Documenti # Ambiente e comportamento
Il rapporto "noi/gli altri" e "uomo/ambiente" sono due capitoli cardine della demodossalogia e delle relative dispense universitarie, sin dagli anni '48-49.
A pag. 96 di "Demodossalogia ed opinione pubblica" (marzo 1998, edizioni Sidd) viene riportato un bando della marina reale del regno delle due Sicilie (anno 1841) che evidenzia come le disposizioni istituzionali, che disciplinano uno stato ed un popolo, ben si adattano all'animo e al modo di essere e di fare dei sudditi, ratificando una tradizione consolidata. Tradizione che, divenendo costume e quindi cultura, si perpetua nelle generazioni successive espandendosi anche in altri campi del vivere sociale. Di seguito riportiamo in lingua italiana il testo del citato bando per renderlo più comprensibile ai lettori:
Codesto regolamento marinaro ben rende l'immagine dello spirito napoletano; possiamo immaginare un tale regolamento delle autorità riferito, sia pure in casi diversi, alle popolazioni del Trentino-Alto Adige o delle Marche? Evidentemente no perchè sono diversi i comportamenti e le usanze. Che il modo di fare esplicitato nel bando non si riferisca solo ad un'epoca passata ma che è tuttora cultura del vivere quotidiano lo desumiamo dal seguente episodio al quale abbiamo assistito circa dieci anni orsono in una via centrale molto trafficata di Napoli:
Un vigile urbano al centro di un crocevia sbracciandosi, emettendo dei lunghi fischi e urlando "Cosa aggià fa (cosa devo fare)" non riesce a regolare il traffico che, incurante di segnali e semafori, passa in tutte le direzioni in modo incontrollato e caotico; il vigile urla e si dimena ma non mette mano al libretto delle multe. Ad un certo punto, dopo circa venti minuti, il vigile si accorge che su un marciapiede ci sono due forestieri, uno invalido in carrozzina e l'accompagnatore che stavano ad osservare la sceneggiata; emette un fischio secco e breve (diverso dai quelli lunghi precedenti) e immediatamente tutto il traffico si blocca: il vigile attraversa la strada prende la carrozzina con l'invalido e senza che i due forestieri abbiano il tempo di dire che non avevano alcuna intenzione di attraversare la strada si ritrovano dall'altra parte, dopo di che il vigile ritorna al suo posto e tutto procede come prima. Orbene anche questa non è una sceneggiata? Gli automobilisti hanno distinto subito un diverso comando dai toni del fischio, adeguandosi. Il vigile ha svolto il suo lavoro nella consapevolezza che il traffico non vada regolato ma sia lasciato all'iniziativa degli utenti.
A pag. 96 di "Demodossalogia ed opinione pubblica" (marzo 1998, edizioni Sidd) viene riportato un bando della marina reale del regno delle due Sicilie (anno 1841) che evidenzia come le disposizioni istituzionali, che disciplinano uno stato ed un popolo, ben si adattano all'animo e al modo di essere e di fare dei sudditi, ratificando una tradizione consolidata. Tradizione che, divenendo costume e quindi cultura, si perpetua nelle generazioni successive espandendosi anche in altri campi del vivere sociale. Di seguito riportiamo in lingua italiana il testo del citato bando per renderlo più comprensibile ai lettori:
Regno delle due Sicilie
Raccolta dei regolamenti della marina reale
n. 266 dell'anno 1841
Ordine da applicare a bordo dei legni e dei bastimenti della real marina
Napoli 20 settembre 1841
Capitolo XIX
Art. 27 - Facite Ammuina (fate una sceneggiata)
All'ordine "Facite ammuina" tutti coloro che sono a prora vadano a poppa e tutti coloro che sono a poppa vadano a prora; tutti coloro che stanno a dritta (destra) vadano a sinistra e quelli che sono a sinistra vadano a destra; tutti che sono in basso vadano sopra e quelli che sono sopra vadano in basso passando tutti per la stessa porta; chi non sta facendo nulla si arrangi a fare qualcosa.
Ordine: "Facite ammuina"
N.B.: da usare in occasione di visite a bordo delle Alte Autorità del Regno.
Codesto regolamento marinaro ben rende l'immagine dello spirito napoletano; possiamo immaginare un tale regolamento delle autorità riferito, sia pure in casi diversi, alle popolazioni del Trentino-Alto Adige o delle Marche? Evidentemente no perchè sono diversi i comportamenti e le usanze. Che il modo di fare esplicitato nel bando non si riferisca solo ad un'epoca passata ma che è tuttora cultura del vivere quotidiano lo desumiamo dal seguente episodio al quale abbiamo assistito circa dieci anni orsono in una via centrale molto trafficata di Napoli:
Un vigile urbano al centro di un crocevia sbracciandosi, emettendo dei lunghi fischi e urlando "Cosa aggià fa (cosa devo fare)" non riesce a regolare il traffico che, incurante di segnali e semafori, passa in tutte le direzioni in modo incontrollato e caotico; il vigile urla e si dimena ma non mette mano al libretto delle multe. Ad un certo punto, dopo circa venti minuti, il vigile si accorge che su un marciapiede ci sono due forestieri, uno invalido in carrozzina e l'accompagnatore che stavano ad osservare la sceneggiata; emette un fischio secco e breve (diverso dai quelli lunghi precedenti) e immediatamente tutto il traffico si blocca: il vigile attraversa la strada prende la carrozzina con l'invalido e senza che i due forestieri abbiano il tempo di dire che non avevano alcuna intenzione di attraversare la strada si ritrovano dall'altra parte, dopo di che il vigile ritorna al suo posto e tutto procede come prima. Orbene anche questa non è una sceneggiata? Gli automobilisti hanno distinto subito un diverso comando dai toni del fischio, adeguandosi. Il vigile ha svolto il suo lavoro nella consapevolezza che il traffico non vada regolato ma sia lasciato all'iniziativa degli utenti.