Rispetto alle varie scuole di pensiero che hanno indagato sull'opinione pubblica e sul pubblico i ricercatori della Demodossalogia, sin dall'inizio, hanno studiato e chiarito le differenze tra folla e pubblici e la classificazione dei vari pubblici, proponendo un originale metodo di ricerca e valutazione delle opinioni pubbliche. Per Paolo Orano e Federico Augusto Perini-Bembo lo studio dell'opinione pubblica rientrava nella scienza, appunto, dell'opinione pubblica; una disciplina omnicomprensiva da studiare nel suo complesso e destinata a divenire scienza, quella che poi sarebbe divenuta, con altro nome, dopo circa sessantanni,
Scienze della Comunicazione senza peraltro - non diciamo riconoscere il merito dei primi studiosi - assorbire o confrontarsi con i concetti ed i metodi propri della demodossalogia, che inizieremo a conoscere dalla prossima puntata.
In codesta puntata proponiamo una veloce carrellata degli studiosi, di scuole diverse dalla demodossalogia, che hanno - in un certo qual modo - chi più, chi meno, indagato sul fenomeno pubblica opinione e sul concetto di pubblico prima degli anni '80.
Per meglio chiarire l'atteggiamento degli accademici italiani verso la demodossalogia, e di converso nei confronti dello studio dell'opinione pubblica, sino all'istituzione del Corso e successivamente della Facoltà di Scienze della Comunicazione, notiamo come nel "Dizionario di Sociologia" di Franco Demarchi e Aldo Ellena (Edizioni Paoline, 1976) non è citata la voce pubblico, mentre nel "Dizionario di sociologia" di Luciano Gallino (Utet Torino, 1978) non sono citate le voci "pubblico" e "opinione pubblica". Gallino addirittura confonde il pubblico con la massa, seguendo in questo
- Michele del Vescovo (che almeno ci aveva dato delle chiarificazioni metodologiche),
- Gustave Le Bon ("La folla", Parigi 1895),
- Sigmund Freud ("Psicologia delle masse ed analisi dell'io", Vienna 1921),
- Josè Ortega Y Gasset ("La ribellione delle masse", Madrid 1930),
- Max Horkheimer e Theodor W. Adorno ("Massa" in Lezioni di sociologia, Francoforte s.M. 1956), ed altri.
Al contrario degli illustri docenti di sociologia italiani nel "Dizionario di Sociologia" di George A. e Achilles G. Theodorson, edito nel 1969 e tradotto in Italia nel 1975 da Alberto Marotta editore, Napoli, figura una esauriente, seppure limitata, voce sul pubblico (public) e la public opinion (opinione pubblica), oltre a opinion poll (sondaggio d'opinione), opinion (opinione) e opinion leader (leader d'opinione).
Per G. e A. Theodorson il pubblico è un considerevole numero di individui che condividono un interesse comune del quale essi stessi e gli altri sono consci; in virtù di questo interesse comune "hanno un senso di unità e di identificazione" e non sono da confondersi con le cosiddette "categorie sociali" che costituiscono "semplicemente una classe di persone come le donne lavoratrici o i laureati". Il pubblico, sottolineano i due autori, "fa sentire il suo peso" attraverso il voto, gli acquisti, le lettere ai giornali, la non cooperazione, ecc. Interessante il fatto che gli autori del dizionario edito da A. Marotta distinguono il pubblico dalla folla: la folla (crowd) è un "raggruppamento temporaneo" di individui che abbiano un interesse in comune, che si trovino fisicamente vicini e che non abbiano una storia di precedente interazione; di solito la folla si disperde e si distingue dal pubblico.
Alla voce "folla" Gallino rimanda a "massa" dandone una estesa trattazione, con nutriti riferimenti a vari studiosi, senza però distinguere tra raggruppamento temporaneo (folla) e il senso di unità insito nel pubblico. Anche per Demarchi, che cita principalmente Le Bon e Ortega y Gasset, folla e pubblico rientrano nella massa.
Le Bon in "La psicologia delle folle" (1895) e
Ortega y Gasset in "La ribellione delle masse" (1930) danno una visione negativa della massa, capace solo di distruggere e pronta a imporre la sua volontà attraverso un'azione diretta. Per i due autori gli individui si trasformano in indistinta massa, un agglomerato di persone radunate in un luogo che si suggestionano vicendevolmente.
Ma anche
Freud (nel 1921), similmente a Tarde, vede nelle masse le caratteristiche indicate da Le Bon quando in "Psicologia delle masse ed analisi dell'io" scrive:
All'interno di una massa e per influsso di questa, il singolo subisce una modificazione spesso profonda della propria attività psichica. La sua affettività viene straordinariamente esaltata, la sua capacità intellettuale si riduce in misura considerevole, ed entrambi i processi tendono manifestatamente a equipararlo agli altri individui della massa.
Nella scheda bibliografica, curata da Antonella Liberati, allegata alla "Dispensa n. 1 di demodossalogia" (anno accademico 2000-2001) l'autrice scrive:
Le Bon osserva e analizza le dinamiche che portano al verificarsi dei comportamenti e della persona presa come individuo e della stessa - indipendentemente dal grado di cultura o rilevanza sociale - qualora questa si inserisca in una folla.
Egli generalizza con questo termine quello che poi la Demodossalogia analizzerà più sottilmente come diverse qualità di pubblico, anche se lo stesso Le Bon le suddivide per classi, sottoclassi e ambiti di azione.
Per Le Bon la "folla" è un gruppo di persone che seguono una proposta appetibile solo perchè resa affascinante e trascinante da qualcuno fornito di prestigio e grande capacità di proporre qualsiasi cosa con frasi immaginifiche e teatrali [...]
Le Bon dimostra anche la ciclicità del formarsi, divenire, accedere, sfaldarsi e poi dare inizio all'inseguimento di una nuova speranza di gruppi di persone che così divengono popolo per poi rifrantumarsi in mille schegge centrifughe, prima di aggregarsi di nuovo intorno a un qualche vessillo. [...]
Le Bon evidenzia un altro aspetto delle ragioni delle folle che invece sembra sfuggire a aziende multinazionali come a missionari o altri trasferitori di "civiltà": non è possibile trasferire sic et simpliciter gli elementi di una civiltà - solo perchè è in una fase di apparente maturazione - di un popolo ad un altro popolo, presunto in uno stadio di maturazione "inferiore" e supporre che possa funzionare in un contesto completamente diverso solo perchè è adatta o sembra aver funzionato altrove. [...]
Il disincanto di Gustave Le Bon è quello dei demodossaloghi di oggi e le dinamiche che sottendono o scivolano su una opinione pubblica di oggi sono gli stessi di allora.
Le Bon, nato nella Loira nel 1842 e morto a Parigi nel 1931, fu un'eclettica personalità della seconda metà del XIX secolo. "Psicologia delle folle", edito in Italia nel 1980 da Longanesi e &, fu scritto nel 1895 quando ormai la sociologia positivistica era entrata in crisi e si avvertivano le prime avvisaglie di quella che sarebbe divenuta la società i massa. Il libro è considerato, fra le sue numerose opere, la più importante e duratura.
La Liberati chiude la scheda riportando, per intero o sunteggiate, alcune frasi tratte dal libro per meglio chiarirne i concetti:
- I grandi cambiamenti di civiltà sono conseguenza dei cambiamenti nel pensiero dei popoli... I soli cambiamenti importanti, quelli che consentono il rinnovarsi delle civiltà, avvengono nelle opinioni, nei concetti e nelle credenze;
- La folla acquista un'immaginazione deformante che le fa sembrare reali le immagini evocate dal suo spirito e dalle immagini dell'affabulatore. Per effetto del contagio poi, tutti affermeranno la stessa cosa per verità rivelata.
- In una folla l'imbecille, l'ignorante e l'invidioso sono liberati dal sentimento della loro nullità ed impotenza al quale si sostituisce la nozione di una forza brutale, transitoria, ma immensa.
- Le folle, conoscendo soltanto sentimenti semplici e intensi, accettano oppure respingono in blocco le opinioni, le idee e le credenze ad esse proposte, considerandole verità assolute o errori non meno assoluti.
- Molti uomini di stato credono di poter rompere con il passato in base ai lumi della ragione, ma un popolo è un organismo creato dal passato e cioè per lenta sedimentazione di valori.
- Le istituzioni non possono rimediare ai difetti della società. I governi e le istituzioni rappresentano il prodotto della razza. Sono creati da un'epoca e non la creano.
- La folla è un gregge che non può fare a meno di un padrone. I padroni reclutano i più fedeli fra neurotici, esagitati, semi-alienati che vivono al limite della follia. I capi sfruttano la sete d'obbedienza e non di libertà della folla.
- I mezzi con i quali i capi agiscono sono: l'affermazione, la ripetizione, il contagio.
- Passare dalla barbarie alla civiltà inseguendo un sogno, poi declinare e morire quando il sogno è finito, tale è il ciclo della vita di un popolo.
Anche il magistrato e ricercatore sociale
Gabriel Tarde, nato a Sarlat-Dordogne nel 1843 e deceduto a Parigi nel 1904, aveva sottolineato ne "Les lois de l'imitation" (scritto nel 1890 e tradotto nel 1976 dalla Utet di Torino) e ne "L'opinion et la faule" (Alcan Paris, 1901) la forza dell'imitazione spiegata da Le Bon, mentre l'altro francese
Emile Durkheim (nato nel 1858 a Epinal e deceduto a Parigi nel 1917), docente di sociologia prima a Bordeaux e poi a la Sorbona, nella pubblicazione "Revue Bleu, anno X" (1898) sottolineò nel saggio "L'individualisme et les intellectuels" come le rappresentazioni collettive travalicano il singolo individuo divenendo "qualcosa d'altro".
Per
S. E. Asch "noi ci influenziamo l'un con l'altro [...] a mezzo di emozioni e di pensieri" (in "Psicologia Sociale", Sei editrice Torino, 1958). H. Tajfel in "Psicologia sociale e processi sociali" (1976) aggiunge che gli individui quando appartengono ad un gruppo non reagiscono come individui ma "come membri del loro gruppo".
Nello scorso secolo numerosi studiosi si sono posti interrogativi sulla formazione dei gruppi in relazione allo scaturire delle opinioni pubbliche, citiamo E. Durkheim (1893),
W. Pareto (1916),
T. Parson (1937),
R. Merton (1951),
L. Festinger, H. Riecken, S. Schachter (1956), D. Katz (1960),
W. Lippmann (1963), C. H. Cooley (1963), J. Klapper (1964), J. Folliet (1965), A. Zanacchi (1969), J. Gill (1970), D. Victoroff (1972), ed altri, ma chi ha applicato la rilevazione ed interpretazione dell'opinione pubblica per fini pratici e non di mero studio o ricerca empirica, oltre ai demodossaloghi, sono stati
Paul Lazarsfeld e
Harold Lasswell, seguiti da
John Naisbitt fondatore e presidente della omonima azienda di ricerche (Naisbitt Group) nel 1968.
Lazarsfeld e Lasswell, in seguito all'intervento americano nel corso della seconda guerra mondiale (1941-1944), nell'intento di trovare un metodo per ottenere alcune informazioni sull'economia e l'industria della Germania e lo stato d'animo della popolazione tedesca (che normalmente avrebbero ottenuto con i sondaggi d'opinione), attraverso la quotidiana lettura dei giornali tedeschi ricavarono informazioni sui rifornimenti, i trasporti, la situazione alimentare, la produzione, i decessi, ecc. costruendo in tale modo un panorama della reale situazione tedesca.
Colpiti dal successo di tale metodo che in seguito denominarono "analisi delle informazioni contenute" (
content analysis) lo applicarono anche ai giornali giapponesi.
Perchè tanta fiducia che l'analisi dei contenuti sia un mezzo efficace per sondare il cambiamento sociale? Ha detto Naisbitt in "Megatrend", Sperling & Kupfer editori 1984 :
Perchè lo spazio delle notizie in un giornale è un sistema chiuso. Per ragioni economiche, la quantità di spazio dedicata alle notizie in un giornale non cambia in misura significativa nel corso del tempo. Così quando si introduce qualcosa di nuovo, si deve omettere qualcosa d'altro o un insieme di cose. Non si può sommare se non si sottrae. E' il principio della scelta forzata in un sistema chiuso.
In verità già nel 1939 il controspionaggio della Marina militare italiana attraverso la lettura quotidiana dei giornali esteri otteneva informazioni sugli atteggiamenti non ufficiali della politica degli stati esteri nei confronti dell'Italia e di Benito Mussolini, attraverso una lettura incrociata denominata analisi effemerocritica, un caposaldo della demodossalogia che è stato il padre (anche se non riconosciuto) delle odierne "fonti aperte" utilizzate dai servizi di mezzo mondo.