dEMODOSSALOGIA E oPINIONE pUBBLICA

30 settembre 2006

Corso # 25 # Gli altri apporti

I presupposti psicosociali accennati nelle precedenti puntate furono maggiormente divulgati, traendoli dall'inchiesta sul post-industriale, sulla rivista di scienze sociali dell'Istituto Luigi Sturzo Sociologia, anno XXVII n, 1-3 del 1993. La presentazione della demodossalogia e del metodo "inde" (Presupposti psicosociali all'inchiesta demodossalogica) così terminava:
A nostro parere, il metodo della inde, oltre alla primogenitura risalente agli anni precedenti la seconda guerra mondiale, ha il vantaggio, rispetto all'analisi dei contenuti, di essere più sbrigativo e di costi ridotti nel misurare l'ampiezza dei flussi di pensiero che si irraggiano dai mass media verso gli utenti. Infatti, la inde consiste in una costante misurazione spaziale e temporale (per veicoli d'opinione, mm/colonna o minuti, pubblici definiti demodossalogicamente), riportata su grafici per evidenziarne la soglia normale e le impennate che, attraverso la curva di Gauss, rappresentano sempre le tendenze d'opinione caratterizzate da una notevole potenzialità di sviluppo strategico, così come definite da Ferrarotti le opinioni emergenti.

Tendenze d'opinione che i risultati degli ultimi dieci anni di ricerche demodossalogiche hanno spinto G. Devoto e G.C. Oli ad affermare che tale disciplina si pone come lo studio dei presupposti psicologici e sociali dei processi informativi e formativi dell'opinione pubblica, ai fini di stabilire la combinazione più conveniente tra la notizia, il pubblico e lo strumento di diffusione.

L'auspicio è, pertanto, che l'abbondante materiale raccolto in 50 anni dal libero docente Perini-Bembo non vada distrutto e che il metodo inde, raccolto da altri docenti, possa essere rivalutato e divulgato per non disperdere un patrimonio tutto italiano che non ha uguali nel mondo, perchè lo stesso metodo dell'americano Naisbitt non tiene conto della ripartizione dei pubblici secondo nessi temporali e spaziali e dell'esemplificazione quantitativa dei dati raccolti.

L'appello, ripetuto all'VIII Convegno nazionale di Mira, è rimasto inascoltato. Nessuna istituzione pubblica (biblioteche, sedi universitarie, ecc.) o privata ha dimostrato un qualsiasi interessamento, anzi una buona parte del materiale ubicato nel domicilio di Roma, specie i manoscritti e la corrispondenza, sono andati perduti, mentre la Fondazione di demodossalogia Perini-Bembo di santa Ternita, ubicata a Mestre a piazzale Favretto, non è mai stata aperta al pubblico ed il materiale documentativo, soggetto alle insidie del tempo e dell'incuria degli uomini, sta andando in rovina.

Altrettanto può dirsi per il metodo inde, pochissimi lo applicano nei sondaggi d'opinione poichè sono pochi a conoscerlo in quanto nei corsi di specializzazione alla Facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza non fu mai divulgato ma solo oggetto di sperimentazioni esterne condotte da coloro che poi confluirono nella Sidd. All'esterno dell'ambito della Società Italiana Di Demodossalogia il metodo fu illustrato al seminario di dieci ore svolto alla Facoltà di Sociologia ed al seminario di due giorni svolto in collaborazione con l'Associazione Nazionale di Sociologia.

Precedentemente, la inde fu applicata intorno agli anni '40 in qualche sondaggio d'opinione sperimentale ma sono andate distrutte le documentazioni in proposito; si ha qualche traccia, conservata dalla ricercatrice Maria Castorina, del sondaggio alla XIV Mostra cinematografica internazionale di Venezia (vedasi "Mia madre e la Mostra cinematografica di Venezia cinquant'anni orsono", di Giovanna Simbula negli atti dell'VIII Convegno di demodossalogia Scienza, società ed opinione pubblica).

Al "XIX Convegno internazionale delle comunicazioni" svoltosi a Genova dal 12 al 16 ottobre 1971, Federico Augusto Perini-Bembo accennò al metodo, allora ancora in fase di aggiornamento e sperimentazione dei grafici di tendenza. Riportiamo quanto detto in proposito:
Una tabella adottata sperimentalmente dal Centro di Demodossalogia, nel campo delle ricerche demoscopiche e delle indagini demodossametriche, specificatamente denominate inde, è unita, per cortese concessione, alla presente memoria; per motivi tuttavia di brevità e per una più immediata comprensione ho ritenuto di apportare una riduzione allo sviluppo originario della tabella (per quanto riguarda specialmente le categorie strumentali), semplificandola notevolmente. Essa sembra istruttiva ed efficace per rispondere, almeno in linea di massima, a numerosi dubbi e perplessità che sorgono quasi di continuo sui vantaggi che a volta a volta ci si può ripromettere nel comunicare con differenti strumenti rivolgendosi a pubblici diversi.

Il neretto è nel testo originale e dimostra che Perini-Bembo vedeva il metodo inde, o meglio una delle sue tante applicazioni, per valutare l'efficacia degli strumenti di comunicazione diretti verso determinati pubblici ma non per rilevarne l'opinione e, soprattutto, misurarne l'ampiezza (nel tempo e nello spazio) delle tendenze in atto. Infatti la cosiddetta inde, salvo gli eccezionali casi sopra riportati e quanto riferito in "Una storia dimenticata" di Bruno Zarzaca su Pretesti del 23.11.03, fu utilizzata per conoscere l'opinione dei vari pubblici in esame ma, soprattutto per informare il pubblico "formandolo". Il metodo, successivamente approfondito dai ricercatori della Sidd, è ormai consolidato ed euristico fin dal 1988, come illustreremo dopo aver terminato le puntate del corso sulla parte storica, teoretica e biografica.

Un ulteriore significativo apporto su una delle tante sfaccettature della inde, specie per quanto riguarda l'Open Sources Intelligence, o per meglio precisare un aspetto di tale metodo di investigazione ed interpretazione dell'altrui opinione oggetto dell'indagine, venne dagli atti del convegno "La disinformazione nel campo scientifico e tecnico", pubblicati su Scienza e Tecnica dell'ottobre 1996, anno LIX n. 313; di seguito pubblichiamo l'intervento "Perchè esiste la disinformazione?":
[...] Dobbiamo allora chiederci perchè esiste la disinformazione. Ma per fare questo dobbiamo risalire al meccanismo di come avvengono le trasmissioni delle informazioni.

Tra gli elementi della comunicazione indicati in uno studio del prof. Meazzini citiamo, tra i più importanti, l'emittente (colui che invia le informazioni), il destinatario (colui che le riceve), il canale mediante il quale le informazioni giungono, la codificazione/decodificazione delle informazioni ed il contesto in cui si verifica la comunicazione. In questo quadro l'emittente ed il ricevente a volte non sono sullo stesso piano: una cosa sono le chiacchiere tra due massaie e il discorso tra due filosofi, un'altra la conversazione tra filosofo e massaia o un articolo tecnico-scientifico per un estraneo alla materia. Tra un fisico nucleare e un contadino che ha visto la distruzione dei suoi raccolti saranno diversi anche gli interessi: il primo ricercherà le cause dell'inquinamento, il secondo a chi attribuire il danno.

Nello scambio di notizie ed opinioni la codificazione/decodificazione da parte dei soggetti interessati all'argomento riflette la cultura dell'emittente e del ricevente, ma anche le attese, gli interessi ed i bisogni dei singoli soggetti nonchè l'ambiente in cui avviene la comunicazione.

La banale frase "domani sarà una brutta giornata" può avere diverse interpretazioni: per lo studente sarà riferita all'annunciata interrogazione, per il postino alle previsioni meteorologiche, per l'operatore di borsa al mercato dei cambi. Nella trasmissione di una notizia non è estranea, specie nei mass-media, la volontà dell'emittente di influenzare il ricevente per un tornaconto personale (singolo o collettivo): si enfatizza il dato di una ricerca per magnificarsi o predisporre il terreno alla richiesta di ulteriori contributi; per non citare le dichiarazioni politiche destinate solo a farsi pubblicità. Non per nulla esistono gli uffici stampa e le public relations.
Se nella società della carta stampata il messaggio perveniva ad una ristretta cerchia di persone alfabetizzate, in grado quindi - attraverso la lettura - di pensare, riflettere, ponderare quanto letto, nell'odierna società dell'informazione (preminentemente sensoriale, cioè televisiva) il messaggio giunge a domicilio e coglie di sorpresa la quasi totalità del genere umano industrializzato.

La televisione moltiplica gli utenti del messaggio rispetto alla carta stampata, sollecita le emozioni e presenta una realtà virtuale tesa a creare un'opinione pubblica che, una volta affermatasi (anche se erroneamente o su dei dati falsi o imprecisi), è difficile smontare o ricondurre all'obiettività. Il peso dell'emozione e della massa degli utenti supera di gran lunga qualsiasi ragionevole dato di fatto.

La disinformazione si può arginare solo con una cultura dell'informazione, cioè con l'inserimento nei programmi scolastici del "metodo" di interpretazione scientifica degli elementi della comunicazione che prescinde da "chi" ha detto per privilegiare "cosa", "come" e "dove". Il cosiddetto metodo "inde". [...]

Successivamente è stato specificato, negli interventi della Sidd, che per i demodossaloghi contano il quando e dove, per l'interpretazione del messaggio e non il "chi" o "cosa".

In base a quanto evidenziato in neretto in codesta e nella puntata 24 abbiamo dei primi elementi concettuali per affrontare un'indagine demodossalogica nei suoi vari aspetti: da un veloce sondaggio d'opinione all'interpretazione di un comunicato o dichiarazione, sino al monitoraggio dei trends (delle tendenze) politici o economici di particolari settori o pubblici.

In sede di applicazione vedremo i coefficienti numerici e le impostazioni pratiche.

29 settembre 2006

Incontri # La società come Stato

Dal 27 al 29 novembre e dal 4 al 6 dicembre, presso l'Istituto Luigi Sturzo a Roma in via delle Coppelle, si svolgerà un "seminario d'eccellenza per riflettere sulla verità e finzione del diritto": un convegno internazionale, a numero chiuso, che intende problematizzare aspetti etici delle attuali dinamiche di istituzionalizzazione dei rapporti sociali. Il seminario, articolato in sei giornate di studio e discussione, esaminerà le relazioni ed i testi proposti da P. Bellini (Accademia dei Lincei), S. Caprioli (Università Tor Vergata), L. D'Alessandro (Istituto Suor Orsola Benincasa), A. de Nitto (Università di Lecce), F. De Sanctis (Istituto Suor Orsola Benincasa), P. Grossi (Accademia dei Lincei), R. Hettlage (Università di Regenzburg), M. Miaille (Università di Montpellier), P. Rescigno (Accademia dei Lincei).

27 settembre 2006

Incontri # La città (The City)

"La città: pensarla, progettarla, viverla" ("The city: ideas, design, people"): ne discotono studiosi delle scuole di architettura del Massachusetts Institute of Technology e dell'Università di Firenze. Appuntamento il 9 ottobre 2006, Aula Magna del Rettorato, Piazza San Marco 4, Firenze. Apertura dei lavori alle ore 9.30 con Augusto Marinelli, Raimondo Innocenti, Piero Paoli (Pensare le città: un modello di organizzazione antropocentrica), Bish Sanyal (In Search of Solidarity: City Planning Education in an Interconnected World), Larry Vale (The Resilient City). Si prosegue alle ore 15 con Marco Bini, Francesco Gurrieri (La cultura delle città nel XXI secolo), Dennis Frenchman (Digital Spaces: Media Technology and City Design), Romano Del Nord (Città e sanità). Conclusioni alle 17.30 con Raffaele Paloscia, Diane Davis (The Insecure City), Giandomenico Amendola (I nuovi spazi pubblici tra agorà e mercato). Al termine di ogni sessione è previsto un dibattito. Gli interventi sono nella lingua del relatore. Per informazioni: Citylab, piazza Ghiberti 27, Firenze, tel 0552631033.

26 settembre 2006

Effemeridi # Non si legge

Gli editori si lamentano: gli italiani non leggono. Grafici e statistiche alla mano tutti i paesi industrializzati ci superano nella vendita di libri e giornali, è un altro indice della decadenza italica.

A parte il fatto che lo stimolo alla lettura, se in famiglia non c'è, lo può dare solo la scuola; ma gli insegnanti sono preparati per "invogliare" gli studenti a leggere? Non basta dire leggete da pagina x a pagina y il tale libro, occorre presentare l'autore o commentare qualche pagina con spunti brillanti ed accattivanti, coinvolgendo la scolaresca.

Tutto sommato è un bene che gli italiani leggano poco. La rete editoriale è una specie di ragnatela strutturata similmente alle cosche mafiose. Poche grandi case editrici che si suddividono i settori: chi pensa ai libri scolastici e chi ai romanzi, questo alla divulgazione scientifica e quello alla narrativa mondiale, e così via. Qualche piccolo editore, sparso qua e là, si ingegna come può coinvolgendo gli autori nell'impresa finanziaria. Alla base della piramide migliaia di picciotti (singole persone registratesi come mono-editori) che esigono il pizzo (il pagamento delle spese editoriali) dai malcapitati autori.

Una volta stampato, il libro per essere venduto deve andare su un banco di vendita, ma questo si può fare solo attraverso un distributore. Non tutti possono accedere al distributore, c'è una selezione per insindacabile giudizio. Inoltre alle librerie deve arrivare il dodicesimo: cioè dodici libri, se venduti alla editrice (non facente parte del vertice) verrà data la quota d'incasso su dieci dei dodici libri, gli altri due sono a fondo perduto. Ovviamente la parte spettante alla casa editrice arriverà dopo due o tre anni e i libri invenduti non saranno mai restituiti, a meno che l'editrice non li vada a ritirare personalmente a sue spese.

Anche a livello di autori c'è un comparaggio ed un ammiccamento a tutto danno dei nuovi talenti. Pitigrilli diceva che il libro dopo qualche pagina deve restituire al lettore i denari spesi per l'acquisto attraverso sprazzi di considerazioni intelligenti.

Lo scopo di un libro è quello di far riflettere, consolare, liberare la fantasia. Ci sono poi quelli documentativi: sulla cronaca, la storia, le scienze, e così via. Gli altri sono carta stampata.

25 settembre 2006

Effemeridi # I fondamentalisti

Nella eccezione del termine chi sono, oggi, i fondamentalisti? Coloro che fondano le loro credenze e valori su qualcosa inspirato o dettato ad una entità, fisica o trascendentale, a cui si riconosce un potere assoluto.

Ecco allora i fondamentalisti islamici che, devoti alla loro religione e al loro profeta, cercano ad ogni costo l'applicazione e diffusione dei loro principi religiosi, appoggiandosi, in questo, sui governi che riconoscono la fede islamica nei loro ordinamenti.

Dalle loro file provengono i terroristi, ma qui la situazione diventa più complessa ed aggrovigliata per invischiarsi in beghe politiche ed economiche, oltre ad esulare da un campo squisitamente filologico.

Ma, i cattolici non sono anch'essi fondamentalisti? Il papa è, al contempo, il supremo capo della religione e l'imperatore di uno stato (il Vaticano) che - al pari degli Usa, sia pure in forme e modi diversi - ha dei sudditi sparsi nel mondo, con tanto di ambasciate, nunziature e proprietà.

L'Islam vuole imporre la sua religione al resto del mondo con la spada. Non ci poniamo il quesito se l'affermazione sia vera o falsa, osserviamo che qualche secolo fa il cattolicesimo è stato diffuso da comandanti di truppe, magari poi fatti santi per il meritorio contributo dato alla conversione della zona occupata e delle teste di infedeli tagliate.

Il buon cattolico, perlopiù occidentale, sostiene che i musulmani non sono ancora entrati nell'era moderna: le donne portano il burca, c'è la poligamia, in alcuni paesi l'infibulazione, una diversa condizione per molti strati sociali, la pena di morte, e così via. Ma nell'800 (ai tempi di mia nonna) nello stato del Vaticano le esecuzioni capitali erano all'ordine del giorno; il voto alle donne è stato una conquista della Repubblica (1948); nella mia adolescenza, avendo seguito le scuole medie inferiori in un accreditato collegio della capitale, mi si parlò degli infedeli musulmani e degli ebrei deicidi (uccisori di Dio); più in là seppi delle sorti riservate a Savonarola, Giordano Bruno, Galileo Galilei e le non edificanti storie della famiglia Borgia ed altri papi e vescovi. Noi occidentali siamo entrati nell'era moderna e nella globalizzazione, ma come nelle gare sportive c'è qualcuno che arriva prima e qualcun altro che arriva dopo.

Il buon musulmano integralista vede con preoccupazione la globalizzazione portatrice (a suo dire) della coca-cola, della droga, dell'emancipazione femminile, della distruzione dell'ecosistema, ecc. La concepisce come un attacco alle sue tradizioni ed ai suoi valori, dobbiamo scandalizzarci per questo? Allora scandalizziamoci anche per i continui richiami del papato alla matrice cristiana dell'Europa. L'evoluzione non è a senso unico!

Si dice che l'Europa non difende il papa quando è attaccato dai musulmani. Non è vero, le nunziature ed i fedeli si sono immediamente schierati in suo favore. Dovevano schierarsi i governi: ma il Vaticano, che è un vero e proprio stato con tanto di regnante a vita con poteri assoluti, come i deprecati stati assolutistici orientali, fa parte della Cee? No, quindi sarebbe una ingerenza nella controversia tra paesi terzi.

Nell'estremo oriente, là dove sopravvivono regnanti o governi con poteri assoluti, hanno fucilato tre cattolici, senza prove a loro carico per essere stati dei rivoltosi in una sommossa di qualche hanno fa. Là esiste ancora la pena di morte ed inutili sono state le domande di grazia avanzate dal papa e dai governi occidentali. In questi giorni in Italia è iniziato un processo a dei musulmani rei di aver favorito, con atti illegali, l'arruolamento di kamikaze; da noi non esiste la pena di morte ma la prigione e l'accusato non può dire, a sua discolpa, che i cosiddetti terroristi sono dei combattenti per la libertà, come il partigiano italiano che mise la bomba in via Rasella che causò l'eccidio dei martiri delle Fosse Ardeatine. Allora si era in una guerra che fu, fortunatamente, vinta dagli alleati anglo-franco-americani. Ma se l'avessero vinta gli altri, gli ex alleati nippo-nazisti?

23 settembre 2006

Effemeridi # Realtà & fantasia

A volte la realtà supera la fantasia.

In un vecchio film comico italiano due imbroglioni assunsero un postulante con l'incarico di andare a contare i piccioni a piazza san Marco a Venezia, in questi giorni abbiamo appreso che in Sicilia sono state assunte intorno alle quattrocento persone per contare i tombini cittadini delle fognature.

Ieri il Parlamento, con perfetto spirito bipartisan, ha sancito che le intercettazioni telefoniche "illegali" devono essere distrutte; come a dire che se ci scippano il portafoglio e l'orologio possiamo considerare ladri gli scippatori; giacchè c'erano potevano aggiungere che prima di distruggere le intercettazioni devono farne tre o quattro copie, come il mattinale (una speciale rassegna stampa preparata per pochi ministri).

Una ragazzina si è inventata di essere stata stuprata da un immigrato, il guaio è che è troppo bella, ha detto la madre; in tv qualche settimana prima si era assistito alla ragazza austriaca sfuggita al suo sequestratore. Cosa non si fa, con la compiacenza dei genitori, per attirare l'attenzione e proporsi come velina!

Hanno eletto miss Italia, una ragazza del Trentino-Alto Adige, una ragazza come tante, anzi uguale alle altre concorrenti, addirittura alla maggioranza di tutte le ragazze italiane; cosa avrà mai di più? La furbizia e un buon consigliere: sorridere sempre guardando verso la telecamera accesa, sovrapporre una gamba di traverso e ridurre il costume da bagno di quel tanto di centimetri da apparire normale pur mostrando un pochino di più.

22 settembre 2006

Effemeridi # Capitalismo italiano

La prima volta in pubblico lo dicemmo il 13 febbraio del 1992 in un convegno promosso ad Albano Laziale dall'Ans (Associazione nazionale sociologi) su "Giornalismo oggi, società domani", nell'aula-teatro del liceo Foscolo.

Gli imprenditori italiani compravano aziende senza mettere propri capitali ma con la complicità delle banche e del sistema politico. Come?

In presenza di una azienda con 100 di valore e 30 di debiti la acquistavano a 50 che cedevano in pegno alla banca amica a fronte di un prestito per un controvalore di 50. Accorpando l'azienda acquistata al patrimonio già posseduto raggiungevano, per esempio, 130 (30 di capitale proprio e 100 la nuova azienda). Potevano a questo punto chiedere alla banca un nuovo credito (poniamo 100) con il quale acquistavano una ulteriore azienda decotta (valore 80) da aggiungere all'ammontare generale del patrimonio per un totale di 210 (130 + 80) a fronte di 150 di esposizione verso la banca. E così di questo passo.

Molte fortune, dagli anni 1960 in poi, sono nate così.

Di cosa ci lamentiamo, dopo Cirio, Parmalat, Telecom, ecc., per citare solo i grandi? Non ci si rende conto che il sistema Italia ci sta prendendo in giro?

20 settembre 2006

Corso # 24 # Fondamenti e concetti

L'indagine demodossalogica (in.de.) si differenzia da altri tipi di inchieste o sondaggi perchè, oltre ad avere dei presupposti teoretici (o pregiudizi) che intende verificare nel corso della ricerca, non si avvale dell'usuale campionamento ma sceglie i campioni da intervistare (normalmente solo uno) da quel particolare pubblico oggetto dell'indagine (tifosi di una squadra di calcio, abitanti di un quartiere, ecc.) o attraverso (se l'indagine lo consente) la rassegna stampa con un particolare metodo euristico basato su dei coefficienti. A volte la rassegna stampa è seguita, per approfondimento, dal campionamento demodossalogico; un campionamento che si rivolge ai leaders dei pubblici in esame. I risultati sono infine monitorati attraverso un andamento grafico (trend).

In codesta puntata riportiamo le conclusioni finali dell'inchiesta demodossalogica sul post-industriale ed i presupposti, tratti dal libro Demodossalogia ed opinione pubblica (1998), che guidano l'indagine demodossalogica. Nelle successive puntate, dopo aver terminato la parte storica e quella teoretica, affronteremo il metodo "inde".
  • 3.13 Conclusioni
    L'economia ha sempre occupato una posizione dominante nella vita dell'uomo attraverso lo scambio dei prodotti e delle idee come risposta ai vari bisogni fisiologici, culturali e sociali. Così come, nonostante secoli di civilizzazione, l'umanità ha conservato pulsioni e schemi ripetitivi, perchè rispondenti ad una esigenza interiore di consonanza tra il passato ed il vissuto, tra le aspirazioni ed i bisogni.
    L'avvento del post-industriale potrebbe caratterizzarsi per una profonda mutazione delle istituzioni, come avvenuto con la Rivoluzione francese e, ancor prima, con il conferimento del potere in base a motivazioni esterne alla natura dell'uomo. Infatti il potere decisionale o di giustizia fu prima affidato al patriarca, poi al re ed infine all'istituzione repubblicana e allo stato moderno.
    L'umanità ha sempre delegato agli altri la disciplina dei rapporti sociali e la conoscenza di quanto non vissuto: alla politica la gestione della società, alla religione i rapporti con la metafisica e agli scienziati ed intellettuali la creatività. Da una parte ha delegato tutto ciò che ha attinenza con la collettività ed i valori (quindi che è esterno all'uomo), dall'altra ha moltiplicato gli sforzi e le iniziative personali per soddisfare i bisogni.
    Le istituzioni, e le relative modifiche, sono la conseguenza di ideologie divenute dominanti, che a loro volta traggono sostentamento da un diverso modo di lavorare e di avere rapporti. Caduto il mito della proprietà (ereditato dalla società agricola) e quello della produzione di massa (creato dalla società industriale) ci si avvia verso il terziario ove predomina la moltiplicazione delle idee. Quindi è un futuro di cultura che, finalmente, arricchirà l'uomo facendo decadere la sua dipendenza dalla religione e dalla politica, che gli hanno espropriato la conoscenza diretta e personale dei problemi sociali ed ultraterreni.
    Le idee stimoleranno l'umanità a gestirsi in proprio la vita ed i rapporti con gli altri e il non conosciuto. Questo sarà possibile perchè con l'avvento del villaggio globale, senza limiti di spazio e di tempo, [Ndr: come si sta verificando con Internet] si ricostruirà un'unica matrice culturale antropologica così come era all'inizio del cammino umano, conservando però ciascuno le sue caratteristiche personali dovute all'impronta genetica, psicologica ed intellettuale. Si vivrà in una rete di mini-universi integrati.
    Con la caduta dell'impero romano venne la decadenza del potere centrale e delle città ed il riflusso verso un frantumarsi anarchico di forze locali sempre più rurali ed incomunicanti fra loro. Oggi siamo ad una svolta che ripete esperienze passate, ma la telematica supera l'incomunicabilità e la cultura rende possibile e necessario lo scambio delle idee e delle esperienze, allargando i confini e le possibilità di comunicazione.
    Con la riscoperta dell'uomo e della natura prendono corpo nuovi valori che traggono alimento dalla fiducia in se stessi di saper far fronte agli eventi sociali e naturali senza concedere deleghe ad altri. Anche lo scambio dei prodotti e delle conoscenze avverrà attraverso imprese gestite in proprio, o sul piano personale, per sottrarsi alla rigidità dei meccanismi statali o di ingranaggi ove il potere decisionale è in mano a pochi addetti. Basta vedere quanta consistenza hanno avuto in questi anni le mini-imprese e i lavori non previsti o regolati dalla disciplina legislativa e contrattuale (part-time, job-creation, lavoro nero, ecc.).
    Nel post-industriale l'individuo se la dovrà cavare da solo altrimenti non sopravviverà. Per questo motivo abolirà qualsiasi tipo di mediazione collettiva per passare a forme di mini-associazionismo (di produttori, di utenti, culturale o ricreativo, ecc.) come prima tappa di una riforma dello Stato e dei poteri decisionali, perchè la possibilità di comunicare immediatamente e direttamente rende inutile, e a volte dannosa, l'intermediazione degli altri o delle istituzioni. Ed anche perchè prenderà sempre più coscienza che la delega ha portato l'umanità sull'orlo di catastrofi nucleari o ecologiche.
    La svolta consisterà in una apparente anarchia derivata dalla multiformità di direzioni e decisioni, per cui la gente considererà se stessa non come facente parte di un gruppo omogeneo ma, ha detto Alvin Toffler, come individui differenziati, ciascuno coi propri bisogni e desideri.
    La cultura porta ad una continua mutazione che si innesta nella prerogativa umana di conquistare il tempo e lo spazio. "La rivoluzione industriale e il conseguente matrimonio di scienza e di tecnica rappresentano l'apice di millenni di progressi intellettuali. Sono inoltre una forza enorme capace di produrre tanto il bene che il male; e ci sono stati momenti in cui il male ha superato di gran lunga il bene. In ogni modo, la marcia della scienza e della tecnica continua, e con essa il travaglio sociale e morale. Nessuno può essere certo che l'umanità sopravviverà a questa stretta difficile, specialmente in un'epoca nella quale la conoscenza che l'uomo ha della natura ha sopravanzato quella che egli ha di se stesso. Possiamo però essere certi che l'uomo seguirà questa strada e non l'abbandonerà, era l'ultimo dono rimasto nel vaso di Pandora": così David S. Landes in Prometeo Liberato.

A seguire, dal libro edito dalla Sidd Demodossalogia ed opinione pubblica, stralciamo degli approcci significativi - già visti nelle puntate precedenti e tratti dalla psicologia sociale - per comprendere l'impostazione concettuale dei demodossaloghi o, detto in altro modo, il pregiudizio (da pre-giudicare = giudicare prima di conoscere) che guida la filosofia della disciplina:
[...] Si può pertanto dire che i rapporti uomo/ambiente e noi/gli altri possono essere posti a fondamento della vita umana in quanto quasi mai l'uomo agisce spontaneamente: la spontaneità diminuisce in proporzione inversa alla consapevolezza delle proprie azioni. [...] vi è pertanto l'esigenza di apparire in modo conforme alle aspettative altrui, uniformando il nostro giudizio e comportamento all'opinione corrente. [...] Ecco perchè l'informazione proveniente dalle autorità è accolta in modo passivo e come bisogno di fondamenti culturali per rafforzare l'esigenza inconscia d'imitazione. [...] Oltre all'esigenza inconscia d'imitazione [...] basiamo i nostri giudizi ed atteggiamenti sulle sollecitazioni che ci circondano, provenienti dalla nostra sensibilità corporea o sentimentale (dolore, gioia, ecc.), o ambientale (pendio, pioggia, deserto, ecc.) o umana (conversazione, letture, ecc.). [...] Ogni posizione, chiaramente definita nel gruppo, sviluppa, da parte degli altri membri, delle aspettative di ruolo [...]
Il bisogno non è solo materiale, cioè in funzione della sussistenza in vita;
in misura diversa da persona a persona è presente anche il bisogno psicologico, sociale e culturale, individuato come aspettativa;
per il peso che ha sulle istituzioni e nei rapporti internazionali acquista sempre maggiore rilevanza il bisogno globale della collettività, individuato come aspirazione.
[...] L'appagamento dei bisogni alimentari e sessuali genera un'altra serie di bisogni, il primo dei quali è detto bisogno di sicurezza (stabilità e dipendenza dalla famiglia, Patria, sindacato, ecc.). Tale sicurezza libera dalla paura e dall'ansia e porta alla richiesta di norme sociali e di ordine; si tratta di bisogni che fanno parte di motivazioni culturali comuni. Quando nella società ci sono condizioni di relativa sicurezza aumentano i bisogni di partecipazione alla vita comune e all'autorealizzazione. Il graduale ampliamento del soddisfacimento dei bisogni da una parte si scontra con le risorse (naturali ed economiche) a disposizione e dall'altra con il mutamento dei bisogni stessi.
[...] dobbiamo concepire, sempre secondo Lewin, la vita di gruppo come il risultato di specifiche forze all'interno di un più ampio contesto in quanto gli eventi fisici sono, senza eccezioni, conformi a legge per cui nello studio della dinamica sociale è importante non fare astrazione dalla situazione ma trovare [...] un riferimento alla piena concretezza delle situazioni particolari. Così come nella formulazione di Albert Einstein non sono le cariche nè le particelle, ma il campo compreso nello spazio tra le cariche e le particelle, che è essenziale per la descrizione dei fenomeni fisici, gli eventi sociali per Lewin non si spiegano con l'elemento in se ma con le relazioni tra gli elementi. [...]
Tra i fenomeni storici e quelli astrofisici la differenza è solo fisica ma il comportamento è lo stesso: ogni fenomeno osservabile tende all'equilibrio, cioè a somma zero. Attraverso la razionalità dei numeri, espressi da formule matematiche, è possibile scoprire le linee di tendenza di qualsiasi fenomeno partendo dal presupposto che il totale finale debba essere proprio zero, cioè un perfetto equilibrio tra segno positivo (+) e segno negativo (-). Più ampio è il campo d'osservazione (nel corso degli anni e sulla massa dei dati disponibili) e più facile è l'individuazione dei trends che regolano il fenomeno preso in esame. [...]
Se ogni causa-effetto mette in moto una cascata di altre cause-effetto la comunicazione sociale acquista una importanza fondamentale nella cultura del vivere quotidiano per la sua capacità di informare e contemporaneamente di formare l'opinione della società, a seconda dell'enfasi o dei mezzi usati nel trasmettere le notizie ed i commenti che poi, in sostanza, creano la cultura di quel tempo e luogo.
La cultura, l'economia e la società sono i tre cardini che mettono in moto i meccanismi di compensazione, scontro, riflusso, accelerazione, che in definitiva fanno quello che chiamiamo storia. [...]
I cicli sono pertanto determinati dalla contrapposizione delle forze in campo. Non riguardano solo le maree, le stagioni, il giorno e la notte, o il clima, ma sono l'essenza stessa delle mode, degli andamenti economici, dell'elettricità con i suoi poli negativi e positivi, della fisiologia con le pulsazioni cardiache (i battiti del cuore) e le fasi respiratorie (emissione-immissione d'aria), o della statistica con le medie ponderate, e così via sino a cicli di più vaste proporzioni come nelle ere geologiche e storiche. [...]
La vita animale (compresa l'umana) e quella vegetale, contraddistinte da nascita-crescita-morte, sono un percorso ciclico che, dopo aver raggiunto sull'ascissa x un punto vertice di massima efficienza ed esperienza, si pone sull'ordinata y in corrispondenza dell'iniziale punto di partenza.
[...] sensazioni (dolori, desideri, bisogni, comportamenti fisiologici, stimoli mentali, ecc.) che - in aggiunta all'influenza dell'ambiente - ci spingeranno verso comportamenti sociali obbligati da costanti (K) generali ed universali ove l'influenza della ragione umana decide sul tempo (i momenti) e l'ampiezza (la vastità) delle alternative (i cicli) che regolano la contrapposizione delle forze ma non sul risultato finale, poichè il ciclo può essere più o meno breve o lungo (secondo la consistenza delle forze messe in campo dalla cultura, dall'economia e dalla società) ma agisce sempre come una spirate in continua espansione (Ndr: secondo le ultime ricerche in un perpetuo volo d'ape, cioè come un 8 adagiato orizzontalmente, com'è il cammino del cosmo). [...]
Lo stesso ciclo nascita-vita-morte che contraddistingue tutte le cose viventi sia animali che vegetali presuppone una crescita dall'anno zero in poi, con relativo aumento di peso, altezza, funzioni sempre più complesse. [...] L'uomo è formato da un insieme di sistemi: nervoso, osseo, muscolare, locomotore, tegumentario, ecc. [...] La famiglia parte da una coppia. [...] La società si organizza in comunità e attraverso vari passaggi giunge all'assetto di stato. [...] L'organizzazione di uno stato presuppone leggi via via sempre più specifiche e complesse, organi istituzionali che si ramificano [...]. La complessità esistenziale è una conseguenza della dilatazione dei problemi che si accompagna all'esponenzialità della conoscenza. [...]

La fissazione dei concetti sopra riportati, in neretto, è essenziale per capire l'impostazione concettuale (filosofica) del procedimento metodologico della inde, come vedremo.

19 settembre 2006

Effemeridi # La storia per il domani

Se tra venti o trentanni chiedessero di raccontare in pochi minuti gli avvenimenti salienti della nostra epoca, il racconto potrebbe essere il seguente:

Un certo George W. Bush & C. era in affari politici (lotta anticomunista), militari (liberazione dell'Afgaistan) ed economici (oleodotto, aziende petrolifere e commercio di armi) con l'islamico Bin Laden. Ad un certo punto litigarono e i rapporti si ruppero, l'islamico fece abbattere le torri gemelle di New York e Bush mandò i soldati a catturare Bin Laden.

Visto che la guerra non aveva dato i frutti sperati in quanto l'integralista islamico era ancora in libertà e con una efficiente rete di terroristi, Bush per risollevare la sua immagine politica e l'economia in tendenziale crisi decise - attraverso l'incremento delle spese militari che in Usa hanno sempre galvanizzato l'economia e la demonizzazione di una minaccia proveniente dall'esterno - di invadere un altro paese musulmano reo di essere sottoposto ad una spietata dittatura, per portarvi libertà e democrazia.

Ma anche anche la seconda operazione non andò secondo i fini sperati e il fatto di aver accusato gli islamici di essere il male del mondo li spinse a superare le divisioni etniche e politiche e, in nome della loro religione, combattere contro il secolare nemico occidente cristiano.

18 settembre 2006

Effemeridi # Informazione e conflitto d'interessi

Nei giorni scorsi (post del 6/9 e 14/9) abbiamo visto che, anche con apposite normative di legge, non si può evitare a priori il conflitto d'interesse poichè gli intrecci economici sono talmente vasti che le lobby riuscirebbero sempre ad aggirare qualsiasi ostacolo.

La soluzione, pertanto, è quella di scindere gli interessi nel campo dell'informazione da quelli in altri campi, con due separati percorsi legislativi e finalità disciplinari.

La proprietà o la dirigenza di aziende private non può essere vietata e neppure controllata senza legittimi motivi, oltretutto disciplinati dalla legge. Anche nel caso di parlamentari, altrimenti si incorrerebbe nell'incostituzionalità di togliere all'eletto quelle garanzie assicurate all'elettore. Quindi meglio punire, a posteriori, con carcere, forti ammende e interdizione dai pubblici uffici o rielegibilità (nel caso dei parlamentari), la proprietà, la dirigenza e i rappresentanti del popolo, che hanno causato, procurato o goduto di illegittimi favori, informazioni e prestazioni atte a turbare il mercato o il corretto rapporto competitivo delle aziende.

Per i mass media il discorso è diverso in quanto i canali d'informazione (radio, tv, editoria, ecc.) potrebbero, se usati nel modo dovuto, formare l'opinione degli usufruitori e quindi condizionare
scelte elettorali o atti governativi, regionali, comunali. Essendoci poi due tv, quella pubblica e quella privata, occorre una distinzione di ruoli, accesso e proprietà. Ma non una distinzione basata unicamente sulla proprietà dello strumento, bensì sui tempi e modi di trasmissione e regole dei messaggi.

17 settembre 2006

Effemeridi # Affaire Telecom

Il presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi ha più volte affermato che "non era al corrente" dei progetti riguardanti il caso Telecom. Dato che come politico è un uomo d'onore e come cattolico osservante non dice bugie, dobbiamo credergli.

Proviamo allora ad ipotizzare delle ipotesi, dato che la proposta su carta della presidenza del Consiglio c'è stata, come confermato dallo stretto collaboratore del presidente Angelo Rovati.

Prodi, un paio di ministri (Tesoro e Telecomunicazioni) e alcuni collaboratori hanno incontrato Marco Tronchetti Provera; dopo una panoramica generale il presidente Prodi ha affidato ai ministri e ai tecnici il compito di portare avanti la soluzione dei problemi esposti da Tronchetti Provera.

Rovati, con l'avallo di un ministro, ha affidato il caso ad una banca estera specializzata e anticipato, magari per fax, la soluzione a Tronchetti Provera.

Quindi Prodi ha ragione ma qualcun altro si nasconde dietro Rovati.

16 settembre 2006

Effemeridi # Telecom Coop

Il balletto tra la Presidenza del consiglio dei ministri e la dirigenza di Telecom Italia ha detto, non detto e smentito, come consuetudine in un Paese che ignora cosa sia la trasparenza della cosa pubblica e dei suoi rappresentanti.

Telecom fu privatizzata otto anni orsono, dal governo di centrosinistra, permettendo a Marco Tronchetti Provera di acquistare l'azienda senza avere la copertura finanziaria necessaria. Il risultato è che oggi Telecom produce 9 miliardi di euro di entrate a fronte di 41,3 miliardi di euro di debiti con le banche. Una situazione insostenibile destinata a portare il gruppo al fallimento. Per fronteggiare tale pericolo i vertici aziendali hanno proposto lo scorporo di Tim da Telecom e la sua vendita; un'operazione che porterebbe il debito a 30 miliardi di euro.

Il governo si è dichiarato contrario alla vendita a gruppi esteri, stante l'interesse pubblico del settore derivato da concessioni governative. La proposta, commissionata da uno stretto collaboratore di Romano Prodi ad una banca specializzata, è stata il passaggio di Tim alla Cassa depositi e prestiti (cioè al ministero del Tesoro); un documento certo, ma con grande impudenza successivamente smentito.

A qualcuno Tronchetti Provera dovrà alla fine vendere.

Conoscendo le simpatie dell'attuale maggioranza di governo non ci meraviglieremo se alla fine della storia l'acquirente sarà la Lega delle cooperative, con o senza passaggio attraverso la Cassa depositi e prestiti ma con agevolazioni finanziarie.

15 settembre 2006

Effemeridi # Leaders di destra

In Italia, dal dopoguerra ad oggi i leaders della destra politica sono stati Achille Lauro e Silvio Berlusconi. Nel senso che hanno saputo rappresentare non solo gli elettori della propria parte politica ma che hanno egemonizzato anche le altre formazioni di destra, relegando a ruoli minori gli alleati di cordata. Tant'è che l'ascesa del Msi venne quando le fortune di Lauro avevano iniziato a declinare. Lo stesso Giorgio Almirante, leader indiscusso per anni della destra, non aveva altri schieramenti sul suo versante con i quali confrontarsi; il Pli di Giovanni Malagodi fu sempre su posizioni di centro-destra.

Sia Lauro che Berlusconi sono collocati nella categoria dei super ricchi d'Italia. Una concidenza casuale o un riferimento ideologico che permea l'elettore di destra? Ma chi è, oggi, l'elettore di destra? Principalmente il libero professionista, il piccolo industriale, il manager e l'artigiano con qualche dipendente.

Il Msi, così come Alleanza nazionale, hanno sempre avuto una vocazione sociale, forse per questo non sono emersi come primo partito della destra moderata?

14 settembre 2006

Effemeridi # Trasparenza

Anche ammesso che, al momento di candidarsi al Parlamento, gli aspiranti al seggio depositino - in via cautelativa - il pacchetto azionario da loro posseduto, presso un istituto creditizio per la custodia e l'amministrazione; anche ammesso che una volta eletti le azioni societarie rimangano, per tutto il mandato, affidate alla banca e che il parlamentare non ricopra più cariche nelle aziende di sua proprietà; anche ammesso che dopo l'elezione in Parlamento e per tutto il mandato nessun parente possa subentrare nel CdA delle aziende in custodia ed amministrazione; anche ammesso (per assurdo) che il parlamentare sia l'anima più candida del suo collegio elettorale...

Nulla vieta ad un amico dello stesso o altro partito (magari opposto a lui) di promuovere un provvedimento di legge che favorisca un ristretto numero di aziende tra le quali (guarda la casualità!) anche la società del nostro ipotetico rappresentante del popolo (come si suol dire quando si fanno i propri interessi). Cosa fare allora per aver fiducia negli eletti?

Qualcuno ha detto: facciamo un registro delle proprietà mobili ed immobili al momento dell'elezione ed aggiorniamole ogni anno. Bravo, ma questo vale per gli onesti e noi non ci riferiamo a questa sparuta categoria, non ne hanno bisogno.

Si moltiplicherebbero i depositi bancari ed azionari all'estero, nei paradisi fiscali, più di quanto avviene ora e le società affidate ad amici e parenti. In un paese democratico il compito dello Stato e delle Fiamme Gialle non è quello di perseguitare i ricchi ma di vigilare sulle illegalità: societarie, degli appalti, dei bilanci, dei contratti, dell'evasione ed elusione, ecc.
Il problema è di difficile soluzione in quanto i furbetti troveranno sempre scappatoie legali, potendo contare sui compagni di merenda.

La trasparenza è un concetto anzitutto culturale, storicamente sconosciuto in l'Italia.

13 settembre 2006

Effemeridi # L'apparenza inganna

Alcuni anni fa, a Versailles, si discusse il processo contro un tale che aveva fatto parlare molto di sè. Un testimonio depose che l'imputato era stato, alla scuola dei Frères della Rue de Bretonnille, il primo della classe. Serviva la messa in Saint-Louis en l'Ile, distinguendosi per la sua pietà, la sua dolcezza, il suo contegno riservato e la sua attenzione. A vent'anni si laureò in ingegneria all'Ecole des Arts et Métiers. Era una bella speranza. Fu condannato a morte per aver ucciso dieci donne. Si chiamava Landru.

foto di Landru durante il processoGuardando in tv alcuni impeccabili personaggi del mondo della politica come dello sport, che impartiscono austere lezioni di etica, non possiamo fare a meno di ricordare Pitigrilli ed il suo Dizionario antiballistico (Editrice Sonsogno, Milano 1953) da cui abbiamo tratto il breve brano sopra riportato.

Landru al processo (da Wikipedia)


12 settembre 2006

Effemeridi # I misteri dell'11

copertina del settimanale People dedicata all'undici settembreIl tragico anniversario dell'11 settembre ha riproposto, con maggiore enfasi rispetto ai precedenti anni, i misteri che ancora avvolgono l'attentato alle torri gemelle di New York ed ai quattro aerei.

Se, da una parte, mitomani in cerca di notorietà o autori di libri (più o meno seri o documentati) desiderosi di pubblicità hanno insistito su tesi, in alcuni casi fantastiche, in altre inquietanti, dall'altra parte l'amministrazione Usa non ha certo contribuito a far luce sull'avvenimento; anzi in alcuni casi, nell'intento di dimostrare la tesi dell'attentato islamico, è caduta in contraddizioni e significativi vuoti.

I servizi segreti sono uguali in tutto il mondo: sono il deposito dei misteri e la stampella dei governi di turno o amici.

11 settembre 2006

Effemeridi # Politica, cultura e tv

Sabato scorso a Rai educational Renzo Arbore ha detto che una volta i programmi televisivi non erano curati tecnicamente ed artisticamente ma avevano autori di alta cultura e capacità professionale, oggi al contrario si è attenti fin nei minimi particolari ai lustrini, alle luci, ai colori ma lo spettacolo non ha sostanza perchè su questa prevale la forma.

Ciò che conta è l'apparenza!

Sino a vent'anni orsono i direttori della Rai erano dei musicisti e quelli della tv provenivano dal mondo della cultura: musicale, letteraria, artistica, ecc. Oggi i direttori provengono dalla politica e da quel mondo di giornalismo che ha fatto il portaborse per decenni a questo o quel politico o ad entrambi.

Ecco il motivo dello scadimento dei programmi. Ma c'è da dire che oltre a ragioni di cassa (contenimento dei costi e incremento della pubblicità) prevalgono i programmi ove qualsiasi ragazzina quattordicenne pensa che mostrando un culetto dimenante e l'obelico basta per saper fare spettacolo; ove giovani senza arte nè parte si improvvisano autori, registi ed attori.

Non conta più la scuola e la professionalità!

foto delle gemelle Kessler in minigonnaLe famose sorelle Kessler (foto Musée Parisien à Rome), che hanno fatto sognare milioni di italiani, per un pezzetto televisivo di un quarto d'ora provavano 10-12 ore al giorno. Lo ha detto Ettore Bernabei che è stato direttore generale della Rai-tv per quattordici anni.

La Tv fa cultura, cioè inculca dei modelli che gli spettatori assimilano e ripetono. Ecco il successo dei cosiddetti reality, delle fiction casarecce, delle veline e simili. Si vuole forse stordire il pubblico per distrarlo dal "pensare"? Lo si vuole docile e ignorante per meglio esser governato dagli usurpatori del potere?

10 settembre 2006

Corso # 23 # Conclusioni dell'inchiesta

La terza parte dell'Inchiesta demodossalogica sul post-industriale ha per oggetto "Considerazioni sociologiche", suddivise in 12 sub-capitoli ed una conclusione generale. Molte delle considerazioni espresse sono successivamente entrate a far parte del patrimonio concettuale della Sidd e dei demodossaloghi, specie per quanto attiene ad una visione dinamica del percorso antropologico e degli sbocchi dell'opinione pubblica. Nel riportare i titoli dei vari sub-capitoli stralciamo i brani più significativi, alcuni dei quali rielaborati in Demodossalogia ed opinione pubblica, edito nel marzo '98 dalla Sidd.
  • 3.1 La dilatazione storica
    Dalla società tribale ad oggi si sono allargati i confini geografici, e di conseguenza la conoscenza, passando dalle scoperte di nuove terre a quelle di nuove galassie. Aree culturali o economiche, che hanno imposto il loro peso a zone geografiche confinanti, hanno perso, con il tempo, la leadership cedendola, in parte o per intero, ad una zona periferica divenuta più dinamica ed aggressiva di qualsiasi altro stato della zona geografica centrale [...]
    Sembrerebbe che raggiunto l'obiettivo si fermino le tendenze stimolatrici. Dagli assiri ai romani e da questi agli imperi di Francia e Spagna, fino all'avvento di Usa ed Urss, oggi tallonate dal Giappone, c'è tutta una concatenazione storica che suffraga la tesi di Carroll Quigley.
    Del resto il regno d'Italia è sorto come conquista della casa piemontese e non dei casati toscani o dell'Italia centrale.

    (Ndr: quando il capitolo fu scritto, nell'86, ancora esisteva l'Urss, destinata a scomparire qualche anno dopo. La tesi della dilatazione storica ebbe, pertanto, una prima conferma a breve termine. Attendiamo una seconda conferma relativa agli Usa, nel senso di un ridimensionamento dell'impero economico e coloniale, come già sta avvenendo nelle americhe centromeridionali ed altre parti del mondo, a fronte della crescita economica della Cina e dell'India.)
  • 3.2 Il Cammino della civiltà
    Molti ormai sono convinti che le nuove civiltà si manifestano in zone in cui le culture si mischiano, oppure dove un gruppo barbaro o affamato (quindi ricco di stimoli volti a soddisfare un bisogno collettivo) invade e conquista una cultura già formata.
    La conquista potrebbe essere anche culturale o economica. Si pensi all'appropriazione della tecnologia occidentale da parte del Giappone. A riprova di ciò possiamo riferirci alle sette grandi civiltà che esistevano nel 1500: l'occidentale, la musulmana, l'indiana, la cinese, l'inca, l'azteca e la russo-bizantina.
    Oggi stiamo andando verso una sola civiltà che, da quella classica fondata sulla schiavitù come strumento di espansione e controllo economico, è passata attraverso il sistema feudale (970-1270), il capitalismo commerciale (1440-1700) e l'industrialismo (dal 1730 fino al recente secondo dopoguerra).
    Ma anche la tecnologia rivolta a soddisfare i bisogni, che si manifestano secondo una gradualità che parte da quelli fisiologici per andare verso quelli culturali e sociali, ha conosciuto evoluzioni che hanno segnato il cammino della civiltà: l'agricoltura, che subentrò alla caccia e alla pesca, fu incalzata dall'artigianato ed entrambi cedettero il primato all'industria, oggi già spodestata dal cosiddetto terziario.
    Di immutato resta la spinta a soddisfare i bisogni, sempre più crescenti e complessi, secondo una tendenza collettiva di corsi e ricorsi, spinte e controspinte, avanzamento e stasi, che può essere avvicinata alle recenti scoperte della fisica moderna sull'alternanza e complementarietà delle forze (gravitazionali, elettromagnetiche, nucleare forte e nucleare debole) agenti in natura. [...]

    (Ndr: nell'86 ancora non si parlava di globalizzazione, nonostante ciò il capitolo intravede l'avanzata di una sola civiltà.)
  • 3.3 Progresso e figure professionali
    [...]Nel periodo pre-industriale il cambiamento avveniva attraverso misure multiple rispetto alla vita dell'uomo. Cioè la persona non riusciva a vedere compiute, nel corso della sua vita, le trasformazioni (tecniche o sociali) che aveva iniziato. Oggi invece le trasformazioni ci sfuggono di mano, sono sottomultipli della nostra vita, non facciamo in tempo a finirle che già sono obsolete. Questo perchè siamo entrati nell'era della crescita esponenziale, ove l'aumento non è costante come nella crescita lineare (e quindi facilmente prevedibile) ma ininterrotto [...]
    Poichè la conoscenza si autoalimenta si può prevedere che la quantità di conoscenze in assoluto continuerà ad aumentare. Di fronte a questa rapidità e complessità del sapere di autoalimentarsi ed innovarsi, con tutte le conseguenze che ne derivano, assurge a ruolo centrale la potenza dell'informatica. [...]

    (Ndr: ventanni orsono il computer ancora non era uno strumento informatico di uso diffuso e quotidiano.)
  • 3.4 Il superamento della memoria storica
    Secondo Max Weber ogni attività umana può considerarsi economica perchè destinata a produrre risorse atte a soddisfare i bisogni. Ma ogni azione umana è giustificata da spiegazioni culturali. I progetti politici danno sostanza ai partiti, ai sindacati, ai governi e agli stessi stati. L'illuminismo è sfociato nella Rivoluzione francese, il marxismo in quella russa; i nazionalismi hanno creato gli stati nazionali ed il welfare state ha sanzionato l'intervento sociale. Le crociate, l'Inquisizione, le lotte in Irlanda o Libano avvengono in nome di principi ideologici.
    L'ideologia legittima governi e situazioni di potere, ma muta secondo i vari cicli storici che, a loro volta, racchiudono le lotte per l'esistenza (la cosiddetta lotta di classe) e l'evoluzione della scienza e della tecnica, completando così l'incastro storico-sociale-culturale. [...]
    Con l'avvento dei calcolatori e della telematica si destruttura non solo l'attuale modo di lavorare ma anche il sistema di vita e il processo mentale. Perdono importanza anche le conoscenze culturali con sbocco multiplo rispetto alla vita umana (le ideologie) per un sapere più immediato e vicino al soddisfacimento dei bisogni quotidiani. E' il superamento di un certo tipo di certezze e di razionalizzazione che rinviava negli anni e nella sfera metafisica la controprova di quanto auspicato, creduto o dimostrato. [...]
    La cultura che avanza è quella tecnologica portata dai computers. Un linguaggio (visivo) che esige prontezza nelle risposte e capacità analitica nell'impostare le domande. Col cervello elettronico conta solo l'essenziale: una precisa domanda per definire o classificare con esattezza l'argomento.
    Non c'è posto per le ideologie o la coscienza. E' un superamento delle teorie a lungo raggio, quindi un riflusso nella quotidianità, imperniata sui sensi e sulla qualità della vita.

    (Ndr: dopo vent'anni si può constatare l'attualità delle argomentazioni, compreso l'accenno alla guerra ideologica in Libano: secondo la teoria della inde gli eventi precedenti entrano nella cultura delle popolazioni e preparano gli eventi successivi [infatti in Libano siamo ancora ad un sottostrato di guerra religiosa].)
  • 3.5 Le conseguenze della società dei consumi
    L'idea di un società pianificata è pressochè caduta per far posto ad una società dominata dai sensi (la vista abituata alle visioni colorate degli spettacoli e dello schermo del computer, il corpo sollecitato dallo sport e da una maggiore attenzione) e dalla soddisfazione personale.
    Dall'evasione nel misticismo, vero o falso che sia, ed al limite nella droga.
    Con l'avvento dell'industrialesimo siamo vissuti in una società dominata dai consumi e dalla massificazione, come conseguenza delle esigenze della produzione intesa a combattere la concorrenza abbassando il costo del prodotto mediante la produttività, cioè produrre più pezzi possibili nel minor tempo. Questo tipo di società ha sollecitato sempre maggiori bisogni, per mantenere i consumi e quindi la produzione [...] Infatti il più alto numero di oggetti di consumo è stato inventato e commerciato proprio nei paesi cosiddetti liberali e non in quelli a regime di libertà controllata.
    La logica della società consumistica è inventare, decidere, produrre, vendere. Ove l'aumento della produttività è esponenziale e i bisogni della gente sono stimolati dalla pubblicità: sono il risultato degli oggetti inventati. Tutto questo anche se vi è stato un costo ecologico e sociale a livello planetario che ha visto la devastazione delle risorse e l'alterazione del rapporto uomo-natura [...]

    (Ndr: sbocchi che nell'85/86, nel periodo dell'indagine demodossalogica, già si intravedevano)
  • 3.6 Il susseguirsi delle caratteristiche della società
    [...] La società agricola presupponeva la proprietà della terra da coltivare che poi, col tempo, si è trasformata nel possesso del bene (proprietà) senza più alcun legame diretto con l'uso dello stesso ai fini della sopravvivenza. La società industriale ha dato maggiore enfasi alla produzione dei beni piuttosto che alla proprietà fine a se stessa, è infatti con l'avvento della società industriale che sono nate le società commerciali in nome collettivo e l'azionariato. [...]
    Il post-industriale è contrassegnato dallo sviluppo del terziario ed è sorretto da quattro pilastri: il personal computer, il sistema telefonico ed audiomatico, la telematica e la videomatica. Quindi è una società dell'informazione. [...]

    (Ndr: oggi, dopo vent'anni, ne constatiamo la diffusa applicazione.)
  • 3.7 Le resistenze all'innovazione
    Nei paesi industrializzati le nuove tecnologie avanzano ed affiancano l'uomo, dal mondo del lavoro a quello dell'educazione, dalla ricerca alla pubblica amministrazione. In Italia l'arretratezza culturale, abbinata ad una rete inconfessata di interessi, smuove paure e freni all'innovazione [...]
    Il sistema scolastico italiano è piuttosto contraddistinto per la preminenza di una visione filosofica ed idealistica delle scienze sociali, mentre la tradizione anglosassone eleva a centralità dell'educazione formativa la matematica, la logica formale e la filosofia analitica. Inoltre innovare vuol dire compromettere gli equilibri raggiunti. Diceva George Bernard Shaw che solo l'uomo irrazionale vuole cambiare il mondo a tutti i costi, il che vuol dire che progresso ed innovazione sono affidati agli irrazionali.
    C'è poi la caratteristica di essere italiano che è quella di essere individualista. Uno sguardo al nostro Paese mette in luce varie sorgenti autonome e contrastanti di pensiero, comportamenti e politiche [...]
    In Francia i dirigenti sia pubblici che privati (la leadership) provengono dalle stesse scuole pubbliche, hanno così le basi culturali uguali che permettono loro di affrontare i problemi nello stesso modo e con una visione nazionale. Nel mondo anglosassone i comitati di coordinamento lavorano con delega dei membri affidata a funzionari di rango inferiore, specializzati nei vari campi. [...]

    (Ndr: a tutt'oggi constatiamo resistenze all'innovazione per inconfessati interessi, arretratezza culturale-scolastica e ostacoli burocratici.)
  • 3.8 Politica ed innovazione
    Dato che la società è articolata in gruppi sociali e istituzioni interconnessi fra loro e guidati da leaders, assume rilevante importanza la funzione della leadership come guida al cambiamento, in ogni settore: dall'economia alla politica, dalla cultura ai rapporti sociali. Per cambiare occorre avere la sensazione di quanto sta avvenendo e modificare, di conseguenza, le strutture presenti nella società. Oltre a un fatto di cultura è un problema che investe la classe dirigente e il distacco generazionale. [...]
    La difesa dei posti di lavoro nella siderurgia o nella chimica, spesso fatta per ragioni sentimentali, denota uno spostamento storico delle concezioni politiche. [...]
    Lo scontro non è più fra la classe egemone e quella subalterna, ma fra chi è orientato al futuro e chi difende il passato. Questa distinzione non taglia in due la società ma si interseca all'interno delle stesse componenti classiche del mondo del lavoro [...] Pertanto nella società post-industriale lo scontro fra le due classiche forze è più sfumato e c'è la possibilità di accordi di una parte con l'altra e di divisioni in seno allo stesso versante.

    (Ndr: lo scontro dialettico in seno alle forze di sinistra, perlopiù rappresentata da ex sindacalisti, e l'attuazione di norme di liberalizzazione rende attuale il dibattito tra chi è orientato al futuro e chi al passato.)
  • 3.9 La direzione del mutamento
    [...] il post-industriale sarà caratterizzato dalla decisione. Di migliaia di idee che escono dai centri di ricerca solo alcune sono realizzate e neanche subito. Fra l'ideazione e la vendita c'è il momento della decisione.
    Alcuni paesi hanno il monopolio dell'ideazione che rivendono o impongono agli altri, altri paesi hanno il monopolio della produzione (su licenza). I primi sono all'avanguardia, i secondi sono trainati. Vi sono poi paesi che, non avendo nè ricerca nè mano d'opera o risorse a buon mercato, dipendono sia dagli uni che dagli altri. La logica del profitto rende i prodotti internazionali per cui, con sempre maggiore frequenza, l'assemblaggio di un prodotto potrà avvenire ove le convenienze del momento lo richiederanno e con pezzi provenienti da varie parti del mondo. E' una risposta alla concorrenza internazionale ma anche all'internazionalizzazione dei capitali e delle combinazioni finanziarie.
    Nella lotta per la supremazia politica, economica o culturale, vince chi si accorge prima della direzione del mutamento. Il futuro è imperniato sull'attività creativa e su solidi intrecci fra scienza e tecnica e fra questa e la produttività. [...]
    Oggi siamo ad un punto di rottura fra la tecnologia e la società e questo cambiamento non è paragonabile alle altre rivoluzioni perchè è permeato da:
    - globalità;
    - velocità;
    - pervasività in ogni campo.

    (Ndr: l'internazionalizzazione dei mercati e la pervasività, globalità e velocità della tecnologia sono fatti riscontrabili quotidianamente.)
  • 3.10 Il prodotto personalizzato
    Cambia non solo il modo di produrre ma anche come e per chi, e di conseguenza mutano i rapporti tra lavoratori ed imprenditori ed i rapporti di potere. C'è il ritorno ad un rapporto diverso con la natura e con se stessi. [...] Ecco quindi l'abbigliamento e l'arredamento prodotti su misura per il cliente ma su scala industriale, mediante la combinazione delle varie possibilità che il computer offre all'utente e che il robot è in grado di eseguire senza perdere il ritmo della lavorazione.
    Terziario vuol dire anche aumentare i passaggi di mano per mantenere il livello di occupazione e di guadagno. In una società che ha tutto, l'economia [...] Deve suscitare desideri e bisogni: la cura del corpo attraverso palestre e prodotti per la pelle; le vacanze in posti sempre più lontani e diversi; maggiori comforts nella casa e fuori; ricercatezza nel cibo anche attraverso diete; esigenze particolari nel vestiario, nello spettacolo e nella cultura. Sorge quindi l'attenzione all'estetica che è un fattore di società sensistica.[...]

    (Ndr: tutte cose ormai realizzate e consolidate che ci fanno ipotizzare di essere vicini ad una ulteriore svolta.)
  • 2.11 Governare il cambiamento
    [...] I conflitti del futuro potrebbero essere economici, per la supremazia del mercato come ai tempi delle flotte inglesi o spagnole, o razziali per respingere l'infiltrazione nei paesi del benessere di popolazioni affamate provenienti da terzo mondo. [...]
    Occorrerà governare il cambiamento sfruttando la potenzialità della tecnologia in maniera tale da costruire un nuovo equilibrio prima dell'insorgere del conflitto. Altrimenti sarebbe un disastro poichè, essendo il mondo interelato, il conflitto assumerebbe dimensioni planetarie.
    Ma ci sono altre possibilità di rischio: la prima è una catastrofe ecologica, l'altra è uno scontro fra generazioni anziane che hanno il potere e generazioni giovani che cercano di affermarsi, sorrette dalla conoscenza delle nuove tecnologie.
    Il problema è allora trovare un punto di equilibrio nell'accesso e nella distribuzione del reddito. [...]

    (Ndr: i conflitti economici ed i disastri ecologici già sono apparsi, assisteremo allo scontro di generazioni?)
  • 2.12 Gli sbocchi nel post-industriale
    Lo scenario potrebbe essere globalmente positivo e localmente negativo. [...] L'Italia si è, nel complesso, ulteriormente rafforzata ma molte sono le zone di sottosviluppo e non tutte soltanto nel Mezzogiorno. [...] Tra gli altri scenari possibili c'è quello della ripartizione del mondo tra paesi produttori di robots intelligenti e paesi acquirenti, e pertanto sudditi dei produttori. Ma c'è anche l'incognita di una catastrofe nucleare o di un improvviso abbassamento delle soglie umane di resistenza ai virus, come c'è l'incognita, più probabile, di un disastro ecologico.
    Ma dato che la società post-industriale sarà più consapevole della precedente, sarà portata verso una maggiore conoscenza e cultura, si contraddistinguerà per la capacità di ideazione ed iniziativa, e sarà più disunita rispetto all'attuale perchè ciascuno rappresenterà se stesso, lo scenario più probabile è quello di un reticolo ove ciascuno assumerà importanza strategica, ma ognuno dipenderà dall'altro, creando un equilibrio che perpetua e conferma quello già esistente in natura.

La terza, ed ultima parte, dell'inchiesta sul post-industriale termina con il sub-capitolo "Conclusioni", che riporteremo integralmente nella puntata del 20 settembre.
Ciascun capitolo dell'inchiesta era corredato da note ed una bibliografia. Al termine un indice di oltre 400 persone e organizzazioni citate nel corso dell'opera.

09 settembre 2006

Incontri # Ritmi del sacro tra monaci e turisti

Call for papers dell'International Sociological Association per la conferenza "THE RHYTHMS OF THE SACRED: time of the monk, time of the tourist on the global scene" in programma dal 22 al 24 marzo 2007 presso l'abbazia di Farfa. Abstract entro il 30 novembre a: biancamaria.piran@alice.it (Bianca Maria Pirani/Scientific Selection Committee).

07 settembre 2006

Incontri # Le giornate Ais di Torino

L'Associazione Italiana di Sociologia ha organizzato tre giornate di incontri a Torino il 27, 28, 29 settembre presso la Facoltà di scienze politiche, Dipartimento di scienze sociali, via G. Verdi 25, aula lauree.

Il 27 settembre, ore 15.30-18.30, presentazione FP7, Settimo programma quadro della ricerca scientifica della Commissione europea, scienze sociali ed umane.

Il 28, ore 15.00–18.30, e il 29 settembre, ore 9.00–13.30, IV forum giovani Ais.

Il 29 settembre, ore 14.00-17.00, incontro con le principali riviste italiane di sociologia.

06 settembre 2006

Effemeridi # Una legge sul conflitto d'interessi

Che un noto, o meno noto, industriale o banchiere sieda in Parlamento non può che giovare all'istituzione stessa. La sua conoscenza da addetto ai lavori di particolari settori contribuirebbe a migliorare il funzionamento delle leggi e dell'amministrazione.

Il pericolo invece consiste nel fatto che come parlamentare e manager di un ente pubblico o privato possa ottenere facilitazioni in appalti, concessioni, contributi, o anche semplice conoscenza preventiva che turberebbe il mercato. Ma questo è il costo della democrazia, che va accettato ed affrontato.

Quello che invece non si può accettare è che i dirigenti delle spa o enti assumano incarichi nel governo o nelle commissioni parlamentari. Per esempio i senatori Merloni o Molinari, delle omonime aziende, non avrebbero mai potuto entrare nel governo, neppure come sottosegretari, o fare i vicesegretari di una commissione parlamentare.

Che fare allora? Una semplicissima legge che vieti, per esempio a Berlusconi, di accedere alle cariche anzidette per tutto il periodo del suo mandato parlamentare. Vuole entrare nel governo o assumere cariche parlamentari? Depositi presso un istituto di credito, in custodia ed amministrazione, il suo pacchetto societario dimettendosi dalle cariche, così come fanno quei risparmiatori che hanno investito in titoli azionari, limitandosi a ricevere gli interessi.

Per non aggirare la legge coinvolgendo una banca del gruppo o amica basterebbe una snella commissione di garanti, composta da parlamentari e manager pubblici e privati, che scelga insieme all'inquisito a quale ente affidare in gestione il pacchetto societario, sia esso pastificio o emittente televisiva.

05 settembre 2006

Bacheca # Il corso di demodossalogia

Il corso online di demodossalogia (studio dell'opinione pubblica) si avvia a terminare la parte storica, dopo di che passerà alla metodologia della inde, il metodo qualitativo-quantitativo di analisi delle effemeridi e dell'opinione pubblica. Ecco le prossime cinque puntate:
  • 10 settembre, le conclusione dell'inchiesta sul post-industriale;
  • 20 settembre, i fondamenti ed i concetti necessari per un approccio alla inde;
  • 30 settembre, gli altri apporti concettuali per una visione demodossalogica;
  • 10 ottobre, prospettive diverse per l'interpretazione della realtà;
  • 20 ottobre, la biografia del maestro dell'opinione pubblica F. A. Perini Bembo.


04 settembre 2006

Effemeridi # Agriturismo

Nel giro di dieci anni gli agriturismo sono centuplicati. Sorsero, seguendo l'esempio estero, per salvaguardare l'ambiente e dare la possibilità di usufruire di un turismo a prezzi contenuti e cibo genuino. Con queste finalità ebbero agevolazioni fiscali e burocratiche.
Oggi aumentano sempre più gli agriturismo di lusso, con due o tre piscine, sala congressi, aria condizionata, orchestrina, ecc. Siamo arrivati agli agriturismo a quattro e cinque stelle con oltre cento posti letto. Come è possibile un turismo enogastronomico agricolo se la cucina sforna decine e decine di pietanze, come nei pranzi nunziali e simili?
I primi agriturismo avevano una loro logica, il cibo era genuino perchè coltivato e allevato in loco dai gestori, c'era il somarello per far trascorrere una giornata in campagna ai figlioli, la passeggiata a cavallo per gli adulti, il laghetto per la pesca, il recinto per gli animali da allevamento, e così via.
Oggi le derrate alimentari arrivano con il camioncino dal più vicino supermercato, qualche oca o gallina circolano nei dintorni per non far perdere la qualifica di agriturismo con i relativi benefici economici. Non c'è più pasta fatta in casa, pomodori coltivati nell'orto, pollo cresciuto all'aperto; che agriturismo è? Anche le uova provengono dal supermercato.
A chi compete la vigilanza su questo grande imbroglio?

01 settembre 2006

Effemeridi # Conflitto d'interessi

Per anni destra e sinistra si sono accapigliate intorno al conflitto d'interessi: in particolare sul paperone Silvio Berlusconi reo di essere proprietario, tra le altre cose, di Mediaset, un potente veicolo di informazione e come tale capace di creare opinione.

In linea di principio il concetto è giusto: chi fa politica non dovrebbe avere il dominio dei network ma neppure si può evitare ad un proprietario, per un ipotetico esempio della Fiat o del pastificio Divella, di fare politica. In entrambi i casi sono un pericolo per la nazione, l'uno perchè l'informazione fa parte dei pilastri per arrivare o consolidare un regime antidemocratico, gli altri perchè riescono a vincere appalti o ottenere finanziamenti che in altro modo non avrebbero.

Per quanto attiene all'informazione che è contemporaneamente anche formazione dell'opinione pubblica non è detto che chi ha gli strumenti sappia poi far veicolare il messaggio, nel modo che si ripromette, verso quel determinato pubblico. Sarebbe come dire che chiunque ha una Ferrari è capace di vincere i gran premi di formula 1. Occorrono ben altre cose, come i demodossaloghi sanno!