli avvenimenti rispondono a delle costanti ove l'uomo incide solo per la parte che lo riguarda ma non sui fatti collettivi, dati da situazioni createsi da effetti che sono anche cause "in quanto non accade nulla che non sia parte di una corrente continua di eventi" perchè la vita sociale, come sostenuto da Kurt Lewin, "è il risultato di forze all'interno di un più ampio contesto".
Già nel 1734 David Hume, filosofo, storico ed economista britannico nato nel 1711 e deceduto nel 1776, nel "A Treatise of Human Nature", chiarì il concetto di associazione abituale specificando che A è causa di B quando A e B si verificano congiuntamente: A deve verificarsi per primo e tra A e B deve esserci un legame costante.
Se applichiamo questo concetto al'ambiente, inteso come una visione d'insieme di un frattale (porzione) di territorio su cui vive una popolazione che sfrutta le risorse della natura (flora, fauna, sottosuolo, acqua, clima, ecc.) e dell'ingegno (realizzazioni umane del pensiero e delle opere), avremo sorprendenti risultati, già esposti il 19 febbraio 1995 al convegno di Nemi nel Lazio su "I sociologi e la nuova politica ambientale". A titolo di esempio indichiamo di seguito gli effetti rilevati mediante l'associazione abituale in frattali di territorio (connessi a popolazione e risorse).
La bonifica (A) della pianura Pontina, negli anni '30, ha influito sul clima metereologico innalzando la temperatura (B) e sulle risorse alimentari con l'aumento della fertilità del terreno (C) ma anche sull'economia locale con la richiesta di insediamenti agricoli e commerciali nella pianura bonificata (D) e nei rapporti sociali fra popolazioni provenienti da varie zone d'Italia.
Una grandinata (A) che distrugge un particolare raccolto di una zona farà rincarare il prodotto sul mercato (B) scontentando massaie e consumatori (C), spingendo i lavoratori verso la richiesta di aumenti salariali e i contadini a sovvenzioni governative (D) innescando tensioni sociali.
L'insediamento di una nuova fabbrica in un ambiente ad economia sviluppata (alti redditi e consumi) produrrà ricchezza (profitti all'azienda e salari ai dipendenti) incrementando i consumi che metteranno in moto altri insediamenti che, a loro volta, richiameranno manodopera da altre zone.
Invece in un ambiente scarsamente sviluppato l'insediamento di una fabbrica (svincolato da opere di infrastrutture e presenza dello Stato) farà aumentare gli iscritti al collocamento dando vita ad attese di impiego che contribuiranno a far emergere la presenza del lavoro nero e precario che sorregge l'economia della zona; inoltre farà aumentare l'illegalità in quanto l'azienda sarà vista come fonte da cui trarre benefici anche con mezzi non leciti (racket, rapine, ecc.).
L'ambiente va visto come una entità integrata socio-storica-geografica-culturale che incide in modo determinante sui comportamenti collettivi (in quanto il gruppo sovrasta sempre per capacità di decisione e coesione le singole volontà); in un frattale rappresentato da una chiesa o una scuola, da una caserma o un teatro, e così via, il comportamento sociale si uniformerà spontaneamente alle consuetudini o regole dell'ambiente e agli input trasmessi dagli strumenti di comunicazione.
Documenti # L'approccio demodossalogico
Il 14 giugno 2003 a Roccasecca dei Volsci (Latina) si è svolto, con il messaggio di saluto ed augurio di buon lavoro del capo dello stato Carlo Azeglio Ciampi, il IX Convegno nazionale di Demodossalogia. Di seguito riportiamo la sintesi di un intervento.
Di fronte ad un evento noi cerchiamo di ridurre i fatti all'essenziale: da una parte c'è uno o più convenuti, dall'altra il pubblico che si schiera contro o in favore dell'oggetto. Per esempio: in un determinato spazio e tempo un rapinatore viene ucciso da un tabaccaio; una preponderante parte di opinione pubblica si schiererà in difesa del tabaccaio mentre un'altra considererà l'omicidio un eccesso di difesa. Noi diciamo semplicemente che il soggetto A ha ucciso il soggetto B. Dopo qualche mese in quello stesso frattale una moglie gelosa evira il marito. Noi segneremo un puntino su un asse cartesiano ogni volta che un soggetto compirà atti di violenza nei confronti di un altro soggetto, se i puntini si addenseranno vorrà dire che la società di quel frattale sta andando verso la violenza e che la vita altrui non rappresenta più un valore. [siffatto monitoraggio avrebbe consentito al ministero degli Interni di accorgersi in tempo dell'evoluzione della camorra a Napoli ricorrendo a tempestive difese]
Nelle recenti elezioni politiche [2003] i vari commenti sono stati improntati dal pregiudizio derivante dall'aderenza del commentatore a questo o quello schieramento politico, perdendo di vista l'oggetto dell'evento. Nelle elezioni ci sono dei convenuti (partiti e candidati) che chiedono al pubblico (gli elettori) di decidere, il pubblico va sempre o in favore o contro qualcuno o qualcosa: voto B non perchè mi sia simpatico o perchè mi piace il suo programma ma perchè non voglio far vincere A oppure voto A perchè soddisfa i miei bisogni e valori. Ebbene nelle recenti elezioni c'è stato un dato importante che è stato trascurato: il forte calo dei votanti [ripetutosi nelle elezioni del 2004] che non deve imputarsi al caldo ma: 1) in trenta giorni in alcuni comuni si è votato tre volte e l'elettore ha manifestatamente dichiarato la sua insofferenza per tale sistema elettorale; 2) l'elettore non ha votato nè contro è a favore perchè scontento di entrambi gli schieramenti. Quindi una sostanziosa fetta elettorale, in grado di capovolgere le sorti di questo o quello schieramento, è in attesa di un nuovo personaggio o messaggio o sistema politico; "nuovo" non un politico riciclato o un'aggregazione occasionale.
I demodossaloghi monitorano un determinato spazio e tempo attraverso le effemeridi: le attestazioni d'attualità date dai mass media controllando, ad esempio, l'evoluzione dei bisogni e dei valori. Ove al mutare dei bisogni mutano i valori.
Se andiamo a guardare gli annunci economici del '50 vedremo una stragrande richiesta di "camere in affitto" da parte di giovani coppie, rara la ricerca di appartamenti in affitto e ancor più raro l'acquisto. Oggi solo gli studenti e gli extracomunitari cercano camere in affitto, la coppia tende alla proprietà della casa. Nella camera in affitto l'inquilino aveva delle parti in comune con il proprietario (cucina, ingresso, bagno) e, in ogni caso, si incontrava più volte al giorno con l'altra famiglia, quindi la socializzazione era forte ed i bisogni e valori (la cultura) evolvevano attraverso lo scambio di opinione. Oggi la coppia si rinchiude in casa e il contatto con il mondo esterno (non amicale o famigliare) è dato dalla tv che "mostra" ciò che avviene. Il possesso della casa è abbinato alla sicurezza economica, conferisce l'appartenenza ad un ceto sociale superiore che dispone di mezzi economici atti a seguire i capricci della moda: consente al soggetto di "apparire", di mostrarsi. Il "confronto" con la tv rafforza il bisogno del mettersi in mostra: dalla scollatura all'orologio o alla borsa firmata, all'imitare i vips o delirare per qualche star.
Essere alla moda ed apparire costa, pertanto il denaro diventa un valore preminente. Il denaro permette di avere subito e in abbondanza tutto ciò che si vuole. E, pur di averne a sufficienza, si è disposti ad essere tolleranti con noi stessi e gli altri; ecco allora l'abusivismo edilizio, l'evasione contributiva, l'emissione di assegni a vuoto, l'aumento della criminalità, l'annullamento della vita umana, ecc. e la richiesta di tolleranti aggiornamenti del codice: dai condoni alla derubricazione dell'onorabilità di assegni e cambiali, dalla tenuta dei bilanci aziendali alle bustarelle, sino a scarcerare pluriomicidi che hanno raccontato ad un giudice cose gradite o legiferare che per alcuni personaggi dello Stato vige l'immunità.
Di questo passo si statuirà che la figura del rapinatore professionista prevede il possesso di un'arma (altrimenti che rapinatore sarebbe) cosa che non spetta al tabaccaio in quanto vendere sigarette e francobolli non prevede l'uso ed il possesso di armi.