dEMODOSSALOGIA E oPINIONE pUBBLICA

28 febbraio 2006

Effemeridi # La crisi dell'Islam

Gli assalti alle ambasciate, le uccisioni di cristiani ed occidentali, le guerre fratricide che stanno sconvolgendo una parte del mondo musulmano non sono altro che il sintomo di una crisi di quella grande area geopolitica, cementata da una religione con una chiara interferenza politica che sinora ha inspirato la condotta di tali popoli; così come era in una parte dell'Europa sino a tutto il '700.
Le vignette ed il caso Calderoli non sono che un pretesto per giustificare le manifestazioni di massa aizzate da questa o quella fazione. Una lotta di potere che si è accentuata con l'invasione angloamericana in Iraq e la guerra di liberazione dall'Occidente vaticinata dagli integralisti. Eventi che nascondono interessi economici (conquista di un mercato vastissimo da parte delle multinazionali occidentali) e mire sui maggiori giacimenti di petrolio del mondo. La lotta tra sciiti e sunniti non è che la punta dell'iceberg.
La civiltà musulmana è destinata ad essere inglobata nell'unica civiltà che si sta affermando sul resto del mondo, quella che ha già sottomesso le civiltà inca, azteca e russo-bizantina: l'occidentale. Nel 1500, infatti, le civiltà erano sette: oggi oltre all'occidentale esistono la cinese, l'indiana e la musulmana.
Ogni civiltà prima di essere inglobata da quella più forte ha sempre avuto sussulti e stragi. La tendenza verso la globalizzazione è un fenomeno storico che prescinde dalle limitate visioni dei politici e dei commentatori, spesso motivate da impostazioni basate su pregiudizi o interessi di parte.
Se invece esaminiamo il fenomeno dal punto di vista dei movimenti dell'opinione pubblica dobbiamo convenire che l'instabilità e la violenza sono la costante K che precede sempre le modifiche istituzionali e di civiltà, nel piccolo come nel grande evento.
In Italia il passaggio dalla monarchia alla repubblica è avvenuto dopo la guerra fratricida tra fascisti e partigiani; la scomparsa dei primi partiti che fecero la repubblica è seguita ai sussulti di mani pulite (supremazia della magistratura sul governo ed il parlamento). Ora la legislatura si è chiusa con la vittoria del governo su parlamento e magistratura, ed anche questo è un segno di instabilità destinato a portare a delle svolte.

26 febbraio 2006

Effemeridi # Quale democrazia?

Nelle comparsate che stiamo assistendo alla tv vediamo i politici accusarsi reciprocamente di non essere all'altezza del mandato e di non meritare il voto degli elettori (cosa effettivamente vera) ma nessuno dei due schieramenti, con perfetto spirito bipartisan, si è azzardato a spiegare la nuova legge elettorale.
La nuova legge è stata concepita per far spartire il bottino solo ai due contendenti di destra e di sinistra: al vincitore un poco di più e al perdente un poco di meno. Infatti la formazione politica che si apparenterà con uno qualsiasi dei due schieramenti potrà godere della soglia del 2%, cioè se avrà ottenuto un voto in più del 2% del totale dei voti concorrerà all'assegnazione dei seggi.
Una terza forza che si ponesse come alternativa sia a Prodi che a Berlusconi dovrebbe invece raggiungere il quorum del 4/8% per partecipare alla ripartizione dei seggi.
Inoltre i parlamentari da eleggere saranno scelti dagli esecutivi dei partiti secondo un ordine di preferenza da loro imposto. Cosa contraria allo spirito delle primarie e al rapporto fiduciario tra eletto e elettore.
Possono ancora avere la faccia tosta di chiamare il nostro Paese democratico?

23 febbraio 2006

Effemeridi # La mafia non esiste

La mafia non esiste! Se una tale organizzazione esistesse i suoi appartenenti non vivrebbero come miserabili in tuguri murati, fuggendo da un nascondiglio ad un altro e vivendo ai margini della società, quasi come appestati.
Sarebbero questi gli uomini a capo di una potentissima organizzazione? Costoro sono dei comuni malviventi che, per campare, si adattano a quello che il mercato offre.
I cosiddetti "picciotti" (i malviventi apprendisti) si arruolano per qualche soldo al servizio di un boss che, a sua volta, si mette a disposizione di un "mammasantissima". Sarebbe questa l'organizzazione mafiosa?
I vertici comandano sui sottoposti, come al tempo del Medioevo ove il principe si imponeva sui vassalli e costoro sui valvassori che avevano per sottoposti i valvassini; ma il principe si inchinava davanti al re.
Orbene i cosiddetti capi mafiosi, come Totò Riina o Bernardo Provenzano, hanno contatti per chiedere consigli e suggerimenti con l'onorevole "x" o il sottosegretario "y" che, a loro volta, ipotizzano concettualmente le linee d'azione col presidente della banca "z" o dell'industria farmaceutica "a".
In tutto questo giro sono coinvolti illustri architetti, appaltatori, commercialisti, "servitori dello stato", e così via. Tutti appartenenti ad una organizzazione che si chiama Mafia? Se fosse così, la mafia avrebbe al suo seguito centinaia di migliaia di soci, ai vari livelli e nei posti chiave pubblici e privati della società.
Non avrebbe quindi bisogno di alleanze, di volta in volta, tanto per fare un ipotetico esempio, con la Massoneria, il partito al governo o quello all'opposizione, la Questura e la Corte d'Appello.
Un'organizzazione potente come la Mafia, se esistesse, darebbe lustro e prestigio ai suoi affiliati, così come avviene negli Usa e non getterebbe nel discredito e disprezzo quattro capi accattoni e solo su loro. Quindi tutti gli altri soci sopra ipotizzati (dal deputato al banchiere) non esistono e, se non esistono (poichè non sono mai venuti fuori nomi che hanno subito processi e condanne), non esiste l'organizzazione.
Se esistesse tale struttura essa avrebbe la dimensione di un partito, forse addirittura di maggioranza!

Aggiornamento: A proposito di mafia (15 marzo 2006)

Effemeridi # Paragoni inesatti

In questi giorni molti politici e commentatori, per avvalorare le loro argomentazioni, hanno in varie occasioni citato gli Usa per dimostrare la superiorità statunitense di certe teorie economiche o politiche o campagne elettorali, rispetto ad analoghe situazioni italiane. Persino nei sondaggi, ormai da decenni, si indica il modello d'oltreoceano.
Codesti signori hanno mai studiato la geografia e la storia?
L'Italia (kmq 301.302, pop. 60 milioni) è rispetto agli Usa (kmq 9.372.614, pop. 248.710.000) quasi un trentacinquesimo, con un rapporto di densità di popolazione per kmq di 187 per l'Italia e 26 per gli Usa.
Gli Usa, da quando sono sorti, hanno posto la libertà e la superiorità a caposaldo della nazione, giustificando l'assoluto potere personale nello sviluppo di iniziative economiche e nella loro tutela (il Far West), sino ad imporre al resto del mondo la visione del concetto di democrazia, attraverso occupazioni e rovesciamenti militari in Sudamerica e, successivamente, guerre dal Vietnam all'Indocina, sino ai giorni nostri.
In Europa abbiamo avuto il Medioevo e le radici cristiane che, nel bene come nel male, ci hanno formato nell'ubbidienza ai poteri (della Chiesa e delle signorie), alla fratellanza e contemporaneamente alla contrapposizione dialettica e politica (le lotte tra signorie, nazioni, corporazioni e partiti).
Il retaggio culturale si riversa sempre sulle generazioni successive, i comportamenti e le istituzioni. La globalizzazione sta unificando i modelli ma l'estensione geografica ha ancora il suo peso e, ancora di più, il rapporto popolazione/kmq.

21 febbraio 2006

Effemeridi # Politici in Tv

In campagna elettorale c'è l'affanno di tutti i politici di "apparire" in tv, nell'illusione che sia sufficiente il numero (più alto possibile) di sceneggiate televisive per conquistare voti. Una convinzione rafforzata dalle emittenti e dai giornalisti che fanno a gara nel moltiplicare dibattiti ed interviste.
Chi ha studiato la demodossalogia sa che non è così o, perlomeno, non è sufficiente apparire sul piccolo schermo. Anzitutto tra la pubblicità commerciale (che stimola bisogni) e la propaganda politica (che oltre ai bisogni indica valori) c'è una notevole differenza, anche se le tecniche sono uguali. In secondo luogo basta aprire un buon dizionario per rendersi conto che la demodossalogia (studio dell'opinione pubblica) tiene conto della "combinazione" più conveniente tra il messaggio, il pubblico e lo strumento di diffusione. Cioè il messaggio da veicolare deve adattarsi allo strumento di diffusione (tv, giornali, comizi, ecc.) e al particolare tipo di pubblico (oggettivo, soggettivo, complesso) cui si vuole far arrivare il messaggio.
E' dimostrato che l'eccessivo numero di apparizioni politiche in tv stanca l'utente che, alla fine, ricorderà confusamente gli argomenti trattati, se non saranno stati accompagnati da "trovate" spettacolari.
Per questo in tv vincono coloro che hanno grinta e voce autorevole (Berlusconi, Bertinotti, Fini, La Russa, Sgarbi) e non le voci sommesse o indecise (Buttiglione, Casini, Fassino, Prodi).
Essendo le votazioni del 9 aprile le prime senza voto di preferenza (come è sempre stato per la Camera dei Deputati) verrà meno l'importanza dei candidati. Nel seggio elettorale l'elettore giudicherà e si concentrerà solo sul ricordo degli show dei capolista. Tutti gli altri (a meno che non concorrano per il Senato) saranno comparse senza alcuna importanza.

20 febbraio 2006

Corso # 3 # Félix A. Morlion o. p.

Nel panorama degli studiosi dell'opinione pubblica il sacerdote belga, appartenente ai domenicani, Félix A. Morlion o. p. (cioè dell'Ordine dei Predicatori) merita un capitolo a parte. Nel 1930 creò in Belgio il movimento "Offensive for God" che si schierò contro il comunismo ed il nazismo, nel '31 fondò il Docip (Documentation Cinématographique de la Presse) e nel '33 a Bruxelles l'Office Catholique International du Cinéma. Dopo l'invasione tedesca del Belgio e dell'Olanda si trasferì in Francia, quindi a Lisbona per giungere, nel giugno del 1941, negli Stati Uniti d'America. Sostò nell'America centromeridionale potenziando il primitivo movimento che, nel luglio del 1940, si era tramutato in Center of information Pro Deo (Cip). Nella sua lunga ed instancabile attività costruì buoni rapporti con numerosi giornalisti, sociologi del calibro di Walter Lippmann, Wilfred Parson, George Field e Jacques Maritain (per citare i più noti), e politici come il conte Sforza, don Luigi Sturzo, Guido Gonnella, ed altri tra gli italiani. Nel febbraio del 1942 il suo più stretto collaboratore Hein Hoeben mori in prigione a Berlino dopo esser stato torturato dalle famigerate S.S.
Nel dopoguerra si stabilì a Roma ove, nel 1944 fondò l'università Pro Deo e nel 1948 presso l'Ateneo Lateranense, la Facoltà di Giornalismo poi mutata in Istituto di giornalismo e scienze dell'opinione pubblica (preside Carlo Barbieri) con sede in via Castelfidardo. Successivamente spostò dal Pontificio Ateneo Angelicum al nuovo complesso di via Pola l'Università internazionale per gli studi sociali Pro Deo, mantenendo la carica di rettore. In seguito l'università venne ceduta ad un gruppo industriale che ne fece sede, tuttora attuale, di preparazione per le classi dirigenti.
Padre Morlion, ispirandosi al pensiero cristiano si preoccupò - sottolineò Perini-Bembo - di "indirizzare l'opinione pubblica verso una maturità democratica, tendendo a far si che gli studenti abbiano a vedere nel giornalismo non tanto una professione, quanto una forma di apostolato per la pubblica opinione, secondo i principi cattolici". L'aspetto dottrinale può riassumersi nella seguente frase tratta dal libro di Morlion, edito nell'aprile del 1944 a Montreal in Canada, "The Apostolate of Public Opinion":
The fact: modern man wants news, not ideas. The conclusion: we must give him news and can clarify for him the ideas carried by the news.

In linea con il suo pensiero Morlion si riservò la cattedra di "Filosofia dell'opinione pubblica" da dove impartì principi e tecniche. Dalla dispensa universitaria per l'anno accademico 1948-49 riassumiamo le parti più salienti del pensiero di codesto sacerdote dell'ordine dei domenicani che fu accusato, da campagne di stampa del Partito Comunista, di essere al servizio della Cia poichè aveva dato vita ad una agenzia giornalistica quotidiana con lo scopo "non solamente informare trasmettendo anodinamente la notizia, ma anche formare interpretando" poichè non sembrava "sufficiente porsi semplicemente al margine delle vicende per osservare e raccontare, ma intervenire chiarendo". Oltre all'agenzia giornalistica, che partiva dal presupposto che "ogni avvenimento contiene non solo le linee da descrivere ma anche un elemento etico da mettere in evidenza", contribuì all'uscita di varie pubblicazioni, generando giornalisti ed oratori (perlopiù politici in appoggio alla Democrazia Cristiana).
Secondo la filosofia di Morlion l'opinione pubblica doveva formare oggetto di una disciplina unitaria che non si accontentasse di fotografare lo stato dell'opinione pubblica in un determinato tempo e luogo e neppure di sviluppare metodi atti ad intervenire sull'opinione pubblica. Pertanto la disciplina doveva articolarsi (per essere unitaria e scientifica) su:
  • una teoria generale dell'opinione pubblica,
  • una psicologia dell'opinione pubblica,
  • una sociologia dell'opinione pubblica,
  • una metodologia dell'opinione pubblica,
  • una misurazione dell'opinione pubblica (doxometria).
Alla teoria generale era riservato il compito di indagare sulla natura dell'opinone pubblica, sulle cause, i processi di formazione, i rapporti con le altre discipline.
Valendosi dei risultati raggiunti dalla psicologia, la psicologia dell'opinione pubblica assumeva compiti specifici nelle indagini.
Lo studio sotto il profilo sociologico investigava sugli effetti prodotti nella società dalla notizia o dai metodi usati per diffonderla.
Con la metodologia si ricavavano i principi generali d'intervento ricavati dalla psicologia e dalla sociologia dell'opinione pubblica.
Infine la doxometria sviluppava un suo metodo di campionamento e rilevazione.
Le lezioni erano accompagnate da esercitazioni su "la dialettica del tema popolare e del racconto" e "la dialettica dell'informazione".
La prima applicazione del ragionamento filosofico di Morlion (analogamente a quello di Paolo Orano) era che i media "creano le correnti di opinione pubblica". Che l'opinione pubblica non circola nello spazio ma è nell'uomo in quanto le idee sono universali perchè inerenti problemi concreti della società (un tema che sarà ripreso ed adattato dalla Sidd). Quindi l'opinione pubblica "è il complesso delle idee, dei sentimenti, delle tendenze, che secondo determinazioni speciali delle facoltà superiori, spinge un considerevole numero di uomini a reagire ed agire identicamente di fronte a certi fatti d'attualità, connessi ai problemi della vita sociale".
Con la psicologia si studiava la funzione della natura degli habitus creati nelle facoltà umane dall'azione dei mass media; con la sociologia le trasformazioni apportate alla società dalle azioni esterne, considerate effetti dell'opinione pubblica.
L'opinione pubblica era regolata, psicologicamente, dalle seguenti quattro leggi:
  • la veloce successione di semplici notizie di attualità, tende a creare indifferenza e persino avversione per il normale lavoro dello spirito, che consiste nel passare, mediante l'astrazione ed il ragionamento, dal particolare e dall'effimero all'universale e all'eterno;
  • la continua ripetizione, senza argomentazioni, limita la libertà della volontà poichè anchilosa le facoltà di analisi e di giudizio personale;
  • il predominio dell'elemento uditivo e visivo tende ad ipertrofizzare l'immaginazione a detrimento delle facoltà spirituali;
  • il costante richiamo alle passioni istintive, tramite il sentimentalismo e sensazionalismo dei racconti popolari, tende a falsificare e brutalizzare i sentimenti profondi e spirituali.
Ovviamente la filosofia di Morlion era una interpretazione religiosa dell'opinione pubblica di popoli culturalmente arretrati o ancora lontani da una società industriale matura. Comunque ci ha lasciato alcune regolette tuttora parzialmente valide, quali:
  • l'indifferenza e l'avversione per i ragionamenti astratti conducono ad una parzialità esacerbata nelle discussioni, in special modo politiche, sopravanzando persino gli scopi ed i mezzi che dovrebbero essere alla base di un ragionamento concreto;
  • nella massa si crea una esagerata ed incosciente docilità capace di sfociare in gravi atti collettivi che normalmente ogni uomo condannerebbe;
  • l'ipertrofia dell'immaginazione, causata dai mass media, supera, come influenza, quella del legislatore, dell'insegnante, del predicatore, e così via;
  • la falsificazione brutale della propaganda ha creato potenti miti tra le forze sociali, di cui bisogna tenerne conto;
  • metodologicamente l'identificazione con le idee della massa deve predominare sui suoi interessi reali;
  • in ogni caso il popolo ha più buon senso e buona volontà di quanto si crede ed è capace di dominare le sue emozioni, se si sanno impostare corretti rapporti.


19 febbraio 2006

Risposte # Pil contro pil

Ha scritto Danilo D'Antonio:
La crescita del pil è oggi l'unico modo concesso ufficialmente ad uno stato per mantenersi entro livelli equilibrati atti a soddisfare le reali esigenze economiche interne quanto a scongiurare il pericolo di una invasione commerciale, e di una successiva sopraffazione totale da parte di un qualsiasi altro paese che fosse riuscito a crescere maggiormente. Il miglior modo per mettere fine ad un tale conflitto consiste nel concludere validi accordi di pace basati sui diritti umani, la tutela dell'ambiente, ecc. ecc. Nessuna altra attività potrà essere salvifica fintantochè questo obiettivo non sarà stato stabilmente raggiunto.

Risposta - Pienamente d'accordo, ma la storia insegna che basta un capo di stato esaltato per scatenare conflitti e distruzioni. L'opinione pubblica (pensante) riguarda i pubblici e non la "folla" le cui opinioni (non pensate) scaturiscono da emozioni, istinti, spinte psicologiche a volte create artificiosamente da individui il cui scopo precipuo è il potere, politico e/o economico.

Risposte # Chi giudica?

Ci ha scritto Marina Salvadore:
A proposito di una meretrice che ha vinto una vertenza contro il fisco poichè l'evasa tassazione sul reddito è da ritenersi come risarcimento alla sua dignità offesa, ed a proposito della sentenza della Cassazione in fatto di stupro quando si accerti che la minorenne abbia già avuto una qualche iniziazione, si chiede chi giudica i giudici? Perchè non approvare una giuria popolare fatta da gente normale che si esprima sulla vera moralità fornita dal buonsenso e dalla conoscenza diretta della vita quotidiana, spesso vittima di usurpatori, disonesti e delinquenti che il sistema finisce col proteggere?

Risposta - Così come non affideremo i calcoli per la costruzione di un edificio ad un onesto e bravissimo idraulico, al posto dell'ingegnere, altrettanto non possiamo dare la Giustizia in mano a dei normali e degnissimi cittadini. Già sono nelle giurie popolari ma la conoscenza delle disposizioni di legge e della loro applicazione è basilare per poter giudicare; non basta il buon senso ed il cuore. Compito del giudice è di inquadrare il reato nelle norme previste dalla legge. Se poi la sentenza, secondo l'opinione pubblica, è sbagliata o si modificano le leggi oppure, se c'è malafede del giudice, lo si punisce.

Bacheca # Il corso online

Domani 20 febbraio uscirà la terza puntata del corso online di "Introduzione alla Demodossalogia" dedicata al religioso domenicano Felix Morlion o.p., fondatore dell'università internazionale per gli studi sociali Pro Deo (ora Luiss).
La quarta puntata, su Kurt Lewin, apparirà il 1° marzo.
Esaurita la parte storica il corso affronterà i concetti e la metodologia della Demodossalogia.
Nell'ultima parte, dopo l'indagine demodossalogica, affronteremo la visione filosofica. Sin d'ora, però, vi sottoponiamo un quesito: le idee sono dentro o fuori di noi?
Cioè, gli scienziati, gli scrittori, ecc. sono autonomi ideatori o semplici elaboratori in un mondo iperfisico, parzialmente visibile ed accertabile, basato su "x" che, similmente ai computers, viaggiano con moto perenne ed ondulatorio sino a quando non vengono captati dai neuroni di alcuni umani più dotati di altri?

18 febbraio 2006

Effemeridi # Scienza della comunicazione

Molto pomposamente, da qualche anno, si stanno sfornando le lauree in Scienza della comunicazione, ed aumentano i cosiddetti comunicatori.
Ma nei curricula di tali personaggi manca un esame fondamentale, non previsto nei programmi ministeriali e nel piano di studi; e se ne vedono gli effetti.
Una materia che dovrebbe essere obbligatoria anche per gli esami per accedere all'insegnamento di ogni ordine e grado, dall'università alle elementari: la dizione!

Confronti # Teatro e Tv

Ha ragione Giorgio Albertazzi: la tv ha ucciso l'attore. Infatti la tv, oggi, è un prodotto di massa per la massa; nel senso che chiunque può calcare il piccolo schermo a partire dai reality show, sentendosi attore (poichè si mostra ed è veduto). Ed essendo attore televisivo può recitare anche in teatro memorizzando quattro battute. Ma l'attore, quello vero, di teatro, non recita solo un copione: lo adatta alla sua personalità. Il teatro è cultura, idee e rappresentazione dell'essere, non dell'apparire.

Effemeridi # Legittima difesa

Sotto la spinta di una parte dell'opinione pubblica il Parlamento ha deliberato la "legittima difesa". Ogni giorno erano sempre più i casi di tabaccai, orefici e cittadini che per difendersi da rapine, aggressioni e furti venivano denunciati o condannati per omicidio. Ora anche in Italia abbiamo la non punibilità per legittima difesa della vita e dei beni da minacce di malintenzionati o presunti pericoli di danno. Finalmente i cittadini onesti si sentiranno sicuri di svolgere un'attività commerciale o di poter liberamente passeggiare fuori di casa.
La vita è sacra e la proprietà dei beni sono un diritto inalienabile, nemmeno sotto minaccia. Inoltre ci è stato detto che siamo un Paese democratico e garantista e che la legge non è stata fatta contro gli immigrati ma a difesa proprio della vita e dei beni di tutti. Ma, essendo un Paese democratico se è garantito il cittadino che intende salvare i suoi beni sparando sull'aggressore dovrebbe, di converso, essere garantita all'aggressore la legittima difesa per salvare la propria vita (molto più importante del patrimonio) da un eventuale colpo di pistola sparato dal derubato. Il risultato è che siamo entrati nel Far West, è questo quello che i parlamentari volevano?

17 febbraio 2006

Effemeridi # Programmi elettorali

Silvio Berlusconi ha annunciato che il suo programma elettorale sarà di dieci punti. Romano Prodi ha già presentato un mattone di programma di quasi 300 pagine. Due strade diverse per illustrare agli elettori le intenzioni di governo per la prossima legislatura, ambedue sbagliate.
Gli elettori non vogliono programmi, vogliono poche idee ma chiare, ancorate a valori e stimolate da bisogni.
I programmi sono il passatempo parolaio per giornalisti, cattedratici di chiara fama e politicanti in cerca di notorietà. Il popolo è tutta un'altra cosa, padre Felix Morlion diceva che è più intelligente di quanto generalmente si creda.
Non ha fiducia nei programmi quinquennali di governo sbandierati sotto le elezioni sia perchè li considera mera propaganda elettorale e sia perchè i programmi sono soggetti ad annuali aggiustamenti causati da imprevisti eventi nazionali ed internazionali. Rende di più indicare sintetiche scelte di campo, percorsi e risorse.
In sostanza meno chiacchiere e qualche idea concreta, se si vogliono conquistare voti!

13 febbraio 2006

Pubblicazioni # Orizzonti mondiali

  • Sul numero di febbraio di Scripta manent, diretta da Fulvio Mazza (Rubbettino editore) segnaliamo: "Un'analisi rigorosa dell'impero statunitense", di Mirko Altimari; "Al di là della globalizzazione può esistere un mondo migliore?", di Gian Franco Farina; Un commento di Luca Bussotto alla "Economia italiana negli ultimi trenta anni analizzata da Luciano Gallino".
  • Sul n. 15-31 gennaio di Indipendenza ci si chiede, in base all'analisi delle informazioni contenute, se stiamo andando "Verso una ennesima guerra d'aggressione Usa, stavolta verso l'Iran?".
  • Partendo dal presupposto che la sociologia è una rete di conoscenze, un ponte fra saperi, Alfredo Milanaccio e Fiorenza Gamba hanno indagato, nel volume didattico "Sociologia. Cinque nodi, una rete" (editore Celid, 2005) su ottanta concetti sociologici.


12 febbraio 2006

Effemeridi # Previsioni elettorali

I risultati della competizione elettorale del 9 aprile potrebbero dare delle sorprese, non eclatanti o vistose ma segnali di spinte verso il mutamento del comportamento elettorale italiano. Una novità che nasce da varie spinte concomitanti che sono venute ad incrociarsi, casualmente, provenendo da più parti.
La modifica del sistema elettorale spingerà migliaia di votanti, abituati a scegliere il candidato alla Camera dei Deputati tramite il segno di preferenza (molte volte in contrasto con il voto sul simbolo del partito), a disertare le urne o annullare la scheda; di conseguenza si avranno più voti validi per il Senato che per la Camera.
Un altro segnale è quello pervenuto dalle code alle primarie per scegliere i candidati de L'Unione: il popolo vuole scegliere e partecipare, quindi discutere. Il blocco dei candidati sicuri di essere eletti alla Camera, imposti dalle oligarchie dei partiti, è in contrasto con le aspettative dell'elettore, cioè con la volontà di scelta.
La disaffezione verso la politica e il voto, così come attualmente congegnato, è rafforzata dalle recenti vicende bancarie e da una vivace campagna elettorale iniziata troppo presto. A fine marzo, se i partiti non sapranno cambiare improvvisamente la "comunicazione politica", una consistente fetta di elettori sarà stanca ed indispettita dalle "chiacchere" e dai "gossip".
Mezzo milione in più di astenuti o voti nulli, rispetto alla precedente tornata politica, non cambieranno il risultato perchè spalmati su tutti gli schieramenti, in misura minore sui partititi, ma rappresenteranno un indicatore di tendenza (trend).

10 febbraio 2006

Corso # 2 # L'opinione pubblica

Al tempo degli antichi romani era comune parlare della "comunis opinio" e della "vox populi". L'opinione del popolo era tenuta in considerazione e veniva alimentata con gli "Acta Diurna", una specie di diario quotidiano che, a mezzo di corrieri, veniva inviato anche nelle provincie; era il giornale di allora, di proprietà di quel padrone assoluto che si chiamava imperatore. Lo scrivevano i "diurnarii" e conobbe la censura da parte di Augusto e di Tiberio. Vi erano poi i "precones illustri" usati per fare pubblicità all'imperatore, gli "adulatores", i "derisores" e persino i "parassites" (i giornalisti di allora che minacciavano la pubblicazione di notizie spiacevoli o riservate). Sotto le elezioni i candidati al Senato facevano numerose elargizioni per conquistarsi i favori del pubblico. Evidentemente fin da allora all'opinione pubblica veniva riconosciuto un suo peso. Seneca ricercò le cause della volgarità e della rudezza dell'"animus multitudinis".
Il primo grande movimento d'opinione pubblica della storia occidentale fu il Cristianesimo che si diffuse con le prediche, le lettere degli apostoli, le omelie dei vescovi e poi con la pubblicazione della Bibbia e del Vangelo. L'altro grande movimento fu la Rivoluzione francese, preparato dagli illuministi (Voltaire in testa) e da "l'ami du peuple", il giornale di Jean-Paul Marat.
L'affermazione cosciente di una comune opinione può farsi risalire al Medioevo con le sue corporazioni delle arti e dei mestieri (associazioni nate per tutelare i soci e tramandare i saperi) che travalicando i comuni maturarono "un fatto nuovo - come dice il De Sanctis - che quasi capovolge i termini della storia: al posto delle imprese compiute per volontà ed opera dei singoli, cominciano a nascere quelle collettive. E la storia diviene cronaca di popolo, l'attività politica non è più l'espressione di un volere individuale, i poeti stessi cantano il popolo più che l'eroe, il "demos" sorge a protagonista della storia".
Molti sono gli scrittori che hanno tratteggiato il comportamento del pubblico, a partire da Tito Livio e Cicerone (che in "De Officiis" e "De Oratore" comparò l'adattamento delle persone alle tradizioni e alla morale corrente) sino a Victor Hugo, Honoré de Balzac, Alessandro Manzoni, passando per Machiavelli e John Locke (che affermarono l'utilità di conoscere le opinioni altrui come di suscitarle) e tanti altri.
Ma lo studio dell'opinione pubblica è degli ultimi due secoli. Tra i primi si cita Charles Horton Cooley (1864-1929), docente all'University of Michigan, autore di "Human Nature and the Social Order" (1902) col suo approccio sociopsicologico nell'interazione tra le persone e "Social Organization" (1909). Cooley affermò che attraverso lo scambio dell'esperienze ed i rapporti di comunicazione "un gruppo costituisce il suo spirito, proprio come l'individuo costituisce il suo".
Per il magistrato francese Gabriel Tarde (1843-1904), poi docente di filosofia moderna al Collège de France, l'opinione è per il pubblico ciò che è l'anima per il corpo: un insieme di giudizi su problemi d'attualità, formatisi per fenomeni imitativi concomitanti atti a determinare un sentimento dominante e valevole entro un tempo e paese determinati. Sulle stesse posizioni è Gustave Le Bon (1842-1931) che si occupò di fisiologia, antropologia, sociologia e psicologia lasciandoci, tra le sue tante opere, lo studio sulla "Psicologia delle folle" (1895).
Ricordiamo anche gli italiani Wilfredo Pareto, nato a Parigi nel 1848 da padre esule mazziniano e deceduto nel 1923 (Trattati di sociologia) e Scipio Sighele, menzionato da P. Retwald (oltre che da Perini-Bembo) in "De l'ésprit des masses".
Tuttora nei dizionari alla voce opinione pubblica si dà la definizione che ne diede Walter Lippmann ("quella condivisa dalla maggioranza") nel suo "Public opinion". Per i demodossaloghi esistono moltissime opinioni che corrispondono ad altrettanti pubblici; opinioni di gruppo (pubbliche) in lotta tra loro, rafforzate da stimoli interni ed esterni al gruppo stesso, che captano e inglobano a se le opinioni deboli generando l'opinione pubblica di maggioranza.
I primi che iniziarono studi sistematici furono Paolo Orano e Federico Augusto Perini-Bembo. Orano, riferendosi alla Storia del giornalismo, sostenne che "il termine opinione pubblica ha un significato [...] etico-politico", pertanto lo studio dell'opinione pubblica "assurgeva a valore di scienza". Perini-Bembo in "Invito alla demodossalogia" (1951) scrisse che gli studi psicologici di Orano risalivano alla fine degli anni '20 del secolo scorso e buona parte furono raccolti dall'autore in un volume ("Verso una dottrina storica del giornalismo", 1930), mentre in "Giornalismo ed opinione pubblica" (1938), allineandosi agli studi di Orano, affermò che l'opinione pubblica costituisce "la forza del popolo. Questa può estrinsecarsi in consenso collaborativo od in corrosivo malcontento od in agitazione legale o violenta od in obbediente resistenza od in attivismo rivoluzionario: in ogni caso è forza, quindi valore, quindi soggetto di storia e materia d'indagine. L'opinione pubblica, fenomeno di psicologia collettiva, e meditativo e riflesso e dialettico insieme, costituisce pertanto obbietto di scienza etico-politica".
Sulla scorta dell'enunciazione della necessità di una scienza dell'opinione pubblica scaturì quella che successivamente fu chiamata Demodossalogia, imperniata nella ricerca:
- delle costanti che spingono le pluralità umane a fare o non fare, a coagularsi o sciogliersi, ad agire in modo identico e sotto quale sentimento o stimolo, e così via;
- del rapporto tra cinema, radio e giornali (gli strumenti di comunicazione sociale di allora) con i loro fruitori (i pubblici) ed i riflessi psicologici sulla formazione delle opinioni.
Nella prolusione al corso di Storia del giornalismo, presso la facoltà fascista di Scienze politiche della regia Università di Perugia, il 28 aprile 1928 Orano affermò: "Una dottrina storica del giornalismo implica una scienza dell'opinione pubblica, perchè il giornalismo che è attività politica essenzialmente, debbo dire, esclusivamente moderna, sviluppa il massimo della sua efficacia nei momenti nei quali l'opinione pubblica diventa una potenza con la quale il potere di governo, il regime politico, deve trattare e alla quale può anche soccombere".
Di lì a qualche anno Kurt Lewin, il padre della psicologia sociale, nato in Prussia nel 1890, emigrato in Usa nel 1933 e deceduto nel 1947, iniziò a pubblicare i suoi studi che tanto contribuirono, poi, allo sviluppo della demodossalogia, mentre qualche anno prima si era interessato di opinione pubblica E. S. Bogardus con "Measuring social distance" (1925). Le ricerche di Robert K. Merton (nato a Filadelfia nel 1910) e quelle di Paul Lazarsfeld e Harold Lasswell sull'analisi delle informazioni contenute (sviluppate nel corso della 2^ guerra mondiale) vennero qualche anno dopo.
Partendo "dalle esperienze scientifiche e didattiche dell'ateneo perugino" (la cattedra di ordinario di Storia del Giornalismo di P. Orano) - ha scritto Perini-Bembo in "Invito alla demodossalogia" (la dispensa universitaria edita nel '51 per l'università di Roma) - e dalle ricerche e sondaggi sull'opinione pubblica effettuati dal Centro di Demodossalogia, fondato nel 39 nell'università di Roma intorno alla libera docenza di Storia del Giornalismo affidata a Perini-Bembo nel 1938 (cofondatore e primo presidente Orano), la demodossalogia "fu la prima a concepire direttamente il giornalismo quale fenomeno psico-collettivo, cronicistico-informativo da un lato, propagandistico-formativo dall'altro".
Il 31 maggio 1950 in occasione della chiusura del corso di specializzazione in demodossalogia (svolto conforme il programma approvato dalla facoltà di Scienze politiche di Roma il 29 ottobre 1949) Perini-Bembo affermò che era suo "proposito mantenere vivo l'amore per gli studi inerenti la pubblica opinione: amore che si era acceso in Italia soltanto negli ultimi decenni e che, sciogliendo i voti formulati da varie menti elette nei primordi del sec. XX, aveva dato i primi frutti promettenti dopo il 1929". Ma gli eventi bellici prima e qualche perplessità e diffidenza nel dopoguerra, a causa del passato fascista dei fondatori e dei dirigenti del Centro di Demodossalogia, avevano ormai congelato le attività di ricerca sul campo e disciolto il gruppo degli studiosi che si erano formati intorno a Paolo Orano (1919-1945) che fu arrestato (quale ebreo schieratosi con il fascismo ed in favore della censura) ed internato nell'ex convento di Padula trasformato in luogo di concentramento mentre Perini-Bembo fu fatto prigioniero a Varese dai partigiani.
Esaurienti notizie su Orano possono attingersi consultando la tesi di Cesare Maraglio, mentre per una storiografia e commenti sul metodo "inde" (indagine demodossalogica) si può leggere un articolo di Bruno Zarzaca su "Pretesti".

Incontri # Internazionali

  • Venerdì 3 marzo Patricia Martin (Department of Sociology, Florida State University) aprirà i lavori, alle ore 10.00 presso la Facoltà di Scienze della Formazione a Roma piazza della Repubblica n. 10, relazionando su "La ricerca qualitativa: teorie, metodi ed applicazioni". Informazioni: Claudio Tognonato ricercaqualit@hotmail.it
  • Il 24 marzo all'Università di Trieste "L'Europa dei sociologi italiani ovvero i sociologi italiani per l'Europa". Informazioni: Alberto Gasparrini gasparrini@trieste.it
  • Partendo dal concetto che le "Geografie del vestire" investono una pluralità di ambiti della vita sociale, dalle attività economiche al quotidiano, dall'immaginario alle organizzazioni sociali, il 4 e 5 maggio il Centro per lo studio della moda e della produzione culturale ha organizzato, nell'aula Pio XI dell'Università Cattolica di Milano, due giornate di studio articolate in tre sessioni: il mercato, la vita quotidiana e l'immaginario. Tra i numerosi stranieri che hanno aderito citiamo Daniel Miller della Cambridge University e Karem Tranberg Hansen della North Western University (Evanston). Informazioni: Laura Bovone centro.modacult@unicatt.it


06 febbraio 2006

Effemeridi # Le analisi delle informazioni

I teorici della comunicazione Paul Lazarsfeld e Harold Lasswell hanno diffuso in tutto il mondo la cosiddetta analisi delle informazioni contenute (in un discorso o scritto), che altro non è che l'effemerocritica usata dai demodossaloghi fin dal '39 per il controspionaggio della Marina Militare italiana. Col metodo demodossalogico si traccia, ad esempio, il profilo psicologico del personaggio e poi si analizzano i lapsus, le frasi non concluse e quelle che stridono con il contesto generale del discorso.
Il 3 scorso nella trasmissione Omnibus di LA7, parlando di se stesso nel rispondere ad una domanda Silvio Berlusconi ha detto: "Se dovesse succedere qualcosa a Berlusconi e (di conseguenza) vincesse Prodi [...]", cioè il centrosinistra di Romano Prodi potrebbe vincere solo se, per un qualsiasi motivo, Berlusconi non ci fosse più o non fosse più in grado di portare a termine la campagna elettorale.
I leitmotiv propagandistici di Berlusconi sono il vittimismo (ha subito le persecuzioni della Magistratura ed è andato in tv meno degli esponenti di sinistra) ed il pericolo rosso (i disastri che farebbe il centrosinistra se andasse al governo e gli scandalosi intrecci tra coop e giunte di sinistra). Quindi la sinistra è un pericolo: favorisce gli immigrati, l'esproprio proletario, i noglobal, la dissoluzione della famiglia, ecc. Tutti argomenti cari alle orecchie ed al cuore della gente di destra, anche di coloro che, per vari motivi, non vorrebbero recarsi alle urne il 9 aprile o che non sarebbero disposti a riconfermargli il voto, dandolo, magari, a Pier Ferdinando Casini o Gianfranco Fini.
Dopo un martellamento di sensazione di pericolo proveniente dalla sinistra, un eventuale attentato, quindici giorni prima delle votazioni, scuoterebbe gli indecisi in difesa del premier. Che sia questo il reale significato della frase "se dovesse succedere qualcosa"?
Per mutare un risultato elettorale non occorrono milioni di voti, ne bastano poche centinaia di migliaia.
Sull'altro versante, Massimo D'Alema, ha detto che in caso di vittoria "sarebbe disposto a dimettersi da presidente dei Ds per assumere una carica istituzionale" (la presidenza della Camera dei Deputati). Che senta puzza di bruciato e voglia mettersi al riparo dietro un'alta carica dello Stato temendo eventuali incursioni della Magistratura?

05 febbraio 2006

Effemeridi # Dibattiti politici

Al "TV Talk" di Rai Educational, il 4 u. s. su Raitre, il direttore del Tg1 Clemente Mimun ha sostenuto la tesi che "i politici non si fidano dei giornalisti", è pertanto per questo motivo, si è convenuto nella trasmissione, che preferiscono dibattiti con più partecipanti, al posto di dibattiti a due o di confronti con soli giornalisti.
Una tale situazione denota una grave crisi di credibilità sia da parte della tv verso il pubblico che da parte dei politici verso la tv e di riflesso verso il pubblico. Le trasmissioni sono ognuna la copia dell'altra ove, per emergere e mostrarsi, occorre far sensazione con fiction personali o sceneggiate.
La verità è che buona parte dei giornalisti della Rai, nell'incertezza della vittoria elettorale, si abbarbicano alla deontologia professionale svincolandosi dai padrini che hanno finora rappresentato mentre i politici, per paura di perdere anche poche centinaia di voti, non espongono con chiarezza i programmi e temono le domande insidiose.
Nei dibattiti con i colleghi di altri schieramenti, certe questioni pelose non emergono poichè ognuno, sapendo le cose dell'altro (e le sue), non solleva certi argomenti che potrebbero sconfinare in spiacevoli messe a nudo di fatti che è bene che l'opinione pubblica non conosca. Quindi meglio la fumosità e le sceneggiate. Sinora solo tre politici hanno l'abitudine di parlar chiaro (a parte lo stile del linguaggio personale, più o meno gradito): Cossiga, Parisi e Pannella; che sia questo il motivo per il quale si vedono poco in tv?

02 febbraio 2006

Risposte # Toddi, Pitigrilli ed altri

La signora Laura Pierantoni ha scritto:
E' con gioia, con grande gioia che trovo nel suo sito delle notizie che riguardano Toddi - oltre ad aver imparato una parola ricca di interessanti premesse: la demodossalogia - [...] ma sono sbalordita dal fatto che non si trovano notizie sulla sua vita. Toddi è stato "cancellato"? Forse bollato come autore fascista? Ciò è veramente triste considerando che Toddi era sicuramente una reincarnazione di Pico della Mirandola [...]

Risposta - I primi decenni del secolo scorso hanno visto numerose menti elette, in tutti i campi della scienza e dell'arte, per esempio Marconi, Fermi, Marinetti, Toddi, Pitigrilli, l'ing. Colombo autore del "Manuale dell'ingegnere", ecc. Se è vero che il fascismo, nell'intento di creare una cultura di regime, conferì premi ed elogi a tali personaggi è anche vero che, a guerra finita, i viventi furono emarginati con la rozza scusa di essere stati fascisti (cosa non vera). In realtà erano personaggi scomodi perchè troppo intelligenti. Contro di loro si coalizzarono gli invidiosi, frange della Chiesa, scrittori incapaci, aspiranti accademici di mezza tacca, tutti uniti alla ricerca di notorietà e di prebende. Le idee di Toddi e Pitigrilli hanno sempre spaventato alcuni ambienti e le menti povere, l'uno per essere andato oltre l'apparenza e l'altro per aver scrutato sarcasticamente l'animo umano. La stessa sorte subirono i padri della demodossalogia Orano e Perini-Bembo.