dEMODOSSALOGIA E oPINIONE pUBBLICA

31 marzo 2006

Effemeridi # E' democrazia questa?

Le liste dei candidati sono sempre state preparate dalle segreterie dei partiti, dopo faticose compensazioni, specie nei maggiori partiti, dove allignava - ed alligna tuttora - l'oligarchia dei gerarchi. Era, ed è, un modo per evitare il ricambio generazionale, di idee e - soprattutto - di potere. Il progresso e le riforme sono sempre state mediate (o meglio frenate) dagli uomini al potere (della politica, della chiesa, dell'economia, cioè delle istituzioni) di qualsiasi colore politico di appartenenza.
Ma sino ad ora l'elettore, nel segreto dell'urna, poteva scegliere fra i candidati proposti e, a volte, ribaltare la situazione. Nelle ultime politiche qualche leader, al potere da decenni, è rientrato in Parlamento grazie ai resti e ad alambicchi di rinuncie concordate con altri.
Con le elezioni del 9 aprile i partiti già hanno designato quali saranno gli eletti, in ordine di graduatoria nella lista. In pratica il Parlamento è già stato eletto poichè gli elettori non potranno esprimere preferenze e modificare la graduatoria. A che serve quindi votare? Per confermare quanto già designato da una specie di esacrato (in altri tempi) "Politburo" degno delle migliori dittature?

30 marzo 2006

Corso # 7 # La prima dispensa

Il primo testo organico di demodossalogia è la dispensa universitaria dell'anno accademico 1948-49, con stesura non definitiva, per gli studenti del secondo anno del primo corso di Giornalismo svolto dall'Università internazionale Pro Deo. Una dispensa limitata alla parte generale propedeutica alla Demodossalogia, tratta dagli appunti presi nel corso delle lezioni di Federico Augusto Perini-Bembo.
Si tratta - è scritto nella prefazione - di principi fondamentali per l'intelligenza della demodossalogia, i cui lineamenti da pochi anni stanno inconfondibilmente distinguendosi e prendendo corpo, grazie alla nuova impostazione di un fenomeno di valore universale e la coordinazione scientifica che in funzione di quello svolge questa nuova disciplina.

Una dispensa integrata da un corso monografico sulla conoscenza de "l'opinione pubblica nel diritto attraverso il tempo" poichè, come spiega l'introduzione, non è possibile non solo giudicare ma nemmeno ricercare documenti giornalistici di qualsiasi natura (del passato o del presente) se prima "non si conoscano i limiti giuridici (interdipendenti, ma distinti da quelli politici) che in quel determinato tempo e paese sono stati segnati alla libertà di esprimere, sostenere e diffondere delle opinioni pubblicamente".

Affrontando la concezione gnoseologica la dispensa parte con una classificazione suddivisa in scienze:
  • che riguardano gli uomini, antropologiche in senso estremamente vasto;
  • che riguardano "l'ambiente" ove gli uomini nascono, vivono, muoiono, cioè scienze fisiche;
  • che riguardano il trascendentale, cioè la metafisica.
La Demodossalogia ha il suo ambito:
  • nell'antropologia generale: l'antropologia propriamente detta, l'antropogeografia (legata alla geografia, del gruppo delle scienze fisiche), la demografia, la glottogenealogia;
  • nella sociologia generale: la glottologia, l'economia, il diritto, la politica, l'etnologia e la demologia (studio delle collettività e del loro folclore);
  • nella istoriologia generale: tutte le storie generali e particolari.
Tra le scienze biologiche e la filosofia teoretica e pratica esiste una stretta connessione, così come esiste un'altrettanta connessione tra le scienze citate e l'antropologia, la sociologia e l'istoriografia, quest'ultime connesse tra loro. Pertanto, stando all'impostazione della prima dispensa universitaria, la Demodossalogia (considerata scienza) comprendeva un campo di studio di vasta portata, sconfinando nelle altre scienze per trarne elementi probatori di suffragio atti a sostenere la validità della neo-scienza denominata Demodossalogia (demo = popolo, doxa = opinione, logos = parlare; da cui parlare dell'opinione del popolo, cioè dell'opinione pubblica).

Successivamente, specie per opera dei ricercatori che poi costituirono la Sidd, l'impostazione della disciplina vista come scienza dell'opinione pubblica distinta dalle altre scienze fu abbandonata per attribuire alla Demodossalogia un ruolo di metodologia atto ad affrontare tematiche inerenti le opinioni pubbliche, caratterizzato da particolari analisi e rilevazioni.

La dispensa anzitutto distingue la folla dal pubblico.
  • La folla (allora studiata dall'oclologia) è la "moltitudine indifferenziata, che appunto perchè tale è caotica"; in greco antico significa anche plebe, nel senso di "turba" da cui l'aggettivo "turbolento". In una folla c'è la costante tendenza della presenza di più pubblici formati da esseri pensanti, il cui pensiero essendo subordinato ad impressioni fisiche e psico-fisiche, tende a manifestarsi "e non essendo naturalmente coincidente fra i componenti si attenua, si rafforza, si integra in ciascuno con quelli altrui, assumendo un contenuto tanto più generalizzato quanto più superficiale e lo trasforma nelle opinioni dei pubblici espressi dalle folle".
  • Il pubblico, originario o derivato, è indispensabile "per esprimere una pubblica opinione", altrimenti sarebbe vox clamans in deserto. Fin dai primordi dell'umanità gli uomini hanno cercato di conoscere, d'informarsi sugli altri uomini, sulle cose e sugli avvenimenti. Specie se mossi da un interesse politico o dalla ricerca di un maggiore benessere hanno sempre tentato di influire sull'opinione altrui per persuadere gli altri ad accettare principi, favorire eventi, barattare merci, ecc.
La dispensa passa poi ad elencare i sette rami in cui veniva ripartito lo studio dell'opinione pubblica.
  • Parte metodologica: significato e contenuto della demodossalogia, attraverso l'analisi delle opinioni (molteplici pareri contingenti) pubbliche (di un pubblico determinato e determinabile entro una o più collettività).
  • Parte sociologica e psicologica: posizione e ruolo delle opinioni pubbliche anche attraverso il fenomeno giornalistico e l'influsso di un leader o determinati fatti sulla collettività o viceversa, determinandone le "costanti".
  • Parte morfologica: concerne le forme (manifestazioni esterne) spontanee o predeterminate attraverso i mezzi pubblicistici (giornalismo).
  • Parte applicativa: dato che tutte le idee, informazioni, tesi che interessano le menti umane attraversano tutto lo scibile conosciuto, ne consegue che un mezzo pubblicistico o anche una particolare materia possono essere o non essere adatti ad un determinato pubblico, che ha una sua particolare caratteristica.
  • Parte etico-politica: affronta l'attualità delle dottrine morali e politiche.
  • Parte giuridica: si riferisce alle legislazioni vigenti sulla libertà d'opinione.
  • Parte storica: affronta globalmente il giornalismo del passato attraverso varie angolazioni e puntualizzazioni.
Per quanto concerne la parte morfologica si distinguono le forme e gli strumenti che tendono o a soddisfare delle naturali curiosità di notizie o a suscitare il verificarsi di "costanti" atte a concorrere direttamente o indirettamente alla formazione di volute opinioni pubbliche. Da ciò si evince che esistono due diverse tecniche pubblicistiche:
  • l'arte cronachistica, prevalentemente informativa;
  • l'arte della propaganda, prevalentemente tesa a formare l'opinione pubblica.
I mezzi pubblicistici, ognuno con una propria tecnica, dei quali si giovano sia l'arte pubblicistica ma soprattutto quella propagandistica possono essere:
  • Semplici (acustici: per esempio oratoria, radio, canzoni, marce militari, barzellette, ecc.; visivi e tattili: per es. giornali, calendari, avvisi, architetture speciali, cartellonistica, vetrinistica, pitture, scenografia, ecc.; tattili e visivi: per es. oggetti reclamistici offerti in dono, ecc. ; olfattivi e gustativi: per es. profumi, incenso, pranzi diplomatici, ecc.).
  • Multipli (qualcuno tra i precedentemente citati; il cinema, le riviste di spettacolo, la televisione, ecc.).
  • Complessi (come certi concorsi, pronostici o eventi risultanti da un coordinamento di mezzi semplici o multipli).
Particolari classificazioni di tali mezzi pubblicistici possono essere riferite:
  • al luogo ove il mezzo si realizza o all'"ambiente" cui è destinato (giornalismo di guerra, di bordo, per ragazzi, ecc.);
  • al fine che si propone ed al metodo che segue (giornalismo educativo, d'opinione, pubblicitario, cronicistico, ecc.);
  • al tempo cui appartiene (antichità, primitivo, caldeo, preromano, romano, medioevale, del rinnovamento, del risorgimento, ecc.);
  • alla periodicità (aperiodico oppure periodico come gli annuari, i settimanali, i mensili, ecc., distinguendo ulteriormente i quotidiani dai pentasettimanali, e le varie edizioni quotidiane);
  • alla lingua usata nei mezzi scritti;
  • alla tecnica plastica o grafica (nei giornali, per es., l'impaginazione; inoltre se fumetto o giornale illustrato, ecc.);
  • al diritto positivo (legale o clandestino).

In questo iniziale approccio alla demodossalogia già sono stati evocati riferimenti alle "costanti", successivamente dalla Sidd indicate "K" e all'"ambiente". Due temi fondamentali, come in seguito vedremo.

La prima parte della dispensa si chiude con l'effemerocritica, essa consiste nella comparazione critica delle effemeridi, cioè dei documenti del giorno o più propriamente attualistici. Nel senso che interessano lo studio demodossalogico. Scrive Perini-Bembo nella dispensa, affrontando il capitolo dell'effemerocritica:
Già da dieci anni (1938, in "Giornalismo ed opinione pubblica nella rivoluzione di Venezia") abbiamo insistito sulla necessità di vagliare, interpretare, criticare tutti quei documenti quotidianistici, pubblicistici, giornalistici insomma, che ci possono testimoniare idee, opinioni, volontà del popolo, che sono emanazioni di una credenza o di una fede o di una speranza o di una azione pro o contro certi atteggiamenti, consuetudini, propositi, situazioni politiche od economiche, giuridiche o di fatto, mezzi - precisavamo successivamente (1945, "Cenni di storia del giornalismo") - che non rispondono ad una necessità di documentazione storica, più o meno obbiettiva od a fini solamente dilettevoli od a esigenze di carattere permanenti, religiose, estetiche e via dicendo, ma ricevono impulso da una fede, da un progetto, da una passione, da un interesse, da un capriccio passeggeri o per lo meno strettamente aderenti al momento che le suscita. [...]
Sono questi e tanti altri i mezzi di cui si valgono chiese, governi, partiti politici e ditte commerciali, capitani d'industria e imbonitori da baraccone, per insinuarsi nelle altrui coscienze, per influire sulle altrui decisioni, per attirare le altrui simpatie, per addescare i gusti degli altri ai propri fini ideologici ed utilitari.

Dopo aver elencato una parte degli strumenti atti a raggiungere i fini di cui sopra, Perini-Bembo conclude la prima parte della dispensa universitaria tracciando "la funzione dell'effemerocritica nelle indagini storiche e nei sondaggi delle opinioni pubbliche correnti" affermando che
Vana sarebbe l'indagine [...] sull'ambiente sociale riflettente il passato o il presente di un qualsiasi paese, senza un approfondimento delle correnti di pensiero, vale a dire un diligente esame - prima e più che della loro stessa multiforme espressione - della loro genesi, del processo di reciproca contrapposizione, eliminazione, modificazione, del loro sviluppo, della loro evoluzione di fronte agli avvenimenti: i quali d'altronde sono appunto mossi in gran parte da quelle correnti che corrispondono a convinzioni, interessi o passioni da cui le azioni sono determinate o subiscono prevalente influenza. Attenendosi al fatto cronologico puro e semplice [...] si è portati a svisare la realtà, a costruire degli astrattismi, a nutrirci di apparenze accontentandosi di conoscere come alcuni vorrebbero, a ragione o a torto, che il mondo camminasse, disinteressandosi però di come cammina [...].

Per Perini-Bembo la ricerca demodossalogica mirava a conoscere la realtà, così come è nei fatti: poliedrica. Ecco perchè vanno considerate tutte le sue facce, attraverso l'effemerocritica. Per tale via si è condotti:
all'esame comparato di periodi storici anche fra loro lontani, nei quali si ripetono - fra l'altro - gli alti e bassi nel morale della folla, la suggestione e l'autosuggestione, le costanti esistenti in politica sul si fa, ma non si dice e sul si dice, ma non si fa, l'immutabilità delle tendenze umane, come: protestare contro chi comanda, rettorica ad usum delphini, fortuna dei nomi fatti, eternità di certe attese a degna sistemazione, arrivismo e violinismo che gli fa da corollario, sportivismo professionale di taluni realizzatori bons à tout faire, intransigenza ottusa ed opportunismo filosofico, cerimonialismo e burocrazia, solidarietà che torna comoda, eroismo e millanteria e altri molti atteggiamenti che paiono moderni solo perchè si chiamano con nuovi vocaboli, tanto più di moda quanto più sono brutti, confermando anche in ciò la tipica mutevolezza e variabilità di significato intrinseco nella terminologia sociale e politica ed, in minor misura, in quella economica ed anche nel diritto positivo. E' superfluo rilevare come gli studi su tale materia giovino non soltanto a coloro che s'interessano della società umana sotto l'aspetto filosofico e letterario, ma anche a quanti hanno necessità di larghe esperienze in tale campo per ragioni professionali politiche, commerciali, giuridiche.

La seconda parte della dispensa di "Lineamenti di Demodossalogia, anno accademico 1948-49" attiene a "L'opinione pubblica nel diritto attraverso il tempo" (appunti di storia giuridica sulla demodossalogia). Ne riportiamo i titoli dei capitoli:
  • cenno sulla libertà giornalistica prima dell'invenzione della stampa,
  • aspetti principali dei rapporti fra giornalismo e pubblico potere dal sec. XVI alla rivoluzione francese,
  • dalla fine del sec. XVIII al 1848,
  • la libertà giornalistica in Italia dal 1848 a dopo la prima guerra mondiale,
  • il diritto giornalistico dal 1848 alla II guerra mondiale nei paesi stranieri,
  • il giornalismo italiano di fronte allo stato e nella legislazione dal primo dopoguerra alla seconda guerra mondiale.


28 marzo 2006

Confronti # Voto e democrazia

Una grande partecipazione popolare alle elezioni è una prova di alta democrazia. Questo lo dicono i partiti e lo ripete la maggioranza dell'opinione pubblica. Ma non è vero.
Un'alta affluenza alle urne quale sintomo di democrazia è l'abbaglio degli elettori che si fanno trascinare da un'opinione pubblica creata da leggende metropolitane alimentate da interessi specifici. Anzitutto democrazia vuol dire governo del popolo che esprime la sua volontà partecipando direttamente alla vita politica mediante discussioni aperte e coinvolgenti i cittadini, referendum e primarie. La democrazia parlamentare è la delega (in bianco) del popolo a dei rappresentanti che svolgeranno il loro mandato senza consultare e senza "contratto" con coloro che li hanno eletti.
La democrazia parlamentare è un sistema "democratico" ove tutti gli interessi si riversano sugli eletti per ottenere particolari leggi, norme, facilitazioni "in nome della collettività" ma in effetti a vantaggio di singole persone, aziende, confraternite, cartelli, monopoli, multinazionali, ecc. che nulla hanno a che vedere con gli elettori che hanno votato ed eletto i parlamentari.
Gli afflussi di massa alle urne sono il riflesso di regimi autoritari che vogliono dimostrare di avere il consenso popolare oppure il segno del trapasso da una istituzione all'altra.
Lo scarso afflusso elettorale è la norma dei paesi di "alta democrazia". Essendo il Parlamento la sede della "composizione degli interessi" va a votare solo chi ha, o fa parte di gruppi di interessi.
L'elettore che non ha interessi o privilegi particolari da proporre o difendere sà che chiunque vinca non potrà incidere sulle sue aspettative che sono uguali sia per la famiglia media di centro, di destra o di sinistra. Quindi non modificabili.

Effemeridi # Dopo "Il Caimano"

Il titolo è un pretesto per ritornare sull'argomento proposto ieri: l'inconsistenza probatoria delle opinioni, in quanto - appunto - opinioni: cioè chiacchiere.
Ma è sulle chiacchiere, orali, visive o acustiche che si costruiscono le opinioni, in special modo quelle pubbliche. Se la pubblica opinione altro non è che il riflesso di un'opinione collettiva fondata sull'"immaginazione" di quello che si crede che sia realmente vero, alimentata dalla suggestione popolare e dall'autorevolezza dei referenti cui ci affidiamo, la conseguenza è che spesse volte il popolo accetta per buoni visioni, promesse, filosofie e racconti che hanno tutta l'aria di venire incontro ai desiderata o che si prestano a risolvere problemi poichè così l'opinione pubblica interpreta il "sentire comune".
Ma il sentire comune è quasi sempre fondato su pregiudizi, rifiuto delle novità non tangibili, invidia e desideri impossibili. Per questi motivi l'opinione pubblica è quasi sempre conservatrice anche quando fa la rivoluzione, infatti abbatte (anche fisicamente) il preesistente, installandosi al suo posto. Non comprende le ragioni o le visioni dell'altro ma quelle della maggioranza che ha vinto. Uno scambio di pedine, non un diverso gioco.
Concludendo proponiamo una manciata di aforismi tratti dal "Dizionario antiballistico" di Pitigrilli (editrice Sonsogno Milano, 1953) per contribuire alla formazione di opinioni... diverse.
  • Una volpe fuggiva per la foresta. "Perchè fuggi?" le domandò qualcuno. "Perchè nella foresta c'è un cacciatore che cerca un dromedario". "E se cerca un dromedario perchè fuggi tu che sei una volpe?" "Perchè se passa un mio nemico e gli dice quello è un dromedario, vagli a spiegare che non lo sono".
  • Il proclama di Napoleone ai soldati francesi: "Siete affamati e seminudi... Io vi porterò nella pianura più fertile del mondo. Troverete grandi città, ricche province, onori, gloria, donne, vino e fortuna". Il proclama di Napoleone al popolo italiano: "Popoli d'Italia! L'esercito francese viene a rompere le vostre catene; il popolo francese è l'amico di tutti i popoli. Noi non ce l'abbiamo che con i tiranni che vi ischiaviscono".
  • Nel "Moniteur", dopo la partenza di Napoleone dall'isola d'Elba (1815) la sua marcia verso Parigi fu annunciata via via con i seguenti titoli: L'antropofago è uscito dal suo nascondiglio; L'orco della Corsica è sbarcato a Golf Juan; La tigre è arrivata a Gap; Il mostro ha dormito a Grenoble; Il tiranno ha attraversato Lione; L'usurpatore sarebbe a sessanta leghe dalla capitale; Bonaparte avanza a grandi passi ma non entrerà mai a Parigi; Napoleone sarà domani sotto i nostri bastioni; L'Imperatore è arrivato a Fontainebleau; Sua Maestà Imperiale ha fatto la sua entrata ieri al castello delle Tuileries in mezzo ai suoi fedeli sudditi.
  • Le grandi cose di un popolo sono fatte di solito dalle minoranze.
  • La maggioranza è un assurdo: l'intelligenza è stata sempre di pochi.
  • Entrate in un caffè: scommetto che non trovere un solo francese che vi dica: "Non capisco nulla di politica", mentre ne troverete molti che vi confesseranno che sono deboli nel domino e che accettano dei punti al biliardo. Ciò deriva dal fatto che al biliardo e al domino si gioca e si perde il denaro proprio, mentre nella politica si gioca il denaro altrui.
  • La storia è una successione di fatti in cui noi la indoviniamo, e di fatti nei quali la sbagliamo. I primi diciamo che sono per merito nostro, e per i secondi diamo la colpa agli avvenimenti.
  • Per Rousseau la storia è l'arte di scegliere, fra parecchie menzogne, quella che rassomiglia di più alla verità.
  • Esistono tre specie di bugie: la bugia, la bugia sfrontata, e la statistica.


27 marzo 2006

Effemeridi # Il Caimano

L'ultima opera del regista Moretti ha, come al solito, animato il dibattito politico. Ma questa volta anche sul versante di destra si sono aperte discussioni e lagnanze. La proiezione del film Il Caimano prima delle elezioni è una coincidenza e a chi gioverà, alla destra (che si sente vittima) o alla sinistra (sempre pasticciona e confusionaria)? Tutti ne parlano, chi ha visto il film e chi non lo ha visto; chi lo interpreta dal lato artistico e chi sul versante dell'attacco a Berlusconi; e così via. Il regista ed il produttore se ne possono rallegrare: è tutta pubblicità che invoglia ad andare al botteghino del cinema.
Gli addetti ai lavori vi hanno visto riferimenti a produttori, registi, politici ed intellettuali realmente esistenti. Qualcuno dice che Nanni Moretti abbia voluto togliersi dei sassolini dalle scarpe. Il resto della popolazione esprime le sue opinioni.
Ma cos'è l'opinione? Generalmente un giudizio espresso su un fatto a cui non si è assistito o un commento su qualcosa che non si conosce, o si conosce poco, o male, o non interamente.
L'opinione è un grado di giudizio intermedio tra la certezza (che nessuno possiede) e il dubbio (da tutti rifiutato), diceva Jacques Bénigne Bousset. Quindi l'opinione è un parlare su qualcosa che noi immaginiamo che sia andata in quel modo perchè lo abbiamo appreso da altri che, a loro volta, non sono stati protagonisti o non vi hanno assistito in prima persona.
Esprimiamo opinioni sulla base di altrui opinioni, su presunzioni, idee che ci siamo fatte. A volte su qualcosa che non è accaduto (miracoli o leggende metropolitane). Opinioni, convincimenti sull'inesistente; sul nulla. Dal nulla l'opinione crea qualcosa che poi diventa leggenda o, addirittura, storia; spesso movimento d'opinione pubblica capace di incidere e modificare il corso degli eventi.

25 marzo 2006

Incontri # Sociologia delle migrazioni

Nel gennaio del 1987 la Sidd diede alla casa editrice Istituto bibliografico Napoleone l'incarico di stampare il volumetto "Lineamenti di sociologia dell'emigrazione", una pubblicazione che il ministero della Pubblica Istruzione distribuì alle biblioteche scolastiche.

Dal 2000 l'università italiana si è accorta della Sociologia dell'emigrazione e, di conseguenza, stanno sorgendo cattedre e corsi. L'ultimo corso è il seminario estivo che si terrà presso il Centro Studi Medì di Genova, dal 19 al 23 giugno p. v.

Nei cinque giorni di studio, oltre alle lezioni svolte da docenti italiani, sono previsti gli interventi di Catherine Wihtol de Wenden (direttore ricerche Cnrs-Ceri), Carlex Feixa (Ciimu di Barcelona, Spagna), Robert Maier (università di Utrecht), Jacqueline Andall (università di Bath).

24 marzo 2006

Effemeridi # Alzare la tensione

La direttiva del Dipartimento Usa ai suoi concittadini di stare attenti nel muoversi attraverso l'Italia, stante i pericoli di violenze che potrebbero verificarsi nel corso della campagna elettorale, richiama alla memoria i classici manuali messi in opera nel centro e sud America per destabilizzare quei paesi.

Si crea allarmismo politico ed economico, insinuazioni e maldicenze sugli avversari da abbattere, qualche crollo di aziende o della borsa, violenze e manifestazioni di piazza, tutto al fine di alzare la tensione nel Paese; alla fine c'è sempre un meccanismo che si innesca sulla situazione in questo modo preparata, ed una parte di popolo sprovveduto che si accoda (facendo sfociare il suo celato rancore verso le istituzioni) agli agitatori professionisti che sono sempre al servizio di questa o quella organizzazione.

Mentre all'estero tali manovre hanno portato alla caduta dei governi, gli attentati avvenuti in Italia hanno invece spinto la maggioranza dell'opinione pubblica a schierarsi in favore del governo e contro gli estremisti, di destra come di sinistra; nel frattempo però la maturità del Paese è cresciuta e l'esito non è scontato.

22 marzo 2006

Effemeridi # Anticipazioni

Da mesi andiamo sostenendo che l'ultima settimana della campagna elettorale potrebbe riservare gravi episodi di violenze o attentati. Anche il ministro della Difesa, Martino, nei giorni scorsi ha detto che l'Italia è a rischio attentati nel periodo delle elezioni; e se lo dice il ministro vuol dire che i "servizi" sanno qualcosa.

Cosa possiamo dire per il dopo elezioni, chiunque vinca?

Avremo molti mesi di instabilità politica, contraddistinta da estenuanti negoziati con gli alleati di governo che si presenteranno alla cassa per intascare il premio dell'alleanza. Con dosati incarichi ministeriali, negli enti pubblici, parapubblici e nelle Asl.

Se dovesse vincere Silvio Berlusconi uno dei suoi primi atti sarà quello di ridimensionare gli alleati, se dovesse perdere saranno gli alleati a togliergli la leadership.

Sul versante del centrosinistra, in caso di vittoria Romano Prodi dovrà ricorrere ad estenuanti negoziazioni con quegli alleati che potranno dire di aver avuto un aumento dello 0,1% di voti; in caso di sconfitta le liti e le accuse saranno feroci.
Entro la fine della legislatura assisteremo alla nascita di un terzo polo para-democristiano.

Il tutto sotto l'occulto appoggio (nelle liti e nella ricostruzione) di quei poteri forti della gerontocrazia che dalla fine della guerra ad oggi hanno sfruttano lo stato sottomettendo alle logiche dell'economia partiti ed amministratori, perpetuando il loro indiscusso potere.

20 marzo 2006

Corso # 6 # Lazarsfeld e Co.

Rispetto alle varie scuole di pensiero che hanno indagato sull'opinione pubblica e sul pubblico i ricercatori della Demodossalogia, sin dall'inizio, hanno studiato e chiarito le differenze tra folla e pubblici e la classificazione dei vari pubblici, proponendo un originale metodo di ricerca e valutazione delle opinioni pubbliche. Per Paolo Orano e Federico Augusto Perini-Bembo lo studio dell'opinione pubblica rientrava nella scienza, appunto, dell'opinione pubblica; una disciplina omnicomprensiva da studiare nel suo complesso e destinata a divenire scienza, quella che poi sarebbe divenuta, con altro nome, dopo circa sessantanni, Scienze della Comunicazione senza peraltro - non diciamo riconoscere il merito dei primi studiosi - assorbire o confrontarsi con i concetti ed i metodi propri della demodossalogia, che inizieremo a conoscere dalla prossima puntata.

In codesta puntata proponiamo una veloce carrellata degli studiosi, di scuole diverse dalla demodossalogia, che hanno - in un certo qual modo - chi più, chi meno, indagato sul fenomeno pubblica opinione e sul concetto di pubblico prima degli anni '80.

Per meglio chiarire l'atteggiamento degli accademici italiani verso la demodossalogia, e di converso nei confronti dello studio dell'opinione pubblica, sino all'istituzione del Corso e successivamente della Facoltà di Scienze della Comunicazione, notiamo come nel "Dizionario di Sociologia" di Franco Demarchi e Aldo Ellena (Edizioni Paoline, 1976) non è citata la voce pubblico, mentre nel "Dizionario di sociologia" di Luciano Gallino (Utet Torino, 1978) non sono citate le voci "pubblico" e "opinione pubblica". Gallino addirittura confonde il pubblico con la massa, seguendo in questo
  • Michele del Vescovo (che almeno ci aveva dato delle chiarificazioni metodologiche),
  • Gustave Le Bon ("La folla", Parigi 1895),
  • Sigmund Freud ("Psicologia delle masse ed analisi dell'io", Vienna 1921),
  • Josè Ortega Y Gasset ("La ribellione delle masse", Madrid 1930),
  • Max Horkheimer e Theodor W. Adorno ("Massa" in Lezioni di sociologia, Francoforte s.M. 1956), ed altri.
Al contrario degli illustri docenti di sociologia italiani nel "Dizionario di Sociologia" di George A. e Achilles G. Theodorson, edito nel 1969 e tradotto in Italia nel 1975 da Alberto Marotta editore, Napoli, figura una esauriente, seppure limitata, voce sul pubblico (public) e la public opinion (opinione pubblica), oltre a opinion poll (sondaggio d'opinione), opinion (opinione) e opinion leader (leader d'opinione).

Per G. e A. Theodorson il pubblico è un considerevole numero di individui che condividono un interesse comune del quale essi stessi e gli altri sono consci; in virtù di questo interesse comune "hanno un senso di unità e di identificazione" e non sono da confondersi con le cosiddette "categorie sociali" che costituiscono "semplicemente una classe di persone come le donne lavoratrici o i laureati". Il pubblico, sottolineano i due autori, "fa sentire il suo peso" attraverso il voto, gli acquisti, le lettere ai giornali, la non cooperazione, ecc. Interessante il fatto che gli autori del dizionario edito da A. Marotta distinguono il pubblico dalla folla: la folla (crowd) è un "raggruppamento temporaneo" di individui che abbiano un interesse in comune, che si trovino fisicamente vicini e che non abbiano una storia di precedente interazione; di solito la folla si disperde e si distingue dal pubblico.

Alla voce "folla" Gallino rimanda a "massa" dandone una estesa trattazione, con nutriti riferimenti a vari studiosi, senza però distinguere tra raggruppamento temporaneo (folla) e il senso di unità insito nel pubblico. Anche per Demarchi, che cita principalmente Le Bon e Ortega y Gasset, folla e pubblico rientrano nella massa.

Le Bon in "La psicologia delle folle" (1895) e Ortega y Gasset in "La ribellione delle masse" (1930) danno una visione negativa della massa, capace solo di distruggere e pronta a imporre la sua volontà attraverso un'azione diretta. Per i due autori gli individui si trasformano in indistinta massa, un agglomerato di persone radunate in un luogo che si suggestionano vicendevolmente.

Ma anche Freud (nel 1921), similmente a Tarde, vede nelle masse le caratteristiche indicate da Le Bon quando in "Psicologia delle masse ed analisi dell'io" scrive:
All'interno di una massa e per influsso di questa, il singolo subisce una modificazione spesso profonda della propria attività psichica. La sua affettività viene straordinariamente esaltata, la sua capacità intellettuale si riduce in misura considerevole, ed entrambi i processi tendono manifestatamente a equipararlo agli altri individui della massa.

Nella scheda bibliografica, curata da Antonella Liberati, allegata alla "Dispensa n. 1 di demodossalogia" (anno accademico 2000-2001) l'autrice scrive:
Le Bon osserva e analizza le dinamiche che portano al verificarsi dei comportamenti e della persona presa come individuo e della stessa - indipendentemente dal grado di cultura o rilevanza sociale - qualora questa si inserisca in una folla.
Egli generalizza con questo termine quello che poi la Demodossalogia analizzerà più sottilmente come diverse qualità di pubblico, anche se lo stesso Le Bon le suddivide per classi, sottoclassi e ambiti di azione.
Per Le Bon la "folla" è un gruppo di persone che seguono una proposta appetibile solo perchè resa affascinante e trascinante da qualcuno fornito di prestigio e grande capacità di proporre qualsiasi cosa con frasi immaginifiche e teatrali [...]
Le Bon dimostra anche la ciclicità del formarsi, divenire, accedere, sfaldarsi e poi dare inizio all'inseguimento di una nuova speranza di gruppi di persone che così divengono popolo per poi rifrantumarsi in mille schegge centrifughe, prima di aggregarsi di nuovo intorno a un qualche vessillo. [...]
Le Bon evidenzia un altro aspetto delle ragioni delle folle che invece sembra sfuggire a aziende multinazionali come a missionari o altri trasferitori di "civiltà": non è possibile trasferire sic et simpliciter gli elementi di una civiltà - solo perchè è in una fase di apparente maturazione - di un popolo ad un altro popolo, presunto in uno stadio di maturazione "inferiore" e supporre che possa funzionare in un contesto completamente diverso solo perchè è adatta o sembra aver funzionato altrove. [...]
Il disincanto di Gustave Le Bon è quello dei demodossaloghi di oggi e le dinamiche che sottendono o scivolano su una opinione pubblica di oggi sono gli stessi di allora.

Le Bon, nato nella Loira nel 1842 e morto a Parigi nel 1931, fu un'eclettica personalità della seconda metà del XIX secolo. "Psicologia delle folle", edito in Italia nel 1980 da Longanesi e &, fu scritto nel 1895 quando ormai la sociologia positivistica era entrata in crisi e si avvertivano le prime avvisaglie di quella che sarebbe divenuta la società i massa. Il libro è considerato, fra le sue numerose opere, la più importante e duratura.

La Liberati chiude la scheda riportando, per intero o sunteggiate, alcune frasi tratte dal libro per meglio chiarirne i concetti:
  • I grandi cambiamenti di civiltà sono conseguenza dei cambiamenti nel pensiero dei popoli... I soli cambiamenti importanti, quelli che consentono il rinnovarsi delle civiltà, avvengono nelle opinioni, nei concetti e nelle credenze;
  • La folla acquista un'immaginazione deformante che le fa sembrare reali le immagini evocate dal suo spirito e dalle immagini dell'affabulatore. Per effetto del contagio poi, tutti affermeranno la stessa cosa per verità rivelata.
  • In una folla l'imbecille, l'ignorante e l'invidioso sono liberati dal sentimento della loro nullità ed impotenza al quale si sostituisce la nozione di una forza brutale, transitoria, ma immensa.
  • Le folle, conoscendo soltanto sentimenti semplici e intensi, accettano oppure respingono in blocco le opinioni, le idee e le credenze ad esse proposte, considerandole verità assolute o errori non meno assoluti.
  • Molti uomini di stato credono di poter rompere con il passato in base ai lumi della ragione, ma un popolo è un organismo creato dal passato e cioè per lenta sedimentazione di valori.
  • Le istituzioni non possono rimediare ai difetti della società. I governi e le istituzioni rappresentano il prodotto della razza. Sono creati da un'epoca e non la creano.
  • La folla è un gregge che non può fare a meno di un padrone. I padroni reclutano i più fedeli fra neurotici, esagitati, semi-alienati che vivono al limite della follia. I capi sfruttano la sete d'obbedienza e non di libertà della folla.
  • I mezzi con i quali i capi agiscono sono: l'affermazione, la ripetizione, il contagio.
  • Passare dalla barbarie alla civiltà inseguendo un sogno, poi declinare e morire quando il sogno è finito, tale è il ciclo della vita di un popolo.
Anche il magistrato e ricercatore sociale Gabriel Tarde, nato a Sarlat-Dordogne nel 1843 e deceduto a Parigi nel 1904, aveva sottolineato ne "Les lois de l'imitation" (scritto nel 1890 e tradotto nel 1976 dalla Utet di Torino) e ne "L'opinion et la faule" (Alcan Paris, 1901) la forza dell'imitazione spiegata da Le Bon, mentre l'altro francese Emile Durkheim (nato nel 1858 a Epinal e deceduto a Parigi nel 1917), docente di sociologia prima a Bordeaux e poi a la Sorbona, nella pubblicazione "Revue Bleu, anno X" (1898) sottolineò nel saggio "L'individualisme et les intellectuels" come le rappresentazioni collettive travalicano il singolo individuo divenendo "qualcosa d'altro".

Per S. E. Asch "noi ci influenziamo l'un con l'altro [...] a mezzo di emozioni e di pensieri" (in "Psicologia Sociale", Sei editrice Torino, 1958). H. Tajfel in "Psicologia sociale e processi sociali" (1976) aggiunge che gli individui quando appartengono ad un gruppo non reagiscono come individui ma "come membri del loro gruppo".

Nello scorso secolo numerosi studiosi si sono posti interrogativi sulla formazione dei gruppi in relazione allo scaturire delle opinioni pubbliche, citiamo E. Durkheim (1893), W. Pareto (1916), T. Parson (1937), R. Merton (1951), L. Festinger, H. Riecken, S. Schachter (1956), D. Katz (1960), W. Lippmann (1963), C. H. Cooley (1963), J. Klapper (1964), J. Folliet (1965), A. Zanacchi (1969), J. Gill (1970), D. Victoroff (1972), ed altri, ma chi ha applicato la rilevazione ed interpretazione dell'opinione pubblica per fini pratici e non di mero studio o ricerca empirica, oltre ai demodossaloghi, sono stati Paul Lazarsfeld e Harold Lasswell, seguiti da John Naisbitt fondatore e presidente della omonima azienda di ricerche (Naisbitt Group) nel 1968.

Lazarsfeld e Lasswell, in seguito all'intervento americano nel corso della seconda guerra mondiale (1941-1944), nell'intento di trovare un metodo per ottenere alcune informazioni sull'economia e l'industria della Germania e lo stato d'animo della popolazione tedesca (che normalmente avrebbero ottenuto con i sondaggi d'opinione), attraverso la quotidiana lettura dei giornali tedeschi ricavarono informazioni sui rifornimenti, i trasporti, la situazione alimentare, la produzione, i decessi, ecc. costruendo in tale modo un panorama della reale situazione tedesca.

Colpiti dal successo di tale metodo che in seguito denominarono "analisi delle informazioni contenute" (content analysis) lo applicarono anche ai giornali giapponesi.

Perchè tanta fiducia che l'analisi dei contenuti sia un mezzo efficace per sondare il cambiamento sociale? Ha detto Naisbitt in "Megatrend", Sperling & Kupfer editori 1984 :
Perchè lo spazio delle notizie in un giornale è un sistema chiuso. Per ragioni economiche, la quantità di spazio dedicata alle notizie in un giornale non cambia in misura significativa nel corso del tempo. Così quando si introduce qualcosa di nuovo, si deve omettere qualcosa d'altro o un insieme di cose. Non si può sommare se non si sottrae. E' il principio della scelta forzata in un sistema chiuso.

In verità già nel 1939 il controspionaggio della Marina militare italiana attraverso la lettura quotidiana dei giornali esteri otteneva informazioni sugli atteggiamenti non ufficiali della politica degli stati esteri nei confronti dell'Italia e di Benito Mussolini, attraverso una lettura incrociata denominata analisi effemerocritica, un caposaldo della demodossalogia che è stato il padre (anche se non riconosciuto) delle odierne "fonti aperte" utilizzate dai servizi di mezzo mondo.

19 marzo 2006

Incontri # Ruolo della cultura scientifica

Venerdì 21 aprile a Trento e sabato 22 a Bolzano si terrà la LXVIII Riunione della Sips-Società Italiana per il Progresso delle Scienze incentrata sul tema "Dalla ricerca scientifica alla innovazione tecnologica, ruolo della cultura scientifica per la società del futuro".
La Sips trae origine dalla prima riunione degli scienziati italiani tenuta a Pisa nel 1839, cui parteciparono 421 tra tecnici, scienziati ed accademici. La costituzione in associazione avviene nel 1873 alla XI riunione svolta a Roma mentre lo statuto viene approvato nella successiva adunanza di Palermo nel 1875. Nel 1937 su iniziativa di Guglielmo Marconi la Sips cementa la sua alleanza con il Cnr trasferendovi i suoi uffici. Nel 1974 modifica il proprio statuto adeguandolo alla realtà contemporanea pur mantenendo inalterato l'approccio interdisciplinare. Sino ad oggi ha svolto, ogni due anni, 67 riunioni nazionali di studio e dibattito.

17 marzo 2006

Effemeridi # Politica in Tv

Come alle corse dei cavalli gli allibratori hanno dato, prima e dopo il duello televisivo, i numeri sui duellanti: ha vinto Romano Prodi, no ha vinto Silvio Berlusconi.

Ha invece vinto la noia, la Tv è spettacolo, anche quando fa informazione.

Nell'incontro Berlusconi-Prodi sono mancati:
  • gli spettatori e gli applausi (magari finti e regolamentati in modo bipartisan),
  • le figure femminili (non diciamo ballerine succintamente vestite ma almeno hostess),
  • la movimentazione (filmati o colpi di scena, come le modeste entrate di Porta a Porta).


15 marzo 2006

Risposte # A proposito di mafia

Ignazio Ligotti ci ha scritto:
A proposito del post "La mafia non esiste" per parlare di mafia bisognerebbe essere un tantino informati sia sul fenomeno che sui siciliani. Parlarne è lecito a chiunque ma dire che la mafia non esiste è un abominio soprattutto se si fonda l'equivalenza puerile come quella usata nell'articolo. Si informi e vada a mettere un po' di fiori sulle tombe delle migliaia di morti di mafia.

Risposta - Anche altri lettori si sono lamentati per il tono della nostra nota sulla mafia e pungenti commenti sono apparsi in rete... Negare seriamente l'esistenza di un gruppo di persone che si ritrovano gerarchicamente in un'associazione a delinquere denominata mafia è impossibile. Troppi sono i processi e le testimonianze dei pentiti. D'altro canto accusare impunemente pezzi dello Stato di essere collusi con la mafia è altrettanto impossibile, eccetto il caso Contrada (che proclama la sua innocenza) non esistono notorie condanne passate in giudicato di uomini ad essa collusi, anzi si sono verificate varie assoluzioni. Quindi non possiamo dire che al di sopra, o collateralmente, ci sia lo zampino di uomini delle istituzioni. Eppure la mafia, si dice, fattura decine di miliardi di euro, come fa? Ha la partita iva e paga le imposte? Se avesse il codice fiscale non sarebbe un'organizzazione criminosa in quanto alle imprese ed associazioni è chiesto il certificato antimafia ai fini dell'iscrizione. Se non ha la partita iva e non risultano versamenti tributari si può ipotizzare che abbia movimenti in nero, ma a questo punto potrebbero essere decine come centinaia di migliaia di euro. Cioè dovremmo discutere su ipotesi o pettegolezzi. Se fattura ingenti somme perchè i cosiddetti capi vivono come barboni, spostandosi in continuazione da un rifugio all'altro? Che ne fanno del denaro proveniente dai crimini commessi? Devono, forse, spartire il bottino con altolocati rispettabili personaggi tenendo per loro solo le briciole? Questa è la mafia?

In Demodossalogia (dal greco: demos-doxa-logos = studio dell'opinione pubblica) esiste un metodo denominato effemerocritica (studio critico-analitico dell'attualità). Quando ci si trova di fronte a problemi di difficile soluzione, per mancanza di prove certe, si spezzettano i fatti o gli argomenti - capovolgendoli e confrontandoli nel tempo e nello spazio sino al limite dell'assurdo - per trarne la conclusione. La satira ed il sarcasmo nascondono più verità di quanto normalmente si immagina. L'ironia, infatti, non è che una verità che sbaglia data, solo che al momento non sempre è capita.

Incontri # Annunci

  • Il 31 marzo a Roma, a palazzo Pignatelli in via IV Novembre 152, si svolgerà la "Giornata del libro" organizzata dall'Associazione Nazionale Sociologi, la Cooperativa Maggio '82 ed Il Corriere di Roma. Aprirà i lavori Luciano Costa, autore di "Liberi con l'informatica", interverranno Aldo Reali ("Utilizzo della pubblicità nella competizione elettorale in Italia"), Mario Morcellni ("Contro il declino dell'università"), ed altri. Informazioni: Antonio Polifrone, tel. 3391057834.
  • "Comunicazione, informazione... quale futuro", è il tema del convegno organizzato dal Dipartimento e dal Laboratorio Ans della Toscana, sabato 6 maggio alle ore 15.30 presso il Centro congressi Versilia 2000 dell'Hotel Le Dune, Lido di Camaiore. Informazioni: Giuliano Bruni, tel. 3385363034.
  • Dal 9 al 10 giugno al Tiscali Auditorium di Cagliari primo convegno nazionale della Società italiana di studi sulla scienza e la tecnologia.
  • Dal 4 al 6 settembre presso la Cardiff University, Glamorgan Building, International Conference: "Future Matters- Futures Known, Created and Minded".


13 marzo 2006

Effemeridi # Eventi previsti

  • Sabato scorso nel post Duelli televisivi avevamo affermato che gli italiani non sono pronti "per i duelli televisivi faccia a faccia specie se concordati. Il popolo è diffidente e preferisce l'accanimento e le ingiurie al fair play delle regole televisive". Il giorno successivo nell'incontro Berlusconi-Annunziata abbiamo avuto la conferma di quanto sostenuto: i toni sono stati duri e l'abbandono eclatante.
  • Il 7 agosto dell'anno scorso in Intercettazioni telefoniche scrivemmo: "Lo smisurato numero delle intercettazioni telefoniche ufficiali (300 mila l'anno), senza contare quelle degli apparati segreti e dei detective privati, rendono evidente la ferocia lotta di ricatti, denuncie e tangenti che si nascondono dietro l'apparente perbenismo [...]". La vicenda laziale che ha coinvolto il ministro Storace, la Mussolini e Marrazzo sono l'iceberg di una situazione.


12 marzo 2006

Effemeridi # Guerriglia a Milano

Sabato 11 marzo si è aperta la vera campagna elettorale per le politiche del 9 aprile. Sinora avevamo assistito a scaramucce televisive.
Ci riferiamo alla criminosa manifestazione di Milano, indegna di un paese civile, che forse non siamo. Le scene che abbiamo visto non sono di teppisti ma di una manovalanza distruttiva, assoldata chi sa da chi e dove, alla quale si sono aggiunti incoscienti e sprovveduti imbecilli per rafforzare l'isterismo della folla quando è strumentalizzata per effetti più o meno perversi. Ed una mano d'aiuto l'hanno avuta, come giustificazione ideologica, da chi ha candidato certi affabulatori.
Questo sarà l'argomento per i prossimi giorni e l'alibi per nascondere la realtà del Paese e i veri programmi, non il fumo sinora venduto.
Purtroppo il risultato della competizione sarà uno dei più attesi degli ultimi cinquant'anni perchè sancirà la sistemazione economica e giuridica di centinaia di persone e una fondamentale scelta di campo, similmente al tempo del muro di Berlino: o con l'Europa o con gli Usa.
Una sconfitta il governo americano non se la può permettere, è troppo importante il nostro ruolo di Paese coloniale a fianco degli altri paesi del Mediterraneo e nel Medioriente. Anche la sinistra lo ha capito: senza buoni rapporti con gli Usa un governo in Italia non avrebbe vita lunga e facile. Volendo o no l'establishment che fa affari ha interesse a perpetuare il nostro stato di Paese/colonia.

11 marzo 2006

Effemeridi # Duelli televisivi

E' indiscutibile che la Costituzione degli Usa è la più antica fra quelle ancora in vigore, poichè scritta nel 1787 quando l'edificazione in Stato era già avvenuta (1776) con la federazione delle prime 13 colonie. La guerra civile del 1861-65, che si concluse con la vittoria dei nordisti (l'Unione) su i suddisti (la Confederazione), completò il processo di costruzione degli Usa. Un territorio che fu invaso e conquistato da successive ondate migratorie che si spinsero sempre più ad Ovest a partire dai primi inglesi (1607) e francesi (1608).
Anche se la Costituzione scritta è la più antica, l'entità geo-politica degli Usa ha appena 400 anni di vita; nulla a paragone dei 2000 anni dell'Europa, se la consideriamo solo con riferimento alle sue "radici cristiane", cioè senza calcolare le precedenti civiltà romana, quella ellenica, l'egizia, fino alla civiltà dei sumeri (6000 a. C.).
Secoli di civiltà incidono sulla cultura, le tradizioni, i valori e anche sulla politica, per cui c'è una certa differenza tra gli Usa e l'Europa nonostante l'imperante globalizzazione che - a seguito della liberazione dell'Europa dai regimi nazi/fascisti - ha portato la tecnica d'oltreoceano che, di riflesso, ha inciso sulle istituzioni e sulla società.
Ma le radici di un popolo e di una civiltà permangono anche in seguito al mescolamento delle culture. In Europa esiste un vocabolo: statista; vuol dire riconoscere ad un politico eccezionali meriti di comportamento, onestà intellettuale e morale, lungimiranza amministrativa. E' il segno di una politica che guarda ai grandi fenomeni storici, che si ispira a C. Marx, B. Croce, A. Smith, alla dottrina sociale della Chiesa, e così via. La politica europea si riconosce nel Parlamento inglese e nella vera democrazia moderna sancita dalla Rivoluzione francese col motto: libertà, uguaglianza, fraternità.
Negli Usa i politici sono come i venditori dell'aspirapolvere Folletto o delle polizze assicurative: visitano casa dopo casa, raccontano barzellette, danno manate sulla schiena, distribuiscono volantini, accarezzano bambini ed animali, giocano a rugby e tosano l'erba del giardino. Alle loro riunioni (conventions) più importanti volano centinaia di palloncini colorati, i sostenitori si vestono come se fosse carnevale e le majorette mandano in visibilio i partecipanti.
Silvio Berlusconi ha raccontato che da giovane raccoglieva la carta straccia al mercato e poi la rivendeva, se fosse nato in Usa oggi sarebbe perlomeno vicepresidente. Con le barzellette, le pacche sulle spalle, l'ampio sorriso, l'inguaribile ottimismo, il nostro premier è più un venditore/comunicatore che uno statista. Essendo sempre pronto a tessere le lodi di quanto ha fatto o farà si comporta come i rappresentanti di commercio, che magnificano i prodotti da loro venduti.
Ma in Italia ancora non siamo pronti per le americanate, e neppure per i duelli televisivi faccia a faccia specie se concordati. Il popolo è diffidente e preferisce l'accanimento e le ingiurie al fair play delle regole televisive.

Effemeridi # Intervento umanitario?

Il presidente degli Usa, George W. Bush, attraverso i suoi portavoce ha annunciato che sarebbe pronto ad un intervento umanitario in favore dell'Iran, se questo non cambierà atteggiamento sul nucleare.
Un intervento che dovrebbe restituire la democrazia alla popolazione iraniana, oggi oppressa dagli integralisti islamici, e garantire il resto del mondo dal pericolo della minaccia nucleare che l'attuale governo iraniano sarà, in pochi anni, in grado di attuare.
Per questa missione universalista di libertà, democrazia e progresso, che peraltro rientra nei programmi del maggior centro di potere esoterico mondiale, con sede a Washington, il presidente Usa avrà bisogno di governi amici per l'invio di truppe militari, concessioni di basi, facilitazioni nel reperimento ed inquadramento di agenzie d'appoggio per ingaggi di soccorso umanitario e arruolamento di bodyguard.
A questo punto diverrà basilare, per l'amico Bush, la riconferma di Silvio Berlusconi alla guida dell'Italia. Non ci meraviglieremmo se tornassero in azione gli agenti dormienti dei servizi Usa quali mandanti di uno o più eclatanti episodi capaci di scuotere la borghesia moderata e schierarla in difesa del premier italiano e contro gli immigrati, i no-global, gli estremisti di sinistra ed il pericolo dell'avvento di un governo pacifista e antiamericano.

10 marzo 2006

Corso # 5 # L'università Pro Deo

Il periodo più splendido per la demodossalogia è stato quello dei primi anni di nascita dell'università internazionale degli studi sociali Pro Deo (ora Libera università internazionale degli studi sociali) che concide anche (e non è un caso) con gli studi sull'opinione pubblica voluti da padre Felix Morlion o. p. Infatti oltre alla cattedra di Demodossalogia affidata a Federico Augusto Perini-Bembo, a quella di Filosofia dell'Opinione Pubblica che Morlion aveva riservato a se stesso, dobbiamo annoverare la cattedra di Doxologia curata da Michele Del Vescovo, quella di Doxometria (Sondaggi) di Ferruccio Prodam, oltre alle cattedre di Teoria e Tecnica delle Pubbliche Relazioni, Teoria e Tecnica della Pubblicità, Teoria e Tecnica della Propaganda, Tecniche delle Ricerche di Mercato, ecc. Successivamente la Filosofia, la Demodossalogia e la Doxologia furono incorpate nella Metodologia dell'Opinione Pubblica mentre la Doxometria venne unita a Principi di Statistica e Doxometria.
Tra i docenti più noti dei primi anni, oltre a quelli sopra citati, che sinergicamente contribuirono con il loro apporto a migliorare e focalizzare alcune specificità, ricordiamo Gaspare Barbiellini e Lidia Lodolini (storia del giornalismo), Livio Magnani (analisi dell'attualità), Luigi Pieraccioni (ricerche di mercato), Vitaliano Rovigatti e Adriano Zanacchi (metodologia dell'opinione pubblica), Ugo Sciascia (propaganda), Ugo Zampieri (pubblicità). Preside dell'Istituto superiore di scienze e tecniche dell'opinione pubblica, il centro di studi che - in seno all'università - preparò migliaia di futuri professionisti nel campo del giornalismo, della radiocinematografia e della propaganda, fu Carlo Barbieri, già discepolo di Paolo Orano, libero docente di Storia del Giornalismo e direttore del settimanale popolare "La Tribuna Illustrata".
Quelli furono i primi anni in cui lo studio dell'opinione pubblica fu affrontato a tutto campo, con una chiara visione dottrinaria e un organico programma di ricerca. Tale impostazione vide la pubblicazione di 39 studi originali sull'opinione pubblica da parte degli studenti specializzati al Corso universitario biennale di Scienze dell'Opinione Pubblica, oltre alle tre dispense di Morlion (Filosofia dell'opinione pubblica), Perini-Bembo (Principi di demodossalogia) e Del Vescovo (Principi di doxologia). Molti docenti in altre sedi universitarie, negli anni successivi, si fecero strada riportando i lavori menzionati senza citare la provenienza o ricordare i primi teorizzatori italiani della Scienza dell'Opinione Pubblica (come l'odierna Scienza della Comunicazione, nata da una costola della Sociologia senza tributare un ricordo ai veri padri della disciplina).
Solo per fare un esempio riportiamo alcune tesi svolte nei primi anni, mai pubblicate, facenti diretto riferimento alla Demodossalogia o svolte da laureati che proseguirono gli studi intrapresi seguendo, negli anni successivi, le attività di Perini-Bembo, come Dora Drago Lopez Jordan che dopo il decesso del Maestro ha partecipato alla fondazione della Sidd, facendone tuttora parte attiva (tra parentesi l'anno accademico):

  • Anna Maria Bianco, La libertà di opinione nel diritto positivo (1949);
  • Enrico Cozzi, L'opinione pubblica in funzione della solidarietà sociale (1949);
  • Dora Drago, Il giornalismo italiano per ragazzi (1949);
  • Massimo Olmi, L'Irlanda e il Commonwealh Britannico (1949);
  • Carlo Pasqui, Tempestività e veridicità della demodossalogia (1949);
  • Giovanni Mammuccari, La inquadratura soggettiva (1949);
  • Giulio Gentili, Analisi dell'ambiente ai fini della propaganda e della pubblicità (1949);
  • Andrea De Rosa, Demodossalogia criminale (1950).
  • Angiolo Galletti, Il giornalismo militare rassegna effemerografica e considerazioni demodossalogiche (1951);
  • Arnaldo Di Serio, Il delitto passionale nel diritto, nella cronaca e nell'opinione pubblica (1951);
  • Carla Rampichini, Crispi e la sua pubblica opinione (1951);
  • Domenico Rosati, L'opinione pubblica e la stampa intorno alla campagna di Libia (1951);
  • Silvana Folliero, La presa di Roma attraverso effemerocritica-indagine storico-demodossalogica (1952);
  • Giustino Bernardi, L'opinione pubblica italiana nel primo decennio di vita del regno d'Italia (1952).
Risalgono ai primi anni dell'università Pro Deo i primi testi organici sulla demodossalogia e l'opinione pubblica vista come scienza. In codesta puntata ci atterremo alla dispensa di Del Vescovo, quella di padre Morlion l'abbiamo trattata nella terza puntata mentre su Perini-Bembo avremo modo di ritornarci più volte.
Anzitutto vogliamo puntualizzare come, in conseguenza della visione generale impostata in quegli anni, furono definiti alcuni concetti ed elaborate delle metodologie ancora non appieno comprese dai cosiddetti odierni comunicatori:
  • la differenza tra la pubblicità e la propaganda: una tesa alla vendita di merci o servizi e l'altra alla diffusione di idee, con conseguenti diversi pubblici, strumenti di informazione e tipo di comunicazione; sollecitazione di bisogni nella pubblicità e ancoraggio a valori nella propaganda;
  • l'importanza di un piano strutturato e permanente di relazioni pubbliche con il proprio pubblico: l'elettore o il consumatore, l'utente di un servizio o il cliente di una ditta, e così via, al fine di stabilire un piano di rapporti fondato sulla collaborazione.
Scrisse l'allora assistente universitario don Attilio Napoleone nel saggio "Psicologia dell'opinione pubblica" (1962) negli Annali della Pro Deo:
L'opinione pubblica che tentiamo di studiare è un fenomeno di correnti di idee emotive che investono un certo numero di persone, attraverso un fatto di interesse comune e attuale e le inducono ad agire e reagire identicamente.
Per divenire movimento di massa una corrente di opinione pubblica deve rivestirsi di un'idea.
[...] Se un popolo è affamato egli si trova premuto da un'esigenza di ordine fisiologico. Lo stesso ordine di un animale che ha fame. Se a questa bestia viene data una focaccia, mangia e si quieta. Anche l'uomo dopo aver mangiato si rallegra. E se ha libato entra in euforia, canta e danza. Tutto dunque sarebbe finito con la satisfazione di una esigenza fisiologica.
Ma se cade su questa folla, ogni giorno premuta nuovamente dal bisogno, l'idea della giustizia o dell'ingiustizia distributiva, o l'idea dell'eguaglianza, o del diritto naturale, allora si erge in piedi e crea un movimento. Questo moto o corrente di opinione pubblica intorno ad un'idea, è sostenuto dal bisogno che si rinnova quotidianamente. Ma a sua volta è l'idea che mantiene vivo il movimento anche quando il fisico è stato soddisfatto.
[...] Ogni idea presente nell'intelligenza esercita una certa forza verso l'azione. Ogni idea è l'inizio di un atto [...] Un'idea per essere attiva deve prendere l'uomo secondo la sua natura. Questo vuol dire che deve interessare tutto l'uomo; la sua volontà, l'immaginativa, la sensibilità. Un'idea con alto valore di contenuto, se presentata scarna di interessi, resta inefficace.

Prima di passare a Michele Del Vescovo ricordiamo gli apporti di altre scuole in merito alla nozione di opinione pubblica, diffusi in quegli anni:
  • B. Leoni, Il concetto di pubblica opinione, in "Rivista di Filosofia" (1946);
  • L. B. Doob, Public opinion and Propaganda, New York, Henry Holt and & (1949);
  • F. Barbano, Concetto e natura dell'opinione pubblica, in "Studi Politici", Firenze (1954);
  • A. Sauvy, G. Berger, J. W. Lapierre, L'opinion publique, Paris, Presses Universitaires (1958);
  • P. Facchi, Intorno al significato di opinione pubblica, in "Il Mulino" Bologna (1959).
Nelle sue dispense per l'anno accademico 1948-49 M. Del Vescovo esordisce con una affermazione che ricorda Kurt Lewin, sulla quale ritornerà in sede di formula:
Nella sua vita individuale e di relazione, l'uomo uniforma la sua condotta allo stato soggettivo della sua coscienza, e questo fa ad un duplice ordine di norme: norme esteriori (dell'ordinamento giuridico, territoriale e religioso, del suo credo politico, dei costumi, della corrente mentalità del suo ambiente sociale o del suo ceto o classe) e norme del suo personale mondo interiore di convinzioni e di aspirazioni [...] può dirsi che nella vita sociale si danno due ordini o tipi di autorità che la dirigono. L'una di tipo giuridico, deriva la sua esistenza e la sua autorità dall'esistenza e dall'autorità della legge, civile e religiosa. La seconda, collega la sua esistenza al fenomeno della pubblica opinione: impostata sullo stato dei costumi e delle aspirazioni di ceti e classi sociali, sui bisogni, sulla moda, sugli ideali, ecc. degli individui, essa dà luogo all'autorità extragiuridica della Pubblica Opinione, la quale a sua volta influisce sugli stessi atteggiamenti ed atti delle autorità giuridiche, e spesso negli individui fa da ermeneutica per l'interpretazione delle leggi.
L'autorità per la pubblica opinione esercita un dispotismo sociale più formidabile di qualunque altra espressione legale: quantunque non circondata, come l'altra, da sanzioni giuridiche, essa non lascia possibilità alcuna che il soggetto possa sottrarvisi, essendo spesso un tutt'uno col mondo interiore di vedute e di aspirazioni del soggetto, che sono ad un tempo convinzioni, interessi, ideali e sentimenti portati ed immessi dall'opinione.
Si è nel vero, allorchè si afferma che la vera legislatrice della condotta individuale, e nell'atto esterno e nel sacrario della coscienza, è sempre e dovunque il mondo interiore di convinzioni o di aspirazioni o di bisogni dei quali ciascun uomo è portatore.

Per Del Vescovo la forza dell'opinione è tale da tradursi in una "pressione psichica suggestionante" capace di assicurare un flusso e riflusso dato dalla "risultante di un sistema di forze" cui l'individuo aderisce per "credenza", sulla fiducia, purchè il comunicatore abbia una certa credibilità ed una "bastevole autorevolezza".
Classico l'esempio portato da Del Vescovo:
Un uomo è a passeggio per la via cittadina. D'un tratto un altoparlante [ancora non c'era la televisione] incomincia a tessere l'elogio di certi pettini in vendita presso un tal negozio. L'uomo ascolta e si fa l'opinione che debba comprare quel pettine e farne dono al suo figliolo giovanetto. Entra nel negozio, compra ed intasca l'oggetto. Un atto economico è stato compiuto (una compra-vendita): la pressione psichica che ha spinto l'uomo a quell'atto economico è stata la risultante di un duplice ordine di forze interiori. Le une originariamente del soggetto: il desiderio e la convinzione che comprando quell'oggetto avrebbe fatto un utile regalo al suo ragazzo. Le altre, della contingenza ambientale in cui l'uomo casualmente si era imbattuto [riferimento alle teorie di Toddi]: l'aver sentito il buon prezzo o la buona qualità e durata dell'oggetto. Apporto soggettivo ed apporto ambientale, combinati, hanno prodotto una pressione psichica: hanno cioè convinto l'uomo a comprare quel dato pettine.

Il destino della massa, per Del Vescovo, è quello di essere diretta e di accettare una direzione, una norma, un consiglio, un parere che "minoranze qualificate via via le propongono". La massa si lascia attrarre, similmente alla fisica, da "una carica attiva radiante, comunicatrice di idee, giudizi ed opinioni" i cui effetti sono proporzionati e corrispondenti alla natura della carica e alla natura della massa. Da ciò si desume che l'opinione, in tutti i suoi momenti, sarà in funzione dell'Ambito culturale, dell'Educazione e del Carattere secondo la formula O = f (Ac/m, E/n, C/o) dove O = Opinione, f= funzione, Ac = Ambito culturale, E = Educazione, C = Carattere, m, n o esponenti incogniti; a loro volta Ambito culturale, Educazione e Carattere sono funzione dell'Ambiente biotipico (interno) e sociale (esterno).
Con una immagine presa a prestito dal linguaggio usato dai fisici per spiegare alcuni fenomeni elettromagnetici, ci sia consentito di assimilare - si legge nella dispensa universitaria - i fattori Ambito culturale, Educazione, Carattere, Ambiente biotipico e sociale (dei quali ciascuna O è uno dei possibili sistemi) ad altrettante spirali elettro-magnetiche, generatrici di onde elettromagnetiche. Continuando nell'analogia ci accorgeremo che le linee di forza di detti fattori non andrebbero concepite linearmente. Il flusso d'onda di ciascun fattore è relativo al flusso d'onda di ciascuno degli altri fattori e da questi influenzato; le linee di forza dei fattori di O, insomma, si sviluppano ed operano analogamente al fenomeno detto dai fisici dell'armonica (reverberation).

Alla luce del principio dei campi magnetici si ribadiva la sostanziale condizione dell'opinione pubblica di essere limitata "nello spazio e nel tempo e di essere condizionata dall'interno e continuo moto delle reciproche ed illimitate influenze che nelle nostre opinioni perennemente giocano i fattori dei quali esse si trovano irrevocabilmente costituite"; pertanto la nostra opinione altro non è che il riverbero dell'opinione messa in moto dal flusso d'onda dalle opinioni.
Concludendo la massa risponde al seguente principio generale:
il valore [l'efficacia] del contenuto dell'informazione trasmessa [il messaggio] è direttamente proporzionale
  • alla utilizzazione dell'informazione stessa,
  • al flusso/irraggiamento dell'informazione nell'ambiente,
  • al bisogno nello spazio e nel tempo sollecitato nella massa sull'oggetto dell'informazione trasmessa;
è inversamente proporzionale
  • ai pesi morti nel contenuto, nella forma e nel metodo insiti nell'informazione trasmessa nell'ambito spaziale e temporale,
  • all'inerzia del campo sociale.

A sostegno del suo principio Del Vescovo specificava come esistessero idee di nessun pregio ma ottimamente adeguate alla mentalità di talune masse; pertanto non bisognava fare affidamento sulla bontà intrinseca dell'idea o del prodotto ma suscitare il bisogno di quell'oggetto nell'ambiente della massa.
Del Vescovo aveva la visione che non esistesse un unico pubblico ma tanti pubblici speciali quante sono le varie operazioni, classi, stati, ecc.; un argomento chiave per la demodossalogia illustrato da Perini-Bembo (come vedremo) unitamente alla distinzione tra folla e pubblico invece dell'indistinta "massa" continuo riferimento di Del Vescovo.

08 marzo 2006

Effemeridi # Fatevi il sondaggio

Un giornalista (pubblicista) della provincia di Frosinone, non conoscendo la demodossalogia l'ha voluta spiegare ai suoi lettori. Fin qui nulla di strano, ci sono tanti di quei docenti e politici che discettano su cose che non conoscono! Ma il nostro giornalista ha sostenuto, nel suo articolo, che con la demodossalogia - dando uno sguardo ai giornali del mattino - si può fare l'oroscopo della giornata.

Non è vero, ma un fondo di verità c'è.

Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, ha oggi scritto un editoriale in favore del centrosinistra, elogiando Piero Fassino, Romano Prodi e Francesco Rutelli, cosa mai avvenuta in questi ultimi trent'anni da parte del giornale degli industriali storici, quelli che contano. Se il Corsera si sbilancia possiamo prevedere che il centrosinistra vincerà la competizione elettorale; finora gli imprenditori sotto le elezioni chiudevano gli occhi e aprivano la borsa sia a destra che a manca.

Il quotidiano diretto da Mieli ha un suo peso elettorale dipendente dal gruppo (pubblico soggettivo):
  • di industriali proprietari dell'impresa editrice che si sono pronunciati attraverso il direttore della testata;
  • di lettori opinion leader nei loro ambienti che seguiranno l'impostazione politica del giornale;
  • di lettori che seguono da anni il loro quotidiano preferito accettandone le indicazioni.
Rimanendo nell'area geografica centro-settentrionale possiamo farci da soli un casareccio e semplice sondaggio misurando effemerocriticamente quanto spazio positivo o negativo daranno ai due schieramenti, da qui al 9 aprile, La Stampa, Il Gazzettino, Il Sole 24 Ore e Il Messaggero, per sapere con una buona attendibilità chi sarà il leader di governo nella prossima legislatura.

Alla faccia degli oroscopi!

A meno che, nel frattempo, Silvio Berlusconi non tiri fuori dal cappello un eclatante fatto nuovo e Prodi non continui a fare gaffes spaventando la borghesia.

07 marzo 2006

Effemeridi # Parlamento cieco e sordo

Non ricordiamo più in quale occasione, nel periodo del regime fascista, qualcuno si rivolse alla Camera dei Deputati con l'epiteto di "aula cieca e sorda".
La stessa frase ben calzerà nella prossima legislatura. Oltre alla Camera, ove i deputati sono già stati scelti dalle segreterie dei partiti e non lo saranno più dagli elettori, anche al Senato è stato adottato lo stesso meccanismo. Ci eravamo illusi che almeno per i senatori avremmo potuto scegliere il nominativo tra i vari partiti in gara e non una lista di nomi pre-confezionata senza collegamento al territorio d'appartenenza.
Il meccanismo, sostengono in modo bipartisan le segreterie dei vari partiti, permetterà più trasparenza e mani pulite. E' notorio, infatti, che ormai quasi tutti i parlamentari (con qualche rara eccezione) sono avvicinati da associazioni, aziende, mediatori, giornalisti, ex veline, ecc. che - con offerte e servizietti vari - perorano "piccole modifiche" alle leggi in corso d'approvazione. Il risultato è che la somma dei vari interessi incrociati stravolge, il più delle volte, l'originario testo legislativo o ne accantona l'iter parlamentare, influendo in modo negativo sui lavori e sull'operato del governo. La cosiddetta paralisi legislativa.
Con la nuova legislatura la Confindustria, la Massoneria, la Mafia, ecc. - tanto per fare degli ipotetici esempi - dovrebbero trattare direttamente o con il premier o con il capo dell'opposizione. I parlamentari diverrebbero dei pupazzetti al servizio delle direttive di partito (pena la non ricandidatura), senza autonomia di giudizio e di rapporto fiduciario con l'elettore, scippato del portato più alto di una democrazia: il voto di preferenza.
Alla fine siamo proprio sicuri che dal letto di una alcova, dall'amministratore di una società di assicurazione o di una catena di supermercati, da finanzieri d'assalto o immobiliaristi vari non sbuchino ugualmente consigli e segnalazioni per aggiunte o cancellazioni di commi legislativi?

05 marzo 2006

Effemeridi # Sorpresa elettorale

Con riferimento all'effemeride Il Paese delle balle, specifichiamo che sinora era difficile per un normale cittadino controllare l'operato del parlamentare da lui votato, attraverso la preferenza; per questo motivo al momento del voto l'elettore non ricordando quanto in precedenza conclamato dal candidato e non sapendo quanto effettivamente svolto accordava "sulla fiducia" il rinnovo della preferenza.
Con la nuova legge, che alla Camera ha abolito la preferenza, l'elettore dovrà focalizzare la sua memoria sull'emblema del partito e, tra giornali, tv e chiacchiere tra amici e conoscenti, sarà più informato sulle varie prese di posizione assunte degli schieramenti in competizione nel corso della legislatura. Essendo più informato non sceglierà più "sulla fiducia" ma in base a fatti concreti, come il costo della vita, il lavoro, la sanità, ecc.
Un altro tassello in più che contribuirà a rendere sorprendente il risultato che uscirà dalle urne il 9 aprile. Una riforma del voto elettorale voluta dal governo, evidentemente con l'intento di riassicurarsi più facilmente il rinnovo del mandato, si ritorcerà contro proprio in virtù della mancata preferenza su un candidato e della focalizzazione, al momento del voto, su quanto fatto e sulla "percezione" delle difficoltà della vita quotidiana.

04 marzo 2006

Effemeridi # Messaggio mafioso?

Liberazione di oggi riporta la dichiarazione di un ufficiale Usa secondo la quale Nicola Calipari, l'agente dei servizi segreti italiani ucciso, appena avvistato, dal fuoco amico Usa in Iraq, era seguito in ogni suo passo dagli agenti americani.
Se era seguito in ogni suo passo dagli agenti americani, come mai la pattuglia mobile lungo la strada per l'aereoporto non fu informata del passaggio? Disattenzione o messaggio mafioso della Cia ai servizi segreti italiani: rientrate nelle righe e non azzardatevi ad agire autonomamente. Tant'è che il ministro italiano della Difesa, nella cerimonia di ieri, ha imputato l'omicidio al "fato".


"La vignetta di Apicella", Liberazione, 4 marzo 2006.

02 marzo 2006

Effemeridi # Il Paese delle balle

Nel corso degli scontri elettorali non è difficile constatare come i vari contendenti spesso si diano del bugiardo anche in presenza di dati statistici. Nella foga delle argomentazioni ognuno tira il lenzuolo dalla sua parte sostanziandolo con delle non-verità.
Il premier Silvio Berlusconi si è distinto, per la sua caratterialità, in tali argomentazioni al limite tra la realtà, la spiritosaggine e la fantasia. L'ultima l'ha raccontata agli americani (felici nell'apprenderla): lo zio americano gli portò la rivista Playboy nella scuola gestita da religiosi e il padre lo portò al cimitero dei caduti alleati e gli fece giurare eterna gratitudine verso i liberatori. Clemente Mastella ha contestato la veridicità, argomentandola, della visita al cimitero.
L'episodio ci ha ricordato una prassi che andava molto di moda (oggi non sappiamo) a Montecitorio circa quindici anni orsono: se nella scorsa campagna elettorale hai promesso 100 e non l'hai mantenuto, non ti preoccupare. Nella prossima competizione prometti 500, tanto l'elettore non ricorda quello che hai detto anni prima e abbocca sempre all'amo delle promesse eclatanti.
Dobbiamo purtroppo dire che in tutti questi anni la frase ha avuto un riscontro nei fatti. Tale è l'opinione pubblica, insegue più le favole che la cruda realtà.

01 marzo 2006

Corso # 4 # Kurt Lewin

Kurt Lewin è nato nel 1890 in un villaggio della Prussia (attuale Polonia), ha studiato medicina a Friburgo, biologia e quindi filosofia a Berlino con la scuola gestaltista, ove insegnò sino al 1933 per poi emigrare negli Usa ove fondò il Centro di studi e ricerche per la dinamica di gruppo. Nel 1944 ebbe la docenza all'istituto tecnologico del Massachuse. E' morto nel 1947 lasciando incompiute numerose iniziative.
Pur non avendo mai intrapreso studi sull'opinione pubblica ha lasciando fondamentali opere per l'analisi delle dinamiche dell'opinione pubblica, attraverso le ricerche sull'interazione di gruppo, la teoria di campo e l'analisi delle minoranze. E' universalmente considerato il padre della psicologia sociale ma in Italia, sino agli anni '80, si avevano di lui pochissime traduzioni, ricordiamo "Teoria dinamica della personalità" (editrice universitaria Firenze, 1965) e "Teoria e sperimentazione in psicologia sociale" (il Mulino, Bologna 1972). I demodossaloghi si sono avvalsi delle sue enunciazioni e teorie per avvalorare i principi sull'iperfisica di Toddi e per definire la teoria filosofica demodossalogica sull'opinione pubblica.
Nel ragionamento di Lewin appaiono spesso riferimenti al mondo della fisica di Galileo Galilei e paragoni del comportamento umano con le caratteristiche della natura e degli eventi fisici.
Per Lewin "gli eventi fisici sono, senza eccezioni, conformi a legge" e "invece di un riferimento alla media astratta, calcolata sul numero più grande possibile di casi storicamente dati, vale il riferimento alla concretezza delle situazioni particolari". Un evento può essere capito solo se posto in relazione con la completa totalità di rapporti tra l'oggetto e la situazione di quel determinato momento, occorrerà quindi indagare sul campo dato dalle relazioni che legano l'oggetto al movimento globalmente considerato. Quello che poi sarebbe divenuto per i demodossaloghi il rapporto tra il soggetto (che compie o è destinatario di un'azione), l'evento (o oggetto dell'azione) e il convenuto (colui sul quale ricade l'azione). Un evento che ha valore "here and now"(come disse riprendendo una frase di Albert Einstein), cioè in quel luogo e momento, quindi con riferimento allo spazio/tempo e di conseguenza all'ambiente.
La psicologia sociale di Lewin, basandosi "sulle relazioni fra l'oggetto e l'ambiente in cui esso si trova", ha aiutato a comprendere i rapporti tra uomo/ambiente e noi/gli altri, che sono sempre stati alla base della dottrina demodossalogica sin dalle prime enunciazioni degli anni'30. Inoltre il metodo della cosiddetta field-theory ha incentivato il passaggio - dalla visione di leggi limitate a singole esperienze - a visioni sempre più generali, in grado di inquadrare un fenomeno più che il singolo fatto, e viceversa.
Con la sua dinamica di gruppo Lewin ha invece indagato sugli agglomerati umani di piccole dimensioni considerando tale pluralità come un "fenomeno psicosocialmente unitario" in grado di incidere sul singolo individuo. Quindi il gruppo è un fenomeno, non una somma di fenomeni data dalla somma dei suoi appartenenti, è una "unità" nell'agire e nel pensare. Ha struttura propria, fini peculiari e relazioni particolari con gli altri gruppi: quello che in demodossalogia sono i pubblici. I bisogni di un gruppo (aspirazioni collettive) non sono i bisogni dei singoli appartenenti (aspettative personali), travalicano il gruppo articolandosi come una nuova istanza "unitaria".
Illuminante è stata la teoria nota come Lsp (life-space). Riprendiamo da "Demodossalogia ed opinione pubblica" (edizioni Sidd, marzo 1998):
Nel frattempo Lewin aveva teorizzato lo spazio di vita in funzione della personalità (P) e della rappresentazione psicologica dell'ambiente (A) facendolo dipendere dal comportamento (C), per cui il comportamento è in funzione dello spazio di vita, secondo la formula C=f(Lsp), e lo spazio di vita Lsp (life-space) è dato da Lsp=f(P,A).
Ci sono molti fatti, specificava Lewin, che giocano un ruolo attivo nel comportamento sociale senza che le persone ne siano consapevoli. Fra questi occorre tener presente la probabilità con la quale l'individuo vede lo stato di cose attuali e future in quanto il grado di certezza influenza anch'esso il suo comportamento. Per prevedere quali mutamenti di condizioni si verificheranno dobbiamo concepire, sempre secondo Lewin, la vita di gruppo come il risultato di specifiche forze all'interno di un più ampio contesto, in quanto gli eventi fisici sono, senza eccezioni, conformi a legge per cui nello studio della dinamica sociale è importante non fare astrazione dalla situazione "ma trovare quelle situazioni nelle quali i fattori responsabili della struttura dinamica totale possano essere resi evidenti nel modo più netto e semplice [...]".
Così come nella formulazione di Albert Einstein "non sono le cariche nè le particelle, ma il campo compreso nello spazio tra le cariche e le particelle che è essenziale per la descrizione dei fenomeni fisici", gli eventi sociali per Lewin non si spiegano con l'elemento in sè ma con le relazioni tra gli elementi.

Riassumendo: se la vita di gruppo (cioè il pubblico) è il risultato di forze interne ad un ampio contesto, gli eventi sociali dipendono dal gruppo (formato da individui che si adeguano alle aspirazioni collettive) e dalle circostanze ambientali (il mondo esterno a quel determinato pubblico).
La condotta, individuale o collettiva, è funzione sia del mondo interno personale che del mondo esterno. In questo modo le aspirazioni, i progetti, i desideri, i giudizi si intrecciano costantemente con le singole situazioni che di volta in volta si presentano e con i valori, le norme e i fatti che sovrastano il gruppo sociale; nonchè con le aspirazioni e il mondo interno degli altri gruppi sociali omogenei che sono in relazione con il gruppo sotto esame.
Per Lewin la vita di gruppo democratica è possibile solo se a tutti i partecipanti siano garantiti uguali canali di comunicazione, posizioni strutturali e possibilità di influire sul gruppo ed in favore di se stesso. Il risultato sarà che i gruppi a gestione democratica si dimostreranno qualitativamente più creativi, collaborativi, tesi al cambiamento e nel fornire una produzione più ricca, al contrario dei gruppi a guida autoritaria che sono efficienti, specie all'inizio, nel livello di elevata produzione. Accostando tali indicazioni di Lewin a quelle di padre Morlion sulla spontanea partecipazione popolare buonista si individua nel pubblico la inconscia volontà di recepire, con migliore disposizione, messaggi mirati alla coesione democratica del gruppo per meglio veicolare un'opinione. In sostanza un messaggio positivo ed autogestito fa più effetto di uno negativo o sceso dall'alto. I collaboratori di Lewin dimostrarono che le massaie e le partorienti che avevano discusso tra loro le decisioni da prendere superavano di gran lunga quelle che avevano solo ascoltato un conferenziere.
La conoscenza delle teorie di Lewin e la sua applicazione ai fini demodossalogici fu perorata dal gen. Adriano Magi-Braschi, già assistente incaricato negli anni '60 dall'Università di Perugia presso la cattedra di Storia del Giornalismo allora affidata a Federico Augusto Perini-Bembo; successivamente, a partire dalla fine degli anni '80, Magi-Braschi si fece promotore di iniziative tese a definire i rapporti tra le teorie di Lewin e la Demodossalogia, scontrandosi con Perini-Bembo. Contemporaneamente le teorie di Lewin furono sussunte nella tesi di laurea in sociologia "Inchiesta demodossalogica sul post-industriale" e poi, nel 1993, indicate in "Presupposti psicosociali all'inchiesta demodossalogica", testo apparso sul n. 1-3 anno XXVII della rivista Sociologia edita dall'istituto Luigi Sturzo.
Magi-Braschi studiò psicologia sociale in Germania e fu l'ultimo ufficiale di cavalleria che, con il reparto al galoppo, conquistò una postazione nella seconda guerra mondiale; nel dopoguerra fu addetto militare presso le ambasciate italiane e ricoprì incarichi nei servizi della difesa ed il Centro di studi militari, il suo nome fu accostato ai piani eversivi neofascisti della "rosa dei venti".