dEMODOSSALOGIA E oPINIONE pUBBLICA

28 febbraio 2007

Effemeridi # Certezze

Possiamo rigirarla come vogliamo ma le conclusioni sono due:
  • i parlamentari (sia della Camera che del Senato), ad eccezione di quei pochi sicuri di essere rieletti o inclusi ancora dalle gerarchie nelle liste elettorali, non vogliono chiudere anticipatamente la legislatura; possiamo capirli, andare a casa senza aver raggiunto due anni sei mesi ed un giorno per avere diritto alla pensione minima da parlamentare di circa tremilaottocento euro, oltre a tutti gli altri benefici, crea un certo prurito nella parte bassa delle terga. Anche loro hanno famiglia!
  • il governo di Romano Prodi non aveva prima e non avrà dopo la maggioranza necessaria per governare; sarà un governicchio di infimo profilo per tirare a campare in attesa della scadenza della legislatura.
La certezza è invece unica:
  • non sentendo l'esigenza (sia il governo che i parlamentari) di andare a casa, il Parlamento italiano ha toccato il livello più basso di mancanza di etica politica e rispetto verso gli elettori, venendo meno a quella vera politica (che una volta i maggiori partiti approfondivano anche attraverso appositi centri nazionali) fondata su valori, coerenza, studio di programmi e confronti con la società.
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27 febbraio 2007

Effemeridi # Prodi bis

Quando un artista recita il suo ruolo con grande professionalità il pubblico chiede il bis del brano per goderne ancora e tributare il massimo degli apprezzamenti. Ripresentarsi davanti al suo pubblico di parlamentari per un bis sulla fiducia non è la stessa cosa ma l'unica secondo un rigore giuridico-costituzionale.

In pratica nelle ultime elezioni politiche gli italiani potevano scegliere tra Romano Prodi e Silvio Berlusconi: anche se di misura ha vinto Prodi. I due candidati non erano nel gruppo dell'indistinta massa dei candidati scelti dalle oligarchie politiche ma di fianco alle rispettive coalizioni: votarli esprimeva la volontà di vederli alla guida del governo. Dimettendosi Prodi, non si poteva proporre un altro personaggio del centrosinistra in sua vece in quanto solo Prodi era stato investito a tale compito dalla maggioranza, sia pure di misura, degli italiani.

L'unica alternativa sarebbe stata il ricorso anticipato alle urne, ma con l'elettorato diviso a metà e la pessima legge elettorale ci ritroveremmo nella stessa situazione. Occorrerebbe quindi un governo di transizione per preparare una legge elettorale adeguata a governare il Paese.

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26 febbraio 2007

Segnalazioni # Pubblicazioni di febbraio

  • Molto nutrito il numero online (1-15 febbraio 2007) della rivista Indipendenza. Tra l'altro segnaliamo: le informazioni che le banche italiane passano agli Usa in nome della lotta al terrorismo perpetuano la dipendenza e danneggiando le nostre imprese; continuano le voci di un attacco Usa all'Iran; i nodi tra Mosca e Washington su energia e geopolitica.
  • Sull'Agenzia Informatore Economico Sociale del 25 febbraio 2007 (anno 45 n. 2): intervista al comunicatore Kujawska Biga; il sondaggio e gli schieramenti dei giornali; le grandi manovre di Bush; l'eros nel Belpaese; il mondo delle chat; i comportamenti bizzarri e l'irrazionalità umana; l'apparente ed il reale in un esempio di racconto steganografico.


23 febbraio 2007

Effemeridi # Politica e tv

Se esaminiamo le cosiddette trasmissioni di approfondimento o dibattito delle varie testate televisive, sia della Rai come di Berlusconi o di La7, vediamo che nel corso di un anno i politici invitati sono sempre gli stessi.

Poco meno di un centinaio di parlatori che espongono, a volte con calore, altre con pacatezza, le visioni e ragioni politico-social-economiche del loro gruppo di appartenenza. Ogni parte cerca di convincere l'altra sulla bontà del proprio prodotto. Ripetono gli stessi ragionamenti in tv come nel parlamento tra il silenzio generale o qualche rara comparsata di deputati per caso.

Ma se i divulgatori, assertori e costruttori dei progetti politici, sia di destra come di sinistra o di centro con le sue varie sfumature, sono appena un centinaio, in un periodo di vacche magre come l'attuale, che ci stanno a fare gli altri? Tanto varrebbe ridurre il Parlamento ad un centinaio di deputati e trasformare il Senato in sede di programmati incontri con le categorie economiche, professionali, artistiche e associative in genere, mettendo nel meritato riposo (o come si dice in libertà) i rappresentanti del popolo scelti dalle oligarchie politiche (come nelle più bieche dittature). Con un notevole risparmio per l'erario pubblico e la snellezza e comprensione dei lavori parlamentari.

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22 febbraio 2007

Effemeridi # Saddam in tv

Martedì scorso nella trasmissione Piazza Grande (Raidue) è stato rivelato che le famose immagini televisive nelle quali si vedeva la cattura di Saddam Hussein in un cunicolo e l'ispezione della bocca, ad opera dei marines americani, fu una messa in scena per le tv mondiali.

In effetti Saddam fu catturato in una villa adiacente, controllata da italiani e britannici, e successivamente portato nel cunicolo ove era depositato un ingente patrimonio monetario, requisito dai soldati Usa, per essere sottoposto alle riprese televisive destinate a ridicolizzarlo presso i suoi sostenitori.

Come i demodossaloghi sanno, di fronte ad ogni avvenimento non si deve mai accettare la realtà che si mostra, in quanto apparenza di un pezzo di verità e non dell'intero accaduto.

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21 febbraio 2007

Effemeridi # Progetti terroristici

Secondo il leader del sindacato dei metalmeccanici Fiom, Giorgio Cremaschi a Omnibus (il 15 febbraio su La7), le Brigate Rosse presuppongono "un progetto politico" (così come avviene per i terroristi e gli insurrezionalisti) da diffondere nei ceti sociali disagiati, ovviamente anche per far proseliti e cercare coperture.

Ogni tipo di violenza si rivolge ai diseredati, agli emarginati, alle vittime delle ingiustizie in cerca di risarcimento. Tutti i violenti indicano uno o più nemici, o un intero ceto sociale, da abbattere o combattere.

Per anni molte frange della Cgil, portatrici di un progetto politico, hanno attaccato i "riformatori del mercato del lavoro", con una forte violenza verbale; nel sindacato sarebbe pertanto opportuna una riflessione sul passato e sul perché i nuovi brigatisti "portatori di un progetto politico" li avevano in casa.

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20 febbraio 2007

Effemeridi # Convocati in Usa

Non rimarremmo meravigliati se nelle prossime settimane o mesi i leader di governo fossero convocati separatamente per incontrare George W. Bush o la sua plenipotenziaria Condoleezza Rice, magari in occasione di una conferenza di Massimo D'Alema su un prodotto orticolo assai diffuso nelle campagne italiane (il ravanello) o quella di Romano Prodi sulla spiritualità del Caravaggio o di Francesco Rutelli sull'immigrazione abruzzese nel Settecento.

Il fatto è che gli Usa hanno la necessità di conoscere dai protagonisti di prima mano cosa intendono fare delle basi in Italia e della politica estera, poiché, essendo pragmatici, programmano con largo anticipo le loro politiche e conoscere la disponibilità italiana rende più agevole le fasi della strategia.

Con Silvio Berlusconi erano garantiti, ma il governo è cambiato e, come in ogni Stato, i bilanci mutano ogni anno (così come avviene per le famiglie) nelle poste di spesa e nell'ammontare: non ci sarebbe nulla di strano se Bush volesse sapere l'ammontare del prezzo da pagare.

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19 febbraio 2007

Effemeridi # Manifestazione inutile

Ottantamila per la questura, duecentomila per gli organizzatori. In ogni caso una manifestazione inutile.

Se per l'ampliamento della base americana a Vicenza ci fossero stati ostacoli ambientali (acustici, idrici, igienici, ecc.) la maggioranza dei consiglieri comunali, di destra come di sinistra, eletti dalla popolazione avrebbero dato un parere positivo vincolato a modifiche, ma così non è stato. Che una parte della popolazione, in disaccordo con il parere espresso dai suoi rappresentanti in comune, chieda il referendum è assurdo. Non si può ricorrere al referendum ogni volta che qualcuno non è d'accordo con le decisioni prese dalla maggioranza democraticamente eletta nella sala consigliare, altrimenti i referendum ci sarebbero tutti i giorni. Vorrà dire che quel qualcuno la prossima volta non voterà più i suoi rappresentanti.

E neppure si possono chiamare in soccorso gli amici di altri comuni per impressionare con un corteo i propri rappresentanti comunali. Ogni cittadino si gratti le sue rogne lasciando agli altri le loro.

Quindi è stata una manifestazione antiamericana e per la pace, per far pressione sul governo ed indurlo a spostare l'asse della politica estera. Ma duecentomila, e fossero stati anche mezzo milione, sono un numero risibile per dimostrare che la maggioranza degli italiani vuole cambiare politica estera. Tuttalpiù avrebbero dovuto fare - per dimostrare di avere il popolo con loro - almeno dieci manifestazioni, alla stessa ora dello stesso giorno, in altrettante città diverse con la partecipazione di non meno di mezzo milione di partecipanti per località.

A cosa è servito, allora, il corteo? A non far perdere i consensi elettorali di quei quattro sbandati (no global, disoccupati organizzati, amici delle br, ecc.) rimasti delusi dal fatto che i loro amici politici (saldamente ancorati al governo) nulla hanno fatto per spostare l'asse della politica estera in chiave antiamericana.

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17 febbraio 2007

Segnalazioni # Per un futuro innovativo

  • Il sistema politico italiano basato sui partiti è antiquato ed inadeguato. Per il Laboratorio Eudemonia occorre aggiungere nuovi istituti, come il mercato delle innovazioni sociali e l'equo impiego pubblico a rotazione, per dare efficienza alla politica e sprint all'amministrazione pubblica.
  • Il Coordinamento nazionale dei piccoli comuni constatato che in Italia ci sono zone, specie nell'Appennino e nelle valli alpine, dove non arriva neppure la telefonia mobile, mentre nel resto del mondo la banda larga ha la priorità nazionale (digital divide), ha rivolto un appello al governo per trovare il modo di garantire l'accesso ad Internet anche alle piccole comunità. Per vincere la sfida di domani i giovani si dovranno impegnare a far crescere il mercato ed aprirsi alla concorrenza, attraverso i nuovi strumenti tecnologici.


16 febbraio 2007

Effemeridi # Cultura terrorista

Finalmente con il ministro degli interni, Giuliano Amato, ci si è accorti che il terrorismo delle Brigate Rosse non era morto. Con il governo di Silvio Berlusconi i suoi ministri degli interni cercavano terroristi solo tra gli anarchici, che saranno rissosi ed intemperanti a parole e con le mani, ma generalmente sono pacifici e non vogliono il potere: il vero anarchico non commette stragi ma colpisce il simbolo, e solo quello, del potere.

Il fatto è che in Italia vige la cultura terroristica o, perlomeno, una cultura politica che fa prosperare le divisioni, le lotte di classe, l'antagonismo esasperato, pur di distruggere il nemico ed arrivare al potere; una cultura finalizzata alla sola conquista, ove qualsiasi mezzo per arrivare alla meta è buono. Ecco allora i feroci contrasti all'interno dei partiti, nelle coalizioni e con la coalizione antagonista. La cultura della conquista ha in sé i germi della violenza che sfociano alla prima occasione.

Partendo da queste premesse non ci dobbiamo meravigliare se tra le BR ci sono sindacalisti che uccidono i riformisti del sindacato che gettano un ponte con l'altra Italia o teorici dell'insurrezione in cerca di una buona sistemazione pubblica. Sono due strade convergenti: alla fine della lotta o si esce perdenti o ci si ritrova sul carro dei vincenti, normalmente in quello istituzionale.

Ma se i violenti non trovassero fiancheggiatori ideologici e finanziatori, più o meno interessati, il fenomeno rimarrebbe circoscritto. Purtroppo il denaro entra nei circoli sportivi come nelle sedi di partito o sindacali, a destra come a sinistra, e non si sa mai se viene da mafiosi, tangenti, editori, servizi segreti, agenti esteri, industriali o finanzieri d'assalto.

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15 febbraio 2007

Effemeridi # Idoli in tv

Non passa giorno che papa Benedetto XVI, accentuando quanto già iniziato dal suo predecessore, trova il modo di andare in tv: o per la benedizione domenicale, o per il ricevimento di qualche ambasciatore di uno sconosciuto paese, o per l'anniversario di un'associazione cattolica o per la sagra delle caldarroste a Ficulle o la visita ad una parrocchia, ecc. Ogni occasione è buona!

I fondamenti di una qualsiasi propaganda ideologica, a costi ridotti ma efficace, prevedono che il prodotto debba essere sempre presente fra i consumatori e nel più vasto raggio d'azione. Così è per il papa come per il capo del governo o il leader dell'opposizione: importante è esserci a prescindere da quello che si dice. Conta la presenza, l'immagine sempre presente, per rafforzare negli utenti il convincimento della bontà del prodotto. E' la stessa funzione della fotografia del capo dello stato negli uffici ministeriali o della croce in talune scuole: ricordare qual è la massima istituzione a cui si devono i tributi di ossequio.

Quando si è raggiunto il massimo clima di popolarità (cioè di potere) è sufficiente una presenza costante, ma è un privilegio concesso a quei pochi che diventano idoli (dello spettacolo o del potere politico o economico). Gli altri oltre all'immagine devono aggiungere il contorno di qualche frase, se vogliono divenire idoli. Per questo in giro si sentono tante castronerie!

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14 febbraio 2007

Effemeridi # Politica estera

La politica estera di un Paese non dipende solo dalla volontà dei suoi cittadini o governi ma da una serie di collocazioni e alleanze di più ampio respiro, che coinvolgono l'import/esport, la vicinanza di focolai di tensione, l'uso della tecnologia, e così via. Oltretutto l'adesione a questa o quella linea politica internazionale è siglata dai capi di governo, in occasione di visite di cortesia o annunciate per altri scopi e all'insaputa dello stesso Parlamento nazionale.

Dato che dalla fine dell'ultima guerra mondiale gli Usa sono i gendarmi del mondo, a difesa della loro concezione di libertà e democrazia, i trattati si firmano a Washington D. C. sede mondiale della cupola delle massonerie internazionali, cupola portatrice di una politica di ordine e progresso da espandere riservatamente.

Ma anche nelle nomine dei governi gli alleati americani hanno sempre detto la loro, nel corso della formazione governativa, suggerendo al Capo di stato di turno il loro gradimento o le perplessità. Così non vediamo nulla di eccezionale nella lettera che l'ambasciatore americano ha preparato, firmato e fatto firmare ad altri cinque ambasciatori; rientra nella normale prassi dei compiti a tale livello, la differenza è nel fatto che una volta tali missive rimanevano nei cassetti ministeriali e non venivano portate in pasto all'opinione pubblica.

Solo che la sinistra sta facendo fare troppi passi falsi al governo Prodi (Vicenza, Afganistan, Iran, caso Calipari, rapimento del capo religioso arabo a Milano, ecc.). Nei passati decenni i governi sono caduti più volte per aver contrastato la libertà d'azione degli Usa in Italia, basti solo pensare al caso di Craxi e Sigonella. Nell'aria, al pari degli improvvisi temporali estivi, già si annusa l'annuncio di un benservito a Romano Prodi & soci.

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13 febbraio 2007

Inde # Demodossalogia teatrale

Secondo quanto dichiarato dall'attore Enrico Brignano, venerdì scorso a Cominciamo Bene una trasmissione mattutina di Raitre, la sua compagnia teatrale monitora il gradimento degli spettatori attraverso l'esplanandum delle coordinate cartesiane.

Sull'ascissa e l'ordinata riportano il tempo degli applausi o delle risate e la loro intensità, avendo così un quadro delle mezze risate, della piena ilarità, e così via per ogni singola battuta o pausa.

Una concidenza, ma è il sistema inde di monitoraggio degli avvenimenti per tenere sotto controllo gli spostamenti, i fermenti innovativi e le tendenze. Un metodo che, come si vede, può essere applicato anche allo spettacolo.

12 febbraio 2007

Effemeridi # Squadre di calcio

Il decreto che imponeva di mettere a norma di sicurezza gli stadi fu emanato dal governo di Silvio Berlusconi che, allora come oggi, è anche presidente della squadra di calcio Milan. Ed ecco la prima anomalia italiana: chi emana una legge è il primo a non rispettarla!

Dato che intorno al pallone ruotano milioni di euro, in parte non dichiarati al fisco, e che un fermo delle partite comporterebbe una perdita per le società, a Milano il campo di calcio è stato messo a norma nel giro di due giorni: potenza del denaro, attua ciò che non fu possibile alla legge!

E' emerso che il calcio fattura l'equivalente della terza industria nazionale, cifre da capogiro, ma che i bilanci, i giri monetari e quanto circola dentro ed intorno a tale sport è protetto da indagini accurate ed incursioni del fisco in quanto lo sport attiene al quarto settore e, come tale, è disciplinato in modo diverso. In alcuni casi controllato da revisori nominati da coloro che dovranno essere sottoposti a revisione, come a dire che lo scippatore nomina giudice lo scassinatore!

Da oltre trent'anni i dirigenti sportivi delle leghe e delle federazioni sono sempre gli stessi: quando in una associazione manca il ricambio c'è la sclerosi della società, un regime di bassa sudditanza!

Per la partita Catania-Palermo erano stati inviati intorno allo stadio più di mille agenti: una burletta per far guadagnare un misero compenso extra a dei questurini d'ufficio o una provocazione per attizzare incidenti?

Alcune partite giocheranno con il campo a porte chiuse ma con l'ingresso aperto agli abbonati. Un eclatante caso di incostituzionalità: anche la squadra ospite ha diritto di avere la sua tifoseria. O tutti o nessuno. Come a teatro agli abbonati è restituita la quota non utilizzata.

Ma su tutte le questioni emerge un deterioramento del concetto di tifo spontaneo ed organizzato. Vent'anni or sono conoscevo un padre di tre figli che la domenica li portava a vedere la partita: avrebbero respirato aria sana, visto un bel gioco e dato sfogo ai loro incitamenti. Oggi un giovane costruttore edile organizza spedizioni di tifosi passando prima per il cantiere. Domani passeranno prima dall'armaiolo?

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10 febbraio 2007

Segnalazioni # Enrico Zuppi

E' online l'archivio personale del giornalista Enrico Zuppi (1909-1992), storico direttore del settimanale vaticano L’Osservatore della Domenica. Il fondo, acquisito nel 2005 dall'Istituto Sturzo, è costituito da fotoreportage in bianco e nero e carteggi (tra cui quello col libertarian Prezzolini). La galleria digitale è all'indirizzo: www.sturzo.it/newsite/zuppi/home.htm (un url peggiore non si poteva immaginare, ma il sito si raggiunge anche dall'homepage di sturzo.it).

09 febbraio 2007

Incontri # Sociologi in... Rete

Venerdì 16 febbraio alle ore 18 a Roma, presso la libreria Rinascita a Largo Agosta 36, i sociologi della Campania presenteranno il secondo numero della rivista professionale di sociologia e società La Società in... Rete.

Nell'editoriale a firma di Giuseppe Lembo si propone "Il manifesto della sociologia nell'Italia del terzo millennio". Tra i numerosi articoli non mancano analisi, riflessioni e proposte sulle pari opportunità, i bisogni sociali e le devianze, lo sviluppo sostenibile nel quadro del lavoro e della disoccupazione, uno sguardo ai fermenti ed ai saperi del territorio.

08 febbraio 2007

Effemeridi # Violenza sportiva

Più passano i giorni e più c'è qualcosa che non ci convince sullo scontro tra polizia e tifosi avvenuto a Catania e sull'insieme del gioco calcio. Anzitutto il calcio è un gioco che coinvolge, tra serie A e debuttanti regionali, migliaia e migliaia di giovani che in esso sfogano pulsioni ed energie in un modo sano e pulito, educato al rispetto dell'avversario, a valori di lealtà e di collaborazione. Non solo ai giovani, ma anche agli adulti, dovrebbe essere lasciata aperta una nicchia ove sia possibile sfogare la repressione in modo civile: cioè a parole o attraverso striscioni o gesti. Finché si urlano frasi anche gravi, ma che non sono altro che frasi, il fenomeno non dovrebbe preoccupare o essere sanzionato, in quanto ogni intervento di repressione aumenta lo stato di tensione; mentre, dopo una serie di invettive, il soggetto si placa.

Netta invece dovrebbe essere la separazione tra gioco e squadre, circoli o fans. Tra i migliaia di club sparsi in Italia, che si raggruppano in quello che viene chiamato quarto settore (sport, escursioni, arte, divertimento, associazionismo), ci sono un gran numero di sedi gestite da ex detenuti (che per fortuna hanno trovato un lavoro ed una collocazione) o da malviventi. Gli stessi locali non sono altro che una copertura di bar e sala giochi (poker compreso) che usufruiscono di facilitazioni fiscali (in quanto quarto settore) e luogo di riunione per la preparazione di atti illegali o la vendita di droga. E non ci si venga a dire che questo le questure non lo sanno!

Così come vorremmo che ci si spiegassero i seguenti cruciverba. Il ministero dell'Interno ha emanato le disposizioni per gli stadi a norma. Gli stadi sono del comune che dovrebbe provvedere; chi vigila sull'applicazione della legge è il prefetto o il questore (funzionari dell'ente che ha sancito la legge), se non sono stati messi a norma di chi è la colpa? Dei rappresentanti di quel ministero che è, al tempo stesso, emanatore della disposizione e controllore dell'applicazione. Sappiamo che furono create commissioni tra ministero, comuni e squadre di calcio per studiare l'applicazione degli stadi a norma e della ripartizione delle spese; pochi campi sono agibili. Per gli altri si è solo perso tempo in riunioni di facciata, non c'è stato un prefetto che ha imposto una data di scadenza ai lavori delle commissioni, pena il divieto di gioco.

A Catania da tempo c'è una vera e propria guerra tra malavitosi e forze dell'ordine. Nelle altre città prima della partita i capi fans sono ammoniti ed i club ispezionati. Nonostante ciò a Catania sono stati fatti entrare spettatori senza controlli o biglietti e non è stata preventivamente ispezionata l'area del campo di calcio, salvo poi trovare a casa del custode qualche oggetto servito per la battaglia.

Si voleva forse creare il caso, montare l'opinione pubblica per varare una disciplina legislativa severa? Una regia che poi, tragicamente, è sfuggita di mano? Siamo a questo punto? Per far passare una legge dura ma che protegga i cittadini per bene occorreva l'occasione del grave incidente, anticipato da quello avvenuto cinque giorni prima con l'assassinio del dirigente sportivo di una squadra di un piccolo paese?

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07 febbraio 2007

Effemeridi # Un calcio al pallone

Siamo certi che non c'è italiano che possa dire di non aver mai tirato un calcio al pallone: o all'oratorio o in una piazza deserta, o in un campetto attrezzato o in quello comunale. Il gioco del pallone (cioè del calcio) è lo sport nazionale degli italiani. Nel senso che non praticano tale sport (lo fa solo una minoranza) ma sanno tutto di gioco, squadre, tattiche e ne parlano, parlano, parlano. Quando parlano di calcio sono con la testa nel pallone, cioè hanno la testa leggera che ondeggia in aria, sgombra da opinioni sensate e logiche deduzioni. Anche se ci scappa il morto.

Se sfogliamo a ritroso i giornali vedremo che all'incirca ogni dieci anni, come l'invasione delle cavallette, c'è stato un fatto di sangue e che tra l'uno e l'altro tragico evento ci sono state risse, danneggiamenti e numerosi feriti. Tant'è che l'ex ministro Beppe Pisanu, nel 2005, fece approvare una legge che imponeva lavori di ristrutturazione negli stadi per adeguarli a norme di sicurezza e un servizio di vigilanza a carico delle società di calcio. Un provvedimento di legge volutamente ignorato poiché ci sono grossi interessi da parte di aziende per distogliere gli spettatori dai campi di calcio e dirottarli sul sistema televisivo. Così come ci sono squadre di calcio considerate serbatoio di voti per questo o quel simbolo politico.

Ma anche se fosse stato tutto a norma, nella partita Catania-Palermo ha contribuito un'anomalia: gli incidenti sono accaduti tra un tempo e l'altro di gioco e fuori dal campo di calcio; come se fossero stati predisposti a tavolino prima della partita.

L'uomo, sia se discenda dalla scimmia o sia stato creato ad immagine e somiglianza da un'intelligenza superiore, ha degli istinti di animalità e ferocia che a volte non riesce a reprimere. Il rancore che cova contro il capufficio o il vicino di casa, l'invidia verso un amico o l'odio verso l'esattore trovano momenti di sfogo in quei riti collettivi che normalmente si limitano a dare del cornuto all'arbitro intravedendo in lui il vicino di casa oppure mandare in un determinato luogo un giocatore avversario immaginando al suo posto il capufficio, e così via. Se poi ci scappa il sangue la soddisfazione è maggiore.

E' inutile scandalizzarsi: è sempre stato così. Gli antichi romani sfogavano i loro istinti al Colosseo decidendo quale dei due malcapitati, che se l'erano date di santa ragione, aveva diritto di sopravvivere. Nel 1800, al tempo della Santa Romana Chiesa, frequenti erano i tagli della testa eseguiti dall'ultimo boia Titta Madia al cospetto di un popolo che assisteva alla decapitazione come oggi si assiste ad una partita di calcio. Specie nei dopoguerra si è assistito a scene peggiori, ammantate da patriottismo ma che non erano altro che lo sfogo brutale di un risentimento che covava da lungo tempo.

Quello che dovrebbe preoccupare è altro. Aumentano sempre più fatti di sangue compiuti da giovanissimi. La gioventù è portatrice di un'insoddisfazione che non riesce più a trattenere? Gli adulti hanno avuto ingiustizie, umiliazioni, soprusi ma i quindicenni cosa hanno patito, che non riescono più a contenere? O i modelli e i valori che loro percepiscono sono diversi da quelli che la società crede di aver loro inculcato?

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06 febbraio 2007

Effemeridi # Alitalia

Alitalia è un'azienda con mille miliardi di debiti e che perde ogni giorno un milione di euro, così hanno scritto gli esperti sulle pagine dei giornali. Sapere che undici concorrenti hanno manifestato l'intenzione di partecipare all'asta d'acquisto ci lascia molto perplessi. In un Paese normale quale industriale o azienda sarebbero così anormali da acquistare un'impresa che produce solo perdite? Evidentemente c'è qualcosa che non funziona.

Possiamo capire le due grandi banche (San Paolo e Capitalia), una con simpatie verso Romano Prodi e l'altra verso Francesco Rutelli (presidente e vicepresidente del Consiglio dei ministri); le banche, infatti, acquisterebbero dei meriti nei confronti del governo per aver salvato Alitalia quindi rifilerebbero il pacchetto azionario nel portafoglio dei clienti che affidano alle due banche i loro risparmi; in sostanza le banche compirebbero solo una partita di giro anticipando il costo. Un gioco già visto con i bond argentini, Cirio e Parmalat, con buona pace della vigilanza della Banca d'Italia e della competente commissione parlamentare.

Gli altri? Anche se stracolma di debiti, Alitalia ha un patrimonio consistente in aerei, attrezzature, professionalità e marchio. Chiunque l'acquisti troverebbe sul mercato possibilità di prestiti, per cui risulterebbe conveniente comprare a 50 quello che patrimonialmente vale 100, portandolo in dote all'erogatore del prestito (sempre banche) che lo suddividerebbe tra i suoi risparmiatori (stesso giro dei bond argentini). Dato che lo Stato, per sue ragioni, vuole rimanere per il 30% azionista di Alitalia dopo qualche anno, per sanare i conti, una svalutazione del capitale sociale ridurrebbe sul lastrico i risparmiatori consentendo all'azienda l'azzeramento dei debiti. Un'operazione contrabbandata come piano di risanamento industriale.

Che l'acquisto di Alitalia non sia un affare lo si può capire da un fatto molto semplice. L'Air France ha un patto con l'azienda italiana e un pacchetto azionario; in virtù di tale situazione nel Cda di Alitalia sedeva un rappresentante dell'Air France che si è dimesso e tra gli undici candidati all'acquisto non figura la compagnia aerea francese. Evidentemente il rappresentante nel Cda era molto addentro alla situazione economica e ne ha sconsigliato il subentro.

Perché lo Stato (ministero del Tesoro) vuole mantenere una quota di azioni e rappresentanti nel Cda? Per il prestigio del Paese? Ma questo lo dà l'azienda, se funziona, non lo Stato. Per questioni affettive legate allo storico marchio? Ma quando mai si è visto un governo tralasciare i compiti istituzionali e politici per scendere a sentimentalismi inconsistenti e di sapore letterario?

O forse vogliono mantenere quella situazione di privilegio che ha concorso, per buona parte, al dissesto della compagnia aerea: assunzioni politiche; eccedenza di personale; biglietti gratuiti e semigratuiti ai parlamentari e loro famigliari, al personale e loro famigliari, dirigenze pubbliche loro famigliari; e così via.

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05 febbraio 2007

Effemeridi # Monopolio radiotelevisivo

Rai e Mediaset occupano più dell'80% dei canali disponibili per le trasmissioni radiotelevisive trovandosi in una vera e propria situazione di monopolio, che si allarga sull'incetta degli introiti pubblicitari e del monte di ore di trasmissione. Poiché la comunicazione (telegiornali, fiction, documentari, dibattiti, ecc.) è un bene pubblico che va tutelato, non attraverso la censura ma in altre forme, il ministro Paolo Gentiloni ha proposto un monte del 45% negli introiti pubblicitari per ciascuna azienda.

Ma, è stato giustamente obiettato, non si possono imporre limiti alle aziende. Verrebbe meno il concetto di libera impresa e quindi lo stimolo a fare l'imprenditore e produrre sempre di più con maggiori ricavi. Ma quando un imprenditore è così bravo da assumere il controllo del mercato non diviene un vero e proprio monopolio? Ecco allora la necessità dei correttivi per tutelare la crescita delle piccole aziende.

Quindi ben vengano, in nome della libera impresa, vincoli per tutte quelle aziende che si trovano in condizioni di monopolio. Sia esso un monopolio visibile (gruppo Fiat, Rai, Mediaset) oppure attraverso "cartelli" ed intese al riparo da sguardi indiscreti (gruppi bancari, assicurativi, farmaceutici, energia, trasporti, ecc.).

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02 febbraio 2007

Effemeridi # I rigori della legge

Un argomento dibattuto sin dai tempi di Seneca e che si ripropone con sempre maggiore frequenza è quello di stabilire se e quanto i legittimi e sacrosanti interessi di una minoranza possano prevalere su un diverso parere della maggioranza. Veniamo al pratico:
  • ammesso che la maggioranza della popolazione di Vicenza sia per la pace e contraria alla base americana, considerata un presidio per truppe destinate ad entrare in azione, può intervenire a modifica della politica estera se supportata dalla maggioranza degli italiani?
  • ammesso che la discarica di sostanze inquinanti in un paesino del Meridione non sia stata decisa dai politici locali in combutta con la mafia e uomini al governo, ma in base a calcoli scientifici sull'assorbimento delle sostanze in quel determinato territorio, e così via, possono gli abitanti di quel Paese (una volta ottenute determinate compensazioni ed assicurazioni) negare l'insediamento?
  • perché un lavoratore che nel 2010 compirà sessant'anni potrà andare in pensione e un altro che li compirà nel 2011 non potrà andarci?
Sono argomentazioni diverse ma che si ricollegano alla demarcazione, penalizzante ma necessaria, che determina i confini dei provvedimenti di legge. In tema di collettività la giurisprudenza non può essere giusta: l'interesse dei molti prevale sulla legittimità dei pochi. Sino a quando la giustizia non si doterà di diversi parametri ed ordinamenti la certezza del diritto verrà dalla regola e non dall'interpretazione.

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01 febbraio 2007

Effemeridi # Dalla piazza alla tv

Sino agli anni '80, quando le piazze erano il luogo privilegiato dai politici (specie se candidati) per raccogliere qualche voto, in cambio di un bel discorso pieno di promesse ed enfasi, sia a destra come a sinistra, l'oratore ad un certo punto del comizio introduceva qualche frase dedicata ai militari, e in particolare alle Forze dell'ordine. Era la conseguenza del fatto che allora il prefetto, se nelle grandi città, o il comandante dell'Arma dei Carabinieri, se nei piccoli paesi, inviavano militari - a tutela dell'ordine e in previsione di eventuali atti turbativi (che in realtà non avvenivano) - a presiedere le piazze.

Il politico di destra esaltava l'amor di patria e la dedizione al dovere delle forze armate, mentre quello di sinistra evidenziava la situazione di disagio e la scarsa remunerazione della categoria. Entrambi, al termine del comizio, sottolineavano nel loro entourage il riferimento ai militari come stimolo per conquistarsi la simpatia e i voti. La controprova che anche allora pochi voti (in genere due come i carabinieri presenti) erano contesi sia dall'una che dall'altra parte.

Oggi il popolo non affolla più le piazze, salvo rare eccezioni, e le forze armate non vigilano più (sono distaccate ad altri servizi più impegnativi: accompagnare i figli del politico vip a scuola o andare al mercato con l'ordinativo della spesa, ecc.). Oggi il voto si conquista in tv: ecco quindi i parlamentari prendersi a torte in faccia, insulti o danzare con l'avversario. Considerato il decadimento delle trasmissioni televisive, grazie anche alla loro partecipazione, quando vedremo il deputato o qualche anziano senatore o senatrice calarsi le brache e mostrarci il di dietro, nello spirito del progresso e dell'adeguamento culturale?

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