dEMODOSSALOGIA E oPINIONE pUBBLICA

30 aprile 2006

Corso # 10 # La scienza del giornalismo

Dopo aver negato che possa esistere una scienza dell'opinione Federico Augusto Perini-Bembo affronta, nella seconda parte della sua dispensa universitaria del 1951, il tema dell'opinione pubblica iniziando dall'excursus storico, "la cui origine si confonde con l'origine della società umana". A questo proposito cita Cicerone, Tito Livio, e via via sino ai moderni con una lunghissima fila di nomi e riferimenti; riferendosi alla natura dell'opinione pubblica afferma che:
Lo studio delle pubbliche opinioni, come già accennammo, è di data piuttosto recente. Esso ha ingenerato diversi equivoci, da taluni essendo stato considerato di natura eminentemente sociologica (campione, in Italia, G. B. Vico), da altri eminentemente psicologica (come il Bordier e il Tarde hanno messo in chiara evidenza, attraverso le tendenze imitative), a seconda dell'orientamento mentale e della specifica preparazione degli stessi studiosi.
Dopo il Vico e lo Stellini, anticipatori di quel determinismo per cui l'individuo non è conoscibile se prima non si ricerchino le forze collettive causali, Gian Domenico Romagnosi e quindi Carlo Cattaneo dettero forse l'impulso più considerevole a questi rami d'indagini.

Al termine di una lunga esposizione conclude citando il pensiero
di Josè Ortega Gasset e di Giuliano Gaeta. C'interessa il primo per la sua esplicita dichiarazione che le leggi dell'opinione pubblica corrispondono, nella storia, alla legge di gravitazione universale nella fisica di Newton: questa produce il movimento, quelle la storia umana che altrimenti sarebbe impossibile.
C'interessa il secondo in quanto si tratta di uno storico del giornalismo che non ha particolarmente approfondito il fenomeno della pubblica opinione; eppure, dopo aver detto ("Il fenomeno giornalistico", Trieste 1948) che le opinioni sono un giudizio in largo senso, afferma che esse, insieme alle credenze e alle coscienze collettive, sono contemporaneamente il soggetto e l'oggetto del fenomeno giornalistico. Con ciò riconoscendo quanto da anni andavamo sostenendo ("L'insegnamento del giornalismo", Parma 1940) [...]
Approfondendo il significato storico del giornalismo noi scrivevamo nel 1938 che l'opinione pubblica è capriccio e coscienza, è altruismo e ambizione, è fama e moralismo, è scandalo e réclame, è avvilimento ed entusiasmo, è idealismo e materialismo, è personalismo ed obbiettività, è un misto di sentimenti, interessi, credenze, illusioni, imposizioni, aspirazioni, che costituiscono la forza del popolo. Questa può estrinsecarsi in consenso collaborativo od in corrosivo malcontento od in agitazione legale o violenta od in obbediente resistenza od in attivismo rivoluzionario: in ogni caso è forza, quindi valore, quindi soggetto di storia e materia d'indagine. L'opinione pubblica, fenomeno di psicologia collettiva, e meditativo e riflesso e dialettico insieme, costituisce pertanto obbietto di scienza etico-politica...

Perini-Bembo inizia il sub-capitolo "oclologia e demologia differenziali" chiedendosi quali sono le caratteristiche "peculiari" di una folla o di un pubblico. La risposta è:
Quelle corrispondenti alla media delle caratteristiche di ciascun componente di quella data folla o quel dato pubblico, tenuto conto che ciascun individuo partecipa, contemporaneamente e più o meno coscientemente ad un numero indefinito di altri pubblici.
Tali caratteristiche, in via del tutto astratta, si dovrebbero quindi ottenere immedesimandoci in ciascun componente di una folla o di un pubblico (processo analitico) per poi sommare in gruppi distinti le caratteristiche comuni a più componenti e quindi farne la media, in proporzione al numero dei componenti di ciascun gruppo. Ma ciò porterebbe ad un ginepraio di classificazioni discrezionali e di calcoli, che per quanto possano approssimarsi a conclusioni corrispondenti al vero, sarebbero sempre imprecisi, sia per la fluidità propria di ogni folla e di ogni pubblico, sia per l'impossibilità materiale di tener conto di tutti gli infiniti elementi che concorrono a differenziare gli individui delle pluralità umane.
Occorre pertanto seguire un metodo pratico, i cui risultati siano sufficienti ai fini ultimi e specifici delle nostre indagini.
  • Per quanto concerne le folle, le caratteristiche specifiche di ciascuna sono quelle proprie della o delle cause determinanti la formazione della folla che interessa. Tali cause sono innumerevoli, ma perlopiù hanno importanza le seguenti: paura, fanatismo (religioso, patriottico, partitico, classistico), bisogni economici, sensibilità reattiva alle offese, generosità, amore del vero o del bello, curiosità, ecc.
  • Per quanto concerne i pubblici ci giova la classificazione da noi fatta, la quale è pure utile per circoscrivere - quando un dato pubblico interessi per agirvi attivamente - la fisonomia di ogni pubblico, in modo da far si che ogni singolo componente si adegui sempre più ad essa, sia cioè di essa quasi lo specchio, in definitiva acquisisca una crescente coscienza di appartenere ad un dato pubblico.
E' allora che più efficacemente si può agire su quel pubblico, il quale d'altro canto diviene di per se stesso più efficiente.
Da quanto premesso risulta che:
  • a) la forza sociale (potremmo anche chiamarla peso) di un pubblico è proporzionale alla coscienza, al grado di consenso ed all'interesse di appartenervi, da parte dei suoi cmponenti;
  • b) l'efficacia di una qualsiasi azione formativa su di un pubblico è proporzionale alla sua forza sociale.
Ne deriva che coscienza, consenso, interesse decrescenti, con le modalità ora enunciate, presentano, nell'ordine, le seguenti categorie di pubblici:

(complessi (sogg.-obb.-virt.)
1)
(soggettivo-obbiettivi

(soggettivo-virtuali
2)
(soggettivi

(obbiettivo-virtuali
3)
(obbiettivi

4) virtuali.

Questa scala di valori può essere utilizzata mettendola in rapporto con le premesse a) e b).

Quando, nel 1928, materie d'indole giornalistica fecero il loro ingresso ufficiale nelle università italiane (ed a Paolo Orano fu affidata la prima cattedra ordinaria di storia del giornalismo nell'ateneo perugino), costituendovi per di più una specializzazione giornalistica, con facoltà di rilasciare diplomi accademici cui fu per legge riconosciuto pieno valore legale, non si fece che riconoscere - come già avvenuto nelle principali nazioni civili - il contenuto e l'importanza scientifica del giornalismo, inteso quale multiforme espressione dell'opinione pubblica e mezzo multiforme della medesima. L'equivoco tra giornalismo e giornale, successivamente generato dall'incompetenza di taluni ambienti, alimentato ad arte dalla gretta sospettosità sia scientifica che professionale di alcune persone, fu combattuto fin dal principio da quei pochi seri cultori della moderna disciplina, che facevano capo alla scuola di Perugia.
Quando si parla di giornalismo la mente ricorre comunemente - per somiglianza di termine - al giornale stampato, mentre invece sono diverse le accezioni secondo le quali si può considerarlo, partendo da quella più generica, a base etimologica, di diurnalia, cioè quotidianismo. Comunque la più inesatta, fra tutte, è quella che fa del giornalismo un sinonimo della parola stampa. Questo termine stampa, benchè di uso corrente (tanto è vero che gli stessi circoli dei giornalisti si chiamano della stampa ed un giornalista accede in qualità di stampa all'omonima tribuna del Parlamento) è improprio per difetto e per eccesso:
  • per difetto perchè nel giornalismo la stampa letteralmente intesa è veramente uno dei tanti mezzi e dei più recenti - essendovi molti altri mezzi visivi o sonori, ecc. per cui ad esempio un radiocronista verrebbe altrimenti ingiustificabilmente escluso -;
  • per eccesso perchè non tutto il pubblicismo stampato ha sostanza giornalistica, come per esempio (e salvo in speciali contingenze) taluni romanzi, specialmente di epoche remote e la ristampa di classici e i libri di preghiere o di scienze naturali o di arte o di tecnica, ecc. Questa specie di stampa, che chiamiamo libraria, ha precipuo valore per la bibliologia, ma è di secondaria importanza per la demodossalogia, cioè per la scienza del giornalismo. [...]
La stampa in ogni caso assolve pure ad una funzione di accelerazione della dinamica psico-sociale. Chiese, partiti, istituzioni, che oggi hanno i loro giornali, prima erano anche interiormente più lenti ad evolversi ed a modificarsi. Oggi, specie nel campo politico, l'etichetta esterna conta ben poco, perchè indica solo una certa posizione di partenza; alla prima tappa già molto si trova di trasformato. [...]
Possiamo anche aggiungere che nessuna importante conquista sociale si è potuta attuare senza un'adeguata preparazione giornalistica, la quale se ha tratto ispirazione da una data situazione od atteggiamento spirituale collettivo, non meno ha giovato a meglio delinearli, sostanziarli, maturarli, determinando quindi la loro affermazione effettuale.

Il secondo capitolo della dispensa si chiude affrontando il tema "Giornalismo, propaganda ed opinione pubblica" sottolineando come, quando il quotidianismo (il diurnalia dei latini) balza in primo piano,
allora è il mito delle 24 ore che domina: l'ansia, la curiosità, l'interesse di sapere e di far sapere al più presto, trasmettendo in qualsiasi ora del giorno e della notte, con ogni mezzo più idoneo, perchè l'ieri perde valore, tutti essendo protesi verso l'oggi per prepararsi al domani. Così si intrecciano gli elementi formativi delle pubbliche opinioni, essenzialmente dinamiche; così si differenziano i vari pubblici, per un particolare motivo religioso o politico o morale o culturale ovvero per una particolare condizione di fatto, che può essere anche un pericolo o una minaccia comuni.
L'equivoco sul termine giornalismo più sopra lamentato, è stato stroncato definitivamente con l'affermazione scientifica della demodossalogia, avvenuta nell'immediato anteguerra, di quest'ultima guerra mondiale che ha avuto ripercussioni tanto gravi anche nel campo degli studi. Affermazioni che partirono dalla scuola di Perugia e furono confermate in convegni specializzati [segue l'elenco di sei convegni dal 1938 al 1942], nell'insegnamento della materia impartita quindi nell'Università di Roma con pieni effetti legali e nel riconoscimento statale (1943) di un Centro di studi demodossalogici. [...]
L'opinione pubblica, insomma (esattamente il complesso delle pubbliche opinioni, che sono di maggioranza e di minoranza) è quanto specialmente interessa analizzare e studiare per divenirne edotti e per influire su di essa.
Un pubblico originario o derivato è indispensabile per esprimere una pubblica opinione o per svolgere una propaganda ideologica o commerciale qualsiasi. Una tale propaganda, rivolta ad una folla, diviene efficiente solo se riesca a sbozzare dalla folla stessa il proprio pubblico [...]

Sulla prossima puntata del nostro sintetico corso di "Introduzione alla demodossalogia" affronteremo il terzo capitolo della dispensa per l'anno accademico 1951.

29 aprile 2006

Pubblicazioni # Puntualizzazioni demodossalogiche

Sul numero di aprile, anno 44, dell'agenzia stampa Informatore Economico Sociale diretta da Francesco Bergamo:
  • Il prof. Andrea Tilatti, docente di Storia Medioevale all'Università di Udine, risponde alle domande sull'opinione pubblica; Perchè muore il giornalismo d'inchiesta? Una analisi ed una proposta; Una riflessione sul convegno di studio del maggio '65 all'hotel Parco dei Principi di Roma su "La guerra rivoluzionaria".
  • Sul numero 427, anno LXIX, (marzo 2006) di "Scienza e Tecnica", diretta da Rocco Capasso:Il punto di vista demodossalogico sulle "Funzioni comunicative oggettive della narrazione tradizionale" illustrato dal direttore del Laboratorio sociologico di demodossalogia Antonella Liberati; "Civiltà a confronto" a proposito di religioni in una analisi di Fulvio Roccatano.


28 aprile 2006

Incontri # Salute e diseguaglianze sociali

Dal 23 al 25 novembre a Pescara si svolgerà un convegno internazionale su "Salute e diseguaglianze sociali". Un tema di grande attualità dal momento che una grande quantità di studi ha registrato la persistenza di diseguaglianze sanitarie in tutti i paesi occidentali industrializzati e, anzi, un loro incremento nel corso degli ultimi decenni (sull'esempio di quanto avviene negli Usa). Esistono significative differenze tra classi sociali, livelli di istruzione e tipi di occupazione; tra gruppi etnici, tra donne e uomini e persino tra diverse aree geografiche. Appare quindi necessario sia approfondire e migliorare la qualità della ricerca sul tema, sia la sua effettiva spendibilità in termini di nuove e più efficaci strategie politiche.

27 aprile 2006

Incontri # Aspetti socio-politici

  • Mercoledì 24 maggio a Roma Stefano Rodotà discuterà sulla "Riservatezza" con gli Amici della Fondazione Einaudi.
  • Il 15 giugno a palazzo Baldassini a Roma in via delle Coppelle n. 35 (sede dell'Istituto Luigi Sturzo) si svolgerà una giornata di studi su "Europa grande Paese". In programma, tra gli altri, figurano gli interventi di Michele Marotta consigliere di amministrazione dell'istituto L. Sturzo; del sociologo Franco Ferrarotti; dei docenti Maria I. Macioti, Marcello Fedele, Carlo Mongardini, Andrea Bixio; Luigi De Marchi presidente della Società italiana di psicologia umanistica; Luciano Costa docente di informatica; Francesco Giorgino giornalista Rai; Francesco Maria Piccari ricercatore Cnr; Pietro Zocconali presidente Associazione nazionale sociologi; Anna Maria Coramusi presidente cooperativa sociale Maggio '82; Giuseppe Trieste presidente Fiaba; Arnaldo Gioacchini vicepresidente nazionale Ans; Lauro Venturi sociologo manager; Irene Ranaldi Consorzio sociale Co.in; Valeria Rastelli ricercatrice La Sapienza; Antonio Polifrone vicesegretario nazionale Ans; Giulio D'Orazio presidente onorario Sidd.


26 aprile 2006

Documenti # Propaganda politica

Ultimiamo la pubblicazione di quattro volantini di propaganda politica diffusi nel 1956 a Roma nel corso della campagna elettorale amministrativa, a dimostrazione del clima elettorale allora esistente.



La didascalia del volantino è la seguente:
Nel Lazio dal 1954 ad oggi i bravi amministratori social-comunisti hanno riportato i seguenti risultati: 4 sindaci condannati a varie pene detentive e 18 sindaci sospesi dalle loro funzioni, per truffa-peculato-violenza-vilipendio delle istituzioni, ecc:
Romani per la difesa della vostra città votate tutti anticomunismo.


25 aprile 2006

Incontri # Internazionali

  • Mercoledì 3 maggio alle ore 16.00, nell'aula 2 (secondo piano) della Terza Università di Roma a piazza della Repubblica, si svolgerà il "Secondo seminario internazionale" organizzato dal progetto del Laboratorio Pluralismo Culturale, nel quadro dei dialoghi religiosi e culturali nel Mediterraneo, sul tema: "Il dialogo possibile". Parteciperanno Carmelina Chiara Canta, coordinatrice; Justo Lacunza-Balda, Pontificio istituto di studi arabi e d'islamistica; Adnane Mokrani, teologo Sufi; Massimo Naro, Facoltà teologica di Sicilia; Tonio Dell'Olio, Centro interconfessionale per la pace.
  • Il 4 maggio ad Urbino e il 6 maggio a Pesaro presso la Facoltà di sociologia, l'Associazione italiana pubblicitari professionisti e l'Associazione italiana sociologi hanno organizzato un convegno internazionale sul tema "Insights. Prospettive etiche e nuove frontiere della pubblicità". Informazioni: antonioni@soc.uniurb.it


Documenti # Ai tempi di Peppone

A seguito dei precedenti post pubblichiamo, per documentazione storiografica politica-propagandistica, il terzo volantino diffuso cinquant'anni fa a Roma in occasione della campagna elettorale.



La didascalia in calce alla vignetta è la seguente:
Se non volete anche sotto il portone di casa il giornale murale del Pci e se non desiderate imparare a memoria ogni mattina gli ordini del giorno di Mosca:
Votate tutti e non disperdete il voto. Votate Dc.


Confronti # Ruolo della cultura scientifica

Il 21 e 22 si è svolto a Trento e Bolzano un confronto tra studiosi di diverse discipline sul tema "Dalla ricerca scientifica alla innovazione tecnologica. Ruolo della cultura scientifica per la società del futuro", organizzato dalla Società Italiana per il Progresso delle Scienze.
Nel suo intervento il presidente onorario della Sidd ha sottolineato come la tecnologia favorisce sempre l'economia ed è bene accetta da tutti ma spesso risolve dei problemi creandone altri. Pertanto occorre essere consapevoli dell'uso che se ne farà, attraverso un'ampia divulgazione, avviando la società verso un futuro improntato a fini di sviluppo e felicità e non per divenire docili utilizzatori di una scienza al solo servizio dell'economia.
Ecco allora il ruolo fondamentale dell'educazione scientifica, per ragionare non secondo coscienza o pregiudizio ma con raziocinio.
Il presidente onorario della Sidd ha, tra l'altro, posto le seguenti problematiche:
  • Dato che tra tecnologia ed economia c'è un intreccio inscindibile, chi ha il compito di divulgare la scienza cosa sta facendo per preparare la popolazione a quelle scelte fondamentali che quanto prima le istituzioni dovranno prendere?
  • Come si stanno preparando gli stessi scienziati per affrontare le svolte di un futuro ormai prossimo?
  • Hanno illustrato anzitutto ai politici quali sono i reali problemi planetari che ci sono davanti?
  • E' pronta l'economia a sfruttare la tecnologia innovativa che dovrà mutare rapporti e modi di vivere?


24 aprile 2006

Documenti # Le elezioni del '56

Con riferimento al post precedente riportiamo il secondo volantino diffuso nella campagna elettorale romana del 1956.



La didascalia che illustra la vignetta è la seguente:
Contro il pericolo spaventoso di vedere le vostre mogli e le vostre figlie trasformate in questo prototipo classico di proletaria di sinistra:
Romani votate tutti compatti e decisi anticomunismo cioè anti Pci e anti Psi.


23 aprile 2006

Documenti # I comunisti di Berlusconi

La crociata di Silvio Berlusconi contro i comunisti ha fatto pensare al periodo di Peppone e don Camillo. Di quell'epoca passata riportiamo, per documentazione istoriografica, il primo di quattro volantini propagandistici diffusi dalla Democrazia Cristiana a Roma nel 1956 (cinquant'anni orsono) in occasione di un'infuocata campagna elettorale.





La didascalia in calce alla vignetta è la seguente:
In Russia la chiesa è controllata da un consiglio di Stato, diretto da un agente della polizia politica. Sono fatti che possono darci un'idea di ciò che sarebbe, specialmente qui a Roma, la cosiddetta tolleranza religiosa del comunismo:
Romani per la difesa della vostra città, della vostra chiesa, della vostra famiglia votate tutti e non disperdete il voto. Votate Dc.


20 aprile 2006

Corso # 9 # Esiste la scienza dell'opinione?

Nella dispensa universitaria del 1951 per i corsi di demodossalogia svolti a La Sapienza di Roma, Federico Augusto Perini-Bembo indicava nell'oclologia lo studio della folla, nella demologia lo studio del pubblico e si chiedeva se la "dossalogia" potesse essere la scienza dell'opinione.

In questa puntata riportiamo integralmente le parti relative alla demologia e dossalogia per far seguito all'oclologia esaminata in precedenza, nel post del 10 c. m.
Abbiamo esemplificato, nel precedente capitolo, in merito al pensiero di diversi studiosi sul fenomeno folla; altrettanto potremmo fare per il fenomeno pubblico. Basterà accennare che il Centre Internationale de Synthèse, esaminando la folla, la denomina gruppo quando in essa sorga o risorga la tendenza all'organizzazione e il Dupréel definisce il pubblico quale aggregato umano dotato d'intensa coesione e durevole azione.

E' caratteristica la definizione di Sighele, per cui il pubblico è un aggregato eminentemente civile e moderno, caratterizzato da una comune coscienza (esaminata nella psicologia sociale) di elementi uniti dinamicamente: dove, tolto l'inciso iniziale, il concetto è sicuramente accettabile.

Il Le Bon , che vedremo criticato dal Sighele, chiama folla organizzata o psicologica (cioè pubblico) l'aggregato umano nel quale le personalità coscienti dei suoi componenti svaniscono e si forma un certo comune orientamento. Che egli definisce anima collettiva.

Anche la definizione del Tarde, escluso l'assolutismo dell'inciso iniziale, corrisponde al nostro concetto: complesso d'individui, fisicamente separati, riuniti da una simultanea e cosciente coesione mentale. Naturalmente non sono in gioco soltanto le facoltà dell'intelletto; basterebbero a dimostrarlo i nutriti ed importanti studi di Wilhelm Wundt, il celebre fisiologo che ha profondamente indagato i fenomeni di collettivismo psichico.

Per noi pubblico è una pluralità d'individui non necessariamente legati tra loro da una o più circostanze temporali o spaziali o temporali-spaziali; ma necessariamente da una o più circostanze modali. Questa condizione può essere obbiettiva, soggettiva, virtuale od obbiettivo-soggettiva, obbiettivo-virtuale, soggettivo-virtuale, obbiettivo-soggettivo-virtuale contemporaneamente. Esempi:
  • pubblici obbiettivi (cioè pluralità umane nelle quali si realizzano solo condizioni [= circostanze] modali) obbiettive sono, ad esempio, il pubblico dei vecchi o dei giovani (per causa d'età, a prescindere da ogni circostanza di tempo e di spazio), delle donne (per causa di sesso), dei tubercolotici (per cause di salute e quindi di particolari disposizioni psicopatiche), dei pellirossa (per causa razziale), ecc.
  • pubblici soggettivi (cioè per condizioni non estranee alla volontà dei singoli componenti) sono, ad esempio, il pubblico degli studenti, distinguibili in medi, universitari, a seconda della facoltà, ecc., o dei medici (per un fine scientifico-professionale), dei comunisti (per un fine sociale-politico od, in assenza del medesimo, per un qualche fine di carattere personale) o degli appartenenti ai vari partiti, il pubblico di ciascuna categoria professionale e quello degli azionisti di società commerciali (per fini sindacali, economici, commerciali), delle monache (per fine religioso), dei coniugati (per fine familiare), ecc.
  • pubblici virtuali (considerati cioè dall'esterno da un'organizzazione, da un'autorità, da studiosi, ecc., senza che i singoli componenti dei vari pubblici debbano esserne coscienti) sono, ad esempio, il pubblico formato dai clienti di una ditta (la quale li valuta come fonte ed indice potenziale del proprio reddito), le masse dei partiti così detti appunto di massa (i quali le considerano in funzione di manovra e di urto, per cui sono insite le caratteristiche del caotico, del ponderale e del potenziale insieme), i latifondisti (rilevati da una qualsiasi statistica o qualificati da una legge), ecc.
  • pubblici obbiettivo-soggettivi (che partecipano cioè alle condizioni proprie sia del pubblico obbiettivo che di quello soggettivo) sono, ad esempio, i cittadini di uno stato (in genere la volontà ha accettato dichiarativamente o tacitamente una situazione iniziale o no), le reclute (alla coscrizione si aggiunge una adesione volontaria che culmina col giuramento), i cattolici (che, battezzati quando non ne erano ancora coscienti, si sono poi mantenuti fedeli alla religione cattolica), ecc.
  • pubblici obbiettivo-virtuali sono, ad esempio, gli uomini (considerati naturalisticamente come specie o filosoficamente come esseri razionali, ecc.), i consumatori, i pedoni, i nobili, ecc.
  • pubblici soggettivo-virtuali sono, ad esempio, i proletari (che non sono i miserabili, ma quei ceti più poveri che hanno una particolare coscienza della propria condizione, aspirano a delle rivendicazioni e socialmente e politicamente sono classificati sotto tale denominazione), i borghesi ed in genere una qualsiasi classe sociale, gli scienziati, gli artisti (formatisi attraverso un accurato affinamento e perfezionamento delle proprie attitudini), ecc.
  • pubblici soggettivo-obbiettivo-virtuali od, in una sola parola complessi, sono, ad esempio, le popolazioni (di una regione terrestre o montanara, marinara, urbana in generale, ecc.: risultanti da una statistica, ma formatesi per cause obbiettive e soggettive contemporaneamente).
E' intuitivo, da quanto premesso, che vi sono delle proprietà comuni a tutte le folle e, diverse da quelle, comuni a tutti i pubblici; ma è altrettanto evidente che ogni specie di folla o di pubblico possiede inoltre delle caratteristiche proprie, che non possono essere trascurate da coloro che, per un qualsiasi motivo, debbano o si ripromettano di dominare, studiare o subire una pluralità umana indifferenziata.

La dispensa si pone quindi l'interrogativo se si possa parlare di una dossalogia, cioè della scienza dell'opinione. [Dossalogia con la "a" per distinguerla da dossologia con la "o" che è una formula liturgica di lode a Dio]
Originariamente la doxa (in greco significa sembra) era la opinione personale e riflessa; in seguito anche il dato sensibile, considerato nella sua contingenza, opposta alla conoscenza razionale, cioè scientifica, fu denominato con lo stesso vocabolo. Da Parmenide e da Socrate fino ai giorni nostri nessun filosofo, si può dire, che abbia trattato esplicitamente od implicitamente di psicologia o di logica, potè esimersi dal determinare o valutare l'opinione, il cui significato è rimasto sostanzialmente quello antico: semplice parere contingente, più o meno spontaneo, ritenuto vero di fronte alle cognizioni certe e alle verità credute.

Parmenide distingueva il "mondo secondo verità" da quello "secondo opinione"; distinzione riconfermata da Aristotele e da Platone. Per gli Stoici identificandosi la verità con la logicità, l'opinione acquistò il significato di "assenso fallace" o inadeguato. In tale senso è da interpretarsi la definizione ciceroniana di "opinatio" come "imbecilla assensio".

Perini-Bembo proseguiva affermando che
le opinioni regolano, talvolta a nostra insaputa, il corso della nostra vita. E' evidente quanto possa giovare il conoscere le altrui opinioni, come pure lo suscitare negli altri delle opinioni consone a ciò che desideriamo o preferiamo. Ne accenna, empiricamente, anche il Machiavelli, specialmente nel "Principe" e scientificamente il Locke, ecc.
In sostanza l'opinione è un grado dell'assenso; per il Bousset, ad esempio, sono tre gradi: doute (dubbio), opinion (opinione) e certitude (certezza).

Questi gradi o fasi variano da autore ad autore. Emanuele Kant ("Critique de la raison pure") indica tre fasi successive della credenza: opinione, fede, scienza, corrispondenti alla credenza sufficiente, soggettiva, obiettiva. Jacques Maritain ("La Philosophie de la Nature", Parigi 1935) afferma che tra la filosofia naturale e le "scienze empiriometriche" si verifica una specie di continuità d'ordine secondario riguardo all'"immaginazione", la quale dà origine non ad una zona di scienza vera e propria ma ad una zona di "opinion", essenzialmente provvisoria e mutevole.

Nella foga di presentare la Demodossalogia come la nuova scienza dell'opinione pubblica Perini-Bembo afferma che
lo studio dell'opinione rientra nella psicologia; riferito a pluralità umane, riguarda la psicologia collettiva, la quale si distingue in psicologia delle folle e psicologia sociale, rispettivamente riguardando le folle ed i pubblici. Non tutti gli studiosi osservano esattamente questa distinzione, mentre è opportuno, per quanto abbiamo dianzi esposto, non confondere i due campi d'osservazione e mantenere il più rigorosamente possibile la terminologia esatta.

Oggi i demodossaloghi non vedono nella demodossalogia l'auspicata scienza dell'opinione pubblica ma una disciplina in grado di rilevare ed interpretare le opinioni pubbliche con un originale metodo ormai collaudato nel tempo, rinviando alla psicologia, alla psicologia sociale e alla sociologia quanto di loro competenza, pur agevolandosene in caso di necessità. Perini-Bembo così termina le sue argomentazioni:
Rispondendo infine all'interrogativo che abbiamo posto in testa a questo capitolo, è chiaro che uno studio dell'opinione individuale, non riferito cioè a quelle pluralità umane che costituiscono i pubblici, non ha di per sè quell'autonomia necessaria per formare una scienza. Pertanto non si può parlare di dossalogia, così come non si può parlare di una autonoma ipotetica scienza di un qualsiasi altro grado dell'assenso: per es. di una scienza del dubbio oppure della certezza.


15 aprile 2006

Incontri # Comunicazione... informazione...

Sabato 6 maggio al Centro congressi hotel Le Dune del Lido di Camaiore il Laboratorio di sociologia del Dipartimento Toscana dell'Associazione nazionale sociologi ha organizzato un convegno sul tema "Comunicazione... informazione... quale futuro". Dopo il saluto delle autorità politiche locali e gli interventi del presidente nazionale dell'Ans Pietro Zocconali e del presidente del Dipartimento Toscana dell'Ans Fabrizio Cortigiani presenteranno le loro relazioni:
  • Federico Bilotto, referente Ans-Lucca;
  • Gabriele Tomei, università di Pisa;
  • Anna Maria Coramusi, presidente dipartimento Lazio dell'Ans;
  • Giulio D'Orazio, presidente onorario Sidd;
  • Giuliano Bruni, direttore laboratorio toscano Ans;
  • Marcello Mazzanti, laboratorio toscano Ans;
  • Andrea Spini, università Firenze;
  • Pierantonio Graziani, Rai-tv;
  • Romano Battaglia, scrittore;
  • Francesco Giorgino, Tg1-Rai.
Chairman: Massimo Ampola, università di Pisa.

14 aprile 2006

Effemeridi # Il successo di Di Pietro

Il successo della lista L'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro (la quarta forza della sinistra) per i demodossaloghi era scontato, lo avevamo indicato nel nostro post del 18 dicembre quando elencammo i tre motivi per i quali "la migliore propaganda" era proprio quella dell'on. Di Pietro, semplice e rispondente alle attese di buona parte della popolazione. Avendo visto le schede elettorali (almeno quelle del Lazio) possiamo aggiungere un ulteriore motivo: il simbolo era l'unico nettamente e rapidamente visibile con il suo sfondo bianco, gli altri simboli erano troppo pieni e colorati, quindi difficilmente inquadrabili e riconoscibili. Una lezione in più per quegli altri politici che non sanno interpretare il popolo e neppure affidarsi ai veri conoscitori dell'opinione pubblica. Auguri onorevole!

Effemeridi # La cattura di Provenzano

C'è soddisfazione ed esaltazione in giro. In mezzo a tante notizie non buone ce ne è una che, finalmente, vede la vittoria dello Stato. Non saremo riusciti a ridurre il disavanzo o i vari problemi che attanagliano l'Italia, specie nel sud, ma almeno il pericoloso latitante Bernardo Provenzano è stato catturato dopo oltre quarantanni di ricerche.
Viveva come un topo in un casolare fatiscente al limite della sopravvivenza ma è vecchio, malato e bisognoso di cure. Ora vivrà in una cella pulita, con ogni comfort, pasti e cure adeguate. Data l'età e le condizioni di salute non ci meraviglieremmo se, tra qualche anno (se sopravviverà), possa essere messo agli arresti domiciliari.
La mafia è nata in Sicilia prima dell'unità d'Italia, non la possiamo pertanto considerare alla stregua di una normale associazione criminale ma come una vera e propria istituzione: è ramificata gerarchicamente nel territorio, ha delle sue regole, si adegua nel corso degli anni (è entrata negli affari) e - attraverso l'avvicendarsi dei capi - è sopravvissuta nel tempo. Per essere una vera e propria istituzione le manca la legittimità dello Stato e una dottrina filosofica-sociale che la caratterizzi, per esempio, al pari dei partiti, dei sindacati o della Chiesa.
Forse la lotta contro codesta organizzazione, ormai multinazionale, andrebbe ripensata: leggi speciali territoriali e settoriali contro un'organizzazione criminale diversa. Noi non siamo sicuri che Provenzano sia stato catturato, pensiamo che sia stato mollato o si sia immolato dopo aver scelto il successore (come sinora è sempre avvenuto). Del resto aveva bisogno di cure, difficili da avere in latitanza ma doverose nelle patrie galere.
Ultima annotazione: che dire di quei personaggi siciliani (anche politici) che bisbigliavano che fosse morto? Annunciavano la morte politica del monarca per preparare i picciotti all'avvicendamento nel comando?

12 aprile 2006

Risposte # La dossalogia

Alessio Pierotti:
Scrivo per chiederle delle informazioni a proposito di alcune fonti sulla storia della demodossalogia in Italia. Secondo lei per avere un'idea della funzione, del ruolo e degli obiettivi di questa disciplina quali testi dovrei consultare? Credo che, nell'ambito della vita di Orano, la dossologia rappresenti uno dei temi più interessanti; per questo ho deciso di occuparmene in maniera approfondita.

Risposta - Per saperne di più sulla dossalogia (con la "a") ed Orano, oltre a seguire il nostro corso (ed in particolare "Scienza ed arte", la puntata n. 11 del 10 maggio p.v.) vada sul post del 10 febbraio scorso (L'opinione pubblica) e clicchi sui link "tesi di Cesare Maraglio" e "articolo di Bruno Zarzaca". Può anche seguire l'agenzia stampa Informatore Economico-Sociale.

Risposte # Il Tempo nel Medioevo

Ferdinando Biamonte
bibliotecario della biblioteca del Dipartimento di Paleografia e Mediovistica dell'Alma Mater Studiorum dell'Università di Bologna ha chiesto l'invio del libro "Il Tempo nel Medioevo, rappresentazioni storiche e concezioni filosofiche".

Risposta - Purtroppo tutte le pubblicazioni edite dalla Sidd, sia quelle a stampa (Lineamenti di Sociologia dell'emigrazione, 1987 - Demodossalogia ed opinione pubblica, 1998 - Il Tempo nel Medioevo, 2000 - Scienza, società ed opinione pubblica, 2001) che a ciclostile (Qual è la vera obiettività?, 1980 -Inchiesta demodossalogica sul post-industriale, 1986 - Fondamenti e rapporti tra psicologia sociale e demodossalogia per quanto attiene alle indagini e ricerche sull'opinione pubblica e sulle previsioni socio-economiche, 1988 - Dispense per l'anno accademico 2000/2001) sono esaurite. Ce ne dispiace.

11 aprile 2006

Incontri # A maggio

  • Nei giorni 4, 11 e 18 maggio a Milano si svolgerà un convegno articolato in tre sedute su "Cittadinanza e governabilità, il ruolo del lavoro sociale". Per informazioni: segreteria.ais@uniroma1.it
  • Il 9 maggio presso il Dipartimento di Sociologia dell'Università di Milano-Bicocca, dalle ore 9.00 alle 17.30, si terrà un convegno per discutere la relazione fra ambiente e salute. Con l'occasione ci sarà uno scambio di riflessioni tra i sociologi della salute e del territorio. Per informazioni rivolgersi a Mara Tognetti del Dipartimento sociologia della salute di Milano-Bicocca.


10 aprile 2006

Corso # 8 # La seconda dispensa

Il 10 novembre del 1951 la litografia Conti-Pioda, con sede in Roma via Urbana n. 47, finiva di stampare "per conto delle edizioni Ateneo" una dispensa introduttiva alla Demodossalogia che, da allora in poi, divenne il testo base per i corsi di "perfezionamento in Demodossalogia" svolti in seno alla libera cattedra di Storia del Giornalismo, presso la Facoltà di Scienze Politiche sino al 1988, da Federico Augusto Perini-Bembo.
La dispensa, molto articolata, faceva il punto sulla "neo-scienza" gettandone le basi fondamentali rimaste inalterate nel tempo. Si suddivideva in tre parti a loro volta sub divise, introdotte da "avvertenze preliminari":
I parte
  • Oclologia e demodossalogia nella classificazione delle scienze
  • L'uomo e l'ambiente
  • L'aspetto dominante della socialità umana
  • Noi e gli altri
  • Le pluralità d'individui
  • L'oclologia: scienza della folla
  • La demologia quale scienza del pubblico
  • Si può parlare di una dossologia: scienza dell'opinione?
II parte
  • L'opinione pubblica
    a) excursus storico
    b) sua natura
    c) oggetti delle opinioni pubbliche.
  • Oclologia e demologia differenziali
  • Stampa, giornale e giornalismo
  • Giornalismo, propaganda e pubblica opinione
III parte (la Demodossalogia: scienza ed arte dell'opinione pubblica)
  • a) Fisionomia e funzione
    1) definizione
    2) limiti
    3) rapporti della demodossalogia con le altre scienze
  • b) Le effemeridi
    1) fonti della demodossalogia
    2) loro classificazione sensoriale
    3) altre classificazioni
    4) concetto d'attualità
  • c) L'effemerocritica
    1) fine e definizione
    2) funzione dell'effemerocritica nelle indagini storiche intorno alle opinioni pubbliche retrospettive
    3) sua funzione nei sondaggi intorno alle opinioni pubbliche correnti
  • d) Ripartizione della demodossalogia
    1) parte sistematica
    2) parte psico-sociale
    3) parte morfologica
    4) l'effemerocritica in rapporto alla demodossalogia morfologica
    5) parte applicativa: * suo soggetto, * arte cronachistica ed arte della propaganda
    6) l'effemerocritica in rapporto alla demodossalogia applicativa
    7) parte etico-politica
    8) parte giuridica
    9) parte storica

Come si vede dall'indice sopra riportato la nuova disciplina si presentava corposa e completa per assurgere a titolo di scienza, cosa nella quale Perini-Bembo ha creduto sino all'ultimo istante di vita.

Le considerazioni intorno allo studio dell'opinione pubblica partono da una premessa relativa al rapporto (voluto, inconscio o abitudinario) che abbiamo con gli altri e con l'ambiente nel quale ci mostriamo. Se raffrontiamo quanto sinora riportato (indice e concetti della premessa) con la moderna Scienza della Comunicazione e ne collochiamo l'anno (1951) in base al testo scritto possiamo farci un'idea della visione tuttora attuale e futuristica dei padri della demodossalogia, che iniziarono le riflessioni sull'argomento sin dalla fine degli anni '20, senza peraltro lasciare altre documentazioni stampate ed organiche, oltre la dispensa citata e quanto menzioneremo nel corso di codesta breve "Introduzione alla demodossalogia", con cadenza 10, 20, 30 di ogni mese.

Il comportamento umano, si sottolineava nella premessa, ha un fine soggettivamente utilitario; talvolta anche economico. Tra il decolté di una signora per la grande soirée o l'abito a brandelli del mendicante, dal punto di vista demodossalogico, non c'è alcuna differenza: ambedue vogliono raggiungere uno scopo. Un frate, un militare o una vedova a lutto "non possono coscientemente dimenticare l'abito che indossano, in considerazione delle opinioni che possono farsi gli altri". Un'illuminazione o uno sbandieramento sono dettate da considerazioni di prestigio o opportunità in funzione dell'opinione che possono farsi gli altri, senza considerare le manifestazioni propagandistiche sia a fine ideologico che commerciale: dal comizio del politico alla vetrina del più modesto negozio.
Abbiamo detto che l'uomo tende molto più ad apparire che ad essere, non giudichiamolo male per questo, ché umanamente è ineluttabile (e relativamente è anche un bene) che sia così.
E' ineluttabile, data l'impossibilità di conoscerci tra esseri umani, in modo certo ed integrale. I nostri giudizi partono dai sensi che sono limitati; se così non fosse tutti i matrimoni sarebbero felici e i candidati politici eletti, di ogni gruppo sociale, sarebbero sempre fra i migliori. In secondo luogo quando un uomo tende ad apparire conforme un modello, che ritenga lodevole, tale modello giova al suo perfezionamento umano. Ciò che per esempio non può avvenire nei bruti.
Abbiamo citato più volte l'espressione gli altri; chi sono? Sono tutte le persone che ci circondano, ci vedono e ci ascoltano. Una di queste tre condizioni è necessaria; mancando tutte, siamo nel caso dell'eremita; mancandone anche una sola, per esempio se avessimo intorno degli esseri pensanti ma tutti ciechi, già il nostro comportamento sarebbe diverso.
Gli altri, tout le monde dei francesi, non li consideriamo tuttavia alla stessa stregua.
Chi più ci vede e ci ascolta prevale su chi ci vede e ci ascolta meno. Donde la differenziazione degli ambienti nei quali ognuno di noi vive: ambiente familiare, ambiente di lavoro, ambiente ideologico (chiesa, partito, associazione culturale o ricreativa, gruppo di amici, ecc.), ambiente paesano, e per chi è più in vista (notisi l'epressione) anche ambiente cittadino, nazionale, internazionale. Fino ad un certo limite perciò sono comprensibili e giustificabili determinate forme esterne di chi occupa posti elevati. Questi ambienti in realtà sono illimitati, perchè praticamente sono infinite le possibili combinazioni di collettività omogenee. [...]
Ma non è sotto questo profilo soltanto che si possono e si devono studiare i gruppi umani, v'è anche l'aggregato momentaneo - la folla - e vi sono aggregati stabili anche se in continuo processo di modificazione: i pubblici.

La dispensa, addentrandosi nelle argomentazioni, prosegue affermando:
Una pluralità d'individui assolutamente indifferenziata, senza cioè che fra gli stessi individui esistano o si considerino nessi spaziali o temporali o modali, è solo teoricamente immaginabile e scientificamente inapprezzabile.
Giova piuttosto esaminare la naturale tendenza che ogni pluralità possiede di assumere una fisionomia sempre più precisa, cioè differenziata. Questa si attua attraverso un processo a volte rapido, a volte lento, di reciproca influenza tra le varie pluralità e per l'azione incessante di cause endogene ed esogene, anche di carattere fisico, così che ogni pluralità può solo idealmente rimanere statica, effettivamente rinnovandosi e trasformandosi di continuo in ciascuno degli individui che la compongono.

Basterebbe quanto sin qui ripubblicato per attribuire ai maestri della demodossalogia il giusto riconoscimento che meritano: in poche frasi già sono delineate le linee di sviluppo degli studi sull'opinione pubblica e le attinenze con colui che, più tardi, entrerà di peso in tali ricerche: Kurt Lewin.
Conseguenze spesso fugaci possono derivare da improvvisi dolori, gioie, impressioni collettive (come un pericolo, un'ondata d'entusiasmo o di sdegno o di ribellione trasfusa da un oratore) e le conseguenze possono essere uno slancio caritatevole, un atto eroico, un delitto di folla, ecc. ma non è escluso che queste stesse cause possano determinare conseguenze anche persistenti.
Conseguenze normalmente persistenti derivano invece dal luogo ove si è vissuti, dalla famiglia che ha allevato e dato esempli, dal tenore di vita che si è condotto, dall'educazione e poi dall'istruzione ricevute, dall'attività che si esplica, dallo ambiente religioso, culturale, sociale, politico che si pratica, dagli svaghi che si frequentano, dai giornali che si leggono.
Allorchè un qualsiasi numero di individui di una qualsiasi pluralità si differenzino uniformemente dalla generalità, per cause che influiscano in modo fugace e pressoché uguale su ciascun individuo, allora quella pluralità costituisce una folla.
Allorchè un qualsiasi numero di individui di una qualsiasi pluralità si differenzino uniformemente dalla generalità, per cause che influiscono in modo persistente e pressoché uguale su ciascun individuo, allora quella pluralità costituisce un pubblico.

Tratteggiate così le differenze tra folla e pubblico la dispensa specifica che tutti gli individui:
  • partecipano, di regola e contemporaneamente, in modo attivo e passivo, a pubblici numerosi e differenti (l'intersecarsi dei vari pubblici potrebbe paragonarsi a quello dei tessuti di un corpo umano, così che metaforicamente potrebbe, lo studio dei pubblici, essere considerato una specie di istologia sociale);
  • non possono partecipare, di regola e contemporaneamente, specie in modo attivo, a più di una folla;
  • quando e mentre una pluralità d'individui costituisce una folla, questa sovrasta per coesione ed energia, attiva e passiva, i vari pubblici cui gli stessi individui appartengono.
In una folla è implicito un nesso di carattere spaziale fra gli elementi che la compongono; in un pubblico non è necessario.
Le folle (confrontasi il francese fouler=calcare; notisi anche la identica etimologia di follia) si formano e si dissolvono rapidamente e il loro studio interessa soprattutto per esaminare, nella loro genesi e trasformazione e nelle loro manifestazioni, gli istinti e i riflessi dei singoli componenti.
I pubblici si formano e si trasformano piuttosto gradualmente e il loro studio interessa soprattutto per esaminare abitudini ed attitudini, propensioni, desideri (suscettibili di assurgere a comuni volontà), espressioni caratteristiche.
Una folla reagisce con particolare sensibilità e rapidità ad ogni azione eminentemente formativa; un pubblico esige piuttosto l'informazione.
Uno o più pubblici, riunendosi, sono suscettibili di trasformarsi in folla per un breve periodo di tempo; ma una folla difficilmente può divenire un pubblico e, comunque, necessiterebbero sempre graduali passaggi.

Dopo un accenno all'evoluzione del concetto di folla (l'oclologia: scienza della folla) dai primi teorizzatori, a partire da Tucidite, sino ai moderni, Perini-Bembo fissa i seguenti concetti:
  • in una folla i singoli componenti si suggestionano in proporzione al loro numero e alla loro vivacità fino ad un limite dato dal raggio d'azione visivo ed auditivo;
  • in una folla i sentimenti si manifestano con intensità molto maggiore che in un pubblico;
  • in una folla (contrariamente che in un pubblico) la esaltazione antiegoistica è frequente, a scapito della personalità cosciente.
Intellettualmente inferiori agli individui isolati, così come ai pubblici, le folle sono incapaci di opinioni, procedono per impressioni, facilmente si eccitano e possono trascendere con accentuata impulsività ad atti criminali come pure a gesta eroiche.

Nella prossima puntata riporteremo la classificazione dei pubblici nel quadro della "scienza dell'opinione pubblica".

08 aprile 2006

Effemeridi # La percezione televisiva

I docenti di Scienza della Comunicazione non lo dicono: l'utente della televisione, cioè il pubblico televisivo, ha molte caratteristiche in comune con la folla. La folla reagisce con particolare sensibilità ad ogni azione comunicativa espressa rapidamente e con forza; un pubblico esige invece un'informazione lenta e duratura.
La folla finito l'effetto si dissolve rapidamente, un pubblico tende a rafforzarsi sino a che fa parte di quel pubblico. Una trovata politica sparata, con linguaggio scenografico (voce, gesti, luogo, terminologia, ecc.), negli ultimi giorni di campagna elettorale dalla tv è più efficace di tutte le altre comunicazioni politiche. L'influenza sul pubblico televisivo dipende dal numero delle volte che quel simbolo o nome è passato sulle varie trasmissioni dei canali (la forza numerica) e dalla vivacità d'impatto e di reazione degli avversari. Nella folla si aggiunge il raggio d'azione auditivo e visivo.
Ed è innegabile che Silvio Berlusconi ha saputo gestire la sua comunicazione politica televisiva: è stato l'argomento di tutte le trasmissioni di approfondimento, dei giornali e degli avversari; è circolato solo il suo nome se contiamo tutte le volte che è stato nominato in bene ed in male (la forza numerica), la sinistra si è dispersa sui vari leader dei partiti di coalizione ma nessuno ha raggiunto l'input necessario per contrastarlo. Le votazioni saranno un referendum pro o contro Berlusconi. Forse voleva questo e gli altri hanno abboccato all'amo.
La folla (e l'utente televisivo) procedono per sensazioni, percezioni, suggestioni, non per riflessioni e ragionamenti; ed anche buona parte degli utenti televisivi ancora indecisi se e per chi votare.

Effemeridi # Il partito della bistecca

Negli anni '50 un certo sig. Tedeschi di Firenze, proprietario e direttore di un giornale di enigmistica, dette vita al "Partito della bistecca" e si presentò alle elezioni politiche non riuscendo nell'intento. A suo dire, dato che l'Italia era, ed è, ricca di bellezze naturalistiche, artistiche, storiche, climatiche e di luoghi religiosi, proponeva, nel suo programma, il paradiso terrestre in terra per tutti gli italiani: sarebbe bastato riconvertirsi tutti alla vocazione turistica; esaltare al massimo la ricettività, i luoghi di mare, i musei, ecc. e favorire l'afflusso dei turisti che avrebbero portato valuta pregiata.

04 aprile 2006

Effemeridi # Legge rubavoti

La campagna elettorale si è distinta per l'arrembaggio dei partiti e dei candidati per apparire sullo schermo televisivo, nella presunzione che l'apparire sarebbe bastato a procurare voti.
Se è vero che i demodossaloghi hanno sempre detto che ormai siamo in una società dove l'apparire conta più dell'essere è altrettanto vero che quando dal piccolo schermo si chiede qualcosa all'utente (dall'offerta di un prodotto a quella di un partito da votare) occorre anzitutto scindere la pubblicità commerciale dalla propaganda politica poichè hanno due diversi tipi di impostazione di messaggio.
L'effetto combinato della campagna elettorale televisiva con il nuovo sistema di votazioni (senza preferenza) non farà altro che spingere parecchi elettori a disertare le urne e - all'interno delle coalizioni - andare a rubare i voti ai compagni di strada per accrescere il proprio quorum.
Attingere voti al pozzo dell'amico poichè è impossibile modificare le convinzioni degli elettori dell'altro schieramento. Col risultato di un riequilibrio in seno alle due coalizioni a danno dei maggiori partiti.

01 aprile 2006

Effemeridi # Berlusconi recupera e fa pipi

Silvio Berlusconi da qualche giorno ha smesso di prendersela genericamente con i comunisti per scendere su casi concreti come gli intrecci tra Unipol, Coop. ed amministratori di sinistra, mentre ha riacquistato il suo mordente di trascinatore da agente di commercio, tanto da essere tacciato di populista: il leader rivoluzionario delle masse popolari. Come a dire che da destra si è spostato a sinistra per recuperare i voti dei ceti medi delusi che lo hanno abbandonato.
Un'ottima strategia che gli ha fatto recuperare punti e consensi. Il pubblico vuole promesse gridate con enfasi ed invettive verso l'avversario. A questo punto ha dato il tocco finale: l'annuncio della creazione del Ppi. Farà pipi e ci porterà verso l'Eldorado.
Ma una mano nel recuperare consensi glie l'hanno data i suoi avversari, incapaci di gestire i messaggi televisivi, confusi nell'applicazione del programma concordato, senza un'attenzione particolare verso i ceti medi che votarono Berlusconi ed evidentemente disuniti nei valori e nelle strategie. La sinistra ha convinto gli elettori solo su una cosa: vuole cacciare Berlusconi per insediarsi al suo posto. Ma non è così che si ottengono i consensi.
Mancano pochi giorni al voto ed è molto difficile che l'una come l'altra parte possano far scintille per mutare l'equilibrio della bilancia elettorale.