Effemeridi # Dittatura democratica
Persino George Bush, che, come sappiamo, ha vinto di stretta misura dopo una settimana di riconteggio dei voti, ha avuto qualche dispiacere dal Congresso non potendo fare assegnamento su una forte maggioranza repubblicana. Le tribolazioni di Romano Prodi derivano proprio dal non avere una maggioranza di parlamentari come zoccolo duro per imporre la linea d'azione del premier.
Per porre rimedio alla situazione i partiti maggiori stanno studiando una ennesima riforma elettorale; negli ultimi dieci anni ne abbiamo avute cinque. Cinque diversi modi di eleggere i rappresentanti al Parlamento in un arco di sperimentazione di dieci anni sembrerebbero più che sufficienti per capire quale sia il miglior sistema elettorale per l'Italia.
Pare che i burocrati del nascente partito democratico e della casa delle libertà si stiano orientando verso una scelta dittatoriale: niente preferenza degli elettori ma candidati imposti dall'apparato e sbarramento alle liste minori. Una vera e propria dittatura democratica!
Il popolo dell'Italia, a differenza di molti altri paesi europei, ha sempre avuto - sin dagli antichi romani - una forte e a volte violenta contrapposizione di idee; la diversità di opinioni è la forza stessa che consente al Paese di superare le difficoltà, lo stimolo per il nuovo, la caratteristica dell'essere italiano. Perché sbarrare l'ingresso ai piccoli partiti, anche se minuscoli? Ogni simbolo che raccoglie consensi e voti è portatore di una fetta di interessi che si devono confrontare in Parlamento con gli altri portatori d'interessi; è l'essenza stessa della democrazia.
Così come è vera democrazia far scegliere agli elettori, non attraverso la burla delle primarie, i candidati da mandare al Parlamento, restringendo il collegio elettorale per consentire un effettivo scambio dialettico tra cittadino ed eletto.
Ma, allora, come si consente al premier di governare?
- anzitutto con il restringimento del finanziamento pubblico ai partiti;
- con l'indicazione del capo designato dalla lista a premier (così come è oggi nelle votazioni);
- con una prima tornata di votazioni alla francese ove proporzionalmente tutti i partiti in gara concorrono nel dividersi l'80% dei seggi;
- infine con il ballottaggio a due ma con l'attribuzione al partito del vincitore del restante 20%.