dEMODOSSALOGIA E oPINIONE pUBBLICA

30 novembre 2006

Corso # 31 # Evoluzione della demodossalogia

Come abbiamo fin qui visto, per l'iniziatore Paolo Orano la demo-dossa-logia (dal greco: demo-doxa-logos) coincideva con lo studio dei fenomeni giornalistici in quanto in grado di educare (influenzare) l'opinione pubblica. Il suo assistente Federico Augusto Perini-Bembo ricercò le manifestazioni delle opinioni della gente attraverso le documentazioni storiche dei giornali d'epoca ed i loro effetti nel tempo e nello spazio. Successivamente da libero docente fissò i lineamenti di quella che veniva a profilarsi come una nuova scienza e che oggi è conosciuta come "Scienza della comunicazione"; si devono a lui le distinzioni di folla/pubblico e quelle in seno ai pubblici, nonché l'intuizione di rilevare l'opinione pubblica anche attraverso "il consumo" dei giornali.

Con riferimento anche agli atti del seminario, curato da Antonella Liberati ed Elisabetta D'Eramo, Leggere la qualità delle comunicazioni (11-12 settembre 2004, edizioni Laboratorio di demodossalogia dell'Associazione nazionale sociologi, Cecchina) riepiloghiamo i capisaldi di quella che successivamente si è configurata come una neodisciplina, sfociata nella metodologia di rilevazione dell'opinione pubblica denominata "inde": analisi demodossalogica.

L'opinione si forma recependo informazioni: parlate, scritte, visive, acustiche, sensoriali ed emozionali. L'assunzione di un'opinione configura atteggiamenti, ruoli ed aspettative consone all'ambiente in cui si forma o viene esplicitata. Pertanto l'ambiente assume un'importanza fondamentale per la formazione dell'opinione pubblica, superiore - in molti casi - all'educazione scolastica e familiare.

I pubblici si aggregano e si presentano secondo un'infinità di modi, ma si riconoscono in:
  • oggettivi (termine che è subentrato all'antiquato e fuorviante "obiettivi"), quando le circostanze modali (le caratteristiche che li accomunano) non dipendono dalla volontà dei singoli soggetti appartenenti a quella determinata collettività in esame; come, ad esempio, un gruppo di persone portate alla fucilazione (ovviamente contro la loro volontà), o delle casalinghe che, pur cercandola, non hanno trovato un'occupazione lavorativa confacente alle loro aspettative;
  • soggettivi, quando i singoli appartenenti al gruppo in esame aderiscono di loro volontà alle situazioni modali che caratterizzano il gruppo; come, ad esempio, dei marinai che si immolano con il loro comandante nella nave che affonda, o dei giovani o meno giovani fruitori di una discoteca;
  • virtuali, quando la pluralità umana considerata non è consapevole di essere sottoposta ad indagine o sondaggio; come, ad esempio, nel caso di un questionario sottoposto ad una scolaresca, o nelle informazioni assunte (presso il soggetto) o rilevate (in un luogo pubblico) da un apposito incaricato; così come i turisti di una data località;
  • oggettivi-soggettivi, quando i pubblici hanno circostanze modali di ambedue le categorie; come, ad esempio, gli scolari che si recano a scuola di buon grado ma che il loro atto è stato predisposto da leggi dello stato e decisioni familiari, o da un postino che svolge regolarmente il suo lavoro ma che avrebbe preferito lavorare con altre mansioni o altra azienda;
  • oggettivi-virtuali, quando un pubblico appartenente ad una categoria per nascita, titolo di studio, collocazione politica, ecc. viene analizzato o sottoposto a sondaggi dei quali non conosce la finalità; come, ad esempio, una ricerca di mercato per individuare il grado di percezione della qualità della vita, o le tendenze della moda in fatto di borse da donna;
  • soggettivi-virtuali, quando una pluralità umana sceglie un'ideologia, una marca, particolari beni o servizi ed è, per questo motivo, considerata ai fini del marketing politico o commerciale; come, ad esempio, gli elettori di un partito, o i consumatori di uno specifico alimento; oppure gli artisti o scienziati in quanto alla capacità e volontà si aggiungono le considerazioni esterne sui soggetti;
  • oggettivi-soggettivi-virtuali, quando la popolazione, sottoposta ad esame da terzi, ha una identità in comune (non importa se oggettiva o soggettiva) e la volontà di appartenenza o accettazione; come, ad esempio, i sordomuti considerati tali dall'Inps ai fini dell'erogazione della pensione di invalidità, o le giovani donne in cerca dell'assorbente più adatto.
Perché è importante, per i demodossaloghi, la distinzione dei pubblici? Perché ogni pubblico ha un grado diverso di aderenza ai comportamenti, bisogni ed aspettative rispetto ad un altro pubblico. Un giovane disoccupato (oggettivo) è più affine ad un anziano (oggettivo) che ad un coetaneo frequentatore di un circolo (soggettivo) ed ambedue i giovani sono distanti da un lavoratore-studente (oggettivo-soggettivo). Se si esaminano le risposte di queste quattro categorie si vedranno le differenze di comportamento, di bisogni immediati e di aspettative raggiungibili. Inoltre la coerenza tra le risposte espresse in un questionario o un'intervista e le remore difensive o fuorvianti del soggetto intervistato variano a seconda della collocazione in questo o quel pubblico, come esplicitato nella seguente tabella, presentata da Perini-Bembo al XIX Convegno internazionale delle comunicazioni (Genova, 12-16 ottobre 1971):
L'efficacia di una qualsiasi presa di contatto informativo o di azione formativa su di un pubblico è proporzionale al suo valore. Le seguenti categorie di pubblici presentano valori in ordine sensibilmente decrescente:
  • a) soggettivo-oggettivo-virtuali
  • soggettivo-oggettivo.
  • b) soggettivo-virtuali
  • soggettivi.
  • c) oggettivi-virtuali
  • oggettivi.
  • d) virtuali.

Cioè, sia per rilevare le informazioni da un pubblico (sondaggi, indagini, ecc.) che per informarlo o formarlo (ai fini della creazione di un'opinione pubblica) le difese (l'attendibilità o l'efficacia del messaggio) dei singoli soggetti appartenenti a quel gruppo (pubblico) aumentano ad ogni passaggio da a) sino a d). Pertanto le risposte di un lavoratore-studente saranno più veritiere di un frequentatore di discoteche così come un messaggio pubblicitario sarà più efficace [se fatto secondo i canoni demodossalogici] sui pubblici in a) che nei successivi. Inoltre nell'impatto con i pubblici occorre ricordare le costanti demodossalogiche fondamentali, tratte dalla succitata tabella di Perini-Bembo:
  • Ognuno partecipa, di regola e contemporaneamente, a differenti numerosi pubblici.
  • Gli appartenenti ad un pubblico non sono fra loro necessariamente vincolati da circostanze temporali e spaziali, ma necessariamente da circostanze modali.
  • Il valore (peso sociale e compattezza) di un pubblico è proporzionale alla coscienza, al grado di consenso ed all'interesse di appartenervi insiti negli individui che ne fanno parte.

Il pubblico è composto da una pluralità di individui legati fra loro da una o più circostanze ma non sempre anche da circostanze di tempo e luogo: il pubblico di uno spettacolo a quell'ora e in quel luogo è uguale - come pubblico soggettivo - ai lettori de I miserabili che leggono il libro in ore e luoghi diversi l'uno dall'altro. Il pubblico differisce dalla folla per formazione, comportamenti e consenso di appartenenza; specificava la suddetta tabella:
  • Ognuno partecipa, di regola e contemporaneamente, ad una sola folla.
  • Quando e mentre una pluralità umana costituisce una folla, questa sovrasta, per coesione ed energia, attiva e passiva, i vari pubblici cui appartengono i singoli individui che la costituiscono.

Cioè la formazione di uno specifico pubblico avviene per gradualità e può trasformarsi per un breve periodo di tempo in folla (pubblico di un partito politico o di una star).

Ai cardini storici della demodossalogia, nel tempo, si sono aggiunte, in seguito alle riflessioni intraprese nell'ambito della Sidd, ulteriori valutazioni:

L'ambiente

[...] Jean Duvignaud, che non è un critico d'arte ma un sociologo, nel suo libretto intitolato Sociologie de l'art, ha rilevato in primo luogo la tendenza a giudicare l'opera d'arte come se fosse nata da un puro spirito, in una sorta di mondo di idee platonico, e quindi complessivamente staccata dalla realtà della società in cui e per cui è nata. In secondo luogo l'abitudine a classificare le opere d'arte secondo schemi di sviluppo delle tecniche, degli stili, dei movimenti, con un procedimento che fa della creazione artistica una strana attività dell'uomo, staccata dalla concreta esistenza dell'artista, dall'esperienza collettiva dell'epoca. Solo ignoranza e malafede possono far trascurare questi fattori reali e concreti nella considerazione dell'opera d'arte.
E' evidente a tutti, argomenta Duvignaud, che fra un quadro non figurativo del 1930 e uno di oggi non ci sono solo quelle differenze stilistiche e formali che scopriamo vedendoli appesi alla stessa parete. Nel 1930 il non figurativo era ancora una manifestazione di estrema avanguardia, mentre oggi è accettato da tutti: esiste perciò nel quadro del 1930 una forza polemica, una novità che l'altro quadro certamente non possiede, e questo è un elemento di giudizio che non possiamo trascurare.
Così se vogliamo interpretare le opere di El Greco non basta che le esaminiamo paragonandole a quelle degli altri grandi del '500, ma dobbiamo individuare i rapporti che legano l'opera del pittore alle particolari caratteristiche della società in cui visse, dominata dalla paura e dall'Inquisizione.
Analogamente, se il nudo in pittura compare quasi contemporaneamente in Cranach, Dürer e poi negli italiani e nei francesi, questo avviene in nome di una stessa ribellione (cosciente o no) contro il peccato originale che condannava la carne, di una protesta erotica che vuole affermare l'esistenza del corpo.
Attraverso questi concetti l'arte non è più soltanto pretesto di eleganti discussioni stilistiche, ma un fattore ben più concreto di storia e civiltà. E per capirla occorrerà avvicinarsi a tecniche di indagini e di studio proprie dell'etnologia, abbandonando ogni posizione estetizzante. [...]
(da Movimenti e rapporti tra opinione pubblica e valori spirituali e sociali del patrimonio artistico, storico e culturale, in atti XLIX Riunione della Sips, Siena settembre 1967)


[...] Modelli di vita difformi dal passato fanno sorgere la necessità di norme giuridiche ed istituzionali diverse, anche nei confronti della violenza che è succeduta alla delinquenza come sfogo delle tensioni psicologiche e sociali. Un fenomeno antico che ha origine con l'uomo e l'ambiente in cui vive, con il rapporto popolazione-risorse e con la naturale soddisfazione dei bisogni biologici. [...]
Conosciuto il proprio ambiente c'è l'innato desiderio di vedere cosa c'è dietro l'angolo. Di fare confronti e paragoni. Di adottare le novità (tecniche, politiche, morali) che più si ritengono confacenti al proprio caso.
Un progresso che non finisce mai perché lo spazio-tempo si dilata sempre più ed il rapporto popolazione-risorse-ambiente è in continua migrazione [...]
(dalla relazione al convegno Storia, economia, emigrazione: spunti per una sociologia dell'emigrazione, Berna (Svizzera) 15 gennaio 1982)


[...] Un corretto equilibrio tra territorio, popolazione e risorse è invece nella natura stessa delle cose; lo è stato sottolineato nel convegno svoltosi ad Albano Laziale il 23 settembre del 1989 sul tema, appunto, "Ambiente, popolazione, risorse: per essere protagonisti della nuova politica degli anni '90 [...]
(da L'acqua: un bene fondamentale nel rapporto territorio-popolazione-risorse, in atti LXI Riunione della Sips, Catania ottobre 1991)


locandina convegnoSuccessivamente, il 19 febbraio del 1995, al convegno "I sociologi e la nuova politica ambientale", organizzato dall'associazione dei sociologi Ans, con il patrocinio del sociologo Vairo Canterani, ex sindaco di Nemi (Roma), e gli interventi dei docenti di sociologia Michele Marotta, Paolo De Nardis e Franco Martinelli dell'università La Sapienza, la Sidd (con la partecipazione, oltre al relatore, dei demodossaloghi: Roberto Canali, Elisabetta D'Eramo, Antonella Liberati, Lara Lucentini e Bruno Zarzaca) fece il punto e completò le sue riflessioni in materia di ambiente presentando la relazione Popolazione, Territorio, Risorse: i nuovi parametri per una vera politica ambientale. Si veda la puntata n.17 del corso. Si suggerisce anche la rilettura delle puntate n.18 sull'ambiente demodossalogico e n.19 sul frattale.

La ciclicità

[...] Viviamo in un mondo in continuo movimento ove l'evoluzione, ha lasciato scritto Beltrand Russell, segue una spirale [Ndr: il logo della Sidd]: cambiano le forme e le motivazioni ma restano immutate le pulsazioni e le finalità.
René Thom e Christopher Zeeman, in un seminario svoltosi lo scorso anno [Ndr: 1985] all'università di Venezia, hanno dimostrato - attraverso la teoria dei "Sette modelli" applicata sia alle scienze naturali che alle scienze sociali - l'esigenza di strumenti matematici e computerizzati per elaborare previsioni attendibili sui principali mutamenti che avverranno.
Nel 1967 Daniel Bell, presidente della Commissione per il duemila dell'Hudson institute, anticipò gli scenari sociali (e quindi economici, politici e culturali) del mondo, con particolare riguardo alle tendenze dei paesi post-industriali. Fra le altre cose evidenziò la giustezza della teoria di Carroll Quigley sull'area periferica che diviene più aggressiva e dinamica della zona centrale riuscendo a conquistarla in gran parte fino a che un'altra zona periferica la invade e conquista a sua volta. Teoria che ha permesso a Bell di affermare che "gli eventi storici cruciali non sono accidentali", dopo aver confrontato le istituzioni della Grecia classica con quelle moderne e i principali atteggiamenti individuali: ai fondamentali otto cicli politici corrispondono altrettante ideologie culturali che li sostengono e che susseguono nel cammino dell'umanità.
E' una interpretazione ciclica della storia che si accompagna agli studi di Simiand, Kondratieff e Schumpeter sulle fluttuazioni economiche di lungo periodo.
Per José Ortega Gasset le leggi dell'opinione pubblica corrispondono alla storia della legge di gravitazione universale della fisica di Newton: questa produce il movimento, quelle la storia umana che altrimenti sarebbe impossibile [...]
(da "Le costanti del cammino dell'umanità" sulla rassegna mensile di novità librarie La ricerca bibliografica, Istituto bibliografico Napoleone editore, Roma anno II n.1-2, gennaio-febbraio 1986)


schema cicli del pensiero

Il pensiero collettivo, rappresentato dall'opinione pubblica, evolve all'interno di una società tracciando il grado di civiltà della stessa - nello spazio e nel tempo - ma sempre intorno a identiche pulsazioni sospinte da bisogni fungibili ed aspirazioni riposte in valori sociali e metafisici. Raggiunta l'aspirazione agognata, la rappresentazione ideologica sente l'esigenza di passare a nuove forme politiche e sociali contribuendo così ad entrare nella nuova fase. Nello schema "la ciclicità delle correnti di pensiero" (sopra, adattato dallo studio di Daniel Bell a partire da Aristotele sino al 1900), per esempio, l'enfasi verso il Deismo, l'empirismo e la scienza è connaturata ad una società ove vige l'oligarchia, destinata a trasformarsi in relativismo e scetticismo ideologico connesso alla democrazia; e così via. Per non menzionare Giovan Battista Vico, nato a Napoli nel 1668 ed ivi deceduto nel 1744, e la sua "scienza nuova", secondo la quale vi è una costante universale che regge la storia di tutti i popoli, i quali passerebbero attraverso tre stadi: il primo barbarico, il secondo eroico ed il terzo civile.
[...] I fenomeni ciclici non riguardano solo le stagioni o il clima, le variazioni d'energia dei fasci di particelle di elettroni e positroni accelerati collegate alle fasi lunari e alle maree, ma sono l'essenza stessa della storia, delle mode, dell'elettricità con i suoi poli positivi e negativi, della statistica con le sue medie ponderate, della medicina con le pulsazioni cardiache, i battiti del cuore e le fasi respiratorie (emissione-immissione d'aria). In sostanza il significato stesso di bios.
Se il ciclo della vita è un percorso che dopo aver raggiunto sull'ascissa "x" un punto-vertice di massima efficienza ed esperienza poi scende per porsi in corrispondenza dell'iniziale punto di partenza situato sull'ordinata "y", anche le vicende storiche ripercorrono un diagramma simile. [...]
(da Le costanti nei fenomeni biologici collettivi: problematiche per una teoria unificante delle scienze, in atti LXII Riunione della Sips, Viterbo 1993)


L'universalità

[...] L'evidenza di una interconnessione tra il rapporto dell'uomo con l'ambiente, del modo di utilizzo di quest'ultimo e delle risorse (fra cui il bene acqua), nonché l'interconnessione fra i vari mondi dell'Universo, ci portano sempre più a credere nella esistenza di un equilibrio generale ove il totale finale sia una perfetta parità tra le forze positive (+) e le forze negative (-).
Se l'universo è formato da atomi questi sistemano gli elementi del regno animale, vegetale o minerale, a seconda delle necessità del periodo cosmico e secondo un fine - regolato da costanti - in cui l'influenza della ragione umana decide sulle alternative che regolano la contrapposizione delle forze ma non sul risultato finale. Per John Dewey "in tutte le scienze fisiche [...] si prende ora per sicuro che tutti gli effetti sono anche cause o, detto in modo più rigoroso, non accade nulla che sia finale nel senso che non sia parte di una corrente continua di eventi" [...]
(da L'acqua: un bene fondamentale nel rapporto territorio-popolazione-risorse, atti LXI Riunione Sips, Catania ottobre 1991)

[...] Se noi postuliamo per vera la proposizione che l'universo è basato su un apparente caos che tende all'equilibrio, passando per fasi alterne di avanzamento e contrazione paragonabili ai battiti del cuore, e che questo schema si ripercuote nel macrocosmo come nel microcosmo, non ci sarà difficile assumere a modello della ricerca - aiutati dal supporto del computer - le fasi alterne (i cicli) che governano qualsiasi fenomeno di carattere naturale o sociale, prevedendone gli sbocchi sia a breve che a lungo termine.
Un tale metodo è seguito da tempo dai cultori della demodossalogia che sostengono, oltre alla basilare importanza del tempo-spazio e dell'interdisciplinarietà delle scienze, l'accostamento di ogni fatto collettivo umano a regole mutuate dalla fisica e dalla biologia, affermando - in sostanza - che alla base dell'universo e del mondo animale, vegetale e minerale vi sono delle leggi fondamentali comuni per cui il comportamento sociale altro non è che un aspetto obbligato di regole generali ed universali ove l'influenza della ragione umana decide sulle alternative (i cicli) che regolano la contrapposizione delle forze ma non sul risultato finale. [...]
Storia, fisica, astronomia, biologia, sociologia, ecc. vanno abbattendo gli steccati della separazione alla ricerca di una formula accomunante basata su una teoria filosofica in grado di riassumere in se tutti i principi dell'universo. [...]
(da Le costanti nei fenomeni biologici collettivi: problematiche per una teoria unificante delle scienze, in atti LXII Riunione della Sips, Viterbo 1993)

[...] il non conosciuto lo stiamo già vivendo in quanto il nostro quotidiano altro non è che la sensazione ingannevole di un presente complesso e contraddittorio, a cavallo di un passato e di un futuro, quindi non conosciuto, ma - secondo i demodossaloghi - pur sempre nella fascia del cono rovesciato generato dal punto di origine "a".
Un cono rovesciato contenente la memoria di tutti gli avvenimenti succedutesi nel tempo, attraverso la dilatazione nello spazio; "memoria" che condiziona (in quanto inestricabilmente biologica e culturale) gli eventi ed i comportamenti sociali e quindi le interpretazioni dei fatti, le sensazioni e le aspettative. Una memoria inconscia e collettiva, che si protende verso il futuro, verso nuovi percorsi in un continuum inscindibile di spazio-tempo [...]
(da "Il Tempo dall'età medioevale all'età contemporanea: interpretazioni demodossalogiche" in Il Tempo nel Medioevo, rappresentazioni storiche e concezioni filosofiche, atti convegno del 26-28 novembre 1998)


schema forze etericheIl geometrico riportato raffigura, secondo le concezioni esoteriche proprie della Massoneria, le forze plasmatrici sferiche del cosmo in rapporto alla terra e all'uomo. Un processo collegato all'irradiazione del sole, alla metamorfosi dell'ossigeno e dell'idrogeno ed alla rotazione della terra. Il disegno è tratto dal libro di Guenther Wachsmuth Le forze plasmatrici esoteriche, nel cosmo, nella terra, nell'uomo, editrice Atanòr Roma (la casa editrice del Grande Oriente d'Italia), prima edizione nel 1924, seconda edizione nel 1926. Un libro oggi introvabile ed un autore che ebbe un grandioso successo per aver divulgato i principi informatori che divennero, poi, con qualche aggiustamento, le argomentazioni più consone tra i vertici massonici.

Per un inquadramento generale sull'elaborazione demodossalogica rimandiamo agli atti del seminario Leggere la qualità delle comunicazioni, con gli interventi di: Mario Patrono "Aspetti del manifestarsi dell'opinione pubblica nel campo del diritto", Guglielmo Lucentini "Cicli produttivi e sistema di gestione per la qualità, certificazione di sistema e prodotto", Ugo Ferrero "Emotional Assets, brevi note sul cervello emotivo", Maurizio Bartolucci "Ambiente urbano e opinione pubblica", Godwin Chukwu "Africa ed opinione pubblica", Enrico Castelli "Miti, propaganda ed informazione in cento anni di produzione iconografica coloniale italiana", Roberto Canali "Informazione, propaganda, pubblicità, condizionamenti dichiarati e non", Antonella Liberati "Natura dei messaggi fra esseri viventi", Francesco Bergamo "Leggere i messaggi destinati all'opinione pubblica" e Giulio D'Orazio "Introduzione alla demodossalogia applicata". Per informazioni: sidd-a@libero.it (Antonella Liberati)

Nella prossima puntata inizieremo a dare uno sguardo alla inde (indagine demodossalogica).

29 novembre 2006

Effemeridi # Ipocrita Tv

L'ultima fiction di Lino Banfi ha generato polemiche. L'argomento è stato scabroso: l'unione matrimoniale (in Spagna) della figlia del protagonista con la compagna di vita.

Nella foga della polemica L'Osservatore Romano ha addirittura bollato lo sceneggiato, mandato in onda dalla Rai in prima serata, come un programma tecnicamente ed artisticamente non valido. Una senatrice di sinistra ha detto che l'argomento non rientrava negli accordi della coalizione. Molti si sono appellati alla morale ed al comune senso dei sentimenti dei cattolici, quale maggioranza della fede religiosa degli italiani. Altri, pur condividendo l'unione di fatto tra omosessuali, hanno obiettato come cattivo esempio la presentazione della fiction in prima serata, ove l'ascolto è più alto e in presenza di giovani. Tutti i contrari alla presentazione dello sceneggiato si sono dichiarati contrari alla legalizzazione del matrimonio di Stato degli omosessuali.

Le levata di scudi contro Banfi ha una motivazione più profonda rispetto a quanto espresso dai contrari all'argomento.

Nonostante il suo passato di protagonista di film vietati ai minori di quattordici anni, Banfi oggi è il nonno d'Italia; un tranquillo anziano dotato di perbenismo ed umanità. E' un protagonista della tv seguito da migliaia di telespettatori. Considerata l'influenza che il piccolo schermo ha sugli utenti, portare certi argomenti in un film casareccio che non intende far politica o lanciare messaggi porta all'accettazione della situazione come fatto normale. E' un esempio di come la tv può influire silenziosamente sull'opinione pubblica, modificando la precedente opinione contraria.

Ed è questo ciò che dà fastidio: l'utilizzo più conveniente di uno strumento (la tv) per veicolare messaggi nel modo più utile per raggiungere lo spettatore, creando opinione pubblica.

Tra l'argomento proposto da Banfi ed i film o fiction che hanno immortalato gli attori preferiti come fumatori o bevitori di whisky, aumentandone le vendite e la dipendenza, non c'è alcuna differenza.

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28 novembre 2006

Effemeridi # La carica dei precari

Uno stuolo di precari sta facendo pressione sul governo amico al fine di regolarizzare la loro critica posizione mediante il passaggio a tempo indeterminato presso le strutture per le quali lavorano. Ragioni giuste, riparatrici, alle quali nessuno potrebbe opporsi.

Il governo però è un'altra cosa, è (o dovrebbe) essere al di sopra delle varie corporazioni. Prima dei precari che, per quanto sottopagati o con contratto rinnovabile, hanno pur sempre un lavoro ci sono i disoccupati, che non possono contare neppure su una contrattualizzazione semestrale.

Il fatto è che la maggioranza dei precari sono nelle cooperative che hanno appalti dagli enti pubblici, come le agenzie di pulizia, catering, e così via. Dagli uffici comunali alle Asl, dai ministeri agli ospedali, prosperano migliaia di cooperative quasi tutte emanazione della sinistra o dei sindacati dei lavoratori.

Un modo semplice per essere assunti senza concorso e graduatorie nel baraccone dello Stato.

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27 novembre 2006

Effemeridi # Scenari politici

Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi artatamente rilasciate a casa della rappresentante della borghesia milanese e riprese dal quotidiano amico Libero vanno inquadrate con quanto annunciato dal gruppo parlamentare europeo denominato "Democratici popolari" ed alla situazione del governo di Romano Prodi, costretto ad una continua estenuante mediazione tra l'estrema sinistra e gli altri componenti della coalizione.

Berlusconi è disposto a fare un passo indietro rispetto ad un suo eventuale ritorno al governo in previsione di una manovra di aggancio a Pier Ferdinando Casini propenso per un passaggio morbido verso un governo, tecnico o bipartisan di transizione, (con o senza Prodi ancora premier), che estrometta sia la sinistra che Gianfranco Fini.

I popolari europei (perlopiù parlamentari italiani ex democristiani, oltre agli europei) hanno chiaramente detto che Alleanza Nazionale, pur avendo rinnegato il fascismo, non ha una matrice democristiana e quindi non può far parte del loro gruppo. Quindi il gruppo a Bruxelles sarebbe composto, per la parte italiana, dai seguaci di Berlusconi e Casini, con Fini fuori della porta.

Il primo passo verso un rimescolamento di carte che richiede tempo, Berlusconi ha detto due anni. Gli occhi ora saranno su Fini e la sua strategia.

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25 novembre 2006

Aforismi # Mafia e governo

Un Paese di alta democrazia è quello che consente agli esponenti della mafia od ai loro correi di assurgere a cariche pubbliche e addirittura di far parte del governo in qualità di ministri o di premier.

Limitandoci alle democrazie occidentali sapremmo individuare qual è il Paese democratico per eccellenza?

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24 novembre 2006

Effemeridi # Quale giustizia?

Le cause inevase giacenti nei vari tavoli penali e civili dei tribunali sono nove milioni, nel 2005 ne sono state evase solo una su dieci. Questo il dato sconfortante che proviene dal Ministero della Giustizia.

Vien da chiedersi se il ministero può chiamarsi ancora della giustizia: dato che hanno tolto la Grazia che sino ad alcuni anni orsono era abbinata alla Giustizia, potrebbero anche togliere la presa in giro dell'appellativo rimasto.

In una situazione del genere, lo capisce anche un imbecille, tra prescrizioni, perdita (o sottrazione) di documenti, lungaggini varie chi ci guadagna sono i delinquenti ed i vari furbetti del quartierino che si lasciano pilotare processualmente dagli studi degli avvocati parlamentari. Se questa la vogliamo chiamare Giustizia! Non possiamo pensare che queste cose il ministro Clemente Mastella non le capisca, allora?

Di fronte ad una tale situazione il ministro ha proposto, il governo di Romano Prodi ha presentato ed il Parlamento ha approvato (è inutile e meschino che ora ognuno scarichi le colpe sull'altro) l'indulto, mettendo in libertà - ancora non si ha il numero certo - da 17 mila a 26 mila detenuti e vanificando milioni di processi. Tutto questo per far uscire, in modo bipartisan, dalla patrie galere i propri amici.

Viene spontaneo dire: dai parlamentari con certe amicizie ci salvi Iddio!

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23 novembre 2006

Effemeridi # Scontro di interessi

La sede del Parlamento dovrebbe essere il luogo dove si confrontano e si scontrano i portatori dei vari interessi (di industrie, banche, sindacati, corporazioni varie, ecc.) per salvaguardare e privilegiare la propria parte nel quadro di un interesse generale del Paese. Così è nei paesi di antica e consolidata democrazia.

Se non si guarda all'interesse nazionale, pur portando avanti le proprie posizioni, si viene meno all'essenza stessa del Parlamento delegato a stanza di compensazione, così come avviene nei rapporti tra banche. La prevalenza di una parte politica sull'altra (con le sue concezioni politiche, economiche e sociali), se non è compensata dalla possibilità di un cambio di rotta a scadenza prefissata oppure in presenza di uno sfilacciamento della parte predominante, apre la possibilità di instaurare la dittatura.

Una dittatura che, al giorno d'oggi, non è più militare ma economica: la gestione di tutti i rapporti ed enti economici affidata alla propria parte.

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22 novembre 2006

Effemeridi # Ricercatori universitari

Una cosa è la ricerca scientifica, un'altra sono i ricercatori universitari precari. Quei quarantenni che abbiamo visto sfilare nelle piazze invocando dall'amico governo di centrosinistra la definitiva sistemazione nell'impiego di Stato.

Cosiddetti giovani, vantati come i "cervelli" della sperimentazione scientifica, che da decenni prestano servizio per pochi euro mensili presso varie strutture pubbliche (dal Cnr ai dipartimenti universitari), spesso coniugati e con figli.

Se sono quegli indispensabili cervelli di cui si dice (che ogni tanto minacciano di emigrare all'estero ma poi rimangono in Italia) come mai nessuna azienda privata li ha chiamati? Possibile che, ricercatori preparati come loro (loro e non l'oro), non hanno trovato - dopo anni di ricerche come precari pubblici - un confacente posto nelle strutture dinamiche private, preferendo una vita grama ed insicura ad una concorrenziale attività nel libero mercato?

O, dobbiamo invece pensare che non sono quei famosi ed utili cervelli (risorsa del Paese) ma laureati simili a migliaia di tanti altri, se non peggiori, che preferiscono un posto statale sicuro all'insicurezza dei cervelli ben retribuiti dal privato?

Inoltre, come hanno fatto a sopravvivere sino ad oggi, con famiglia a carico? Forse nel posto statale è possibile svolgere, usufruendo della struttura, attività privata in nero? Ci spieghino, altrimenti, come si fa a mantenere una famiglia con poco più di cinquecento euro al mese.

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21 novembre 2006

Effemeridi # La satira

La satira esisteva già al tempo degli antichi romani ed i suoi autori erano detti derisores. Si tratta di cogliere in fallo qualche personaggio pubblico, generalmente della politica o di potere, ma anche dello spettacolo o della società, ed accentuare all'inverosimile la gaffe ridicolizzando il malcapitato personaggio. Una campagna pubblicitaria contro qualcuno, a base di vignette, articoli e scenette radiofoniche (ed oggi preminentemente televisive) ha sempre dato i suoi risultati abbassando la popolarità ed i consensi del ridicolizzato. Si pensi agli effetti che la trasmissione Striscia la notizia, anni orsono, ha avuto nel calo delle preferenze elettorali nei confronti di qualche politico.

Al tempo della dittatura fascista Il Travaso delle idee, una testata che voleva significare come le idee passano da una persona all'altra come nel travaso di un liquido da un contenitore all'altro, era considerato un giornale satirico pericoloso ed il governo intervenne varie volte ponendo la censura, tant'è che uscì varie volte con degli spazi bianchi (senza testo in quanto censurato), similmente al quotidiano romano Il Messaggero.

Il Travaso sopravvisse alla censura fascista ma cadde sotto il governo democristiano dell'Italia liberata.

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20 novembre 2006

Corso # 30 # Altri autori

Molti altri autori potrebbero, oltre quelli già visti, entrare nella biblioteca di un demodossalogo, oltre a quelli recensiti da Antonella Liberati nella dispensa del corso dell'anno accademico 2001-2002 e ai testi relativi alle varie specializzazioni; potremmo risalire ai pensatori greci e a Leonardo, ma - per rendere più evidente il nesso con i fondamenti teoretici ed operativi della demodossalogia - chiudiamo codesta breve carrellata limitandoci ad una manciata di citazioni di Voltaire, Gustave Le Bon, Max Nordau, John Kenneth Galbraith e Rafael Lopez Jordan. Nella prossima puntata affronteremo l'evoluzione demodossalogica degli ultimi decenni sulla scorta degli insegnamenti degli autori sin qui citati.

voltaireVoltaire, pseudonimo di François Marie Arouet (1694-1778), per il suo carattere spregiudicato fu per due volte imprigionato alla Bastiglia e successivamente esule in Inghilterra dal 1726 al 1729. Con il Saggio sui costumi e sullo spirito delle nazioni (1756) divenne celebre in tutta Europa ed eletto all'Académie française; stabilitosi a Ginevra nel 1759 scrisse Candido ovvero l'ottimismo, nel 1764 il Dizionario filosofico,in precedenza i romanzi filosofici Zadig e Micromega, e molti altri. Le sue impostazioni rivoluzionarie nel giudicare il corso della storia e degli uomini contribuirono a sviluppare quel pensiero "illuminista" che sfociò nella rivoluzione francese:
Noi perfezioniamo, temperiamo, nascondiamo ciò che la natura ha messo in noi; ma non ci mettiamo niente [...] Esaminate le condizioni di tutti i popoli dell'universo e vedrete che esse sono fondate su una serie di fatti che sembrano di nessun peso, e da cui tutto dipende. Tutto è ingranaggio, puleggia, corda, molla, in questa immensa macchina. Lo stesso accade nell'ordine fisico. Un vento che soffia dal fondo dell'Africa e dai mari australi porta seco una parte dell'atmosfera africana, la quale ricade in pioggia nelle valli delle Alpi; queste piogge fecondano le nostre terre; a sua volta il nostro vento del nord reca i nostri vapori alle terre dei negri: noi facciamo del bene alla Guinea, e la Guinea ce ne fa a sua volta. La catena si estende da un capo all'altro dell'universo [...] O il mondo sussiste per sua propria natura, per le sue leggi fisiche, o è stato formato da un Essere supremo secondo le sue leggi supreme: nell'un caso o nell'altro queste leggi sono immutabili [...] Quando gli effetti sono invariabilmente i medesimi, in ogni luogo e in ogni tempo, quando questi effetti uniformi sono indipendenti dagli esseri ai quali appartengono, allora c'è evidentemente una causa finale [...]
[...] c'è molta gente destinata a ragionare male, altri a non ragionare affatto, altri a perseguitare quelli che ragionano.
[...] un ministro non si corregge e non può correggersi: è diventato importante, niente più istruzioni né consigli, non ha tempo di ascoltarli, è travolto dalla corrente degli affari.
[...] Non c'è buon codice in nessun paese del mondo. La ragione è evidente: le leggi sono state fatte via via, secondo i tempi, i luoghi, i bisogni, ecc. Quando i bisogni sono cambiati le leggi che sono rimaste sono diventate ridicole.

Gustave Le Bon, (vedasi la puntata n. 6 e gli accenni nelle puntate n.2 e n.9) nacque a Eure et Loir nel 1842, morì a Parigi nel 1931, si laureò in medicina ma non esercitò mai la professione. Autore a cinquantadue anni di Le leggi psicologiche dell'evoluzione dei popoli (il suo primo libro psicologico) e l'anno successivo del famoso Psicologia delle folle (1895), oltre che di altre pubblicazioni, insieme al francese Gabriel Tarde e all'italiano Scipio Sighele possono considerarsi i progenitori degli studi psico-sociologici sull'opinione pubblica; merito, seppure tardivamente, riconosciuto anche dall'americano Robert K. Merton. Ma anche in alcuni studi sulla fisica Le Bon fu un precursore. Studioso polemico ed eccentrico ebbe vari nemici e pervenne alla fama internazionale verso i sessant'anni. La prefazione di Psicologia delle folle già dice tutto sui contenuti e la tesi del libro:
L'insieme dei caratteri comuni imposti dall'ambiente e dall'ereditarietà a tutti gli individui di un popolo costituisce l'anima di questo popolo. Tali caratteri sono di origine ancestrale e pertanto molto stabili. Ma quando, sottoposti a diversi influssi, un certo numero di uomini si trovano momentaneamente riuniti, l'osservazione dimostra che ai loro caratteri ancestrali si aggiungono caratteri nuovi, profondamente diversi, a volte, da quelli della razza. Il loro insieme costituisce un'anima collettiva possente ma transitoria. Le folle hanno sempre avuto nella storia una parte importante, ed oggi più considerevole che in qualsiasi altra epoca. L'azione inconscia delle folle, sostituendosi all'attività cosciente degli individui, rappresenta una delle caratteristiche del nostro tempo [...]

In poche righe i demodossaloghi vi ritrovano le caratteristiche salienti della folla (sottoposti a influssi/momentaneamente riuniti/anima collettiva) in contrapposizione all'attività cosciente degli individui, nonché l'universale importanza dell'ambiente e dell'ereditarietà. Limitiamoci ora a sfogliare due pagine in quanto ci ricordano il nostro Vilfredo Pareto nato a Parigi nel 1848, morto a Ginevra nel 1923, e l'americano Carroll Quigley in The Evolution of Civilizations (Macmillan Company, New York 1961):
La storia insegna che quando le forze morali, armatura di una società, hanno perduto il loro potere, la dissoluzione finale è compiuta ad opera di quelle moltitudini incoscienti e brutali giustamente definite brutali. Le civiltà sono state create e guidate finora da una piccola aristocrazia intellettuale, mai dalle folle. Queste ultime possiedono soltanto una potenza distruttiva. Il loro predominio rappresenta sempre una fase di disordine. Una civiltà implica alcune regole fisse, una disciplina, la capacità di abbandonare l'istinto per la ragione, una certa dose di preveggenza, un grado elevato di cultura, qualità inesistenti nelle folle abbandonate a se stesse [...]
L'individuo nella folla è un granello di sabbia tra altri granelli di sabbia che il vento solleva a suo piacimento [...]
Con la perdita definitiva dell'antico ideale [...] La civiltà non ha più alcuna stabilità e cade alla mercé del caso. La plebe è regina e i barbari avanzano. La civiltà può sembrare ancora splendente poiché conserva la facciata esteriore, ereditata da un lungo passato, ma in realtà è un edificio roso dai tarli che non è più sostenuto da nulla e che crollerà al suolo alla prima tempesta. Passare dalla barbarie alla civiltà inseguendo un sogno, quando il sogno è finito, tale è il ciclo della vita di un popolo [...]

max nordauMax Simon Nordau, nacque a Budapest il 29 luglio 1848 e morì il 22 gennaio 1923, medico, esordì come filosofo (mai riconosciuto per tale) nel 1895 con la versione in inglese di Degeneration e di The Conventional Lies of Society (Le menzogne convenzionali della nostra civiltà). Nordau si chiese, in modo polemico, che cos'è la civiltà, se non una vecchia megera, subdola, bugiarda e ingannevole? E cosa sono la religione, la morale, lo stato, il matrimonio e i sacri doveri d'ogni buon cittadino? Apparenze e manifestazioni di lotte connesse ad una congenita ipocrisia nell'accettare schemi abituali senza avere il coraggio di liberarsi di una realtà che non corrisponde più ai bisogni individuali e collettivi. Dopo un secolo molte cose sono cambiate ma l'impostazione concettuale è ancora valida:
I partiti si formano e si organizzano attorno ad un motto, che una parte del popolo crede sia l'espressione delle sue vaghe aspirazioni; e se solitamente l'ambizione egoistica sfrutta le passioni semplici del popolo, come un industriale sfrutta la forza dell'acqua, del vapore o del vento, tuttavia non potrà essa raggiungere lo scopo se almeno non finge di aspirare alla realizzazione di desideri magnanimi ed universali. Le lotte dei partiti sono pel popolo ciò che pel facchino è il far passare da una spalla all'altra il suo pesante fardello, senza avvedersi che questo non è che un illusorio alleggerimento.
[...] non si distinguono dai Pelli Rosse, i quali hanno pur essi una liturgia, praticano cerimonie, recitano preghiere e fanno credere alle loro tribù d'essere investiti di poteri soprannaturali. Orbene, i nostri usi consentono che si rida di costoro, mentre ci consigliano di baciare devotamente la pantofola al Papa e la mano al prelato.
[...] Storicamente la burocrazia trae origine dall'antica Prepositura (Vogtschaft) [Ndr: dai feudi]. Lo scriba, che nel suo ufficio parla con alterigia al cittadino davanti a lui, è l'erede storico del comandante o sovrintendente che nei secoli oscuri un despota imponeva al suo popolo di schiavi, per mantenerlo obbediente con la frusta e con la lancia [...]
[...] La parte che nella vita economica rappresenta lo speculatore è quella dello scroccone. Egli nulla produce: non è neppure un negoziante, che faccia il problematico servizio dell'intermediario; altro egli non fa che appropriarsi colla insidia o colla prepotenza la parte maggiore del guadagno di coloro che realmente lavorano. [...] L'arma [...] si chiama rialzo e ribasso.
[...] La realtà delle cose non è già che le verità della scienza [Ndr: le scoperte] si siano trovate casualmente, oppure che si poteva anche non trovarle; no, esse sono il fenomeno che si accompagna al moto e si scoprono quando la civiltà attraversa dati periodi di tempo. Si può forse ritardare la loro scoperta e diffusione, si può fors'anche accelerare e l'una e l'altra, quantunque l'acceleramento sia molto più improbabile del ritardo; ma in ogni modo, la scoperta e la diffusione sono inevitabili.
[...] il contrasto fra il nostro modo di pensare e il nostro agire [...] La necessità di vivere due vite, una esterna e l'altra interna, le quali a vicenda si deridono e sono in perpetua contesa [...]

john_kenneth_galbraithJohn Kenneth Galbraith, nacque nel 1908, di origine scozzese fu cittadino americano dal 1937. Docente ad Harvard ha rappresentato l'ala sinistra del Partito Democratico contraria alla guerra in Vietnam. Autore di opere conosciute in tutto il mondo, in Anatomia del potere (Arnoldo Mondadori, Milano 1984) ha esaminato le fonti del potere (personalità, proprietà ed organizzazione) ed il condizionamento del capitalismo, dello Stato, del potere militare e di quello della religione e della stampa. Da Sapere tutto o quasi sull'economia (Arnoldo Mondadori 1979) riportiamo appena qualche frase indicativa:
Se un economista è troppo applaudito dai ricchi bisogna starci attenti [...]
Molti economisti misurano la bontà delle loro dichiarazioni dagli applausi che raccolgono. E tendono forse inconsciamente ad adeguare la loro posizione a ciò che il loro pubblico giudica degno di rispetto [...]
I titoli dei giornali, quando non parlano di qualche scandalo o del Medio Oriente, parlano delle decisioni economiche dei governi. Se la gente non si sforza di capirle, queste decisioni, se non si fa, con cognizione di causa, delle opinioni sue, se non le rende pubbliche, lascia tutto il potere nelle mani di chi capisce, o fa finta di capire o crede di capire. E si può star sicuri che queste decisioni andranno ben di rado contro gli interessi di quelli che le prendono o di quelli che costoro rappresentano [...]
Non è presumibile che le previsioni ufficiali in campo economico siano esatte: dicono soltanto quello che i governi si augurano che accada [...]
I vecchi capitalisti tradizionalisti resistevano ai sindacati, non solo per gusto e convinzione, ma per salvare i margini di profitto, perché era di tasca propria che pagavano gli aumenti dei salari. Quando la tecnostruttura si trova di fronte ai sindacati [Ndr: la cosiddetta concertazione] agisce per conto di azionisti che non conosce e che non ha ragione di temere. E gli aumenti dei salari non usciranno dalle sue tasche. Ecco la differenza.

rafael lopez jordanRafael López Jordán, nacque a Santa Fe il 9 settembre 1921 da una famiglia di eroi e di fondatori della Repubblica Argentina, morì a Roma il 28 dicembre 1985. Docente di filosofia sociale e vice-decano dell'università di Buenos Aires, ha diretto la rivista universitaria Estudios. Giornalista accreditato presso il Vaticano è stato corrispondente dall'Italia per numerosi ed importanti giornali di lingua spagnola di Buenos Aires, Barcelona, Madrid, Quito, Città del Messico ed altri. Un vasto ascolto ha avuto l'attività radiofonica e televisiva per emittenti sia dell'Argentina che di altri paesi latino-americani. Tra i libri più noti, tradotti in varie lingue e l'ultimo anche in giapponese, citiamo Libertad de cultos, Levando el ancla e El manifesto social de Pablo VI. Ha svolto delle lezioni nell'ambito dei corsi universitari di demodossalogia esaminando, in particolare, la dialettica politica e le cause del successo di alcuni politici. Da Verde sarà il nostro inverno, prima edizione 1988 e seconda (riveduta, corretta ed ampliata da Dora Drago López Jordán) qualche anno dopo con il sottotitolo "tutto ciò che si deve sapere e si deve fare per assicurarsi una vecchiaia sana, attiva e felice", indichiamo alcuni titoli dei capitoli ed il commiato, che da soli tracciano il pensiero dell'autore:
  • I maiali, quando dormono, sognano sempre ghiande.
  • La pazienza ha denti di ferro che masticano pietre.
  • Quando vai a letto, lascia le preoccupazioni nelle pantofole.
  • La vecchiaia non dipende dall'età: è uno stato d'animo.
  • Il bene bisogna cercarlo, il male aspettarselo.
  • Parlate del lupo e il lupo uscirà dal bosco.
  • Accettare d'invecchiare è una cosa, lasciarsi invecchiare è un'altra.
  • I due terzi di ciò che mangiamo servono solo ad alimentare medici e farmacisti.
  • L'uomo non vive neppure cent'anni, ma si tormenta come se ne vivesse mille.
  • Amare ed essere amato è sentire il sole dalle due parti.
Lei è penetrato nel significato più profondo di questi dialoghi. Ora penetri nella profondità della sua coscienza e, se può, faccia qualcosa di concreto per gli anziani abbandonati, privati di ogni diritto. Sia pure per uno solo di loro. Se questi dialoghi avranno aiutato qualcuno, anche una sola persona, la mia fatica non sarà stata vana.


17 novembre 2006

Effemeridi # Corporazioni

Il presidente del Consiglio dei ministri, Romano Prodi, si è lasciato sfuggire la frase, almeno come dicono i giornali, "Basta con le corporazioni!".

A ben guardare le corporazioni in questo momento più potenti in Italia sono da una parte le banche e dall'altra i sindacati dei lavoratori, che hanno anche loro le mani in pasta nelle banche. Le banche tengono in pugno le aziende industriali in quanto creditrici di prestiti dietro garanzia di pacchetti di azioni e fideiussioni. I sindacati Cgil, Cisl, Uil hanno raggiunto il massimo storico del loro potere; oltre ad essere nelle cooperative, nelle banche, all'Inps, nelle aziende pubbliche e private a livello dirigenziale (presidenti, consiglieri d'amministrazione, ecc.), gestire patronati, case editrici, uffici turistici, scuole di formazione professionale, occupano i vertici dello Stato: i presidenti dei due rami del Parlamento, ministri, viceministri, sottosegretari, presidenti di commissioni parlamentari, direttori generali nei ministeri.

Coloro che per quarant'anni hanno settariamente curato gli interessi di una sola parte (i propri iscritti, oltre ai loro) a scapito degli interessi generali del Paese e che sono i responsabili di molte situazioni di dissesto (Alitalia, Ferrovie, ecc.) e malfunzionamento (Asl, scuola, ministeri, Poste, ecc.) sono ora alla guida del Paese. Circa venticinque anni orsono, ad una riunione di quadri, Pierre Carniti allora segretario generale della Cisl, disse: "Gli accordi fatti con la concertazione ci consentono di dire che siamo vicini ad una rivoluzione, in Italia cambieranno i rapporti di potere, tutti a nostro favore". Oggi è in grado di vedere la sua intuizione avverata!

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16 novembre 2006

Effemeridi # Preti sposati

Entro vent'anni il Vaticano consentirà ai preti di sposarsi.

E' una previsione basata sul fatto che l'argomento prende sempre più spazio nelle argomentazioni dei vertici della Chiesa cattolica, specie dopo il mediatico matrimonio in Usa di monsignor Milingo e di alcuni suoi colleghi sacerdoti.

Da tempo nei paesi anglosassoni i cattolici perdono consensi, con minori vocazioni e fedeli, proprio a causa del divieto di matrimonio per i preti oltre che per l'istituzione (sacramento) della confessione (non prevista nelle altre articolazioni della fede cristiana). Per stare al passo coi tempi e mantenere il predominio dell'organizzazione mondiale, il Vaticano per evitare oltretutto gli scandali dei preti omosessuali e pedofili, non avrà altra via che adeguarsi alle richieste che emergono dalla base e al vivere di una società moderna.

Le novità sociali si intravedono dall'addensarsi dei casi destinati ad allargare il dibattito e preparare i mutamenti, coinvolgendo l'opinione pubblica. Nel caso della Chiesa cattolica, tradizionalista per principio e vocazione, i tempi di maturazione e le resistenze saranno più lunghi ma la globalizzazione, che riguarda anche le fedi religiose, imporrà le sue ragioni.

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15 novembre 2006

Chiaroscuro # Droga in Parlamento

Dopo un servizio televisivo delle iene, ove risultò che buona parte dei parlamentari si drogavano (ed in effetti i risultati si vedono: con le leggi che propongono, modificano, approvano, dichiarano di non averle volute votare e scendono in piazza per protestare contro la proposta da loro presentata e votata; più sballati di così), la classe politica ha preso provvedimenti.

Un deputato ha seminato piantine di droga nelle fioriere di Montecitorio per consentire, probabilmente, una produzione sufficiente ed autonoma per l'uso quotidiano di droga tra i rappresentanti del popolo mentre un ministro ne ha elevata la quantità lecita del possesso, liberando così i colleghi dalla preoccupazione di essere pescati e denunciati all'opinione pubblica come consumatori trasgressori.

Da oggi in poi guai a chi dirà che i deputati si drogano: per quantità minime è lecito!

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14 novembre 2006

Effemeridi # Spese militari

Il governo, in cerca di tagli alla Pubblica Amministrazione, ha pensato di azzerare il bilancio del ministero della Difesa?

Se è vero che siamo un Paese che ripudia la guerra e se è altrettanto vero che in presenza di un'eventuale conflitto bellico, mondiale o locale, saremo in ogni caso impreparati, stante il pericolo delle cosiddette guerre stellari (mondializzazione dei conflitti) o di balcanizzazioni (fenomeni locali incontrollati, come in Iraq), che valore ha, al giorno d'oggi, stanziare somme per l'armamento che saranno sempre insufficienti per far fronte ad eventuali attacchi?

Quando il bilancio dello Stato non ha risorse sufficienti il primo taglio o raschiamento del barile dovrebbe essere proprio nell'apparato militare.

Oltretutto nelle Forze Armate gli sprechi, gli acquisti inutili poiché tecnologicamente superati, il costo dei vertici e delle spese incontrollate, è un fatto risaputo. Chiunque ha prestato servizio militare ha potuto constatare la benzina dirottata su auto private, gli approvvigionamenti con trattativa privata, l'inutilità di alti e medi gradi militari se non ai fini della paga e della pensione.

In momenti di sacrifici incomincino a dare l'esempio i generali, scendendo a cascata fino all'ultimo graduato. Ora che il servizio militare non è più obbligatorio e che sono volontari possono attuare il solenne giuramento fatto: servire il Paese sino al sacrificio. Non gli chiediamo di dare la vita per la Patria ma semplicemente di ridurre gli emolumenti: l'unico modo che hanno per dimostrare la loro utilità verso il Paese.

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13 novembre 2006

Effemeridi # Crisi dell'università

I baroni accademici hanno elevato le loro lamentazioni alla Conferenza nazionale dei rettori: l'università è in crisi, non può produrre più il sapere perché mancano i contributi finanziari statali.

Riusciamo a capire le facoltà di chimica, fisica, biologia, medicina e poche altre, ma sociologia, giurisprudenza, lettere, filosofia, scienze politiche e le altre facoltà umanistiche non riusciamo a capire perché si lamentano; o meglio, lo capiamo troppo bene: sono abituati agli sprechi poiché di quanto l'università spende i docenti non ci mettono nulla di loro, anzi ci lucrano sopra, con contributi a pubblicazioni (magari sotto forma di acquisto) dei cattedratici, sovvenzioni a convegni (con relativi rinfreschi, rimborsi ad ospiti, spese di segreteria ed atti). Convegni duplicati poiché se ne promuove uno una cattedra ne deve fare subito uno analogo la cattedra concorrente, con spreco di risorse e nella generale indifferenza in quanto - generalmente - sono messi in scena per dimostrare l'attivismo e l'importanza di questo o quel barone in vista di un suo desiderio di visibilità e carriera.

Il sapere, chi ha o ha avuto idee da divulgare, non ha mai guardato ai finanziamenti. Tant'è che l'epoca migliore per l'università italiana, fatte le debite eccezioni con le nomine politiche, è stata quella dei liberi docenti, una categoria di illustri professionisti che nel tempo libero, ma con costante e regolare impegno, spiegavano agli universitari ansiosi di intraprendere la carriera professionale i segreti del mestiere. E per far questo non erano pagati; anzi lo erano con una voce di cosiddetto rimborso spese prefissata in 800 (dico ottocento) lire mensili degli anni '80.

Un provvedimento di legge abolì la libera docenza (libera perché non essendo pagata consentiva di svolgere altre attività) concedendo l'automatico passaggio nella docenza ordinaria. Nel dopoguerra i vari ministri che si avvicendarono alla pubblica istruzione/università cercarono di frenare nomine che, dal 1970 in poi, avvenivano per compiacenza o a saldo di favori. Il risultato fu che i vecchi docenti (stimati professionisti) non rispettarono i gravosi orari (per loro) di insegnamento da togliere alla redditizia professione e disertarono le aule.

Oggi siamo all'assurdo: l'università si va riempiendo di politici non rieletti o processati che dovrebbero preparare i discenti alla professione. Quale, quella dei falliti o dei rubagalline?

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12 novembre 2006

Bacheca # Note legali

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11 novembre 2006

Effemeridi # 150 giorni

Nelle amministrazioni comunali, da qualche anno a questa parte, è invalsa l'abitudine di fare il punto della situazione dopo 100-150 giorni dall'insediamento, per vedere se e come hanno corrisposto alle attese i nuovi amministratori, in omaggio al detto "il buon giorno si vede dal mattino".

Se volessimo applicare l'esame allo stato dei lavori del governo Prodi il risultato sarebbe pietoso, soprattutto da parte dell'opinione pubblica. Anche tra gli elettori prodiani di stretta osservanza e la sinistra che più sinistra non si può emerge uno stato di imbarazzo e insicurezza.

Nell'immaginario collettivo del Paese, nei primi sei mesi di governo l'opinione pubblica ha percepito solo liti ed indecisioni: non è stata affrontata neppure una vera ed incisiva riforma strutturale e, sia sulla programmazione economica sia nella finanziaria, i partiti della coalizione di maggioranza non hanno seguito le direttive del governatore della Banca d'Italia e del ministro dell'Economia. Gli stessi ministri e sottosegretari che fanno parte del governo si sono schierati con la piazza e contro i provvedimenti governativi.

In sintesi il governo ha dato prova di essere pasticcione e senza un solido programma.

L'unico provvedimento importante varato è stato quello dell'indulto che ha tolto dalle carceri 20 mila detenuti e vanificato 80 mila istruttorie e processi in corso. Non entriamo nel merito dei detenuti per reati minori in attesa di giudizio e dei tossicodipendenti, che potrebbero di diritto essere agli arresti domiciliari, cosa permessa a mafiosi e politicanti, osserviamo soltanto che i due principali ministri firmatari del provvedimento hanno espresso critiche e riserve al provvedimento stesso; più di un componente della maggioranza che ha presentato la proposta di indulto ha addirittura detto che la legge è stata un'espressione di volontà del Parlamento, tirandosi fuori dalla paternità solidale di una coalizione politica.

Siamo all'assurdo, alla schizofrenia: il lobo di destra del cervello si dissocia dal lobo di sinistra. Ecco chi ci governa.

Prima delle elezioni avevano faticosamente trovato un accordo su un programma di duecento pagine per le cose da fare nei cinque anni di legislatura. Forse avevano scelto il menù ma non deciso chi avrebbe pagato il conto.

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10 novembre 2006

Corso # 29 # Toddi

Toddi è un altro personaggio del '900. Prolifico e poliedrico scrittore assai in voga morì, all'improvviso e prematuramente, negli anni '50. Titolare fin dal 1910 della cattedra di giapponese e incaricato della cattedra di cinese all'Istituto orientale superiore di Napoli, libero docente alla Facoltà di giurisprudenza dell'università degli studi di Roma, il 21 marzo (equinozio di primavera) del 1943 aveva fondato, presso la Guaita del Monte Titano, la Scuola del benessere integrale, una specie di associazione per divulgare "dottrine e tecniche" orientali corrette ed integrate dalla visione occidentale. Dopo la sua morte la scuola si dissolse ma i suoi ammaestramenti furono assorbiti da cultori, sia seri che ciarlatani, di esoterismo e scienze dell'estremo oriente. Fu il più grande conoscitore della lingua, religione, filosofia e vita del mondo nippo-cinese, tanto che l'allora imperatore del Giappone Hirohito lo proclamò, con atto solenne, imparentato alla casa regnante; il massimo riconoscimento, non solo per uno straniero ma anche per un giapponese.

Toddi è lo pseudonimo del conte Pietro Silvio Rivetta di Solonghello, la casa patrizia è ubicata a Roma, nei pressi di piazza del Popolo, vicino al fiume Tevere. Nato nel 1886, sino al decesso, avvenuto nel 1952, svolse lezioni, conferenze, trasmissioni radiofoniche e pubblicò libri ed articoli, sciorinando tutto lo scibile possibile in uno stile ineguagliabile, denso di dotte citazioni a trecentosessanta gradi. Fu un fecondo divulgatore di proverbi, aforismi, provocazioni ed epigrammi. Giornalista, diresse il settimanale La Tribuna Illustrata e Il Travaso delle idee, il giornale satirico di Guasta.

Centinaia e forse di più i libri, sull'estremo oriente (da Chronologia Japonica del 1906 a Nippongo gaikan: tavole sinottiche della lingua nipponica del 1943), la lingua latina (Guida per la versione automatica dal latino, 1945), il francese (Guida per la lingua francese viva, parlata e scritta, 1936), l'italiano (da Avventure e disavventure delle parole: bizzarrie e curiosità linguistiche del1936 a Grammatica rivoluzionaria e ragionata della lingua italiana, e di orientamento per lo studio delle lingue straniere del1946), il greco (Che bella lingua, il greco!, 1940), la matematica (I numeri, questi simpaticoni, 1945), la geografia (Itinerari bizzarri: curiosità italiche, 1934), la storia (Il viaggio di nozze di re Alboino: viaggiatori ed interviste fuori tempo, 1941), romanzi (Validità giorni dieci, 1945), curiosità (La felicità col manico, 1938), igiene (Apri la bocca e chiudi gli occhi, 1928), novelle (Zero in amore, 1934), consigli (da Il carciofo bisestile del 1928 a Synetikon, il mastice per il buonumore familiare del 1935) e per la felicità in questo mondo e nell'altro (sottotitolo del manuale in due volumi Geometria della realtà ed inesistenza della morte, 1946); solo per citare degli esempi. Nel 1921 mise in scena "L'isola scomparsa" con Vera Ravic e Carlo Gualandri.

Dalla dispensa del corso, svolto all'università di Roma nell'anno accademico 1948-49 (edizioni Ateneo), riportiamo un riquadro collocato nell'ultima pagina, accanto all'indice:
L'armonia tra spirito e materia e lo studio ordinato dei principi fondamentali cui tutto l'insegnamento si ispira, porteranno a considerare da un punto di vista nuovo ed insospettato l'Universo, la vita, gli eventi e la propria funzione nel Cosmo.
Questo progresso verso la comprensione del senso del mondo, e quindi delle vie per il massimo rendimento conduce a quella maturità psicofisica di 1° grado in cui è possibile intendere, assimilare ed usare la formula o chiave della Scuola per il benessere integrale.
Tale formula o chiave non ha nulla di arcano: congegnata a somiglianza dei più efficaci tamantra o yantra dello yoga indiano e secondo le norme pratiche delle altre tecniche asiatiche (Zen e judo giapponesi, dottrine tibetane, tradizioni delle antiche scuole italiche) è uno strumento per il maggior rendimento dell'organismo umano (anima+corpo), sia ai fini della conoscenza più profonda, dello sviluppo dell'intelligenza e dei sentimenti, sia per influenzare a nostro vantaggio gli eventi.

In codesto breve ricordo prenderemo spunti relativi all'influenza del "caso" (che ha una sua logica) e all'ottica per vedere la realtà veramente com'è. Ma per dare un'idea del personaggio non possiamo fare a meno di citare qualche testimonianza:
Il tumore constatato radiograficamente e palpabile all'esterno è effettivamente scomparso. dott. Adriano Polacco, radiografia del 6 ottobre 1944.
Quest'estate mi profetizzasti ciò che era assolutamente impossibile e cioè che, per i primi di novembre [...] Mezzora fa di questa mattina, 31 ottobre 1941, ho avuto partecipazione ufficiale che la tua profezia si è avverata. L'affetto e l'amicizia ti hanno fatto chiaroveggente, oppure è questa una manifestazione di qualche arcana facoltà, oppure hai fatto un patto col diavolo? ing. G. d. F.
Osservo in me uno stato di maggiore serenità, un'accentuata possibilità di autocontrollo ed una tendenza a sottovalutare elementi prima considerati di maggiore importanza, mentre per converso attualmente attribuisco più valore a cose per l'addietro ritenute secondarie. 9 febbraio 1949 A. C.

Le sue lezioni e la sua scuola non avevano nulla di esoterico, misterioso, fantasioso ma erano conversazioni di una estrema semplicità sulle cose di questo mondo. Ricercava l'equilibrio fra due metodi, uno asiatico e l'altro occidentale. Le concezioni asiatiche erano utilizzate per liberare i preconcetti occidentali moderni (i pregiudizi), senza togliere nulla al realismo e all'obiettività occidentale che non si accontenta della conoscenza per pura intuizione. Ecco le norme cui dovevano attenersi i partecipanti alle riunioni della scuola, norme che dovrebbero essere universali e valide per qualsiasi riunione, dal condominio ai dibattiti parlamentari:
L'argomento fondamentale non deve essere abbandonato per deviare in trattazioni secondarie. Ogni riunione deve "concludersi" con la "conclusione" in merito al tema prefisso. La discussione deve essere immediatamente troncata non appena assuma un carattere personale o un tono polemico o acido o comunque non sereno, poi che ciò è deleterio sia ai fini della riunione che per il danno psicofisico dei partecipanti.
Il pronome io va evitato il più possibile, anche se non espresso in forma direttamente o indirettamente elogiativa o autorevole. E' lecito esprimere in prima persona soltanto le intenzioni e promesse di compiere qualcosa di utile per gli altri.

copertina libroE' impossibile sintetizzare in poche pagine gli ammaestramenti di Toddi e del suo pensiero, forse ancora non l'abbiamo compresi noi stessi. Riportiamo da Il benessere integrale edito da De Carlo, Roma 1946, degli spunti utili ai demodossaloghi per accostarsi ad una visione filosofica diversa.

Un percorso comune
Tutto ciò che vive si alimenta di luce solare. Anche noi uomini ci nutriamo di sole. Noi ci cibiamo di raggi solari, nel senso cioè che non li introduciamo direttamente nel nostro organismo: ma nell'energia solare è la fonte originale di ogni nostra vitale energia, cioè della vita fisica, connessa indissolubilmente con quella spirituale.
[...] L'uomo, e persino gli animali esclusivamente carnivori sono tutti indirettamente erbivori: il cibo vegetale, assimilato dagli erbivori, passa per il tramite della loro carne ad essere assimilato dai carnivori che se ne nutrono.
[...] E si spiega anche perché, per intuito e per rivelazione, ossia molti millenni prima che la scienza rivelasse la funzione fotosintetica della clorofilla e l'utilizzazione provvidenziale dei raggi solari, gli uomini si siano rivolti con venerazione e gratitudine verso "lo ministro maggior della natura" (Dante, Paradiso) il sole, facendone oggetto di culto in molte religioni [...]

schema della vitaLa vita è attività di scambio con l'ambiente: lo è nell'ameba, animaletto unicellulare [...] Man mano che saliamo nella scala zoologica, gli organismi diventano più complessi [...]
[...] la scrittura sacra egizia ha graficamente caratterizzato il grano con la crux ansata, ossia con il geroglifico che è simbolo della vita: con ciò è stata più esatta e completa della moderna analisi scientifica [...] Da Anassagora, il quale pensava che si potesse vivere di solo pane "perché nel pane vi sono particelle di ossa, di carne, di nervi", ventidue secoli dovranno passare prima che I. B. Beccari (1728) riconosca che possono nei vegetali, e quindi nella farina di frumento, riscontrarsi quelle particelle che costituiscono la carne, o per lo meno che siano della stessa natura della carne. [...]
[...] già nel 1668 il chimico e fisiologo londinese John Mayow affermava che nell'aria, e come entità distinta da questa, esistesse uno spiritus nitro-aereus [...] o ch'i, o pràna, o winyan [Ndr: secondo varie concezioni orientali]: una realtà altrettanto concreta quanto l'aria e l'ossigeno che ad esso servono da veicolo [...] Tutto ciò che vive respira. Respiran le piante, e non con le sole foglie ma tutte insieme, e persino per le radici affondate nel terreno. Respirano gli esseri unicellulari [...] la rete respiratoria di alcuni insetti invade tutto il loro corpo. Man mano che si sale nella scala zoologica si riscontra un apparato respiratorio sempre più distinto e localizzato.

disegno di ondeOggettive misurazioni
[...] Due sistemi di onde [Ndr: in fisica acustica] sovrapponendosi possono dare i risultati più diversi. Consideriamo il caso più semplice (raffigurato nello schema) di due ondulazioni "a" e "b" di uguale curva di oscillazione (lunghezza d'onda):
  • I. Se due oscillazioni sono sincrone avremo la coincidenza dei nodi e dei ventri: quindi la somma (c) sarà data dalle due oscillazioni (a + b = c);
  • II. Se le oscillazioni saranno sfasate di un quarto di semionda l'una rispetto all'altra il risultato (c') sarà meno redditizio;
  • III. Se lo sfasamento sarà di un quarto di periodo (equivalente a mezza semionda) esse si troveranno in opposizione di fase annullandosi a vicenda (c'' = 0);
  • IV. Irregolarissimo, infine, sarà il risultato (c''') allorchè i due sistemi di onde siano non solo sfasati ma anche diversi per lunghezza.

lettere dell'alfabetoIl grafico è la forma moderna e sintetica di cui si serve la scienza per esporre in forma metrica evidente l'andamento di un fenomeno: ed un grafico si ottiene automaticamente quando una punta scrivente su una superficie mobile [Ndr: elettrocardiogramma, sismogramma, ecc.] sia disposta in modo da avere i suoi movimenti connessi e proporzionali con le variazioni dei fenomeni da registrare [...] La nostra mano, scrivendo, traccia un grafico il quale non esprime soltanto ciò che le parole scritte significano linguisticamente: esso è influenzato dalla personalità dello scrivente [...] Per diventare alfabetica la scrittura geroglifica originaria ha subito una lunga evoluzione [...] Soltanto nell'alfabeto di Grecia e di Roma le lettere assumono prevalentemente una forma tale che, costruite in materia solida [Ndr: si pensi alle monumentali costruzioni], potrebbero reggersi in piedi [...] Non solo ma la gran maggioranza di esse risponde ad una norma di simmetria:
  • duplice, cioè verticale ed orizzontale ( H, I, O, X);
  • solo verticale (A, V, T, U, ecc.);
  • solo orizzontale (B, C, D,E, K);
  • rotatoria (N, S, Z).

forme pentagonaliArmonia universale
Nella Natura troviamo le norme fondamentali per ben regolare le nostre attività: nella Natura le leggi della perfetta armonia, le quali non limitano la nostra libertà individuale, ma anzi le danno la possibilità del massimo rendimento [...] Non vi sono due foglie di edera o di platano uguali fra loro, ma perché ciascuna di esse sia una foglia di edera o di platano è necessario che sia foggiata secondo un determinatissimo schema [...] che tende alla forma pentagonale. Che nel pentagono fossero prodigiose leggi di armonia [Ndr: Washington D. C., la capitale degli Usa, è stata edificata su schemi massonici] lo intuirono i liutai, utilizzando l'armonia geometrica del pentagramma come figura base sin nei più minuti particolari, per ricavarne strumenti atti a riprodurre altre armonie fisiche: quelle dei suoni, strettamente dipendenti dall'armonia delle forme. Non vi sono due violini esattamente identici fra loro, ma in ogni violino la struttura rispetta queste fondamentali norme di proporzioni auree delle dimensioni [...]

[...] alla luce solare, nella quale sono tutti i colori [...] Se in essa mancasse uno dei tre colori fondamentali (rosso, giallo, azzurro) noi non avremmo la ricca e completa gamma cromatica [...] l'aranciato ha un numero di vibrazioni intermedio tra quello del rosso e quello del giallo; parimenti il verde è, per numero di vibrazioni, intermedio tra il giallo e l'azzurro; la composizione dell'azzurro e del rosso produce il violetto, ma questo ha un numero di vibrazioni che supera tutte le altre: raggiunge, anzi, il limite delle ondulazioni percepibili, oltre il quale è l'ultravioletto.

illusione di poggendorffPassiamo, ora, a sintetizzare e commentare qualche pagina di un altro libro: Geometria della realtà ed inesistenza della morte, De Carlo editore, Roma 1947:
[...] Le illusioni più facilmente controllabili sono quelle ottiche [...] il segmento obliquo di destra appare come la prosecuzione del segmento sinistro superiore, mentre lo è invece di quello inferiore [...]

E' sufficiente porre un righello su un segmento per constatare la verità dell'affermazione sopra riportata, ma noi siamo circondati da illusioni (e non soltanto ottiche) dei nostri sensi e della nostra mente tali che, il più delle volte, neppure ce ne accorgiamo. L'illusione più macroscopica è il cosiddetto percorso del sole, quella più difficile è percepire gli errori di giudizio, in quanto non possono essere verificati con strumenti scientifici.

[...] Quello che percepiamo come presente è una piccola porzione del passato [...] Rappresentiamo il tempo con una retta divisa in due (passato e futuro) da un punto che non ha dimensione: esso rappresenta la separazione delle due semi-rette (passato/futuro) le quali in quel punto sono a contatto [...]

Il presente è quel punto, ma nel momento stesso che diciamo presente già siamo entrati nel futuro, lasciandoci alle spalle il puntino di congiunzione che si sposta continuamente in avanti di pari passo col nostro pensiero e vissuto. Quindi la costruzione del futuro altro non è che il proseguimento del passato mentre l'oggi è un punto di congiunzione (nella storia, nell'economia, nella scienza, nelle ideologie, nelle tradizioni, ecc.).

[...] Energia e materia sarebbero dunque soltanto due aspetti diversi: fra loro non vi sarebbe che una pura differenza di forma di vibrazione (circolare o rettilinea) e di velocità: la tendenza della fisica moderna è di risolvere l'intero universo materiale in onde e nient'altro che onde; ma come concepire onde e velocità senza qualcosa che vibri o corra? Oltre i limiti del pensabile sono questi fenomeni ondulatori senza realtà fisica [Ndr: tuttora ancora non percepibili strumentalmente] pure e semplici onde di probabilità [...]

Se tutto è vibrazione ondulatoria (circolare o rettilinea), rappresentata nel logo della Sidd da un'ellisse, che si propaga nello spazio e nel tempo, i cicli (storici, economici, biologici, ecc.) - generati dalle onde prima accennate nelle oggettività parallele e resi visibili con la curva di Gauss (puntata n. 25) - potrebbero essere a fondamento della realtà.
[...] E' ormai indubbio che la vibrazione sia dovunque: che, anzi, essa sia l'unica cosa realmente percepibile direttamente o indirettamente, in quanto tutti i nostri sensi non possono essere stimolati se non da una vibrazione, un movimento, un mutamento, ossia un divenire. Noi siamo immersi in un mondo di onde [...] Ogni fenomeno non è che movimento, vibrazione, periodo. E' periodo persino quello dei corpi celesti, ciascuno dei quali ha un suo ciclo [...] Per etimologia, "fenomeno" non è quel che accade, ma quel che appare, quel che si mostra: da phàinomai, passivo di phàinò (io vedere). Il fenomeno, per il fatto stesso che esso cade sotto i nostri sensi, è appunto l'apparente, il temporaneo, il passaggio da un determinato stato ad un altro, il moto, esprimibile con una derivata. Come la derivata differisce dalla funzione, così il fenomeno differisce dalla sostanziale realtà delle cose, delle quali rivela soltanto il divenire: dietro questo bisogna ricercare ciò che è sostanziale, permanente: non ciò che si mostra, ma ciò che è [...]

Se è opportuno ricercare "ciò che è" nei fenomeni fisici, che si presume siano alieni da mistificazioni soggettive, sarà quanto mai necessario andare alla sostanza dei fenomeni messi in moto, direttamente o indirettamente, dagli umani: troppo legati a percezioni soggettive, interessi materiali e psicologici, ecc. A questa problematica rispose il IX Convegno nazionale dei demodossaloghi, svoltosi a Roccasecca dei Volsci (Latina) nel 2003, riprendendo le indicazioni di Toddi tese a "renderci conto di ciò che è essenziale e di ciò che, invece, è secondario, per esaminare cose ed eventi da un punto di vista diverso da quello abituale e che non può più soddisfarci". Un tema che avrebbe dovuto interessare la rappresentanza accademica dei sociologi ma che, ancora una volta, non fu da essi capito oppure volutamente ignorato, perpetuando la messa al bando di Toddi e della stessa demodossalogia.
[...] Ciò che avvenne può aver lasciato tracce le quali documentino insufficientemente l'accaduto, o addirittura lo falsino: le testimonianze materiali o umane possono concorrere tutte a nascondere o alterare la verità di un evento, sì che sia impossibile ricostruirlo, o che tutto cooperi a che la nostra conoscenza possa essere erronea. Noi sappiamo e sentiamo che non questa è la verità, ma quella immutabile che persiste così come avvenne, e che nulla può mutare: che la verità, insomma, implica la persistenza del fatto stesso [...]

Un evento, accaduto in passato, lo ricostruiamo attraverso le modificazioni che ha generato; così come un evento che accadrà in futuro lo intravediamo dallo stato delle cose presenti. Tra passato e futuro c'è un legame indissolubile che ruota intorno a oggettività persistenti in quanto emanazione di fenomeni naturali, cioè comuni a tutto ciò che respira (animale o vegetale); compito del ricercatore è quello di sfrondare l'effimero dall'essenziale per soffermarsi sui fenomeni ripetitivi, quelli che David Hume ha indicato come associazione abituale (puntata n.18).

Per finire, dal romanzo Validità giorni dieci (sesta edizione 1945, De Carlo editore), ricaviamo in modo esemplificativo e lampante come, nella vita di tutti i giorni, occorre affidarsi al destino, cioè alla successione degli eventi così come si presentano, poichè essendo l'Universo armonia, alla fine tutte le cose vanno al loro posto. Una filosofia che trae alimento dalla stretta connessione tra passato e futuro, regolato da costanti (K) protese verso un divenire armonico (+) (-) tendente all'equilibrio; cioè ogni evento si colloca nella sua casella. L'apporto della volontà umana per modificare o influenzare l'evento stesso può soltanto accelerare o ritardare l'apparenza del fenomeno ma non la sua realtà. Ma gli umani vivono di apparenza: cioè di convenzioni, riti, leggi, rappresentazioni, percezioni, emozioni, ecc.!

08 novembre 2006

Effemeridi # La fine dei radicali

Il partito radicale, risorto più volte dalle ceneri, non ha più spazio nell'attuale epoca politica. Anch'esso è un figlio della prima repubblica, l'ultimo dei sopravvissuti. Finirà il partito ma non l'idea laica e libertaria che, nel frattempo, è penetrata ed ha germogliato nelle altre formazioni politiche.

L'attivismo di Daniele Capezzone (foto di Christina Sponza), pungolatore critico del governo Prodi, stava togliendo visibilità ai verdi e all'estrema sinistra. Per riaffermare l'aderenza alle battaglie laiche, contrastate dalle gerarchie della Chiesa, i leader di sinistra, quasi tutti oggi assisi su poltrone istituzionali e pertanto spostatisi a destra, poiché ogni istituzione è - per sua natura - conservatrice, scendono in piazza per dimostrare di essere ancora legati alla base che li ha eletti e rilasciano dichiarazioni destinate a lasciare il tempo che trovano, cioè il nulla. Cosa non si fa per un pugno di voti utile a mantenere la poltrona!

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07 novembre 2006

Effemeridi # Fare politica

Il concetto di politica è cambiato. Trent'anni orsono sia la Dc che il Pci, per non parlare delle tre organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, avevano ciascuno un centro studi nazionale ove venivano preparati i futuri dirigenti. Oltre alla storia del proprio movimento politico, dei primi leader, della situazione politica ed economica internazionale, si approfondiva lo studio della Costituzione, delle leggi giuridiche ed economiche più importanti, e così via. I centri studi furono chiusi, si disse per il costo elevato.

In quei centri studi avevano insegnato uomini di valore e ne uscirono politici di tutto rispetto.

Oggi assistiamo a personaggi che fanno politica nei partiti o nei sindacati che partecipano a riunioni ove si concordano programmi e bilanci economici - che approvano - salvo poi a manifestare in piazza o sui giornali la loro contrarietà a quanto da loro approvato. A loro giustificazione dicono che non avevano letto o avuto il testo definitivo, recante la propria firma. O lo hanno siglato senza capirlo?

Far politica non vuol dire essere intervistati dai mass-media, avere l'auto con l'autista, le guardie del corpo e una folta segreteria, lasciando ai tecnici degli uffici l'esame delle leggi e dei provvedimenti in itinere. Far politica vuol dire progettare, cioè scegliere, non il meglio che è sempre impossibile ma il più compatibile nel rapporto bisogni-risorse, aspirazioni e realizzazioni.

Questo hanno fatto quei politici che oggi ancora vengono ricordati e che hanno meritato un posto nella storia!

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06 novembre 2006

Effemeridi # Emergenza a Napoli

La scorsa settimana abbiamo assistito ad un capolavoro di ingegneria politica.

Dato che in una settimana il numero dei morti ammazzati per cause imputabili a fenomeni delinquenziali aveva superato la tolleranza e che il presidente della Repubblica (Napolitano di nome, di nascita e di tradizione) se ne era rattristato, il governo è subito intervenuto. Sarebbe intervenuto ugualmente se il presidente della Repubblica non fosse stato napoletano?

Il presidente del Consiglio dei ministri, Romano Prodi, è andato ad annunciare che la città non sarebbe stata lasciata sola e che il governo avrebbe preso provvedimenti. Il giorno dopo il ministro degli Interni, Giuliano Amato, ha presentato il piano anticrimine del governo: mille uomini di polizia in più, di cui quattrocento specializzati in blitz che avranno base operativa a Napoli e raggio d'azione in tutta Italia; altre auto e apparecchi di videosorveglianza.

Sino a venticinque anni orsono si diceva: se scoppia un problema che infastidisce i guidatori si indice una bella conferenza e si fanno parlare coloro che mugugnano, alla fine dei lavori le mosche cocchiere ritorneranno in sede soddisfatte per aver esposto i problemi e del caso, per qualche anno, non se ne parlerà più.

Se è difficile spostare seicento tra agenti e guardie di finanza, da prelevare dalle varie sedi sparse in Italia, poiché sono impensabili nuovi reclutamenti, è ancor più difficile attrezzare velocemente una palazzina con apparecchiature tecnologiche ed alloggiamenti per le quattrocento teste di cuoio. Vi sono problemi familiari, di carriera ed ubicazione moltiplicati per mille: se ne rendono conto?

Immaginate dei poliziotti veneti o piemontesi di ronda nei vicoli o dediti ad un'opera di intelligence, in una città e dialetto che non conoscono ed una parte della popolazione che gli è ostile?

Mafia, camorra, partiti, sindacati, massoneria, chiesa, ecc. sono istituzioni (organizzazioni secolari gerarchizzate e ramificate nel territorio per raggiungere determinati scopi): divergono le finalità, le motivazioni di aderenza e il rispetto delle leggi dello stato e della vita umana.

Le istituzioni non sono fenomeni sociali passeggeri od occasionali, sono simboli radicati nella cultura e nella storia. Per colpire le istituzioni divergenti (mafia e camorra) occorrono leggi apposite in quanto devono incidere anzitutto su concetti e rappresentazioni culturali; oltretutto sono organizzazioni che non si sradicano in pochi anni, proprio perché agiscono su un substrato culturale.

Nel fare cultura conta molto l'immaginario, sia in senso positivo che negativo. Vedere gli uomini che rappresentano le istituzioni statali circondati a protezione da guardie del corpo non è un segnale positivo. Traccia un solco tra chi comanda e chi ubbidisce, esattamente come avviene tra il capomafia, i suoi affiliati e la gente che paga il pizzo.

Non è un caso che nell'area scandinava i rappresentanti delle istituzioni girano soli nelle città fermandosi a chiacchierare con il droghiere, la massaia o il netturbino. Inoltre essendo paesi a maggioranza protestante non esiste l'etica del "volemose bene" ma quella del "comportati bene", con punizioni severe. Ad onor del vero, incide anche il fatto che nei paesi freddi si gira poco per le strade e si sta nei locali, più facili da sorvegliare.

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03 novembre 2006

Effemeridi # L'alluvione di Firenze

Il 4 novembre di quaranta anni orsono la città di Firenze venne invasa dalle acque del fiume Arno. Fu un disastro, in questi giorni giornali e tv ci hanno ricordato la tragedia.

Da buoni demodossaloghi siamo andati a cercare dei precedenti, i più lontani possibili, in omaggio al postulato che un effetto (in questo caso l'alluvione) ha origine da una causa, che a sua volta è effetto della precedente causa, e così via (si veda il post sull'ambiente demodossalogico).

prima pagina della gazzetta di firenzeIl supplemento alla Gazzetta di Firenze di sabato 25 novembre 1844 ci dà notizia della:
[...] piena, superiore di tre braccia a quella del 1839, incominciò ad allagare la città verso le 7 della mattina del 3 corrente, entrando le acque con impeto di fiume per le porte di S. Nicolò e della Croce, e traboccando dai parapetti delle sponde, o dalle finestre terrene delle case a ridosso del fiume a destra e sinistra; e giunse al suo colmo verso le 10 antimeridiane, elevandosi più di tre braccia sulla soglia della Porta alla Croce, e circa due su quella della Porta di Prato. Durò l'inondazione tutto il 3, e il giorno dopo in alcuni luoghi [...] persistettero fin oltre il dì 9 [...]

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02 novembre 2006

Effemeridi # Ridiamoci sopra

  • I dati sull'evasione tributaria in Italia hanno oltrapassato i limiti della tolleranza. Il governo ha solennemente affermato che combatterà l'evasione contributiva con ogni mezzo ed apposite norme di legge. Coloro che non denunciano redditi sarebbero milioni: perlopiù pensionati, contadini, domestiche, disoccupati, invalidi, ecc. Non denunciano perchè esentati in quanto sotto il reddito minimo. Tassando anche i redditi sotto gli ottomila euro annui, 4/5 milioni di evasori-esenti, oggi sconosciuti all'anagrafe, sarebbero costretti a compilare il modello 730 facendo così affiorare coloro che sinora ancora risultano sconosciuti al fisco; e quindi evasori. Tanto si sa, visto che in mezzo ci sono anche i contadini, già sappiamo da che parte il ravanello si dirigerà. Il fisco potrà sciorinare migliaia di nuovi contribuenti e sbandierare l'efficienza degli uffici ed il successo della lotta all'evasione, con buona pace per i grandi redditi.
  • A Napoli la criminalità ha raggiunto vertici insostenibili. Il sindaco Rosa Russo Iervolino ha esternato: hanno rapinato anche mia figlia!
  • Se in Italia le nuove coppie non trovano case in affitto ad equo canone la colpa sarebbe degli immigrati. Ed è sempre colpa degli immigrati la storica crisi degli alloggi in affitto, a fronte di migliaia di appartamenti vuoti altrettante famiglie invocano provvedimenti dai comuni. Per un appartamentino di due camere in periferia, che al massimo può essere affittato a mille euro al mese, il proprietario lo cede a sei immigrati che verseranno, come minimo, trecento euro l'uno, quindi un totale di milleottocento euro (quasi il doppio) oltretutto in nero. L'ingordigia del guadagno spinge i proprietari a preferire gli immigrati ai connazionali, salvo poi ad accusarli di ogni nefandezza. E dicono che il mercato degli affitti è in crisi!
  • I cosiddetti Co.co.co. non hanno portato gli effetti sperati. Pertanto verranno riformati: si chiameranno chic.chi.ri.chi.
  • Non è vero che in Italia manca il lavoro, sarebbero i giovani che non vogliono lavorare. Ci sono più di un milione di posti come inservienti in cucina, raccoglitori di pomodori, manovali nei cantieri, ecc. occupati da immigrati, senza coperture assicurative e previdenziali, senza tutela negli orari di lavoro, sottopagati ed esposti a vari rischi. Posti occupati in nero dagli immigrati perché disertati dagli italiani, quindi il lavoro c'è argomentano.

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