Siamo giunti al termine di codesto breve
corso di introduzione alla demodossalogia, che necessiterebbe di almeno un paio d'ore di discussione generale e qualche esercizio su argomenti d'attualità, quindi riepiloghiamo i concetti fondamentali che un demodossalogo deve avere sempre presenti nell'esercizio delle sue funzioni, che possono spaziare da un ufficio stampa ad una segreteria parlamentare, dall'attività di public relation a quella di marketing, da consulenze nella pubblicità-propaganda a quelle per le direzioni generali delle aziende, trattandosi di professionalità che, in un modo o in un altro, hanno a che fare con il pubblico o agglomerati umani destinati a trasformarsi in pubblico o folla: consumatori o elettori, utenti o sportellisti, programmatori o intervistatori, e così via. Un'attività, in sostanza, di creatori o rilevatori dell'opinione pubblica.
L'opinione pubblica è come una moneta. Passa di mano in mano ma nessuno conosce il percorso che ha fatto o quello che farà. E' al portatore e viene accettata e rilasciata in base al valore facciale espresso sul dorso e alle aspettative del possessore per ottenere il bene desiderato. Così è l'opinione pubblica. L'opinione corrente o emergente è alimentata dalla
vox populi che circola da un individuo all'altro, ingigantendosi sempre più in base al si dice (o si legge o si vede) e alle proprie predisposizioni culturali e psicologiche verso o contro qualcosa. Raramente si è in grado di individuare da dove sia partita e, a volte, anche verso quale meta si stia dirigendo. Così come nessuno controlla
le tre facce della moneta altrettanto accade all'opinione pubblica.
Ma non esiste l'opinione pubblica: solo i dittatori o i docenti di Scienze della Comunicazione ci credono. Esistono le opinioni pubbliche, cioè tante opinioni che si scontrano tra loro sullo stesso argomento, in attesa di quella che le circostanze avvaloreranno come preminente sulle altre. E' questione di tempo e di spazio, specie in una società (o civiltà) globalizzata da Internet e dalla tv.
Negli Usa ci sono i fautori di George W. Bush, che considerano l'invasione dell'Iraq la giusta risposta all'abbattimento delle torri gemelle di New York rivendicato da Bin Laden, e un'opinione pubblica contraria alla guerra; oltre a varie sottosfumature di opinioni riconducibili in un campo o nell'altro. In Italia c'è chi esalta Silvio Berlusconi e chi lo denigra, così come accade a Romano Prodi. Nel panorama politico ci sono i sostenitori di Pier Ferdinando Casini e quelli di Gianfranco Fini, i fans di Massimo D'Alema ed i seguaci di Francesco Rutelli. Sull'eutanasia ci sono più opinioni ma le emergenti spaccano l'opinione pubblica, anche nei credenti della stessa fede religiosa, in contrapposte ed insanabili versioni. Così è sull'energia nucleare, l'economia, e via dicendo,
poiché ogni individuo vuole avere una sua opinione e per questo accetta, inconsciamente, l'opinione altrui che gli viene inculcata, deliberatamente o meno, da chi lo circonda e da coloro ai quali l'individuo attribuisce maggiore prestigio. Un prestigio riconducibile al potere religioso (e famigliare), politico (amministrativo ed economico) e scientifico (l'autorità del sapere).
[...]Essere custodi di un segreto, o capaci di svelare un mistero, poneva l'uomo al riparo da sforzi fisici per acquisire il cibo e la tranquillità. Poneva lo stregone al di sopra degli altri componenti della tribù, oggetto di stima e regalie. Gli conferiva un potere.
Accanto alle invenzioni relative a tecniche o oggetti di uso comune (la ruota, il ferro, la semina, ecc.) sorsero invenzioni sui fatti che coinvolgevano l'uomo (la morte, le malattie, le calamità naturali, ecc.). Oltre agli scienziati, ai filosofi ed ai sacerdoti nacque anche la casta dei politici che si arrogarono il diritto di amministrare i gruppi sociali.[...]
Le idee dominanti (cioè di uso comune da parte della maggioranza degli individui) sono le idee di chi detiene il potere (politico, economico, culturale). Ma questo potere, sorto come conseguenza del sapere, è stato il frutto di un inganno da parte di una minoranza che ha inventato miti ed ideologie per far fronte ai problemi esistenziali. La cultura si è rifugiata in spiegazioni filosofiche sulla esistenza umana creando un distacco tra il popolo e l'élite.[...]
(Lineamenti di sociologia dell'emigrazione, istituto bibliografico Napoleone, Roma gennaio 1987)
[...]Se la gente non si sforza di capirle queste decisioni, se non si fa con cognizione di causa delle opinioni sue, se non le rende pubbliche, lascia tutto il potere nelle mani di chi capisce, o fa finta di capire o crede di capire. E si può star sicuri che queste decisioni andranno ben di rado contro gli interessi di quelli che le prendono o di quelli che costoro rappresentano.
(John K. Galbraith in Sapere tutto o quasi sull'economia, Mondadori 1979)
Più circola una particolare opinione su uno specifico argomento (TAV in val d'Aosta, pena di morte, ecc.) e maggiormente penetra nell'agglomerato umano interessato alle questioni, predisponendosi a diventare l'opinione di maggioranza. Una maggioranza che si forma più in base al numero degli appartenenti e all'ampiezza della circolazione della specifica opinione che all'intrinseco valore della stessa. Quindi
un'opinione pubblica che si autoalimenta (l'opinione crea l'opinione) basandosi più sulle apparenze (del: lo ha detto, ci mostra la tv, c'è scritto, ecc.) che sull'oggettiva realtà dei fatti. Fatti che hanno verità diverse, a seconda dell'informazione che un soggetto ha sull'avvenimento, per cultura, ceto sociale, aspettative, ecc. Uno scontro automobilistico visto dall'alto è più veritiero rispetto allo stesso evento visto da un capo o l'altro della strada. Ogni cosa è come il bicchiere riempito a metà: è semipieno o semivuoto?
L'enorme massa di informazioni, riviste, notiziari, saggi, messaggi, visioni e sollecitazioni, oltre ad allontanarci dai luoghi dell'azione e renderci prigionieri degli strumenti del comunicare, rischia di far perdere l'essenza stessa della notizia, se l'interpretazione del messaggio non si avvale di metodi scientifici euristici. Ai fini demodossalogici è irrilevante chi dice: i parametri di riferimento sono spaziali (dove) e temporali (quando) per capire il perché.
(Scienza, società ed opinione pubblica, atti convegno Sidd 2001)
Generalmente in una discussione tra pari (per cultura, professionalità, collocazione, ecc.) - a meno che non si tocchino i propri interessi - ha la meglio l'impostazione di colui che ha parlato prima di tutti; gli altri concordano o si oppongono debolmente. E' come la moneta che circola, ogni passaggio di mano riconferma il valore della sua utilità come contropartita di scambio. E' la ripetizione di un rito sociale.
Ed è sulla ripetizione che fanno perno le religioni e la didattica: ripetere il catechismo o la poesia sino a quando non si fisseranno indelebilmente nella memoria; e da qui nella coscienza,
predisponendo l'individuo ad un sentire comune ed a un comportarsi di conseguenza.[...]una volta che la comunicazione è stata diramata ed è entrata in circolo è assai difficile ridimensionarla (non potendo raggiungere quell'iniziale pubblico nelle medesime modalità di coinvolgimento spaziali/temporali). Ecco perché le smentite non sono altro che comunicazioni date due volte.
(Scienza, società ed opinione pubblica, ibidem)
Compito del demodossalogo è quello di verificare l'origine dell'informazione e la sua destinazione finale. In pratica a chi giova. La spiegazione di un insegnante o di un conoscente predispone ad una opinione conforme a quanto appreso; la lettura di un libro o la visione di un film fanno sorgere una determinata opinione contro o a favore dei personaggi della trama o della vicenda. Ma sono opinioni che rimangono ristrette nell'ambiente nel quale si sviluppano.
Ben raramente si è testimoni di un avvenimento ed anche quando lo si è non si conoscono tutti i lati della vicenda, i precedenti ed i punti di vista dei coinvolti (anche sul piano storico). Così come non sappiamo chi ha ispirato una "velina" su un certo argomento: i grandi organi d'informazione (stampa e radiotelevisione) si servono delle agenzie di stampa, che non sono neutre ma rappresentano particolari interessi (politici, economici o sociali); vedasi in proposito la
relazione di Massimo Olmi al convegno di Fiuggi dell'Associazione nazionale agenzie di stampa. Le recenti vicende di alcuni uomini dei servizi segreti italiani coinvolti nella diffusione di notizie false ai giornali non rappresentano una novità, è una prassi conosciuta ed applicata in tutto il mondo. Il precedente caso più noto in Italia fu quello legato al periodico
OP e all'omicidio di
Mino Pecorelli.
Nelle nostre indagini dobbiamo affidarci, necessariamente, a documentazioni registrate (scritte o orali o visive), d'attualità e disponibili al pubblico, nel senso di dichiarazioni o documentazioni il più possibile vicine all'evento e portate a conoscenza del pubblico per
alimentare un'opinione contro o a favore. I carteggi non divulgati interesseranno la storia e gli storici ma non la cronaca; l'opinione pubblica si alimenta invece con i fatti della quotidianità (dal latino
quotidianus = cose del giorno). Pertanto la fonte principale delle nostre indagini sono i mass media e, in particolare, i quotidiani e la radiotelevisione. Sia perché riportano le notizie d'attualità e le mettono a disposizione del pubblico
[...]Risulta da quanto premesso che le caratteristiche essenziali delle effemeridi , quali fonti della demodossalogia (per ricercare le espressioni delle pubbliche opinioni e i motivi e le maniere con i quali si cerca d'influire sulle opinioni stesse, che di conseguenza sono mediamente ricavabili) sono le stesse caratteristiche essenziali del giornalismo: la pubblicità e l'attualità.
(F. A. Perini-Bembo, Introduzione alla demodossalogia, dispensa universitaria del 1951)
e sia perché rappresentano
una media (M) di interessi particolari che hanno trovato punti di convergenza; cioè uno strato di opinione pubblica condivisa - in prima battuta - dal giornale e conseguentemente dai suoi affezionati lettori. Contribuendo, cosi, a diffondere un'opinione (accettata da buona parte dei redattori e lettori) destinata a diventare pubblica:
Un complesso di idee, sentimenti, pulsioni che spinge un gruppo di esseri umani a reagire ed agire identicamente di fronte a certi fatti d'attualità connessi ai problemi della vita sociale.
(dal glossario di Scienza, società ed opinione pubblica, ibidem)
Un giornale si individua attraverso la testata (il nome del giornale); per realizzarsi ha bisogno di finanziatori (la casa editrice) che, se non la hanno di proprietà si appoggiano ad una tipografia. Il direttore responsabile del giornale rappresenta il punto d'incontro e la convergenza d'interessi tra i proprietari della testata, della casa editrice, della tipografia e persino dei giornalisti in quanto non è detto che siano tutti in linea con il direttore o le varie proprietà. Ecco perché il giornale quotidiano di elevata tiratura rappresenta già di per se stesso una (M) media di opinioni. Anche quando la proprietà di un quotidiano è di una casa editrice, del pacchetto azionario dell'azienda fanno parte imprenditori di altri settori industriali che nulla hanno a che vedere con l'editoria. Perché allora partecipano all'impresa editoriale che ha un alto rischio ed un basso reddito? Perché in Italia, più che in altri paesi, informazione (cultura), politica ed economia sono strettamente intrecciati in un coacervo di interessi al riparo dagli sguardi del pubblico, che non sa e non vuole vedere cosa c'è dietro il muro di carta.
Facciamo degli esempi:
- Il Messaggero, fondato nel 1878, era il quotidiano romano dalla famiglia Peroni (gli ex produttori dell'omonima birra) che, attraverso vari passaggi, è oggi nelle mani della famiglia del costruttore edile Caltagirone. Nel CdA della casa editrice Il Messaggero, proprietaria del giornale e della testata (coincidono tutte e tre le proprietà in un solo soggetto industriale), figurano: Francesco G. Caltagirone, Gaetano Caltagirone (il fondatore dell'impresa edile), Alessandro Caltagirone e Azzurra Caltagirone (la compagna dell'ex presidente della Camera dei Deputati Pier Ferdinando Casini). Orbene, credete possibile che dal giornale possano venire attacchi all'onorevole Casini e all'Ucd da lui rappresentata? Ma c'è di più, recentemente la formazione politica ex democristiana si è staccata dalla Casa della Libertà di Silvio Berlusconi per rivendicare un'autonomia di percorso, anche in vista delle prossime elezioni politiche comunali e regionali. E, quale strana coincidenza, il boss della famiglia l'ing. Gaetano ha acquistato "Il Gazzettino", il quotidiano veneto fondato nel 1887. Secondo una rilevazione del demodossalogo Francesco Bergamo la famiglia Caltagirone risulta proprietaria di vari quotidiani sparsi qua e là in Italia ma tutti in frattali che una volta rappresentavano i punti di forza della Dc; mancava solo il veneto. Ex Dc, attuale Udc e giornali locali di Caltagirone: come non vedere una continuità di opinione pubblica verso un soggetto politico che ha mutato solo il nome? Vogliamo fare una facile previsione? I giornali di Caltagirone non mancheranno di dare appoggio ed enfasi alla presa di posizione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in favore di un accordo bipartisan tra maggioranza ed opposizione sulla riforma elettorale e, successivamente, ad un ribaltone governativo, in attesa di nuove elezioni, con una compagine di centralità democratica supportata direttamente o indirettamente dall'Udc.
- Il Corriere della Sera, fondato nel 1876, già della nobile famiglia Crespi e del nascente capitalismo lombardo, ha nella proprietà azionaria un'equilibrata partecipazione di vari interessi tutti riconducibili all'imprenditoria italiana. Rappresenta quindi la (M) media delle opinioni dei più importanti capitalisti; se un giorno dalle pagine del "Corsera" (come sbrigativamente è chiamato) dovesse venire un attacco al governo o ad un provvedimento economico, e così via, è facile immaginare che sia partita una svolta d'opinione dalla (M) media dei più importanti industriali, destinata a diventare opinione pubblica. Anche perché vi si adeguerebbero quei politici o formazioni politiche che traggono sostentamento dalle elargizioni capitaliste. Le altre fonti di sostentamento della politica sono le cooperative, i sindacati, le banche, le assicurazioni, le confraternite dei cosiddetti terzo e quarto settore (associazioni di volontariato, assistenza, cultura e diporto) oltre alle multinazionali e alle grandi aziende. L'autorevolezza del Corsera deriva, oltre che dal numero di copie giornalmente vendute (932 mila), dall'equilibrio d'opinione che rappresenta in quanto media (M) di molti interessi, a volte in contrasto.
- Altrettanto potremmo dire per gli altri quotidiani. Per rimanere ai più importanti citiamo: La Stampa della famiglia Agnelli e della Fiat (580 mila copie), Il Sole-24 Ore nato dalla fusione di due quotidiani economici e organo della Confindustria (500 mila copie), Avvenire portavoce della Commissione episcopale dei cattolici (150 mila copie). La capacità degli organi di stampa di creare opinione pubblica deriva, oltre all'abilità del direttore, alla politica soft nel travasare idee sul lettore. Dire senza dare importanza, goccia dopo goccia, per giungere alla costruzione della tesi prefissata. Ogni giornale ha i suoi lettori che si riconoscono nella linea redazionale e cambiarla significherebbe perderli, destinando il giornale ad una ingloriosa fine. Pertanto anche un minimo segno di inversione di rotta rappresenta un trend da monitorare in quanto iceberg di qualcosa che si muove ma di cui ancora non si conoscono dimensioni e direzione.
- la Repubblica è un quotidiano nazionale (cioè presente e venduto in tutta Italia, come gli altri giornali sopra citati) fondato il 14 gennaio 1976 da Eugenio Scalfari. Con le sue 250 mila copie quotidiane vendute rappresenta l'opinione pubblica della borghesia che guarda a sinistra. La proprietà del giornale e della tipografia è suddivisa in un azionariato rappresentato da esponenti dell'imprenditoria, tra i quali spiccano i più noti: l'avv. Carlo Caracciolo (accostato alla Fiat e alla Etas-Kompass) e l'ing. Carlo De Benedetti (Olivetti e telefonia). Il giornale ha appoggiato l'investitura di Romano Prodi prima, durante e dopo la campagna elettorale. C'è però chi ha visto, nella presa di posizione del 29 dicembre 2006, un segnale da tenere presente in vista di eventuali sviluppi. Infatti, mentre il fondatore Scalfari aveva auspicato nella persona di Prodi il dittatore di salute pubblica di cui l'Italia ha bisogno, l'autorevole firma di uno dei vicedirettori, Massimo Giannini, non ha risparmiato critiche, anche severe, verso il presidente del Consiglio dei Ministri. Critiche destinate a lasciare il segno, riportiamo appena qualche frase:
Chi si aspettava una risposta [...] sarà rimasto deluso dalla conferenza di fine d'anno del Professore [...] Il premier non è riuscito a fugare del tutto i dubbi che si addensano sul suo governo [...] Riuscirà a farsi conferire dai suoi alleati quei poteri speciali senza i quali sarà difficile superare i veti dei partiti e i diktat delle lobby e far passare le grandi riforme strutturali che servono al Paese? [Ndr: quelle riforme invocate anche dal presidente della Confindustria Luca di Montezemolo] [...] Prodi è stato evasivo sulla riforma delle pensioni e generico sulla riforma della Pubblica Amministrazione. Eppure è proprio su questi due pilastri, che poggia il ciclo di rilancio dello sviluppo di un Paese come l'Italia [...] Le riforme camminano sui fatti, non sulle parole. Il riformismo si pratica, non si predica [...] Prodi avrà davvero la forza di affrontare [...] Meglio una scelta coraggiosa, a costo di qualche rottura al rialzo, piuttosto che un atto condiviso, al prezzo dei soliti compromessi al ribasso [...] Se continua ad arrancare paralizzato da veti incrociati, e subisce una sconfitta pesante [Ndr: alle amministrative di giugno interessanti nove milioni di elettori], difficilmente reggerà all'urto della sua auto-distruzione. Il Professore ha solo sei mesi di tempo [...] per provare a diventare Cesare, o rassegnarsi alla fine di Pompeo.
Un giornaliero monitoraggio, calcolando demodossalogicamente lo
spazio quotidiano dato dai vari giornali sin qui citati, può graficamente render conto attraverso una coordinata cartesiana sviluppata nel
tempo, il trend dell'opinione pubblica che i suddetti quotidiani tendono ad inculcare (sia pure lentamente) nei loro lettori.
A qualsiasi opinione pubblica -
per essere vincente - non saranno sufficienti
il numero degli individui che si riconoscono in essa
e l'ampiezza dei vari frattali (ambiente) raggiunti dallo strumento (il canale) di diffusione del messaggio: ogni novità, tecnica o culturale o sociale, dovrà svilupparsi
al momento giusto, dopo una serie di passaggi più o meno lunghi. Dovrà, cioè, trovare la sua collocazione nel
puzzle.
Tutte le dittature sono sorte nelle società arretrate nella fase di passaggio dall'agricoltura alla nascente industrializzazione. Il benessere economico ha sempre influito in modo positivo sullo sviluppo della cultura e della socialità. Il mutamento delle istituzioni è avvenuto in seguito a guerre o gravi crisi, mai ad opera delle stesse istituzioni (regnanti o burocrazie). Una tecnologia innovativa non potrà produrre i suoi benefici effetti in una società arretrata culturalmente. Anche a livello collettivo i bisogni si sviluppano e si soddisfano secondo una gradualità:
Dagli albori della civiltà ad oggi sono cambiati gli usi, i costumi, le ideologie e le tecniche ma lo scambio è stato il perno della vita umana. Un perno orientato verso tre direzioni: 1) la sussistenza 2) l'aggregazione 3) la conoscenza.
(Annemarie De Wal Malefijt, citata in Lineamenti di sociologia dell'emigrazione, ibidem)
Un Paese governato da tribù non potrà capire ed accettare, senza graduali passaggi, la democrazia occidentale così come un dispiegamento di cultura non sarà sufficiente a mutare le sorti di un frattale di povertà, emarginazione e disoccupazione, in quanto il soddisfacimento dei bisogni di sussistenza viene prima dell'aggregazione e della conoscenza. Vedasi anche il grafico della
puntata n.32 sul passaggio dalla cultura all'economia, quale tappa obbligata del percorso dell'attuale civiltà, ed il grafico che accompagna la
puntata n.26 sull'andamento delle innovazioni.
[...] perché l'esplosione della scienza moderna e della tecnica industriale sono una caratteristica degli ultimi due secoli?
Alla giornata di studio su "Biologia e Società", svoltasi il 18 maggio 1999 alla Facoltà di sociologia dell'università di Roma La Sapienza, abbiamo sostenuto che il pensiero sociale da una parte ha cercato i modi ed i mezzi atti a consentire la sopravvivenza della razza umana e dall'altra l'appagamento della conoscenza e della eticità tramite spiegazioni consone alla misteriosità dell'ignoto. Una sorta di bipolarismo meccanicistico: uno materiale e l'altro spirituale [Ndr: il contrasto tra il modo di pensare ed il modo di agire di Max Nordau]. Più la sopravvivenza era collegata alla produzione agricola e alla caccia e tanto più le ansie e le attese di una visione universalistica venivano affidate all'interpretazione prima degli eventi naturali, poi al percorso degli astri ed infine ai segni delle divinità; pertanto la materialità era data dalla Terra e la spiritualità dalle forze metafisiche.
L'avvento dell'industrializzazione ha dato all'uomo la possibilità di produrre, con un maggiore apporto del capitale e del lavoro, i beni necessari ad una vita confortevole, lasciandosi alle spalle l'era fondata preminentemente sulla produzione agricola; la materialità è così passata dalla Terra alla capacità umana nel produrre i beni necessari e di conseguenza la ricerca della spiritualità o dell'armonia delle leggi universali si è spostata dalla metafisica alla fisica; cioè all'indagine sulla Natura attraverso la chimica, la fisica, la biologia. La stessa sociologia è infatti sorta come "fisica sociale" (Claude Henri de Saint-Simon, Memorie sur la science de l'homme, 1813).
Ora siamo nell'era che ci porta verso il post-moderno ove l'uomo già si sente proiettato negli spazi una volta misteriosi e riservati alle divinità ed ai fenomeni celesti. Marte è a poche decine di anni di distanza dall'essere materialmente raggiunto dall'uomo e Vega è il punto d'incontro con l'ignoto. Se la materialità è passata dalla Terra all'Uomo e da questo nello Spazio, di converso la spiritualità dallo Spazio è giunta al Corpo passando per la Natura, rappresentata dalla biologia.
[...] La società agricola presupponeva la proprietà della terra che, col tempo, si è trasformata nel possesso del bene (proprietà = potere) senza alcun legame con l'uso dello stesso ai fini della sopravvivenza. Mentre le ricchezze monetarie o i mercenari erano segni di potenza soggetti a volatilità, le case ed i feudi agricoli dimostravano visibilmente la potenza della casata; il patrimonio denota uno stato sociale oltre che dare benessere, sicurezza e potere. La società industriale ha invece legato il potere alla produzione dei beni piuttosto che alla proprietà fine a se stessa favorendo le società commerciali e l'azionariato. Oggi la supremazia è data dalla gestione del denaro (e non più dalla produzione dei beni) e dalle biotecnologie (l'industria del futuro).
[...] Mentre sinora le mutazioni biologiche avvenivano, nel procedere dei millenni, per via naturale oggi abbiamo la possibilità di effettuare mutazioni genetiche controllate dall'uomo e dalla sua cultura, tramite le biotecnologie. L'Era che occuperà lo spazio/tempo degli anni duemila sarà talmente innovativa da non poter essere neppure paragonata all'era industriale, che - a suo modo - rappresentò una svolta sull'epoca precedente. Siamo ormai nell'era genomica con le sue dirompenti conseguenze sulla società.
("Rapporti tra tecnologia e società: dall'era agricola al futuro genomico", in Atti LXV Riunione Sips, Cassino 1999)
Porre l'enfasi sul Corpo, sulla propria persona, significa allentare o rivedere i vincoli con le istituzioni per passare a gestioni dirette (senza intermediazione e principi fissi) con gli altri e la società, accentuare l'edonismo e le attività umane collegate alla soddisfazione personale (viaggi, divertimenti, cura del corpo), scavalcare le regole che frenano l'iniziativa individuale (elusione, illegalità, violenza). Porre l'enfasi su se stessi e le proprie possibilità ma, nel contempo, valorizzare l'ambiente circostante alla ricerca di nuovi rapporti e valori.
Secondo recenti studi nel cervello umano c'è una sede capace di scegliere le informazioni e di prevedere il futuro. All'uomo è data la possibilità di decidere il luogo, il tempo ed il modo del percorso ma le strade verso il futuro sono create dalla
capacità collettiva (le opinioni pubbliche) di assestare, più o meno gradualmente, lo spostamento dei vari pezzi che compongono il puzzle. Ma questa è materia per la filosofia della scienza, al demodossalogo è sufficiente saper usare le risorse cognitive per vedere, dietro l'apparenza dei fatti, le indicazioni che emergono dai sussulti.
Coloro che fossero interessati ad ulteriori informazioni o approfondimenti sulla demodossalogia troveranno appropriate indicazioni nel post di lunedì prossimo.