Più passano i giorni e più c'è qualcosa che non ci convince sullo scontro tra polizia e tifosi avvenuto a Catania e sull'insieme del gioco calcio. Anzitutto il calcio è un gioco che coinvolge, tra serie A e debuttanti regionali, migliaia e migliaia di giovani che in esso sfogano pulsioni ed energie in un modo sano e pulito, educato al rispetto dell'avversario, a valori di lealtà e di collaborazione. Non solo ai giovani, ma anche agli adulti, dovrebbe essere lasciata aperta una nicchia ove sia possibile sfogare la repressione in modo civile: cioè a parole o attraverso striscioni o gesti. Finché si urlano frasi anche gravi, ma che non sono altro che frasi, il fenomeno non dovrebbe preoccupare o essere sanzionato, in quanto ogni intervento di repressione aumenta lo stato di tensione; mentre, dopo una serie di invettive, il soggetto si placa.
Netta invece dovrebbe essere la separazione tra gioco e squadre, circoli o fans. Tra i migliaia di club sparsi in Italia, che si raggruppano in quello che viene chiamato
quarto settore (sport, escursioni, arte, divertimento, associazionismo), ci sono un gran numero di sedi gestite da ex detenuti (che per fortuna hanno trovato un lavoro ed una collocazione) o da malviventi. Gli stessi locali non sono altro che una copertura di bar e sala giochi (poker compreso) che usufruiscono di facilitazioni fiscali (in quanto quarto settore) e luogo di riunione per la preparazione di atti illegali o la vendita di droga. E non ci si venga a dire che questo le questure non lo sanno!
Così come vorremmo che ci si spiegassero i seguenti cruciverba. Il ministero dell'Interno ha emanato le disposizioni per gli stadi a norma. Gli stadi sono del comune che dovrebbe provvedere; chi vigila sull'applicazione della legge è il prefetto o il questore (funzionari dell'ente che ha sancito la legge), se non sono stati messi a norma di chi è la colpa? Dei rappresentanti di quel ministero che è, al tempo stesso, emanatore della disposizione e controllore dell'applicazione. Sappiamo che furono create commissioni tra ministero, comuni e squadre di calcio per studiare l'applicazione degli stadi a norma e della ripartizione delle spese; pochi campi sono agibili. Per gli altri si è solo perso tempo in riunioni di facciata, non c'è stato un prefetto che ha imposto una data di scadenza ai lavori delle commissioni, pena il divieto di gioco.
A Catania da tempo c'è una vera e propria guerra tra malavitosi e forze dell'ordine. Nelle altre città prima della partita i capi fans sono ammoniti ed i club ispezionati. Nonostante ciò a Catania sono stati fatti entrare spettatori senza controlli o biglietti e non è stata preventivamente ispezionata l'area del campo di calcio, salvo poi trovare a casa del custode qualche oggetto servito per la battaglia.
Si voleva forse creare il caso, montare l'opinione pubblica per varare una disciplina legislativa severa? Una regia che poi, tragicamente, è sfuggita di mano? Siamo a questo punto? Per far passare una legge dura ma che protegga i cittadini per bene occorreva l'occasione del grave incidente, anticipato da quello avvenuto cinque giorni prima con l'assassinio del dirigente sportivo di una squadra di un piccolo paese?
Technorati: politica sport, gioco calcio, violenza negli stadi, opinione pubblica, quarto settore, associazionismo