dEMODOSSALOGIA E oPINIONE pUBBLICA

31 gennaio 2007

Effemeridi # Comparazioni euristiche

Nella puntata n. 34 del corso di introduzione alla demodossalogia, nel presentare l'indagine demodossalogica abbiamo fatto ricorso allo sviluppo di due coordinate cartesiane relative ad una sperimentazione fisico-meccanica specificando come "il livello di accettabilità del rischio - equivalente alla stabilità di un qualsiasi sistema fisico - si ha quando l'oscillazione tra la cresta (il punto più alto in altezza) ed il ventre o gola (il punto più basso in profondità) ha valori minori o uguali sia nel campo positivo (+) che negativo (-), con lunghezze d'onda omogenee e ampiezza complessivamente stabile".

Quando le lunghezze d'onda non sono più omogenee e l'ampiezza complessivamente stabile si ha la "rottura della stabilità del sistema fisico-meccanico": è stato confermato domenica 28 gennaio corrente in una trasmissione mattutina di La 7 dagli illustri accademici presenti, che hanno specificato come, a quel punto, sia possibile prevedere un mutamento del sistema tendente al caos ma che non è altrettanto possibile prevedere quando il mutamento accadrà.

L'innovazione che i ricercatori della Sidd hanno portato nella demodossalogia è stata quella di ancorare la comparazione tra le leggi fisico-chimiche e le costanti (K) sociali. In base alla legge di cui sopra (la rottura della stabilità), per successivi calcoli delle medie sviluppati nel tempo possiamo adeguare al tempo presente della rilevazione statistica l'ultimo dato sulla media ottenuta ipotizzando di quanto il mutamento sociale (dato dal mutamento progressivo della media) si stia avvicinando.

Un metodo innovativo ed euristico snobbato dagli accademici di Scienze della comunicazione poiché, con ogni probabilità, la fisica e la matematica non trovano posto tra gli umanisti ed i creativi che albergano nelle cattedre di Sociologia e Giornalismo, rifugio degli affabulatori.

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30 gennaio 2007

Segnalazioni # Opinione pubblica

  • Fulvio Roccatano su Scienza e tecnica di ottobre/novembre 2006 ha ricordato, in un excursus dagli antichi romani ad oggi, alcuni aspetti del giornalismo e le prime scuole universitarie di Perugia, Roma e della ex Pro Deo, ora Luiss, antesignane dell'attuale corso di laurea in Scienza della comunicazione.
  • A breve sessanta piazze di piccoli comuni italiani saranno coinvolte nella richiesta di firme per promuovere un'iniziativa di legge popolare per pubblicizzare il bene acqua ed aprire una seria discussione sui beni comuni non mercificabili, proprio come l'acqua. "Bene prezioso da difendere e conservare per i nostri figli ed il futuro del Paese", come ha detto il regista Pino Tordiglione che guiderà il tour per i sessanta comuni.
  • Sul numero di gennaio dell'agenzia stampa online Informatore Economico-Sociale: Fabrizio Del Noce e l'opinione pubblica; Iran-Venezuela = rischio di disordine organizzato; Il discorso di Napolitano (significativo per i richiami all'unità); Casini e la vecchia Dc; La procura e l'addetto stampa.


29 gennaio 2007

Effemeridi # Sussulti al Corsera

Il 20 gennaio, nel concludere il corso di introduzione alla demodossalogia, abbiamo sottolineato l'importanza di ricorrere alla rassegna stampa dei maggiori quotidiani per comprendere le tendenze d'opinione che affiorano, in quanto anticipano dei mutamenti di scenari. Essendo i quotidiani nelle mani di proprietari azionisti, la linea del giornale è normalmente la media dell'opinione e degli interessi dei proprietari della testata, per cui ogni variazione d'impostazione politica o economica dei giornali quotidiani riflette gli umori della proprietà.

Un articolo di Maurizio Belpietro sul Giornale del 24 gennaio scorso, in polemica con Roberta Carlini sul Manifesto del giorno prima, è illuminante in proposito. La Carlini si doleva della guerra di spionaggio che ha sconvolto il Corriere della Sera con i proprietari "intenti a farsi la guerra in salotto con tutti i mezzi" spiegando che con il possesso di giornali "si fanno e disfanno maggioranze ma anche affari. Scorrendo l'elenco dei nomi degli editori si ha un'idea della loro dipendenza dalle decisioni del governo."

Per Belpietro le anime candide del giornalismo, sia che lavorino al Manifesto o dirigano l'ex giornale della borghesia italiana, per molto tempo hanno fatto finta di non credere che il pericolo venisse da "gli intrecci tra affari, politica ed informazione che crescono all'ombra dei potentati politici [...] di un modello industrial editoriale che ha bisogno della politica per campare".

A proposito delle affermazioni della BBC e del servizio di Itv sull'amicizia di Romano Prodi con il Kgb (il servizio segreto sovietico) il Giornale ha rilevato come nessuno abbia messo la notizia in prima pagina: il Corriere su due colonne in mezzo al varietà, tra la poligamia e la moda; La Stampa in una spalletta di poche righe nelle edizioni successive. Ed anche questo è un indice di come sono schierati i due giornali.

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27 gennaio 2007

Incontri # Prospettive internazionali

  • Lunedì 29 gennaio, alle ore 17.00, presso la sede del Consiglio italiano del Movimento europeo in via IV Novembre 149 a Roma, Pierluigi Castagnetti, Beppe Pisanu e Valerio Zanone animeranno un dibattito guidato da Monica Maggioni su "Cinquant'anni d'Europa. Bilanci e prospettive".
  • Lunedì 5 febbraio, alle ore 18.00, presso l'Oratorio del Gonfalone nei pressi di via Giulia a Roma, Antonio Martino inaugurerà le diciassette lezioni della Scuola 2007 di liberalismo ricordando il suo maestro e premio Nobel "Milton Friedman". Il corso proseguirà presso la casa editrice Rubbettino.
  • Mercoledì 14 febbraio, alle ore 18.00, presso l'Oratorio del Gonfalone in via del Gonfalone 32/a a Roma, Luigi Caligaris discuterà con Silvio Fagiolo e Roberta Pinotti su "Politica estera e Forze Armate, presente e futuro". Presiede Valerio Zanone.


26 gennaio 2007

Effemeridi # Licenziabilità degli statali

L'accordo intercorso tra i sindacati dei dipendenti pubblici ed il ministro della pubblica amministrazione, al di là di qualche orpello ripetuto ad ogni annunciata "riforma" (premi, trasferimenti, funzionalità, garanzie agli utenti, e così via), ha una sola novità: la licenziabilità dei dirigenti pubblici al pari di quelli privati.

Ma, a quale livello? Solo i dirigenti pubblici centrali o anche i direttori di sede, i capi-servizio e chiunque ha la responsabilità di un personale sottoposto? E, perché i dirigenti sono licenziabili e i dipendenti non lo sono? Perché il personale pubblico alimenta con tessere, contributi e voti di preferenza i sindacati Cgil, Cisl, Uil mentre i dirigenti hanno un loro sindacato scarsamente rappresentativo, come numero di aggregati.

Ad un capo non sono sufficienti gli incentivi e le note di demerito per rendere funzionale un servizio infestato da dipendenti che, con la scusa (tutta da dimostrare) di essere pagati poco, non hanno nessuna voglia di darsi da fare, protetti oltretutto dal sindacato. Solo il timore del licenziamento può convincere i furbetti della pubblica amministrazione a produrre quanto e come gli altri.

Tutto il pubblico impiego, dai docenti universitari agli uscieri ministeriali, invece del contratto di lavoro a tempo indeterminato dovrebbe avere un contratto quinquennale, per tutti, rinnovabile alla scadenza in base al curriculum; cioè alle note compilate nei cinque anni dal suo superiore. I dipendenti richiamati avranno un numero sufficiente di anni di lavoro per emendarsi e il giudizio esaminerà complessivamente l'intero periodo giungendo a valutazioni obiettive, poiché su un arco di tempo sufficiente per giudicare, con tranquillità e serenità, il lavoratore.

Un dipendente lavativo, e ce ne sono tanti, sapendo che non potrà essere licenziato ma solo trasferito di mansione, seguiterà a fare i suoi comodi anche perché se l'ufficio non funziona (magari preminentemente anche per sua colpa) sarà allontanato il capo e non lui, il quale potrebbe essere sostituito da un amico o qualcuno con cui accordarsi.

Il contratto a tempo determinato rinnovabile sarebbe la vera riforma della pubblica amministrazione e, come ogni riforma, giovevole per taluni (i cittadini e lo Stato) e gravosa per altri (quelli che sinora hanno contribuito allo sfascio).

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25 gennaio 2007

Incontri # Tutela ambientale

Venti anni fa l'istituzione del ministero dell'Ambiente segnò uno dei principali punti di novità nel panorama istituzionale italiano. Nuovi interessi e nuovi attori trovarono riconoscimento e tutela giuridica per la prima volta. Lunedì 12 febbraio 2007, alle ore 10.00, nella sala Zuccari di palazzo Giustiniani, in via della Dogana vecchia a Roma, la Fondazione Luigi Einaudi ha indetto un seminario sul tema: "La tutela ambientale venti anni dopo l'istituzione del ministero dell'Ambiente". L'incontro ha l'obiettivo di esaminare se quanto è avvenuto nel campo del diritto abbia corrisposto alle speranze suscitate da quella legge.
Dopo l'introduzione del sen. Valerio Zanone, presidente della Fondazione, Francesco Fonderico e Sabino Cassese esamineranno l'evoluzione della legislazione ambientale; quindi Paolo Maddalena (presidente), Yves Gaudemet (l'esempio francese) e Lorenzo Casini (l'esempio italiano) discetteranno su "il cittadino e la cura dell'interesse pubblico"; concluderanno su "la tutela ambientale e l'organizzazione dei poteri pubblici" Gian Maria Flick e Paolo Caretti.
Per informazioni e prenotazioni (ingresso con invito): tel. 066871005, fax 066871446.

24 gennaio 2007

Effemeridi # Riforma delle amministrazioni

Il ministro per le riforme e le innovazioni nella p.a. e i sindacati dei lavoratori hanno annunciato la riforma della pubblica amministrazione, ossia più efficienza, trasparenza e qualità del lavoro dei dipendenti pubblici, prevedendo sanzioni agli inetti e premi ai migliori.

Se ci riuscissero sarebbe una svolta epocale nei rapporti tra lo Stato ed i suoi dipendenti. Quando mai si è visto un ministro che, nelle trattative, si pone contro la controparte sindacale; normalmente mira a farsi bello per conquistare voti ed appoggi. Dall'altra parte non abbiamo mai visto i rappresentanti dei lavoratori che si schierano contro i loro iscritti, li abbiamo visti chiedere solo garanzie ed aumenti sindacali. Riformare la pubblica amministrazione vuol dire incominciare a licenziare il personale in eccesso (o trasferirlo), insieme ai dipendenti incapaci e a quelli lavativi o non produttivi. Può il sindacato proporre o accettare simili soluzioni?

Il fatto è che mentre il privato, nelle trattative sindacali, si gioca il suo patrimonio e quindi non accetterà mai condizioni che penalizzino la sua azienda, il ministro non ci mette nulla di suo nelle trattative (solo la faccia) e non avendo nulla da perdere del suo patrimonio pensa solo a conquistarsi le simpatie ed i voti dell'interlocutore. Se le riforme partono con queste premesse non possiamo aspettarci nulla di buono.

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23 gennaio 2007

Effemeridi # L'altro, come nemico

Così come l'individuo, anche l'opinione pubblica si dirige verso o contro qualcosa. O, per essere più precisi, si formano delle opinioni pubbliche che - su un dato argomento o fatto - si schierano a favore o contro determinate posizioni. Nelle piccole come nelle grandi cose.

Il caso di Cogne, il giudizio su Berlusconi, l'adesione della Turchia all'Unione Europea, ecc. Ogni agglomerato di persone ha bisogno di costruire, nel suo immaginario, una meta da combattere o aiutare.

Al tempo della cosiddetta "guerra fredda", tra le due forze egemoni Usa ed Urss, una parte dell'opinione pubblica occidentale (Europa, America del Nord, ed altre zone geo-politiche minori) vedeva nel comunismo e nell'Urss il pericolo da contrastare. Caduti l'Urss, il muro di Berlino ed il pericolo comunista, oggi, l'immaginario "contro" è il pericolo del terrorismo islamico.

Differenza di situazioni? Non tanto. Allora uno stato centralista ed autoritario (l'Urss) esportava la sua ideologia politica (il comunismo) nel resto del mondo in cerca di espansione; oggi uno stato ugualmente accentratore (l'Iran) ispira una ideologia religiosa (l'islamismo) infiltrandosi negli stati compatibili.

L'Urss ai confini del suo impero aveva truppe armate, missili ed atomiche pronte all'uso, per reprimere con la forza eventuali rivolte; il terrorismo islamico viene accusato di imporre la sua ideologia con la violenza della repressione e degli attentati.

E' cambiata la tattica e l'ubicazione geografica ma è sempre un "altro", diverso da noi, il nemico su cui scaricare le ansie e le frustrazioni della collettività, quale conseguenza dell'andare verso o contro qualcosa.

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22 gennaio 2007

Bacheca # Corso e bibliografia

Il corso di introduzione alla demodossalogia proposto da Giulio D'Orazio, decano degli studi demodossalogici, è suddiviso in 36 "lezioni" (pubblicate su questo sito dal 30 gennaio 2006 al 20 gennaio 2007). Per facilitare una lettura ordinata e, ci auguriamo, uno studio più organico dell'opinione pubblica, riportiamo l'indice con i collegamenti a tutti i post del corso. Concludiamo con l'invito a seguire gli aggiornamenti e gli esercizi di lettura demodossalogica dell'attualità proposti regolarmente sul nostro sito internet www.opinionepubblica.com e sul sito dell'Informatore Economico Sociale, agenzia stampa dei demodossaloghi della Sidd, all'indirizzo www.demodossalogia.it.
  1. 1 # Introduzione
  2. 2 # L'opinione pubblica
  3. 3 # Félix A. Morlion o. p.
  4. 4 # Kurt Lewin
  5. 5 # L'università Pro Deo
  6. 6 # Lazarsfeld e Co.
  7. 7 # La prima dispensa
  8. 8 # La seconda dispensa
  9. 9 # Esiste la scienza dell'opinione?
  10. 10 # La scienza del giornalismo
  11. 11 # Scienza ed arte
  12. 12 # L'effemerocritica
  13. 13 # Le altre dispense
  14. 14 # Giornalismo e pubblicità
  15. 15 # Il secondo convegno
  16. 16 # Storia ed attualità
  17. 17 # Territorio/popolazione/risorse
  18. 18 # L'ambiente demodossalogico
  19. 19 # Il frattale
  20. 20 # Psicologia sociale
  21. 21 # Inchiesta sul post-industriale
  22. 22 # Seconda parte dell'inchiesta
  23. 23 # Conclusioni dell'inchiesta
  24. 24 # Fondamenti e concetti
  25. 25 # Gli altri apporti
  26. 26 # Prospettive diverse
  27. 27 # Federico Augusto Perini-Bembo
  28. 28 # Pitigrilli
  29. 29 # Toddi
  30. 30 # Altri autori
  31. 31 # Evoluzione della demodossalogia
  32. 32 # Capire la inde
  33. 33 # La inde
  34. 34 # L'indagine demodossalogica
  35. 35 # Misurazione ed effemerocritica
  36. 36 # Conclusioni generali

Infine, per favorire una visione più ampia della disciplina, riproponiamo la bibliografia sulla demodossalogia suddivisa in quattro parti, già pubblicata all'inizio del corso:

Chi volesse approfondire gli argomenti trattati e ottenere una qualifica può rivolgersi per qualsiasi informazione alla segreteria della Sidd via email all'indirizzo segreteria@opinionepubblica.com, specificando il tipo di richiesta (approfondimento della materia, partecipazione a convegni o seminari, adesione alla Sidd), il proprio nominativo, il recapito di posta elettronica ed il recapito postale al quale inviare comunicazioni cartacee. Risponderemo a tutti: personalmente o nella rubrica "Risposte", a seconda del quesito inviato.

20 gennaio 2007

Corso # 36 # Conclusioni generali

Siamo giunti al termine di codesto breve corso di introduzione alla demodossalogia, che necessiterebbe di almeno un paio d'ore di discussione generale e qualche esercizio su argomenti d'attualità, quindi riepiloghiamo i concetti fondamentali che un demodossalogo deve avere sempre presenti nell'esercizio delle sue funzioni, che possono spaziare da un ufficio stampa ad una segreteria parlamentare, dall'attività di public relation a quella di marketing, da consulenze nella pubblicità-propaganda a quelle per le direzioni generali delle aziende, trattandosi di professionalità che, in un modo o in un altro, hanno a che fare con il pubblico o agglomerati umani destinati a trasformarsi in pubblico o folla: consumatori o elettori, utenti o sportellisti, programmatori o intervistatori, e così via. Un'attività, in sostanza, di creatori o rilevatori dell'opinione pubblica.

L'opinione pubblica è come una moneta. Passa di mano in mano ma nessuno conosce il percorso che ha fatto o quello che farà. E' al portatore e viene accettata e rilasciata in base al valore facciale espresso sul dorso e alle aspettative del possessore per ottenere il bene desiderato. Così è l'opinione pubblica. L'opinione corrente o emergente è alimentata dalla vox populi che circola da un individuo all'altro, ingigantendosi sempre più in base al si dice (o si legge o si vede) e alle proprie predisposizioni culturali e psicologiche verso o contro qualcosa. Raramente si è in grado di individuare da dove sia partita e, a volte, anche verso quale meta si stia dirigendo. Così come nessuno controlla le tre facce della moneta altrettanto accade all'opinione pubblica.

Ma non esiste l'opinione pubblica: solo i dittatori o i docenti di Scienze della Comunicazione ci credono. Esistono le opinioni pubbliche, cioè tante opinioni che si scontrano tra loro sullo stesso argomento, in attesa di quella che le circostanze avvaloreranno come preminente sulle altre. E' questione di tempo e di spazio, specie in una società (o civiltà) globalizzata da Internet e dalla tv.

Negli Usa ci sono i fautori di George W. Bush, che considerano l'invasione dell'Iraq la giusta risposta all'abbattimento delle torri gemelle di New York rivendicato da Bin Laden, e un'opinione pubblica contraria alla guerra; oltre a varie sottosfumature di opinioni riconducibili in un campo o nell'altro. In Italia c'è chi esalta Silvio Berlusconi e chi lo denigra, così come accade a Romano Prodi. Nel panorama politico ci sono i sostenitori di Pier Ferdinando Casini e quelli di Gianfranco Fini, i fans di Massimo D'Alema ed i seguaci di Francesco Rutelli. Sull'eutanasia ci sono più opinioni ma le emergenti spaccano l'opinione pubblica, anche nei credenti della stessa fede religiosa, in contrapposte ed insanabili versioni. Così è sull'energia nucleare, l'economia, e via dicendo, poiché ogni individuo vuole avere una sua opinione e per questo accetta, inconsciamente, l'opinione altrui che gli viene inculcata, deliberatamente o meno, da chi lo circonda e da coloro ai quali l'individuo attribuisce maggiore prestigio. Un prestigio riconducibile al potere religioso (e famigliare), politico (amministrativo ed economico) e scientifico (l'autorità del sapere).
[...]Essere custodi di un segreto, o capaci di svelare un mistero, poneva l'uomo al riparo da sforzi fisici per acquisire il cibo e la tranquillità. Poneva lo stregone al di sopra degli altri componenti della tribù, oggetto di stima e regalie. Gli conferiva un potere.
Accanto alle invenzioni relative a tecniche o oggetti di uso comune (la ruota, il ferro, la semina, ecc.) sorsero invenzioni sui fatti che coinvolgevano l'uomo (la morte, le malattie, le calamità naturali, ecc.). Oltre agli scienziati, ai filosofi ed ai sacerdoti nacque anche la casta dei politici che si arrogarono il diritto di amministrare i gruppi sociali.[...]
Le idee dominanti (cioè di uso comune da parte della maggioranza degli individui) sono le idee di chi detiene il potere (politico, economico, culturale). Ma questo potere, sorto come conseguenza del sapere, è stato il frutto di un inganno da parte di una minoranza che ha inventato miti ed ideologie per far fronte ai problemi esistenziali. La cultura si è rifugiata in spiegazioni filosofiche sulla esistenza umana creando un distacco tra il popolo e l'élite.[...]
(Lineamenti di sociologia dell'emigrazione, istituto bibliografico Napoleone, Roma gennaio 1987)

[...]Se la gente non si sforza di capirle queste decisioni, se non si fa con cognizione di causa delle opinioni sue, se non le rende pubbliche, lascia tutto il potere nelle mani di chi capisce, o fa finta di capire o crede di capire. E si può star sicuri che queste decisioni andranno ben di rado contro gli interessi di quelli che le prendono o di quelli che costoro rappresentano.
(John K. Galbraith in Sapere tutto o quasi sull'economia, Mondadori 1979)

Più circola una particolare opinione su uno specifico argomento (TAV in val d'Aosta, pena di morte, ecc.) e maggiormente penetra nell'agglomerato umano interessato alle questioni, predisponendosi a diventare l'opinione di maggioranza. Una maggioranza che si forma più in base al numero degli appartenenti e all'ampiezza della circolazione della specifica opinione che all'intrinseco valore della stessa. Quindi un'opinione pubblica che si autoalimenta (l'opinione crea l'opinione) basandosi più sulle apparenze (del: lo ha detto, ci mostra la tv, c'è scritto, ecc.) che sull'oggettiva realtà dei fatti. Fatti che hanno verità diverse, a seconda dell'informazione che un soggetto ha sull'avvenimento, per cultura, ceto sociale, aspettative, ecc. Uno scontro automobilistico visto dall'alto è più veritiero rispetto allo stesso evento visto da un capo o l'altro della strada. Ogni cosa è come il bicchiere riempito a metà: è semipieno o semivuoto?
L'enorme massa di informazioni, riviste, notiziari, saggi, messaggi, visioni e sollecitazioni, oltre ad allontanarci dai luoghi dell'azione e renderci prigionieri degli strumenti del comunicare, rischia di far perdere l'essenza stessa della notizia, se l'interpretazione del messaggio non si avvale di metodi scientifici euristici. Ai fini demodossalogici è irrilevante chi dice: i parametri di riferimento sono spaziali (dove) e temporali (quando) per capire il perché.
(Scienza, società ed opinione pubblica, atti convegno Sidd 2001)

Generalmente in una discussione tra pari (per cultura, professionalità, collocazione, ecc.) - a meno che non si tocchino i propri interessi - ha la meglio l'impostazione di colui che ha parlato prima di tutti; gli altri concordano o si oppongono debolmente. E' come la moneta che circola, ogni passaggio di mano riconferma il valore della sua utilità come contropartita di scambio. E' la ripetizione di un rito sociale. Ed è sulla ripetizione che fanno perno le religioni e la didattica: ripetere il catechismo o la poesia sino a quando non si fisseranno indelebilmente nella memoria; e da qui nella coscienza, predisponendo l'individuo ad un sentire comune ed a un comportarsi di conseguenza.
[...]una volta che la comunicazione è stata diramata ed è entrata in circolo è assai difficile ridimensionarla (non potendo raggiungere quell'iniziale pubblico nelle medesime modalità di coinvolgimento spaziali/temporali). Ecco perché le smentite non sono altro che comunicazioni date due volte.
(Scienza, società ed opinione pubblica, ibidem)

Compito del demodossalogo è quello di verificare l'origine dell'informazione e la sua destinazione finale. In pratica a chi giova. La spiegazione di un insegnante o di un conoscente predispone ad una opinione conforme a quanto appreso; la lettura di un libro o la visione di un film fanno sorgere una determinata opinione contro o a favore dei personaggi della trama o della vicenda. Ma sono opinioni che rimangono ristrette nell'ambiente nel quale si sviluppano.

Ben raramente si è testimoni di un avvenimento ed anche quando lo si è non si conoscono tutti i lati della vicenda, i precedenti ed i punti di vista dei coinvolti (anche sul piano storico). Così come non sappiamo chi ha ispirato una "velina" su un certo argomento: i grandi organi d'informazione (stampa e radiotelevisione) si servono delle agenzie di stampa, che non sono neutre ma rappresentano particolari interessi (politici, economici o sociali); vedasi in proposito la relazione di Massimo Olmi al convegno di Fiuggi dell'Associazione nazionale agenzie di stampa. Le recenti vicende di alcuni uomini dei servizi segreti italiani coinvolti nella diffusione di notizie false ai giornali non rappresentano una novità, è una prassi conosciuta ed applicata in tutto il mondo. Il precedente caso più noto in Italia fu quello legato al periodico OP e all'omicidio di Mino Pecorelli.

Nelle nostre indagini dobbiamo affidarci, necessariamente, a documentazioni registrate (scritte o orali o visive), d'attualità e disponibili al pubblico, nel senso di dichiarazioni o documentazioni il più possibile vicine all'evento e portate a conoscenza del pubblico per alimentare un'opinione contro o a favore. I carteggi non divulgati interesseranno la storia e gli storici ma non la cronaca; l'opinione pubblica si alimenta invece con i fatti della quotidianità (dal latino quotidianus = cose del giorno). Pertanto la fonte principale delle nostre indagini sono i mass media e, in particolare, i quotidiani e la radiotelevisione. Sia perché riportano le notizie d'attualità e le mettono a disposizione del pubblico
[...]Risulta da quanto premesso che le caratteristiche essenziali delle effemeridi , quali fonti della demodossalogia (per ricercare le espressioni delle pubbliche opinioni e i motivi e le maniere con i quali si cerca d'influire sulle opinioni stesse, che di conseguenza sono mediamente ricavabili) sono le stesse caratteristiche essenziali del giornalismo: la pubblicità e l'attualità.
(F. A. Perini-Bembo, Introduzione alla demodossalogia, dispensa universitaria del 1951)

e sia perché rappresentano una media (M) di interessi particolari che hanno trovato punti di convergenza; cioè uno strato di opinione pubblica condivisa - in prima battuta - dal giornale e conseguentemente dai suoi affezionati lettori. Contribuendo, cosi, a diffondere un'opinione (accettata da buona parte dei redattori e lettori) destinata a diventare pubblica:
Un complesso di idee, sentimenti, pulsioni che spinge un gruppo di esseri umani a reagire ed agire identicamente di fronte a certi fatti d'attualità connessi ai problemi della vita sociale.
(dal glossario di Scienza, società ed opinione pubblica, ibidem)

Un giornale si individua attraverso la testata (il nome del giornale); per realizzarsi ha bisogno di finanziatori (la casa editrice) che, se non la hanno di proprietà si appoggiano ad una tipografia. Il direttore responsabile del giornale rappresenta il punto d'incontro e la convergenza d'interessi tra i proprietari della testata, della casa editrice, della tipografia e persino dei giornalisti in quanto non è detto che siano tutti in linea con il direttore o le varie proprietà. Ecco perché il giornale quotidiano di elevata tiratura rappresenta già di per se stesso una (M) media di opinioni. Anche quando la proprietà di un quotidiano è di una casa editrice, del pacchetto azionario dell'azienda fanno parte imprenditori di altri settori industriali che nulla hanno a che vedere con l'editoria. Perché allora partecipano all'impresa editoriale che ha un alto rischio ed un basso reddito? Perché in Italia, più che in altri paesi, informazione (cultura), politica ed economia sono strettamente intrecciati in un coacervo di interessi al riparo dagli sguardi del pubblico, che non sa e non vuole vedere cosa c'è dietro il muro di carta.

Facciamo degli esempi:
  • Il Messaggero, fondato nel 1878, era il quotidiano romano dalla famiglia Peroni (gli ex produttori dell'omonima birra) che, attraverso vari passaggi, è oggi nelle mani della famiglia del costruttore edile Caltagirone. Nel CdA della casa editrice Il Messaggero, proprietaria del giornale e della testata (coincidono tutte e tre le proprietà in un solo soggetto industriale), figurano: Francesco G. Caltagirone, Gaetano Caltagirone (il fondatore dell'impresa edile), Alessandro Caltagirone e Azzurra Caltagirone (la compagna dell'ex presidente della Camera dei Deputati Pier Ferdinando Casini). Orbene, credete possibile che dal giornale possano venire attacchi all'onorevole Casini e all'Ucd da lui rappresentata? Ma c'è di più, recentemente la formazione politica ex democristiana si è staccata dalla Casa della Libertà di Silvio Berlusconi per rivendicare un'autonomia di percorso, anche in vista delle prossime elezioni politiche comunali e regionali. E, quale strana coincidenza, il boss della famiglia l'ing. Gaetano ha acquistato "Il Gazzettino", il quotidiano veneto fondato nel 1887. Secondo una rilevazione del demodossalogo Francesco Bergamo la famiglia Caltagirone risulta proprietaria di vari quotidiani sparsi qua e là in Italia ma tutti in frattali che una volta rappresentavano i punti di forza della Dc; mancava solo il veneto. Ex Dc, attuale Udc e giornali locali di Caltagirone: come non vedere una continuità di opinione pubblica verso un soggetto politico che ha mutato solo il nome? Vogliamo fare una facile previsione? I giornali di Caltagirone non mancheranno di dare appoggio ed enfasi alla presa di posizione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in favore di un accordo bipartisan tra maggioranza ed opposizione sulla riforma elettorale e, successivamente, ad un ribaltone governativo, in attesa di nuove elezioni, con una compagine di centralità democratica supportata direttamente o indirettamente dall'Udc.
  • Il Corriere della Sera, fondato nel 1876, già della nobile famiglia Crespi e del nascente capitalismo lombardo, ha nella proprietà azionaria un'equilibrata partecipazione di vari interessi tutti riconducibili all'imprenditoria italiana. Rappresenta quindi la (M) media delle opinioni dei più importanti capitalisti; se un giorno dalle pagine del "Corsera" (come sbrigativamente è chiamato) dovesse venire un attacco al governo o ad un provvedimento economico, e così via, è facile immaginare che sia partita una svolta d'opinione dalla (M) media dei più importanti industriali, destinata a diventare opinione pubblica. Anche perché vi si adeguerebbero quei politici o formazioni politiche che traggono sostentamento dalle elargizioni capitaliste. Le altre fonti di sostentamento della politica sono le cooperative, i sindacati, le banche, le assicurazioni, le confraternite dei cosiddetti terzo e quarto settore (associazioni di volontariato, assistenza, cultura e diporto) oltre alle multinazionali e alle grandi aziende. L'autorevolezza del Corsera deriva, oltre che dal numero di copie giornalmente vendute (932 mila), dall'equilibrio d'opinione che rappresenta in quanto media (M) di molti interessi, a volte in contrasto.
  • Altrettanto potremmo dire per gli altri quotidiani. Per rimanere ai più importanti citiamo: La Stampa della famiglia Agnelli e della Fiat (580 mila copie), Il Sole-24 Ore nato dalla fusione di due quotidiani economici e organo della Confindustria (500 mila copie), Avvenire portavoce della Commissione episcopale dei cattolici (150 mila copie). La capacità degli organi di stampa di creare opinione pubblica deriva, oltre all'abilità del direttore, alla politica soft nel travasare idee sul lettore. Dire senza dare importanza, goccia dopo goccia, per giungere alla costruzione della tesi prefissata. Ogni giornale ha i suoi lettori che si riconoscono nella linea redazionale e cambiarla significherebbe perderli, destinando il giornale ad una ingloriosa fine. Pertanto anche un minimo segno di inversione di rotta rappresenta un trend da monitorare in quanto iceberg di qualcosa che si muove ma di cui ancora non si conoscono dimensioni e direzione.
  • la Repubblica è un quotidiano nazionale (cioè presente e venduto in tutta Italia, come gli altri giornali sopra citati) fondato il 14 gennaio 1976 da Eugenio Scalfari. Con le sue 250 mila copie quotidiane vendute rappresenta l'opinione pubblica della borghesia che guarda a sinistra. La proprietà del giornale e della tipografia è suddivisa in un azionariato rappresentato da esponenti dell'imprenditoria, tra i quali spiccano i più noti: l'avv. Carlo Caracciolo (accostato alla Fiat e alla Etas-Kompass) e l'ing. Carlo De Benedetti (Olivetti e telefonia). Il giornale ha appoggiato l'investitura di Romano Prodi prima, durante e dopo la campagna elettorale. C'è però chi ha visto, nella presa di posizione del 29 dicembre 2006, un segnale da tenere presente in vista di eventuali sviluppi. Infatti, mentre il fondatore Scalfari aveva auspicato nella persona di Prodi il dittatore di salute pubblica di cui l'Italia ha bisogno, l'autorevole firma di uno dei vicedirettori, Massimo Giannini, non ha risparmiato critiche, anche severe, verso il presidente del Consiglio dei Ministri. Critiche destinate a lasciare il segno, riportiamo appena qualche frase:
    Chi si aspettava una risposta [...] sarà rimasto deluso dalla conferenza di fine d'anno del Professore [...] Il premier non è riuscito a fugare del tutto i dubbi che si addensano sul suo governo [...] Riuscirà a farsi conferire dai suoi alleati quei poteri speciali senza i quali sarà difficile superare i veti dei partiti e i diktat delle lobby e far passare le grandi riforme strutturali che servono al Paese? [Ndr: quelle riforme invocate anche dal presidente della Confindustria Luca di Montezemolo] [...] Prodi è stato evasivo sulla riforma delle pensioni e generico sulla riforma della Pubblica Amministrazione. Eppure è proprio su questi due pilastri, che poggia il ciclo di rilancio dello sviluppo di un Paese come l'Italia [...] Le riforme camminano sui fatti, non sulle parole. Il riformismo si pratica, non si predica [...] Prodi avrà davvero la forza di affrontare [...] Meglio una scelta coraggiosa, a costo di qualche rottura al rialzo, piuttosto che un atto condiviso, al prezzo dei soliti compromessi al ribasso [...] Se continua ad arrancare paralizzato da veti incrociati, e subisce una sconfitta pesante [Ndr: alle amministrative di giugno interessanti nove milioni di elettori], difficilmente reggerà all'urto della sua auto-distruzione. Il Professore ha solo sei mesi di tempo [...] per provare a diventare Cesare, o rassegnarsi alla fine di Pompeo.


Un giornaliero monitoraggio, calcolando demodossalogicamente lo spazio quotidiano dato dai vari giornali sin qui citati, può graficamente render conto attraverso una coordinata cartesiana sviluppata nel tempo, il trend dell'opinione pubblica che i suddetti quotidiani tendono ad inculcare (sia pure lentamente) nei loro lettori.

A qualsiasi opinione pubblica - per essere vincente - non saranno sufficienti il numero degli individui che si riconoscono in essa e l'ampiezza dei vari frattali (ambiente) raggiunti dallo strumento (il canale) di diffusione del messaggio: ogni novità, tecnica o culturale o sociale, dovrà svilupparsi al momento giusto, dopo una serie di passaggi più o meno lunghi. Dovrà, cioè, trovare la sua collocazione nel puzzle.

Tutte le dittature sono sorte nelle società arretrate nella fase di passaggio dall'agricoltura alla nascente industrializzazione. Il benessere economico ha sempre influito in modo positivo sullo sviluppo della cultura e della socialità. Il mutamento delle istituzioni è avvenuto in seguito a guerre o gravi crisi, mai ad opera delle stesse istituzioni (regnanti o burocrazie). Una tecnologia innovativa non potrà produrre i suoi benefici effetti in una società arretrata culturalmente. Anche a livello collettivo i bisogni si sviluppano e si soddisfano secondo una gradualità:
Dagli albori della civiltà ad oggi sono cambiati gli usi, i costumi, le ideologie e le tecniche ma lo scambio è stato il perno della vita umana. Un perno orientato verso tre direzioni: 1) la sussistenza 2) l'aggregazione 3) la conoscenza.
(Annemarie De Wal Malefijt, citata in Lineamenti di sociologia dell'emigrazione, ibidem)

Un Paese governato da tribù non potrà capire ed accettare, senza graduali passaggi, la democrazia occidentale così come un dispiegamento di cultura non sarà sufficiente a mutare le sorti di un frattale di povertà, emarginazione e disoccupazione, in quanto il soddisfacimento dei bisogni di sussistenza viene prima dell'aggregazione e della conoscenza. Vedasi anche il grafico della puntata n.32 sul passaggio dalla cultura all'economia, quale tappa obbligata del percorso dell'attuale civiltà, ed il grafico che accompagna la puntata n.26 sull'andamento delle innovazioni.
[...] perché l'esplosione della scienza moderna e della tecnica industriale sono una caratteristica degli ultimi due secoli?
Alla giornata di studio su "Biologia e Società", svoltasi il 18 maggio 1999 alla Facoltà di sociologia dell'università di Roma La Sapienza, abbiamo sostenuto che il pensiero sociale da una parte ha cercato i modi ed i mezzi atti a consentire la sopravvivenza della razza umana e dall'altra l'appagamento della conoscenza e della eticità tramite spiegazioni consone alla misteriosità dell'ignoto. Una sorta di bipolarismo meccanicistico: uno materiale e l'altro spirituale [Ndr: il contrasto tra il modo di pensare ed il modo di agire di Max Nordau]. Più la sopravvivenza era collegata alla produzione agricola e alla caccia e tanto più le ansie e le attese di una visione universalistica venivano affidate all'interpretazione prima degli eventi naturali, poi al percorso degli astri ed infine ai segni delle divinità; pertanto la materialità era data dalla Terra e la spiritualità dalle forze metafisiche.
L'avvento dell'industrializzazione ha dato all'uomo la possibilità di produrre, con un maggiore apporto del capitale e del lavoro, i beni necessari ad una vita confortevole, lasciandosi alle spalle l'era fondata preminentemente sulla produzione agricola; la materialità è così passata dalla Terra alla capacità umana nel produrre i beni necessari e di conseguenza la ricerca della spiritualità o dell'armonia delle leggi universali si è spostata dalla metafisica alla fisica; cioè all'indagine sulla Natura attraverso la chimica, la fisica, la biologia. La stessa sociologia è infatti sorta come "fisica sociale" (Claude Henri de Saint-Simon, Memorie sur la science de l'homme, 1813).
Ora siamo nell'era che ci porta verso il post-moderno ove l'uomo già si sente proiettato negli spazi una volta misteriosi e riservati alle divinità ed ai fenomeni celesti. Marte è a poche decine di anni di distanza dall'essere materialmente raggiunto dall'uomo e Vega è il punto d'incontro con l'ignoto. Se la materialità è passata dalla Terra all'Uomo e da questo nello Spazio, di converso la spiritualità dallo Spazio è giunta al Corpo passando per la Natura, rappresentata dalla biologia.
[...] La società agricola presupponeva la proprietà della terra che, col tempo, si è trasformata nel possesso del bene (proprietà = potere) senza alcun legame con l'uso dello stesso ai fini della sopravvivenza. Mentre le ricchezze monetarie o i mercenari erano segni di potenza soggetti a volatilità, le case ed i feudi agricoli dimostravano visibilmente la potenza della casata; il patrimonio denota uno stato sociale oltre che dare benessere, sicurezza e potere. La società industriale ha invece legato il potere alla produzione dei beni piuttosto che alla proprietà fine a se stessa favorendo le società commerciali e l'azionariato. Oggi la supremazia è data dalla gestione del denaro (e non più dalla produzione dei beni) e dalle biotecnologie (l'industria del futuro).
[...] Mentre sinora le mutazioni biologiche avvenivano, nel procedere dei millenni, per via naturale oggi abbiamo la possibilità di effettuare mutazioni genetiche controllate dall'uomo e dalla sua cultura, tramite le biotecnologie. L'Era che occuperà lo spazio/tempo degli anni duemila sarà talmente innovativa da non poter essere neppure paragonata all'era industriale, che - a suo modo - rappresentò una svolta sull'epoca precedente. Siamo ormai nell'era genomica con le sue dirompenti conseguenze sulla società.
("Rapporti tra tecnologia e società: dall'era agricola al futuro genomico", in Atti LXV Riunione Sips, Cassino 1999)

Porre l'enfasi sul Corpo, sulla propria persona, significa allentare o rivedere i vincoli con le istituzioni per passare a gestioni dirette (senza intermediazione e principi fissi) con gli altri e la società, accentuare l'edonismo e le attività umane collegate alla soddisfazione personale (viaggi, divertimenti, cura del corpo), scavalcare le regole che frenano l'iniziativa individuale (elusione, illegalità, violenza). Porre l'enfasi su se stessi e le proprie possibilità ma, nel contempo, valorizzare l'ambiente circostante alla ricerca di nuovi rapporti e valori.

Secondo recenti studi nel cervello umano c'è una sede capace di scegliere le informazioni e di prevedere il futuro. All'uomo è data la possibilità di decidere il luogo, il tempo ed il modo del percorso ma le strade verso il futuro sono create dalla capacità collettiva (le opinioni pubbliche) di assestare, più o meno gradualmente, lo spostamento dei vari pezzi che compongono il puzzle. Ma questa è materia per la filosofia della scienza, al demodossalogo è sufficiente saper usare le risorse cognitive per vedere, dietro l'apparenza dei fatti, le indicazioni che emergono dai sussulti.

Coloro che fossero interessati ad ulteriori informazioni o approfondimenti sulla demodossalogia troveranno appropriate indicazioni nel post di lunedì prossimo.

19 gennaio 2007

Effemeridi # Soldi e terrorismo

La giornalista della Rai Carmen La Sorella, il 13 gennaio scorso, in un dibattito televisivo su La 7 ha detto che dopo l'11 settembre (l'attacco terroristico alle torri gemelle di New York) il governo tedesco, partendo dal presupposto che il terrorismo sia alimentato dal denaro, iniziò un'indagine sui flussi dei conti bancari con l'estero che fu costretto a sospendere per le "concause".

Sulla scorta di quanto diffuso negli Stati Uniti, è notorio che sia nella famiglia del presidente George W. Bush sia tra i suoi presenti e passati collaboratori vi siano state relazioni d'affari con Saddam e altri personaggi oggi accusati di far parte del terrorismo islamico.

L'ipotesi allora è che gli uomini che oggi sono al potere in Usa (per gran parte massoni), quando hanno scoperto che i loro soci d'affari islamici stavano organizzando una rete internazionale per espandere l'islamismo, abbiano rescisso i rapporti convertendoli in guerra. Non si capirebbe altrimenti il voltafaccia verso Bin Laden e Saddam, prima amici ed alleati belligeranti (terroristi democratici) contro il comunismo (l'ex Urss) e poi manovalanza terroristica internazionale da eliminare in nome della democrazia.

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18 gennaio 2007

Effemeridi # Chiacchiere sinistre

I vari partiti del cosiddetto centrosinistra che sorreggono Romano Prodi si dichiarano tutti in favore di un'unica coalizione di sinistra: il neopartito Democratico.

Se nella vecchia Democrazia Cristiana potevano convivere uomini di centro, estrema destra e sinistra, perché altrettanto non può avvenire nell'ammucchiata del partito Democratico? Perché nella Dc, anche se le correnti si combattevano ferocemente, tutti si riconoscevano negli stessi valori: Dio, Patria, Famiglia.

Altrettanto non può avvenire nel partito Democratico. Non tutti si riconoscono in comuni valori: c'è chi crede in Dio ma ha visioni diverse sulla famiglia, chi nell'Italia unita e chi nel federalismo, alcuni non credono nello stesso Dio degli altri mentre sul concetto di famiglia hanno opinioni diverse. Addirittura qualcuno non riconosce nessuno dei tre valori ma ne avanza altri, e così via. Neppure sui cosiddetti nuovi valori sono d'accordo: solidarietà ed ambiente.

Un partito, per essere tale, deve essere ancorato a dei valori comuni a tutti gli iscritti; poi possono anche litigare sul programma e le priorità. Nel partito Democratico dovrebbero confluire storie politiche, ex ideologie e prospettive diverse (Prc e Udr, Ds e Margherita, ecc.): una coabitazione veramente difficile.

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17 gennaio 2007

Effemeridi # Scandalo sanità

Titoloni sulle prime pagine dei quotidiani, ampi servizi nei telegiornali, irruzioni dei nas dei carabinieri negli ospedali, fibrillazione degli assessori regionali alla sanità. Lo scandalo della malasanità è stato all'ordine del giorno nell'opinione pubblica italiana; non è che i cittadini non sapessero in che condizioni si trovassero gli ospedali pubblici ma, dato l'andazzo, si erano rassegnati.

Sviscerare in pubblico la realtà dello spaccato di un paese che si considera tra i primi nel mondo (non si è capito poi bene perché, visto che va tutto male) sarà un danno più che un bene: dopo lo scandalo e le travolgenti dichiarazioni dei politici protesi verso il risanamento della sanità pubblica (mentre loro si affidano alla privata) tutto resterà uguale, lasciando l'amaro in bocca a coloro che speravano che fosse giunta l'ora del risanamento.

Già il termine "risanare" la sanità sembra un controsenso: sanare ciò che per sua essenza è sano (cioè garanzia di salute)? Oppure riformare l'assistenza sanitaria? Ma riformare vuol dire innovare, chiudere alcuni ospedali e mandare a casa il personale (dai medici agli infermieri), rescindere contratti per le pulizie o la preparazione dei pasti, annullare appalti per l'acquisto di macchinari o ristrutturazioni, e così via. Ci sono milioni di euro in gioco. A rovistare nel fondo del bidone c'è il rischio di farsi male. Sindacati e partiti, maggioranza ed opposizione, regioni ed università, demanio e ministeri vari, primari e portantini, si appellano a regolamenti, leggi del Novecento e decreti del Duemila, accordi e trattative in corso, tutto per dare il potere di riformarla a chi ha sinora governato (o inzuppato il panettone) nella sanità.

Si è mai vista una riforma fatta da chi ne dovrebbe subire il danno? Tant'è che dalla reggia di Caserta non è uscito neppure un accenno sulla sanità. Le priorità sono altre. Ed è emblematico.

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16 gennaio 2007

Prospettive # Politica internazionale

Per coloro che si occupano di scenari internazionali, l'incontro tra i presidenti dell'Iran e del Venezuela, avvenuto il 13 gennaio scorso, potrebbe essere un tassello molto importante per il riflesso che avrà negli Stati Uniti.

Infatti, nei principi internazionali della politica Usa (sanciti con la Dottrina Monroe del 1823) l'America centro-meridionale è di fatto considerata un'area di esclusiva pertinenza statunitense, per cui ogni ingerenza esterna è un atto contro gli Usa (la crisi politica Castro-Kennedy sui missili Urss a Cuba fu una conseguenza della Dottrina Monroe).

L'accordo petrolifero siglato tra due dei maggiori produttori mondiali (Iran e Venezuela), entrambi antiamericani, verrà - a breve - ad incidere sugli interessi economici dei petrolieri Usa risvegliando l'opinione pubblica dall'assopimento degli ultimi anni in materia di ferrea applicazione della Dottrina Monroe ("l'America agli americani"). Pertanto, se non interverranno pressioni internazionali dell'Onu o dell'Europa, non potranno escludersi colpi di stato sovvenzionati dagli statunitensi o invasioni militari. Ma, trattandosi di petrolio, la Russia e la Cina attueranno un disimpegno sbilanciato a favore del Venezuela.

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15 gennaio 2007

Effemeridi # Riforma della Rai

Il ministro delle telecomunicazioni, Paolo Gentiloni, ha annunciato il provvedimento legislativo che riforma la radiotelevisione italiana. Un varo presentato come una riforma epocale, una svolta nella concezione della comunicazione pubblica.

Trattasi di trasformare la Rai da società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo in fondazione amministrata da sei consiglieri (più il presidente) nominati dal Parlamento, creando tre società specializzate: una che raccoglie la pubblicità, una che amministra il canone versato dai cittadini, una che gestisce la rete di trasmissione.

Una bella trovata, tutta politica!

In sostanza, si creerebbero nuove presidenze, consigli di amministrazione, direttori generali e così via, da distribuire ai movimenti politici che sorreggono il governo di Romano Prodi, placando per alcuni mesi le irrequietezze degli alleati che hanno personaggi da collocare nella greppia di Stato.

Se queste sono riforme...

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12 gennaio 2007

Effemeridi # Progetti politici

La decisione dell'economista Nicola Rossi di non rinnovare la tessera dei Ds, motivata dalla mancanza di decisioni riformatrici per inseguire un improbabile punto di convergenza tra i vari alleati di Romano Prodi, ha destato polemiche e risentimenti. Qualcuno ha detto che è stato lo sfogo di chi, dopo aver contribuito a preparare il programma economico dell'Unione, è rimasto senza incarichi; altri sostengono che a Rossi (un veterano comunista) si è data troppa importanza, in quanto non rappresenta correnti o tessere di partito.

Intervenendo sulla vicenda, il deputato dei Comunisti italiani Marco Rizzo ha affermato che per ogni partito che sostiene il governo Prodi ci sono 500 persone che ruotano intorno all'incarico governativo, tra ministri, sottosegretari, capigabinetto, segretari e collaboratori vari, autisti, ecc. Moltiplicando il numero per i nove o dieci partiti della coalizione abbiamo cinquemila persone dedite a pensare al loro futuro e alla loro collocazione quando non ci sarà più l'attuale governo.

Per qualcuno che seguiterà a fare il parlamentare, altri andranno ad ingigantire il numero dei sistemati nelle greppie statali: chi come docente universitario e chi nei consigli d'amministrazione degli enti pubblici, chi nelle dirigenze delle Asl e chi come consulente nelle regioni, e così via. Tutti in cerca di un buon posto retribuito senza il corrispettivo dell'impegno e della competenza. I progetti e le animate discussioni intorno alla riforma pensionistica, al welfare, al mutamento della legge elettorale, all'ipotizzato partito Democratico, e così via, nascondono le strategie per ricavarsi, in questo o quel disegno politico, una nicchia per la conservazione e cooptazione del potere.

I veri problemi da risolvere, quelli degli italiani, vengono dopo.

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11 gennaio 2007

Effemeridi # Saddam Hussein

L'impiccagione dell'ex dittatore iracheno Saddam Hussein ha creato l'occasione per la riapertura di una riflessione sulla pena di morte, su come è stato condotto dagli Usa il processo di democratizzazione e sulla stessa necessità di una guerra ad un paese che con l'abbattimento delle torri gemelle di New York nulla aveva a che vedere.

La morte di Saddam e le sue frasi pacate pronunciate prima del patibolo ne hanno fatto un eroe per le generazioni future irachene ed arabe. Un dittatore, come tanti altri, occidentali o orientali, che aveva portato il Paese verso la modernizzazione, oggi distrutta prima dall'invasione militare e poi dalla guerra civile.

C'è ancora qualcosa di poco chiaro su uno squarcio di storia che ha coinvolto l'Europa ed altri paesi nel mondo. A meno che non diamo un giusto significato geo-economico-politico ad una frase pronunciata dallo scrittore e politico americano Gore Vidal, il 7 gennaio scorso nel corso della trasmissione televisiva "Che tempo che fa" su Rai Tre: Saddam è stato eliminato - su richiesta di George W. Bush - perché voleva sostituire l'euro al dollaro nei pagamenti del petrolio.

Dopo tutte le chiacchiere sugli intrecci petrol-finanziari tra Saddam e l'entourage di Bush, la frase acquista una importanza significativa per interpretare un periodo storico ancora da chiarire.

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10 gennaio 2007

Corso # 35 # Misurazione ed effemerocritica

L'effemerocritica è l'analisi critica delle attestazioni del giorno che interessano il ricercatore, cioè la scoperta di cosa si cela dietro alcuni fatti quotidiani sui quali stiamo indagando. In sostanza, non ha alcun valore sapere "chi" ha detto o scritto certe cose; a noi demodossaloghi interessa sapere "dove" e "quando" sono state dette o scritte, per giungere a capire il "perché" (come visto negli esempi della scorsa puntata).

La convinzione dell'inutilità del sapere "chi dice", in prima battuta e come procedimento cognitivo, deriva dal fatto che ciò che l'Emittente (E) rappresenta verbalmente, o per iscritto o attraverso la mimica o altre espressioni, al Destinatario (D) è connesso al ruolo impersonato dall'emittente del messaggio; nel senso che E vuole dare di se l'immagine o far apparire a D il Messaggio (M) da lui proposto.

Riportiamo, in proposito, un accenno di quanto dettagliatamente sviscerato in Individuo e società, il manuale di psicologia sociale di David Krech, Richard S. Crutchfield, Egerton L. Ballachey edito nel 1970 (e successive ristampe) da Giunti e Barbera:
Rispetto ad ogni definita posizione si manifesta una previsione, largamente condivisa dai membri della comunità, circa quello che dovrebbe essere il comportamento delle persone che occupano tale posizione. Quello che ci si aspetta che faccia un soggetto che occupa una determinata posizione è il ruolo associato a questa posizione.
Si può considerare un ruolo comprensivo di altri elementi, fra cui i doveri e gli obblighi inerenti alla posizione. Così ci si aspetta che un medico curi il malato che si rivolge a lui, che sia emozionalmente neutro, che indichi correttamente diagnosi e terapia della malattia, che si astenga da pettegolezzi sul conto del suo paziente, che eviti richiami o appunti da parte dei colleghi, che si conduca con correttezza professionale nei confronti delle infermiere. [...]
Il paziente deve seguire le prescrizioni del medico, pagare sollecitamente l'onorario per le prestazioni ricevute, astenersi da qualsiasi atto di autoterapia; l'infermiera deve seguire gli ordini del medico, accettare i suoi giudizi in materia medica, e così via. [...]
Ogni soggetto, contemporaneamente, occupa una posizione entro ciascuno dei vari sistemi, nell'ambito dei quali la sua società classifica e colloca i propri membri. Ogni soggetto, in altre parole, occupa diverse posizioni e pertanto svolge diversi ruoli. [...]
Gli individui sono trattati dai loro simili in modo che varia in dipendenza delle posizioni che essi occupano nei vari sistemi della comunità. [...]
Ogni individuo apprende che da lui, in quanto occupa una determinata posizione, ci si aspettano determinati comportamenti, [...]
Questo non vuol dire che il modo in cui un soggetto svolge un determinato ruolo sia identico a quello in cui altri soggetti svolgono lo stesso ruolo.

Uno studio sui ristoranti, compiuto da William F. Whyte della Cornell University, ha evidenziato il nesso tra paga, mansioni e gerarchia sociale nelle cucine. Al vertice, le posizioni più pagate per competenza, la cucina dei cibi; seguono la preparazione delle insalate, quindi quella dei polli e delle carni. Verso il fondo la cottura dei polli, la preparazione delle verdure e del pesce.

Stante quanto sopra, noi possiamo benissimo sapere in anticipo cosa dirà un ministro o un agente di commercio, uno spasimante o un collega invidioso, poiché sappiamo collegare il ruolo impersonato da costoro con le frasi di circostanza connesse al ruolo svolto in quel momento. Pertanto al demodossalogo interessa scoprire una frase o uno scatto d'ira sfuggiti al soggetto (chi) in esame mentre impersonifica il suo ruolo, magari durante una conferenza stampa o un'assemblea di azionisti (dove e quando); oppure un lungo tergiversare per rispondere ad una domanda o illustrare un problema (perché), così come l'usuale understatement (attenuazione del vero) praticata nei paesi anglosassoni.

Il ruolo non è impersonato solo da persone fisiche ma anche da oggetti materiali. La fotografia del presidente della repubblica o le gigantografie nei paesi dittatoriali dietro i tavoli degli uffici o nelle piazze servono a ricordare chi comanda, il crocefisso la religione imperante, il "palazzo" ministeriale come luogo di potere, l'auto di lusso denota uno status economico, e così via.

Ma anche gli strumenti di comunicazione hanno un loro ruolo: quello di creare opinione pubblica. Vedasi le considerazioni di Adriano Magi-Braschi su Jan-Paul Marat e l'ami du peuple.

Dalla lettera del principe di Metternich al conte Enrico A. Bombelli, datata 23 settembre 1830, pubblicata integralmente dal demodossalogo Francesco Bergamo sull'Informatore Economico-Sociale del 25 dicembre scorso, riportiamo poche righe per sottolineare l'importanza dei giornali, ai fini dell'opinione pubblica, come concepita dai governanti di allora:
Poiché, per influenza che i fogli pubblici hanno sulle disposizioni dei popoli, un'attenta sorveglianza sui medesimi è urgentemente necessaria, io esprimo al sig. governatore il desiderio che si affidi a lei la censura della Gazzetta di Milano e la superiore revisione dei fogli stranieri.

I mass-media sono lo strumento principe dell'opinione pubblica in quanto hanno una duplice funzione: da un lato sono gli interpreti dell'opinione pubblica (la cronaca che si fa storia), dall'altro sono il veicolo (Canale) attraverso cui il Messaggio giunge al Destinatario (il pubblico di quel giornale o l'utente di una particolare rete televisiva). In ogni caso o interpreti o creatori d'opinione pubblica. Ha scritto John Naisbitt in Megatrends (Sperling & Kupfer editori, 1984):
Perché abbiamo tanta fiducia nel fatto che l'analisi dei contenuti [Ndr: l'Open Sources del demodossalogo Francesco Bergamo] sia un mezzo efficace per sondare il cambiamento sociale? Per dirla in parole semplici, è perché lo spazio delle notizie in un giornale è un sistema chiuso. Per ragioni economiche, la quantità di spazio dedicata alle notizie in un giornale non cambia in misura significativa nel corso del tempo. Così, quando si introduce qualcosa di nuovo, si deve omettere qualcosa d'altro o un insieme di cose. Non si può sommare se non si sottrae. E' il principio della scelta forzata in un sistema chiuso.

Qualsiasi messaggio normalmente è l'opinione di un Emittente e, in quanto tale, "l'opinione crea l'opinione" come affermato da James Bhyce in American Commonwealth (Londra 1889). Innumerevoli potrebbero essere le citazioni a dimostrazione dell'importanza dei giornali come strumento d'opinione pubblica. In Demodossalogia ed opinione pubblica e Scienza, società ed opinione pubblica (pubblicazioni più volte citate) abbiamo inserito i grafici della crescita esponenziale dell'informazione e dell'influenza dei mass media sull'opinione pubblica. In virtù di tale importanza i demodossaloghi, che hanno frequentato i corsi della Sidd, rilevano principalmente dalla stampa e in secondo ordine dalla radiotelevisione la tendenza dei cambiamenti sociali.

menabò del settimanale panoramaNormalmente un giornale è strutturato in colonne, riquadri, titoli, sommari, occhielli, catenacci, foto, disegni, richiami, ecc. I testi possono essere editoriali, corsivi, cronache, recensioni, argomenti di scienza o letteratura, medicina o storia, e così via. Gli articoli spaziano dalla politica internazionale all'economia, dalla cronaca nera alla rosa. Importanti le interviste e le firme degli autori più accreditati.

L'annuncio di Umberto Bossi, in un pubblico comizio (dove/quando), del ricovero di Silvio Berlusconi in un ospedale negli Usa ha avuto un valore di gran lunga superiore a qualsiasi comunicato stampa o illazione giornalistica, così come le foto dei prigionieri nel campo di concentramento di Guantanamo nel Messico hanno reso evidente il concetto di giustizia degli Usa. L'importanza dell'emittente, sia persona che oggetto fotografico, ha un suo ruolo così come lo hanno le testate dei giornali e le firme dei giornalisti, è l'opinione che crea l'opinione. D'altro canto un giornale che andasse contro la tendenza dell'opinione pubblica sarebbe destinato a vendere limitate copie. Con la inde i demodossaloghi misurano lo spazio dato dai giornali agli avvenimenti sotto osservazione, ma anche la collocazione ed il senso.

A titolo di esercitazione prendiamo in esame le prime pagine di tre quotidiani distribuiti gratuitamente nella capitale: prima pagina del quotidiano LeggoMetro, Leggo e City del 3 novembre 2006.

  • Leggo apre la pagina con un titolo su quattro colonne di giornale "Il Grande fratello contro la camorra" ed un occhiello "Prodi a Napoli: in arrivo centinaia di telecamere. Altri agguati. Oggi c'è Amato". L'articolo prosegue in seconda pagina con due colonne di testo e due di foto.
  • Metro in prima pagina dedica poche righe di una colonna dal titolo "Clan scatenati 2 feriti a Napoli Oggi il piano". A pagina tre un servizio sulla situazione napoletana, con foto su tre colonne e testo su sei.
  • City non pubblica nulla, in prima pagina, sulla situazione napoletana, ma a pagina 2 con foto e testo su tre colonne dal titolo "Prodi va a Napoli e difende l'indulto".

Limitandoci, nell'esercitazione, ai soli titoli (che sono l'impatto più importante nel scorrere un giornale) possiamo dire che City, rispetto al governo, ha una posizione critica (difende l'indulto), Leggo è a favore (in arrivo centinaia di telecamere) e Metro si limita alla cronaca. Partendo da codesta rilevazione, nei successivi giorni si controlla lo spazio dato al presidente del Consiglio dei ministri dai tre giornali per verificare la conferma o meno della posizione pro o contro.

prima pagina del quotidiano MetroFacciamo altri esempi:

  • Metro è l'unico quotidiano con l'articolo di apertura in prima pagina sulle Poste, con tre colonne di testo e tabella, dal titolo "Posta prioritaria ritardi garantiti" ed occhiello "L'invio delle missive dallo scorso maggio costa più caro. Ma i servizi non migliorano. Test di Altroconsumo".
  • City dedica all'argomento tre colonnine in quinta pagina col titolo "Altroconsumo: Con la posta prioritaria arrivano in ritardo quattro lettere su dieci".
  • Leggo ha tre colonnine in seconda col titolo "I consumatori: in ritardo 4 lettere su 10".

Risulta evidente il massimo interesse dato da Metro (in prima pagina) ed il minimo da City (argomento relegato in quinta pagina con uno spazio pressapoco uguale a quello dato da Metro in seconda).

prima pagina del quotidiano City
  • City su quattro colonne e due righe intitola "Taxi, 2.300 nuove licenze e più corsie preferenziali", riprendendo l'argomento nella pagina dedicata alla cronaca di Roma (pag. 21) su tre colonne e due righe di titolo: "Taxi, arrivano 2.300 licenze Il leader del 3570: E' pura follia", con un lungo sommario-catenaccio.
  • Leggo evidenzia in prima pagina un richiamo sull'argomento (con titolo, occhiello e fotina) rimandando in cronaca (pag. 21) la metà pagina del giornale dedicata alla situazione.
  • Anche Metro ha un richiamo in prima pagina che rinvia alla cronaca di Roma (pag. 5) ove all'argomento dedica quasi mezza pagina di giornale.
Ovviamente, come i lettori avranno capito, è City il quotidiano più incisivo nel movimentare l'opinione pubblica sull'argomento in virtù del rilevante spazio dato in prima pagina, coadiuvato dall'ulteriore spazio dato a pag. 21. Essendo pressapoco uguali (per ampiezza riservata alla situazione romana dei taxi) i servizi di Metro e Leggo, se volessimo compilare una classifica dovremmo misurare i testi per mm/colonna ed i titoli anche per righe e quindi compararli tra loro.

Riassumendo:
[...] Fatto 100 una pagina di tabloid o tradizionale di un quotidiano (ma lo stesso modus operandi vale per la radio e la tv) andiamo a misurare quanto spazio di quel 100% occupa una data notizia [...] quindi ricaviamo dalla gerenza le copie stampate e numeriamo le pagine [...] in modo decrescente da 24 in poi [...] Le pagine di destra hanno una numerazione più alta in quanto nell'aprire un giornale l'occhio va a destra (e in alto). [...] con un righello misureremo lo spazio occupato dal titolo in altezza [...] che moltiplicheremo per il numero delle colonne sul quale il titolo si estende e per il numero che abbiamo precedentemente assegnato alla pagina. Lo stesso procedimento adotteremo per il testo dell'articolo o vetrine (foto, riquadri, ecc.) [...] Sommeremo quindi separatamente i risultati del titolo e del testo che moltiplicheremo per il numero delle copie dividendo il tutto per mille [...] Sull'ascissa x porremo la data e sull'ordinata y (con colorazioni o segni diversi) le risultanti del titolo e del testo [...] Compiuta l'operazione tutti i giorni su giornali di vari orientamenti (ricavati dalla gerenza) potremo - attraverso l'andamento del grafico - monitorare e calcolare il trend della notizia su un giornale comparandolo con il trend degli altri quotidiani. [...]
(dagli atti del seminario Leggere la qualità delle comunicazioni, Laboratorio Ans di demodossalogia)

Come i lettori comprenderanno è impossibile in poche righe dar conto o sunteggiare l'applicazione di un metodo di rilevamento esplicitato in varie ore di lezioni e che - soprattutto - richiede pratiche esercitazioni per impadronirsi, con una certa scioltezza, dell'originale ma euristica tecnica. D'altro canto codesto corso non per nulla è intitolato "Introduzione alla demodossalogia", e come tale è stato finalizzato a far comprendere l'importanza e la differenza della disciplina rispetto al panorama delle Scienze della comunicazione, rinviando l'approfondimento ad altre occasioni d'incontro.

Il 20 gennaio, nell'ultima puntata, trarremo le conclusioni generali.

09 gennaio 2007

Effemeridi # Cecità politica

La sanità pubblica sappiamo quella che è (un ospedale su quattro dovrebbe chiudere), la giustizia è divenuta tale solo per poche categorie di cittadini, la delinquenza aumenta divenendo sempre più feroce ed assassina, d'estate abbiamo incendi di boschi e d'inverno smottamenti di colline, in alcune zone d'Italia manca l'acqua, le ferrovie sono competitive (per puntualità e pulizia) solo con le analoghe aziende degli ultimi paesi del Quarto mondo, l'Alitalia dovrebbe chiudere per fallimento, ecc.

Siamo ai primi posti, invece, nell'evasione fiscale, nei raggiri e nella classifica dei furbetti di turno (dal calcio alla vendita di obbligazioni non rimborsabili, dai fallimenti dopo aver portato il denaro all'estero alle finte vendite pilotate, ecc).

Secondo recenti studi, tra sessanta anni, l'Italia sarà il paese europeo che maggiormente patirà la scarsezza d'acqua e che potrebbe conoscere la desertificazione, a causa della variazione climatica.

Nonostante tutto questo (e scusate se è poco) le preoccupazioni dei politici sono - prioritariamente - rivolte a trovare un accordo bipartisan per la riforma della legge elettorale, cioè per assicurarsi la sopravvivenza politica almeno per un'altra legislatura. Il Paese affonda ma invece di tentare di trovare un accordo almeno sulle questioni più gravi ed urgenti si rimpallano le responsabilità conducendoci verso il precipizio.

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08 gennaio 2007

Effemeridi # Verso il precipizio

Grazie al settimanale L'Espresso e alla trasmissione Striscia la notizia gli organi d'informazione hanno posto l'accento sulla malasanità italiana costringendo il ministro della Salute Livia Turco (ex dirigente Cgil) a far compiere dai Nas dei carabinieri dei sopralluoghi negli ospedali, che - come è notorio e documentato da venticinque anni - sono in mano e gestiti da cooperative e personale legato a filo doppio proprio con i sindacati.

Con il soave candore di chi, sino a poco tempo fa, era dall'altra parte della barricata il ministro si è meravigliato, sei mesi dopo il suo insediamento e dopo aver fatto parte per qualche anno della specifica commissione, di come vadano male le cose negli ospedali pubblici; ottomila decessi all'anno per infezioni contratte in ospedale da pazienti entrati per altre patologie, sporcizia, incuria, decessi per mancati ricoveri, diagnosi sbagliate, ecc. Che differenza con gli altri paesi dell'Europa centrale dove il motto è: il sorriso e la pulizia sono la migliore cura per l'ammalato!

Eppure le disfunzioni della nostra sanità sono ben conosciute, non soltanto dai cittadini ma anche dai sindacati (primi artefici del malfunzionamento quali protettori del personale responsabile del dissesto), tanto che i vertici dello Stato non osano curarsi negli ospedali pubblici e - con un consapevole esempio di fiducia della sanità italiana - Silvio Berlusconi è andato negli Usa, Umberto Bossi in Svizzera e il presidente della Camera dei deputati Fausto Bertinotti (uno dei massimi leader sindacali) in clinica privata.

Complimenti, il comportamento di tali politici c'è di conforto e d'incoraggiamento (a scappare dall'Italia!)

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