dEMODOSSALOGIA E oPINIONE pUBBLICA

30 dicembre 2006

Corso # 34 # L'indagine demodossalogica

Se, con una prefissata cadenza di tempo, che può, per esempio, essere mensile, o settimanale o giornaliera o minuto per minuto, registrassimo dei valori o quantità potremmo monitorare l'andamento di quanto sotto controllo, nei tempi prefissati, per constatarne le variazioni (se ci sono) o la misura delle discordanze.
grafico sistema
Essendo convinti dell'esistenza di comuni leggi o costanti K adattiamo lo sviluppo di due coordinate cartesiane, servite per una sperimentazione fisica, in funzione della spiegazione demodossalogica.

Nella coordinata A noteremo:
  • una parte tratteggiata in rosso ove l'oscillazione della media si mantiene prevalentemente sopra la riga nera di mezzo indicata con la M;
  • una parte tratteggiata in verde ove l'oscillazione della media si mantiene sotto la riga nera (M) di cui sopra;
  • le medie semplici dei due tratteggiati rosso e verde sono date dai valori riscontrati nei tempi t1, t2, t3, tn... dell'ascissa x in corrispondenza dell'ordinata y;
  • la sola parte rossa avrà una sua media, che poniamo essere uguale a 10, la parte verde avrà come media 20;
  • l'insieme della parte rossa più la parte verde avranno una diversa media, ipotizzata 15 per comodità di esplicitazione;
  • proseguendo nelle rilevazioni la media (M) dei valori o quantità cambierà in corrispondenza dei nuovi dati raccolti;
  • l'oscillazione tendente con persistenza verso il basso (min = area di rischio) si allontana sempre più dalla linea mediana M modificando la media dei dati precedentemente raccolti;
  • la M ( media) espressa nell'ultima rilevazione (tempo presente) sarà la sola ipotesi accettabile (in quanto basata su dati raccolti oggettivamente) per individuare il trend; per cui la media del tempo presente coincide con l'ipotesi nel tempo futuro.
Le differenze tra le coordinate A e B fanno notare quanto segue:
  • più rilevazioni si avranno nell'arco di tempo e maggiore sarà l'approssimazione nella previsione del trend;
  • un'oscillazione altalenante in modo vistoso nelle punte di massima "c" e minima "v" lungo l'asse dell'ordinata y è pur sempre da considerarsi regolare nel suo percorso (coordinata B); infatti i valori o quantità tendenti sia verso l'alto (la cresta c) che il basso (ventre o gola v) pressapoco si equivalgono per cui il "sistema" rimane stabile, cioè subisce alterazioni minime accettabili;
  • oscillazioni che superano consecutivamente più volte (coordinata A) le linee di massima o di minima entrano nella cosiddetta area di rischio predisponendo il sistema all'instabilità, cioè al cambiamento di stato.
Lo schema originale delle due coordinate sopra disegnate, che è tratto da una reale sperimentazione fisica di laboratorio, recita quanto segue:
Il livello di accettabilità del rischio, equivalente alla stabilità di un sistema fisico, si ha quando l'oscillazione tra la cresta ed il ventre (o gola) ha valori minori o uguali sia nel campo positivo che negativo con le lunghezze d'onda omogenee e l'ampiezza complessivamente stabile.

Ancorando le nostre valutazioni (sul sistema sociale) alle valutazioni oggettive del sistema fisico (riscaldamento dei metalli, conducibilità termica o elettrica, resistenza alle forze, ecc.) poniamo le rilevazioni dell'indagine demodossalogica al riparo da interpretazioni basate su apparenze od opinioni (pregiudizi) del ricercatore per affidarci alla casistica dei numeri (statistica), cioè ad una realtà che spesso non intravediamo. Pertanto il primo compito del demodossalogo è quello di tradurre in tabelle statistiche i dati raccolti; solo successivamente calcolando l'affiorante (se rilevata) tendenza del distacco dalla media si potrà valutare la tendenza dell'opinione rilevata rispetto alle altre e alla sua collocazione nell'ambiente (puzzle). Tanto più è vicino un cambiamento sociale (o d'opinione) quanto più la media statistica dei casi rilevati (M) divergerà dalla media calcolata nei tempi passati.

Stabilite le modalità di calcolo dei trend occorre ora fare un passo indietro per valutare l'attendibilità dei casi rilevati da inserire nella casistica.

Nei sondaggi o rilevamenti campionari d'opinione non è certo che identiche risposte da parte di un pubblico, ad un quesito dell'intervistatore, sottendano identiche valutazioni, giudizi e percezioni. Ogni soggetto intervistato, anche quello che fa parte di un pubblico specifico (come, ad esempio, gli spettatori di un programma televisivo o i votanti di una formazione politica), ha una sua cultura, un ambiente familiare, un'attività lavorativa e persino una costituzione fisica che lo differenzia da un altro soggetto. Pertanto le risposte faranno riferimento anche al proprio immaginario, non necessariamente coincidente con l'immaginario degli altri. Un noto docente, specializzato nei sondaggi, usa far attribuire dagli intervistati un voto da 1 a 10, invece delle indicazioni sufficiente/insufficiente, molto/poco, e così via. E' una tecnica che coglie bene le grandi differenze (4 contrapposto a 8) ma non le minime. Per esempio, il voto 5 non indica se l'intervistato ha una propensione verso il 4 o il 6; è una risposta non interpretabile e quindi non valida. Con la scelta sufficiente oppure insufficiente la risposta è netta e non si presta ad equivoci. Tutti auspicano la pace, la fratellanza umana e il benessere per tutti, ma scendendo sul pratico si aprono differenze tra coloro che sono favorevoli alla Palestina e coloro che propendono per Israele e, in seno alla Palestina, tra i favorevoli ad un accordo lasciando i confini come sono e quanti rivendicano la liberazione anche dei vecchi territori occupati, e così via.

Prendiamo in esame la tabella "Gli elementi della comunicazione", proposta da G. Cecere in una sua tesina demodossalogica, ricalcando l'elaborazione di P. Meazzini:
Gli elementi della comunicazione

E = Emittente (fonte delle informazioni)

D = Destinatario (chi riceve le informazioni)

M = Messaggio (le informazioni inviate dall'emittente al destinatario)

C = Canale (il mezzo di comunicazione mediante il quale le informazioni giungono dall'emittente al destinatario)

cod = codificazione (processo mediante il quale l'emittente trasforma le informazioni in simboli)

dec = decodificazione (processo mediante il quale il destinatario trasforma i simboli in informazioni)

Con = Contesto (situazione in cui si verifica la comunicazione)

Fonti:
G. Cecere, La metodologia per la ricerca delle effemeridi, 1987 (tesina);
P. Meazzini, La lettura: i prerequisiti, 1986 Learning Press;
P. Meazzini, La comunicazione interpersonale, 1985 (ciclostilato);
J. Ajuriguerra e M. Anzias, Le funzioni culturali della scrittura e le condizioni dello sviluppo; della scrittura nel bambino, 1984 Learnig Press;
T. C. Barret, The evalutation of children's reading achievement. Perspectives in reading, 1967 (sul numero 8 di International Reading Association).

Soffermiamoci sugli elementi: l'emittente, il destinatario, la codificazione/decodificazione e il contesto. Sul periodico Scienza e Tecnica (dell'ottobre 1996) abbiamo sostenuto che:
[...] l'emittente ed il ricevente a volte non sono sullo stesso piano: una cosa è la chiacchiera tra due massaie e il discorso tra due filosofi, un'altra la conversazione tra filosofo e massaia o un articolo tecnico-scientifico per un estraneo alla materia. Tra un fisico nucleare e un contadino che ha visto la distruzione dei suoi raccolti saranno diversi anche gli interessi: il primo ricercherà le cause dell'inquinamento, il secondo a chi attribuire il danno.
Nello scambio di notizie ed opinioni la codificazione/decodificazione da parte dei soggetti interessati all'argomento riflette la cultura dell'emittente e del ricevente, ma anche le attese, gli interessi ed i bisogni dei singoli soggetti nonché l'ambiente in cui avviene la comunicazione.
La banale frase "domani sarà una brutta giornata" può avere diverse interpretazioni: per lo studente sarà riferita all'annunciata interrogazione, per il postino alle previsioni meteorologiche, per l'operatore di borsa al mercato dei cambi. Nella trasmissione di una notizia non è estranea, specie nei mass-media, la volontà dell'emittente di influenzare il ricevente per un tornaconto personale (singolo o collettivo) [...]

Vedasi in proposito il post "La fabbrica del consenso".

Ma anche nelle interviste, sia telefoniche che attraverso questionari, a volte affiora la ritrosia degli interpellati nel rispondere secondo verità a domande da loro considerate scabrose, in quanto vanno ad accertare sfere strettamente personali (situazione economica, sesso, malattie, ecc.); oppure la tendenza ad esprimere opinioni su questioni che non conoscono o dare giudizi affrettati. Per questi motivi la inde non raccoglie mai le opinioni attraverso sondaggi ma soltanto mediante interviste libere (non prefissate) basate su poche questioni da accertare. Cioè, intorno a 4/5 domande sviluppa un colloquio teso, anche, ad indagare la personalità del soggetto intervistato. Inoltre le interviste sono svolte, di volta in volta, solo su prederminati pubblici (oggettivi, soggettivi, virtuali, complessi) in funzione del quesito da risolvere. L'omogeneità del pubblico (di consumatori di birra, votanti di un partito, disabili paraplegici, secchioni di un corso di studio, utenti di una linea di trasporto, giocatori di calcio, ecc.) dà sempre risultati confrontabili, abbastanza sicuri e di facile individuazione delle tendenze, risolvendo in questo modo l'attendibilità dei casi da inserire nella casistica (coordinate cartesiane).

Ogni pubblico esprime una sua opinione pubblica che è l'opinione collettiva di quella pluralità di persone che fanno parte e si identificano nel pubblico in oggetto, avendo in comune valori ed aspettative personali che diventano aspirazioni collettive e bisogni. Pertanto l'opinione pubblica (rappresentabile) di un determinato pubblico è coeva, affidabile e già mediata (M) in quanto espressione di una collettività i cui componenti sono pur sempre diversi l'uno dall'altro, per i più svariati motivi: dalle caratteristiche bio-fisiche a quelle culturali o professionali.

Rimane il nodo di come scegliere il campione da intervistare, che è la novità fondamentale della inde (in.dagine de.modossalogica), premesso che la inde indaga l'opinione pubblica (il parere espresso da un determinato agglomerato di persone) e non la sfera privata di soggetti che non interferiscono con altri soggetti. Il fine ultimo è l'opinione della collettività su un dato argomento di interesse comune. Se un pubblico omogeneo (di tifosi di una squadra di calcio o di utenti di una Asl) esprime comuni aspettative nei riguardi dello stesso soggetto, basterà interpellare (come se fosse uno strato campionario dell'universo) un singolo campione di quel pubblico. Ma, dato che la inde non sceglie a caso i campioni da intervistare, il demodossalogo andrà alla ricerca del campione più rappresentativo. E chi può essere più rappresentativo del leader del gruppo?
Nell'ottobre del 1979 a Fiuggi Terme in occasione del convegno internazionale "Sul futuro delle agenzie di stampa nell'Europa dei dieci" ricordammo:
[...] Come dimostrato in alcune ricerche sociologiche, citiamo ad esempio quella di Paul F. Lazarsfeld negli Usa, oltre alle leadership d'opinione verticali sussistono anche i leadership d'opinione orizzontali che recuperano la dimensione microsociologica del piccolo gruppo [Ndr: quello che noi intendiamo per pubblico] salvando l'individuo dalla pressione culturale dei mass media, attraverso la funzione di mediatore tra il mezzo di comunicazione e il gruppo, all'interno di gruppi specifici (sindacati, partiti, organizzazioni in genere, consumatori, comitati di quartiere, ecc.).
Lazarsfeld ha in proposito individuato la connessione ed il rapporto di audience tra l'efficacia di un mezzo e l'esposizione di piccoli gruppi di donne ad una fonte di comunicazione, per quanto riguardava alcuni eventi quotidiani quali le decisioni relative alla moda, all'acquisto di beni di consumo domestico, alla scelta di un film e alla partecipazione agli affari pubblici.
Lo studioso americano confermò con la sua ricerca che "le idee passano più spesso dalla radio e dalla stampa [Ndr: ed oggi dalla televisione] ai leaders d'opinione e quindi da questi ai settori meno attivi della popolazione". Parimenti confermata risultò l'ipotesi dell'esistenza di una leadership orizzontale accanto ad una leadership di tipo verticale, considerata fino ad allora come il flusso prevalente d'influenza [...]

Compito del demodossalogo è quello di individuare ed intervistare il leader orizzontale citato da Lazarsfeld. Dal nostro punto di vista il leader di un pubblico non concide necessariamente con il capo o il personaggio più in vista, ma il più informato: colui che abitualmente, per carattere o professione, ascolta di più le voci del pubblico nel quale condivide valori e bisogni.
Riportiamo dagli atti Leggere la qualità delle comunicazioni:
[...] In una azienda di trasporto prenderemo come campione un utente per ogni linea e fascia oraria prefissata scegliendolo tra quelli che usano il mezzo per motivi di lavoro o altro tutti i giorni. L'indagine sull'ingorgo stradale avrà come oggetto i veicoli e non i conducenti. Le previsioni elettorali o i mutamenti di vertice saranno indagate attraverso il monitoraggio (trend) dei mezzi di comunicazione. Per ottenere informazioni su un frattale a noi sconosciuto oltre alla preventiva documentazione diverremo clienti quotidiani di un determinato bar, barbiere, postino per poi sceglierli come leader, oltre a consultare l'archivio delle pagine locali dei giornali. [...] il campione dovrà essere il leader del pubblico che intendiamo indagare, in quanto tale influenzerà gli altri e ne comprenderà i bisogni e le aspettative (Paul Lazarsfeld). Nelle nostre domande al leader non chiederemo mai il suo parere ma che ci esponga la situazione (l'opinione) del gruppo che rappresenta. Il leader di un gruppo di esploratori ci esporrà la generosità, l'attivismo, la disponibilità dei giovani mentre il capo di una banda di malavitosi esalterà le doti di coraggio, spietatezza, decisionismo degli affiliati. Se vogliamo sapere quali sono le merci più vendute nei supermercati ci rivolgeremo ai direttori dei punti di vendita. In una indagine in una fabbrica ascolteremo il caporeparto. [...]
Se dobbiamo dare il nostro parere sull'installazione di un punto di vendita al centro della città di Roma (per esempio) sconsiglieremo luoghi di ritrovo per giovani (oggi di moda) poiché la nascita di un centro d'aggregazione moderno e pluriservito, anche con parcheggi e linea metropolitana, in periferia convoglierebbe la moda verso tale posto; al contrario dei turisti che in ogni caso, anche a prescindere dai negozi e dagli acquisti, frequenterebbero sempre il centro per le sue vetustà storico-artistiche. Quindi comprendere e delimitare l'oggetto dell'indagine è importante, spesso non lo sanno definire neppure i committenti delle indagini; nell'esempio di sopra l'oggetto è la convenienza ad aprire un'attività commerciale in quel frattale. Una cosa è vendere merci o servizi (attività commerciale), un'altra offrire idee (attività sociale); nel primo caso si offre qualcosa al campione, nel secondo si chiede qualcosa al campione; nel primo caso il pubblico oltre che soggettivo è anche oggettivo (giovane sposa, consumatrice oggettiva in quanto tale ma che sceglie soggettivamente un determinato prodotto) nel secondo è solo soggettivo (aderenza o meno a quella parte politica). Anche se preparata a tavolino da una scaletta di quesiti la inde è un'intervista sotto forma di colloquio amichevole [...]

Ricapitolando, sulla base dell'indagine da svolgere si delimita il frattale ed il pubblico in esame, quindi si individua il campione in seno al pubblico (soggettivo o oggettivo o virtuale o complesso) tenendo presente il grado di attendibilità (puntata n. 31 del corso) dell'interpellato. Nel corso del colloquio, teso ad accertare bisogni, aspettative, valori, episodi di vita vissuta del gruppo in esame (pubblico) e non del campione, si accerta il curriculum dell'intervistato (istruzione, attività sociale, propensioni, ecc.) cercando di cogliere le reticenze, i lapsus e le esagerazioni. Comparando le dichiarazioni del campione con precedenti sue dichiarazioni (scritte o orali) o con similari testimonianze sull'argomento di altri soggetti possiamo monitorare le differenze e le uguaglianze, traendone un giudizio. Citiamo in proposito L'inchiesta demodossalogica sul post-industriale (del 1986) con le oltre quattrocento tra interviste, articoli, saggi e dichiarazioni apparse sulla stampa di noti imprenditori, sindacalisti, studiosi e giornalisti per individuare il trend della società del 2000.

Nel vagliare effemerocriticamente i dati raccolti e comparati è bene avere sempre presente lo schema riportato nella puntata n.32 del corso: in presenza di un evento il pubblico interessato (protagonista) sviluppa un'opinione (pubblica, in quanto manifesta) favorevole (verso) o contraria (contro) al convenuto (il personaggio, il gruppo o un'altra opinione che viene individuata dietro o collegata all'evento in questione), facendone l'oggetto in discussione.

Dalla lezione svolta l'11 gennaio 1980 al corso di Storia del Giornalismo, alla Facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza di Roma, riportiamo quanto segue:
[...] fare una netta distinzione tra i fatti e le valutazioni, mettendo a confronto fra loro almeno due opinioni diametralmente diverse; [...] cercare fra le diverse opinioni i punti in comune per costruire qualcosa [...] pensando al futuro e al sempre più veloce mutamento della tecnica, del vivere sociale e della morale;[...] sapersi destreggiare nella ricerca non della verità ma della più probabile, [...] diffidare di chi dichiara di essere obiettivo ed onesto ed educarsi a capovolgere, in ogni occasione, i termini del ragionamento [...] scoprire il reale significato delle intenzioni che si nascondono dietro le parole. [...] sempre chiedersi perché, a chi giova, qual è l'alternativa, come fu giudicato in altri periodi non lontani un avvenimento dalla caratteristiche simili a quelle odierne e perché, come sarà giudicato fra dieci o venti anni, che reazioni provocò, come incise sulla storia, ecc.[...]

(il testo della lezione è stato pubblicato sul post "La vera obiettività")

L'intervista-colloquio è uno dei tanti modi di usare la inde (scegliere un campione leader da un pubblico prefissato) poiché i demodossaloghi riuniti nella Sidd solitamente applicano la inde nella rilevazione dell'opinione pubblica attraverso i mass-media, nel senso che come campione scelgono dei quotidiani (o trasmissioni radiotelevisive) misurando le variazioni dello spazio dedicato all'argomento in esame, la posizione verso o contro, ed il significato dei testi, come vedremo nella puntata del 10 gennaio.


27 dicembre 2006

Bacheca # Aggiornamenti

Segnaliamo con piacere che da qualche tempo le rilevazioni di Alexa classificano questo sito tra i dieci più popolari nella categoria 'Scienze della comunicazione' (indicizzazione di Dmoz).

Con l'occasione informiamo che approfitteremo del periodo festivo per testare le nuove funzionalità introdotte da Blogger: se notate qualche anomalia potete contattarci via email.

22 dicembre 2006

Bacheca # Prossimamente

La Sidd (Società Italiana Di Demodossalogia), associazione senza scopo di lucro costituita per tramandare ed aggiornare lo studio dell'opinione pubblica sorto in Italia nel 1928 alla regia università di Perugia sotto la guida di Paolo Orano, divenuto poi rettore, augura buone feste a tutti i lettori e dà appuntamento per la ripresa dei post d'attualità a gennaio.

Nel ringraziare quanti seguono questo sito, sempre più numerosi (nell'ultimo mese da cinquemila a settemila visitatori, secondo Alexa, con trend in ulteriore aumento), segnaliamo il 30 dicembre la terzultima puntata del corso di Introduzione alla Demodossalogia e il 10 e 20 gennaio 2007 le ultime due. Seguirà un indice con i link a tutte le puntate del corso.

21 dicembre 2006

Effemeridi # Curricula universitari

Mentre in Italia si conta appena il dieci per cento della popolazione laureata (un indice che ci porta oltre il quarantesimo posto della graduatoria mondiale) ogni anno le nostre università sfornano dottori "honoris causa" e altrettanti laureati in Sociologia e Scienze della comunicazione per meriti professionali e "crediti" conseguiti, qua e là, in seguito a presunte frequenze a seminari e corsi di aggiornamento pubblici e privati. Quest'anno i laureati honoris causa sono stati più di duecento.

In questo modo le università credono di invogliare gli studenti a iscriversi ai loro corsi di studio, sbandierando nomi che sono gli idoli del momento. E' la conseguenza delle ristrettezze finanziarie che obbligano a chiudere corsi e facoltà che non hanno un numero sufficiente di studenti, ma non è una strada che può dare prestigio alle università in crisi di docenti e programmi.

Per risollevare le sorti dei corsi negletti, quelli che i giovani hanno capito che non danno prospettive e occupazione, occorre tornare al liberi docenti e a quelle materie che si adattano, con flessibilità, alle professioni del futuro.

Technorati: , , , ,

20 dicembre 2006

Corso # 33 # La inde

Lavorare sull'opinione pubblica vuol dire affrontare una porzione di apparente caos, dato da un agglomerato umano in perenne mutamento. Tra i campioni interpellati c'è sempre un numero sufficiente per alterare - specie in presenza di un nuovo evento modificativo - i risultati del giorno prima, il quesito è allora su come mantenere coesi in un tempo "t" il più lungo possibile i dati raccolti, senza alterare la validità delle indicazioni espresse dai campioni interpellati.

La risposta non è nel metodo di raccolta delle informazioni ma nella scelta del campione. Il soggetto interpellato (il campione) dovrà essere rappresentativo di un universo-caos (agglomerato in movimento) ristretto in una direzione di marcia (frattale) ove gli sbocchi finali sono, storicamente, prefissati. Cioè, l'opinione pubblica di quel frattale dovrà - necessariamente - incastrarsi con i frattali limitrofi, come nel puzzle di Antonella Liberati nel modulo di Leggere la qualità delle comunicazioni. Un incastro ove predomina l'Ambiente con le sue leggi naturali, in quanto universali e permanenti; ove l'ambiente è già il risultato di un compromesso o sintesi [i sotto-eventi della figura della puntata n. 32] di un territorio fisico su cui vive una popolazione biologica intenta ad utilizzare le sue risorse fisiche e mentali intente a sfruttare, a proprio vantaggio, le risorse del territorio.

Se i pezzi del puzzle (i sotto-eventi) non troveranno la loro collocazione sarà facile prevedere conflitti sociali (dall'accentuata delinquenza alla guerra), economici (dissesti industriali) ed ecologici (alluvioni, carestie, malattie). La vastità dei conflitti dipenderà dal numero e dalla vicinanza, tra loro, dei pezzi che non troveranno la loro casella. Sul piano dell'agglomerato umano i conflitti verranno alimentati dallo scontro delle varie opinioni pubbliche sino a quando una prevarrà su tutte.
[...] La devastazione (politica ed ecologica) dell'ambiente o l'alterazione del rapporto bisogni-risorse non può che produrre la rottura del naturale equilibrio, con conseguente emigrazione o con fenomeni di disordine sociale ed economico.
(da Lineamenti di sociologia dell'emigrazione, Istituto bibliografico Napoleone, Roma gennaio 1987)

Dopo un periodo di tempo di instabilità, proporzionale ai puzzle coinvolti nell'alterazione dell'equilibrio territorio-popolazione-risorse, si formeranno dei nuovi equilibri che rimarranno stabili sino a quando un nuovo evento concorrerà a creare una nuova scossa con conseguenti nuovi assestamenti. Pertanto l'indagine sull'opinione di una collettività umana non dovrà tendere a sommare le risposte dei vari campioni interpellati ma trovare il minimo comune multiplo delle singole opinioni o, meglio ancora, le aspirazioni della comunità interpellata rispetto ad un problema o evento. Aspirazioni, a volte, non percepite dalla massa ma dai leader, in quanto più reattivi nel concepire il divenire delle situazioni (il mutamento, al quale spesso concorrono). Situazioni date da sbocchi obbligati, connessi agli incastri dei puzzle.

In matematica il mcm (minimo comune multiplo) di due numeri è il più piccolo tra i numeri divisibili per entrambi, al contrario del MCD (massimo comune divisore) che è il più grande tra i numeri che li dividono entrambi. Oltre alla grandezza (minimo/massimo) la differenza è data dal significato della rappresentazione: nel mcm emergono i fattori comuni e non comuni col massimo esponente, nel MCD solo i fattori primi col minimo esponente. Nella inde cerchiamo le aspirazioni comuni e non comuni condivisibili da quella particolare molteplicità di persone (condividere = ripartire insieme ad altri). Il MCD fa invece risaltare le differenze.

In presenza di un evento, avvenuto o auspicato da un determinato pubblico protagonista, che ha avuto o avrà delle ripercussioni su un convenuto, possiamo dire che l'evento è il legame che unisce il soggetto (il pubblico) che compie l'azione (divenendo protagonista) all'oggetto (un altro agglomerato umano indistinto oppure un altro pubblico) che subisce o viene arricchito dalle conseguenze dell'azione del pubblico protagonista, che va sempre contro o in favore di qualcuno o qualcosa, cioè in una predeterminata direzione (disegno della puntata n. 32). In matematica il nesso che unisce è indicato con il segno ^. L'opinione pubblica di un pubblico, per essere tale, cioè opinione di quel pubblico dovrà avere qualcosa di condivisibile tra gli appartenenti al pubblico medesimo.

Lo scopo esplicito o inconscio di un'opinione pubblica è quello di imporre, nell'ambiente ove quella opinione pubblica si colloca, l'aspirazione di quel pubblico (formata dalla omogeneità delle varie aspettative dei singoli appartenenti). L'opinione (pubblica) espressa da quel pubblico potrà essere vincente, perdente o nulla; se perdente subirà qualche conseguenza, se vincente avrà raggiunto l'aspirazione del gruppo (ossia del pubblico). In ogni caso, per la regola dei sinonimi contrari, il risultato non sarà mai totale ma, come nella musica o nei colori, avrà moltissime possibilità di graduazione dell'effetto.

La direzione di un'opinione pubblica vincente si esplicita in un numero infinito di modalità ma andrà, di regola, a collocarsi nella casella successiva; quasi mai in una casella precedentemente occupata. Dato che, come abbiamo ripetuto sino alla noia, tutti i pezzi del puzzle dovranno incastrarsi, nei limiti della ragionevolezza per non suscitare tensioni ed alterazioni sociali, possiamo prevedere se una determinata opinione pubblica sia in grado di inserirsi nel frattale (ambiente) considerato. Tra l'opinione prevalente delle opinioni pubbliche presenti nel frattale e l'opinione che sta montando dovranno esserci gradi, più o meno graduali, di bisogni, valori ed aspirazioni comuni.

A fronte di un'opinione pubblica che sta emergendo o di fatti che potrebbero coagulare un'opinione pubblica, possiamo calcolare la possibilità di successo cercando se nel Convenuto vi siano spazi, sofferenze, tensioni, valori o bisogni atti a recepire le istanze dei nuovi fermenti.
[...] Moretti sembrava il salvatore della sinistra italiana [...] non ha avuto successo (quindi è stato moda, fenomeno passeggero) perchè dietro non aveva una organizzazione politica preesistente ma anzi andava a scalfirne una consolidata (ex Pci) nè ha avuto sufficienti ed ingenti mezzi finanziari per creare una nuova organizzazione acquistando sul mercato della politica personaggi con un certo seguito (come fece Berlusconi quando fondò il suo movimento). Monsignor Lefevre si ribellò al Vaticano ma fallì per lo stesso motivo: non aveva un seguito nell'organizzazione della Chiesa. Martin Lutero vinse perchè in Europa c'era un forte malcontento verso la corruzione della Chiesa e perchè creò il movimento lontano dal potere centrale, non andò a scalfire il potere romano [...]
Il successo della Lega Nord poteva essere facilmente previsto in quanto lo zoccolo duro del movimento preesisteva prima della scesa in campo di Umberto Bossi. Infatti, sia al nord che al sud, prosperavano vari localismi politici che esprimevano qualche assessore locale e manciate sparse di voti, in Sardegna tuttora prospera un partito autonomista; il collante era l'insofferenza verso il centralismo romano, Bossi vi ha aggiunto il mito della Padania [...]
Si può ipotizzare una svolta (politica, economica, culturale) solo quando l'addensamento dei casi verso un'univoca direzione indica il mutamento, tenendo presente che la società occidentale non procede per salti ma per tappe (cicli) [...] Ad ogni civiltà corrispondono una cultura, una politica ed una socialità che perdurano nel tempo. Il senso di grandeur dei francesi non è solo sciovinismo ma un sentimento sedimentato dai tempi di Luigi XV e proseguito da Napoleone sino ai giorni odierni, visibile nelle opere urbanistiche così come fu per gli Zar in Russia, nel Rinascimento italiano e nel tentativo delle grandi opere abbinate alla riscoperta della romanità da parte di Mussolini [...]
Gli stili di vita di un quartiere del centro della città differiscono da quelli della periferia. A Roma il quartiere Prati è prevalentemente vissuto (popolazione residente ed occasionale per motivi di lavoro) da professionisti, perlopiù avvocati data la vicinanza del Tribunale, pertanto la vita cittadina prende forma dopo le ore 9.oo; in periferia a Centocelle, stante una popolazione in prevalenza operaia ed impiegatizia, già alle ore 6.00 c'è del movimento. Al centro la maggioranza è di anziani, commercianti e benestanti. Diversi saranno quindi i bisogni e le aspettative. Se intervisteremo una collaboratrice domestica immigrata le risposte saranno diverse se residente in Prati o a Centocelle: in Prati avrà una sua cameretta e dignità, a Centocelle condividerà la stanza ed i momenti di riposo con altre immigrate; la stessa propensione all'integrazione sarà diversa. Dato che la inde intervista [Ndr: prevalentemente] un solo campione tratto da un particolare pubblico - e solo quel pubblico - l'attenzione nella scelta dovrà essere rivolta all'omogeneità del pubblico preso in esame dopo averne circoscritto il frattale sotto indagine. L'errore che i docenti di Scienza della Comunicazione compiono, poichè adottano le metodologie provenienti dagli Usa invece di rispolverare la metodologia italiana, è quello di estrarre i campioni da un universo basato su pubblici diversi. Ogni pubblico di un certo frattale esprime una sua opinione che è l'opinione prevalente del gruppo. Monitorando i leaders dei vari pubblici avremo in un modo veloce e semplice il polso della situazione [...]
(da Leggere la qualità delle comunicazioni, seminario dell'11-12 settembre 2004)

Dato che ciò che colpisce la nostra attenzione, a volte, non è la realtà delle situazioni in movimento ma l'apparenza di un caos che sembra di avere la consistenza di un fenomeno di dimensioni certe e chiare, dobbiamo stabilmente ricorrere ai grafici dell'ascissa x e dell'ordinata y (le coordinate cartesiane) per valutare l'omogeneità o la disomogeneità delle varie onde di opinioni pubbliche che si confrontano fra loro.
figura coordinate cartesiane
L'incontro delle rette tracciate sui due assi dell'ascissa e dell'ordinata ci daranno la forza (dimensione e direzione) dell'opinione rilevata, posto il riferimento al tempo "t1" (25 dicembre) e "t" (30 dicembre) della rilevazione sull'ascissa x e il valore dell'opinione rilevata nel medesimo tempo "t1" (23 punti) e "t" (17 punti) sull'ordinata y. In questo caso la media (20 punti) sarà l'ipotizzato trend nel tempo futuro "t2".
Sovrapponendo le varie opinioni pubbliche a confronto (come nelle oggettive misurazioni della puntata n. 29 del corso) potremo valutare il trend ed individuare l'opinione emergente, le opinioni sincrone destinate ad accorparsi, le irregolari destinate a ridimensionarsi e le onde delle opinioni pubbliche più o meno sfasate che contribuiscono unicamente ad alimentare il caos che si nasconde dietro un'apparente realtà. La serie dei punti segnati sulla coordinata cartesiana ci mostra un percorso nel tempo ove è inscindibile il passato (t1) dal futuro (t2), in quanto quest'ultimo è dato da una costante misurazione della media dei dati raccolti nel tempo "t" presente e "t1" (passato) quindi oggettivamente rilevata in un continuum perennemente aggiornato e, in quel momento "t", certo. Se quello che percepiamo come presente è una porzione del passato (puntata n. 29) il futuro sarà dato da una porzione dell'attuale presente. Un futuro che si inquadrerà in un ciclo in armonia col rapporto territorio-popolazione-risorse.

Inde vuol dire indagine demodossalogica, cioè un'inchiesta condotta secondo i criteri della demodossalogia. Un'inchiesta non un sondaggio o campionamento. Una indagine che si avvale anche del sondaggio dell'opinione pubblica ma che tende principalmente a interpretare e verificare, particolarmente, le opinioni emergenti, quindi più combattive e destinate, nel tempo, ad assurgere una posizione consolidata nel quadro del caos di un agglomerato umano in continuo divenire entro un puzzle (frattale più o meno vasto).

Una interpretazione e verifica basata sulle effemeridi, le attestazioni del giorno. I documenti (cartacei, visivi, orali, ecc.) più vicini all'evento in questione. Una effemerocritica (puntata n. 12) che valuta sia le discordanze che le assonanze, sia l'eccesso di informazione e qualità dell'informazione che l'understatement (attenuazione del vero) su un certo argomento, i lapsus o difetti di comunicazione, le notizie sfuggite così come i cartelloni, film, canzoni, l'urbanistica e l'arredo in genere. Tutto quel materiale che quotidianamente fa parte del vissuto per raffrontare la congruità tra i bisogni e le aspirazioni, i valori e le risorse, la storia e la cronaca, e così via. Un'indagine che interroga i leader e valuta i documenti (si veda la puntata n.21 e la puntata n.22). Quello che in altri campi è conosciuto come analisi delle informazioni o Open Sources, un metodo che discende dalla effemerocritica (applicata dai demodossaloghi fin dal 1928), oggi rivalutato ed aggiornato da Francesco Bergamo. Sulle interviste ai leader e il metodo euristico di valutazione delle effemeridi cartacee, per restringere il campo a soli due esempi, ci intratterremo nelle prossime puntate.

19 dicembre 2006

Effemeridi # Pubblicità in tv

La migliore pubblicità è quella che non si vede e non si sente, la pubblicità che non esiste; e per questo è la più suadente, la migliore, quella che porta all'acquisto convinti di scegliere secondo la propria testa. Chi ha studiato pubblicità a Scienze della Comunicazione nei vari ordinamenti universitari è convinto che la pubblicità sublimale (quella che arriva ai sensi della vista senza essere appieno captata dall'utente) sia l'unica promozione occulta per invogliare il consumatore.

Il secondo canale della tv di Stato sta invece dando dimostrazione di come sia possibile fare della pubblicità artificiosa senza dare all'occhio, all'orecchio ed anche alla mente, in quanto trasmette un messaggio, talmente innocuo ed in seno ad un contesto depistante, che lo spettatore non collega l'invito pubblicitario con il programma, oltretutto leggero e divertente come insegna la prima regola del pubblicitario: la pubblicità per essere efficace deve far sorridere.

Ma in questo caso hanno fatto di più. La trasmissione è infarcita di giochi a premio, predisponendo così l'utente ad una atmosfera casareccia rallegrata dal passaggio della cornucopia dispensatrice di regali e denaro. Il momento magico arriva quando l'oroscoparo Paolo Fox enuncia le sue previsioni, quotidiane e settimanali; ogni giorno, almeno un segno dello zodiaco ha il suo momento fortunato e viene invitato a giocare (anche un solo euro) per tentare la sorte propizia. Siamo sicuri che molti teleutenti raccolgono l'invito proveniente dalle stelle passando ai botteghini per le giocate.

Osservando attentamente la trasmissione ci si accorge che nei collegamenti esterni in diretta (con due comuni d'Italia) si dice che il gioco è sponsorizzato dall'amministrazione autonoma dello Stato per il gioco e le lotterie, ove una parte degli incassi è devoluta alla cultura, e le giocate sono possibili su ogni tipo di sport e, in pratica, di azzardo. Olè, è proprio il caso di dirlo: il gioco è fatto!
Quale migliore pubblicità?

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18 dicembre 2006

Effemeridi # I poteri forti

La grottesca vicenda della prescrizione per i funzionari di stato corrotti, inserita nella Finanziaria presentata al Parlamento, fotografa chi come e dove ha veramente le redini di questo Paese.

Un provvedimento figlio di N.N., nel senso che nessun membro (e mai espressione è stata più attinente!) di governo ne ha rivendicato la paternità. Eppure sui cento e passa membri del governo di Romano Prodi coloro i quali hanno detto l'ultima parola e materialmente scritto o fatto scrivere dai loro portaborse il testo presentato al Senato sono appena dodici. Dagli uffici di uno di loro il comma incriminato deve essere pure uscito, a meno che non si voglia sostenere che la prescrizione si è inserita fra i passa e mille emendamenti per magia. In questo caso i ministri potrebbero essere anche membri facenti funzioni governative ma non altrettanti membri sarebbero gli italiani.

Eppure la mattina del 14 u. s. su La 7 l'on. Mario Baldassarri, di Alleanza Nazionale, aveva denunciato come nel testo finale degli emendamenti presentati nella Finanziaria risultassero, in calce ad ogni emendamento, i vari proponenti: dai portatori di interessi di piccole associazioni alle grandi organizzazioni finanziarie e commerciali, dai segretari di partito ai funzionari dei gabinetti ministeriali, e così via.

Secondo il percorso del meccanismo burocratico il capo gabinetto di ciascuno dei dodici ministri competenti in materia avrebbe dovuto controllare il testo, almeno per la parte che riguardava il suo dicastero. O qualche controllo è saltato o la Confraternita che lega, per antica ed accettata tradizione, quasi tutti i capigabinetto nella squadra e nel compasso ha voluto preservare i suoi da ipotetici fastidi giudiziari.

E' da tempo che l'aria che proviene dai vari gabinetti dei ministri, viceministri e sottosegretari ammorba ed inquina la società. Mani pulite non è servita a nulla: i veri poteri si annidano nei gabinetti ministeriali, come le blatte, a dimostrazione che i poteri forti (quelli che decidono) sono occulti.

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15 dicembre 2006

Effemeridi # Partito Democratico

Qualcuno ha detto che i proverbi sono la saggezza dei popoli: un vecchio adagio dice che il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Sino a metà anni '50 dello scorso secolo la propaganda della Democrazia Cristiana, avallata da molti parroci e dalla scomunica per chi avesse votato o letto la stampa comunista e dei suoi alleati, aveva convinto molte persone che i comunisti erano degli assetati di sangue che addirittura avrebbero abbeverato i cavalli dei cosacchi nelle acquasantiere della chiesa di san Pietro a Roma e dato i bambini cristiani in pasto ai cavalli.

Tant'è che molti comunisti, nei rapporti con gli altri, si vergognavano o nascondevano le loro simpatie per il Pci e, nelle conversazioni, non chiedevano se uno era comunista ma se era democratico. Una domanda che chi scrive si è sentito rivolgere varie volte. Democratico era sinonimo di comunista e contrapposto a democrazia cristiana.

Dopo sessant'anni il Pci si appresta a cambiare nuovamente sigla e, guarda caso, sta rispolverando il termine democratico. Che dietro il neo Partito Democratico si celi un inconscio stato di insicurezza verso i veri partiti riformatori o la volontà di mascherare l'ereditato senso, mai sopito, di autoritarismo staliniano?

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14 dicembre 2006

Effemeridi # Lavoratori e Tfr

Da dodici anni si discute sulla pensione integrativa da abbinare alla pensione che erogherà l'Inps tra qualche decennio, in quanto sarà ancor più insufficiente di quella già scarsa (almeno per una buona categoria di lavoratori dipendenti) di oggi. Odierna pensione che è garantita da un prelievo forzoso dalla busta paga per alimentare il fondo Inps. Così come il Tfr (trattamento di fine rapporto, la cosiddetta liquidazione) che è un vero e proprio salario sinora amministrato dalle aziende e dato al lavoratore, con gli interessi, alla fine del contratto di lavoro.

Il monte del tfr gestito dal datore di lavoro (e sparito nei casi di insolvenza della ditta) fa gola a tutti: all'Inps che piange miseria, alle aziende in quanto rappresentava l'alternativa al ricorso al credito bancario (con i suoi onerosi interessi), ai sindacati desiderosi di lucrare le plusvalenze con la gestione del denaro dei lavoratori, alle assicurazioni e alle banche per lo stesso motivo dei sindacati.

Sembra che quasi tutti dimentichino che il Tfr è una parte di stipendio o salario non erogato a fine mese ma accantonato, per cui il lavoratore lo sente suo (per legge) e nell'immaginario sogna l'uso che ne farà al momento del pensionamento. Chi acquisterà la casa per la figlia che si sposa, chi finalmente libererà la voglia di viaggi e vacanze, chi acquisterà l'auto sempre sognata, ecc. Se, al limite, qualcuno volesse spendere tutto il Tfr in puttane e champagne sarebbero affari suoi.

Ogni lavoratore percepisce l'uso che vorrà fare di quel denaro sinora messo da parte: gli vogliamo togliere anche questo sogno? Colpisce molto di più una cosa che uno sente sua e gli viene tolta (anche se dovrà in caso di necessità andare a chiederla a questo o quello) che una nuova tassa: è un atteggiamento di difesa psicologica. La raffigurazione mentale dell'assegno in mano al momento del pensionamento ha il suo peso.

Sarebbe stato meglio istituire un fondo pubblico (nuovo, gestito dall'Inps) alimentato da un forzoso nuovo prelievo sul lavoratore e l'azienda non rimborsabile per 'x' anni (a seconda dell'età del lavoratore), destinato alla previdenza integrativa. Un prelievo inizialmente basso destinato ad aumentare gradualmente negli anni. Ci sarebbero dei mugugni per l'ulteriore nuovo prelievo ma poi tutto finirebbe lì, senza colpire la fantasia che è qualcosa di intimo e molto più doloroso.

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13 dicembre 2006

Effemeridi # Malumore da non sottovalutare

Siamo in un periodo storico ove il popolo accentua il suo distacco dalla politica per convergerlo verso una voglia di partecipazione diretta, attraverso dibattiti, presenza, scelte. Rappresentanze minori, di base, associazioni, settori di corporazioni, ognuno per suo conto e contro tutti: è l'effetto della globalizzazione; mentre la società nel suo complesso converge a piramide, la base si frantuma in mille rivoli.

Il governo presieduto da Romano Prodi nel tentativo di contentare tutti ha raggiunto lo scopo di scontentare tutti, è il risultato di quando si ha paura di fare le riforme serie che incidono solo su una parte. Ecco allora i fischi ai sindacati nella storica Mirafiori, a Prodi e al ministro Bersani a Bologna, il raduno di Roma della Casa delle libertà superiore alle aspettative, e così via.

Sono tutti indici dello stato d'animo della popolazione da non sottovalutare. Come i demodossaloghi sanno, i cambiamenti sociali non avvengono quando la curva di Gauss si impenna in continuazione verso l'alto o il basso (grandi manifestazioni dell'opinione pubblica) ma quando la media degli indici si sposta gradualmente in una direzione: piccole ma continue pressioni di strati dell'opinione pubblica.

Solo una particolare comunicazione sociale, che tenga presente il giusto ed economico rapporto tra strumento, tipo di messaggio e specifico pubblico, può evitare (o perlomeno diluire nel tempo) gli effetti di una pressione indesiderata dell'opinione pubblica.

Circa venticinque anni fa il demodossalogo Giovanni Mammucari, direttore generale dei servizi dell'editoria della Presidenza del Consiglio, propose - sulla scorta di quanto realizzato in Francia e Gran Bretagna - un ente portavoce unico e ufficiale delle decisioni governative cui tutti i partiti della coalizione dovevano far capo. Un problema che già allora le menti più sensibili avvertivano come incalzante e che ora è un fiume tracimante.

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12 dicembre 2006

Effemeridi # Dibattiti in tv

Sulla spinta di quella grande forza che è l'imitazione (Gustave Le Bon in Psicologia delle folle), cioè il comportamento degli imbecilli che non sanno ragionare o resistere all'andazzo, ormai quasi ogni sera qualsiasi canale televisivo trasmette dibattiti politici o pseudo culturali, magari contornati da show girl o cretinette o cretinetti di turno.

Una buona percentuale del pubblico televisivo preferirebbe invece vedere film o programmi leggeri anche per scaricare lo stress della giornata (nel lavoro o a casa) predisponendosi così ad una nottata di sonno ritempratore. L'imperversare dei volti dei politici e, peggio ancora, delle loro giustificazioni perché certe cose non si fanno o si fanno male e dell'autoincensamento sulla loro bravura rispetto agli avversari, occupa sempre più spazio per vari motivi: la piaggeria del conduttore che invitando spesso quei tali politici si mette al riparo da futuri assestamenti televisivi, conquistandosi la loro fiducia e protezione; il calcolo del politico che si mette in mostra nella presunzione di conquistarsi simpatie e voti; l'interesse dell'amministratore del canale televisivo nell'avere trasmissioni a basso costo.

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11 dicembre 2006

Effemeridi # Brogli elettorali

Nei primi decenni della nostra democrazia i brogli elettorali erano all'ordine del giorno ma lo scarto tra i partiti consentiva di lasciar correre poiché il risultato nazionale percentualmente non sarebbe cambiato, tuttalpiù sarebbero entrati o usciti qualche deputato o senatore a favore - sul piano regionale - di questa o quella lista; inoltre i trucchetti venivano messi in opera a destra come a sinistra.

Ai militanti di provata fede del Pci si insegnava come tracciare furtivamente un segno sulle schede bianche, ai corsi svolti dalla Spes, organo di preparazione degli attivisti della Dc, si erudivano i partecipanti su come annullare le schede, contestare quelle dubbie degli avversari e assegnare alla Dc i voti in bilico. Un ruolo preminente era svolto dai presidenti di seggio che, per la loro autorevolezza di presidenti o laureati, influivano con il loro decisivo parere per questa o quella soluzione a seconda della loro appartenenza al Pci o alla Dc. Ma, nel complesso, i voti taroccati non superavano globalmente i duecentomila e, in genere, erano sottratti ai partiti minori che non avevano scrutatori per essere assegnati ai due partiti più organizzati.

Qualcuno sosteneva che nel secondo passaggio alla Corte d'Appello regionale, in presenza di differenze di decine di unità, la somma poteva subire risultati in favore del governo in carica. Ma si trattava sempre di lievissimi spostamenti che, data la legge elettorale proporzionalista, poco influivano sulle sorti parlamentari.

Taroccare i risultati è un gioco connesso alla caducità umana. Fin da bambini si cerca di spostare il risultato dalla propria parte, proseguendo poi da adulti sul lavoro, in famiglia, nel condominio e così via. Moltissimi bilanci aziendali non sono veritieri, tantissime cronache o inchieste rimangono nel folclore per non scendere nella sostanza o viceversa, anche la storia ha dei lati che sono stati oscurati dal vincitore. Arbitri e partite di calcio, appalti e concessioni, assunzioni e dirigenze, ormai è tutto un taroccamento anche perché una ciliegia tira l'altra e chi non salta con me fesso è.

Il fatto è che i vecchi valori Dio, Patria, Famiglia sono stati sostituiti - per gravi colpe dei governi e dei politici che hanno dato l'esempio - dall'apparenza e dal denaro, mentre le vere riforme (cioè i cambiamenti) non distruggono mai la società ma contribuiscono ad elevarla anche sul piano dei valori.

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10 dicembre 2006

Corso # 32 # Capire la inde

Ritornare a comprendere gli oggetti e gli avvenimenti che ci circondano con quello spirito e propensione mentale che fu l'essenza del pensiero occidentale nel tempo aureo dei greci antichi, dei romani e del Rinascimento fu l'intervento di apertura alla tavola rotonda pomeridiana dell'VIII convegno nazionale di demodossalogia, svoltosi a Mira (Venezia) il 13 maggio del 2000:

[...] Molti scienziati moderni si sono cimentati a dare risposte sui rapporti e le connessioni tra l'uomo e la natura, tra fisica e metafisica, allontanandosi, forse, sempre più da quell'unità di pensiero sopravvissuta sino al Rinascimento. [...]
Nella storia dell'umanità il progresso scientifico è stato portato avanti sino al superamento dell'orizzonte. "Continuando sempre a superare nuovi orizzonti - afferma il direttore del Museo tecnologico di Praga, Ivo Janousek - l'uomo è andato così avanti che guardando dietro di sè non riconosce più il punto da dove è partito [...] Se l'umanità trovasse il punto di congiungimento [...] giungeremo ad una nuova Era della Scienza (auspicata da F. Capra ne Il Tao della Fisica). Una nuova scienza che ricucirà la lacerazione operata tra cultura umanistica e cultura scientifica e queste con la separazione della conoscenza per rivelazione, concepita - come sostenevano R. Steiner e G. Wachsmuth [Ndr: autore, quest'ultimo, dell'esoterico disegno colorato pubblicato nella puntata n. 31 del corso) negli anni '20 - attraverso i simboli, i riti, gli atti di culto e dei miti dei popoli; un antico sapere divenuto il contenuto delle religioni. Un sapere che l'uomo aveva prima custodito negli antichi luoghi dei misteri dell'India, della Persia, dell'Egitto, della Grecia [...] ma questa separazione era un atto arbitrario dell'uomo, che contraddice profondamente alla realtà dell'evoluzione cosmica [...] Così non soltanto l'antico sapere di un mondo spirituale è divenuto per l'uomo nel corso degli ultimi secoli fede, cioè ipotesi, ma anche il sapere del mondo fisico, della materia è divenuto per la scienza della natura ipotesi".
L'Oriente ha vissuto in un mondo di pensiero contrapposto a quello dell'Occidente, l'incontro tra est ed ovest, sostengono molti cultori dell'antroposofia, ridarà verità e senso al significato più profondo dell'evoluzione della natura [...]


Nel 1986 su Sapere 2000 notizie, anno III n. 26 del 25 gennaio, editore Angelo Ruggieri in Roma, avevamo scritto:

[...] Ci apprestiamo cioè a ricostruire, seppure in modo diverso, un'unica matrice antropologica così come era all'inizio del cammino umano, prima che le varie culture prendessero forma e sostanza differenziandosi dal ceppo originario per poi rincrociarsi e ridifferenziarsi sino al raggiungimento delle sette grandi civiltà (occidentale, musulmana, indiana, cinese, inca, azteca e russo-bizantina) che hanno dato un'impronta all'evoluzione dell'umanità. Una ricostruzione imposta dalla tecnologia, con un unico linguaggio simbolico e visivo mutuato dai computer e un'unica aspirazione (la scoperta in chiave matematica delle leggi eterne),
La filosofia cerca sostegno nella fisica per le sue dimostrazioni e questa si rivolge alla matematica per una controprova proiettata nello spazio e nel tempo. Tutto il resto muta in un continuo divenire.


Un anno prima, sempre su Sapere 2000 notizie (del 19 gennaio 1985), scrivemmo:

[...] Una volta il fondamento delle regole lo si cercava nella metafisica, oggi ci si affida alla scienza sperimentale. Un cerchio si sta chiudendo: le leggi delle scienze naturali e quelle delle scienze sociali non sono poi così discordanti come si credeva. La sinergia e la regola del + e del - riportano il tutto nell'ambito della matematica.[...]


In Demodossalogia ed opinione pubblica (marzo 1998) ove per la prima volta si tracciano la storia ed i concetti della disciplina demodossalogica si legge:

[...] Così come per la scuola pitagorica, anche la residua manciata dei discepoli di Magi-Braschi, Orano e Perini-Bembo, ha avuto in eredità una concezione armonica dell'universo [Ndr: sulla scorta delle indicazioni di Toddi e Rafael Lopez Jordan] che vede nell'espressione delle opinioni pubbliche la sintesi degli accadimenti passati e futuri (in quanto fenomeni di ordine oggettivo) interpretabili attraverso la scienza delle relazioni dei grandi numeri, l'unica in grado di assoggettare a se la cultura scientifica e quella umanistica.


L'evidenza dei fatti e degli oggetti ci mostra la verità, così come l'intelligenza della ragione ci dà la certezza in quanto basata su dati considerati scientifici. Ma è proprio così?

Nel corso della giornata noi vediamo il sole che si muove (l'evidenza) ma sappiamo di sbagliare perché ce lo ha dimostrato la scienza. Su quante altre cose la scienza non ci ha avvisato dell'errore? Il linguaggio matematico è euristico e multistrato: è sufficiente una normale conoscenza per risolvere i problemi quotidiani; più ci si inoltra nel linguaggio e nella filosofia dei numeri e più si risolvono e intravedono soluzioni nuove a nuovi orizzonti, sino a giungere alla scoperta di nuove stelle attraverso calcoli matematici, confermati poi dalle scoperte astronomiche.

Sempre più scienziati sono convinti che la realtà non esiste in quanto è frutto delle interpretazioni. Se la realtà (oggetti ed avvenimenti) è interpretabile, per definire ed interpretare i comportamenti derivanti dall'opinione di una pluralità di persone (l'opinione pubblica) occorre allora definire regole e procedure stabili, circoscrivendo fatti e personaggi.
Al IX convegno nazionale di demodossalogia (svolto il 14 giugno 2003 nel palazzo baronale sede della Mostra della Massoneria a Roccasecca dei Volsci, Latina) fu presentato il seguente grafico:

grafico eventoUn Evento sociale deve necessariamente avere un Protagonista (il soggetto che compie l'azione) ed un Convenuto (l'oggetto su cui ricade l'azione). Il soggetto protagonista (nel nostro caso il pubblico) va o verso o contro qualcuno o qualcosa (altrimenti non vi sarebbe l'azione formatrice dell'opinione pubblica), quindi va in direzione dell'oggetto dell'azione (il convenuto); l'evento è il nesso tra il protagonista (che potremo anche chiamare il soggetto) che compie l'azione e il convenuto (l'oggetto ricevente). L'evento è un composto formato da tanti sotto-eventi (i quadrati del cerchio) formatisi per svariate motivazioni ma che li raggruppa tutti per la predominanza di modalità, bisogni e valori condivisi.

Oltre ad un percorso metodologico - che restringe il campo della ricerca (il frattale) pianificando una piattaforma comune (l'evidenza) suscettibile di interpretazioni diverse (la certezza) tratte dagli stessi elementi oggetto dell'indagine (la realtà) - un altro assioma dovrà essere condiviso dai demodossaloghi ricercatori per meglio confrontare i risultati su una comune matrice d'interpretazione: la direzione e sussequenza dei cicli. Cicli connessi uno all'altro, come conseguenza delle indicazioni di David Hume (puntata n. 18) così come sintetizzato nel percorso delle frecce:
schema grafico
La cultura sviluppa il pensiero sociale, la ricerca scientifica e la forma delle istituzioni; dalla scienza nasce la tecnica che è l'applicazione scientifica a fini pratici ed economici. L'economia (libera o dirigistica) influisce sulla società attraverso la produzione e la distribuzione dei beni richiedendo sempre maggiore tecnologia. La società progredisce attraverso l'economia e si difende e rafforza mediante le istituzioni (aperte o chiuse). Le istituzioni influiscono sullo sviluppo della società, della cultura e dei valori mettendo in moto il perenne circolo a due direzioni.
(da Scienza, società ed opinione pubblica, edizioni Sidd ottobre 2001)


John D. Barrow, nato a Londra nel 1952, docente di Astronomia all'università del Sussex, in Perché il mondo è matematico?, editori Laterza 1998, precedenti edizioni nel 92 e 93 per la Fondazione Sigma-Tau, ci ha confortato nella strada intrapresa. Dal libro citato raggruppiamo, per ordine di idee, le frasi che consideriamo a nostro sostegno:

[...] abbiamo scoperto la lingua nella quale il Libro della Natura sembra essere scritto. Questo linguaggio, come ha sostenuto con fervore Galileo più di trecento anni fa, è quello della matematica [...]
Ci è capitato più di una volta di vedere come un'astrusa formula matematica, inventata centinaia di anni fa per il puro piacere dell'intelletto, si riveli in grado di descrivere esattamente le più recenti scoperte nel campo della struttura delle particelle elementari esistenti in natura o delle stelle e delle galassie nello spazio [...]
Il fatto che la matematica funzioni in maniera così accurata, universale e utile le permette di assisterci in mille modi diversi nella nostra vita di tutti i giorni. Tutti i marchingegni meccanici ed elettronici che ci circondano sono stati costruiti sulla base di precise indicazioni matematiche [...]
Le formule matematiche che noi chiamiamo leggi di Natura sono riduzioni economiche di enormi sequenze di dati sui cambiamenti degli stati del mondo: ecco cosa intendiamo con intelligibilità del mondo. Possiamo anche concepire un mondo i cui fenomeni siano tutti caotici e casuali (esattamente come alcuni di essi già ci appaiono); in tal caso le sue proprietà potrebbero essere descritte soltanto facendo una lista di innumerevoli sequenze di fenomeni osservati nel tempo. Fare scienza diventerebbe un po' come avvistare treni, e i fenomeni osservati possederebbero l'unicità che ritroviamo nel mondo dell'arte e della creatività [...]
Se paragoniamo la matematica ad altre attività dell'uomo nel campo delle arti o delle scienze umane, notiamo una serie di punti di contrasto che ci colpiscono [...]
Tutto questo rafforza l'impressione che la matematica abbia qualche base obiettiva, completamente o parzialmente indipendente dalla mente umana [...]
Se la matematica fosse interamente un'invenzione umana e venisse usata dagli scienziati semplicemente perché è utile e disponibile, ci potremmo aspettare delle significative differenze culturali nel suo ambito. Invece, anche se è possibile discernere variazioni stilistiche nella presentazione dei concetti matematici e nel tipo di matematica studiata dalle varie culture, non si tratta che di differenze superficiali. La scoperta autonoma degli stessi teoremi matematici da parte di studiosi diversi, provenienti da ambienti economici, culturali e politici completamente diversi, in epoche diverse della storia, contraddice questo modo semplicistico di vedere le cose. Inoltre l'insolito fenomeno della invenzione autonoma da più parti della stessa verità matematica differenzia la matematica creativa dalla musica e dalle arti: ad esempio, il teorema di Pitagora è stato scoperto indipendentemente molte volte da pensatori diversi e questo dimostra che i fondamenti della matematica esistono al di fuori della mente umana e non vengono modellati totalmente dal nostro modo di pensare [...]
La divisione è tra coloro i quali sono convinti che la matematica venga dall'interno della mente umana e quelli che credono che provenga dall'esterno. Gli uni pensano che l'uomo abbia inventato la matematica come utile strumento per descrivere gli eventi che hanno luogo intorno a noi, e che è semplicemente questo che fanno i matematici; gli altri sono convinti che la matematica venga scoperta, che sia là fuori da qualche parte, e che ci sarebbe anche se non esistessero i matematici [...]
Nel 1915 Einstein dimostrò che la geometria dell'Universo è non-euclidea e appare euclidea solo se il punto di osservazione è ristretto, proprio come la superficie della Terra sembra piatta in uno spazio limitato [...]
Gradualmente il termine non-euclideo venne a essere usato come sinonimo di relativo [...]
Invece di apprendere semplicemente dall'esperienza, come è sempre avvenuto nel processo evolutivo, abbiamo la capacità mentale di simulare o immaginare i possibili risultati delle nostre azioni [...]
Se infatti i nostri sensi fossero così affinati da raccogliere tutte le informazioni possibili dalle cose che vediamo o sentiamo - tutte le minuzie dell'ordinamento atomico - la nostra mente sarebbe sovraccarica di informazioni. L'elaborazione sarebbe più lenta, i tempi di reazione più lunghi, e sarebbe necessaria tutta una serie di circuiti aggiuntivi per vagliare le informazioni e distribuirle a vari livelli di intensità e profondità [...]
Quando studiamo un fenomeno ampio o molto complicato, a volte tentiamo di ridurre algoritmicamente le informazioni che abbiamo a disposizione utilizzando una campionatura selettiva. Coloro che sono incaricati di fare un sondaggio per sapere che cosa voterà il pubblico alle elezioni, dovrebbero in teoria chiedere a ogni singolo abitante del paese per chi voterà. In pratica lo chiedono ad una sezione rappresentativa della popolazione e invariabilmente ottengono una previsione sorprendentemente buona dei risultati completi delle elezioni [...]
I sistemi caotici sono quei sistemi che mostrano una grande sensibilità ai piccoli cambiamenti [Ndr: che si individuano attraverso la metodologia demodossalogica dell'Open Source di Francesco Bergamo]. Se si altera, anche impercettibilmente, lo stato attuale di un sistema caotico [Ndr: come la società o un pubblico], in breve tempo questo si comporterà in modo completamente diverso da come si sarebbe comportato se non fosse stato disturbato. Molte cose che ci sono familiari corrispondono a questa descrizione: il tempo atmosferico, i sistemi economici, gli equilibri ambientali e i rapporti umani. Ed è proprio perché non è mai possibile conoscere esattamente e in ogni luogo lo stato attuale di qualsiasi sistema fisico che l'inevitabile ambiguità in brevissimo tempo si trasforma in un'incertezza che abbraccia tutto [...]
In pratica non siamo in grado di fare previsioni accurate al cento per cento [...] perché in effetti non conosciamo esattamente la situazione odierna.


07 dicembre 2006

Effemeridi # Gli spioni

I romanzi e i film hanno abituato il pubblico a vedere la categoria degli agenti dei servizi segreti come qualcosa di eroico ed avventuroso. Le vicende di Mario Scaramella, l'italiano ricoverato in un ospedale di Londra, colpito dal polonio, in fin di vita, anzi no, addirittura non contaminato, hanno ridimensionato il luccichio di un mondo sconosciuto e per questo immaginato favoloso. Una fantasia dell'immaginario collettivo che nulla ha a vedere con la realtà.

In realtà gli 007 sono dei dipendenti pubblici, e come tali, stressati dalla fatica di non dover far nulla, amareggiati da uno stipendio considerato inadeguato (specie se confrontato con quello dei capi), che - per passare il tempo e rendersi produttivi - si inventano scoperte mischiando storie romanzesche con pettegolezzi, fatti occasionali con autentiche bufale nonché servizietti agli ordini di intelligence estere.

Noto è l'aneddoto degli anni '60, quando un bar, vicino alla storica sede del quotidiano romano Il Messaggero, era l'abituale ritrovo delle spie dell'est e dell'ovest che lì addirittura si passavano le informazioni; locale talmente conosciuto dove ogni tanto qualcuno chiedeva al barista se il tal 007 quella mattina si era visto. Oppure l'apprezzatissimo incarico, lautamente pagato, per aver annotato e poi consegnato a palazzo Baracchini (vecchia sede dei servizi) i cartellini dei prezzi della merce esposta nelle vetrine dei negozi di Mosca. O anche i disegni tecnici di un missile confezionato in una notte per essere passato, in cambio di una analoga bufala, ad una sede distaccata dell'ambasciata dell'Urss.

Codesta è la vera storia dei servizi segreti, fatti salvi quei pochi personaggi, come Nicola Calipari, che oggi credono nella validità dell'Open Sources come raccolta e analisi dell'informazione per accrescere le potenzialità di un servizio di Stato nell'interesse dell'Italia.

Il resto sono lotte per le promozioni, incassi rilevanti dei vari ministri degli Interni (dovuti, si è sempre sostenuto) a fronte di nessuna prestazione, diramazione di veline depistanti, gestori di alberghetti, appartenenza a varie logge col doppio giuramento verso i Fratelli massoni e lo Stato, sovvenzioni ad agenzie di stampa e giornali, protezione in qualità di consulenti resa all'estero a particolari aziende ed incoraggiamento ai gitanti dei due pullman turistici che, partiti da piazza del Gesù vicino alla sede di un centro studi militari, confermarono a un addetto militare Usa (che molto probabilmente aveva sovvenzionato la gita) che andavano a prepararsi per un colpo di stato.

Sino a trentacinque anni fa (vigente il muro di Berlino) era la storia di uomini di uno spaventoso squallore; ma l'opinione pubblica, suggestionata dai film di James Bond, ha dato un'aureola di straordinarie qualità a dei travet insoddisfatti.

Una riprova di come l'opinione pubblica spesso si lascia trascinare dagli abbagli invece di cercare di comprendere chi, dove e cosa.

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06 dicembre 2006

Effemeridi # Il prezzo della democrazia

In Iraq sono migliaia i soldati americani deceduti; decine di migliaia i morti tra la popolazione civile. Buona parte del millenario patrimonio archeologico è stata trafugata, il Paese è semidistrutto e stenta a riprendersi in presenza di una sanguinosa guerra civile.

L'esercito americano, dopo due anni dall'invasione, controlla solo i ventidue chilometri di strada che portano da Baghdad all'aeroporto e venticinque chilometri quadrati della capitale, ove sono insediati gli occidentali.

Tutto questo per portare la libertà e la democrazia in un Paese che, in altri tempi, è stato culla di civiltà. Tra qualche centinaio di anni potrà dirsi anche degli Usa di essere stati un Paese di alta civiltà sociale e non solo economica?

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05 dicembre 2006

Effemeridi # Il ritorno alle piazze

Dopo decenni di assenza il popolo è ritornato ad affollare le piazze politiche. La prima avvisaglia si ebbe con la conferma della designazione di Prodi a leader della coalizione di centro sinistra, con i quattro milioni di cittadini che lo votarono e (fatto maggiormente significante) contribuirono monetariamente alla campagna elettorale. La conferma con i due milioni di persone che sabato scorso hanno partecipato al grande raduno dei moderati di destra a piazza San Giovanni.

Sia da uno schieramento sia dall'altro la partecipazione popolare (superiore alle previsioni, in entrambi i casi) è stata sbandierata come un successo dei due contendenti: Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Evidentemente non sanno interpretare le tendenze dell'opinione pubblica.

Il popolo si è espresso per i due leader conferendogli la fiducia, facendo l'unica cosa che - in quel momento - poteva fare: designarlo e sovvenzionarlo, per Prodi; applaudire, cantare, sbandierare e marciare, nel raduno di Roma. In entrambi gli schieramenti c'erano artigiani e professionisti, disoccupati e studenti, ecc.

Dietro l'aspetto di questa adesione di massa si cela una cosa ben più importante e significativa che quasi nessuno ha capito. Il popolo ha fatto quello che in quel momento poteva ed era chiamato a fare, non quello che avrebbe voluto! Dall'evasore al tassato, dall'idraulico al laureato in nero, e così via, ognuno ha una sua storia, qualcosa da dire o da consigliare.

In poche parole: vuole essere ascoltato, partecipare alle scelte, rivedere il ruolo del Parlamento!

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04 dicembre 2006

Effemeridi # Paese Italia

Per giudicare la situazione reale di una società ed il suo destino si possono rilevare la frequenza ed il contenuto di alcune notizie diffuse dai mass-media, in quanto specchio di interessi, politiche, tradizioni e cultura. Facciamo due esempi.

  • Il governo Prodi, palesemente di sinistra, ha presentato una Finanziaria di robusti sacrifici sostenendo di riequilibrare il peso con un forzoso prelievo sui cosiddetti stipendi d'oro (quelli superiori ai 10 mila euro mensili). Venerdì 1 dicembre la supertassa su tali stipendi è stata soppressa.
  • Da anni l'Alitalia è sull'orlo del fallimento; oberata di debiti, il governo ha deciso di cederne parte ai privati. Essendo una società statale, gestita da amici (spesso incompetenti) dei vari governi in carica, ha assunto personale in eccedenza, non badato a sprechi e regalato viaggi. Sinora all'allegra amministrazione hanno partecipato tutti: politici, giornalisti, parenti del personale, sindacati, ecc., contribuendo ad un deficit che ogni hanno veniva sanato dal governo, cioè dai cittadini che non hanno partecipato al banchetto ma che hanno pagato le spese (attraverso le tasse) per i viaggi e gli stipendi dei privilegiati.

Questi fatti indicano che il governo potrà anche avere la vocazione della sinistra, ma la casta che ha il vero potere e che si coopta non cederà mai i privilegi acquisiti, neppure di fronte al baratro economico e sociale.

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02 dicembre 2006

Risposte # Testi sull'opinione pubblica

Dott. Paolo F.:
[...] vorrei avere notizie e suggerimenti per testi scientifici sulla pubblica opinione. Ho letto Habermas e Grossi. [...]

Risposta - Dagli antichi greci ad oggi l'opinione pubblica è stata un argomento di notevole riflessione. L'interesse per la conoscenza della materia può assumere vari indirizzi a seconda dell'uso che poi se ne intende fare. Nel nostro corso introduttivo con cadenza 10, 20 e 30 di ogni mese, iniziato il 30 gennaio scorso, diamo spunti per ulteriori approfondimenti nonché indicazioni storiche, tecniche e di autori. Per uno studioso interessato al lato letterario i libri I Miserabili o I Promessi Sposi offrono affreschi insuperabili del comportamento dell'opinione pubblica, così come Gustave Le Bon nel suo Psicologia delle folle anticipa i pensatori successivi. Molti testi che hanno preceduto l'istituzione della "scienza della comunicazione" (già citati nella nostra bibliografia) sono introvabili. Alcuni libri non specifici sono più illuminanti di alcuni corposi saggi, consigliamo la lettura di quelli reperibili nelle librerie: Gli strumenti del comunicare di M. McLuhan, Megatrend di J. Naisbitt, Sapere tutto o quasi sull'economia e Anatomia del potere di J. K. Galbraith. Infine, presso la biblioteca dell'Istituto Luigi Sturzo a Roma in via delle Coppelle troverà un ricco aggiornamento di saggi e ricerche sia su argomenti specifici sull'opinione pubblica sia generali.

01 dicembre 2006

Effemeridi # Hanno ucciso Napoli

Tutti sono intorno al capezzale di Napoli, come i parenti intorno al moribondo in attesa di passare all'incasso dell'eredità.

Non si può negare: sulla gioiosità della città con le sue canzoni, il sole ed il mare ormai prevale la delinquenza. Ma la criminalità non è spuntata all'improvviso come spunta il sole dopo una nottata buia; per radicarsi nel territorio ha impiegato anni ramificandosi lentamente.

Una mano la dette un passato governo che, non avendo interpellato i sociologi seri (quelli che lavorano nel territorio a contatto con i problemi della gente) ma gli accademici, preso da uno straordinario prurito di moralità decise di eliminare lo sconcio dei migliaia di venditori di sigarette di contrabbando che colorivano la città con lo spettacolo del banchetto ambulante sulle strade. Disoccupati che avevano trovato il modo di mantenere la famiglia.

Disoccupati che divennero facile preda dei trafficanti di droga convertendosi in spacciatori di dosi. Se i politici e gli amministratori pubblici conoscessero la demodossalogia saprebbero che spesso la sostanza dei problemi è dietro l'apparenza della realtà, che occorre scavalcare ciò che appare per conoscere quello che è.

Ma un'altra mano al degrado della città l'hanno data i rappresentanti delle istituzioni, quelli che oggi vestono i panni dei coccodrilli. "Da molti anni i ministri degli interni sono partenopei" ha scritto sul settimanale Oggi l'ex deputato socialista Claudio Martelli, specificando i nomi: Antonio Gava, Vincenzo Scotti, Nicola Mancino, Giorgio Napolitano. Antonio Bassolino governa Napoli e la Campania da dodici anni, Rosa Russo Jervolino da sei, dove erano sinora?

Fare politica vuol dire andare in mezzo alla gente, ascoltarla. Ma non solo durante la campagna elettorale per estorcere qualche voto: sempre! Invece una volta eletti scorrazzano nelle città in auto blindate e con adeguata scorta, come quella che avevano il famigerato boss malavitoso Al Capone ed i suoi emuli.

Se il popolo stanco, dimenticato, che vive di espedienti, grida "jatevenne" al loro passaggio di chi è la colpa?

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