Corso # 10 # La scienza del giornalismo
Lo studio delle pubbliche opinioni, come già accennammo, è di data piuttosto recente. Esso ha ingenerato diversi equivoci, da taluni essendo stato considerato di natura eminentemente sociologica (campione, in Italia, G. B. Vico), da altri eminentemente psicologica (come il Bordier e il Tarde hanno messo in chiara evidenza, attraverso le tendenze imitative), a seconda dell'orientamento mentale e della specifica preparazione degli stessi studiosi.
Dopo il Vico e lo Stellini, anticipatori di quel determinismo per cui l'individuo non è conoscibile se prima non si ricerchino le forze collettive causali, Gian Domenico Romagnosi e quindi Carlo Cattaneo dettero forse l'impulso più considerevole a questi rami d'indagini.
Al termine di una lunga esposizione conclude citando il pensiero
di Josè Ortega Gasset e di Giuliano Gaeta. C'interessa il primo per la sua esplicita dichiarazione che le leggi dell'opinione pubblica corrispondono, nella storia, alla legge di gravitazione universale nella fisica di Newton: questa produce il movimento, quelle la storia umana che altrimenti sarebbe impossibile.
C'interessa il secondo in quanto si tratta di uno storico del giornalismo che non ha particolarmente approfondito il fenomeno della pubblica opinione; eppure, dopo aver detto ("Il fenomeno giornalistico", Trieste 1948) che le opinioni sono un giudizio in largo senso, afferma che esse, insieme alle credenze e alle coscienze collettive, sono contemporaneamente il soggetto e l'oggetto del fenomeno giornalistico. Con ciò riconoscendo quanto da anni andavamo sostenendo ("L'insegnamento del giornalismo", Parma 1940) [...]
Approfondendo il significato storico del giornalismo noi scrivevamo nel 1938 che l'opinione pubblica è capriccio e coscienza, è altruismo e ambizione, è fama e moralismo, è scandalo e réclame, è avvilimento ed entusiasmo, è idealismo e materialismo, è personalismo ed obbiettività, è un misto di sentimenti, interessi, credenze, illusioni, imposizioni, aspirazioni, che costituiscono la forza del popolo. Questa può estrinsecarsi in consenso collaborativo od in corrosivo malcontento od in agitazione legale o violenta od in obbediente resistenza od in attivismo rivoluzionario: in ogni caso è forza, quindi valore, quindi soggetto di storia e materia d'indagine. L'opinione pubblica, fenomeno di psicologia collettiva, e meditativo e riflesso e dialettico insieme, costituisce pertanto obbietto di scienza etico-politica...
Perini-Bembo inizia il sub-capitolo "oclologia e demologia differenziali" chiedendosi quali sono le caratteristiche "peculiari" di una folla o di un pubblico. La risposta è:
Quelle corrispondenti alla media delle caratteristiche di ciascun componente di quella data folla o quel dato pubblico, tenuto conto che ciascun individuo partecipa, contemporaneamente e più o meno coscientemente ad un numero indefinito di altri pubblici.
Tali caratteristiche, in via del tutto astratta, si dovrebbero quindi ottenere immedesimandoci in ciascun componente di una folla o di un pubblico (processo analitico) per poi sommare in gruppi distinti le caratteristiche comuni a più componenti e quindi farne la media, in proporzione al numero dei componenti di ciascun gruppo. Ma ciò porterebbe ad un ginepraio di classificazioni discrezionali e di calcoli, che per quanto possano approssimarsi a conclusioni corrispondenti al vero, sarebbero sempre imprecisi, sia per la fluidità propria di ogni folla e di ogni pubblico, sia per l'impossibilità materiale di tener conto di tutti gli infiniti elementi che concorrono a differenziare gli individui delle pluralità umane.
Occorre pertanto seguire un metodo pratico, i cui risultati siano sufficienti ai fini ultimi e specifici delle nostre indagini.E' allora che più efficacemente si può agire su quel pubblico, il quale d'altro canto diviene di per se stesso più efficiente.
- Per quanto concerne le folle, le caratteristiche specifiche di ciascuna sono quelle proprie della o delle cause determinanti la formazione della folla che interessa. Tali cause sono innumerevoli, ma perlopiù hanno importanza le seguenti: paura, fanatismo (religioso, patriottico, partitico, classistico), bisogni economici, sensibilità reattiva alle offese, generosità, amore del vero o del bello, curiosità, ecc.
- Per quanto concerne i pubblici ci giova la classificazione da noi fatta, la quale è pure utile per circoscrivere - quando un dato pubblico interessi per agirvi attivamente - la fisonomia di ogni pubblico, in modo da far si che ogni singolo componente si adegui sempre più ad essa, sia cioè di essa quasi lo specchio, in definitiva acquisisca una crescente coscienza di appartenere ad un dato pubblico.
Da quanto premesso risulta che:Ne deriva che coscienza, consenso, interesse decrescenti, con le modalità ora enunciate, presentano, nell'ordine, le seguenti categorie di pubblici:
- a) la forza sociale (potremmo anche chiamarla peso) di un pubblico è proporzionale alla coscienza, al grado di consenso ed all'interesse di appartenervi, da parte dei suoi cmponenti;
- b) l'efficacia di una qualsiasi azione formativa su di un pubblico è proporzionale alla sua forza sociale.
(complessi (sogg.-obb.-virt.)
1)
(soggettivo-obbiettivi
(soggettivo-virtuali
2)
(soggettivi
(obbiettivo-virtuali
3)
(obbiettivi
4) virtuali.
Questa scala di valori può essere utilizzata mettendola in rapporto con le premesse a) e b).
Quando, nel 1928, materie d'indole giornalistica fecero il loro ingresso ufficiale nelle università italiane (ed a Paolo Orano fu affidata la prima cattedra ordinaria di storia del giornalismo nell'ateneo perugino), costituendovi per di più una specializzazione giornalistica, con facoltà di rilasciare diplomi accademici cui fu per legge riconosciuto pieno valore legale, non si fece che riconoscere - come già avvenuto nelle principali nazioni civili - il contenuto e l'importanza scientifica del giornalismo, inteso quale multiforme espressione dell'opinione pubblica e mezzo multiforme della medesima. L'equivoco tra giornalismo e giornale, successivamente generato dall'incompetenza di taluni ambienti, alimentato ad arte dalla gretta sospettosità sia scientifica che professionale di alcune persone, fu combattuto fin dal principio da quei pochi seri cultori della moderna disciplina, che facevano capo alla scuola di Perugia.
Quando si parla di giornalismo la mente ricorre comunemente - per somiglianza di termine - al giornale stampato, mentre invece sono diverse le accezioni secondo le quali si può considerarlo, partendo da quella più generica, a base etimologica, di diurnalia, cioè quotidianismo. Comunque la più inesatta, fra tutte, è quella che fa del giornalismo un sinonimo della parola stampa. Questo termine stampa, benchè di uso corrente (tanto è vero che gli stessi circoli dei giornalisti si chiamano della stampa ed un giornalista accede in qualità di stampa all'omonima tribuna del Parlamento) è improprio per difetto e per eccesso:La stampa in ogni caso assolve pure ad una funzione di accelerazione della dinamica psico-sociale. Chiese, partiti, istituzioni, che oggi hanno i loro giornali, prima erano anche interiormente più lenti ad evolversi ed a modificarsi. Oggi, specie nel campo politico, l'etichetta esterna conta ben poco, perchè indica solo una certa posizione di partenza; alla prima tappa già molto si trova di trasformato. [...]
- per difetto perchè nel giornalismo la stampa letteralmente intesa è veramente uno dei tanti mezzi e dei più recenti - essendovi molti altri mezzi visivi o sonori, ecc. per cui ad esempio un radiocronista verrebbe altrimenti ingiustificabilmente escluso -;
- per eccesso perchè non tutto il pubblicismo stampato ha sostanza giornalistica, come per esempio (e salvo in speciali contingenze) taluni romanzi, specialmente di epoche remote e la ristampa di classici e i libri di preghiere o di scienze naturali o di arte o di tecnica, ecc. Questa specie di stampa, che chiamiamo libraria, ha precipuo valore per la bibliologia, ma è di secondaria importanza per la demodossalogia, cioè per la scienza del giornalismo. [...]
Possiamo anche aggiungere che nessuna importante conquista sociale si è potuta attuare senza un'adeguata preparazione giornalistica, la quale se ha tratto ispirazione da una data situazione od atteggiamento spirituale collettivo, non meno ha giovato a meglio delinearli, sostanziarli, maturarli, determinando quindi la loro affermazione effettuale.
Il secondo capitolo della dispensa si chiude affrontando il tema "Giornalismo, propaganda ed opinione pubblica" sottolineando come, quando il quotidianismo (il diurnalia dei latini) balza in primo piano,
allora è il mito delle 24 ore che domina: l'ansia, la curiosità, l'interesse di sapere e di far sapere al più presto, trasmettendo in qualsiasi ora del giorno e della notte, con ogni mezzo più idoneo, perchè l'ieri perde valore, tutti essendo protesi verso l'oggi per prepararsi al domani. Così si intrecciano gli elementi formativi delle pubbliche opinioni, essenzialmente dinamiche; così si differenziano i vari pubblici, per un particolare motivo religioso o politico o morale o culturale ovvero per una particolare condizione di fatto, che può essere anche un pericolo o una minaccia comuni.
L'equivoco sul termine giornalismo più sopra lamentato, è stato stroncato definitivamente con l'affermazione scientifica della demodossalogia, avvenuta nell'immediato anteguerra, di quest'ultima guerra mondiale che ha avuto ripercussioni tanto gravi anche nel campo degli studi. Affermazioni che partirono dalla scuola di Perugia e furono confermate in convegni specializzati [segue l'elenco di sei convegni dal 1938 al 1942], nell'insegnamento della materia impartita quindi nell'Università di Roma con pieni effetti legali e nel riconoscimento statale (1943) di un Centro di studi demodossalogici. [...]
L'opinione pubblica, insomma (esattamente il complesso delle pubbliche opinioni, che sono di maggioranza e di minoranza) è quanto specialmente interessa analizzare e studiare per divenirne edotti e per influire su di essa.
Un pubblico originario o derivato è indispensabile per esprimere una pubblica opinione o per svolgere una propaganda ideologica o commerciale qualsiasi. Una tale propaganda, rivolta ad una folla, diviene efficiente solo se riesca a sbozzare dalla folla stessa il proprio pubblico [...]
Sulla prossima puntata del nostro sintetico corso di "Introduzione alla demodossalogia" affronteremo il terzo capitolo della dispensa per l'anno accademico 1951.



