Al tempo degli antichi romani era comune parlare della "comunis opinio" e della "vox populi". L'opinione del popolo era tenuta in considerazione e veniva alimentata con gli "Acta Diurna", una specie di diario quotidiano che, a mezzo di corrieri, veniva inviato anche nelle provincie; era il giornale di allora, di proprietà di quel padrone assoluto che si chiamava imperatore. Lo scrivevano i "diurnarii" e conobbe la censura da parte di Augusto e di Tiberio. Vi erano poi i "precones illustri" usati per fare pubblicità all'imperatore, gli "adulatores", i "derisores" e persino i "parassites" (i giornalisti di allora che minacciavano la pubblicazione di notizie spiacevoli o riservate). Sotto le elezioni i candidati al Senato facevano numerose elargizioni per conquistarsi i favori del pubblico. Evidentemente fin da allora all'opinione pubblica veniva riconosciuto un suo peso. Seneca ricercò le cause della volgarità e della rudezza dell'"animus multitudinis".
Il primo grande movimento d'opinione pubblica della storia occidentale fu il Cristianesimo che si diffuse con le prediche, le lettere degli apostoli, le omelie dei vescovi e poi con la pubblicazione della Bibbia e del Vangelo. L'altro grande movimento fu la Rivoluzione francese, preparato dagli illuministi (Voltaire in testa) e da "l'ami du peuple", il giornale di Jean-Paul Marat.
L'affermazione cosciente di una comune opinione può farsi risalire al Medioevo con le sue corporazioni delle arti e dei mestieri (associazioni nate per tutelare i soci e tramandare i saperi) che travalicando i comuni maturarono "un fatto nuovo - come dice il De Sanctis - che quasi capovolge i termini della storia: al posto delle imprese compiute per volontà ed opera dei singoli, cominciano a nascere quelle collettive. E la storia diviene cronaca di popolo, l'attività politica non è più l'espressione di un volere individuale, i poeti stessi cantano il popolo più che l'eroe, il "demos" sorge a protagonista della storia".
Molti sono gli scrittori che hanno tratteggiato il comportamento del pubblico, a partire da Tito Livio e Cicerone (che in "De Officiis" e "De Oratore" comparò l'adattamento delle persone alle tradizioni e alla morale corrente) sino a Victor Hugo, Honoré de Balzac, Alessandro Manzoni, passando per Machiavelli e John Locke (che affermarono l'utilità di conoscere le opinioni altrui come di suscitarle) e tanti altri.
Ma lo studio dell'opinione pubblica è degli ultimi due secoli. Tra i primi si cita Charles Horton Cooley (1864-1929), docente all'University of Michigan, autore di "Human Nature and the Social Order" (1902) col suo approccio sociopsicologico nell'interazione tra le persone e "Social Organization" (1909). Cooley affermò che attraverso lo scambio dell'esperienze ed i rapporti di comunicazione "un gruppo costituisce il suo spirito, proprio come l'individuo costituisce il suo".
Per il magistrato francese Gabriel Tarde (1843-1904), poi docente di filosofia moderna al Collège de France, l'opinione è per il pubblico ciò che è l'anima per il corpo: un insieme di giudizi su problemi d'attualità, formatisi per fenomeni imitativi concomitanti atti a determinare un sentimento dominante e valevole entro un tempo e paese determinati. Sulle stesse posizioni è Gustave Le Bon (1842-1931) che si occupò di fisiologia, antropologia, sociologia e psicologia lasciandoci, tra le sue tante opere, lo studio sulla "Psicologia delle folle" (1895).
Ricordiamo anche gli italiani Wilfredo Pareto, nato a Parigi nel 1848 da padre esule mazziniano e deceduto nel 1923 (Trattati di sociologia) e Scipio Sighele, menzionato da P. Retwald (oltre che da Perini-Bembo) in "De l'ésprit des masses".
Tuttora nei dizionari alla voce opinione pubblica si dà la definizione che ne diede Walter Lippmann ("quella condivisa dalla maggioranza") nel suo "Public opinion". Per i demodossaloghi esistono moltissime opinioni che corrispondono ad altrettanti pubblici; opinioni di gruppo (pubbliche) in lotta tra loro, rafforzate da stimoli interni ed esterni al gruppo stesso, che captano e inglobano a se le opinioni deboli generando l'opinione pubblica di maggioranza.
I primi che iniziarono studi sistematici furono Paolo Orano e Federico Augusto Perini-Bembo. Orano, riferendosi alla Storia del giornalismo, sostenne che "il termine opinione pubblica ha un significato [...] etico-politico", pertanto lo studio dell'opinione pubblica "assurgeva a valore di scienza". Perini-Bembo in "Invito alla demodossalogia" (1951) scrisse che gli studi psicologici di Orano risalivano alla fine degli anni '20 del secolo scorso e buona parte furono raccolti dall'autore in un volume ("Verso una dottrina storica del giornalismo", 1930), mentre in "Giornalismo ed opinione pubblica" (1938), allineandosi agli studi di Orano, affermò che l'opinione pubblica costituisce "la forza del popolo. Questa può estrinsecarsi in consenso collaborativo od in corrosivo malcontento od in agitazione legale o violenta od in obbediente resistenza od in attivismo rivoluzionario: in ogni caso è forza, quindi valore, quindi soggetto di storia e materia d'indagine. L'opinione pubblica, fenomeno di psicologia collettiva, e meditativo e riflesso e dialettico insieme, costituisce pertanto obbietto di scienza etico-politica".
Sulla scorta dell'enunciazione della necessità di una scienza dell'opinione pubblica scaturì quella che successivamente fu chiamata Demodossalogia, imperniata nella ricerca:
- delle costanti che spingono le pluralità umane a fare o non fare, a coagularsi o sciogliersi, ad agire in modo identico e sotto quale sentimento o stimolo, e così via;
- del rapporto tra cinema, radio e giornali (gli strumenti di comunicazione sociale di allora) con i loro fruitori (i pubblici) ed i riflessi psicologici sulla formazione delle opinioni.
Nella prolusione al corso di Storia del giornalismo, presso la facoltà fascista di Scienze politiche della regia Università di Perugia, il 28 aprile 1928 Orano affermò: "Una dottrina storica del giornalismo implica una scienza dell'opinione pubblica, perchè il giornalismo che è attività politica essenzialmente, debbo dire, esclusivamente moderna, sviluppa il massimo della sua efficacia nei momenti nei quali l'opinione pubblica diventa una potenza con la quale il potere di governo, il regime politico, deve trattare e alla quale può anche soccombere".
Di lì a qualche anno Kurt Lewin, il padre della psicologia sociale, nato in Prussia nel 1890, emigrato in Usa nel 1933 e deceduto nel 1947, iniziò a pubblicare i suoi studi che tanto contribuirono, poi, allo sviluppo della demodossalogia, mentre qualche anno prima si era interessato di opinione pubblica E. S. Bogardus con "Measuring social distance" (1925). Le ricerche di Robert K. Merton (nato a Filadelfia nel 1910) e quelle di Paul Lazarsfeld e Harold Lasswell sull'analisi delle informazioni contenute (sviluppate nel corso della 2^ guerra mondiale) vennero qualche anno dopo.
Partendo "dalle esperienze scientifiche e didattiche dell'ateneo perugino" (la cattedra di ordinario di Storia del Giornalismo di P. Orano) - ha scritto Perini-Bembo in "Invito alla demodossalogia" (la dispensa universitaria edita nel '51 per l'università di Roma) - e dalle ricerche e sondaggi sull'opinione pubblica effettuati dal Centro di Demodossalogia, fondato nel 39 nell'università di Roma intorno alla libera docenza di Storia del Giornalismo affidata a Perini-Bembo nel 1938 (cofondatore e primo presidente Orano), la demodossalogia "fu la prima a concepire direttamente il giornalismo quale fenomeno psico-collettivo, cronicistico-informativo da un lato, propagandistico-formativo dall'altro".
Il 31 maggio 1950 in occasione della chiusura del corso di specializzazione in demodossalogia (svolto conforme il programma approvato dalla facoltà di Scienze politiche di Roma il 29 ottobre 1949) Perini-Bembo affermò che era suo "proposito mantenere vivo l'amore per gli studi inerenti la pubblica opinione: amore che si era acceso in Italia soltanto negli ultimi decenni e che, sciogliendo i voti formulati da varie menti elette nei primordi del sec. XX, aveva dato i primi frutti promettenti dopo il 1929". Ma gli eventi bellici prima e qualche perplessità e diffidenza nel dopoguerra, a causa del passato fascista dei fondatori e dei dirigenti del Centro di Demodossalogia, avevano ormai congelato le attività di ricerca sul campo e disciolto il gruppo degli studiosi che si erano formati intorno a Paolo Orano (1919-1945) che fu arrestato (quale ebreo schieratosi con il fascismo ed in favore della censura) ed internato nell'ex convento di Padula trasformato in luogo di concentramento mentre Perini-Bembo fu fatto prigioniero a Varese dai partigiani.
Esaurienti notizie su Orano possono attingersi consultando la
tesi di Cesare Maraglio, mentre per una storiografia e commenti sul metodo "inde" (indagine demodossalogica) si può leggere un
articolo di Bruno Zarzaca su "Pretesti".