dEMODOSSALOGIA E oPINIONE pUBBLICA

30 giugno 2006

Corso # 16 # Storia ed attualità

Nando Mazzei, nel convegno di Napoli (post del 20 giugno), nella sua relazione trasse spunto dai concetti espressi in una delle ultime dispense edite dalle Edizioni Ateneo per conto del Centro di demodossalogia. Una dispensa che merita una segnalazione particolare, non tanto per l'apporto disciplinare o metodologico allo studio dell'opinione pubblica ma per essere stata scritta da quattro docenti universitari che appresero la demodossalogia direttamente dal maestro Paolo Orano: trattasi della dispensa "Demodossalogia storica".

In apertura Carlo Curcio nato a Napoli nel 1898, già preside alla Facoltà di Scienze Politiche a Perugia e nel dopoguerra ordinario di Storia delle dottrine politiche al Cesare Alfieri di Firenze, fervente propugnatore dell'unità europea, sotto il titolo "Il giornale e la storia" riporta l'essenza delle sue lezioni svolte nell'anno accademico 51-52 al corso di demodossalogia. Il capitolo è preceduto da una lettera a Perini-Bembo, datata maggio 1952; in essa tra l'altro afferma:
Esiste tuttora, anche se attenuata rispetto ai tempi precedenti, una barriera che separa la scienza ufficiale dal giornalismo. Quando si vuol dir male di un professore o dell'autore di una pubblicazione, di solito si dice che è un giornalista, ad intendere la superficialità, il tono svagato ed approssimativo dell'uomo o dello scritto. I giornalisti, d'atronde, ripagano con uguale moneta i professori. Un articolo un pò più dottrinario del solito è definito mattone. Ciò non toglie che i professori siano lieti di scrivere nei giornali, quando loro riesce; e che i giornalisti non disdegnino una cattedra universitaria, quando possono prenderla.
Ma tra giornalismo e scienza, per così dire, ufficiale una frattura c'è sempre. Il professore guarda al giornalismo come ad un fenomeno, di cui al massimo sia da studiare l'aspetto sociale; il giornalista guarda all'Università o comunque all'alta cultura con un atteggiamento staccato e talvolta persino ostile. Si tratta di prevenzioni, di pregiudizi, che non hanno fondamento. Cultura e giornalismo, ormai, sono assai meno diversi di quanto di solito si creda. Non solo essi si integrano a vicenda, ma adempiono a funzioni analoghe, sia pure con metodi diversi; stanno su piani ravvicinati, talvolta proprio sugli stessi piani.

Oggi con la laurea in Scienze della Comunicazione potrebbero sembrare frasi superflue ma se le rapportiamo a quando furono scritte danno l'idea dell'evoluzione culturale che c'è stata e della lucidità del pensiero di Curcio, autore nel '50, tra l'altro, del saggio Nazione-Europa-Umanità tuttora valido per un lungimirante percorso europeo.

Riportiamo dal capitolo di Curcio "Il giornale e la storia" i concetti fondamentali espressi, consigliando il lettore a riprendere e comparare quanto illustrato nella relazione di N. Mazzei al 2° Convegno nazionale di demodossalogia:
[...] il giornale trattando argomenti cosiddetti d'attualità, costituendo, quindi uno strumento di informazione rapida ed immediata di quanto è avvenuto, in ogni campo dell'operare umano, il giorno innanzi o, se non si tratta di giornali quotidiani, nel corso della settimana o al massimo del mese, deve proprio considerarsi come fonte di informazione dell'attualità?
In primo luogo occorre chiarire il vero significato dell'attualità. Abbiamo l'impressione, di solito, che attualità sia tutto ciò che si sia verificato in un tempo immediatamente vicino a noi; che essa si riferisca a fatti avvenuti poco prima che se ne dia notizia: la seduta della Camera dei Deputati, iniziatasi alle ore 16 trova già posto per un resoconto nelle edizioni dei quotidiani delle ore 18; l'incendio che ha danneggiato nella notte una fabbrica è raccontato in tutti i particolari nelle edizioni dei giornali che sono in vendita all'alba (ndr: non esisteva ancora la tv). Ma non è sempre così. Un fatto, avvenuto molti anni prima e rimasto sconosciuto, appena scoperto è pur sempre un argomento d'attualità; i risultati di ricerche scientifiche, che hanno richiesto decenni di lavoro, costituiscono argomenti d'attualità appena si viene a conoscenza di essi; attualità talvolta sono fatti verificatesi in tempi anche remoti e che, per nostre suggestioni anacronistiche, diventano interessanti e quindi rivivono la loro attualità a distanza di decenni o di secoli. Attualità, quindi, non è sempre ciò che è accaduto poco prima che se ne dia notizia, ma anche ciò che viene a conoscenza e diventa, per ciò stesso, segno di rilievo e di diffuzione.
Un altro luogo comune è che il giornale sia cronaca. Questo intendimento del giornale, in verità, è stato, per vecchia consuetudine, accreditato dagli stessi titoli delle varie rubriche giornalistiche: cronaca della città, cronaca sportiva, cronaca giudiziaria, e persino cronache degli avvenimenti internazionali e simili. Si tratta, come si è accennato, di una consuetudine, che risale al tempo in cui i giornali registravano gli avvenimenti in maniera concisa, con la narrazione dei fatti, priva di giudizio e di commenti. Il giornale moderno ha cangiato radicalmente atteggiamento: non solo narra ed espone, ma giudica, commenta, esprime opinioni, spesso azzardate perchè non convalidate da un attento esame delle circostanze che hanno prodotto gli avvenimenti; insomma quasi mai si limita a registrare isolatamente ed obbiettivamente ciò che forma argomento dell'informazione. Le cronache cosiddette nere sono ricche di ammonimenti, di commenti, persino di moralità; specialmente i giornali, che hanno diffusione tra i ceti meno colti e più propensi alle notizie più emozionanti, includono persino nei titoli i loro commenti. Ciò dipende da molte cause, che potranno essere accennate in seguito; ma è indubbio che il giornale è sempre più un organo, non solo d'informazione, ma di critica; narra e giudica.
Talvolta, anzi, giudica più che narrare. Nelle cronache teatrali [...] si giudica [...].
In alcuni avvenimenti internazionali [...] La morte di una illustre personalità è non solo annunciata sui giornali, ma comporta una biografia spesso critica e comunque ampia dello scomparso [...] Quante di queste biografie, cosiffatte, e quante delle recensioni a libri o delle critiche a commedie non vengono raccolte in volume e, insomma, attestano che c'è in esse qualche cosa di uraturo, e che, infine, non tutto quello che sta nei giornali è destinato a vivere poche ore. [...]
Benedetto Croce ha definito la cronaca storia morta, il cadavere della storia. Non sempre i cronisti, i diaristi, i registratori di fatti e di eventi sono freddi; talvolta giudicano, ma non basta giudicare per dir che si fa storia; il giudizio deve essere, non diciamo spassionato, perchè mai nessuno storico che sia veramente tale è stato privo di passione, ma almeno dimostrato, rapportato ad elementi probatori [...]

Dopo aver riferito quanto riportato nel 1600 a proposito della fine di Giordano Bruno (bruciato a piazza Campo di Fiore) indicato come scellerato, heretico obstinatissimo, ecc. Curcio sottolinea come quanto allora scritto non era un giudizio storico ma "risentiva dell'ambiente, delle passioni di parte, del clima nel quale l'evento si era verificato", giungendo alla conclusione che
Il giornale non è cronaca. Certo, sarebbe azzardato asserire che sia storia; in senso pieno; è forse di un giorno; storia considerata dal punto di vista di quel giorno. Ma per quanti sforzi facciano gli storici, la loro storia non è sempre la proiezione di sentimenti e passioni di un periodo determinato?
Il giornale è, dunque, per alcuni aspetti, una pagina già di storia, un elemento di storia. Espone fatti, avvenimenti, idee, giudicandoli. [...]
La stampa è ormai legata ad un partito, ad una corrente di opinione, a gruppi finanziari. Potranno essere indipendenti da partiti politici, ma non da interessi economici. Un giornale che esponga notizie senza un implicito giudizio non esiste. [...]
Noi siamo divisi dalle idee, dai programmi di partito, dalle concezioni politiche. L'umanità è sempre stata divisa. Ma oggi una tale divisione ci appare più aspra, più visibile, più calda, anche perchè la accentua la stampa, la acuisce la propaganda. O di qua o di là. Il giornale è diventato più sfacciato, riproduce e rinfocola anzi coteste passioni, coteste fazioni. Tutto quello che v'è, dal fondo alla nota di cronaca è giudicato alla stregua di un indirizzo, di una opinione, di una tendenza. E il pubblico sa qual'è il suo giornale, perchè vi trova, di solito, quello che cerca. [...]
Uno storico narra per giudicare ma anche per sostenere una sua tesi, per difendere una sua idea. C'è stata una storiografia illuministica ed una romantica, una storiografia progressista ed una conservatrice e così via; e ancora oggi c'è una storiografia liberale ed una marxista, una democratica ed una cattolica [...]
Oggi andiamo molte volte a ritracciare nella stampa periodica degli ultimi decenni ed anche del secolo scorso elementi non solo utili per ricostruire l'evoluzione dell'opinione pubblica, ma altresì per la determinazione di importanti correnti di pensiero, di intendimenti veri e propri di molti problemi politici e sociali. Domani allo storico dei nostri tempi occorrerà, per ricostruire il moto delle idee che hanno agitato ed agitano le nostre generazioni, leggere i giornali, le riviste, le pubblicazioni periodiche dell'epoca che viviamo, per avere non solo un panorama di questo nostro tempo, ma per scoprirne, probabilmente, taluni aspetti e motivi che proprio l'articolo di giornale può chiarire, spiegare, oltrecchè documentare.
Così il giornale, in tutte le sue forme e manifestazioni, mentre fa, in un certo senso, storia, prepara allo storico futuro elementi di storia. Non già elementi freddi, di cronaca di fatti; ma elementi vivi, di indirizzi ideali, di fedi politiche e sociali, di concezione della vita e della società. Inavvertitamente il giornalismo si trasferisce, dunque, sul piano formativo, più che informativo.

La dispensa "Demodossalogia storica", oltre al capitolo di Curcio è completata da altri tre capitoli:
  • Il giornalismo prima della carta e della stampa, di Federico Augusto Perini-Bembo;
  • Il giornalismo stampato dai primordi del sec.XIX alla prima guerra mondiale, di Carlo Barbieri;
  • Giornalismo sudamericano fra il 1789 e il 1815, di Giuliano Gaeta.
Trattandosi di elaborazioni storiche, che poco o nulla incidono sulla metodologia e l'approccio alla disciplina, rientrando nella demodossalogia storica (uno dei sette rami sui quali si articolava la demodossalogia, come visto nel post 7 di questo corso), non riteniamo, in questa sede, di ragguagliare i lettori sugli altri tre capitoli. Ci limitiamo a tracciarne il profilo degli autori.

Carlo Barbieri
nacque ad Avellino nel 1907, fu direttore del periodico "Le monde diplomatique", del settimanale La Tribuna Illustrata e dei quotidiani Il popolo di Trieste, Il Veneto di Padova, il Corriere di Napoli , preside dell'Istituto superiore di Scienze e Tecniche dell'Opinione Pubblica della Pro Deo e quindi libero docente di Storia del Giornalismo nelle università di Stato.

Giuliano Gaeta, quale libero docente di Storia del Giornalismo all'Università di Trieste, ha indagato sullo sviluppo storico del fenomeno giornalistico; tra i vari saggi ricordiamo, per i fini demodossalogici, Il fenomeno giornalistico (Trieste 1948) e Folclore e giornalismo (Trieste 1951).

28 giugno 2006

Effemeridi # Italia divisa

I risultati elettorali del referendum costituzionale hanno confermato la spaccatura del Paese, non dal punto di vista della vittoria del "no" sul "si", poichè la vittoria del no è stata chiara e massiccia ma sul versante della tipologia di affluenza e concentrazione dei votanti. Alta affluenza al voto al nord e bassa al sud, maggioranza di "no" al centrosud e maggioranza di "si" in Lombardia e Veneto (il vecchio Lombardo-Veneto governato dagli austriaci).

A fronte di un minore affluenza di elettori ai seggi del Mezzogiorno e delle isole, rispetto al nord e al centro vi è stata una maggiore adesione ai no. Inoltre in tutte le grandi città, comprese Milano e Venezia, la maggioranza dei voti si è riversata sui no. Le grandi e caotiche città hanno rifiutato il regionalismo mentre i piccoli centri hanno dimostrato di poterlo accettare, così come nelle recenti tornate elettorali regionali il centrosinistra ha raccolto più voti nei grossi centri che nei piccoli.

I cosiddetti moderati, bacino di voti per la Casa della Libertà, sono quindi allocati perlopiù fuori dalle grandi città. La sinistra prospera nei capoluoghi ove è più difficile trovare lavoro, svolgere lavori autonomi o in nero, inserirsi in un sistema di relazioni in grado di superare crisi e difficoltà. I benestanti e una fascia di ceto medio-alto si sono rifugiati in provincia, ove le conoscenze sono più facili ed i percorsi burocratici, dalle Asl agli uffici tecnici comunali, possono essere agevolati dalla rete di amicizie. Inoltre, in provincia, la classe lavoratrice trova accomodamenti con gli esponenti locali riuscendo a superare le momentanee difficoltà.

In sostanza, nelle grandi città e nel Mezzogiorno la crisi si sente di più e gli elettori ancora credono in un centrosinistra taumaturgico; in provincia e al nord la crisi si sente di meno e gli elettori propendono per i cosiddetti moderati di centrodestra.

Con la differenza che la sinistra riesce a mobilitare i suoi elettori mentre la destra non conosce quali sono gli stimoli da far pervenire al suo bacino elettorale.

27 giugno 2006

Effemeridi # Partecipazione

Contrariamente alle aspettative dei sondagisti, politici e giornalisti l'affluenza degli elettori chiamati alle urne sul referendum per la Costituzione è stata alta; tanto più perchè svolta in due giornate di massima calura, pericolose per anziani, cardiopatici e sofferenti di disturbi respiratori, oltrechè preceduta da altre due recenti chiamate alle urne, anch'esse con un quorum abbastanza alto.

Dal nostro punto di vista di demodossaloghi non ci interessa il risultato ma l'affluenza, le condizioni climatiche delle due giornate e la campagna elettorale dei due poli.

Il 52,3% di elettori ha chiaramente indicato la voglia di esprimere un'opinione, di partecipare alle scelte. Più motivi possono concorrere a stimolare tale voglia decisionale:
  • la militanza politica o ideologica per questa o quella parte dello schieramento;
  • l'innato stimolo del popolo di parteggiare per qualcuno onde dar sfogo alle sue ansie ed aggressività;
  • una ritrovata democratica consapevolezza di poter decidere attraverso la sua partecipazione.
Se nel nostro ideale grafico poniamo una bandierina in concomitanza con le tre chiamate alle urne, in un periodo di tempo ristretto (ed è questo il punto fondamentale dal quale deve partire l'analisi), il trend di partecipazione avrà un qualche significato. Aggiungiamo un'altra bandierina sulla giornata (non distante dalle altre tre) di chiamata alle urne da parte del centrosinistra per la conferma di Romano Prodi come candidato a premier, in quanto è stata pur sempre l'espressione di un voto. Un plebiscito per Prodi dimostrato dagli oltre quattro milioni di volontari e paganti votanti, dalle code ai seggi e dall'entusiamo delle persone in coda.

La conclusione che salta agli occhi, dalla sequenza di partecipazione, e sulla quale gli studiosi dovrebbero indagare, è la manifesta volontà popolare di decidere. Qualcosa sta cambiando, si ritorna al clima del dopoguerra con le massicce adesioni popolari dietro questa o quella bandiera, magari senza capire ideologie e programmi.

E' una voglia di cambiamento, per ora una voglia, senza direzione o alternative; il sintomo di un malessere che inizia a bollire in pentola. Sapranno capire i due poli che dovranno far raffreddare la pentola prima che scoppi?

24 giugno 2006

Effemeridi # Ancora sul referendum

Ieri mattina nella trasmissione televisiva Omnibus (LA 7), il docente costituzionalista Michele Ainis, autore del saggio Vita e morte di una Costituzione ha affermato che la proposta di modifica della Costituzione, che gli italiani dovrebbero approvare o respingere con il referendum del 25 e 26, riesce di difficile interpretazione e in alcuni punti è incomprensibile per i vari rimandi ad articoli e commi (il cosiddetto burocraticamente "combinato disposto" che ha sempre appesantito le varie leggi creando conflitti) persino agli addetti ai lavori come i costituzionalisti. A detta del professore la Costituzione andrebbe applicata, ove previsto, e non snaturata.

Ha quindi citato un episodio storico. Quando, nel 1947, fu varata la Costituzione il sen. Umberto Terracini dette vita ad una commissione di linguisti e letterati per rivedere - sul piano espositivo - la forma lessicale. Inoltre, ha aggiunto, la Corte Costituzionale fu creata dopo otto anni dal varo della Costituzione e le regioni molti anni dopo, eppure erano previste nel testo, insieme a molte altre cose ancora non applicate. Il prof. Ainis ha infine detto che, sull'attuale proposta di legge, neppure i due schieramenti sanno indicare con precisione quanti articoli della Costituzione cambiano, a causa dei vari incomprensibili rimandi: si va da 50 a 57.

E questo è quanto ha affermato un costituzionalista docente universitario; cosa avranno capito quei poveri italiani che si fossero applicati sul sito internet del Ministero dell'Interno (come suggerito ieri da Chiara) per dare un voto secondo coscienza, svincolato dalle tesi, spesso false, dei partiti?

In proposito si segnala il sito di Chiara, inteso ad analizzare criticamente l'operato del governo Prodi: www.extraverginediprodi.blogspot.com.

Pubblicazioni # Mastellocrazia

Maurizio Blondet, il 15 scorso su Effedieffe, a proposito di un convegno svoltosi nella sede universitaria di Arcavada di Rende su "La democrazia occulta", con l'ovvia allusione alle lobby sovranazionali, dopo aver constatato come al Sud stia crescendo impetuosamente il partito dell'on. Clemente Mastella, ministro della Giustizia, sviluppa un ragionamento a partire dalla attuale situazione
di fine delle ideologie, nello sgranarsi inevitabile della coalizione sconfitta, accelerata dal ritorno al proporzionale, e la caduta di tutte le speranze civili e persino economiche - per cui è ormai chiaro che avrà posti e stipendi chi si aggrega al carro pubblico, mentre gli altri resteranno fuori sotto la pioggia, a vedersela con l'invincibile concorrenza globale - il clientelismo diventa il richiamo più potente, la forza maggiore, anzi sola, come motivazione del far politica. [...]
Gli eletti dal popolo si sono costituiti in lobby contro il popolo, ed hanno come scopo l'aumento infinito dei propri privilegi e dell'accaparramento del denaro dei contribuenti.
L'Udeur è solo la più sfrontata di queste formazioni politiche, ma non la sola.
La Lombardia accaparrata dalla Compania delle Opere, l'Emilia da sempre munta dall'apparato comunista, sono venute prima e non sono in nulla migliori.

Nel giungere alle conclusioni l'autore espone, sotto altre definizioni, quello che da secoli è il comportamento umano ma che con Internet (la rete informatica che collega uomini ed idee al di fuori degli schemi e dei poteri consolidati) sarà destinato, col tempo, a mutare:
(il popolo) non vuole governare ma essere amministrato, accudito, assistito e distratto (col calcio alla tv di Stato) mentre persegue la felicità individuale al più basso livello, che significa per lo più passare il week-end nei mega-shopping center, per altri le nozze gay e la stanza dei buchi.

Il perseguimento della felicità individuale è insito nella psicologia umana, il fanciullo ne è l'esempio più eclatante. Prima della droga il popolo si stordiva ubriacandosi o ascoltando i sermoni dei predicatori, sostituiti poi dai politici e dagli intellettuali. Ora ci stiamo avviando verso la terza fase: la fine di tutte le ideologie e la valorizzazione del proprio essere, monade in un mondo di monadi, alla ricerca di nuove filosofie e verità.

23 giugno 2006

Effemeridi # Vip e privacy

Cosa farebbe qualche bella ragazza per mostrare il bel culetto in tv! E in effetti lo fa. Una volta entrata nel piccolo (o grande) schermo fa parte dei vip (very important person) e per placare la sete di notizie del pubblico sugli idoli del momento e sostenere pubblicitariamente la propria immagine offre alla stampa gli intimi momenti affettuosi con il compagno di turno o acconsente di mostrare il tipo di minipannolino usato per quei giorni. Tutto fa brodo e tutto fa pubblicità. Inoltre il pubblico è di bocca buona e gode in presenza di situazioni scabrose.

Anche se su un altro piano l'aspirante parlamentare, o portaborsa dello stesso, deve intraprendere una serie di tortuosi percorsi e compromessi prima di arrivare allo scanno o in posizioni politiche privilegiate. La strada per raggiungere la qualifica di vip non è costellata di rose per nessuno ma una volta arrivati allo scopo si entra nel novero dei personaggi pubblici.

Quando si è tali è inutile trincerarsi dietro la privacy, anzi in un paese democratico il popolo deve sapere cosa fanno i personaggi che rappresentano la classe dirigente o la crema dell'arte o dell'intelligenza. Anche nei loro rapporti personali o intimi, è lo scotto che devono pagare. Se al popolo si chiede un comportamento consono alla morale o alle consuetudini perchè i personaggi pubblici, compresi gli industriali, i prelati, gli sportivi ed i banchieri, ne devono essere chiamati fuori? Anzi essendo vip devono, con il loro quotidiano atteggiamento, dare l'esempio alla nazione su come ci si deve comportare. Ed offrire anche uno spaccato della loro famiglia o delle loro amicizie perchè il popolo deve giudicare come i vip si comportano in casa e quali persone frequentano per farsi un giudizio globale sui personaggi ed i ruoli che interpretano.

Invece imprenditori e politici invocano la privacy. Facciamo degli ipotetici esempi: se un ministro compie una gita in barca con un venditore di computer si sostiene che è un atto che attiene alla sfera del privato; ma se dopo qualche tempo si scopre che i computer appaltati dal ministero provengono da quel venditore? Se la moglie di un parlamentare è in rapporti d'affari e di amicizia con un boss della mafia, il caso rientra nella privacy del politico che, poverino, non sapeva nulla? A Napoli direbbero "cornuto e mazziato". Se un deputato frequenta uno spacciatore di droga o un furbetto del quartierino perchè per mettere sotto controllo i suoi telefoni occorre il nulla osta del Parlamento, cioè dei compagni di merenda?

Non si può invocare la trasparenza e l'etica politica o professionale e poi respingere la diffusione di notizie sul proprio conto. E' dalla complessità delle notizie, dalle serie alle piccanti, che si può trarre una valutazione sulla persona intercettata o in bella mostra. I mass-media fanno comodo solo per pubblicare quello che piace o per andare in tv? Sappiamo quanto insistono politici e star ai primi gradini del successo pur di apparire qualche minuto o in poche righe.

Superata una soglia di notorietà la riservatezza andrebbe abolita.

Risposte # Gazzetta Ufficiale

Chiara:
per leggere il testo della riforma non è necessario acquistare la Gazzetta Ufficiale, è disponibile gratuitamente sul sito del Ministero dell'Interno

Risposta - Grazie per l'attenzione riservata al post sul referendum ma noi ci riferiamo sempre, nei commenti, alla generalità dell'opinione pubblica e, dalle recenti statistiche, oltre il 60% degli italiani non naviga in Internet. Se poi togliamo coloro che chattano soltanto ben pochi si avvalgono dell'uso del computer.

22 giugno 2006

Effemeridi # Sesso e soldi

Quando ero giovane sentivo dire che la molla per intraprendere iniziative, tese a conseguire dei benefici, era data da "tre esse". Le prime due erano: sesso e soldi, la terza non la ricordo più.
Ma le tre esse erano anche l'esca per cadere nella corruzione o in atti contrari al codice civile e penale.

E' sempre stato così, tutti lo hanno saputo, perchè scandalizzarsi? C'era anche una storiella: un imprenditore mette un annuncio sul giornale per l'assunzione di una segretaria, si presentano tre ragazze: una brava, una bella e la terza disponibile per prestazioni extra ufficio. Chi credete che verrà assunta?

Il fatto è che in questi ultimi anni si è ingigantita, da parte dei dirigenti che governano il Paese, la voracità ed i settori dove compiere razzie di ogni tipo. Quello che una volta era tollerato per poche migliaia di artisti, politici e manager, ora è divenuto prassi: costume. Non si varcano determinate porte se non attraverso le forche caudine (la sottomissione a determinate prove).

Il mondo dello spettacolo, dal cinema alla tv, è sempre stato un'attrattiva per molte ragazze che hanno fatto del tutto per entrarci, è inutile negarlo o fare le ingenue a posteriori.

Sino ai primissimi anni '70 in alcune sedi sindacali avvenivano festini con professioniste pagate prelevando i denari dalla cassa dell'associazione sindacale, cioè dalle tasche dei lavoratori iscritti, così come compiacenti (ed anche note) signore si prestavano a fungere da mediatrici, tra industriali e parlamentari per favorire o bloccare iter legislativi, organizzando weekend o festini con intraprendenti fanciulle.

Avanzamenti di qualifica presso le aziende sanitarie, gli enti pubblici e parapubblici, sono avvenuti attraverso percorsi anomali. Molti dicono che tale prassi non rientra nei reati previsti dal codice, è vero; trattasi di consenzienti rapporti personali. Ma se non ci sono altre strade per la promozione, l'adesione non è sollecitata dalla concussione? Possibile che le cosiddette femministe su questo argomento non hanno nulla da dire?

E' forse giunta l'ora o di rivedere la morale sessuale in modo meno ipocrita oppure di aggiungere nel codice, oltre alla possibilità di denuncia già esistente, anche il perseguimento d'ufficio e la condanna dei rapporti sessuali consenzienti finalizzati ad un lavoro o ad una carriera.

Incontri # Prospettive e dilemmi

  • Dal 19 al 21 aprile si terrà a Forlì il convegno internazionale "Social Sciences and Health in the 21st century: new trends, old dilemmas?" (scienze sociali e salute nel XXI secolo: nuove tendenze, vecchi dilemmi?). Informazioni: agnoletti.veronica@libero.it
  • Lunedì 20 novembre presso l'Aula poeti di palazzo Hercolani a Bologna, Strada Maggiore n. 45, convegno nazionale su "Il Capitale sociale: prospettive sociologiche" organizzato dal Dipartimento di sociologia dell'Università di Bologna.


21 giugno 2006

Effemeridi # Referendum si/no

Il referendum costituzionale al quale gli italiani sono chiamati a votare il 20 giugno esprime la miseria morale dei politici dell'uno come dell'altro schieramento. Ne indichiamo i punti più salienti.
  • Alcuni articoli della Costituzione non sono mai stati disciplinati ed applicati, ora si viene a dire che la Costituzione è da rimodernare. Non si vorranno invece far sparire quei punti cardine (mai applicati) che disciplinavano i partiti ed i sindacati?
  • La legge che innova la Costituzione la cambia per quasi un terzo (50 articoli) ma agli elettori viene chiesto di approvarla o respingerla in blocco. Il cittadino che ci volesse ragionare sopra con comodo dovrebbe acquistare la Gazzetta Ufficiale (non in vendita nelle edicole) ed esaminare, uno per uno, i vari articoli innovativi confrontandoli con i vecchi. Qualche articolo potrebbe starci bene e qualche altro no, perchè accettare o respingere in blocco tutto il pacchetto? Non potevamo votare articolo per articolo?
  • Se la Costituzione fosse stata applicata interamente non avremmo avuto le distorsioni del sistema ma adeguamenti normativi previsti dai rimandi alle leggi applicative.
  • Come mai molti politici che anni fa erano schierati su un versante ora sono sull'altra sponda? La Costituzione si applica o si modifica a seconda se si è al governo o all'opposizione?
  • La riduzione dei parlamentari, se approvata, sarà applicata tra due legislature. Perché? Hanno forse voluto mettersi in salvo per un'altra legislatura? Bella coerenza di supremo interesse verso il Paese.
  • Con la cosiddetta devoluzione dei poteri alle regioni si ridurrebbero le spese ed i servizi sarebbero più efficienti e vicini ai desiderata dei cittadini. Ma dove sono finora vissuti i proponenti? Sino a che la sanità regionale e gli enti locali saranno amministrati politicamente le spese tenderanno sempre a gonfiarsi poichè ogni partito mette i suoi senza mandare a casa gli altri, con perfetto accordo bipartisan. A che serve il doppione regione/provincia? Una vera riforma partirebbe con l'abolizione della provincia (un inutile ente politico trasformato in sede di clientele).
  • E' l'onestà, la serietà e la preparazione dei dirigenti pubblici che rendono efficienti gli enti, non le riforme strampalate o le sistemazioni clientelari. Ma sinora nelle dirigenze abbiamo avuto, specie in questi ultimi vent'anni, solo politici in funzione del procacciamento di voti e finanziamenti.
Essere chiamati ad esprimere il voto sulla riforma costituzionale ci sembra una grande burletta, un modo per distogliere l'attenzione dei cittadini da altri problemi, quelli reali ma che non si vogliono sollevare perchè fanno comodo al sistema. Purtroppo la massa non pensa, non si accorge di essere presa in giro e, contenta di essere chiamata a decidere, vota secondo le linee dei partiti di riferimento. Salvo poi a lamentarsi se le cose non vanno bene.

20 giugno 2006

Corso # 15 # Il secondo convegno

Nel 1954, a Napoli dal 16 al 20 ottobre, si svolse il "Secondo convegno di demodossalogia" che può considerarsi un punto fermo per l'impostazione dello studio della disciplina, dopo circa vent'anni dalla sua nascita, e contemporaneamente un aggiornamento della stessa.
Gli atti del convegno, con un résumé in italiano, francese, inglese, tedesco e spagnolo, ospitano gli interventi considerati più salienti. Oltre alla voluminosa e dettagliata relazione di apertura di Federico Augusto Perini-Bembo, la pubblicazione riporta gli interventi di:
  • Angelo Brighenti, "Riflessi morali reciproci tra la pubblicità e l'opinione pubblica, appunti di demodossalogia etico-politica";
  • Ettore Longo, "Considerazioni di demodossalogia etico-politica in rapporto all'autoresponsabilità professionale";
  • Giovanni Mammucari, "Il cinema in rapporto alla demodossalogia, alcune considerazioni di demodossalogia morfologica";
  • Ferdinando Mazzei, "L'indagine demodossalogica e il metodo dell'indagine storica, cenni introduttivi di demodossalogia storica";
  • Giuseppe Tomadini, "Urbanistica ed opinione pubblica, osservazioni di demodossalogia applicata";
  • Silvano Valle, "Gli studi demodossalogici nell'ordinamento giuridico italiano, situazioni di fatto ed aspetti didattici di demodossalogia giuridica, nel diritto positivo italiano vigente".
Perini-Bembo, ne "La demodossalogia nella classificazione della scienza: sua autonomia e ripartizione, introduzione alla demodossalogia sistematica", oltre a riportare, con lievi aggiustamenti, quanto già pubblicato nelle dispense, da quella dell'anno accademico '48-49 sino a quella del '53, evidenzia i vari argomenti in una risistemazione dei capitoli al fine di rendere più comprensibile ed avvincente l'approccio a quella che era considerata una vera e propria nuova scienza umanistica, che avrebbe dovuto affiancare le altre scienze storico-sociali ed antropologiche.
Una particolare menzione meritano i capitoli dedicati a "L'uomo e l'ambiente" e "Noi e gli altri", non per quanto in essi contenuto poichè già ragguagliato nelle precedenti puntate (La seconda dispensa) ma per il disegno complessivo emerso nello stesso convegno ad opera di F. Mazzei, che può considerarsi il demodossalogo che ha focalizzato la demodossalogia in rapporto all'Ambiente.

Prima di entrare nel merito della relazione di Mazzei riassumiamo quanto evidenziato da Perini-Bembo nei due capitoli sopra menzionati:
  • L'uomo non agisce spontaneamente ma in proporzione inversa alla consapevolezza delle proprie azioni. Il bambino appena associa le azioni al castigo o al premio, in presenza degli adulti, ripete le azioni che non gli procacciano un castigo finchè acquista la mentalità da adulto. Nei diversi gradi di civiltà assumono rilevanza costumi ed ideologie diversi che contraddistinguono quell'epoca e quel luogo. (Vedasi, ad esempio in proposito, Publio Cornelio Tacito in De Germania, Montesquieu nello Spirito delle leggi, i giudizi di Machiavelli e le opere di Gabriel Tarde). Persino gli utensili e la tecnologia contraddistinguono nello spazio/tempo specifiche regioni o popolazioni.
  • L'adulto così detto civile non diversamente dal primitivo conforma il suo comportamento alle esigenze di apparire, di fronte agli altri che lo guardano, lo ascoltano, lo giudicano in quel tempo e luogo. Chi sono gli altri? Tutte le persone che ci circondano, ci vedono, ci ascoltano. Chi più ci vede e ci ascolta prevale su chi ci vede e ci ascolta di meno:
Donde la differenziazione degli ambienti nei quali ognuno di noi vive: ambiente familiare, ambiente di lavoro, ambiente ideologico (chiesa, partito, associazione culturale o ricreativa, gruppo di amici, ecc.), ambiente paesano, e per chi è più in vista anche ambiente cittadino, nazionale, internazionale. Fino ad un certo limite perciò sono comprensibili e giustificabili determinate forme esterne di chi occupa posti elevati. Questi ambienti in realtà sono illimitati, perchè praticamente sono infinite le possibili combinazioni di collettività omogenee.

In pratica la nascita dei pubblici, così come inquadrati demodossalogicamente, deve porsi in relazione alla differenziazione dei comportamenti dei gruppi umani (la cosiddetta "pluralità di individui") in quello specifico spazio e tempo. Differenziazione alimentata dalla cultura, dal clima, dalle tradizioni, dalle istituzioni sociali ma anche - e soprattutto - dal comune sentire dei componenti di quella particolare pluralità che si riconoscono su determinate posizioni, questioni, valutazioni, ecc.

Il giornalista Nando (Ferdinando) Mazzei, iniziò negli anni '50 il praticantato al quotidiano romano della sera Momento Sera (di proprietà di una società petrolifera), pubblicò dei servizi su La Tribuna illustrata, svolse alcune lezioni ai corsi di specializzazione in demodossalogia e quando, negli anni '80, aveva ormai raggiunto la titolarità di un paginone (due pagine), sul mercato immobiliare italiano, in un quotidiano economico nazionale, morì prematuramente. Di seguito riportiamo ampi stralci della sua relazione ("L'indagine demodossalogica e il metodo dell'indagine storica"), tralasciando i riferimenti storici, che ebbe l'onore di essere illustrata ai convegnisti (e pubblicata negli atti) subito dopo quella del maestro Perini-Bembo, proprio per il suo carattere di innovazione.
Fare della storia equivale anzitutto a ricostruire intorno ai protagonisti ed ai fatti, che della storia medesima sono argomento, l'ambiente nel quale gli avvenimenti si sono venuti svolgendo e per mezzo del quale, facendovi perno, i protagonisti hanno agito. Se così non fosse qualsiasi ricostruzione storica per quanto esatta, relativamente ai personaggi ed agli avvenimenti, rimarrebbe in parte - il più delle volte in gran parte - priva di significato [...] Sarebbe insomma cosa priva del calore, del sentimento, della passione, che animano la vita, l'azione drammatica ed anche, ci si consenta, la storia che altrimenti sarebbe solo cronologica esposizione di fatti. Perchè la storia è una tesi, e pertanto implica un giudizio. [...]
L'ambiente quindi, la sua natura, la sua estensione, i suoi limiti, la sua formazione, il suo stato, le sue mutazioni, ed evoluzioni, la sua influenza sono e debbono essere studiati prima dei personaggi che vi si inseriscono e vi agiscono e ciò indipendentemente dalle due estreme concezioni che vedono la storia come opera di eroi o naturale evoluzione di popoli. Nell'un caso anzi l'ambiente sarà la materia nella quale l'eroe, il protagonista, ha plasmato la sua creatura, giungendo così ad una vittoria sulla materia e sulla natura stessa; nel secondo sarà il soggetto stesso della storia.
Indubbiamente converrà intenderci intorno al significato di ambiente, che è termine troppo vasto e generico per rimanere senza altra specificazione. Perchè, se per ambiente dovrà intendersi, nel senso più vasto, quello che interviene a condizionare genericamente il fatto storico, anche la geografia ed il clima e più ancora i caratteri antropologici ed etnici dei popoli che vi concorrono ed ancor più quelli sociali ed economici tutti insieme ne saranno i fattori determinanti, ma ambiente per antonomasia, ci sembra, sia quella particolare fisionomia e quell'atteggiamento che assume il giudizio comune dei contemporanei di fronte al fatto, alla vicenda, all'eroe e passa con il nome di pubblica opinione. Come tale la pubblica opinione è capace di influenzare uomini e non solo gli uomini comuni, ma anche i protagonisti, indirizzandoli in un senso anzichè nell'altro. Perchè la storia comunque la si voglia considerare - opera di singoli protagonisti, opera di vicende estranee agli uomini stessi, ma ad essi connessi nel divenire delle umane generazioni, oppure di uomini che sintetizzando e influenzando con la propria forza l'opera delle generazioni e delle cose sappiano indirizzare gli avvenimenti al loro valore - in tutti i casi non potrà e non può prescindere dagli uomini, dalle comunità, che in un modo o nell'altro hanno condizionato gli avvenimenti, il protagonista. E' però opportuno precisare che i pubblici sono tardi ad avvertire, sentire, e quindi partecipare all'avvenimento di carattere e portata storica, e quindi gli attori della politica e della storia hanno da vedersela in realtà con pubblici ben determinati e circoscritti, che spesso sono più o meno qualificati, nell'espressione del loro giudizio, di fronte al fatto o al personaggio. [...]
Il fenomeno dell'ingerenza del pubblico nello svolgimento del fatto costituisce un elemento fondamentale nella ricostruzione dell'ambiente, perchè è innegabile che il pubblico ha la sua ingerenza nei fatti e negli avvenimenti contemporanei e di conseguenza i suoi interessi sono i medesimi, sia pure per fini diversi, da quelli della storia e della ricerca storica.
Lungi da noi l'affermazione che siano i pubblici od ancor più genericamente i popoli a fare la storia, perchè a farla, ne siamo convinti, sono gli uomini che la guidano; tuttavia costoro sono e debbono essere ineluttabilmente così connessi al popolo ed alla media opinione, da trovare in questa non solo i limiti naturali, ma anche talvolta la giustificazione, alla loro azione. Per questo e in questo senso è lecito rendere partecipe il pubblico - e si badi bene non solo nelle democrazie - degli avvenimenti che si stanno svolgendo. E per meglio suffragare questa nostra tesi si ponga mente a quanto normalmente si fà nell'ambito di quegli stati a regime autocratico o totalitario. In essi, più che essere assolutamente conculcata ed abolita, la libera opinione viene sottilmente imbrigliata, impedita a disfrenarsi, disciplinata, regolamentata ed abilmente diretta, secondo un principio ed una tesi - l'unica che abbia il diritto di svolgersi - a favore della quale di volta in volta e quando sia reputato opportuno, si sollecita un giudizio che è tutto formale e passivo, inevitabilmente implicito nella domanda, ma che tuttavia, anche se carpito con l'inganno, costituisce la necessaria firma davvallo per ogni azione futura.
Abramo Lincoln affermava proprio a questo proposito: "con l'opinione pubblica dalla nostra parte ogni cosa riesce, con l'opinione pubblica contraria ogni cosa fallisce" e ciò, aggiungiamo noi, perchè le opinioni sono un giudizio in largo senso, il giudizio espresso dai contemporanei alla ricerca della verità, e lo storico è appunto colui che giudica strictu sensu a posteriori quanto il pubblico dei contemporanei ha già avuto agio di giudicare a priori. Per questo ci sembra di poter osservare che gli oggetti stessi della storia sono innanzitutto oggetto della opinione pubblica.
Religione, filosofia, estetica, economia, politica, problemi sociali, sindacali, ecc. sono tutti oggetti di opinione pubblica che intorno ad essi si sofferma a considerare, a dibattere ed a giudicare come su ogni altro fatto della vita. [...]
Vi sarà chi - ed è naturale che vi sia - obbietterà essere gli elementi che compongono l'opinione del pubblico elementi troppo vincolati con la vita quotidiana e personale per poter essere elementi di storia. Essere insomma i giudizi d'opinione giudizi di cronaca. Lo stesso Benedetto Croce scrisse una volta che la cronaca è "storia morta" cioè il cadavere della storia o il suo sottoprodotto. Ed infatti da un punto di vista strettamente istoriografico la cronaca è solamente la notizia di un fatto senza alcun legame e coordinazione con i fatti ed avvenimenti precedenti, senza giudizi elaborati alla luce di un fenomeno più generale, un fatto quindi a sé stante, privo quindi di ogni ulteriore forma di vita. Ma può ancora reggere una simile asserzione? La nostra è una domanda legittima perchè la cronaca è, non da oggi ma oramai da un secolo circa, si può dire, non solo quotidianamente registrata ma anche commentata (ndr: si pensi al successivo sviluppo della tv ed a quello che sarà con Internet); presentata perciò non a se stante, ma collegata al presente e al futuro da uomini che possono giustamente aspirare al titolo di protagonisti, collegando il fatto di cronaca al filone conduttore della storia che si viene compiendo, e perciò stesso orientando e formando quella pubblica opinione che è soggetto di storia. Il giornale [...] ha ceduto il passo allo scrittore tecnico, preparato, autorizzato per una specifica competenza a commentare e non solo a narrare. In tale modo l'opinione pubblica nasce da giudizi più che da narrazioni.
Nasce da un indirizzo e con un fine precisi che se sono parziali ed interessati, inficiati in partenza da un atteggiamento e da una ideologia, appunto per questo, proprio perchè soggettivi e carichi di passione, divengono elementi di forza.
Non più quindi cadavere di storia, cronaca morta il giorno in cui è nata, ma sviluppo continuo di una tesi o di più tesi in contrasto dibattute vivacemente da quella opinione pubblica che alla storia partecipa con tutto il peso dei suoi giudizi. E questo se vale per la storia passata, specie da quando la tecnica della diffusione e del dibattito delle idee si è andata continuamente affinando e migliorando al punto di essere divenuta un'arte scientificamente studiata, vale ancor di più per i pubblici di oggi.
Per questo la conclusione non può essere che quella di invitare gli storici futuri a voler considerare tra le fonti di cui si valgono anche i documenti, le effemeridi che non solo testimoniano delle opinioni del tempo, ma di esse sono stati altresì formatori.
Se la storia deve essere obbiettiva ed imparziale, il superiore giudizio che essa formulerà non potrà tener conto, appunto per superarli e trascenderli, dei giudizi parziali ed appassionati che sono nati ed hanno accompagnato le opinioni contemporanee; questo però non potrà ottenersi se non attraverso l'accurata analisi e ricostruzione dell'ambiente nel quale i fatti si sono svolti, attraverso la ricostruzione fedele del nascere e dello sviluppo delle opinioni, attraverso una seria e serrata indagine effemerocritica, basata sui principì e sul metodo interpretativo che la demodossalogia ci indica.

Quanto sviscerato da Mazzei rappresenta quello che potrebbe coincidere con l'analisi dinamica della società di John Naisbitt, conosciuta come analisi delle informazioni contenute (in seguito denominate "Open Sources Intelligence"). Riportiamo in proposito da Megatrends, Sperling & Kupfer editori, 1984, un brano per sottolineare l'identico metodo di ricerca che si avvale della "cronaca quotidiana", cioè delle effemeridi (dal greco: i fatti del giorno):
[...] essa ha le proprie radici nella seconda guerra mondiale. Durante quella guerra, gli esperti cercavano di trovare un metodo per ottenere alcune informazioni sulle nazioni nemiche che normalmente sarebbero state ottenute tramite sondaggi di opinione. Sotto la guida di Paul Lazarsfeld e Harold Lasswell, che sarebbero più tardi divenuti notissimi teorici della comunicazione, si decise che avremmo compiuto un'analisi dei contenuti dei giornali tedeschi, che potevamo ricevere anche se con qualche giorno di ritardo rispetto alla data di pubblicazione. Il logorio del popolo, dell'industria e dell'economia della Germania cominciò a manifestarsi sui suoi giornali, sebbene le informazioni sui rifornimenti, la produzione, i trasporti e la situazione alimentare rimanessero segrete. Col tempo, fu possibile mettere insieme quello che stava accadendo in Germania, e valutare se le condizioni stavano migliorando o peggiorando, mediante un'attenta analisi dei resoconti locali sull'apertura, la chiusura e gli obiettivi di produzione delle fabbriche, sull'arrivo e le partenze e i ritardi dei treni, eccetera. Per esempio, i giornali locali elencavano i nomi di soldati di una determinata zona uccisi in azione. Eravamo così in grado di farci una idea abbastanza precisa delle perdite militari tedesche mettendo insieme questi elenchi.

Di seguito diamo conto delle altre relazioni riportando il résumé italiano pubblicato negli atti del convegno:
  • Ettore Longo, avvocato cassazionista: Considerazioni di demodossalogia etico-politica in rapporto all'autoresponsabilità professionale. Morale generale; morale comune e convenzioni e interessi sociali e politici, soprattutto di luogo e di tempo. Morale professionale e concetto d'abuso; caratteristiche etico-politiche delle varie attività demodossalogiche. Moderazione giuridica degli abusi. La preoccupazione commerciale e quella politica. Come agisce e reagisce l'opinione pubblica per quanto attiene al contenuto e alle manifestazioni morali delle attività demodossalogiche. L'autoresponsabilità di categoria: statuti, codici di moralità, giurì d'onore, ecc.
  • Silvano Valle, ispettore superiore del ministero della Pubblica Istruzione per l'ordine universitario: Gli studi demodossalogici nell'ordinamento giuridico italiano.Brevi precedenti storico-giuridici degli studi demodossalogici in Italia. Situazione attuale di fatto e giuridica. Prospettive in rapporto all'ordinamento italiano degli studi. Utilità della Commissione di collegamento e tecnico-consultiva per gli studi demodossalogici: schema per un efficace programma immediato di lavoro.
  • Angelo Brighenti, ispettore scolastico: Riflessi morali reciproci tra la pubblicità e l'opinione pubblica. La pubblicità, quale propaganda a contenuto fondamentalmente commerciale, non può prescindere da una preliminare indagine demologica. Intesa a definire gusti, sensibilità morale, mentalità del pubblico, cui specificatamente si rivolge, tanto se si proponga di andare incontro ad una loro necessità, ad un loro desiderio, quanto se si prefigga di far sorgere nuove esigenze. La moralità dev'essere considerata nelle sue varie eccezioni (di costume, politica, commerciale, ecc.) e se talora se ne sfiorano i limiti suggeriti appunto dalla sensibilità dei pubblici, non si possono però mai impunentemente violare, senza che si determinino correnti d'opinione contraria, suscettibili d'annullare ogni efficacia all'azione pubblicitaria svolta.
  • Giovanni Mammucari, specializzatosi nel '49 alla Pro Deo con una tesi su "Le inquadrature soggettive" divenne assistente universitario e successivamente direttore generale del Servizio Editoria ed Informazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri: Il cinema in rapporto alla demodossalogia. Il cinema, data la caratteristica del suo pubblico di massa, assume un duplice ruolo, quale mezzo strumentale di formazione-informazione dell'opinione pubblica e quale manifestazione artistico-commerciale-industriale che denota l'orientamento (nei paesi ad economia di mercato) e l'atteggiamento collettivo di determinate comunità. In ispecie il problema delle cosi dette immagini collettive trova nel cinema una manifestazione di particolare interesse, anche se elementare (in considerazione della prevalente, diffusa sua caratteristica di popolarità). Tanto per esemplificare nel cinema si possono rilevare le idee dell'americano medio intorno all'Italia, agli italiani, alla guerra, al comunismo, allo spionaggio atomico - per citare alcune, le prime che si affacciano alla mente - e così via fino alle idee o immagini collettive più generali, quasi filosofiche di bene e di male, ecc. Non dimentichiamo alcuni film, infatti, come "Giustizia è fatta", e simili, per tacere di tutti i film sociali: "Ladri di biciclette", "Roma ore 11", ecc. ecc.
  • Giuseppe Tomadini, architetto: Urbanistica ed opinione pubblica. L'urbanistica: ieri ed oggi. I suoi rapporti con l'opinione pubblica derivano principalmente: a) dalla necessaria pianificazione urbanistica (e conseguente collaborazione tra numerosi enti), la quale esige - oltre un'adeguata documentazione preventiva - specifici inchieste e sondaggi demodossalogici, per lo studio e la migliore impostazione e realizzazione di un piano regionale o urbano; b) dalla necessità di chiarire all'opinione pubblica le funzioni politiche (e pertanto sociali, economiche, demografiche e così via) dell'urbanistica, affinchè dalla comprensione degli scopi da raggiungere nasca una collaborazione effettiva tra pianificatori e pubblici; a tal fine - che chiameremo di educazione urbanistica - devono coordinatamente utilizzarsi tutti gli strumenti demodossalogici ed in primo luogo la stampa, la radio, il cinematografo, la parola diretta (in congressi, pubblici dibattiti, scuole, stabilimenti, ecc.); c) dalla necessità che un piano urbanistico consideri adeguatamente le esigenze d'informazione e formazione dell'opinione pubblica (trasporti e comunicazioni, tipografie, audizioni radio, sale di spettacolo, campi sportivi, fiere e mostre, pubblicità esterna, ecc.).


19 giugno 2006

Documenti # Segreterie parlamentari

Proseguendo nella documentazione su alcune forme di sussidiarietà ai parlamentari, riportiamo i programmi o l'organigramma di cinque offerte di segreteria parlamentare diffuse tra il 1963 e il 1968 da altrettante agenzie specializzate.


  • Un servizio per la propaganda elettorale:
  • Il servizio per la propaganda elettorale, organizzato dall'Istituto internazionale per gli studi e le informazioni, svolge un'azione di relazioni pubbliche nel settore politico e si avvale della collaborazione di alcuni esperti che hanno effettuato studi particolari ed hanno avuto esperienze su i problemi concernenti la propaganda elettorale, al fine di applicare metodi più idonei per ottenere il massimo rendimento, ponendo opportunamente in evidenza gli elementi positivi del candidato e del suo partito. Nella complessità crescente della vita moderna, non vi è uomo politico, per quanto avveduto e sperimentato, che abbia la possibilità oggidì di pretendere di conoscere tutti gli elementi che possono influire nel suo collegio elettorale, e possa fare a meno di procurarsi una grande quantità di informazioni e di dati per orientarsi razionalmente nella condotta della sua azione e per guidare le sue decisioni.

    L'informativa proseguiva specificando come era impostato lo studio della propaganda elettorale e quale azione di relazioni pubbliche o pubblicitaria ne sarebbe conseguita e con quali strumenti.

  • Prestazioni professionali centralizzate:
  • Una settennale esperienza di lavoro [...] prima presso l'ufficio legislativo e successivamente presso la segreteria del gruppo parlamentare alla Camera, mi ha convinto dell'utilità di un ufficio di carattere privato, responsabilmente diretto, in grado di offrire ad uno stesso tempo qualificati servizi di segreteria particolare e di consulenza legislativa. Sono evidenti i vantaggi che si hanno dall'aver centralizzati i servizi in parola in un unico ufficio e sotto la direzione dello stesso responsabile. Innanzi tutto un notevole risparmio di tempo e denaro, grazie all'eliminazione di tutte quelle dispersioni proprie dell'usuale separata organizzazione di tali uffici; in secondo luogo, fatto non meno importante, delle prestazioni professionali sempre qualificate e in più personalizzate alle singole direttive che l'onorevole parlamentare voglia eventualmente dare.

    L'offerta specificava quindi i costi previsti, sia a parcella che in abbonamento.

  • La dettagliata organizzazione di un ufficio di consulenza:
  • Uffici di segreteria particolare; informazione attività parlamentare; consulenza legislativa; consulenza legale; consulenza amministrativa; studi e commenti su: progetti di legge, avvenimenti politici, bilanci (stato, enti locali, società); schemi di atti parlamentari: iniziative di legge, interventi parlamentari, interrogazioni, mozioni, interpellanze, comunicati stampa, articoli giornalistici, ecc.

    Il volantino, dello studio legislativo-legale al servizio dell'onorevole parlamentare, riportava inoltre le modalità di collaborazione.

  • Programma biennale:
  • se lei è del parere che i voti di preferenza si raccolgono nel corso della campagna elettorale cestini pure questa lettera; ma se ritiene che la rielezione è il frutto di un paziente ed organizzato lavoro preparatorio di relazioni pubbliche allora prenda contatto con noi. Desideriamo offrirle un interessante programma - riservato esclusivamente a cinque parlamentari - al fine di imporla, in meno di due anni, sul piano nazionale al livello di popolarità di un sottosegretario o di un autorevole vicesegretario di partito. La sicurezza del nostro successo sarà confermata dal numero progressivo dei ritagli stampa e dalla simpatia che troverà ad ogni suo passo. Il nostro programma prevede una spesa di circa 100 mila lire mensili e un'ora alla settimana della sua attenzione per vagliare ed approvare i programmi settimanali preparati esclusivamente per lei.

    La lettera indicava un termine per la risposta, prima di passare l'offerta ad un successivo parlamentare.

  • Schema di contratto:
  • Io, [...] in base a quanto convenuto in questo contratto, mi obbligo a versare un compenso anticipato di £. 100.000 - di cui sarà preparata ricevuta a parte - [...] Tale opera consiste nell'impostazione di una particolare propaganda elettorale in vista delle elezioni politiche [...] Tutto ciò che riguarda l'esecuzione materiale della propaganda elettorale non fa parte degli obblighi dell'agenzia. In base alla condizione sospensiva qui esplicata, mi obbligo altresì a versare una somma di [...] se sarò eletto deputato [...]. Il versamento di tale somma è condizionato soltanto dal risultato delle elezioni politiche e pertanto non è subordinato alla convalida del mio mandato parlamentare da parte della giunta elettorale.


Dopo quarant'anni molte cose sono cambiate anche sul piano politico-parlamentare, ad iniziare dai collegi elettorali e dalle preferenze, ma alcune impostazioni di fondo - che traggono alimento dagli studi demodossalogici - risultano ancora attuali e fattibili.

17 giugno 2006

Incontri # La società europea

Il 15 giugno a Roma si è svolto un convegno, promosso dall'Associazione nazionale sociologi guidata da Pietro Zocconali, su "Europa grande Paese. La società che cambia è la società che ci cambia?". Hanno contribuito al dibattito il docente di diritto della Comunità europea Mario Patrono, gli accademici Michele Marotta e Ferruccio Di Stefano, il sociologo Mauro Pacetti, il manager Lauro Venturi, la sociologa presidente della cooperativa sociale Maggio '82 e i demodossaloghi Antonella Liberati e Giulio D'Orazio.
Per la Liberati, a parte qualche piccolo dettaglio non ancora definito, quali una comune politica estera, una comune formazione dei cittadini e simili, è innegabile che l'Europa di oggi, almeno a livello documentale, è cambiata. La sensazione è invece che gli europei non siano consapevoli della necessità di cambiare per essere cittadini di una Europa che cambia, che sta cambiando per poter diventare una opulenta madre, con la quale rapportarsi da figli. Oppure l'Europa è un'immensa tavola rotonda, un incontro virtuoso fra pari maturità e maturazioni. Oppure un'entità poco credibile perchè non in armi, o ancora, un ricco finanziatore. Il modello occidentale di sviluppo va a toccare ogni parte del globo imponendo il business di una crescente modernizzazione tecnologica, seguita dalla desertificazione di suoli e di identità. L'opinione pubblica spesso percepisce tutto ciò più come intenzioni piuttosto che come valori operativi. Gustave Le Bon insegna che per i cambiamenti autoctoni apprezzabili e duraturi occorre molto tempo, il tempo necessario alla introiezione dei nuovi principi nei singoli individui che formano un popolo.
La Coramusi si è chiesta se il consistente incremento degli Stati membri corrisponde al sogno dei padri fondatori. Di certo l'attuale ampliamento era impensabile al momento della posa della prima pietra. Problemi e sfide non mancano, collegati anzitutto ai processi di globalizzazione attivi a livello mondiale. Nessuno Stato sarebbe in grado di affrontare singolarmente i nuovi scenari. Uniti i 25 si troveranno sempre più impegnati da un lato a fronteggiare l'America, con la più avanzata innovazione tecnologica e con il vantaggioso cambio della propria moneta, dall'altro la concorrenza di colossi mondiali in rapidissima espansione economica, quali India e Cina. Altro elemento di crisi sembra essere il problema demografico: invecchiamento della popolazione e denatalità degli stati membri impongono la scelta di un nuovo welfare per la famiglia, di nuove politiche per il lavoro e la previdenza, di nuove politiche per l'immigrazione. Mutamenti profondi, ancora in fieri, destinati a sviluppi ineludibili, rappresentati dai rapporti economici delle regioni considerate il Mezzogiorno d'Europa e specialmente quelle affacciate sul Mediterraneo: i paesi della sponda sud possono rappresentare un vasto mercato di manodopera e di fattori produttivi, nell'ambito di processi di interscambio e di crescita comuni. A lungo ed in una pluralità di contesti i sociologi continueranno ad argomentare di Unione europea e di Europa Grande Paese, perchè consapevoli che l'Europa non si farà in un colpo solo, né con una costruzione d'insieme, come sostenne Robert Schuman.
Per cambiare la vita quotidiana, cioè le aspettative ed i comportamenti - in sostanza l'opinione pubblica - ha affermato D'Orazio, occorrono concreti indirizzi riformatori (culturali e sociali) da parte delle istituzioni sovranazionali, poichè la popolazione è, per sua natura, molto lenta nell'intraprendere nuove strade, un poco per paura delle novità e un poco per la tranquilla comodità delle tradizioni. Solo attraverso una lunga educazione culturale, basata sulle comuni tradizioni europee, è possibile cambiare noi stessi per coinvolgere nel cambiamento gli altri, a partire da come si racconta la storia: non ci sono i buoni da una parte ed i cattivi dall'altra; ci possono essere i vincitori da un lato ed i perdenti dall'altro, ma non è detto che i vincitori siano i buoni e i cattivi siano i perdenti.

15 giugno 2006

Incontri # Europa

Oggi pomeriggio a Roma, presso l'istituto Luigi Sturzo a palazzo Baldassini in via delle Coppelle, l'Associazione nazionale sociologi ha organizzato l'annuale convegno di giugno sul tema "Europa grande Paese". In proposito ricordiamo quanto scritto dalla decana dei demodossaloghi Dora Drago Lòpez Jordàn nel suo saggio "La letteratura medioevale europea, nelle sue radici classiche e cristiane", editrice Libroitaliano, Ragusa 2004.
Il Berchet nella "Lettera semiseria" afferma che Omero, Shakespeare, Calderon, Camoens, Racine, Schiller sono per lui italiani, come Dante, Ariosto, Alfieri, perchè la repubblica delle lettere è una e i poeti ne sono tutti indistintamente concittadini.
Ugualmente Manzoni, in un verso del carme "In morte di Carlo Imbonati" dice di Omero: E patria egli non ebbe altro che in Cielo.
Ecco l'idea della supernazionalità delle lettere e quella, implicita e ricorrente nei secoli, della divinità dei poeti e degli artisti in genere.
Abbiamo dunque il dovere di studiare le opere dei grandi del passato, a qualunque Paese essi appartengano, perchè sono tutti ugualmente nostri; abbiamo il dovere, che è anche nostro diritto e nostra gioia profonda, di rivivere nel nostro animo quelle emozioni e quei sentimenti che li hanno ispirati [...]
E' quindi particolarmente importante oggi, e ancor più domani, quando l'unità europea sarà un fatto totalmente compiuto, essere ben consapevoli di ciò che ci unisce culturalmente e spiritualmente, di quanto cioè la cultura europea, sia debitrice di quella italiana e di quanto questa a sua volta debba a quella europea o per meglio dire occidentale. [...]
La matrice della nostra cultura dunque è europea ed è europea perchè è cristiana ed erede di quell'immenso patrimonio letterario, filosofico, artistico, scientifico che è la civiltà greco-latina.
Proprio tale civiltà è innanzitutto alla base della nostra spiritualità e cultura europea, successivamente assimilata e trasfigurata dalla nuova civiltà cristiana.
Gli spiriti cristiani hanno vissuto drammaticamente il contatto con la civiltà pagana che rifiutavano perchè fiorita al tempo degli dei falsi e bugiardi, ma di cui riconoscevano il valore e la grandezza. [...]
Lo stesso Gregorio Magno, che pure in una lettera rimproverava a Desiderio, vescovo di Gallia, di insegnare le leggi della lingua e dello stile latino [...] è egli stesso un delicato poeta in lingua latina. [...]
Abbiamo fin qui tracciato un breve excursus delle manifestazioni letterarie nei vari paesi dell'Europa medioevale ed abbiamo sottolineato quanto questi, anche quelli geograficamente più lontani (ndr: Islanda, Norvegia, ecc.) dai centri in cui nacque e fiorì la civiltà occidentale, cioè classica e cristiana insieme, abbiano di tale civiltà assimilato cultura ed ideali, costituendo quasi una sorta di repubblica europea delle lettere e dello spirito.

L'interconnessione delle varie culture in una sola cultura europea fu alla base dell'European youth press federation che, negli anni '70, rilanciò lo slogan "Non vogliamo storie, vogliamo una storia".

Un motto dal doppio significato: "siamo stanchi di sentirci raccontare storielle, vogliamo traghettare verso una sola storia, quella europea"; ed anche: "per giungere ad un comune sentire e quindi accelerare il cambiamento della società che dovrà proporre (a tutti noi europei) nuovi modelli di essere, vogliamo che i libri di storia (ma anche di economia, letteratura, ecc.) parlino un unico linguaggio, diano cioè versioni uguali in ogni paese europeo sui fatti accaduti e sulle prospettive, abolendo nazionalismi e ripicche emotive e letterarie sul passato".

Oggi siamo sicuri che esiste una Comunità europea? A parte la Gran Bretagna che con un piede in Europa ed uno negli Usa fa solo i suoi interessi, a che punto sono l'integrazione e l'uniformità della legislazione giuridica, degli ordinamenti scolastici, delle normative burocratiche periferiche, ecc.? Dopo la conversione delle monete in euro funziona solo l'Europa dei mercanti, delle industrie e dei banchieri.

Non è questo quello che ci si aspettava!

13 giugno 2006

Documenti # Giovani e politica

Per quanto se ne dica i problemi, anche a distanza di anni, sono sempre gli stessi; possono essere più o meno vistosi o pressanti, ma quelli sono. Questo avviene perchè l'uomo è un composto biologico (dotato di sue leggi naturali) che vive in un ambiente (soggetto a leggi fisiche e sociali) ove il mutamento si può riscontrare nei lunghi periodi di tempo dell'ordine dei 50/100 anni. Così è anche per la politica.

Facendo seguito a quanto pubblicato ieri, riportiamo un ampio stralcio di una lettera elettorale inviata, in data 16 maggio 1968, ai giovani elettori di un collegio elettorale. Lettera preparata, insieme a tutta la campagna elettorale, dall'agenzia Informatore Economico.
so bene che, hai raggiunto il conseguimento dei diritti politici in un clima di sfiducia verso la politica italiana, dei discorsi vuoti ed inconcludenti, delle demagogiche promesse programmatiche con cui si tenta di vincere la tua incertezza, la tua delusione.
Da anni l'italiano medio è nauseato dalle vicende politiche nazionali; non ha più alcun interesse per le diatribe interne dei partiti, per i frequenti spostamenti nel governo della cosa pubblica, per le ottimistiche previsioni e i cauti impegni di chi guida le sorti del Paese. Questo stato d'animo è diffuso soprattutto fra i giovani ed esplode in quelle manifestazioni di cui ha recentemente parlato la stampa (ndr: trattasi del famoso '68).
Gli ideali della gioventù di tutto il mondo dovrebbero essere gli ideali di chi siede in Parlamento e nel Governo, ma questi ideali sono stati camuffati in interessi privati e in convenienze personali; i discorsi politici sono diventati vuote enunciazioni verbali, ricche di termini e povere di concetti, poichè neanche gli oratori hanno più la certezza di essere creduti.
Per qualunque emblema politico tu simpatizzi io so che il tuo disinteresse e la tua delusione derivano dalla graduale esclusione del tuo personale contributo ai grandi e piccoli problemi del Paese. Ti senti estraneo alle vicende politiche poichè non hai la possibilità di prendervi parte, perchè chi ha il potere tutto chiede e niente offre. Tu dai la Paese il tuo voto, dai il tuo denaro, dai la tua intelligenza, dai le tue forze e la tua esperienza, ma cosa ottieni in cambio?
Le tue richieste si perdono nell'inerzia di una burocrazia parassita, la tua opinione non ha alcuna possibilità di essere ascoltata oppure è ascoltata per puro compiacimento, le tue necessità materiali e spirituali incontrano ovunque una cortese insensibilità.
E' mio desiderio, nell'inviarti [...] di gettare le basi [...] per la soluzione di tutti i problemi tuoi personali e collettivi.
E' questo un tentativo che io considero il più idoneo, il più efficace, il più concreto sforzo per la reale attuazione del principio democratico. La democrazia non deve essere soltanto una parola altrimenti è burocrazia e noi oggi viviamo in un regime burocratico, non democratico.
Consegnandoti [...] io mi impegno, se sarò eletto deputato, a [...] nell'interesse della nostra Italia, dei cittadini e, in particolare, della nostra regione.
Non ho la pretesa di compiere qualcosa di nuovo e di sensazionale perchè mi sforzo di fare, con piena umiltà, il mio dovere di rappresentante del popolo: spero solo di raccogliere il tuo consenso e la tua approvazione.

La lettera era specificatamente rivolta ai giovani elettori del collegio poichè dall'analisi demodossalogica risultavano i più sfiduciati ed abulici verso la politica ed i meno interessati al voto, rispetto ad altre categorie (nicchie o target) di elettori (pensionati, casalinghe, commercianti, ecc.).

Come si evidenzia nel testo c'è una certa attinenza - dopo trent'otto anni, a dimostrazione dei cicli lunghi - tra le sensazioni e le aspettative di allora e quelle di oggi. In genere i politici, presi dalla loro presunzione e dalla bramosia del potere, non si accorgono dell'umore dell'opinione pubblica e rifiutano di affidarsi a dei centri specializzati. In un Paese elettoralmente spaccato, come l'odierna situazione, si colgono (come allora) dei segnali di fermento e di richiesta di partecipazione, che potrebbero incanalarsi verso una formazione politica che sappia imboccare coraggiosamente il futuro.

12 giugno 2006

Documenti # Consensi elettorali

Nelle elezioni politiche del maggio 1968, un parlamentare eletto nella legislatura uscente (1963-68) con i resti si rivolse allo staff dell'agenzia di stampa Informatore Economico affidandogli lo studio di una campagna elettorale dal "minimo costo e massimo beneficio" (dal punto di vista dei consensi elettorali). Il deputato, che nella precedente legislatura era stato tra gli otto eletti con i resti, rientrò in Parlamento al primo posto degli aventi diritto con i resti, precedendo ben sette deputati, alcuni dei quali in precedenza eletti con il quoziente pieno; mentre sei su otto in precedenza eletti con i resti non rientrarono. In particolare, il partito del parlamentare nel suo collegio elettorale (ove era l'unico deputato uscente) aumentò di circa 1500 voti con 300 consensi personali. Mentre il partito in tutta Italia perse 1,2% dei voti nel collegio in questione perse solo lo 0,1% (la diminuzione più bassa). Il risultato fu il frutto di una campagna elettorale, preceduta da una attenta analisi demodossalogica del territorio, impostata su uno stile di propaganda politica basato su un rapporto di "collaborazione" con e dagli elettori, attivato in un modo particolare ed accompagnato da locandine studiate secondo i criteri suggeriti dalla demodossalogia applicativa.

Per documentare la validità della disciplina anche nel campo della propaganda politica iniziamo una parziale pubblicazione a puntate di quanto conservato negli archivi dell'agenzia.
[...] presentandosi come un partito nuovo [...] Puntare sul futuro, su quello che si dovrà fare per una buona amministrazione del Paese, senza paroloni, accenni melodrammatici o demagogici, ma con molta serietà di concetti, di toni di voce e di linguaggio.
Dai toni comizianti e pieni di enfasi di qualche anno fa si è passati al modo pacato, discorsivo, di presentare delle idee per "discuterle insieme". [...] Meglio fare tante piccole riunioni in circoli, case, sedi di partito che grosse manifestazioni. Meglio parlare stando in piedi in mezzo ad un crocchio di 20-30 persone che parlare da una tribuna sovrastante un centinaio di elettori. [...] Chi fra i candidati italiani ha dopo il suo intervento stretto la mano di tutti i presenti? Di tutti, non dei soliti amici e colleghi. [...] L'importante è dire qualcosa di nuovo, di diverso dagli altri.
Cosa dire di nuovo per distinguersi dagli altri? E' semplice fare della filosofia e della storia politica, in modo chiaro, semplice comprensibile a tutti. (ndr: allora le questioni economiche non facevano presa sul gran pubblico). Esaminare il nesso fra determinate teorie economiche e politiche ed i sistemi e costumi sociali del tempo presente. Accompagnare la logica del ragionamento con il paradosso dell'irrazionalità troppo logica. [...] Chiedere i consensi ed i voti più che per il partito per l'idea filosofica del partito, per impostare nel nuovo Parlamento un discorso culturale sulla crisi e le contraddizioni della società, crisi e contraddizioni che non sono solo italiane o europee [...] E' la civiltà affluente che collezionando macchine, aggeggi ed obblighi svuota la vita di ogni significato nobile mentre si diffonde la rassegnazione al cosiddetto equilibrio del terrore (ndr: riferito alla contrapposizione Nato-Urss, oggi sostituito dal terrorismo). [...] ridare un significato all'opera del governo amministratore, del deputato legiferatore, dell'elettore giudice (ndr: che le ultime elezioni politiche hanno espropriato).

Una impostazione che, dopo trent'otto anni, è ancora valida, salvo piccoli aggiustamenti. Infatti se andiamo a guardare i recenti successi elettorali di talune formazioni politiche, più legate al nome del capolista che all'emblema della lista elettorale, scopriremo singolari attinenze dell'Italia dei Valori o della Democrazia Cristiana o del Terzo Polo, ed altri con le indicazioni sopra menzionate.

10 giugno 2006

Corso # 14 # Giornalismo e pubblicità

Successivamente al 1951 uscirono altre quattro dispense edite dalle Edizioni Ateneo di Roma per conto del Centro di Demodossalogia, ad uso dei corsi che si svolgevano presso la Facoltà di Scienze Politiche nell'ambito della libera cattedra di Storia del Giornalismo:
  • "Giornalismo stampato degli Stati Uniti d'America, sintesi storico-demodossalogica"a cura di Massimo Olmi (13 luglio 1953, litografia Conti e Piola, Roma);
  • "L'evoluzione della pubblicità, panorama storico-demodossalogico" a cura di Andrea De Rosa (17 luglio 1953, litografia Conti e Piola, Roma);
  • "Fieristica, la pubblicità nelle fiere, mostre, esposizioni" a cura di Andrea De Rosa (30 settembre 1953 litografia Conti e Piola, Roma);
  • "Demodossalogia storica" con gli apporti di Perini-Bembo, Carlo Curcio, Carlo Barbieri e Giuliano Gaeta, della quale daremo conto successivamente.
Codeste furono le ultime dispense edite edite dal Centro di Demodossalogia (Centro studi e indagini sull'opinione pubblica), le pubblicazioni successive, di cui daremo conto, furono ciclostilati monografici o ripetitivi di quanto già divulgato, come ad esempio quanto già avvenuto con la dispensa del 15 dicembre 1951 "Invito alla demodossalogia" che ricalca la dispensa edita nel 1950 dall'Università internazionale Pro Deo (allora in via Castelfidardo 47 a Roma), Facoltà di Giornalismo anno accademico 1949-50, "Appunti di demodossalogia generale e principi di effemerocritica, parte prima sistematica". Sostanziali innovazioni vennero invece con le pubblicazioni (editoriali e ciclostilati) diffuse dalla Sidd a partire intorno agli anni '80.

Massimo Olmi nacque a Roma nel 1926 ove si laureò in Lettere. Conseguì la specializzazione in giornalismo all'università Pro Deo nella sessione del 1949 con una tesi su "L'Irlanda e il Commonwealth Britannico", successivamente conseguì anche la specializzazione in demodossalogia seguendo i corsi di Federico Augusto Perini-Bembo alla Facoltà di Scienze Sociali dell'Urbe divenendone assistente universitario. Giornalista ed autore di vari saggi fu inviato della Rai in Spagna e successivamente diresse una rubrica del palinsesto culturale televisivo. Fu tra i convinti assertori del regionalismo e si presentò anche candidato per la lista di Umberto Bossi. Si diede molto e lungamente da fare per dare al Corso di Storia del Giornalismo un'impronta moderna e legata alla professione, inviando articolate proposte ad accademici e giornalisti senza riuscire a vederne la realizzazione.

Nella sua dispensa Olmi svolge una disamina sul panorama giornalistico degli Usa risalendo alla situazione storica della nascita di quel Paese caratterizzato, alle origini, da coloni in maggioranza emigrati o fuggitivi inglesi e che ne nutrivano tradizioni ed ideali. Quindi i primi giornali non potevano non essere modellati che sulle pubblicazioni della Madre Patria; inoltre le esigenze dei coloni, perlopiù stabilitisi su una stretta striscia della costa altlantica, si rivolgevano verso i paesi vicini per allacciare rapporti commerciali. Pertanto i giornali sorsero in città dotate di porti, da dove arrivavano le notizie. Il primo giornale apparve il 24 aprile 1704: The Boston News-Letter, anche se altre fonti, riferisce Olmi, sostengono che fu sempre a Boston ma il Public Occurrences Both Foreign and Domestic.



24 aprile 1704



Nel 1773 il governatore di New York, il generale William Cosby, fece rinchiudere in prigione l'editore del New York Weekly Journal per le critiche mossegli, ma dopo l'arringa dell'avvocato Andrew Hamilton il processo si risolse in un trionfo per l'editore e la vicenda segnò la nascita in Usa della libertà di stampa; storica la frase:
La questione che è posta davanti alla giuria non interessa poche persone, dei privati; non si tratta di questo poveretto di stampatore nè solamente di New York: no! Nelle conseguenze che ne deriveranno, essa può riferirsi ad ogni uomo libero che vive sotto un Governo britannico in terra americana. E' la causa della libertà, della libertà di opporsi al potere arbitrario, parlando e scrivendo la verità.

Due anni dopo nelle colonie americane esistevano 37 giornali e dopo una quindicina d'anni essi, e gli altri nel frattempo sorti, divennero una formidabile arma di propaganda ideologica qualcuno raggiungendo 4 mila copie di vendita, come il Journal of Commerce con "tutte le notizie del giorno" come amava sostenere.

A fronte del quotidiano sensazionalista per tenere desta l'attenzione dei lettori New York Herald, fondato nel 1835 da James Gordon, il 10 aprile del 1841 Horace Greely fondò il New York Tribune come "giornale di politica, di letteratura e di cultura generale".

Il New York Times nacque il 18 settembre 1851 ad opera di Henry Jarvis Raimond, allievo di Greely. Nel 1857 fu costituita l'agenzia di notizie per i giornali New York Associated Press.
Un intero capitolo Olmi lo dedica per esaminare come "la guerra civile, influendo sulla sensibilità e sui gusti del pubblico, determina nuovi criteri di scelta e di elaborazione delle notizie" e un altro capitolo per spiegare come "dopo la guerra civile si acuisce l'esigenza di conoscere la verità, mentre aumenta la diffidenza per i commenti".

Un nome che gli annali del giornalismo Usa ricordano è Charles Anderson Dana che diresse il Sun dal 1867 al 1897 portandolo a tirature di 200 mila copie basandosi sulle seguenti regole:
Dare le notizie, tutte le notizie, nient'altro che le notizie.
Non stampare mai un intervista senza che ne sia a conoscenza e vi abbia consentito la persona intervistata.
Non stampare mai un annuncio pubblicitario come se fosse una notizia. Fate apparire un annuncio come un annuncio, non viaggiate sotto falsa bandiera. [...]
In occasione del cinquantenario del "Sun", era spiegato sulle sue colonne quale fossero le cause del successo incontrastato presso il pubblico: Niente spreco di parole, niente sciocchezze, espressioni chiare ed esplicite di una opinione onesta, abolizione dei metodi soliti con cui si misurava l'importanza delle notizie, sostituzione con notizie che avessero un valore assoluto per degli esseri umani, stile brillante, spirito humour, intolleranza per tutte le spacconate, saper menar forte quando occorre.

Qualche anno dopo, sottolinea Olmi, avrebbe prevalso il "giornalismo giallo".
L'accusa di fare un yellow journal fu lanciata il 19 novembre del 1893 a Joseph Pulitzer:
Fu allora che fece la sua comparsa il Yellow Kid, un cartoon disegnato per il World da R. F. Outcault: ma non ancora dalla sua bocca uscivano quei palloncini (balloons) contenenti le parole dette [...] prima di prendere una decisione al riguardo [...] il direttore amministrativo aveva creduto bene di inviare un telegramma a Pulitzer che in quei giorni stava facendo un viaggio a bordo di uno yacht. Che cosa ne pensate di un supplemento a colori? Chiesero al grande giornalista. La risposta di Pulitzer fu quanto mai laconica. Una sola parola: Provate (Experiment). L'esperimento fu un successo colossale.

Chi era Pulitzer? Un ungherese venuto in America durante la guerra civile che, dopo varie esperienze giornalistiche, acquistò nel 1883 il World che aveva una tiratura di 10 mila copie, puntando sul sensazionalismo delle prime pagine e dei titoli nei fatti di cronaca e popolari, raggiunse due anni dopo 250 mila copie. Fu un assertore delle scuole per giornalisti e ritiratosi per cecità nel 1907 lanciò una specie di testamento spirituale mediante due lettere, una al Saint Lewis Post Dispach e l'altra a Charles Lincoln redattore capo del World:
1- Io so che il mio ritiro non comporterà alcuna deviazione dai principi base del mio giornale, che esso combatterà sempre per il progresso e le riforme, che non tollererà mai l'ingiustizia e la corruzione, combatterà sempre i demagoghi di tutti i partiti, non apparterrà mai a nessun partito, si opporrà sempre alle classi privilegiate ed ai dilapidatori pubblici, non mancherà mai di simpatizzare con chi soffre, sarà sempre devoto al pubblico benessere, non si contenterà mai di stampare solamente delle notizie, sarà sempre assolutamente indipendente, non avrà mai paura di attaccare a fondo.
2- Concentratevi su questi quattro obiettivi:
  • ciò che è originale, caratteristico, drammatico, romantico, elettrizzante, unico, curioso, bizzarro, umoristico, strambo, adatto per parlarci su, senza cadere nel cattivo gusto ed abbassare il tono generale, il buon tono, e soprattutto senza deteriorare la fiducia del popolo nella verità di ciò che si racconta.
  • almeno qualcosa di caratteristico, di esclusivo, ogni giorno.
  • ricordare sempre la differenza che passa tra un foglio fatto per un milione di persone ed un foglio fatto per le classi. Io vorrei fare un giornale che i giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti potessero leggere con gusto, ma non solamente essi e la loro classe.
  • accuratezza, accuratezza, accuratezza. E anche forbitezza, condensare intelligentemente, non in maniera stupida. Nessuna illustrazione che non sia di prima classe, per quanto riguarda l'idea e l'esecuzione.
Venti anni circa dopo la morte di Pulitzer, nel 1934, rispondendo ad una domanda rivolta da Editors and Publishers, tutti i direttori di quotidiani americani furono concordi nel riconoscere che Joseph Pulitzer era stato il più grande direttore di giornali degli Stati Uniti.

L'avversario di Pulitzer fu William Randolph Hearst che iniziò nel 1895 con il Morning Journal e che alla sua morte, nel 1951, lasciò una catena di 16 quotidiani dislocati in nove stati. Questo il suo ABC del giornalismo:
In ogni edizione del giornale deve esserci sempre una ragione che spinga il lettore a smettere di comprare gli altri fogli e dare la sua preferenza al nostro.
Servirsi di buone fotografie, ma non soltanto per illuminare il testo. Fare in modo che ogni fotografia sia degna dello spazio che occupa.
Occorre essere imparziali nella messa a disposizione delle notizie. Non fare un giornale per i Democratici, nè per i Repubblicani, nè per quelli della Lega per l'Indipendenza. Fare un giornale per tutti e dare notizie non alterate che riguardino tutti i credi e tutti i partiti.
Condensare le notizie, quando è necessario. Molte notizie sono migliori quando sono condensate in modo intelligente.
Anche le notizie più sensazionali vanno scritte in maniera corretta senza ricorrere a modi di dire propri del dialetto.
Rendere un giornale interessante, capace di distinguersi dagli altri, accurato nella compilazione, completo nel notiziario.

Tra l'altro Hearst è ricordato perchè non esitava a spedire i suoi reporters nei punti e nelle località più disparate, pur di ottenere le notizie desiderate, fedele al motto: "Le notizie bisogna cercarle".

L'ultimo capitolo della dispensa di Olmi ha per titolo "Appaiono i tabloid, perfettamente in fase con la vita sociale, dinamica, intensa". In appendice il "Codice di moralità dell'Associazione Americana Giornalisti" e l'elenco dei più noti giornali, suddivisi per zona geografica, con l'indicazione della tiratura e un breve profilo del loro orientamento, in essere nel 1948. Conclude Olmi:
[...] il giornalismo americano è essenzialmente - ma non esclusivamente (come potrebbe esserlo?) - un giornalismo di notizie più che di idee, distaccandosi in questo dal giornalismo del Vecchio Mondo.
E' quest'ultimo, probabilmente, il suo lato più interessante: dietro c'è il popolo giovane che crede ancora nella verità delle cose, presa per se stessa, che ancora crede in quello che è, inteso come punto di partenza per arrivare a quello che dovrebbe essere. In Europa purtroppo spesso i due concetti si confondono: abbiamo la fazione, la scarsa scrupolosità, l'ideologia di parte, l'attendibilismo. Ma dietro l'Europa c'è una storia di sangue, di incomprensioni, di sfiducia reciproca, di odi scambievoli: l'unità spirituale, morale, economica e politica sta rifacendosi a poco a poco e molto tempo dovrà ancora passare prima di sentirci in grado di rispondere - noi giornalisti del Continente - alla famosa richiesta di Pilato: Che cosa è la verità?


Andrea De Rosa, in "L'evoluzione della pubblicità", attribuisce alla messaggera di Giove sotto il nome di Fama (Virgilio) e di Rinomanza (Omero) i primordi della pubblicità come testimoniano i templi elevati a Roma ed Atene. Una Dea che divulgava le azioni gloriose degli uomini. Tra le tante curiosità storiche cita l'esistenza di avvisi commerciali nelle tavolette ritrovate a Babilonia, l'iscrizione posta in Cina sul monte Heng-chan da Yu il Grande per ricordare la fine del diluvio universale nel 2278 a.C., e - nell'antica Roma - i così detti
praecones o pubblici banditori, discendenti degli antichi araldi, di cui si servivano i candidati alle elezioni, i mercanti, ecc. [...] un araldo del Senato saliva sui rostri agitando una lettera che se ricca di buone notizie era coronata di alloro, se di cattive, era coperta di funebri piume. Naturalmente gli araldi con acume pubblicitario, a seconda dei casi, minimizzavano, colorivano o sensibilizzavano le notizie. [...]
L'uso dei banditori, da Roma diffusosi tra l'altro nelle Gallie, costituì dopo il 1000 uno dei mezzi più importanti a disposizione della pubblicità. Furono istituite delle vere e proprie Corporazioni regie di banditori con statuti particolari ed aventi a Parigi due capi, uno per ciascuna riva della Senna. [...] Nel XIII secolo [...] lo strillonaggio diventò così il mezzo più efficace della pubblicità. Si gridava al suono dei campanelli, delle trombe e dei tamburi per annunciare le merci, gli inviti, le ordinanze di polizia e gli oggetti perduti. [...]
Altra forma di pubblicità che risale ai tempi antichi è rappresentata dagli stemmi.

Gli attacchini di "affissi" risalgono al Medio Evo, ne fa menzione una ordinanza parigina del 22 febbraio 1653. De Rosa ricorda i grandi manifesti di Aldo Manunzio e le prime réclame sulla carta stampata: 1597 a Firenze, 1631 a Parigi su La Gazette fondata da Théophraste Renaudot con prevalenti scopi pubblicitari, sino ai vari quotidiani sorti nel 1660.
Molte biografie sono state scritte intorno all'ingegnoso creatore della pubblicità in Francia: leggendo una di queste, quella a cura dello Chereau, notiamo come il Renaudot si fosse sempre preoccupato di conoscere l'anima del suo pubblico fino a che nel 1630 costituì il suo Bureau d'addresses ou de rencontre, ufficio che forniva gli indirizzi per comprare o vendere, per andare da un notaio o da un procuratore, ecc. Inoltre questo Ufficio aveva una lista di quelli che cercavano lavoro e di quelli che l'offrivano; ogni categoria vi ritrovava i suoi interessi: maggiordomi, cuochi, segretari, precettori, ecc. Il Bureau possedeva i nomi e gli indirizzi di tutte le persone con le quali allora si aveva spesso a che fare: principi, teologi, medici, ecc.; l'indicazione delle case da affittare, dei mobili e degli immobili in vendita; l'indicazione dei luoghi di cura; notizie di matrimoni, di arrivi, di partenze e via di seguito.
Questo programma datato alla metà del XVII secolo contiene quindi, come si vede, in embrione la quarta pagina del giornale moderno.

Gli annunci ebbero una precisa rubrica dal 1777 con il Journal de Paris ma un vero e proprio giornale di pubblicità commerciale era comparso il 15 maggio del 1751: Les petites affiches. Nel 1785 il Cabinet des Modes per la prima volta accompagnò il testo con delle figure colorate.
In Inghilterra lo sviluppo della pubblicità sui giornali è concomitante con quello francese ma solo nel 1833, con la soppressione della tassa d'inserzione, essa si diffuse in tutto il Paese.
Dal 1845 si inizia una vera innovazione nel campo pubblicitario: Emilio de Girardin fonda a Parigi La Presse nel quale giornale gli annunci avevano la parte più importante. Essi, il Girardin prescriveva, dovevano essere concisi, semplici e chiari e non portare mai alcuna maschera. Si cominciò allora ad affermare che in un tempo non lontano da quello, nessuna transazione avrebbe avuto più luogo se non attraverso la pubblicità degli annunzi giornalistici, pubblicità giudiziosamente intesa e apertamente adoperata.
A coronamento della campagna iniziata, La Presse pubblicava il 1° luglio del 1845 l'elenco dei suoi 28 uffici di inserzione costituiti dalla Società generale degli annunzi ripartiti per quartiere e con i relativi indirizzi di ciascuno allo scopo di agevolare gli inserzionisti. La storia degli annunci segna a questo punto una data memorabile: il 12 maggio 1845 Charles Duvejrier fonda la Società generale degli annunci la quale società prese in appalto i giornali La Presse, La Costitution e Le Journal des Debats.

I manifesti, che risalgono al 1830, apparvero a colori nel 1836 e dal 1845 furono disegnati da pittori illustri. In Italia i manifesti artistici apparvero nel 1902 e recarono i nomi di Sezanné, Cappiello e molti altri, ma spetta agli americani il primo posto per aver dato, a partire dal 1891, al manifesto pubblicitario un impulso davvero fantastico.
Nel 1880 con l'invenzione della lampada ad incandescenza nasce la pubblicità luminosa accanto all'arte della vetrinistica. La vetrina si è fatta movimento e in Svizzera, nel cantone di Yand, esiste, da prima degli anni'50, una scuola statale di vetrinistica.

La dispensa di De Rosa sulla "Fieristica" è preceduta da una introduzione di Perini-Bembo che traccia la seguente "definizione costruttiva della fieristica":
la disciplina che studia organicamente - conforme i principi della demodossalogia - le manifestazioni economiche denominate fiere, mostre, esposizioni e simili; le classifica secondo i loro generi, la loro distribuzione, la loro struttura; ne indaga le origini - nelle complesse cause che le hanno determinate - e il loro evolversi; ne coordina i criteri d'organizzazione: politico-economici e giuridici, tecnico-pubblicitari, amministrativi e ne suggerisce le più efficienti modificazioni, innovazioni, sistemazioni; ne segue gli sviluppi e ne rileva gli effetti e spiega le cause dei loro successi od insuccessi.

Auspicando programmi, mezzi e personale specifico, Perini-Bembo evidenzia argomentazioni per una preparazione seria e studiata di quelle manifestazioni che possono comprendersi sotto la voce "fieristica", basate sull'indispensabilità (ai fini commerciali) di fiere, mostre ed esposizioni; sulle cause da cui possono dipendere cattive organizzazioni (come vicinanza di tempo e luoghi, settori merceologici, ecc.); insufficienza di mezzi in rapporto ai risultati che si vorrebbero raggiungere; scelta della stagione, della località e delle finalità.

De Rosa affronta l'insieme dell'istituto fieristico valutandolo come un'antenna sensibile che capta gli orientamenti del consumo indirizzando, di conseguenza, la produzione. Ancora non si erano affermati, negli anni '50, i meetings scientifici e le conventions politiche. In sostanza conclude la dispensa di De Rosa
non bisogna dimenticare come il fine immediato da perseguire sia sempre e sopratutto quello di una affermazione di prestigio da parte degli espositori. Bisogna perciò colpire la mente dei visitatori in maniera da lasciare in essi un ricordo indelebile e persuasivo, ricordo che, al momento degli acquisti, diventerà per loro vivo ed operante.

La dispensa è articolata nei seguenti sei capitoli, che non esamiano in quanto esulano dalle finalità del breve corso decadale di lineamenti di demodossalogia (studio ed indagini sull'opinione pubblica):
  • Evoluzione dell'istituto fieristico
  • Caratteri specifici della pubblicità fieristica
  • L'organizzazione pubblicitaria
  • Funzionalità della struttura architettonica
  • Valori estetici ed effetti speciali
  • Le trovate.


09 giugno 2006

Pubblicazioni # Sociologia

Sul primo numero di Sociologia - La società in .. Rete, quadrimestrale di proposte e dibattiti tra e con i sociologi, promosso da alcuni sociologi campani dell'Associazione nazionale sociologi, il direttore Giuseppe Lembo sottolinea come la rivista sia nata "come esigenza di studiare i fatti sociali dal punto di vista scientifico"; con questo "ruolo e per questi obiettivi [la sociologia] è una scienza importante per la società" e pertanto va conosciuta, organizzata, analizzata e "messa in rete perchè funzioni al meglio nell'interesse di tutti".

Tra i numerosi articoli del primo numero stralciamo le seguenti considerazioni di Luciano Costa, docente di informatica a La Sapienza di Roma:
Sappiamo che la Società è divisa in tre strati: i Padroni in alto, i Comunicatori in mezzo, i Comunicati sotto. La struttura è articolata in modo che i Comunicatori convincano i Comunicati con i messaggi impartiti loro dai padroni. I Comunicatori, assumendo, per mille vie, consapevoli o inconscie, massicce dosi di forza e, quindi, di certezza, convinti ubbidiranno ciecamente, si struttureranno sulle loro convinzioni, [...] Il primo dovere di un buon insegnante, per estrarre un giovane dal ghetto dei comunicati, potrebbe allora essere quello di dargli strumenti per esaminare le sue certezze, le sue dipendenze, e per capire a cosa si deve effettivamente ubbidire, e perchè. [...] Se i Comunicati sapranno accettare i Forse e farli propri, saranno liberi e potranno liberare altri Fratelli. [...] Ecco che il Forse contribuisce a riconoscere la propria dignità, perchè il Forse non ammette la dipendenza cieca e la certezza indotta, e riporta il servo Comunicato al livello del Comunicatore, consentendogli di salire sulla sua cattedra e cercare di analizzare la comunicazione e gli obiettivi che la pilotano.

In proposito ricordiamo quanto pubblicato nel glossario in appedice agli atti del VIII Convegno nazionale di demodossalogia ("Scienza, società ed opinione pubblica", ed. Sidd 2001) sotto la voce Opinione: "L'opinione (opinion) secondo Jacques Bénigne Bousset è un grado intermedio fra il dubbio (doute) e la certezza (certitude)."

Nell'ottobre del 1996 sul n. 313 anno LIX di "Scienza e Tecnica", il mensile di informazione della Società italiana per il progresso delle scienze, a proposito di disinformazione e nel chiederci perchè esiste, sostenemmo che
La disinformazione si può arginare solo con una cultura dell'informazione, cioè con l'inserimento nei programmi scolastici del metodo di interpretazione scientifica degli elementi della comunicazione che prescinde da "chi" ha detto per privilegiare "cosa", "come" e dove". Il cosiddetto metodo "inde".

Un metodo che la Sidd sta diffondendo da oltre quindici anni.

08 giugno 2006

Incontri # Analisi sociale

Giampaolo Catelli, dell'Università di Catania, ha dato vita a due interessanti iniziative:
  • Seminario di metodologia dell'analisi sociale, dal 3 al 6 luglio a Piazza Armerina (Enna) nell'accogliente Park Hotel Paradiso, con la partecipazione dei docenti Leonardo Benvenuti, Grzegorz J. Kaczynski, Liana Daher, Salvo Cacciola, Elisa Brischetto e Giorgio C. Cappello. Un seminario inteso ad acquisire maggiori conoscenze a proposito di: scalogramma socioanalitico, indici e coefficienti statistici e codificazione dei questionari, tecniche di misurazione delle opinioni, ecc.
  • Seminario di studio di 15 giorni in Mississipi in Usa (10 ottobre-12 novembre) per studenti in possesso della buona conoscenza della lingua inglese e in grado di dimostrare conoscenze ed esperienze ai fini della selezione valutativa. Iscrizioni entro il 30 giugno. Informazioni: g.cappello@unict.it


Risposte # Apprendere la demodossalogia

Giulio Contini:
Mi interesserebbe apprendere qualcosa di più al riguardo della Scienza dell'Opinione Pubblica e in particolare, sul come si valuta scientificamente la portata dei sondaggi di opinione. Vorrei sapere se proponete corsi e, se si: dove? Quando? Prezzi? Durata? Riconoscono un titolo e/o un'abilitazione?

Risposta - Se seguirà il breve corso decadale on line sull'introduzione alla demodossalogia, quando arriveremo alla in.de. (indagine demodossalogica) avrà una risposta sulla valutazione scientifica di detta indagine/sondaggio. Un recente seminario è stato organizzato l'11 e 12 settembre 2004 dall'Associazione Nazionale Sociologi che ha rilasciato degli attestati di partecipazione, credo che il costo di iscrizione (comprensivo del libro "Scienza, società ed opinione pubblica") sia stato di cento euro. Nel 2001 la Sidd ha svolto per i propri soci un corso per corrispondenza. In precedenza l'ultimo corso universitario è stato un seminario di 10 ore in seno alla cattedra di Sociologia Politica alla Facoltà di Sociologia de La Sapienza di Roma. La Sidd non promuove lezioni ma partecipa gratuitamente con docenti e pubblicazioni a corsi promossi e concordati con altre organizzazioni. Pertanto ogni seminario è diverso, salvo le impostazioni di base, in quanto elaborato sui fini prefissati in funzione dell'ente organizzatore (sociologi, funzionari di stato, manager, ecc.). L'ultimo corso universitario di "specializzazione e riconosciuto" con delibera di Facoltà, terminò con la messa in quiescenza del titolare della cattedra di Storia del Giornalismo alla Facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza di Roma, nel 1988. Da allora la demodossalogia è uscita dall'ambito universitario con corsi regolari annuali o biennali (come in precedenza) in quanto non è più in vita nessuno (all'infuori del decano della Sidd) in grado di insegnare detta disciplina, per averla applicata ed innovata accademicamente e professionalmente per quasi cinquant'anni. Comunque, oggi, ed ancor più domani, non saranno le certificazioni (vedasi le lauree del post del 1 giugno) ma la capacità di capire tempestivamente l'opinione pubblica ed il futuro ad abilitare alla dirigenza.

07 giugno 2006

Effemeridi # Ci ha stupito!

"Dobbiamo avere il coraggio di stupire" ha detto il primo ministro Romano Prodi e, in effetti, ci è riuscito. Le direttive alla compagine amministrativa sono state: austerità e rigore. Non il rigore battuto all'avversario sul campo del calcio ma quello nei conti pubblici e nella sana amministrazione. Per avvalorare tali indicazioni ha chiamato i suoi ministri ad un seminario, in Umbria, in un tranquillo e lussuoso hotel immerso nel verde, lontano dalla caotica capitale e dall'atmosfera burocratica.

Ottimo il metodo, ogni tanto una lezioncina e tirata di orecchie anche al più bravo della classe dà i suoi frutti.

Peccato che il Premier parli bene ma razzoli male, come si dice a Ceppaloni.

Se voleva dare un esempio di austerità e taglio della spesa pubblica poteva iniziare dalla compagine governativa: meno ministri, viceministri e sottosegretari, con o senza portafoglio. Nell'immaginario dell'opinione pubblica un governo snello, con pochi ministri, riverbera un'efficacia di rigore ed austerità che non è raggiungibile neppure con cento provvedimenti di taglio alla spesa. L'effetto sarebbe uguale a quello di un ministro che si presentasse alle riunioni di palazzo Chigi in bicicletta, vi ricordate Rutelli? Prima di essere eletto a sindaco di Roma si faceva ritrarre in bicicletta, ora va in auto bleu con tanto di scorta.

Nel verde delle pendici di Monte Mario a Roma, nei pressi del Foro Italico ove sono alcuni uffici del Coni, c'è la meravigliosa ed isolata Villa Madama, di proprietà della presidenza del Consiglio dei Ministri, in passato abitazione di un presidente del Consiglio; al fine di risparmiare sui costi dell'affitto di un hotel a cinque stelle, sulle spese di benzina delle auto ministeriali e sulla trasferta agli autisti, non poteva - tanto per dare un concreto esempio di austerità - svolgere il seminario in detta villa?

Un atto concreto vale più di cento prediche.

La serietà di una persona, a qualsiasi ceto appartenga, è data dalla coerenza tra il dire e il fare, tra gli atti compiuti nel passato ed i propositi espressi per l'avvenire. Non si possono incitare gli italiani al rigore e all'austerità dando esempi di incoerenza e spesa superflua.

Oltretutto la coerenza, con se stesso e gli altri, è alla base dell'onestà; anzitutto di quella intellettuale e poi di quella etica e sociale.

06 giugno 2006

Effemeridi # Amnistia per privilegiati?

Tutti i parlamenti, almeno quelli a regime democratico, quando approvano un provvedimento lo fanno in nome dell'interesse della collettività. Cioè di tutta la popolazione di quella nazione o, perlomeno, di un vasto strato o specifica e numerosa categoria. Le leggi ad personam sono da tutti (o quasi, eccetto i proponenti e i compari di merenda del privilegiato) esacrate e giudicate non conformi allo spirito delle leggi di memoria ed antidemocratiche. Quindi quando i compari vogliono far approvare una legge vi coinvolgono larghi strati di popolazione e di casi analoghi a quelli cui la proposta si riferisce. Per esempio: vuoi vendere a prezzi stracciati le case degli ex enti previdenziali agli inquilini che le abitano, quasi tutti personaggi politici, ex politici e sindacalisti, funzionari dello stato, ecc., perchè nel mucchio ci sono anche i compagni di partito? Ti inventi la cartolarizzazione per tutti: qualche mosca bianca di inquilino non legato al carrozzone della politica ne trarrà giovamento e tutti saranno contenti. Hai visto? Non si sono fatti giochetti e non ci sono stati privilegi!

Oggi un certo numero di personaggi della finanza e dell'industria si trova agli arresti domiciliari in quanto condannati per reati vari, ed altri sono in procinto di seguire la stessa sorte a processi conclusi. L'arresto domiciliare, elargito quasi sempre per malattia insorta al momento dell'arresto e non prima, anzi prima sprizzavano salute da tutti i pori e lo dimostra la vorticosa attività di manager che conducevano, gli consente di fare quasi tutto quello che vogliono ma... gli inibisce di riprendere quel tipo di attività lavorativa che ha danneggiato cittadini ed aziende.

Un provvedimento di amnistia cancellerebbe il reato e i nostri personaggi potrebbero riprendere impunemente e in piena regola a fare danni all'intero Paese.

L'indulto, invece, non cancellerebbe il reato dalla fedina penale; allieverebbe solo la pena.

Volete vedere che passerà l'amnistia? Troppi sono i partiti ed i loro rappresentanti che hanno avuto prestiti e munifiche elargizioni da compari oggi agli arresti domiciliari.

Se c'è qualche parlamentare con la coscienza a posto si guardi in giro e ci faccia un pensierino sopra. L'Italia ha bisogno di una svolta di remi e non di un lavaggio alla candeggina.

01 giugno 2006

Effemeridi # Laurearsi senza studiare

Oggi siamo giunti al punto che occorrerà fare attenzione quando ci daranno i biglietti da visita o quando i candidati presenteranno il curriculum vitae alle aziende in vista di una assunzione: ci sono laureati e laureati, quelli che hanno conseguito l'attestato di Stato studiando e dando i regolari esami e quelli che hanno saltato gli esami presentando una semplice tesi o tesina. Il tutto con il beneplacito (o la complicità) del governo.

La porta la socchiuse l'allora ministro della Pubblica Istruzione Berlinguer, fratello del segretario del Pci, con l'introduzione dei crediti; una serie di punteggi che agevolavano (attraverso il riconoscimento di attività anche extrascolastiche) il superamento di taluni esami. Con il governo Berlusconi le facilitazioni si sono estese tanto che oggi chiunque, pagando dai 4 ai 10 mila euro può laurearsi presso determinate università, a questo scopo convenzionate con istituzioni pubbliche, quali i ministeri, le Forze Armate, l'Inps e perfino l'ordine dei giornalisti.

Università come quella di Sora (sezione distaccata di Cassino), la Adamo Smith di Milano, la S. Pio V di Roma, le statali di Chieti-Pescara, la Lumsa di Roma, di Casamassima (Bari) ed altre, riconoscono "l'esperienza" svolta dal candidato nel suo settore lavorativo e gli abbuonano gli esami (tutti o in parte) in proporzione ai crediti conseguiti.

Che la proposta sia passata nel più assoluto silenzio lo si capisce facilmente, troppi erano in Italia i personaggi interessati a conseguire un certificato di laurea da esibire sul biglietto da visita: da qualche parlamentare e sindacalista, sino ad una miriade di statali e dipendenti parapubblici (più para che pubblici), sprovvisti di titolo per accedere alle promozioni, oltre a circa 700 giornalisti.

Il 15 novembre del 2004 scrivemmo nel post Mentana: terza mossa: "Un provvedimento ministeriale, attribuito ad un sottosegretario, ha sfoderato la laurea in Scienze della Comunicazione per meriti di esperienza (si badi bene non professionali) a quei giornalisti iscritti all'albo ma privi di un titolo di studio". Dopo circa due anni dobbiamo constatare che si sono moltiplicate le sedi universitarie (pubbliche e private) e aggiunti altri tipi di laurea.

Ora l'ultima tenue speranza è che siano rimaste fuori dall'elargizione "per crediti di esperienza" le lauree in Ingegneria, Giurisprudenza e Medicina, altrimenti correremo il rischio di affidarci ad avvocati laureati perchè facevano le fotocopie e il disbrigo delle certificazioni anagrafiche o ingegneri che hanno insegnato presso gli istituti tecnici la topografia, da loro appresa quali geometri o medici ex infermieri.

Tra coloro che elogiarono l'iniziativa citiamo l'ex ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri, l'ex sottosegretario all'Università Maria Grazia Siliquini, il vicepresidente dell'Ordine dei Giornalisti Domenico Falco, il segretario dell'Ordine Vittorio Roidi, ed altri.

Quest'anno il settimanale Gente, nella rubrica "Le domande della settimana" sotto il titolo "E' giusto che i dipendenti del Viminale si laureino risparmiando 18 esami?", ha sollevato il problema rivelando: "Dopo i carabinieri ed i netturbini, adesso anche i dipendenti del Viminale si laureano in saldo. E ciò avviene proprio mentre nelle università prosegue il mercato delle cattedre tra baronati inespugnabili", firmato Carlo Renzi del Codacons.

Il 28 maggio su Rai3 Report ha mandato in onda un servizio su "Ti regalo la laurea", mostrando come la situazione di mercato delle lauree per esperienza sia arrivata ad un tale punto di degrado da inficiare, non solo tutti i certificati di laurea ma lo stesso istituto universitario e la scuola italiana.

Vorrà il nuovo ministro dell'Istruzione intervenire urgentemente per tamponare l'Italia da uno sputtanamento mondiale?