dEMODOSSALOGIA E oPINIONE pUBBLICA

31 maggio 2006

Effemeridi # Quote rosa

Sempre più, da destra come da sinistra, salvo qualche eccezione, si ripropongono le quote rosa: una percentuale fissa di onorevoli donne, assessorati e dirigenze pubbliche.
In rapporto al sesso maschile sono poche le donne che si interessano di politica, con relativa militanza, approfondimenti socio-economici e studi di fattibilità. Non che dall'altra parte siamo nell'empireo come preparazione e serietà ma i numeri della partecipazione volontaria sono tutti da una parte.
Se le proposte passassero avremo in Parlamento, stante la ritrosia del mondo femminile di darsi alla politica, rappresentanti del popolo amanti e parenti di deputati in carica, attrici o aspiranti tali, organizzatrici di party, e così via. Cioè la quota rosa si rileverebbe un inganno per eleggere le compagne di merenda dei maschietti che contano, almeno nella maggioranza dei casi.

30 maggio 2006

Corso # 13 # Le altre dispense

Oltre alla dispensa esaminata nelle scorse puntate, nel 1951 furono pubblicate altre tre dispense "ad uso dei corsi propedeutici e di specializzazione in giornalismo, in spettacolo, in propaganda e pubblicità, in sondaggio dell'opinione pubblica", come recita la copertina di "Invito alla Demodossalogia" (Edizioni dell'Ateneo, Roma 15 dicembre 1951, Litografia Conti).

Le altre due dispense sono:
  • "Documentazione, inchiesta e sondaggio sulla opinione pubblica, parte I: documentazione", con gli apporti di Elio Lodolini su "Nozioni di archivistica applicata al giornale" e Giannetto Avanzi in merito alla "Funzionalità generale e demodossalogica della documentazione".
  • "Pubblicità generale e principì di teoria e tecnica pubblicitaria" di Angelo Lino Brighenti.
Nella terza dispensa, "Invito alla Demodossalogia", oltre ad una introduzione ove Federico Augusto Perini-Bembo ricorda il maestro sen. Paolo Orano, viene riportata la relazione letteraria e storica ("Atto di fede e direttive di marcia") con la quale concluse il 31 maggio 1950 il "Corso di Demodossalogia", svolto nell'anno accademico all'Università degli Studi di Roma (allora ancora non denominata La Sapienza), oltre a delineare lo "Sviluppo degli studi sulle pubbliche opinioni e sui loro strumenti: 1-all'estero, 2-in Italia" (in buona parte nella pubblicazione della Sidd "Demodossalogia ed opinione pubblica", Albano marzo 1998), rendere conto de "I corsi di specializzazione in demodossalogia" sino ad allora svolti e, infine, tracciare "Un pò di storia del Centro di Demodossalogia" pubblicandone anche "Lo statuto".

Per delineare la figura di Orano, del quale abbiamo già dato conto nelle prime puntate del corso, pubblichiamo quanto di lui dice l'ex allievo Perini-Bembo:
Non ci è possibile dimenticare il nome del senatore Paolo Orano, rettore magnifico d'Università e primo, unico, ultimo professore ordinario della materia nei nostri Atenei.
Uomo di scienza nel senso più pieno del termine, senza l'apparato pretenzioso, pedantesco, ermetico che spesso inficia i cattedratici.
Uomo dalle visioni ampie, paradossali eppure sempre chiarissime; dalle concezioni profonde, originali, suadenti di un intelletto superiore; dall'eloquenza smagliante per colore e calore che usciva a fiotti e spontaneo dalle labbra sempre atteggiate a lieve sorriso, accompagnato da un gesticolare pacato ed espressivo e da uno sguardo mobilissimo e vigile dei suoi occhi azzurri, sotto le lenti.
Scrittore robusto, fecondissimo, di largo successo.
Uomo dalle idee indipendenti, coraggiosamente e talora scanzonatamente affermate anche se scientificamente, politicamente inopportune o pericolose; Egli inseguiva solo il Bello, il Buono, il Vero.
Frainteso, molto frainteso, il più delle volte volutamente; perchè incomodo ai mestatori, ai profittatori, agli ipocriti d'ogni tempo, d'ogni campo, d'ogni conio.
Uomo di bontà senza limiti - generoso, affabile, ingenuo - la quale, in un periodo di collettiva follia, di cui la malvagità trasse profitto, Gli costò la vita.

Nell'atto di fede Perini-Bembo ricorda i vani passi compiuti, nel tempo, per dare una definitiva sistemazione legale agli studi universitari di demodossalogia con il ripristino della cattedra, e gli apporti dati dai docenti di seguito citati, nel "primo anno propedeutico" di specializzazione in demodossalogia "in conformità al programma approvato dal Consiglio di Facoltà il 29 ottobre 1949": 65 lezioni, 50 allievi.
Citiamo, a titolo di riconoscenza, le conferenze del dr. Angelo Lino Brighenti sulla vetrinistica, del prof. Ferruccio Prodam sulla tecnica dei sondaggi dell'opinione pubblica, del dr. Enrico Leva sul problema dell'India nell'attualità giornalistica, del prof. Gian Giacomo Ferrara sul problema tedesco nel secondo dopoguerra, del prof. Renzo Battistella sulla questione delle categorie professionali, del prof. Nino Ghelli sulla cinematografia, del prof. Ernesto Carnevali sui riflessi dell'attività delittuosa nella stampa e nell'opinione pubblica, del prof. Riccardo Averini sulla tecnica ed estetica delle arti grafiche. [...]
Serie specifiche di conversazioni ed esercitazioni riguardanti le singole branche della demodossalogia hanno tenuto il dr. Domenico Alfi in tema di applicazioni stenografiche e fonoregistrazioni, l'avv. Ettore Longo sulla demodossalogia giuridica, i liberi docenti di giornalismo prof. Carlo Barbieri (che dette poi vita ad un istituto superiore di pubblicismo) per la parte morfologica, e prof.Giuliano Gaeta per quella storica, coadiuvato dal dr. Massimo Olmi e dalla dott. Luciana Ugolini.
L'attualità politica internazionale è stata analizzata con criterio demodossalogico dal dr. Guglielmo Guglielmi, quella artistica dal prof. Alberto Bragaglia e quella economica-sociale dal dr. Cesare Mazza; nell'insieme è stata inquadrata storicamente e con acuta sensibilità giornalistica dal prof. Carlo Curcio.

La dispensa rende conto anche degli allievi "più assidui per frequenza":
  • per la Facoltà di Scienze Politiche (sede del corso): Giorgio Bisdomini, Guido Dandri, Ileana Voce, Giorgio Marcuzzi;
  • per la Facoltà di Lettere e Filosofia: Dora Drago che si diplomò anche ai corsi della Pro Deo;
  • per la Facoltà di Economia e Commercio: Giovanni Di Mauro;
  • per la Facoltà di Giurisprudenza: Anna Maria Bianco che si diplomò anche alla Pro Deo;
  • per la Facoltà di Agraria: Pier Ruggero Ruggeri.
Come poi avvenuto sino al 1988 gli studenti delle varie facoltà dell'Università di Roma che superarono gli esami del corso di specializzazione in demodossalogia poterono far valere come complementare l'esame di "Storia del giornalismo" nel cui alveo si svolgevano detti corsi. Inoltre potevano
ottenere, facendone regolare domanda al Magnifico Rettore, un attestato del Corso seguito, nel quale sarà fatta menzione dell'attività pratica da ciascuno svolta in sede di esercitazioni.

Nel tratteggiare l'importanza della cultura generale su quella specializzata viene definito il ruolo delle "scuole demodossalogiche":
  1. non sostituirsi alle scuole che impartiscono la cultura generale;
  2. non sostituirsi alle scuole che impartiscono la cultura specializzata in rapporto all'oggetto;
  3. soddisfare invece il meglio possibile alle esigenze di una cultura specializzata demodossalogica, limitandosi ad aggiornare le linee fondamentali della cultura generale per quanto ha attinenza con l'attualità.

Specificando, però, a proposito dei corsi di specializzazione in demodossalogia
come tutti gli studi specialistici in genere, anche per quelli demodossalogici sono necessari, per conseguire buoni risultati, requisiti psico-fisici ed attitudinali da parte degli allievi.

Infatti gli allievi che superavano gli esami del primo anno di specializzazione in demodossalogia, non finalizzati come esame universitario complementare o esterni all'università, venivano sottoposti a visita medica ed a un colloquio psico-attitudinale, i cui risultati erano annotati, insieme ad altre rilevazioni sul curriculum nel libretto personale dell'allievo.

Riflettendo sulla funzione formatrice della scuola 55 anni orsono Perini-Bembo scriveva:
Il sistema di valutare i candidati materia per materia, a compartimenti stagni, attraverso esami perlopiù svolti in modo svogliato fra docenti e discenti, che spesso nemmeno si conoscono, preparati manualisticamente ed in serie, significa svuotare la scuola non solo della sua funzione scientifica e professionale, ma pure ed ancor più della sua funzione formativa, educativa, che ne dovrebbe fare l'espressione di quanto di meglio sa generare la nazione intera.
Non è forse la scuola il cervello del popolo?
Ma purtroppo si dimentica quasi sempre il significato di cultura [...] coltivare [...] Questo significato originario della parola è stato fatto proprio da tutte le lingue europee [...] Questa cultura è attività spirituale creatrice e modo di agire insieme. Tanto è vero che ogni epoca ha una propria cultura e che [...] vi sono fasi che si contraddistinguono dal diverso modo di concepire la vita [...]
Oggi si verifica l'assurdo che il conseguimento del titolo accademico di dottore, di valore quindi scientifico, precede la qualificazione meramente professionale, subordinata questa ad un successivo esame di Stato abilitante.
La distinzione dei due titoli professionale e scientifico, il quale ultimo conferirebbe la qualifica accademica di dottore, potrebbe invece praticamente effettuarsi mediante un biennio comune, dedicato alle materie istituzionali propedeutiche e seguito da un secondo biennio per coloro che intendano conseguire il diploma professionale o da un triennio o quadriennio per coloro che intendano conseguire col titolo di dottore la laurea accademica a scopo scientifico o didattico.

Proposte avanzate cinquantacinque anni fa e ancora non pienamente (o malamente) attuate che avrebbero potuto far chiarezza su molte carriere universitarie e l'accesso per meriti diversi da quelli scientifici, risparmiando borse di studio per dottorati fantasma, inutili e non scientifici, a tutto scapito del declassamento dell'istituzione università.

Chiudiamo l'esame della dispensa "Invito alla Demodossalogia" dando conto degli indirizzi dei corsi di specializzazione svolti:
  • giornalismo e sue specialità,
  • spettacolo,
  • propaganda e pubblicità,
  • inchieste e sondaggi.
Elio Lodolini, oltre a dare un cenno storico sugli archivi e sulla definizione della parola che risale a quando Baldassarre Bonifacio pubblicò, nel 1632, il suo "De Archivis liber singularis", si addentra nelle distinzioni di archivio vivo e morto (o storico), corrente o di deposito; nella differenza tra archivio (atti collegati da un certo nesso tra loro) e collezione (raccolta ordinata di documenti quale diritto o testimonianza); sullo scarto e l'ordinamento dell'Archivio di Stato, centrale e periferico. Infine esamina l'archivio di un giornale, comparandolo ai fini storici e pratici. Cita l'archivio del quotidiano Il Messaggero che in quegli anni, prima dell'avvento del computer e di Internet, aveva uno schedario di 20 mila schede. In ogni scheda risultava il numero di rinvio ad un archivio fotografico, un archivio di clichés ed uno di biografie, nomi, ecc.; le schede erano ordinate per nomi di persona, di luogo e di avvenimenti. Oltre ad un indice di autori degli articoli di terza pagina (la pagina culturale) e per materie di quanto pubblicato dal giornale, classificato in 64 voci. Infine Lodolini svolge una disamina sulla "documentazione" da cercarsi oltre che negli archivi anche nelle biblioteche (non tutte pubbliche), negli uffici studi e nelle agenzie specializzate, informando che presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri sorgeva un Centro di documentazione (che fu a lungo diretto dal demodossalogo Giovanni Mammucari) che si proponeva di assolvere "ad una delle più importanti funzioni demodossalogiche: l'informazione".

Giannetto Avanzi, riorganizzatore del Centro nazionale di documentazione tecnico-scientifica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, delinea i presupposti dottrinari e funzionali della documentazione intesa come tecnica di reperimento, raccolta, classificazione, conservazione, analisi e utilizzazione della "attività intellettuale in ogni campo". A seconda di determinate esigenze indica, oltre alla documentazione cartacea, documenti:
  • iconografici, ritratti, diagrammi, carte geografiche, ecc.
  • plastici, monete, medaglie, calchi, ecc.
  • fonici o auditivi
  • visivi
Ed anche "voci", "opinioni", "discussioni", "gusti", "simboli", "graffiti", ecc.

Indici, intesi come semplice segnalazione dei lavori schedati, e abstracts, che oltre al titolo forniscono un riassunto critico o informativo sul documento selezionato, completano il lavoro di documentazione.

Oggi è l'archivio di Internet che ci fornisce la documentazione, ogni ente (dalla Camera dei Deputati all'associazione dei commercianti), quasi tutti i quotidiani italiani ed esteri, speciali siti documentativi e miriadi di post mettono a disposizione tutto quello che vogliamo, basta solo saperlo cercare ed avere tempo disponibile, ma una volta individuato il sito di nostro interesse avremo la documentazione che cercavamo su quell'argomento, oltre alla ricerca dell'oggetto su i vari motori di Internet. Per una cronologia ed attualità degli avvenimenti è assai utile la pubblicazione annuale "Il libro dei fatti" edito dalla Adn-kronos.

Angelo Lino Brighenti nella sua dispensa sulla pubblicità traccia i principi generali che più di mezzo secolo fa guidavano l'impostazione delle campagne pubblicitarie e che, oggi con l'avvento della televisione, nuovi comportamenti e diverse aspettative, prodotti e mode allora inimmaginabili, sembrano - ed in parte sono - superati. Nonostante ciò qualcosa di fondamentale rimane.
La pubblicità oggi più che mai è inscindibile dalla vita quotidiana. Come l'aria, si incontra ovunque, segnale di intelligenza e di potenza, desiderio di produrre e di trafficare, volontà di imporre e di conquistare, di vivere e di operare. Nata per la vita e per la ricchezza, investe l'arte, la scienza, la tecnica: perciò non conosce distanza di tempo, differenze di paesi, contrasti di costumi. Creata in modo da richiamare la vista, l'udito e per tentare i sensi, la pubblicità è un insieme di onestà e di furberia [...] utile al missionario e all'imbroglione, al politico e al commerciante [...]
Tutti, in merito al fenomeno pubblicitario, hanno la presunzione di sfuggirlo, di farne a meno, anzi di concludere il rovescio di quello che la pubblicità vuole raggiungere, eppure tutti al momento di decidere, non pensano che il voto dato ad un candidato politico, la scelta di un prodotto, l'idea di una villeggiatura, siano la conseguenza di una serie di affermazioni propagandistiche di annunci pubblicitari che hanno radicato nel sub-cosciente un nome, un marchio, un disegno [...]
Quando si tratta di mettere in moto una massa per sceverarne un pubblico indirizzato verso un'idea o un prodotto, i motivi fondamentali non cambiano mai, perchè ci sono punti sensibili e comuni alle popolazioni di tutti i continenti, che, in ordine decrescente di importanza, si possono elencare come segue:
  • necessità di assicurasi i mezzi per l'esistenza (fame),
  • amore per la famiglia ed i figli (conservazione della specie),
  • timori di pericoli o di malattie (istinto di conservazione),
  • soddisfazioni amorose (istinto sessuale),
  • istinti vari (vanità, ambizioni, senso del possesso, gusto, ecc.). [...]
Propaganda e pubblicità sono due termini che non si escludono tra loro e si può dire che i loro rapporti sono come quelli che intercorrono fra il corpo (pubblicità) e le singole membra (propaganda) [...]
Perciò la propaganda la intendiamo nel senso di propagandare, di diffondere in modo persuasivo un'idea, un concetto, una notizia, e in commercio una merce, un nome, una prerogativa, una proprietà.
Pubblicità, invece, l'intendiamo nel senso più vasto dell'applicazione e dei mezzi esecutivi, comprese le persone che devono trattare i prodotti, usando forme vistose e clamorose, per creare nuovi criteri e nuovi bisogni e quindi nuovi compratori.

Risalendo nei tempi Brighenti cita il papiro dell'epoca dei Faraoni (30° sec. a.C.) conservato nel British Museum, a documentazione dell'attività pubblicitaria del tempo, il "Journal Général d'Affichés" fondato a Parigi nel 1612 con la formula degli annunci "cercasi" ed "offresi", e tanti altri esempi per concludere che
[...] più della metà degli avvisi pubblicitari americani cominciano con la stessa immutabile parora: Free (che vuol dire gratis) [...] Come ci ricorda Gustavo Le Bon: "Quando si tratta di fare penetrare lentamente idee e credenze nello spirito delle folle, i metodi dei condottieri sono diversi. Ma essi, principalmente, sono ricorsi a questi tre provvedimenti: le affermazioni, le ripetizioni, il contagio".

Nell'accettare la definizione di Emile Gautier, secondo cui la pubblicità e "L'insieme dei mezzi di ogni sorta destinati a far conoscere i prodotti dell'industria e del commercio al maggior numero di persone, in guisa di suggerire loro il desiderio dell'acquisto", Brighenti delinea le tre categorie che sono alla base dell'attività pubblicitaria:
  • i soggetti (consumatore, rivenditore, tecnico, ecc.)
  • gli oggetti (merce, marchio e prerogative)
  • i mezzi a disposizione (piccola e grande pubblicità, vetrinistica, cinema, radio. colori, premi, ecc.
Non mancano le direttive per il dosaggio dei tempi pubblicitari (costanti o asintotici), lo studio degli slogan, degli annunci pubblicitari, della pubblicità redazionale e di quella suggestiva e argomentata.

Nella prossima puntata riferiremo sulle altre dispense uscite dopo il 1951.

Effemeridi # La corporazione del calcio

Le associazioni che per statuto accolgono come iscritti specifiche categorie o che si propongono particolari fini non sono altro che corporazioni. Discendono dalle corporazioni delle arti e dei mestieri che, fin dal '400, tramandavano la professione e tutelavano gli iscritti attraverso la solidarietà.

Benito Mussolini
, intuendo l'importanza che le associazioni professionali avrebbero svolto nella società moderna, creò la Confederazione nazionale delle arti e delle professioni dotandola di un palazzetto al centro di Roma, in via san Nicola da Tolentino. Secondo lo statuto della Confederazione l'incontro tra le varie categorie del lavoro avrebbe dovuto far emergere i punti convergenti ed i problemi dei reciproci settori in una specie di stanza di compensazione destinata ad affiancare l'attività legislativa e di governo; quello che - in altro modo - sarebbe dovuto diventare, nel dopoguerra, il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, invece di un carrozzone politico destinato solo ad erogare stipendi.

Nel dopoguerra il palazzetto nei pressi di piazza Barberini fu occupato da una associazione e successivamente usucapito, senza alcuna opposizione da parte dello Stato; così come avvenne da parte dei sindacati e dei partiti con gli immobili del disciolto partito fascista. Ciò potette avvenire, e fu poi riconosciuto ed assegnato da una apposita legge, perchè gli immobili fascisti non rientravano nella proprietà dello Stato, così come la Confederazione di via san Nicola da Tolentino, ma in un rapporto giuridicamente civile, essendo tali i partiti o le associazioni.

La Figc, i sindacati, i partiti, la Confindustria, la Confcommercio, la Massoneria e tutte le altre similari organizzazioni non sono altro che corporazioni; in comune hanno la tutela dei loro iscritti, la disciplina del settore (merceologico, politico, sportivo, ecc.) e l'autoresponsabilità.

Una bella parola che significa "i panni sporchi ce li laviamo in famiglia".

Attraverso l'autoresponsabilità si afferma il diritto di "controllare" i propri iscritti con il consolidato metodo dei controllati da controllori scelti dagli stessi controllati, alla faccia del diritto e della trasparenza!

Ci si lamenta poi se, ogni tanto, scoppiano casi di incongruenze, mani o piedi più o meno puliti, furbetti del quartierino bene accolti alla Banca d'Italia, sovvenzioni a partiti fantasma attraverso l'erogazione di "rimborsi" a testate giornalistiche, miriadi di generose associazioni onlus dedite all'altrui bene abilitate a ricevere denaro pubblico e privato, e così via.

Sino a quando tutti i cittadini non potranno conoscere soci e conti di tali confraternite, che si trincerano dietro la privacy e l'autoresponsabilità, la situazione rimarrà inalterata e se ogni tanto scoppierà un cosiddetto scandalo sarà perchè qualcuno in seno alla confraternita avrà mangiato più di un altro suscitando invidie e denunce pubbliche.

Dietro la professionalità, la deontologia e l'autoresponsabilità si nascondono sempre intrecci economici. Basterebbe obbligare le confraternite alla pubblica dichiarazione dei soci, il controllo dei conti da parte dello Stato e affiancare gli organi interni di controllo con magistrati e funzionari della Guardia di Finanza in pensione.

23 maggio 2006

Incontri # European Union

  • Giovedì 15 giugno all'Istituto Luigi Sturzo, in via delle Coppelle 35 a Roma, dalle ore 15.30 alle ore 19.00 si svolgerà un convegno sul tema "Europa grande Paese". Introdurrà i lavori il presidente dell'Associazione Nazionale Sociologi Pietro Zocconali, aprirà il convegno il prof. Luciano Costa dell'Università La Sapienza di Roma. Relazioneranno: Anna Maria Coramusi presidente della coop. sociale maggio '82, Lauro Venturi manager, Filippo Gesualdi direttore del "Corriere di Roma", Eprem Bovo presidente del dipartimento Piemonte dell'Ans, Cecilia Nisticò oncologa, Mauro Pacetti docente università Marconi, Francesco Maria Piccari ingegnere, Irene Ranaldi del consorzio Co.In. Concluderà l'emerito prof. di sociologia Michele Marotta. In mattinata i sociologi dell'Ans daranno vita ad un omaggio al decano Franco Ferrarotti.
  • Il Dipartimento di Sociologia dell'Università di Klagenfurt (Austria) ha indetto nei giorni 29 e 30 settembre un simposio su "Where do we go? Social science approaches to understanding the European Union". Informazioni: serena.fedel@uni-klu.ac.at


22 maggio 2006

Effemeridi # Poltrone, autisti, segretarie

L'assalto ai ministeri ed ai sottosegretariati è concluso, nei prossimi mesi tocherà rinnovare presidenze e CdA di centinaia di enti pubblici e parapubblici, nazionali e locali, sistemando migliaia di portaborse incompetenti che, a loro volta, tra promozioni ed incarichi rivoluzioneranno (come sinora si è sempre fatto, a destra come a sinistra) il sistema pubblico.

Nonostante gli appelli la Casa delle Libertà non potrà accettare le offerte di politiche bipartisan: il 28 maggio ci saranno le elezioni amministrative (con l'importante test di Milano e Napoli ove Silvio Berlusconi si gioca la rivincita) ed a giugno il Referendum; quindi una pausa di riflessione e, se non ci saranno altri appuntamenti in vista, si potrà riparlare di riavvicinamento (se mai c'è stato) tra le due coalizioni. Ma l'offerta dovrà essere molto grossa: un posto politico di grande rilevanza internazionale (all'Onu?) a Berlusconi per permettergli di impiantare una holding all'estero, con qualche briciola per i suoi alleati, ben lieti se riusciranno a levarselo da torno in modo indolore e per colpa altrui.

Nel frattempo il governo marcerà a parole verso i programmi promessi, ma come il gambero. Basterà un mal di pancia ad un paio di senatori, ai quali aguriamo lunga vita e tanta salute, per mettere in crisi Romano Prodi. Allora?

20 maggio 2006

Effemeridi # Il Paese delle 100 mafie

Il giocattolo si è rotto ed il popolo reclama provvedimenti. Per calmare la plebe qualcuno verrà messo alla gogna e il gioco del calcio verrà riassestato. Il popolo sarà contento ed i compagni di merenda potranno seguitare a fare i loro interessi con tutta tranquillità.

Tutto scorre e seguiterà a scorrere perchè la situazione del calcio non è unica ma un aspetto di questa società italica basata su interessi, maggiori o minori, tutelati da congreghe o cosche camuffate da sigle associative, spesso onlus (senza scopo di lucro, proprio come il calcio). Colpire severamente l'unico trastullo rimasto al popolo rafforza la stima nei confronti del legislatore istituzionale e svia i sospetti ed i ragionamenti sul marciume che affiora in altre parti: ma ingrassa i vermi.

L'on. Mario Pescante, che negli anni '90 ha ricoperto un importante incarico nazionale nel mondo sportivo, ha detto (stamane alla rete televisiva LA7) che "c'erano stati segnali", che le norme non sono state applicate e ha invitato i reggitori del calcio a "fare un passo indietro"; bravo, ma lui dove era? Oggi invoca provvedimenti? Un altro, che da tempo immemorabile si occupa di sport, prima come ministro dello spettacolo (e dello sport) poi come presidente della Federazione italiana gioco calcio, ha dato le dimissioni con l'anima candida di chi non sapeva o non si era accorto di nulla e, anzi, aveva passato le carte a chi di dovere non sollecitando o informandosi più sull'esito (non era suo compito seguire il caso, lui era solo il presidente della Figc). Un ragionamento che ricorda quel tale presidente di partito che "non sapeva", "non si era reso conto", e che ora rappresenta le istituzioni con tutto il valore dell'eticità che tale funzione richiede. Al tempo di tangentopoli ci furono casi inversi, ricordiamo Arnaldo Forlani prima ministro e poi indagato che non sapeva e non ricordava.

Un ex arbitro, Angelo Bonfrisco, fu allontanato per aver mosso in tempi non sospetti critiche "al sistema"; l'attuale sottosegretario allo sport, Giovanni Lolli, ha detto che "i controllori sono nominati dai controllati", altri hanno ipotizzato che i "poteri forti" lamentati da Luciano Moggi siano "alla base della lega".

Ma anche alla Banca d'Italia i controllori sono nominati dalle banche che la controllano, anche nei partiti e nei sindacati i revisori dei conti sono scelti in modo anomalo, e così per altri organismi di rappresentanza che tutelano interessi politici, economici, sociali, e così via. Siamo un Paese composto da centinaia di cupole mafiose (siciliana, calabrese, del romano Calò, ecc.) o di tipo massonico (Enrico Cuccia, Banca d'Italia, correnti di partito, gruppi di docenti universitari, confraternite varie) che a volte si fanno la guerra fra loro, altre stipulano alleanze con questo o quello a danno di un altro e - nel pericolo - sono tutte unite in quella che si chiama omertà.

Sino a che il popolo non si sveglierà e smetterà di gingillarsi con il giocattolo che gli hanno dato per occuparsi, invece, del sistema corporativo che arricchisce illecitamente poche migliaia di persone (dislocate nei vari poteri) le cose non cambieranno, perchè così fa comodo.

E' complicato mettere regole nei centri di corruzione? No, basta che i bilanci economici di tutti i raggruppamenti politici, economici, sindacali, sportivi, sociali, ecc. siano obbligatoriamente revisionati da esperti sorteggianti da uno speciale elenco garantito dallo Stato (avvocatura, Corte dei conti, ecc.) e che i soci siano obbligatoriamente dichiarati con elenco accessibile in visione a tutti.

Per il calcio oltre al sorteggio degli arbitri e l'abolizione della quotazione in borsa, basterebbe stipendiare o dare un compenso fisso agli arbitri senza lasciarli alla discrezionalità dei "rimborsi", cosa quest'ultima sotto la quale passano anche nelle associazioni e nelle "rappresentanze" veri e propri trasferimenti di valuta.

Il popolo invoca provvedimenti, due politici ex sindacalisti hanno proposto, uno l'amninistia (deve uscire qualche compare dalla patrie galere?) e l'altro una più attenta applicazione della privacy per i parlamentari (nella scorsa legislatura un furbetto del quartierino telefonava da un cellulare intestato ad un deputato). Se il buongiorno si vede dal mattino!

A proposito, come segno di estrema onestà, ci piacerebbe che il primo ministro Romano Prodi convocasse quel ministro che si è intascato le penne prese dallo scrittoio del Quirinale e ne esigesse le immediate dimissioni, questo sarebbe svoltare pagina e rispondere alle attese di quei 4 milioni di italiani che votarono Prodi al referendum. O spiegare se e come Striscia la notizia si è sbagliata.

Corso # 12 # L'effemerocritica

Nella terza parte della dispensa Federico Augusto Perini-Bembo affronta l'effemerocritica spiegando che consiste nella critica delle effemeridi. La parola effemeride è composta dalle parole dell'antico greco "sopra" e "giorno", che unite possono significare "attestazioni del giorno" ossia "attualità". Pertanto chiarisce
[...] che possiamo definire le effemeridi come le attestazioni di tutto quanto si trova od è destinato ad essere presente nell'opinione pubblica.
La critica è la funzione di sceverare quanto vale da quanto non vale di un determinato oggetto; ora se l'oggetto sono le effemeridi, il "criterio" da adottare non potrà evidentemente essere religioso, etico, estetico, politico, economico, giuridico, fisico e via dicendo, ma dovrà essere "demodossalogico", per cui un effemeride tanto più "vale" quanto meglio sia capace di esprimere una data opinione pubblica o quanto più sia efficace per quel dato pubblico, per quella determinata materia e per lo strumento pubblicistico ideologicamente e tecnicamente prescelto ed impiegato (secondo le norme generali e gli accorgimenti sperimentali suggeriti dalla demodossalogia), in piena rispondenza con lo scopo da raggiungere. E siccome ogni attività scientifica non può essere meramente speculativa, ma deve proporsi un fine, questo nella critica delle effemeridi consisterà non solo nel discernere le effemeridi positive da quelle negative (ché anzi una netta separazione è inverosimile, esistendo effemeridi "più" o "meno" rispondenti a detto scopo), ma pure specialmente nel confrontarle tra loro, in base ai criteri della demodossalogia, per desumerne le manchevolezze: quali esse siano, da che cosa originate, come si sarebbero potute diminuire od evitare, ecc. Tutto ciò al fine di perfezionare conoscenze ed esperienze, così da procurare maggiori capacità in chi debba dedicarsi ad attività connesse con l'arte cronicistica e con l'arte propagandistica. Possiamo, quindi, definire questa nostra critica come una valutazione comparativa secondo i criteri della demodossalogia.

Concludendo tale chiarificazione giungiamo alla seguente enunciazione: l'effemerocritica è la valutazione comparata di ogni attestazione d'attualità secondo i criteri della demodossalogia.

Sostanzialmente l'effemerocritica è quindi la parte pratica, operativa della demodossalogia, la effemerocritica sta alla demodossalogia come la chirurgia - tanto per dare un esempio grossolano, ma che si può facilmente ricordare - sta all'anatomia.

Passando alla funzione dell'effemerocritica nelle indagini storiche e intorno alle retrospettive dell'opinione pubblica, Perini-Bembo sottolinea come sarebbe vana una indagine a fine storico, politico, culturale, commerciale sull'ambiente sociale riflettente il passato ed il presente di un qualsiasi paese senza un approfondimento delle correnti di pensiero. Occorre un diligente esame della loro genesi; del processo di reciproca contrapposizione, eliminazione, modificazione; del loro sviluppo; della loro evoluzione di fronte agli avvenimenti:
i quali d'altronde sono appunto mossi in gran parte da quelle correnti che corrispondono a convinzioni, interessi o passioni e da cui le azioni sono determinate o subiscono prevalente influenza.

Attenendosi al fatto cronologico puro e semplice, alla legge con annessi e connessi, alla critica a distanza, sgomberando il terreno di ricerca e di critica dai "documenti del giorno" (e proprio da quelli più quotidianistici, che in genere sono i più deperibili e si trascurano) si è portati a svisare la realtà, a costruire degli astrattismi, a nutrirci di apparenze accontentandoci di conoscere come alcuni vorrebbero, a ragione o a torto, che la storia si fosse svolta.

Nell'insistere sulla poliedricità della realtà (il relativismo) che, per capirla, occorre vederla "contemporaneamente" da tutte le direzioni attraverso un "esame comparato di periodi storici anche fra loro lontani", Perini-Bembo accenna alla "suggestione e autosuggestione" (quello che poi i ricercatori della Sidd definirono come l'interpretazione della realtà che è una cosa, più o meno, totalmente diversa dalla realtà effettiva), alle "costanti" esistenti in politica (che la Sidd ha allargato alla natura, alla fisica-chimica, alla biologia, alla storia), per concludere:
Già da dieci anni (Giornalismo ed opinione pubblica nella rivoluzione di Venezia, 1938 e Giornalismo italiano in terra irredenta, 1937) abbiamo insistito sulla necessità di "vagliare, interpretare, criticare tutti quei documenti quotidianistici, pubblicistici, giornalistici insomma, che ci possono testimoniare idee, opinioni, volontà del popolo, che sono emanazioni di una credenza o di una fede o di una speranza o di una azione pro e contro atteggiamenti, consuetudini, propositi, situazioni politiche od economiche, giuridiche o di fatto" mezzi - precisavamo successivamente (Cenni di storia del giornalismo, Enalc 1945-46) - che non rispondono ad una necessità di documentazione storica, più o meno obbiettiva od a fini solamente dilettevoli o ad esigenze di carattere permanenti, religiose, estetiche e via dicendo, ma ricevono impulso da una fede, da un progetto, da una passione, da un interesse, da un capriccio passeggeri o per lo meno strettamente aderenti al momento che le suscita.

Per concludere il capitolo accenna alla funzione dell'effemerocritica nei sondaggi intorno alle opinioni pubbliche correnti affermando che:
le forme ed i modi di propaganda riescono anche a lumeggiarci sull'opinione pubblica verso la quale sono orientati. Si pensi per esempio alle spontanee differenze che esistono fra paesi di differente psicologia, proprio nel campo di queste forme e di questi modi. Citarne la specie varrebbe sciorinarne una lunga litania: si possono fra i tanti, ma non tutti esclusivamente, menzionare i giornali quotidiani e certa letteratura popolare; gli almanacchi e taluni epistolari privati (già dicevamo che le lettere scritte possono divenire una forma indiretta di giornalismo orale); certa musica e la pubblicità; talune rappresentazioni (mimiche, parlate, musicali) e riviste teatrali; i fogli volanti stampati alla macchia e il giornale parlato e il discorso di comizio; talune prediche del clero ed in certe circostanze lo stesso suono delle campane; per lo più le satire e talora la moda; alcune canzoni, poesie, preghiere o proclami, appelli, manifesti, avvisi murali, le freddure politiche e i così detti uomini-sandwich, i pranzi e i profumi intesi a creare un determinato ambiente favorevole e le architetture fascinose di una scenografia o concrete e suggestive di talune costruzioni; le notizie trasmesse a distanza sfruttando l'eco ed i pupazzi a carbone disegnati sui muri; molte radiotrasmissioni, le televisioni e parecchi filmi cinematografici; gli opuscoli, i calendari, numeri unici e lettere aperte; spesso le cronache ed i diari e talvolta anche i francobolli, le illustrazioni, le fotografie ... Sono questi e tanti altri strumenti ed espedienti di cui si valgono chiese, governi, partiti politici e ditte commeciali, capitani d'industria e imbonitori da baraccone, filibustieri d'ogni risma e mendicanti: per insinuarsi nelle altrui coscienze, per influire sulle altrui decisioni, per attirare le altrui simpatie, per addescare i gusti degli altri ai propri fini ideologici o utilitari.

Una funzione dell'effemerocritica che la Sidd ha sviluppato come metodo di ricerca sull'opinione pubblica abbinandolo alla statistica, come hanno appreso coloro che hanno seguito i seminari da noi organizzati.
Nell'illustrare la ripartizione della demodossalogia, che tralasciamo nei dettagli in quanto riportata nel post 7 di questo corso, ricordiamo che tale ripartizione fu, per la prima volta, esposta nel corso universitario degli anni accademici 1941-43 in sette rami: sistematico, psicosociale (poi divenuto sociopsicologico), morfologico, applicativo (la parte su cui si è concentrata l'attività dei ricercatori della Sidd), etico-politico, giuridico e storico. A proposito dei riflessi psicosociali riportiamo quanto citato nella dispensa del 1951:
In realtà ogni pubblico produce i giornali aderenti al proprio gusto, non foss'altro perchè i giornalisti devono assecondare, per affermarsi, le esigenze di un pubblico il più vasto possibile od almeno sufficientemente vasto per consentire al giornale di prosperare. Ma una volta che il giornalista si sia espresso o lanciato, esso gradualmente riesce ad influire sul medesimo pubblico, modificandone o dirigendone le opinioni.

Se pensiamo ai giornalisti (e non solo loro ma anche ad autori di testi) allontanati dalla Rai sin dagli anni '70 sino ai giorni nostri (Minà, Beha, Biaggi, Santoro, ecc., ecc.) avremo il riscontro alla frase della dispensa "gradualmente riesce ad influire....", senza menzionare il licenziamento dai giornali che avviene nel più assoluto silenzio. Ma prosegue Perini-Bembo:
Il termometro delle vendite avverte il giornale se il pubblico (che solo in parte è stabile, fedele, abbonato) si estenda o si riduca; ma l'estraneo difficilmente conosce questo dato e deve limitarsi alla tiratura, che molte volte è artificiosamente elevata (e le copie omaggio, quelle affisse sui muri, le invendute sono abbondantissimamente) o viceversa, sebbene limitata, non esclude in particolari condizioni, un più vasto consenso di pubblico.
Perciò i giornali sono indici preziosi dell'opinione pubblica, ma non ne rappresentano da soli le varie correnti nella loro effettiva portata.
Donde la necessità di ricorrere a tutte le altre effemeridi, di cui abbiamo precedentemente fatto menzione.

Per quanto concerne la parte morfologica (le forme, cioè le manifestazioni esterne dell'opinione pubblica) citiamo lo scritto del giurista e scrittore James Bryce, nato a Belfast nel 1838, che in The America Commonwealth nel 1888 ha scritto:
Un organo dell'opinione pubblica non è soltanto l'espressione di idee e tendenze esistenti, ma anche un fattore che ulteriormente sviluppa e modella i pareri del pubblico. L'opinione crea l'opinione. Gli uomini seguono la via che vedono presa dagli altri e si affrettano ad accettare le idee che credono destinate al trionfo.
Perciò ogni voce potente di oratore, di una riunione, di un giornale, è insieme la manifestazione di una forza esistente e di una forza che agisce sulle altre. Questo fatto moltiplica gli organi che esprimono l'opinione pubblica e nello stesso tempo aumenta sempre più la difficoltà di servirsene bene perchè ogni voce cerca di apparire quella della maggioranza.

Commentando J. Bryce, Perini-Bembo manifesta l'esigenza d'individuare come le opinioni pubbliche si esprimano, di saperle rilevare nella loro più precisa fisionomia, di poterne apprezzare l'estensione e l'intensità (l'applicazione statistica elaborata dalla Sidd), aggiungendo che:
Le forme che assumono le opinioni pubbliche per esprimersi sono prove, testimonianze dirette o indirette, palesi o meno, concrete (ad esempio un volantino) od astratte (ad esempio la parola, le cosi dette "voci"), tutte comunque rientranti nel concetto di effemeridi, che costituiscono in pari tempo le fonti della demodossalogia.

Accingendosi ad esaminare criticamente le effemeridi, il primo quesito da risolvere cita la dispensa è "quello di fissare l'obbiettivo delle stesse".

Il fine che ogni effemeride si propone può essere palese o nascosto, Perini-Bembo cita i seguenti esempi:
  • L'Unità organo palese del Pci,
  • un film di propaganda politica, palese non dichiarato,
  • foglio volante che figura redatto da operai ed invece è dei datori di lavoro, ecc.
"In questo caso, come negli altri, il mezzo migliore per accertarsi del vero obbiettivo è di ricercare l'origine dell'effemeride - aggiunge il professore - chi l'ha ideata e con quali mezzi è stata attuata, in quali mani è passata" e tutta un'altra serie di accorgimenti degni di un giudice inquirente.

Inoltre l'effemerocritica, diversamente da altri metodi, si cura di ciò che un mezzo pubblicistico "afferma tacendo", di ciò che non dice o non mostra volutamente.
[...] il solo spostamento di parole o l'accentuazione di qualche aggettivo possono modificare anche sostanzialmente la portata e quindi la valutazione di un avvenimento qualsiasi.

Affermazioni dei padri della demodossalogia che risalgono a 55 anni orsono. In proposito si pensi al famoso dispaccio di Ems, trasmesso da Guglielmo II a Bismark e da questo passato alla stampa con alcuni tagli di espressioni cortesi, così da far assumere al comunicato quel tono secco e perentorio che giustificava la guerra franco-prussiana del 1870, proprio come avvenuto più di un secolo dopo (ma non è il solo esempio storico) con le bombe nucleari dell'Iraq fatte credere effettive dall'amministrazione del governo Usa di George Bush per portare la democrazia occidentale in quel Paese. Si confrontino pure, cita la dispensa,
le notizie fornite da una qualsiasi agenzia di stampa, così come vengono pubblicate da giornali di diverso colore; taluni le accantonano riducendole ad un trafiletto che quasi scompare, altri le montano con vistose intitolazioni smarginate e magari premettendo un borsalino [finestra oppure catenaccio] che faccia da richiamo e sottolinei l'importanza di un fatto oppure fanno loro seguire un ampio commento [...]
Per la demodossalogia applicativa l'effemerocritica deve di massima rispondere alle seguenti domande:
  • quella corrente d'opinione pubblica o quell'ente che ha promosso l'effemeride di quali mezzi economici, intellettuali, politici, ecc. disponeva?
  • con quei mezzi e per l'obbiettivo prefissosi l'effemeride è riuscita quanto di più efficace si poteva attuare?
[...]Se consideriamo il giornale non dobbiamo fermarci su un dato articolo o una data inquadratura, i quali considerati separatamente potrebbero sembrare riusciti per l'obbiettivo da raggiungere, mentre la vicinanza di particolari altri articoli, notizie, illustrazioni, titoli [...] potrebbero far rilevare discordanze o poca verosimiglianza od attirare eccessivamente l'attenzione su dettagli secondari in confronto ad altri o viceversa [...]

Tutte le notizie di una radiocronaca, per es., potrebbero essere compilate in modo tecnicamente perfetto; rispondere nelle prime righe alle quattro domande di prammatica chi?, dove?, come?, quando?, soddisfare anche un perchè? - possedere tutte insomma dei perfetti leads - [...] ma demodossalogicamente riuscire carenti, a causa di altre radiocronache, notiziari, radioconversazioni, ecc. non in fase con la primitiva radiocronaca, oppure a causa di trasmissioni antecedenti o successive capaci di suscitare strani contrasti d'impressioni.

La dispensa termina con un commento ad una frase di Thomas Jefferson, il presidente degli Usa "apostles of democracy and one of the great liberals of modern times", nato nel 1743 e deceduto nel 1826, :
If it were left to me to decide whether we should have a government without newspapers or newspapers without governament, I should not hesitate a moment to prefer the latter.

E' un paradosso; certo che oggi ogni corrente ideologica, ogni professione od arte, ogni interesse organizzato vuole avere il suo proprio foglio stampato, così come nel medio evo ogni corporazione aveva il suo predicatore e nell'antica Grecia ogni classe il suo oratore ufficiale.


17 maggio 2006

Effemeridi # Inizia male il centrosinistra

Sino a qualche ora prima della presentazione dei ministri al Capo dello Stato il premier Romano Prodi ha dovuto aggiustare la lista per saldare il conto degli alleati della coalizione, lasciando oltretutto insoddisfazioni in giro; e si trattava solo di poltrone, non ancora di attuazione di programmi.

Due per ora i problemi "concreti" che sono stati richiesti con urgenza, uno dal presidente della Camera (ex Cgil) e l'altro dal presidente del Senato (ex Cisl): a fronte della crisi della giustizia (lentezza, disparità di trattamento, interpretazioni controverse, insufficienza di carceri e personale, ecc.) invece di affrontare le cause si è proposta l'ammistia per sfollare le carceri; mentre per quanto riguarda i politici coinvolti nelle intercettazioni telefoniche si invocano ferree regole per tenere fuori da qualsiasi controllo od intercettazione i parlamentari.

Non è questo quello che il popolo si aspettava dai primi passi del centrosinistra. Ma da ex sindacalisti, abituati a lavorare con gruppettari di agitatori sociali (senza controllo della fedina penale), cosa potevamo aspettarci?

16 maggio 2006

Confronti # Massoneria sportiva

Ministri, deputati, giornalisti, ufficiali delle Fiamme Gialle, dirigenti sportivi, allenatori, arbitri, calciatori, industriali ..... c'erano tutti (destra e sinistra) per dare riscontro all'adagio popolare "piatto ricco mi ci ficco".

Un piatto da 5 miliardi di euro di affari che produce, dopo la sanatoria dello spalmadebiti, un terzo di deficit, è già questo è un primo indice che qualcosa non funziona. Già dai primi anni '80 qualcuno aveva sollevato più di un dubbio, esplicitandolo, come Oliviero Beha, Gianni Minà e qualche altro che, però, finirono emarginati come l'allenatore Zeman e il presidente di società Anzalone.

Oggi tutti cadono dalle nuvole e candidamente si chiedono come sia stato possibile lo strapotere di una sifatta organizzazione denominata Gea, l'organizzatore sostiene che quello era il sistema e che lui si era limitato ad accodarsi, che non esiste la "cupola", che il figlio non centra nulla, che l'episodio dell'arbitro rinchiuso nello sgabuzzino ero uno scherzo, una goliardata sportiva come tante altre! Le pressioni sugli arbitri? Erano semplici consigli nel corso di una conversazione, non è colpa del comunicatore se il ricevente ne ha frainteso l'essenza.

La conduttrice di una trasmissione televisiva de LA7 ha detto, lunedì 15 scorso, che su 63 telefonate ad altrettanti personaggi per invitarli al Talk show (quando normalmente c'e la ressa per apparire) nemmeno uno aveva accettato di parlare del caso. Ed anche questo è un indice della situazione.

Un terzo indice lo ricaviamo dai soci (presenti o passati) della società Gea: i cognomi Tanzi e Geronzi ci riportano a vicende non dimenticate.

Un quarto indice (inteso come strana casualità) ci è dato dall'accoppiata veline-calciatori, come se ci fosse una agenzia che organizza party per favorirne la conoscenza, così come avviene nella coppa Uefa (13 u. s. LA7) tra arbitri e donnine allegre.

Un quinto indice lo offrono i club delle varie squadre, agevolati in ogni modo dalle squadre stesse e focolaio di ultras, qualcosa di ben diverso e di più di facinorosi sportivi ma teppaglia vera e propria.

Un sesto indice è stato l'interessamento dei politici in favore di questa o quella squadra, a proposito dei passaggi in serie A o B.

Nel calcio, come nello sport, anche se si è antagonisti lo si è in amicizia e fraternità; si rimane amici e soprattutto quando qualcosa non funziona si lavano i panni sporchi in casa.

Si è detto che nel calcio esistono "oligarchie che vietano l'emergenza di persone oneste", che a qualche giornalista scomodo è stato vietato di accedere negli impianti sportivi, ecc. Ma in fondo, andando al nocciolo del problema, cosa è successo? Trattandosi di una competizione legata ad un movimento economico, ove tutte le quadre (eccetto la Juventus) sono in rosso si è messo in opera un sistema per far vincere alcuni a danno di altri, una specie di monopolio, di cupola. Si obietta che lo sport essendo fondato su valori etici dovrebbe essere alieno da certe inclinazioni.

Ma anche i sindacati ed i partiti dovrebbero essere fondati su valori etici, eppure emarginazioni, pressioni, consigli non mancano da parte delle oligarchie. Nelle ultime votazioni politiche agli elettori è stato addirittura tolto il potere di delegare il proprio candidato, è etica questa?

Il fatto è che in qualsiasi settore esistono le confraternite (quale atteggiamento psicologico di gruppo per tutelare i propri interessi economici o di carriera), vere e proprie massonerie specializzate, ove si mantiene il segreto tra gli affiliati e ci si scambiano favori che superano il lecito. Nulla vieta, sempre in nome dell'etica di gruppo, che poi qualche confratello concorra ad alte cariche istituzionali avendo nell'armadio qualche scheletro, possiamo ipotizzare a titolo di esempio un procedimento concluso per estinzione del reato, o vicende non chiarite e minimizzate in merito alla conoscenza di oscure operazioni finanziarie, o affitto di alloggio a prezzo politico, ecc.

Tutto finirà in una bolla di sapone perchè le confraternite esistono non solo in politica e nel sindacato ma tra gli industriali, gli assicuratori, i banchieri, ecc. Quando il più pulito ha la rogna da dove si inizia la pulizia?

Per fortuna a Capo dello Stato è stato eletto un galantuomo, che è succeduto ad un altro galantuomo, ci rimane una speranza per un futuro migliore!

14 maggio 2006

Incontri # Privacy e sicurezza

Mercoledì 24 maggio a Roma, presso la Sagrestia del Borromini di Sant'Agnese in Agone, in via dell'Anima 30/a, Stefano Rodotà risponderà alle domande di Giuseppe Corasaniti e Roberto Martinelli su "Privacy e sicurezza". Presiederà Franco Chiarenza. Appuntamento alle ore 18.00.

13 maggio 2006

Documenti # Information Technology

Per concludere il panorama sulle prospettive dell'informazione ed del suo ruolo riportiamo dei brani dalla relazione svolta nel 2000 a Mira (Venezia) nell'ambito dello VIII Convegno nazionale di demodossalogia.
[...] Pertanto le tecniche di formazione e captazione del consenso diverranno sempre più subdole, avvolgenti e pressanti. Ed un ruolo primario nella formazione del consenso passerà attraverso l'informazione visiva sino a coinvolgere i cinque sensi.
L'opinione pubblica sarà martellata, frastornata, da migliaia di imbonitori che, dando ad intendere di fare un servizio o solo informazione, cercheranno di attrarre il pubblico dalla loro parte. Stante la crescita esponenziale dell'informazione, degli utenti della stessa e della velocità di trasmissione, sarà impossibile controllare le fonti, verificare la fondatezza del messaggio, contestare i dati, rettificare la notizia [...]
Oggi con l'avvento del villaggio globale previsto da Marshall McLuhan e favorito dalla Information Technology, ove alla parola e all'immagine televisiva si aggiungono tecniche sempre più veloci ed avvolgenti, dal fax ad Internet ed ai cellulari dell'ultima generazione, l'uomo non comunica più direttamente con l'altro ma attraverso gli strumenti del comunicare delegando a questi la sua presenza sul luogo degli avvenimenti; in sostanza da protagonista è diventato strumento dell'immagine di se stesso e come tale non può più controllare lo svolgimento dell'azione e la veridicità dei fatti [...]
La presenza umana sul luogo degli avvenimenti non è più necessaria. Lo schermo della tv o del computer, dando l'immagine in diretta, inducono al coinvolgimento di ciò che si vede portando ad ignorare gli altri eventi, uguali o contrari, che in quel momento e su quell'argomento, si stanno contemporaneamente verificando ma che non sono oggetto di ripresa. Quello che non proviene dallo schermo non esiste! Fin dalle mie lezioni dell'anno '79-'80 ho sostenuto questa tesi, presentandola poi alla LX Riunione della Sips a Bologna. Per fortuna Internet ricostruirà, col tempo, la capacità della ricerca e del confronto che è stata una prerogativa della lettura della stampa.
Vivendo nel cosiddetto mondo dell'informazione la disinformazione è d'obbligo poichè, da quando è nata, la comunicazione non ha mai avuto lo scopo della elevazione sociale o culturale o della difesa della verità e della giustizia. L'informazione è sempre stata un veicolo di una parte per convincere l'altra parte, anche per i fini più onesti possibili. Il professionista della comunicazione, sia esso giornalista che pubblicitario, è un tecnico che offre la sua conoscenza ai clienti, così come gli avvocati o gli architetti mettono la loro professione al servizio del cliente non chiedendosi se l'imputato sia innocente o colpevole o se il progetto edilizio abbia o meno la prescritta autorizzazione.
Ma la comunicazione sociale, anche attraverso la forza dell'imitazione, mette in circolo delle opinioni che via, via, si diffondono, si confrontano, si modificano contribuendo a fare la storia [...]
Ma è anche difficile scovare il motivo che si nasconde dietro la comunicazione trasmessa dall'emittente attraverso lo strumento del comunicare (il canale). Così come è difficile districarsi nella enorme massa di informazioni, riviste, notiziari, saggi, messaggi pubblicitari che quotidianamente ci avvolgono e ci martellano [...]
Una crescita esponenziale che dagli editti degli imperatori romani affissi al Foro (gli Acta) alla rete telefonica abbinata alla Tv ed al personal computer ha moltiplicato anche gli utenti dei messaggi e la capacità di diffusione ed aggregazione delle opinioni pubbliche. In questo mondo di informazioni e di informati c'è il rischio di perdersi o di seguire il gregge. Ed è questo ciò che vogliono i comunicatori o i detentori dei canali attraverso i quali sono veicolate le informazioni da trasmettere ai destinatari.

Attraverso la Demodossalogia e, in particolare, l'applicazione dell'effemerocritica alla comunicazione sociale è possibile scavalcare l'apparenza del messaggio per calibrarlo nella sua giusta dimensione storica ed ambientale, come i lettori vedranno seguendo il breve corso di introduzione alla demodossalogia il 10, 20 e 30 di ogni mese su questo sito.

12 maggio 2006

Confronti # I winner del sec. XXI

Informazione e comunicazione non sono sinonimi, è come nei convegni e nei dibattiti politici; dicevano i fratelli Grimm (quelli delle favole): "molti dicono per parlare, pochi parlano per dire".

Sul piano della comunicazione sociale, in futuro non ci saranno solo i tre canali di Berlusconi o la Rai ma ciascuno di noi avrà il suo canale emittente: il sito su Internet o il telefonino di ultima generazione (computer, tv, telefono, camera digitale). Ognuno di noi invierà i suoi pensieri; saremo tutti comunicatori a fronte di uno sparuto gruppo di sopravvissuti uditori in una babele di messaggi veri, falsi, probabili, fantastici, ecc.

Chi saprà districarsi in questa massa di informazioni e secernere le notizie più probabili ed utili (per se stesso o l'azienda di lavoro) potrà accedere al mondo dei winner (vincitori), una volta riservato per censo, poi per titolo di istruzione e infine per capacità professionale.

Chi non saprà districarsi nel mare dei messaggi, chi dirà per parlare ma non per capire, apparterrà a quel ceto che nei secoli ha solo cambiato nome: l'ultima classe sociale, quella dei sottomessi ai padroni di turno.

11 maggio 2006

Confronti # Quale futuro

Al convegno del 6 maggio svoltosi al Lido di Camaiore su "Comunicazione...informazione...quale futuro", (post del 15 aprile scorso) il presidente onorario della Sidd ha presentato una relazione che riportiamo in sintesi.
L'informazione è un messaggio stringato che non richiede il feedback mentre la comunicazione presuppone, invece, l'abbellimento della notizia, la presentazione suadente ed il coinvolgimento. Trattasi di una vera e propria strategia di informare per formare l'opinione altrui. Informare tacendo alcuni particolari, esaltandone altri o travisandoli. Non per nulla sono sorte le Facoltà di Scienze della Comunicazione per preparare i comunicatori nelle strategie di marketing: servirmi dell'informazione per raggiungere i miei scopi.

Nel tempo lo scopo dell'informazione non è cambiato. Gli Acta dei Romani altro non erano che il giornale dell'imperatore che aveva il solo interesse a divulgare certe sue notizie, così come la colonna traiana era il fumetto sulle gesta del conquistatore.
Con l'invenzione della stampa di Gutenberg per la prima volta l'uomo potè leggere e pensare in solitudine passando dai bandi (che coinvolgevano l'utente solo acusticamente) alla riflessione su un mondo lineare ed uniforme, come affermato da Mc Luhan, generando così il nazionalismo (effetto dell'individualismo), la catena di montaggio e la società industriale, la visione dell'universo entro cui è possibile collocare un evento fisico nello spazio e nel tempo, ecc.

La televisione con il suo coinvolgimento contemporaneo della vista e dell'udito ha privato l'uomo del suo ruolo di protagonista individuale o collettivo dell'evento. Pertanto dalla centralità umana si è passati all'emarginazione del contributo e della presenza dei protagonisti sostituendoli con l'immagine televisiva. Vedere equivale ad esserci, una presenza virtuale sul luogo degli avvenimenti. La tv con la sua informazione generalizzata di massa ha modificato comportamenti sociali, mode ed aspirazioni globalizzando la percezione degli altri e la spinta ad apparire più che ad essere.

Secondo P. Meazzini ("La lettura", ed. Learning Press Roma 1986) gli elementi del comunicare sono:
  • E - emittente, colui che emana l'informazione
  • D - destinatario, colui che riceve l'informazione
  • M - messaggio, l'informazione veicolata dall'emittente
  • C - canale, lo strumento attraverso cui passa l'informazione (tv, giornale, conversazione, conferenza, telefono, ecc.)
  • cod - codificazione, adattamento dell'informazione allo strumento di diffusione (canale) ed ai fini voluti (semplice informazione, pubblicità, veicolazione di idee, ecc.)
  • dec - decodificazione, interpretazione dell'informazione da parte del destinatario in base alla sua cultura, classe sociale, ideologia ed aspettative
  • Con - contesto, (ambiente culturale, storico, economico, geografico) nel quale si svolge il rapporto tra E/D.
Mentre finora il canale "C" (tv, giornale, sede congressuale, ecc.) era appannaggio di pochi che potevano controllare e calibrare l'informazione secondo i loro interessi, ora con l'information technology, cioè il telefonino del futuro (computer, tv, camera digitale e telefono) ed i siti Internet ognuno di noi sarà proprietario e gestore dei suoi messaggi "M". Emaniamo informazioni quindi siamo! E' la rivalutazione di se stessi, l'affermazione di un monade in un mondo di monadi, con conseguenze sociali e culturali che saranno stravolgenti: l'accentuazione del relativismo, il decadimento delle ideologie politiche e religiose, l'esaltazione del narcisismo, la consapevolezza di poter fare da soli; in una parola la voglia di liberazione da tutto e tutti. Con la centuplicazione delle informazioni: vere, false, probabili, fantastiche, ecc. Ma cosa importa? Vedremo il mondo secondo la nostra immaginazione e quando ne avremo voglia.

La liberazione intellettuale, secondo molti, è però una forza enorme capace di produrre tanto il bene che il male.


10 maggio 2006

Corso # 11 # Scienza ed arte

Per i padri della demodossalogia la disciplina era, insieme, scienza ed arte. Nell'affrontare nella III parte della dispensa universitaria del 1951 il capitolo della fisionomia e funzione della demodossalogia Federico Augusto Perini-Bembo dà una definizione della materia dopo aver chiarito che:
E' evidente che sia nel caso in cui una disciplina poggi su principì autonomi, sia in quello nel quale partecipi di principi relativi a più scienze, trattasi sempre di una disciplina scientifica, cioè di una scienza.
Ed è chiaro, da quanto precede, che la demodossalogia è una scienza. [...]
Quanto al problema delle relazioni fra scienza ed arte, è subito necessario dichiarare come nella demodossalogia la quale, come abbiamo detto, è una scienza, si trovino pure elementi artistici, specie per quanto concerne la parte applicativa.
La definizione più sintetica può essere pertanto la seguente: la demodossalogia è la scienza e l'arte dell'opinione pubblica.
Rimane pur tuttavia da definire i limiti di questa scienza, ciò che corrisponde a fissarne il campo d'azione. Preciseremo perciò a tale riguardo che la demodossalogia si propone:
  • d'indagare che cosa siano le opinioni pubbliche, come sorgano e come si trasformino;
  • come si esprimano, come si ricerchino e come si plasmino;
  • come si infrenino, come si difendano e quali siano la loro posizione e il loro ruolo nei diversi paesi del mondo, nel tempo presente e in quello passato. [...]
Nella sua multiforme applicazione è infine integrata da un elemento artistico.

Per quanto concerne i rapporti ed il contributo della demodossalogia con le altre scienze la dispensa richiama il significato di oclologia (scienza della folla), il gioco delle pubbliche opinioni nella formazioni dei governi, nell'attività dei parlamenti e nella discussioni delle leggi, l'influsso del quarto potere, ecc. precisando una serie di discipline (citate nella prima dispensa) e di attinenze che hanno rapporti con la demodossalogia, ai fini di studio e ricerca. Tuttavia:
[...] per quanto è stato già detto, la demodossalogia detiene un campo ben specifico, che non può confondersi con quello di altre scienze o discipline e che anzi a queste offre un sussidio a volte indispensabile, e sempre poi utilissimo.
Come infatti sarebbe possibile che l'economista, il giurista, il politico assumessero un determinato atteggiamento e prendessero particolari decisioni, ignorando le ripercussioni delle medesime sull'opinione pubblica? Come sarebbe possibile, anche rimanendo sul terreno meramente speculativo, che un moralista dettasse le norme di condotta, che uno storico indagasse intorno a certi fatti e persone, che un antropologo si spiegasse certi fenomeni demografici - tanto per citare degli esempi - facendo astrazione dalle opinioni di maggioranza e di minoranza, interessate nei diversi casi considerati?[...]
Lo studio dell'opinione pubblica insomma è necessario per non costruire degli astrattismi, per non essere solo noi stessi e fare degli altri dei puri immaginari, per non nutrirci di apparenze. E' necessario per sapere come il mondo cammina, non accontentandoci di conoscere come alcuni soltanto vorrebbero farlo camminare.

Dopo quanto sinora visto, e che sostanzialmente ricalca l'esposizione della prima dispensa dell'anno accademico '49-50, si giunge alle "fonti della demodossalogia", cioè alle effemeridi. Esse:
[...] si trovano in tutte quelle estrinsecazioni delle opinioni stesse, le quali non sono altro che le forme di espressione delle opinioni pubbliche. Le fonti di questa scienza sono da ricercarsi - precisavamo nel 1938 ("Giornalismo ed opinione pubblica nella rivoluzione di Venezia", Padova) - in tutto quanto ha una ragione di vita contingente, giornaliera. Un giornale, un articolo, per esempio possono essere considerati come la forma presa da una pubblica opinione per manifestarsi [...]

Una prima classificazione delle fonti attraverso cui si forma l'opinione pubblica è sensoriale, in quanto ci coinvolge come persone fisiche. Perini-Bembo le distingue in mezzi semplici, multipli e complessi, come già visto nel post La prima dispensa del 30 marzo scorso.

Semplici:
  • acustici: per es. il pubblico discorso, la trasmissione radio, la musica militare o funebre, le canzoni in voga, le barzellette politiche, ecc.
  • visivi: per es. i giornali, i calendari, i volantini, la cartellonistica e vetrinistica, l'illuminazione, particolari sculture, ecc.
  • tattili: per es. gli oggetti reclamistici offerti in dono, talune comodità (il confort di una poltrona è diverso dalla rigidità di uno scanno), certe fogge di vestiario, ecc.
  • olfattivi: per es. i profumi (delle persone, dei giardini), l'incenso delle cerimonie religiose, ecc.
  • gustativi: per es. l'offerta di una sigaretta o di un aperitivo (in apertura di un rapporto d'affari o altro), i pranzi particolari, ecc.
Multipli:
  • quando risultano dalla combinazione di due mezzi semplici, come il cinema (acustico-visivo), la televisione, ecc.
Complessi:
  • quando vi concorrono tre o più mezzi semplici, come nelle fiere, congressi, stazioni di villeggiatura, ecc.
Per quanto attiene alle altre classificazioni rimandiamo al post "La prima dispensa". E' invece interessante riportare la didascalia che accompagna la classificazione sensoriale:
Il clima, che attira con la sua dolcezza i turisti verso certi paesi mentre, con la sua asprezza, li respinge da altri è già di per se stesso un mezzo naturale su cui la propaganda turistica normalmente si basa. Logicamente poi vi si associano altri fattori naturali o artificiali, fra i quali ultimi i conforti alberghieri.
Nel campo olfattivo si ponga mente ai suoi rapporti con l'igiene e alla generale repulsione verso le zone industriali maleodoranti, in confronto alle zone balsamiche (città giardino, resinose pinete, ecc.).
Intorno al cibo vi sono pregiudizi e preferenze, senso di fiducia o di sospetto, abitudini o mode che possono portare a forme di fanatismo, crisi, successi a seconda delle circostanze. Per esempio gli irlandesi, durante la carestia che li colpì nel 1845-46, preferivano il digiuno al granoturco loro inviato dall'America. Così pure il pane bianco gode solitamente di non meritato prestigio, come certi cibi sono considerati proprì dei ricchi, altri dei poveri, indipendentemente dal loro valore nutritivo e dalle calorie. E non tocchiamo l'argomento sotto l'aspetto religioso (digiuni e limitazioni ebraici, cristiani, islamici); un solo cenno esemplificativo: nel 1857-58 in India si verificò un ammutinamento a causa del grasso animale che gli inglesi usavano per ungere i proiettili di cui un congegno doveva, prima del caricamento, aprirsi coi denti.
Vasta la letteratura sui cibi che interessa magia e superstizione.
Dell'avena il dott. Samuele Johnson dette la seguente definizione: "un tipo di grano che in Inghilterra viene dato generalmente ai cavalli, ma di cui in Scozia la gente vive"!

Oltre ai mezzi indicati nella loro classificazione, Perini-Bembo aggiungeva:
[...] e che occorre saper interpretare: un giornale per es. può rivelare anche quanto non vi è stampato [...]
[...] le effemeridi si riscontrano pure in ogni manifestazione dell'opinione pubblica, dei gusti, delle idee in voga: che prima dell'invenzione della stampa erano soprattutto orali (pur non mancando le incisioni di varia sostanza) ed orali sono in parte anche oggi (per es. il giornale-radio) [...]

Esaminate quali siano le fonti delle effemeridi la dispensa chiude il secondo capitolo della III parte con il concetto d'attualità che riportiamo integralmente.
Se l'opinione pubblica è strettamente legata al tempo, al momento per meglio dire nel quale si manifesta, è evidente che la fonte capace di rivelarla dev'essere contemporanea, più ancora anzi, se possibile, simultanea. Lasciò scritto l'Orano: "La pezza d'appoggio dello storico sono i documenti del giorno; più si allontanano dal giorno dell'evento che è oggetto della ricostruzione istoriografica, più sono dubitosi. Quello che vale è la parola dei contemporanei, il racconto immediato, il documento quotidiano, insomma la materia giornalistica. Lo storico versa sulle passioni contemporanee del fatto che studia, l'acqua gelida della critica, ma quelle passioni sono state la ragione che ha ispirato i documenti. E la passione è un elemento, una materia istorica come il fatto nudo e crudo, che nudo e crudo non saprebbe esistere." (in "Canaglie, apostoli, venturieri del giornalismo", Corbaccio Milano 1931).
Risulta da quanto espresso che le caratteristiche essenziali delle effemeridi, quali fonti della demodossalogia (per ricercare le espressioni delle pubbliche opinioni e i motivi e le maniere con i quali si cerca d'influire sulle opinioni stesse, che di conseguenza sono mediatamente ricavabili) sono le stesse caratteristiche essenziali del giornalismo: la pubblicità e l'attualità.
Attuale vale presente, considerando come presente un fatto, un dato, una cosa, un'idea finchè abbiano sapore di novità, dèstino cioè l'interessamento del pubblico per la loro novità. Ma vi possono essere eventi, personaggi, teorie, oggetti che nel passato non abbiano interessato od abbiano anche largamente interessato le pubbliche opinioni, cadendo poi nell'oblio, ma che per circostanze nuove - simili magari a quelle passate o addirittura antitetiche o che si prestino in qualche modo ad opportunamente richiamarle - acquistino interesse o tornino ad interessare l'opinione pubblica (e indifferente se in senso attivo o passivo - per esprimersi o per essere suggestionata - ) ed in tali casi le vecchie effemeridi divengono d'attualità.
Alcuni anni fa esprimendo lo stesso concetto in un congresso, vi fu chi suggerì di adoperare termini diversi per distinguere quanto appartiene all'attualità, che sorge nel presente, da quanto appartiene al passato ma per circostanze nuove è dall'interesse presente richiamato; nel primo caso si propose di adoperare la parola attuale, nel secondo attualistico. In fondo a noi pare che allorchè il passato torna d'attualità sia sempre il presente a richiamarlo, sia cioè in virtù del presente che all'opinione pubblica interessa il passato; più che la sottigliezza terminologica riteniamo perciò importante assodare in primo luogo che è d'attualità tutto quanto è presente nell'opinione pubblica, e quindi che allo spirito aderisce sia ciò che è nuovo, sia ciò che diviene nuovo. Su questo problema ha svolto un'acuta disamina Carlo Curcio, trattando dell'"Inquadramento storico dell'attualità", in sede del corso di specializzazione in demodossalogia tenutosi nell'Università degli studi di Roma nell'anno accademico 1949-50".

Viste le effemeridi nella loro fonte, classificazione e secondo il concetto d'attualità, nella prossima puntata concluderemo l'esame della seconda dispensa di demodossalogia riferendo sull'effemerocritica e la sua funzione nelle indagini storiche e correnti, tralasciando la ripartizione della demodossalogia nei suoi sette rami in quanto già enunciati nella prima dispensa.

03 maggio 2006

Effemeridi # I 120 anni de Il Gazzettino

Nel 1887 Giampietro Talamini fondò Il Gazzettino, il quotidiano di Venezia. Nell'editoriale di presentazione scrisse:
Ebbene noi siamo semplicemente uomini di buona volontà che con la scorta del buon senso libero da prevenzioni e da passioni si propongono di combattere tutte le ingiustizie, difendere e conseguire le cose giuste. E se combattere le ingiustizie vecchie e nuove vuol dire essere repubblicani, noi saremo repubblicani; e se combattere le ingiustizie vuol dire essere socialisti, ebbene in tal caso ci si dica pure socialisti. Ora in tal caso la grande maggioranza dei cittadini inclinerà per lo meno a ritenerci uomini onesti.

Compirà 120 anni il prossimo anno la gloriosa testata veneziana; per celebrare l'anniversario e sottolineare i legami che hanno sempre unito il giornale alla popolazione ed al territorio lagunare sono già iniziati i festeggiamenti per la storica ricorrenza che abbraccia l'area di tutto il Triveneto.

Il quotidiano del Nordest, che tre anni fa ha cambiato linea editoriale con l'avvento alla presidenza della casa editrice del docente di diritto costituzionale avv. Mario Bertolissi, ha dato il via ai festeggiamenti con l'inaugurazione della risorta Fenice, il prestigioso teatro di fama mondiale ricostruito anche con i contributi raccolti dal giornale, a sottolineare il legame tra le due istituzioni culturali della città: "Il Gazzettino" con i suoi 120 anni e il teatro La Fenice con i suoi 214 anni.

02 maggio 2006

Documenti # Emigrazione prevista

Dal libro Lineamenti di sociologia dell'emigrazione (istituto bibliografico Napoleone, Roma 1987) stralciamo un brano della relazione profetica della Sidd svolta a Berna il 9 novembre 1986 al convegno organizzato dall'Uais-Unione Associazioni Italiane in Svizzera. Le riflessioni di ventanni orsono si riferivano anche alle prospettive italiane.
[...] a fronte di una società che invecchia noi sappiamo, per la teoria di Quigley, che i popoli confinanti la invaderanno. Quindi assisteremo a immigrazioni dal Terzo Mondo verso i paesi industrializzati e la fuga degli specializzati, dei cervelli, di chi avrà stimoli ed iniziative verso i paesi al vertice dell'economia e della politica, cioè verso i paesi produttori di tecnologie, perchè saranno in grado di ben remunerare gli specialisti più di quanto possa loro offrire il paese natio. E dato che questo nuovo tipo di emigrazione sarà di alto livello, per l'istruzione universitaria, specifiche qualifiche e la corretta conoscenza della lingua inglese, tenderà col tempo ad acquisire la cittadinanza del paese ospitante, anche perchè sarà la patria dei suoi figli.
Lo stesso faranno i lavoratori provenienti dal terzo Mondo rimpiazzando i posti meno remunerativi e più faticosi lasciati vacanti dalla popolazione occidentale ma anche quelli richiedenti una maggiore scolasticità. In Italia, per esempio, sono in aumento fra i nuovi immigrati quelli in possesso del titolo di studio superiore alla quinta elementare; sono lavoratori che non hanno trovato opportunità confacenti alla loro scolasticità nei luoghi di origine e che cercano queste opportunità nei paesi industrializzati, ove maggiore è la facilià di sbocchi occupazionali.
Aumenta, inoltre, anche il numero degli immigrati dal Terzo Mondo che pensano di stabilirsi permanentemente all'estero.


Effemeridi # Parlamento delegittimato

Come detto da più parti e ribadito nella trasmissione odierna di Omnibus (La7) i vari schieramenti del centrosinistra (Verdi, Margherita, Udeur, ecc.) hanno votato per il presidente del Senato secondo precise disposizioni concordate che "prevedevano il riconoscimento dell'espressione del voto nella scheda" (cosa vietata dalla legge che sancisce l'annullamento della scheda nelle votazioni cui sono chiamati i cittadini), come per es. Marini Franco i senatori della Margherita, Franco Marini quelli dell'Unione, sen. Franco Marini l'Udeur, e così via.

Quindi hanno votato in modo palese seguendo delle direttive, giusta conseguenza per un Parlamento i cui membri non sono stati scelti ed eletti dal popolo ma imposti dalle segreterie dei partiti.

Un Parlamento delegittimato che getta i semi per l'instaurazione di una dittatura di plutocrati, anche se la chiameranno democratica perchè indolore.

01 maggio 2006

Pubblicazioni # Aforismi

Dal libro di Dora Drago Lòpez Jordàn Briciole di saggezza. Aforismi di questo e dell'altro mondo, editrice Libroitaliano World, anno 2005, pagg. 212, euro 12,00, stralciamo a caso qualche pensiero, dal capitolo Homo Cogitans, per aiutarci a riflettere su come affrontare il tempo e gli eventi alla luce di quanto tramandato sinteticamente dalla saggezza dei grandi, in rapporto anche al comportamento dell'opinione pubblica. Gli altri due capitoli del libro riguardano l'Homo Amans e l'Homo Orans.
  • Non addormentarti pensando che una cosa sia impossibile: potresti essere svegliato dal rumore prodotto da coloro che stanno realizzandola (proverbio americano).
  • La grandezza non è nell'azione ma nel modo in cui la si compie (Napoleone).
  • I princìpi senza programmi sono una banalità (Bernard Shaw).
  • Il destino guida colui che lo segue di buon grado, trascina colui che si oppone (Seneca).
  • Quando vai a dormire lascia le preoccupazioni nelle pantofole (R. Lòpez Jordàn).
  • Le preoccupazioni leggere fanno parlare, le grandi ammutoliscono (Seneca).
  • Esistono i diritti, ma dove i diritti di un individuo vengono a contrasto con quelli di un altro, come sperare di conciliarli senza ricorrere ad un principio educatore che guidi gli uomini al meglio, che li vincoli ai loro fratelli, senza tuttavia farli dipendenti dall'idea di uno solo o dalla forza di tutti? (Mazzini).
  • Solitamente, purtroppo, facciamo le regole per gli altri e le eccezioni per noi (R. Lòpez Jordàn).
  • La contemplazione di se stesso è infallibilmente un sintomo di infermità (Carlyle).
  • Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno (Voltaire).
  • Con la concordia le più piccole cose crescono, con la discordia le più grandi sfumano (Sallustio).
  • Quali sono i capi tali sono i cittadini (Cicerone).
  • Saprai comandare quando avrai imparato ad obbedire (Solone).
  • Lo Stato è ben governato quando i cittadini ubbidiscono ai magistrati e questi alle leggi (Solone).
  • I ladri dei beni privati conducono la vita in carcere e in catene, quelli pubblici nell'oro e nella porpora (Catone).
  • La legge piglia le mosche piccole e lascia passare i mosconi (proverbio inglese).
  • La legge degli uomini è come la banderuola del vecchio campanile che varia di direzione a seconda dello spirare dei venti (Tolstoi).
  • Talora è più eloquente il tacere che il parlare (Plinio il Giovane).
  • Non credere sempre a chi ti dà le notizie: bisogna avere poca fiducia in chi parla molto (Catone).
  • Dire e parlare non sono sinonimi: molti dicono per parlare, pochi parlano per dire (Grimm).
  • Tutto ciò che è nuovo è sconosciuto ed insicuro (R. Lòpez Jordàn).
  • E' più facile disintegrare un atomo che i pregiudizi (Einstein).
  • Colui che annuncia grandi verità con voce poco sicura corre il rischio che nessuno lo ascolti (A. Verri).