dEMODOSSALOGIA E oPINIONE pUBBLICA

31 agosto 2006

Effemeridi # Emigrazione e delinquenza

I demodossaloghi hanno un pregiudizio di fondo nelle loro osservazioni: ritengono che, perlopiù, si è soliti parlare secondo opinione e non secondo realtà. Specie i politici che lo fanno per partito preso: elogiare la propria parte e criticare l'avversario. Da un tale tipo di approccio ai problemi nascono tutte le distorsioni, incongruenze e situazioni che non risolvono i casi in questione ma li aggravano.

Facciamo un esempio. A proposito di immigrazione ci si scandalizza perchè tra la criminalità troviamo un alto tasso di immigrati. Statistiche alla mano, dato che percentualmente il numero degli immigrati incappati nella violazione della legge è di gran lunga superiore a quello degli italiani, si è portati a concludere che tutti coloro che dal Terzo mondo vengono in Italia sono dei delinquenti. Che ci siano degli immigrati che vengono già con lo spirito di commettere atti illegali non lo possiamo negare, certi spiriti ribelli ai codici imposti dalla società ci sono tra loro come tra noi; il socialmente diverso fa parte della componente ordinaria della società, è il grado di diversità che lo allinea tra i punibili e non punibili. Chi amministra la giustizia non deve guardare alla razza o fede religiosa dell'imputato ma all'osservanza delle leggi.

Affrontiamo ora il problema. Il sig. B che nel suo Paese si ciba solo di pane, e neppure tutti i giorni, vedendo (o qualcuno gli fa vedere) che in Europa c'è la cuccagna, tutti mangiano, si divertono e stanno bene, decide di approfittare di questo benessere, anche perchè il solo pane non fa crescere sani e ogni tanto un po' di nutella o una fettina contribuirebbero alle difese immunitarie. Il sig. B sbarca, cerca un lavoro onesto ma non lo trova; dato che deve mangiare accetta qualsiasi compromesso: quello offerto dalle organizzazioni malavitose ove, una volta che si è entrati nel giro, non se ne esce più.

Il problema non è solo italiano ma europeo. L'invasione degli affamati non è un fenomeno passeggero ma connesso all'ecosistema, anche ammesso che riusciremo, con una politica comunitaria, ad evitare gli sbarchi verranno dalla Turchia e dai Balcani. Li sospinge un miraggio: quello di una vita migliore.

L'Europa fa cadere a pioggia qualche aiuto, non concentra le risorse destinate ai paesi ancora non sviluppati su pochi progetti, destinati a creare risorse e sviluppo in loco; la vera alternativa all'emigrazione.

Grazie alla nuova tecnologia basterebbe portare l'acqua marina, notoriamente dannosa per le piantagioni a causa dei sali contenuti, ai paesi che si affacciano sul Mediterraneo o in Somalia; si svilupperebbe l'agricoltura mettendo in moto l'economia locale. Basterebbero due o tre piattaformi marine, una squadra di formatori professionali in agricoltura e la licenza (dell'ultimo ritrovato di una tecnologia tutta italiana) per filtrare l'acqua marina e renderla consona agli usi irrigui, cosa sino ad oggi possibile solo per la conversione in potabile ma non irrigua.

30 agosto 2006

Corso # 22 # Seconda parte dell'inchiesta

In codesta puntata del breve corso di "Introduzione alla demodossalogia" concludiamo, attraverso un'estrema sintesi consistente in frasi scheletriche, l'esame del secondo capitolo dell'Inchiesta demodossalogica sul post-industriale, sviluppata tra la fine del 1984 e i primi mesi del 1986. L'importanza della ricerca consiste nel fatto che dopo decenni di teorizzazione fu la prima applicazione della cosiddetta in.de.: un campionamento di soggetti scelti per la loro appartenza a "gruppi sociali" o pubblici, secondo il gergo demodossalogico, in grado di riferire su bisogni e aspettative dei gruppi di riferimento; indagine condotta non solo attraverso brevi interviste ma anche mediante una rassegna stampa.

A più di vent'anni di distanza i risultati dell'indagine da una parte confermano le previsioni di allora, dall'altra risultano ancora argomenti di palpitante interesse, avvalorando il metodo della ricerca.
  • 2.33 Le nuove macchine
    Con il telaio a controllo numerico (figlio dell'informatica) si è in grado di fare migliaia di pezzi diversi uno dall'altro, senza fermare le macchine, offrendo al cliente una maggiore gamma di modelli e personalizzazioni. Les Copains (un marchio di Versace) è passato da 100 modelli diversi di maglioni a 350 riducendo i 40 telai e le 40 donne a tre telai e qualche meccanico.
  • 2.34 La nascita di un nuovo ufficio
    A Milano un gruppo di notai ha memorizzato tutto in una rete collettiva: stipule, ipoteche, ecc., guadagnando in sicurezza e celerità. La Fiat e la Lancia sono collegate alla centrale di Torino che ha sotto controllo la produzione e lo stoccaggio delle vetture.
    Molti tendono a spacciare per office automation il collegamento di due o tre terminali con un computer. Niente di più fuorviante, perchè questo è solo un frammento dell'automazione dell'ufficio resa possibile dalle nuove tecnologie (Miro Allione)
  • 2.35 La nascita di nuove figure professionali
    Per Giuseppe De Rita crescono d'importanza le figure professionali medioalte del terziario, soprattutto i manager dell'informatica; categorie che tendono a darsi nuove organizzazioni rappresentative, al di fuori dei sindacati. Work station e videoconferenze consentiranno dialoghi più rapidi e frequenti con progressivo mutamento del contenuto tecnico-professionale.
  • 2.35 Il telelavoro
    Il telelavoratore tende a lavorare nelle ore più impensate, di giorno e di notte, la domenica e durante le ferie. Per Luciano Gallino potrebbe avere conseguenze impreviste: l'attuale netta separazione delle attività produttive dalla vita sociale (religione, politica, famiglia, feste, ecc.) potrebbe essere riassorbita dentro la famiglia.
  • 2.36 Il futuro delle città
    Assisteremo alla fuga dalle città e dalle località turistiche più deturpate. Per l'Enea dall'energia alternativa potrebbero venire 300 mila nuovi posti di lavoro in dieci anni.
  • 2.37 La proposta di Vittorio Valli
    Ecco in sintesi i contenuti della proposta: introduzione generalizzata di un sistema di fasce di orario, per esempio, 4,16,24,36,40 ore settimanali, ciascuna con retribuzioni ed oneri sociali proporzionati all'orario scelto, per fronteggiare le crisi occupazionali e l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, con passaggi da una fascia all'altra, nel quadro della disciplina a tempo parziale.
  • 2.38 L'economia degli Stati Uniti d'America
    Prima di cercare di esaminare come cambierà il lavoro nei quattro settori fondamentali (agricoltura, industria, pubblica amministrazione e servizi) si esaminano i meccanismi di funzionamento che hanno permesso agli Usa di creare occupazione. Il Mondo del 10 settembre 1984 e Jean-Pierre Rioux ne La rivoluzione industriale. Ammonisce Lamberto Donati: attenzione a non far pagare la ristrutturazione allo Stato senza beneficio alcuno per la forza lavoro, perpetuando il detto: privatizzazione dei profitti e collettivazione delle perdite.
  • 2.40 L'agricoltura: panorama
    Nel 1921 i contadini erano il 49% della forza lavoro, nel 1985 solo il 12%. Il 5% delle aziende agricole assorbe il 60% della superficie coltivata. Il 94% delle aziende è condotto direttamente dal proprietario. Aumenta la produzione. Le difficoltà dipendono da un Paese montagnoso ed una pianura invasa da insediamenti edilizi e turistici. Il futuro è nelle colline.
  • 2.41 Nuovi metodi di lavoro
    Secondo Arcangelo Lo Bianco non si può parlare di agricoltori poveri ma di agricoltura emarginata e di imprenditori ed addetti con redditi molto inferiori alla media di altri comparti. Sta sorgendo l'attenzione verso l'acquacultura e la biotecnologia. Daini, cervi, mufloni e cinghiali hanno una resa di macellazione superiore ai vitelli ed ai suini e resistono meglio alle malattie e ai rigori invernali, le regioni potenzialmente più idonee all'allevamento sono la Toscana, il Friuli e la Calabria.
  • 2.42 La posizione del sindacato
    Per Franco Marini occorre privilegiare l'agroalimentare, l'energia e alcuni comparti industriali come la chimica.
  • 2.43 Le prospettive del futuro
    Oltre alla cultura idroponica, nasceranno tipi nuovi di piante come il pomato. Nel duemila l'azoto si fisserà nelle piante senza bisogno di ricorrere ai fertilizzanti ma tramite "geni".
  • 2.44 L'industria: panorama
    Tra il 1971 e il 1983 la classe operaia è passata dal 47,8% della forza-lavoro al 43,4%. Le variazioni più profonde avvengono nelle grandi imprese mentre le piccole reggono. La rivoluzione tecnologica ha mutato i rapporti di forza, le gerarchie e le prospettive.
  • 3.45 L'avanzata del part-time e nuovi accorgimenti industriali
    Oltre al part-time realizzato nel commercio e nei servizi la vera rivoluzione ha trasformato gli operai in padroncini (vedasi la Scavolini che si limita a montare i pezzi fornendo design e supporto di marketing).
  • 3.46 Il settore tessile
    Dal 1971 al 1981 le aziende dell'abbigliamento hanno perso 30 mila posti di lavoro ma se ne sono creati 72 mila in più, grazie alle piccole e medie aziende. La Benetton dà lavoro a diecimila persone ma solo duemila lavorano alle dirette dipendenze.
  • 2.47 Il settore della fabbricazione delle macchine utensili
    In Giappone una fabbrica completamente robotizzata svolge in tre giorni un lavoro che richiedeva tre mesi.
  • 2.48 I materiali del futuro
    I materiali del futuro saranno soprattutto le fibre, impiegate nelle automobili, aerei, strumenti musicali, abiti e calzature, più leggere e resistenti; ed un nuovo tipo di ceramica.
  • 2.49 L'edilizia
    Tirerà sempre più il mercato del prefabbricato per componenti: pareti, gruppi di servizi, divisori attrezzati. Si tenderà alla ristrutturazione e al recupero del patrimonio edilizio. La fuga dalle città creerà città-regione. Aumenteranno gli appalti e sub-appalti.
  • 2.50 L'automazione del lavoro
  • Non esiste più l'artigiano che crea da solo il bene ma una catena di passaggi. Ad ogni passaggio il produttore deve ricavare il proprio utile e, dato che lavora a credito, il profitto sarà sempre tendenzialmente all'aumento per far fronte all'eventuale diminuzione di introiti per maggiori tasse, spese di personale, diminuiti acquisti da parte dei consumatori, aumentato costo delle materie prime e accesso al credito. Il problema è pertanto di come mantenere la tendenza all'aumento dei prezzi, ed è risolto con la catena dei passaggi.
  • 2.51 Pubblica amministrazione: panorama
    L'amministrazione statale è tutta da rifare, ha scritto Nicola D'Amico sul Corriere della sera del 5 settembre '84, nell'interesse di tutti, compresi gli statali. Quattro funzionari su dieci ritengono che l'istruzione avuta a scuola non abbia nulla a che fare con il lavoro che svolgono.
  • 2.52 Il campo dell'automazione
    L'automazione nella pubblica amministrazione procede con interventi frammentati, spezzettati ed esteso ricorso ad appalti privati.
  • 2.53 Le caratteristiche della pubblica amministrazione
    a) enti pubblici non economici b) comparto delle regioni c) aziende ed amministrazioni ad ordinamento autonomo d) servizio sanitario nazionale e) enti di ricerca e sperimentazione f) comparto della scuola g) ministeri h) università.
  • 2.54 Nuove disposizioni in materia di orario di lavoro
    Nuove disposizioni sono entrate in vigore con la legge n.93 del 1983: in linea di massima trentasei ore settimanali da svolgere in 5 o 6 giorni.
  • 2.55 Valorizzazione delle figure professionali
  • Il computer di quinta generazione dovrà entrare nella pubblica amministrazione, nelle biblioteche, nel servizio sanitario, così come avviene all'estero. A volte la giustizia cerca una persona senza sapere che è da anni detenuta in carcere.
  • 2.56 Lo sviluppo del processo di automazione
    Nella pubblica amministrazione manca una cultura informatica. Solo l'Inps si è attrezzata con informatica diffusa, decentramento funzionale e partecipazione democratica, seguita dall'esercito, la marina e l'aviazione.
  • 2.57 Proposte di svecchiamento
  • Chi difende le promozioni per merito comparativo in realtà difende un'amministrazione vecchia, quella che nell'opinione corrente è condannata inesorabilemente alla lentezza, alle complicazioni, all'inefficienza. Tutte le leggi sono praticamente in favore della stabilità e dell'inamovibilità dell'impiegato.
  • 2.58 L'obiettivo di una maggiore produttività
    Per una maggiore produttività il sindacato chiede flessibilità dell'orario, assunzioni finalizzate a favorire lo spostamento, introduzione di nuove tecnologie.
  • 2.59 L'introduzione del part-time
    Nella mentalità del dipendente pubblico chi è precario è visto come dimezzato. Una spinta importante potrà venire dalle regioni e dalla tecnologia.
  • 2.60 Il terziario: panorama
    Tra dieci anni (1995) il 70% dell'economia italiana sarà il terziario, oggi siamo al 50% degli occupati sotto la voce terziario di mercato (distribuzione, servizi, turismo, finanza, consulenza, marketing, ecc.). Il domani è nel supermercato. Per Franco Momigliano occorrono idee e servizi per far funzionare meglio ed a costi minori i macchinari e gli impianti. L'area dell'innovazione e dell'occupazione sarà nel terziario in continuo divenire, quindi non definibile e circoscrivibile. Negli Usa nel 1956 per la prima volta i colletti bianchi superarono i colletti bleu, creando una nuova classe di funzionari.
  • 2.61 Lo sviluppo del terziario
    Per Luigi Frey l'occupazione nei servizi continuerà a crescere anche negli anni '80 facendo esplodere la domanda di servizi sociali, specie per le imprese e per la famiglia.
  • 2.62 Divisione del terziario
    Lo possiamo dividere in due grandi gruppi: i servizi della pubblica amministrazione e quelli delle attività terziarie private. Dal punto di vista della qualità quelli per l'impresa (essenzialmente privati) e quelli per le famiglie (pubblici e privati). Il terziario si arricchisce di nuovi mestieri: agenzie di recapito e disbrigo pratiche, assistenza sociale, catering, pulizia e manutenzione, ecc. Aumentano le chiromanti, i massaggiatori, le modelle, i maestri di judo. In crescita anche i consulenti del lavoro.
  • 2.63 Il terziario nell'informatica e nella computerizzazione
    Il terziario è il settore trainante nell'informatica e computerizzazione. In futuro anche il medico del più sperduto paese potrà avere a disposizione con l'informatica la conoscenza dei grandi luminari. I calcolatori delle generazioni future permetteranno operazioni importantissime nell'organizzazione del sapere, mettendo gli operatori in condizione di fare bene e velocemente lavori difficilissimi.
Gli oltre trecento personaggi recensiti nel secondo capitolo dell'Inchiesta demodossalogica sul post-industriale servirono per catalogare le informazioni sulle quali si basò, poi, il terzo capitolo: "Considerazioni sociologiche", diviso in 12 sub capitoli e una conclusione. Come vedremo nella puntata del 10 settembre.

29 agosto 2006

Effemeridi # Mercato del lavoro

Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha annunciato che i lavoratori a tempo indeterminato sono il 46% del totale e che le misure del governo tenderanno a ridurre l'area del precariato (co.co.co, contratti a termine o a progetto, ecc.) attraverso vincoli sul costo d'impresa, cioè aumento di oneri fiscali e contributivi, mentre le maggiori entrate derivate dal riordino del fisco andranno spalmate per lo sviluppo delle imprese e l'equità sociale.

In Spagna il lavoro dei precari è retribuito di più rispetto a quello a tempo indeterminato, nel presupposto che un posto di lavoro garantito dà al lavoratore quella sicurezza di stabilità ed entrate economiche che i precari non hanno. Anche da noi il governo, per diminuire il precariato, aumenterà gli oneri fiscali e retributivi; in questo modo le aziende che assumono a tempo indeterminato non avranno più la concorrenza di quelle aziende che, mediante il precariato ed il ribasso negli appalti, contribuiscono alla distorsione del mercato frenandone lo sviluppo.

E' un buon passo per riordinare il sistema, a patto che il part-time e l'apprendistato siano collocati a se stante con apposite regolamentazioni. Il part-time deve essere una scelta volontaria del lavoratore (studente, donna, ecc.) mentre l'apprendistato deve essere collocato al termine dell'istruzione professionale ma pur sempre nell'alveo dell'istruzione (sia pure con tempi ridotti, copertura assicurativa e simbolica paga, proporzionata al lavoro svolto).

26 agosto 2006

Segnalazioni # Disinformazione

Sul n. 8 anno 44 dell'Informatore Economico Sociale, l'agenzia di stampa online portavoce della Sidd, del 25 agosto, due riflessioni sulla disinformazione:


25 agosto 2006

Bischerate # Mare Nostrum

  • Il "duce" aveva una speciale predilezione per il mare, oltre al motto "navigare necesse est" (ponendosi sul piano degli intellettuali per la conoscenza del latino) aveva creato un'opera nazionale (una specie di ente associativo) intesa a valorizzare il Mediterraneo e stimolare i giovani ad usufruire del mare, imparando a nuotare. Essendo l'Italia per oltre tre quarti circondata dalle acque e al centro del Mare Nostrum, Benito Mussolini sognava gli italiani come un popolo di "navigatori", oltre che di santi (in quanto sopportano i vari governi che si succedono nel cammino della storia?), di eroi (poichè sanno far quadrare i conti del bilancio domestico), di poeti (che si illudono sempre che il politico che verrà dopo sarà migliore del precedente), ecc., come scolpito all'Eur (Esposizione universale romana) nel marmo del palazzo della Civiltà del lavoro.
  • Poco più di sessant'anni dopo, il sogno del duce si sta avverando: gli italiani hanno scoperto il mare. I cantieri marittimi funzionano a pieno ritmo, agevolati anche da un'iva ridotta per "mantenere lo sviluppo del settore e dell'occupazione". Tutti anelano ad avere la barca, seguendo l'esempio dei vip dello spettacolo e della politica (ma c'è differenza tra le due categorie?). Tutti i parlamentari di rispetto hanno lo yacht, il panfilo o perlomeno un monoalbero, barche assai costose. Come se le sono potute permettere?
    Comprendiamo il paperone Silvio Berlusconi che, avendo del suo quello che era di altri (nel senso che da buon venditore ha saputo far entrare nelle sue casse il denaro dei consumatori e dei risparmiatori), può permettersi questo ed altro, ma - per fare un esempio - il proletario Massimo D'Alema, che non ha mai lavorato in vita sua e quindi guadagnato e risparmiato, dove ha fatto saltar fuori i denari per togliersi tale soddisfazione? Non certo dallo stipendio di deputato in quanto tutti i ds devolvono al partito buona parte della paga da parlamentare.
    Lo stesso discorso vale per Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini, l'ex ministro Castelli, ed altri. Con quanto hanno speso per la costosa campagna elettorale e spendono per l'apparato di segreteria personale non dovrebbero avere sufficienti mezzi neppure per pagare la tassa d'imbarcazione aggiuntiva, imposta dal governatore della Sardegna Soru, a coloro che attraccano nell'isola.
  • Negli anni '50 un industriale soleva ingraziarsi i parlamentari acquistando un'auto pagando il 50% del valore della stessa, offrendola poi, tramite la concessionaria, al politico di turno che, se accettava, si impegnava a saldare (anche a rate) il rimanente direttamente al concessionario.
    Allora l'Italia non conosceva ancora il diffuso benessere e l'aspirazione degli italiani era l'auto; i tempi cambiano e con essi i costumi e le aspettative: oggi sognano la barca.


24 agosto 2006

Opinions # Missioni militari

Come mai i comandi delle varie armi dell'Esercito sono sempre favorevoli ad inviare truppe in tutte le parti del globo (Libano, Iraq, Bosnia, Afganistan, ecc.)? Non sarà perchè le "indennità di missione" sono sostanziose e la carriera più rapida, in quanto le missioni all'estero danno punteggi più elevati?
Come mai gli alti gradi dell'Esercito non sono invece disponibili a far pattugliare le zone a rischio dei vari comuni italiani, come alcuni quartieri di Napoli, Padova, o i centri dove prospera la malavita, ecc. per tenere sotto controllo i movimenti dei vari clan delinquenziali? Compresi improvvisi, massicci, controlli dei viaggiatori delle auto sulle strade provinciali e locali?

23 agosto 2006

Opinions # Politica ed emigrazione

In questi giorni abbiamo assistito agli ennesimi tentativi di sbarco di immigrati, perlopiù partiti dalle coste della Libia, con i conseguenti tragici epiloghi. E, come al solito, sono scoppiate le consuete polemiche politiche: tra gli immigrati si celano delinquenti, spacciatori di droga, ecc.; ci sono città con delimitate zone dove predominano gli immigrati e la violenza; l'immigrato va ad occupare posti di lavoro che gli italiani ricusano; non vogliono integrarsi ma conservare le loro usanze sfruttando il Paese che li ospita; ecc., ecc..

Gli inglesi dicono che è bene pensare sette volte prima di parlare, ma ciò - specifichiamo noi - non è sufficiente: occorre conoscere o aver prima studiato il problema. E non ci sembra che i politici che più si mettono in mostra, nei dibattiti e con proposte parlamentari, abbiamo avuto consuetudine con l'una o l'altra cosa. Gli stessi docenti di sociologia, più o meno illustri, che oggi pontificano sulla materia, cosa facevano negli anni '80 e '90?

Il problema delle migrazioni era stato oggetto di confronti e discussioni sin dagli anni '70 sia in sede internazionale che in Italia, sul piano giornalistico e in centri di studio non accademici, gli unici che tuttora hanno una copiosa ed annosa documentazione.

Che sarebbe sopravvenuta una dilatazione a fenomeno di massa lo si sapeva sin da allora, perchè la politica non è intervenuta prima? Bettino Craxi capì il problema e cercò d'impostare una soluzione d'avanguardia, al contrario del figlio Bobo che oggi vorrebbe mettere catenacci.

Per affrontare concretamente il problema occorre prima chiedersi perchè esistono le migrazioni (normali in natura tra gli animali) e in base a quali stimoli si sceglie di emigrare:

  • per bisogno di sussistenza, cioè di esistenza in vita, con fughe ovunque possibili e con qualsiasi mezzo verso paesi considerati più ricchi del luogo di provenienza;
  • per un desiderio di aggregazione in altri ambienti, cioè di trovarsi in società culturali o politiche aperte e con possibilità di prospettive di accrescimento personale, come i rifugiati politici o gli studenti;
  • per uno stimolo di conoscenza, cioè per un impulso esclusivamente di cultura (da conoscere o applicare), come i laureati in cerca di occasioni per sfruttare al meglio la loro professione o capacità ed i turisti (che vanno in altri luoghi per conoscenza e diporto).

Sino a quando i "migranti" (coloro che si spostano) non saranno considerati tutti alla stessa stregua (compresi i turisti) è inutile affrontare globalmente e stabilmente (attraverso leggi o provvedimenti umanitari) il fenomeno:

  • chiunque entri in un altro territorio (emigrante, studente, rifugiato politico o turista) deve dimostrare di avere le carte in regola (contratto di lavoro o specializzazione, iscrizione scolastica e sufficiente mantenimento, requisiti internazionali di rifugiato, turista con disponibilità monetaria per il periodo);
  • nel territorio altrui tutti sono tenuti a rispettarne le leggi, pena l'immediata espulsione o i previsti provvedimenti disciplinari, che essendo lex non distinguono tra cittadini stranieri o locali;
  • l'integrazione di un migrante nel paese ospitante deve essere un atto volontario che va dimostrato, dopo un congruo periodo di residenza e innanzi ad una apposita commissione, mentre l'assimiliazione ha processi temporali diversi da persona a persona in quanto dipende dalla cultura originaria, dalla capacità di apprendimento, dall'ambiente di inserimento, ecc.;
  • in ogni caso il paese ospitante non deve mai far pesare la diversità della sua cultura (pur nel rispetto delle leggi) ma valorizzare - ai fini dello scambio e della conoscenza - la religione, le usanze e le tradizioni degli immigrati là dove rispettino i principi universali sanciti dalle organizzazioni internazionali, espellendo quanti non vi si adeguino;
  • una forza lavoro proveniente da paesi sottosviluppati è necessaria sia per colmare i vuoti di manodopera che per mantenere stabili i salari (onde permettere la crescita economica) ed alimentare il fondo pensioni, oltre che sul piano demografico;
  • i flussi di immigrazione verso l'Europa non diminuiranno, anzi aumenteranno (in Lineamenti di sociologia dell'emigrazione del 1987 che riporta interventi svolti sin dal 1979 furono previsti milioni di immigrati entro il 2000), pertanto gli sforzi economici vanno concentrati nei luoghi di partenza con opportunità di sviluppo, preparazione professionale e lavoro connessi all'ambiente (come indicato in "La risposta dell'ambiente ai nuovi bisogni" agli atti di Vecchie e nuove povertà nell'area del Mediterraneo, un convegno svolto a Napoli nell'ottobre del 1998 ad iniziativa della Società Umanitaria di Milano).

Tutto il resto, dalla droga alle rapine, dal traffico con natanti o camion, o altro, allo smercio di griffe false, rientra nella normale opera di prevenzione e sanzione delle Forze Armate, dei Carabinieri, della Finanza a prescindere dal colore della pelle, della religione e delle nazionalità di appartenenza. E' delinquenza da contrastare senza permettere che formi oasi di impunità, mescolamenti ideologici con atti di tolleranza ed alibi umanitari.

Le migrazioni sono linfa nuova per il paese che le accoglie, le varie forme di illegalità sono invece il tarlo che distrugge i valori su cui si fonda una comunità; per questo motivo le due cose vanno tenute separate nelle discussioni e nei conseguenti provvedimenti.

Vivendo in una società sempre più complessa lo Stato deve attrezzarsi in modo nuovo formando un cuscinetto per la protezione delle fasce deboli di cittadini ed immigrati salvandoli dai clan malavitosi che speculano sullo stato di disagio dei diseredati.

Si è incamminato bene il neoministro degli Interni, Giuliano Amato, nel creare una squadra di giudici (con elementi provenienti dall'antimafia e dall'antiterrorisno) destinata a specializzarsi nel combattere i trafficanti dell'emigrazione, affidata a Pietro Grasso dell'antimafia.

21 agosto 2006

Confronti # Comunione e Liberazione

E' in corso di svolgimento a Rimini il 27° meeting di Comunione e Liberazione; una stanca, ripetitiva manifestazione che ha perso lo stimolo ed i contenuti dei primi anni, incentrata su "Religione e mistero".

Quest'anno dal palco illustrano il loro pensiero discutibili personaggi, come Franco Marini, Silvio Berlusconi, Francesco Rutelli e Giuseppe Pisanu che, dal punto di vista teologico ed esoterico, nulla hanno a che vedere con la religione e, peggio, con il mistero.

Cosa possono dire in proposito se non vaghe chiacchiere di politicanti in cerca di consenso, da qualsiasi parte provenga? Ben altre menti e curricula di studio occorrono per indagare sulla metafisica. Per esempio, Romano Prodi ha un passato adeguato e di tutto rispetto, sia come cattolico che nelle sedute spiritiche, fin dai tempi del rapimento di Aldo Moro.

20 agosto 2006

Corso # 21 # Inchiesta sul post-industriale

Il secondo capitolo dell'Inchiesta demodossalogica sul post-industriale (1986) esamina la "società postindustriale" attraverso interviste, citazioni, brani tratti da dichiarazioni pubbliche e documenti, di oltre trecento tra economisti, giornalisti, manager pubblici e privati, docenti universitari, politici, sindacalisti, ecc. di nota fama (leaders). L'inchiesta, attraverso le dichiarazioni scritte ed orali degli esperti dei vari settori lavorativi ed il riscontro documentativo delle associazioni di settore, ha inteso evidenziare i movimenti in corso, nelle singole attività, traendo gli spunti più probabili per delineare scenari e modelli futuribili.

Il capitolo consiste in una introduzione, sessantadue sub capitoli, un capitolo di note ed uno per la bibliografia. Di seguito riportiamo i titoli dei vari capitoli e, per ogni capitolo, le frasi più significative tra la copiosa messe di dati, tutti ancora di interesse documentativo o attualistico. Frasi che, dopo vent'anni, hanno ancora un valore di previsione o previsione avverata.

  • 2.1 Introduzione
    A questi ritmi, fra quindici o venti anni, le quattro nazioni asiatiche avranno raggiunto i livelli di prosperità del mondo sviluppato.
  • 2.2 La teoria di Sylos Labini
    Un insieme di concause economiche porterà ad
    un distacco e disinteresse verso la cosa pubblica che impoverisce il tessuto civile facilitando rischi di riflusso a destra, un crescente astensionismo elettorale e un'oscillazione crescente nelle votazioni.
  • 2.3 La teoria di Remo Cacciafesta
    La crisi occupazionale occidentale dei grandi numeri è fisiologica e potrà essere riassorbita.
  • 2.4 La replica di Romano Prodi e di altri economisti
    Per Prodi i due passaggi obbligati sono:
    - mobilità verso il nuovo, inteso come terziario residuale, interstiziale che funga da cuscinetto, come un tempo faceva il settore primario;
    - necessità di nuovi modelli organizzativi che prevalgano sulla trasformazione tecnologica.
    Per John Kenneth Galbraith esistono due tipi di tecnologie:
    - quelle che nascono per rispondere alle esigenze dello sviluppo, che vanno incoraggiate;
    - quelle che hanno una dinamica propria (per es. fini militari), che vanno ostacolate.
    Per Aris Accornero
    un giorno o l'altro bisognerà pure mettersi a studiare queste grandi migrazioni di manodopera.
  • 2.5 Il problema dei lavoratori nel panorama italiano
    Secondo Mario Dal Co la grande industria potrebbe creare fenomeni di destabilizzazione sociale, stante la crescente tendenza di esuberi (ad eccezione del comparto auto).
    Per Tiziano Treu e Maurizio Giordano occorrerà rivedere il sistema pensionistico.
    Giuseppe De Rita ha affermato:
    dove non si è prodotta ricchezza, in Sardegna per esempio, la criminalità è rimasta a livelli tradizionali [...] senza mai assumere dimensioni di grande organizzazione.
  • 2.6 L'altra faccia del progresso nei paesi industrializzati
    Il lavoro nero investe tutti i paesi industrializzati.
  • 2.7 La disoccupazione ed il problema degli anziani
    Per Pierre Carniti il lavoratore di domani avrà una quota sempre maggiore di tempo libero.
    Per Franco Japelli saranno gli anziani i protagonisti del futuro.
    Secondo le statistiche ritorna ad assumere importanza l'anziano per l'affidamento dei nipoti come surrogato all'asilo, ma aumenta anche la famiglia mononucleare. Esploderà il fenomeno dell'università per la terza età.
  • 2.8 L'attività delle folle e le innovazioni tecnologiche
    Le innovazioni tecnologiche mutano l'organizzazione del lavoro e di conseguenza i rapporti sociali, le abitudini e la rappresentanza degli interessi.
    Stiamo entrando in quella che viene chiamata l'era della crescita esponenziale, lasciandoci alle spalle la crescita lineare [...] ove l'aumento è costante e di conseguenza il futuro è facilemente prevedibile. Nella crescita esponenziale, invece, l'aumento avviene ininterrottamente, e l'esempio più semplice è quello dell'esponente 2, più noto col nome di effetto di raddoppiamento e conosciuto in matematica come seconda potenza (Cristopher Evans ne I possenti nani)

    Il problema sarà quello di attrezzarsi per prepararsi adeguatamente alla formazione ed addestramento di nuovo personale. Il tempo non sarà più scandito dalle tre fasi tradizionali: studio, lavoro, pensione [...] ne scaturisce l'esigenza di una grande flessibilità.
  • 2.9 Il condizionamento tecnologico
    Il dato emerso da una ricerca è la progressiva soggettività e la tendenza ad isolarsi. Dietro al disinteresse per il lavoro non ci sarebbe libera scelta quanto angoscia, conflitto e rinuncia a priori ad incidere. Con il computer il livello di conoscenza è più elevato, non esiste l'idea di gruppo e tutti sono convinti di poter parlare con il capo.
  • 2.10 L'operaio e i problemi economici
    Per la classe operaia le preoccupazioni per la disoccupazione e la delinquenza contano più dell'inflazione.
  • 2.11 L'identikit dell'operaio
    L'operaio può essere collaborativo o conflittuale, quest'ultimo è più istruito, informato, sindacalizzato (L'Espresso del 4 novembre 1984). La legislazione da un lato e i sindacati dall'altro stanno affossando le tradizioni artigianali e le possibilità di lavoro a livello manuale.
  • 2.12 Il problema dell'orario di lavoro
    Secondo Alvin Toffler ci stiamo avviando verso la fine della società di massa. Il massiccio ingresso delle donne, per Giuseppe Medusa, porterà ad un orario flessibile e all'estenzione del part-time. Non si torna indietro rispetto al tenore di vita, si avanza meno rapidamente. L'alternativa è la differenza dei salari per fascia d'età e per settore produttivo, a detta di Luigi Lang.
  • 2.13 La qualità della vita ed il lavoro in un panorama di progresso tecnologico
    Dobbiamo pensare ad una contrattazione territoriale che affronti in modo sempre più globale questioni di orari, di struttura dei trasporti, di necessità di servizi, di strutture formative e del tempo libero. (Antonio Pizzinato)

    Nel XIX secolo, quando si assumeva un operaio, si guardava soprattutto se era forte [...] Oggi la situazione è cambiata: le nuove tecnologie non sostituiscono soltanto i muscoli, ma anche i cervelli. In molti lavori occorreva intelligenza, ora non più. Cosa accadrà in futuro? Dipende dallo sviluppo delle nuove tecnologie. (Wassilly Leontief)
  • 2.14 La dinamica del mercato occupazionale
    La crescita dell'occupazione dipende non dalla semplice elaborazione di piani e programmi, ma dalla capacità del sistema, e quindi dalle imprese, di creare ricchezza con nuove attività tecnologicamente avanzate, quindi concorrenziali, in un ambiente che deve diventare sempre più flessibile. Il problema vero è che la trasformazione in atto modifica le professioni. Le professioni vanno distinte in tre gruppi: quelle legate all'andamento economico, quelle destinate a sparire e quelle che avranno un grande sviluppo futuro.
  • 2.15 La ristrutturazione e l'innovazione tecnologica
    Secondo Vittorio E. Aloia l'innovazione tecnologica comporterà figure professionali interamente nuove ma, prevalentemente, riferite alle evoluzioni interne di ruoli già esistenti, i quali si modificano per effetto dei nuovi fattori interni alla produzione.
  • 2.16 Verso una nuova concezione del lavoro: alcuni esempi in Italia e all'estero
    Il lavoro come fonte di reddito, di status e di soddisfazione non è più al centro della vita collettiva. La proprietà, i modelli di consumo e le relazioni sociali avvolgono e sopravanzano l'esperienza di lavoro. (Bruno Manghi)

    Cresce l'area del guadagno precario, la capacità di adattamento e la creatività, facendo nascere il part-time, le consegne motorizzate a domicilio, la copiatura dei videogiochi. Finito il boom dei calcolatori inizia una fase nuova. Una sfida sempre più globale. (Massimo Nava)

    Una prima scelta strategica potrebbe essere rappresentata dall'eliminazione di certe produzioni non più concorrenziali sul piano industriale, ma ugualmente utili alla produzione. Tali produzioni potrebbero essere affidate ad aziende artigianali gestite dagli stessi dipendenti dimessi, migliorando l'occupazione. (Maurizio Camerano)
  • 2.17 Rapporto tra progresso ed occupazione: alcune teorie
    Il dossier del ministro del Lavoro De Michelis sostiene che ci sono secondi e terzi lavori non ufficiali e quindi non registrati dalle statistiche, in parte svolti da persone ufficialmente disoccupate e in parte da persone registrate nelle statistiche con un primo lavoro ufficiale.
    Alberto Mucci sul Corriere della Sera del 10 maggio 1985 sostiene che le imprese, oggi, di qualunque dimensione, dovranno confrontarsi con minori margini di utili a fronte dell'internazionalizzazione delle attività, con aumento della concorrenza e dei protagonisti.
    Max Geldens riferisce che in Olanda il 16% dei senza lavoro in realtà fa il lavoro nero, sottopagato e non corrispondente alla qualifica. Il sommerso rischia di espandersi sempre più e già rappresenta un quarto dell'economia dei paesi avanzati.
    L'asse centrale dell'economia di oggi e ancor più di domani è costituito dalle attività che producono informazioni, afferma Daniele Cavallo.
  • 2.18 Alcuni punti conclusivi
    Per Vittorio Calascibetta l'avanzamento tecnologico modifica incisivamente la figura del padrone trasformandolo in proprietario del congegno con conseguente graduale scomparsa della tradizionale classe padronale. Per Carlo De Benedetti siamo costretti ad esportare quantità sempre maggiori di prodotti che vendiamo a prezzi unitari sempre minori; di qui alla fine del secolo i 2/3 della nuova occupazione verranno da aziende con meno di 20 addetti.
    La prima fabbrica del futuro l'ha costruita nell'85 la Fiat a Termoli: è gestita da 102 computer.
  • 2.19 L'uomo-operaio nell'ambiente dell'alta tecnologia
    A Termoli il processo di trasformazione è portato avanti in tutto e per tutto dalla macchina. L'uomo assiste, verifica l'andamento e interviene perchè non si interrompa la lavorazione. Stime che vengono dal Giappone dicono che per ogni posto di lavoro nella fabbricazione di robots ne vengono soppressi quattro nel resto dell'industria.
  • 2.20 L'automatismo dei robots
    Secondo Achille Ardigò i robots sconvolgono il tradizionale rapporto uomo-macchina rendendo superflua la presenza dell'uomo, pertanto occorre andare verso la riduzione dell'orario di lavoro.
  • 2.21 Alcuni esempi di fabbriche-modello
    La Yamazaki in Giappone con 25o dipendenti, 65 computers e 34 robots effettua operazioni una volta compiute da 2.500 lavoratori. Alla Opel in Germania occidentale la macchina computerizzata "variocenter" non si ferma mai, lavora la notte, il sabato e la domenica, non sciopera e non si ammala. Sempre in Germania, a Bochum, 12 robots producono 450 mila televisori per turno, 50 volte di più di quanto riusciva a fare un bravo operaio. In Renania una industria tessile è passata da 1.700 operai a 800 moltiplicando la produttività.
  • 2.22 I risultati della meccanizzazione
    La tecnologia elettronica e le sue applicazioni sempre più diffuse consentiranno una flessibilità finora insperata. Molte persone potranno, infatti, lavorare insieme rstando distanti tra loro. Le posizioni emergenti sono legate all'elettronica, alla progettazione, ai disegnatori con il computer. Professionals, venditori e manutentori escono anch'essi vincitori dal mutamento tecnologico; nelle officine i manutentori dei robots.
  • 2.23 Il lavoratore del 2000 e i suoi colleghi robots
    Una cosa è certa: il lavoratore del duemila sarà totalmente diverso da quello attuale, ancora legato agli schemi dell'800.
    Secondo Marc Guillame i cambiamenti tecnologici modificano i modi di produrre, di consumare e di comunicare e sconvolgono le abitudini e le istituzioni, modificano le posizioni dominanti e i rapporti di forza stabiliti.
  • 2.24 La posizione dei sindacati
    Oltre alla richiesta della riduzione dell'orario di lavoro e alla salvaguardia dei posti di lavoro (ma come?) la Ces ha insistito sulla necessità di una strategia. Altre indicazioni: contratti di solidarietà, formazione professionale, tempo parziale. Comunque è un'epoca di transizione.
  • 2.25 Le nuove professioni
    Negli Usa gli occupati nell'alta teconologia sono appena il 14% (28% in California). L'informatica, l'inglese e l'economia si diffonderanno assai più degli informatici, degli interpreti e degli economisti, ha detto Nicola Cacace.
    Fra il 1971 e il 1991 l'agricoltura perde più di due milioni di posti di lavoro, nello stesso periodo l'industria ne perde due milioni ma il settore dei servizi, nei venti anni presi in esame, salirà di quattro milioni di unità (previsioni di Giuseppe Turani su L'Espresso del 23 settembre '84).
  • 2.26 Alcune teorie di rilievo nel campo delle nuove professioni
    Per Nicola Cacace il mercato delle nuove tecnologie non potrà fornire occupazioni a livello di massa. Per Luciano Gallino nel centro-nord la popolazione è ormai stabile mentre continuerà a crescere nel Mezzogiorno e nelle isole, quindi aggiunge Claudio Napoleoni serviranno 2 miloni e mezzo di posti-lavoro.
  • 2.27 I giovani in un momento di grande sviluppo tecnologico
    Io sarei molto cauto - ha detto Franco Morganti - specie se la nostra cultura non diventerà più scientifica [...] se il cambiamento sociale in corso non porterà a modifiche istituzionali.
    Per Umberto Colombo il computer dovrà entrare nella vita di tutti ma questo non vuol dire dover diventare necessariamente tutti specialisti in hard ware.
    Per Carlo Ciliberto gli studenti sbagliano se pensano solo alla propria città o regione.
    Secondo uno studio del Censis si moltiplicheranno le forme autonome di attività. La legge n. 49 sviluppando il ruolo formativo di imprenditorialità contribuirà ad una crescita svincolata dall'assistenzialismo.
  • 2.28 Breve storia delle attività produttive
    Negli Usa, le stesse aziende, mettono a disposizione suoli e fabbricati, organizzano il marketing e concedono prestiti. In Olanda funzionano agenzie regionali costituite da imprenditori, sindacati ed enti locali. In Italia il ministero del Lavoro ha costituito una job creation spa per assistere, attraverso appositi servizi di consulenza, occasioni per la creazione di lavoro. Per gli anni venturi, secondo Giovanna Zincone, non sarà facile definire una politica di job creation, non esiste più una ricetta capace di risolvere il problema della disoccupazione. In futuro ci sono circoli di qualità, sull'esempio giapponese, e lavori in proprio collegati ad aziende.
  • 2.29 Dati conclusivi
    I circoli di qualità sono composti da un massimo di dieci componenti che, sotto la guida di un capo intermedio, devono in un'ora al massimo prefigurare soluzioni alternative da sottoporre al management di stabilimento; il tutto senza ricevere compenso.
    L'alternativa dei nuovi mestieri richiede scelte politiche nè facili nè scontate, compatibili con la crescita di altri tipi di consumi e produzioni. Inoltre, che fare dei cinquantenni?
  • 2.30 Attività a carattere saltuario
    Dovremo probabilmente smetterla di usare il dispregiativo lavoro nero e adeguarci chiamandolo lavoro deregolato, quale appendice del sommerso. Ormai il settore terziario (ed il terziario avanzato) non sono più formati dai residui del primario e secondario ma da complessi intrecci.
  • 2.31 Il problema dell'aggiornamento professionale
    Attrezzare meglio il settore scolastico, specialmente gli istituti tecnici, industriali, commerciali ed alcune facoltà universitarie per dare ai giovani una preparazione poliedrica.
  • 2.32 Come può cambiare la tradizionale figura del lavoratore
    Si sta saldando un legame funzionale tra grande industria, media, piccola impresa e lavoro autonomo. Stando al Censis la figura tradizionale dell'operaio è destinata ad un radicale ridimensionamento, i nuovi mestieri degli anni '90 riguardano tecnici ed esperti dell'ambiente, della burotica, dell'ingegneria genetica, dei servizi telematici.

Proseguiremo l'esame nella puntata del 30 agosto approfondendo i singoli settori lavorativi, dall'agricoltura al terziario, così come affrontati vent'anni orsono dall'Inchiesta demodossalogica sul post-industriale.

19 agosto 2006

Effemeridi # 19 agosto

Il 19 agosto del 1954 i quotidiani italiani riportavano, nelle prime pagine, due avvenimenti: uno italiano e l'altro internazionale.

Prendiamo Il Messaggero, il quotidiano romano allora di proprietà della famiglia Peroni, i fondatori della fabbrica di birra Peroni, che vivevano nel loro palazzetto in via del Corso a pochi metri da piazza Colonna.

La notizia italiana colse i giornalisti ed il mondo politico di sorpresa. Alle ore tre della notte a Sella di Valsugana, ove stava trascorrendo le vacanze, morì in seguito ad una paralisi cardiaca Alcide De Gasperi. Il Messaggero ne dette notizia con una riga di occhiello ("in seguito ad una paralisi cardiaca"), una di titolo ("E' morto De Gasperi"), tre di sommario ("Il decesso è avvenuto a Sella di Valsugana alle ore 3 di stamane. La notizia comunicata al Capo dello Stato e all'on. Scelba che è partito in aereo per il Trentino"). L'articolo, a firma di Franco Monicelli, sviluppava su quattro colonne.

De Gasperi era nato a Pieve di Trento nel 1881, fu un deputato d'opposizione nel parlamento austriaco dal 1911 al 1918 per l'Unione popolare. In seguito al passaggio del Trentino all'Italia, dopo la guerra 15-18, fu eletto nel parlamento italiano nel '21 e poi successe a don Luigi Sturzo segretario del Partito popolare italiano. Aventiniano, fu condannato a quattro anni di carcere dal fascismo quindi ricoprì l'incarico di bibliotecario alla biblioteca vaticana. Nel dopoguerra ricostituì il partito popolare chiamandolo Democrazia Cristiana e nel dicembre del 1945 divenne presidente del Consiglio dei Ministri, nel '47 estromise le sinistre dal governo e nel '48 condusse il partito alla maggioranza parlamentare, governando ininterrottamente sino al 17 agosto 1953 da solo o con varie alleanze di destra; dopo le elezioni del 7 giugno '53 fu sostituito da Giuseppe Pella. Al momento della sua morte era presidente del Consiglio Mario Scelba che era succeduto il 9 febbraio ad Amintore Fanfani, subentrato a Pella il 18 gennaio. Nel '49 De Gasperi fece entrare l'Italia nella Nato (North Atlantic Treaty Organization), un trattato che oltre all'alleanza militare prevedeva lo sviluppo della cooperazione fra gli stati membri (Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Germania Federale, Grecia, Gran Bretagna, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Turchia, Usa).

La notizia internazionale rappresentava "una svolta nella storia dell'Europa" (occhiello del Messaggero). "Oggi si apre a Bruxelles la Conferenza della CED" (titolo su due righe). "I rappresentanti dei paesi firmatari del Trattato di Parigi sono giunti ieri nella capitale belga. Il ministro degli Esteri Spaak si è già incontrato con Mendés-France e con il Cancelliere Adenauer. Lungo colloquio fra il premier francese e il Sottosegretario degli esteri tedesco Hallstein. I principali punti di contrasto fra le sei delegazioni" (tre righe di sommario). Articolo su cinque colonne rafforzato da altri due pezzi: "L'Italia resta fedele all'unità europea" (dichiarazioni del ministro degli Esteri on. Piccioni) e "La Gran Bretagna teme che si ritardi la formazione dell'esercito europeo" (la posizione del governo di Londra). La Ced (Comunità Europea di Difesa) si proponeva l'integrazione europea attraverso la collaborazione militare.

Le due notizie in prima pagina hanno rappresentato altrettante pagine di storia, in un certo senso legate, in quanto De Gasperi insieme ad Adenauer furono degli accesi sostenitori dell'Europa Unita e la Conferenza di Bruxelles ne segnò un passo importante, nel lungo percorso. Allora i giornali (stimolati dal governo) cercavano di alimentare l'opinione pubblica verso la costruzione dell'Europa, ecco quindi l'importanza della prima pagina di quel giorno.

18 agosto 2006

Aforismi # Società

  • Ogni società è fondata sull'usurpazione degli uni e sulla vigliaccheria degli altri (Rousseau).
  • Una piramide il cui vertice è di piombo e la base di fango (André Prévot).
  • L'uguaglianza? Dottrinari e sognatori che non hanno mai osservato la natura e l'umanità con i propri occhi (Max Nordau).
  • L'elezione non esprime mai la volontà del cittadino. I deputati agiscono sempre come meglio a loro talenta (Max Nordau).
  • Si studi la psicologia degli uomini esclusivamente politici e si troverà che il bisogno di sentire se stessi e di affermare ovunque tutto il loro "io" è ciò che li sospinge alla vita pubblica (Max Nordau).
  • I brogli che bisogna fare per avere un mandato dal popolo spaventano anticipatamente i nobili caratteri. Solo gli egoisti non conoscono ostacoli, perchè hanno deciso di non lasciare cosa alcuna intentata pur di ottenere la fama e l'autorità agognata (Max Nordau).
  • Il capo divisione del ministero che ha rubato milioni sulle forniture di cancelleria a tutti gli uffici statali, procede con esemplare severità contro il piccolo applicato che si è portato a casa un lapis (Pitigrilli).
  • La cosa più ragionevole che sia stata detta sul matrimonio e sul celibato è questa: qualunque cosa farai te ne pentirai (Chamfort).
  • Un secondo matrimonio è il trionfo della speranza sopra l'esperienza (Johnson).
  • L'uomo ha due istinti fondamentali che dominano tutta la sua vita e sono il movente primo di tutte le sue azioni: l'istinto della propria conservazione e l'istinto della conservazione della specie. L'uno si manifesta semplicemente con la fame, l'altro si rivela col fenomeno dell'amore (Max Nordau).
  • Se lo scienziato sficcanasa troppo c'è chi gli mette subito un intoppo (Trilussa).
  • Spesso più che la stima è la prudenza che ci consiglia di fare la riverenza (Trilussa).
  • Chi spende tutto quello che possiede economizza il pianto dell'erede (Trilussa).
  • Lo psicologo è un uomo che quando una bella donna entra in una sala osserva tutti gli altri (Punch).
  • Il sociologo è colui che sa spiegare minutamente gli eventi sociali già accaduti ma è incapace di prevederli e prevenirli.
  • Hanno portato più danno alla società i docenti di sociologia che il disastro di Chernobil.
  • Capisco il bacio al lebbroso ma non la stretta di mano al cretino (Pitigrilli).


17 agosto 2006

Aforismi # Politica

  • Il fiscalismo è sfruttamento di popolo elevato a sistema, per spremere maggiori somme possibili, senza preoccuparsi dello scopo ragionevole dello Stato e delle conseguenze che ne sentirà ogni cittadino (Max Nordau nel 1920).
  • La politica è l'arte non di rendere gli uomini felici, ma di depravarli per opprimerli (Montesquieu).
  • Il rifugio di mascalzoni, avventurieri, gente senza professione o falliti che pretendono di essere al di sopra degli altri.
  • L'arte della guerra è l'arte di distruggere gli uomini, la politica è l'arte di ingannarli (D'Alembert).
  • La sola professione per la quale non si crede necessaria nessuna preparazione (Stevenson).
  • Gli uomini politici fanno la politica come le cortigiane fanno l'amore: per mestiere (Tournier).
  • Il politico? Un incompetente che conosce solo l'arte di vendere se stesso.
  • L'uomo di stato è colui che in tempo di guerra non esita a dare la tua vita per il proprio Paese (anonimo).
  • Il conservatore è un individuo secondo il quale le cose non debbono mai essere fatte per la prima volta (Freire).
  • Entrate in un caffè: scommetto che non troverete un solo francese che vi dica "Non capisco nulla di politica", mentre ne troverete molti che confesseranno di essere deboli nel gioco del biliardo o a carte. Ciò deriva dal fatto che nei giochi si mettono a rischio i propri soldi mentre nella politica si gioca col denaro altrui (Alphonse Karr).


16 agosto 2006

Aforismi # Giornalismo

  • Delle chiacchiere stampate dietro un foglio di pubblicità (De Croisset).
  • Antica arte di raccontare, con dovizia di dati, ciò che non si sa.
  • Nel giornalismo c'è questo di buono: che ciò che è scritto oggi è dimenticato domani (Capus).
  • La metà delle persone che hanno visto questo giornale non hanno visto questo articolo, ma metà di quelle che lo hanno visto non lo hanno letto. La metà di quelle che lo hanno letto non lo hanno capito, la metà di quelle che lo hanno capito non lo hanno creduto (Moro-Giafferi).
  • Il giornalista è un individuo obbligato a scrivere ciò che ignora e a ignorare ciò che scrive (Freire).
  • Il giornalista è colui che contribuisce ad infangare un nobile mestiere.
  • Il trombettiere del padrone di turno.
  • E' incredibile che una società come la nostra continui ad essere alla mercè di testimoni che non lo sono se non per puro accidente, e non posseggono la formazione necessaria per esserlo; il giornalismo continua ad essere il rifugio di gente soltanto vagamente preparata per questa attività (Walter Lippmann nel 1951).
  • Per essere sicuri di pubblicare una notizia inedita, basta inventarla (Pitigrilli).
  • L'opinionista è il lato moderno dell'imbonitore pubblicitario.


14 agosto 2006

Risposte # Citare gli autori

Caterina Lozzi:
E' buona norma citare gli autori quando si pubblicano testi di altri, a proposito degli sconosciuti autori degli aforismi pubblicati venerdì scorso.

Risposta - Tutti i post pubblicati hanno il loro autore, è indicato in quella riga che dice "postato da ...", tant'è che in fondo alla pagina del blog c'è anche scritto di citare la fonte se si riprende qualcosa da opinione pubblica.com. Negli aforismi odierni compaiono anche altri autori oltre al decano.

Aforismi # Verità

  • Il paradosso? Un eccesso di verità.
  • La verità? Una spiegazione che soddisfa le nostre aspettative.
  • L'uomo ricorre alla verità quando è a corto di bugie (Marcel Lenoir).
  • Otto rumori, che non sono altro che l'eco di un ronzio mal fondato, possono divenire una prova completa (Voltaire).
  • L'opinione è un grado intermedio tra il dubbio e la verità (Jacques Bénigne Bousset).
  • In politica le opinioni non sono che interessi (Pailleron).
  • L'opinione pubblica è il controsenso, per cui se un uomo di 30 anni seduce una ragazza di 15 è lei che è disonorata (Chamfort).
  • Il dubbio è il ripensamento della coscienza.
  • La coscienza è l'alibi per rifiutare ciò che non ci piace.
  • La coscienza è la forza che induce un uomo a confessare a sua moglie qualche cosa, quando è sicuro che ella verrebbe a saperlo lo stesso (Vittorio Guerriero).


11 agosto 2006

Aforismi # Democrazia

  • Se non ci fosse la Regina di cosa parlerebbero gli inglesi, oltre che del tempo?
  • Il dittatore è quell'uomo politico che cerca l'elevazione sociale ed economica del popolo.
  • La democrazia consente la massima espressione di parola e d'azione, purchè tale espressione non vada contro gli interessi precostituiti.
  • Il Parlamento è quel luogo ove ci si accapiglia su provvedimenti che non si conoscono e non se ne immaginano le conseguenze.


10 agosto 2006

Corso # 20 # Psicologia sociale

Un importante contributo agli studi demodossalogici è stato l'apporto della "psicologia sociale" di Kurt Lewin (vedasi la puntata n.4 del corso). La prima documentazione scritta è nella tesi di laurea in sociologia, svolta nella sessione autunnale dell'anno accademico 1985-86, a La Sapienza di Roma: Inchiesta demodossalogica sul post-industriale, relatore Federico Augusto Perini-Bembo, correlatore Domenico De Masi; votazione 106. Un volume di 406 pagine, così suddiviso:

  • Una premessa, che prende le mosse dal libro di Franco Rizzo Consenso ed istituzioni (1981) quando sostiene che
    [...] dobbiamo in qualche modo avvicinarsi al mondo di domani, che avanza tanto rapidamente da consentirci di riconoscerlo già in molte delle cose che fanno parte del nostro quotidiano: tanto che, osservandole, soffriamo già una sensazione di malessere connessa al non conosciuto. E c'è da aggiungere che questo non conosciuto, che, appunto, stiamo già vivendo, ci appare, a volte, come un deja vecu; però, al tempo stesso, ci rendiamo conto che, in realtà, si tratta soltanto di un'apparenza. Spesso, il riflesso è proprio questa sensazione ingannevole, vera Fata Morgana del processo storico nel suo farsi.
    e dalle affermazioni di Piero Amerio in Teorie in psicologia sociale (1982):
    [...] il cosiddetto reale non si mostra tanto facilmente [...] Per quanto ci concerne, pensiamo che la vita quotidiana sia molto meno ingenua di quanto si pensi, sia cioè costantemente basata su sistemi di teorie (esplicite o no, consapevoli o meno) che l'uomo si costruisce sul mondo e su se stesso e che gli sono indispensabili per vivere: dove per vivere si intende non solo il muovere verso mete predeterminate dal patrimonio genetico e culturale e dalle ragioni individuali, ma anche il cambiarsi e il cambiare le cose.
    Per ripercorrere, secondo un modello logico-storico, i fenomeni dei nostri giorni con un'ottica protesa a cogliere i cambiamenti che avvengono nella società post-industriale, la premessa specificava che la tesi si sarebbe avvalsa della demodossalogia, in particolare dell'inchiesta demodossalogica (in.de) essendo quella che più si avvicina alle caratteristiche dell'inchiesta sociologica. L'inchiesta non si è basata su campioni stratificati ma è andata alla ricerca di quanto è stato detto da persone di provata autorevolezza, avvalendosi di interviste, articoli, saggi, dichiarazioni, documenti, ecc. Il materiale raccolto ha inteso verificare l'ipotesi di Rizzo ordinando nei quattro settori fondamentali del lavoro umano le riflessioni della classe dirigente in un quadro più vasto di cambiamento che investe i paesi industrializzati.


  • Un primo capitolo è dedicato all'inchiesta demodossalogica, con 38 sub capitoli, per capire i fondamenti teoretici e metodologici che giustificano e sono alla base della in.de, in quanto, attenendosi alle argomentazioni di Lewin, tra la probabilità soggettiva dell'individuo e quella oggettiva di un evento - in materia di previsioni sociali - solamente la prima probabilità dovrebbe essere presa in considerazione, perchè, sempre a detta di Lewin, "è importante capire che il passato e il futuro psicologico sono parti simultanee del campo psicologico esistente in un dato momento t (tempo)". Pertanto i sub capitoli ripercorrono anzitutto i fondamenti della demodossalogia, che i nostri lettori hanno già visto nelle puntate precedenti, comparandoli ed aggiornandoli con i concetti della psicologia sociale. Riportiamo di seguito i titoli di detti capitoli accennando schematicamente solo l'aspetto psicologico innovativo:

    • 1.1 - Noi e gli altri
    • 1.2 - Il ruolo
      Avendo tutta la specie umana scopi ed interessi comuni ogni uomo deve considerarsi unicamente nei rapporti sociali (Saint Simon ne L'industrie)
    • 1.3 - L'imitazione
      Il rapporto da modello a copia, da padrone a suddito, da apostolo a neofita, prima di divenire reciproco o alternativo [...] ha dovuto necessariamente cominciare con l'essere all'origine unilaterale e irreversibile (G. Le Bon nella Psicologia delle folle)
    • 1.4 - L'informazione
      I fatti vengono mediati spesso da altre persone intese come autorità; e l'ampiezza della dipendenza tra i fatti e le convinzioni dell'individuo dipenderà dalla validità delle affermazioni dell'autorità (J. K. Galbraith, Sapere tutto o quasi sull'economia)
    • 1.5 - Gli atteggiamenti
      Gli atteggiamenti dell'individuo trovano origine e sostegno nei gruppi ai quali l'individuo dà la sua adesione (studi di Mead, Dashiell, ecc.)
    • 1.6 - I gruppi
      Una società [...] è formata da un sistema di gruppi connessi tra loro ed ogni individuo è un componente di piccoli gruppi, detti primari [...] gruppo familiare, religioso [...]
    • 1.7 - Le nicchie psicologiche
      Ogni gruppo e ogni comunità elaborano un sistema di precise nicchie psicologiche in funzione delle quali gli individui vengono socializzati e nelle quali essi si adattano
    • 1.8 - Le aspettative di ruolo
      Ogni posizione, chiaramente definita nel gruppo, sviluppa, da parte degli altri membri, delle aspettative di ruolo, ossia: il comportamento che ci si aspetta [...] (R. Linpton, Individuo & società)
    • 1.9 - Bisogni e aspirazioni
      [...] Tutte queste culture sviluppano [...] delle aspettative. Aspettative che traggono la loro forza dai bisogni individuali e di gruppo [...] Una aspirazione si realizza sempre in una società, in determinate dimensioni temporali e spaziali, in sistemi economici e politici propri di queste (vedasi Chombart de Lauwe)
    • 1.10 - Desideri, speranze, aspettative
      (Chombart de Lauwe, Per una sociologia delle aspirazioni)
    • 1.11 - Un campo nuovo per la ricerca sociale
      (ibidem)
    • 1.12 - La ricerca sociale
      [...] Dobbiamo fare attenzione a che la nostra aderenza agli elementi essenziali della formulazione matematica non comporti delle rinunzie da un punto di vista più qualitativamente euristico (F. di Orio, Metodi quantitativi nelle scienze sociali)
    • 1.13 - Scienza naturale e scienza sociale
      Le previsioni sul futuro degli individui sono state sostituite da previsioni di comportamento delle popolazioni, siano esse molecole, scimmie o caratteristiche ereditarie (M. Lipton)
    • 1.14 - Le variazioni sociali
      con il modificarsi dei valori della comunità: cambia quindi anche la composizione del gruppo [...] L'interdipendenza, tuttavia, costituisce la regola nel campo della scienza sociale (ibidem)
    • 1.15 - Le risposte teoretiche
      (ibidem)
    • 1.16 - I valori del teorizzatore
      [...] cercando di separare le valutazioni e di vedere come una particolare politica o situazione sia all'altezza di ognuna di esse [...] In un campione [...] qualunque membro della comunità abbia le stesse probabilità di trovarsi [ndr: per tipicità di aspirazioni e bisogni] nel campione
    • 1.17 - Il preconcetto
      (ibidem)
    • 1.18 - Ricerca e storiografia
      (le argomentazioni demodossalogiche)
    • 1.19 - Il metodo dell'indagine storica
      (ibidem)
    • 1.20 - L'ambiente storico
      (ibidem)
    • 1.21 - Il pubblico e la storia
      (ibidem)
    • 1.22 - Cronaca e storia
      (ibidem)
    • 1.23 - Documenti e testimonianze
      Ai documenti e ai monumenti sono da aggiungersi le testimonianze: testimonianze orali, vive, immerse nel caldo del presente e del vivente, fattori temibili di sconvolgimento dell'ordinato fluire della vicenda storica (F. Ferrarotti, La storia ed il quotidiano, trentanni dopo i maestri della demodossalogia)
    • 1.24 - Le effemeridi
      (argomentazione demodossalogica)
    • 1.25 - L'interdisciplinarietà
      è appunto nei lapsus, nelle dichiarazioni involontarie, nei silenzi, nelle contraddizioni tanto evidenti quanto ripetute che risiede la validità del suo apporto conoscitivo perchè sono precisamente queste crepe o spiragli che ci consentono di ricostruire le rappresentazioni mentali che i gruppi sociali [...](F. Ferrarotti ibidem). C'è una stretta correlazione tra le opinioni dei pubblici e le forme per mezzo delle quali si esprimono
    • 1.26 - La demodossalogia
    • 1.27 - Pubblici ed opinioni pubbliche
    • 1.28 - Il giornalismo
      (argomentazioni demodossalogiche)
    • 1.29 - Mass media e relazione interpersonale
      L'uomo è in grado di comprendere solo dopo aver ascoltato [...] contribuendo così a dare alle effemeridi quel carattere di attualità e pubblicità che le colloca nell'alveo del giornalismo inteso come manifestazione dell'opinione pubblica e mezzo demodossalogico
    • 1.30 - Il gruppo nell'analisi lewiniana
      Pertanto per un indagine sull'opinione di un determinato pubblico, così come definito demodossalogicamente, occorrerà rilevare la coesione, la comunicazione, l'influenza, la conformità, le aspettative ed i sistemi di norme che regolano tale particolare pubblico
    • 1.31 - La percezione del gruppo
      La ricerca sui mezzi di comunicazione di massa non può più basarsi esclusivamente su un campione casuale di separati soggetti d'intervista. Gli intervistati vanno visti nel contesto del gruppo o dei gruppi in cui fanno parte o che hanno in mente (E. Katz, P. F. Lazarsfeld "Personal Influence"). Il gruppo sottoposto ad un mutamento non è che un aggregato [Ndr: la folla demodossalogica] [...] non ci si possono attendere [...] cambiamenti attribuibili ad una azione di gruppo [Ndr: del pubblico demodossalogico] (M. Olmsted "I gruppi sociali elementari")
    • 1.32 - Il leader del gruppo
      I leaders fanno non tanto qualcosa quanto rappresentano qualcosa. Mettono in atto le norme del gruppo più compiutamente intereagendo più intensamente (M. Olmsted ibidem)
    • 1.33 - L'influenza dei leaders
      Vedono il leader come uno di loro o uno che ne sa più di loro e sul quale convergono le aspettative
    • 1.34 - I fenomeni soggettivi
      Le attese dei vari individui, o gruppi di individui [Ndr: i pubblici], sviluppano un'opinione che, per gli appartenenti a quel dato pubblico, forma la probabilità soggettiva dell'individuo nell'accettare il fenomeno così come lo vede, non soltanto nella sua situazione presente ma anche in base alle aspettative, ai desideri, ai timori e ai sogni per il futuro (K. Lewin citato da P. Amerio, Teorie in psicologia sociale)
    • 1.35 - Il modello e il campione
      Da Galilei in poi è andata sviluppandosi la rappresentazione logico-matematica della legge dei fenomeni, designata, in epoca abbastanza recente, con la denominazione di modello teorico (F. di Orio, Statistiche per le scienze sociali), uno deduttivo (matematico) l'altro induttivo (dal particolare al generale)
    • 1.36 - Le fasi dell'indagine scientifica
      Prima osservazione, formulazione delle ipotesi, previsione delle conseguenze in caso di risultati conformi all'ipotesi, raccolta statistica con opportuni criteri, elaborazione dei dati e conclusioni
    • 1.37 - La partecipazione della coscienza politica
      Troppo spesso l'analisi sociologica è stata colta di sorpresa dagli avvenimenti per non sollevare un meditato dubbio sull'idoneità dei suoi metodi e strumenti di ricerca (F. Ferrarotti, La società nel XXI secolo)
    • 1.38- L'inchiesta demodossalogica
      (argomento che, a tempo debito, sarà oggetto di apposita trattazione)


Proseguiremo, il 20 agosto, il veloce esame dell'inchiesta demodossalogica sul post-industriale, che gettò le basi applicative per le indagini qualitative-quantitative sull'opinione pubblica teorizzate nella cosiddetta in.de.

09 agosto 2006

Effemeridi # Il ministro per l'ambiente

Il ministro per l'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio si vanta di aver aggiunto alla dizione per "l'ambiente ed il territorio" anche "e del mare". Perbacco! E' un innovatore, un riformista; che parte dai concetti: il mare è una massa liquida, il territorio è la terra, ma l'ambiente cos'è: l'arredo urbano?

L'ambiente è un insieme composto da territorio (marino, lacustre, di montagna, urbano, agricolo, industrializzato, ecc.), popolazione (giovani, anziani, donne, immigrati, malati, lavoratori, ecc.) e risorse umane (dell'ingegno e del lavoro) e naturali (flora, fauna, sottosuolo, ecc.) che intereagisce, variando un parametro al variare di un altro parametro.

Due soli esempi: gli scarichi a mare, attraverso i fiumi, delle feci degli allevamenti dei maiali (risorsa) portarono all'inquinamento della costa marina e alla moltiplicazione delle alghe sulla costa dell'alto Adriatico (territorio); l'abbattimento indiscriminato di alberi (senza ricostituzione con nuove piantagioni) fa aumentare la temperatura, i temporali e gli smottamenti alterando l'ecosistema locale.

Tra i tanti studi in proposito per un corretto uso dell'ambiente segnaliamo al ministro gli atti del convegno svoltosi all'università degli studi di Catania dal 23 al 26 ottobre 1991 su "L'acqua: situazione attuale e prospettive".

08 agosto 2006

Effemeridi # Navigare su Internet

Secondo le ultime statistiche gli abituali navigatori italiani su Internet sono un milione e mezzo, perlopiù sotto i quarantanni. I 3/4 navigano per chattare, fare spese, giocare, accedere a siti erotici ed inviare pensieri. Il rimanente terzo (fornito di studi superiori) per fare politica, ricerche culturali ed esprimere opinioni.

Su 28 milioni di italiani attivi (dopo aver detratto dall'intera popolazione gli anziani, i bambini e gli analfabeti) il 2% di navigatori costanti rivela che l'Italia è ancora indietro per una svolta generazionale culturale e politica.

Di questo passo i gerontocrati per età e anni di potere potranno godere dei loro privilegi ancora per decenni.

06 agosto 2006

Effemeridi # Hiroshima

Il 6 agosto del 1945 un bombardiere Usa sganciò la prima bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima facendo 150 mila vittime su una popolazione di 350 mila abitanti; il 75% degli edifici furono distrutti e gli effetti dell'atomica ancora si ripercuotono sulle generazioni successive. Dopo qualche giorno, visto il successo dell'operazione bellica, gli Usa sganciarono una seconda bomba distruggendo Nagasaki.

Fu la prima volta, nella storia moderna, che fu deliberatamente colpita la popolazione inerme attraverso un'operazione mirata di bombardamento. Tutti gli altri bombardamenti, che mietono vittime tra i civili, hanno lo scopo "annunciato" di colpire infrastrutture, depositi o siti militari e strategici. Tra le due bombe atomiche e le camere a gas di Adolf Hitler non c'è alcuna differenza, sono dei veri e propri genocidi. Altri ne sono seguiti: in Cina, in Kosovo, in Africa, in Iraq, e così via, ma il più devastante è stato quello di Hiroshima. Per questo andrebbe ogni anno ricordato ed eretto a simbolo di lotta contro ogni guerra.

Ma oltre alla guerra c'è un filone ideologico che andrebbe contrastato: quello della giustificazione che ogni mezzo è buono per predominare su popolazioni o stati non in grado di difendersi e, solo per questo, destinati ad essere terra di conquista. E' la filosofia americana, ribadita e divulgata da Nicholas Speakman, teorico strategico del Dipartimento, che nel libro La strategia americana in politica internazionale ha scritto:
[...] Il rafforzamento dei centri di potere deve necessariamente diventare il fine essenziale della politica interna ed estera degli Stati Uniti. Tutto il resto è di secondaria importanza. [...] La potenza significa sopravvivenza, possibilità di imporre la propria volontà agli altri e dominare coloro che sono impotenti.
Essa significa anche possibilità di strappare privilegi a coloro che sono meno potenti di noi [...]


04 agosto 2006

Incontri # 11 settembre

L'11 settembre presso il santuario di SS Maria della Neve di Morroni di Bonito, ad Avellino, sarà presentata la prima edizione, con l'alto patrocinio del Presidente della Repubblica, del premio Filippo Mazzei-The Bridge a quell'italoamericano di successo che avrà contribuito a migliorare le relazioni tra Italia e Stati Uniti attraverso il lavoro nel campo dell'economia, della politica e della cultura.

La località è nota per le battaglie sannitiche che gli Irpini, alleatisi con Annibale, condussero contro Roma e per essere la patria di Salvatore Ferragamo. Filippo Mazzei, nato in Toscana, combattè per l'indipendenza degli Stati Uniti a fianco di Benjamin Franklin e collaborò con Thomas Jefferson alla stesura della "Dichiarazione d'Indipendenza".

03 agosto 2006

Effemeridi # Strategie politico-militari

I due militari israeliani rapiti dai guerriglieri Hezbollah hanno rappresentato l'alibi che l'esercito israeliano aspettava per invadere il Libano, al di la di ogni scusa e giustificazione.

Un piano che gli analisti conoscevano da tempo. Israele vuole ritornare in possesso di quella porzione di territorio libanese che già aveva occupato nella precedente invasione, cioè la fascia sud del Libano, quella che confina con il Mediterraneo, Israele e la Siria.

Tutte le riunioni e gli appelli, dall'Onu al Papa, sono rappresentazioni diplomatiche destinate a cadere nel vuoto sino a quando il sud del Libano non sarà saldamente in mano all'esercito israeliano, con le truppe allineate al confine con la Siria. Nella strategia politico-militare il sud del Libano dovrà servire al passaggio "umanitario" delle truppe degli Stati Uniti quando decideranno di invadere la Siria, al primo pretesto plausibile.

Ma ciò potrà avvenire solo quando le forze armate americane terranno saldamente sotto controllo i confini tra Iraq e Siria, quale primo fronte. Per ora in Iraq anche se non se ne parla il Paese è in piena guerra civile, le truppe Usa sono in difficoltà e la pace è lontana.

Ed è anche lontano il compimento della strategia di George W. Bush: tenere sotto controllo il Medioriente petrolifero.

02 agosto 2006

Effemeridi # 2 agosto

Il 2 agosto del 1980 ci fu la strage alla stazione di Bologna, con 85 morti e 200 feriti. Dopo un lungo processo furono condannati come autori Francesca Mambro e Valerio Fioravanti che, attualmente - dopo 26 anni - godono di un regime di semilibertà. Rimangono ancora sconosciuti i mandanti e le responsabilità politiche. I due accusati hanno sempre negato di avere nessi con la strage di Bologna, ammettendo invece altri omicidi; se ammettessero sia pure di sapere qualcosa sulla strage dovrebbero - a quel punto - indicare anche i mandanti. Indicando i mandanti verrebbe meno la protezione.

Dal '69 all'84 vi sono stati in Italia molti omicidi politici, avvenimenti ancora oscuri, altre stragi (Milano, per esempio), tuttora impuniti o sui quali pesa ancora l'ombra del dubbio e, soprattutto, la certezza di depistaggi compiuti proprio da pezzi dello stato: i servizi segreti. Quei servizi che politicamente facevano capo ai vari ministri dell'Interno (forse per questo erano sulla busta paga dei servizi?) e che sinora hanno invocato il "segreto di stato" per non rivelare quanto sapevano o volevano sapere i magistrati inquirenti.

L'ex giudice Libero Mancuso che indagò sulla strage di Bologna ha testualmente affermato (stamane a Omnibus, LA 7) che gli ostacoli alla verità "provenivano dalle forze interne di sicurezza" e che uomini del Sismi e della loggia massonica P2 "deviarono le indagini".

Altro caso sconcertante: i documenti per espatriare furono forniti a Mambro e Fioravanti (che li avevano chiesti alla malavita) dalla sezione Roma II della P. S. della Magliana.

01 agosto 2006

Effemeridi # La neocultura imprenditoriale

Gli imprenditori italiani, sino ai primi anni '70, erano industriali paciocconi; nel senso che consideravano l'azienda ed i dipendenti come una famiglia. Conoscevano uno per uno i lavoratori, i loro problemi e - spesso - anche i risvolti familiari. Arrivavano la mattina presto sul posto di lavoro ed uscivano per ultimi, non sfoggiavano lussi eccessivi salvo qualche auto di grido, delle brevi vacanze e pellicce per le mogli. Ormai questo costume è tramontato, l'ultimo emblema fu il presidente di Mediobanca Enrico Cuccia.

Oggi impera la cultura imprenditoriale americana: far soldi in modo pragmatico, con ogni mezzo e senza scrupoli, ecco allora la corruzione, il ricatto, la minaccia e la moltiplicazione dei falsi di bilancio, dell'aggiotaggio e dei fallimenti dopo aver portato la cassa all'estero.

E' la globalizzazione!