dEMODOSSALOGIA E oPINIONE pUBBLICA

30 aprile 2007

Effemeridi # Dittatura democratica

Per governare un paese, qualsiasi paese, occorre che il capo del governo abbia una solida maggioranza. Le grandi riforme si possono fare dove vige la dittatura o dopo uno sconquasso politico.

Persino George Bush, che, come sappiamo, ha vinto di stretta misura dopo una settimana di riconteggio dei voti, ha avuto qualche dispiacere dal Congresso non potendo fare assegnamento su una forte maggioranza repubblicana. Le tribolazioni di Romano Prodi derivano proprio dal non avere una maggioranza di parlamentari come zoccolo duro per imporre la linea d'azione del premier.

Per porre rimedio alla situazione i partiti maggiori stanno studiando una ennesima riforma elettorale; negli ultimi dieci anni ne abbiamo avute cinque. Cinque diversi modi di eleggere i rappresentanti al Parlamento in un arco di sperimentazione di dieci anni sembrerebbero più che sufficienti per capire quale sia il miglior sistema elettorale per l'Italia.

Pare che i burocrati del nascente partito democratico e della casa delle libertà si stiano orientando verso una scelta dittatoriale: niente preferenza degli elettori ma candidati imposti dall'apparato e sbarramento alle liste minori. Una vera e propria dittatura democratica!

Il popolo dell'Italia, a differenza di molti altri paesi europei, ha sempre avuto - sin dagli antichi romani - una forte e a volte violenta contrapposizione di idee; la diversità di opinioni è la forza stessa che consente al Paese di superare le difficoltà, lo stimolo per il nuovo, la caratteristica dell'essere italiano. Perché sbarrare l'ingresso ai piccoli partiti, anche se minuscoli? Ogni simbolo che raccoglie consensi e voti è portatore di una fetta di interessi che si devono confrontare in Parlamento con gli altri portatori d'interessi; è l'essenza stessa della democrazia.

Così come è vera democrazia far scegliere agli elettori, non attraverso la burla delle primarie, i candidati da mandare al Parlamento, restringendo il collegio elettorale per consentire un effettivo scambio dialettico tra cittadino ed eletto.

Ma, allora, come si consente al premier di governare?
  • anzitutto con il restringimento del finanziamento pubblico ai partiti;
  • con l'indicazione del capo designato dalla lista a premier (così come è oggi nelle votazioni);
  • con una prima tornata di votazioni alla francese ove proporzionalmente tutti i partiti in gara concorrono nel dividersi l'80% dei seggi;
  • infine con il ballottaggio a due ma con l'attribuzione al partito del vincitore del restante 20%.

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27 aprile 2007

Effemeridi # Ritorno al passato

Il nuovo Partito Democratico nasce con l'intenzione di accorpare tutti i progressisti che sono a sinistra in contrapposizione con la federazione dei progressisti moderati auspicata da Silvio Berlusconi.

E' la logica politica del bipartitismo: due grandi accorpamenti che non lasceranno spazio, grazie allo sbarramento percentuale che imporranno ai partiti minori, alle altre formazioni politiche. Tutto per consentire un cammino più veloce e snello al premier che dovrà governare questo Paese.

Quindi il prossimo anno avremo sette partiti: un grande partito di destra (Berlusconi-Fini); un centrosinistra (Fassino-Prodi-Rutelli), un'estrema sinistra (Bertinotti), una sinistra socialista rosso-verde e una formazione socialcomunista (Angius-Boselli-Diliberto-Mussi-Salvi); un partito di centro (Casini) e la Lega.

Prima di tangentopoli, che ha spazzato via i vecchi partiti, c'erano sette formazioni politiche: a destra l'Msi ed i liberali; a sinistra il Pci, i socialisti ed i socialdemocratici; al centro la Dc ed i repubblicani.

Sapete vedere qualcosa di diverso dal lontano passato? L'unica novità è la Lega, con buona pace per i politologi.

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26 aprile 2007

Effemeridi # Nuovo partito

La scorsa settimana abbiamo assistito ad un fenomeno di suggestione collettiva: la nascita di un nuovo partito.

Non è questo il punto, finché in Italia ci sarà il finanziamento pubblico ai partiti questi nasceranno e moriranno come i funghi per rinascere dopo il primo acquazzone giudiziario od elettorale. Il fatto è che tutti hanno sostenuto che il nuovo partito nascerà, oltre che dalle ceneri dei DS e della Margherita, per attuare le riforme necessarie al Paese, in una prospettiva di progresso e solidarietà sociale; con annessi contorni di pace universale, giustizia, welfare, e chi più ne ha ne metta.

Allora i proclami della dirigenza e dei candidati dei due partiti, le marce, i comizi, le riunioni, gli show televisivi, ecc. sin qui svolti erano una burla? Cioè i due vecchi partiti non erano in grado di attuare quello che proclamavano? Occorre un partito nuovo per essere progressisti e fare le riforme? I problemi del Paese si risolvono, come per magia, fondando un nuovo partito? Se è così facile perchè non ci hanno pensato prima?

Forse sinora non sapevano pensare. Allora da chi siamo stati governati, da teste non meglio specificate e - come dire - senza cervello? Ma siamo sicuri che basta fondare un nuovo partito per risanare il Paese? Un qualsiasi partito non può, all'interno di se stesso, rinnovarsi rimanendo al passo coi tempi, con le nuove situazioni, tecnologie ed aspirazioni del popolo?

E' l'etichetta che fa il vino buono o il contenuto della bottiglia? La sigla e l'emblema di un partito non bastano per attuare dei programmi. Occorrono nuovi programmi, che possono benissimo albergare anche in seno ai vecchi partiti, anzi conferendo lustro e serietà alla vecchia bandiera che si rinnova e si adegua ai tempi, lasciandola nelle mani delle giovani generazioni. Il fatto è che il nuovo partito nasce con i soliti vecchi dirigenti.

Siamo messi male, diceva il perpetuo in un film di Monicelli.

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24 aprile 2007

Effemeridi # Convocati al gazebo

Il nuovo partito essendo Democratico nel nome ha annunciato che lo sarà anche nei fatti.

Specie in quei fatti ove si decideranno i programmi, le alleanze e i nomi dei dirigenti. Quindi dibattiti aperti agli iscritti, ai simpatizzanti ed ai cittadini. Non più riunioni con quattro o cinque relatori, tutti dirigenti o parlamentari, che al termine dichiareranno che essendo giunti all'ora programmata di chiusura dell'incontro ai presenti verranno dati cinque minuti a testa per esporre i loro commenti o punti di vista. Dopo di che la riunione si chiuderà con le dichiarazioni di ampia soddisfazione degli organizzatori per l'importanza degli argomenti trattati e l'apporto costruttivo del pubblico presente.

Coinvolgimento della popolazione, anche quella non interessata al nuovo partito. E' chiaro, occorre far proseliti quindi il sistema migliore per avvicinarli è quello di invitarli a parlare (cinque minuti, beninteso!) al convegno di sezione.

Scegliere i capi del partito ed il candidato alla guida del Paese attraverso libere, democratiche elezioni: le primarie. Un grande atto di trasparenza e pubblicità. Lo stesso giorno tutti in una sezione o un gazebo o un qualsiasi altro posto per votare a scrutinio segreto. Avrà tutto organizzato il nuovo partito, il cittadino dovrà solo indicare dei nomi: volendo anche il suo.

Tutti potranno candidarsi. Peccato che poi lo scrutinio delle schede votate sarà svolto dai burocrati del partito; quelli stessi che hanno organizzato la messa in scena.

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23 aprile 2007

Effemeridi # Politica spettacolo

I cervelloni dei partiti, abili nell'acchiappare voti, hanno capito che il loro popolo è affascinato non dai programmi politici ma dalle scenografie e dalla bravura degli attori.

Tra lo spettacolo di gladiatori che gli antichi romani si godevano al Colosseo e le comparsate televisive dei vari reality show, o fiction o dei cosiddetti programmi di intrattenimento o approfondimento non esiste alcuna differenza: il pubblico vuole l'emozione degli scontri tra i personaggi, magari con arricchimento di maleparole o, addirittura, con lo scontro fisico.

Lo spettacolo ha accomunato i due recenti congressi dei DS e della Margherita, uno per la scenografia hollywoodiana (una fantasmagorica scia di luce che ha convogliato lo sguardo sul palco dell'oratore di turno, avvolto da un semimondo di maxi schermi e quasi proiettato al centro dell'attenzione per ricevere un premio Oscar) l'altro anche per il luogo simbolico dell'avvenimento (Cinecittà, sede di molti programmi televisivi oggi di moda).

E come lo spettacolo, destinato ad affascinare i sensi e dare dei momenti di evasione dalla realtà, i relatori alle convention hanno sollecitato l'animo dei delegati con frasi, riflessioni ed analisi di vasta portata e da tutti condivise in quanto considerazioni ovvie, che appartengono alla quotidianità della gente. Relazioni talmente ritagliate sulle aspettative del popolo che persino Silvio Berlusconi, l'acerrimo avversario politico, ha dichiarato di condividere al 95%.

Frasi generiche, del volemose bene. Pace, lavoro, giustizia, solidarietà, ecc., c'è qualcuno che è contrario? Come attuare tali intenzioni, cioè con quali concreti programmi legislativi, rimane un mistero.

Un partito nuovo (cosiddetto democratico) senza un programma di governo unificante e senza idee nuove, con gli stessi attori e la stessa dirigenza. Nel resto dell'Europa i partiti di sinistra si sono spostati a destra senza per questo cambiare nome al partito, così come per la tecnologia anche le idee conoscono il progresso, cioè si spostano una volta a destra un'altra a sinistra, come il pendolo. E' il cammino della storia!

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20 aprile 2007

Effemeridi # Ripulitura di facciata

Le aziende produttrici di beni e gli esercizi commerciali, quando possono, mettono bene in evidenza la data di fondazione, per cui spesso notiamo che un certo caffè o birra o negozio di tessuti è al servizio della clientela o dei consumatori sin dal 1884, per esempio.

Poter vantare che l'attività commerciale si è tramandata di padre in figlio o, addirittura, risale al nonno conferisce serietà in quanto si suppone che il mestiere professato sia di casa, faccia parte del dna, con benefici sulla qualità del prodotto e nel rapporto con la clientela.

Quando l'imprenditore è d'assalto combina l'affare, intasca il denaro e scioglie la ditta. E' il caso di molte aziende di import-export, imprese edili e manifatturiere. Ovviamente, quando non è ricercato dai carabinieri, il nostro imprenditore ricomincia il giochetto con una diversa sigla dell'impresa commerciale; se l'ha fatta grossa si gode all'estero il frutto delle sue imprese furbesche.

Quando non si possono vantare serietà e trasparenza si cambia nome alla ditta commerciale. E, dato che dietro ad una società commerciale così come dietro le sigle dei partiti ci sono delle persone, il comportamento degli essere umani (appunto in quanto tali e quindi caduchi) è lo stesso.

I partiti nascono e vengono fatti morire (o dagli elettori o dalla dirigenza dell'apparato) quando hanno qualcosa da farsi perdonare o nascondere. Il tal partito è stato implicato in un certo affare oppure ha ricevuto sovvenzioni illecite? Ma, era l'altro partito, quello che ora non c'è più; il nuovo partito è pulito. Oltretutto il parlamento, non noi - dicono le anime candide di parlamentari con più di una legislatura sulle spalle - ha approvato una sanatoria!

Vi abbiamo sottoposto delle ipotetiche riflessioni, scaturite da una notte afosa, per farvi iniziare bene la giornata facendovi ridere. O piangere?

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19 aprile 2007

Effemeridi # Servizi segreti ed Emergency

Elenchiamo una manciata di opinioni scaturite dalla vicenda del sequestro e successiva liberazione del giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo:
  • è stata una ennesima riprova di come le forze politiche, dimostrando la loro immaturità, si servono degli avvenimenti che colpiscono l'opinione pubblica per magnificare la loro condotta e guida del Paese denigrando, nel contempo, la politica degli avversari;
  • i servizi segreti e la croce rossa sono enti pubblici: i programmi, le scelte e le nomine sono prerogativa del governo, pertanto i dipendenti sono dei burocrati in lotta per la carriera;
  • Emergency è un'istituzione privata che cerca sovvenzioni dallo stato e dai privati rimanendo autonoma dagli sponsor, con sue proprie linee di programmi e attività;
  • nell'ultima finanziaria il bilancio in favore dei due enti pubblici (servizi segreti e croce rossa) è stato ridotto del 50% evidentemente in conseguenza di una scelta politica governativa intesa a ridurne l'attività;
  • la presenza dei servizi segreti nelle trattative e nello scambio dei prigionieri, oltre a proteggere i negoziatori, serve ai servizi per osservare la situazione, il territorio e gli avversari in vista di eventuali, successivi, blitz o azioni di guerra;
  • Emergency operando in territori ove è predominante la presenza dei terroristi è naturalmente portata a patteggiare in loro favore, quale unica politica di sicurezza e sopravvivenza;
  • nonostante i conclamati dinieghi di scambio di sequestrati o di denaro ogni paese (Usa compresi) ha sempre, sottobanco, offerto e dato qualcosa, creando in alcuni casi pseudo associazioni ad hoc;
  • i servizi, essendo enti pubblici, per dimostrare la loro utilità e consentire la sopravvivenza e carriera dei burocrati, devono di tanto in tanto lanciare allarmi per presunti attentati previsti dall'Open Source Intelligence (Osint): se avverranno potranno dire di aver visto giusto se non avverranno che il loro allarme è stato tempestivo;
  • il fenomeno del terrorismo, e le sue conseguenze, non può essere affrontato da una singola nazione o da missioni militari di pace ma rimuovendo alla radice la cultura che lo genera e le condizioni ambientali (socio-economiche) che lo fanno prosperare.

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18 aprile 2007

Effemeridi # Imprenditori e banchieri

Tra gli imprenditori e i banchieri esiste la stessa differenza che c'è tra i politici e i cittadini.

Il cittadino fa la fila all'azienda sanitaria, attende mesi per un esame diagnostico, se convive il compagno o la compagna non hanno diritti, se non è dipendente delle aziende non ha sconti sui treni o con Alitalia; il parlamentare - tra i tanti benefici che la popolazione non ha - va in pensione quando decide lui a prescindere dall'età e con un eccellente mensile. Uno lavora e tira la carretta cercando di arrivare a fine mese, l'altro vive nei privilegi che la posizione comporta.

L'imprenditore, quello vero, sa costruire dal nulla, dirigere le maestranze, trattare con colleghi e fornitori, accrescere il suo patrimonio ma, nel contempo, dare sicurezza ai suoi lavoratori incrementando anche l'occupazione. Può fare tutto questo, ed altro ancora, perchè agisce in prima persona e, in caso di fallimento, oltre a rimetterci di reputazione perde il patrimonio.

Il banchiere è un burocrate che sa fare solo quattro conti, che non mette mai in gioco i suoi risparmi ma, anzi, gioca con i denari affidati alla banca. E, come burocrate, per mantenersi il posto o fare carriera, si accoda ai politici di turno.

E' questo il motivo per cui in Italia l'imprenditoria seria si trova sempre in affanno mentre prosperano i furbetti. Non rimettendoci del suo il banchiere (o l'ex politico) combina affari con il furbetto ma ambedue non avendo la cultura d'impresa, che si acquisisce sul campo, sono destinati a fallire. Tanto il denaro non è il loro!

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17 aprile 2007

Effemeridi # Banche nemiche

Persino in Cina la funzione delle banche è quella di remunerare i clienti per accrescere i loro risparmi e quindi il tenore di vita. Inoltre con la massa dei risparmi, perlopiù della cosiddetta povera gente che si sacrifica per un domani, la banca concede prestiti ad aziende che operano per far crescere l'economia del Paese. E gli effetti si vedono poichè la Cina è ormai divenuta un gigante economico che mette paura alle tradizionali economie occidentali.

Da noi invece le banche remunerano il capitale versato con lo 0,50 oppure 0,75 di interesse, una miseria! Per diecimila euro di sudato risparmio il cliente riceve cinquanta euro annui, poco più di quattro euro al mese. La banca, però, presta ad una conveniente remunerazione media del 10% il denaro ricevuto dal risparmiatore ad imprenditori di riferimento, perlopiù segnalati da amici politici. Imprenditori che si rivelano furbetti da quartierino e che, prima o poi, falliranno sperperando il denaro ricevuto dalle banche che, nel frattempo, avranno messo nel portafoglio dei "fondi azionari" le obbligazioni o azioni dei fallendi (cioè dei furbetti destinati al fallimento).

Invece di cooperare allo sviluppo economico del Paese da noi le banche sperperano il denaro impoverendo i risparmiatori ed il sistema industriale.

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16 aprile 2007

Effemeridi # Banche amiche

Da una parte Intesa-Sanpaolo, dall'altra Mediobanca, da un'altra parte ancora il Monte dei Paschi di Siena e così via. Ogni partito ed ogni uomo politico che si rispetti (nel senso che conta qualcosa in seno al partito e al Paese, come i capi mafiosi) ha la sua banca di riferimento, o amica.

Avere un amico vuol dire poter contare su di lui nei momenti del bisogno, come durante la campagna elettorale o al momento dell'acquisizione di un'azienda.

Ma le banche, lo sanno tutti, non danno nulla per nulla. Concedono prestiti a chi è solvibile, mutui a chi ha beni da offrire in garanzia, ecc. Le banche sono aziende che devono produrre utili da distribuire ai loro azionisti, altrimenti questi ultimi non avranno surplus da dare in nero agli amici. La banca dà a chi le dà.

Cosa daranno in cambio i politici alle loro banche di riferimento?

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13 aprile 2007

Effemeridi # Scontro tra logge?

Sembrerebbe che le vicende che ruotano intorno alla sopravvivenza di Romano Prodi alla guida del Paese si riducano ad una lotta tra appartenenti a logge massoniche, con quei pochi parlamentari estranei alle logge che stanno a guardare.

Da una parte tutti coloro che si richiamano ai valori e alla tradizione della vecchia Dc e dei massoni cattolici (loggia di piazza del Gesù), come il gruppo dell'Udc ed i sostenitori dell'ex Dc di Prodi ed amici, dall'altra la loggia di palazzo Giustiniani (in gran parte di laici) con coloro che guardano a Silvio Berlusconi.

Scontro tra massoni che rinfocolano la diversità di appartenenza internazionale di fronte alla ripartizione della torta?

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12 aprile 2007

Inde # Intenzioni di voto

A proposito delle intenzioni di voto sbandierate da Silvio Berlusconi il noto giornalista d'assalto Lino Jannuzzi (Raffaele Iannuzzi), oggi senatore di Forza Italia ma socialista ai tempi di Bettino Craxi, ha detto - il 29 marzo a Omnibus, La7 - che crede poco ai sondaggi ed ai sondaggisti poichè, secondo lui, il miglior modo per sentire le opinioni della gente è quello di parlare coi taxisti e frequentare i bar. L'opinione pubblica dei messaggini sms e dei raduni di piazza è un'opinione artefatta da chi vuole far passare un messaggio, cioè un'opinione da divulgare per particolari fini.

Siamo totalmente d'accordo con il senatore. La Sidd ha sempre sostenuto, nei seminari come nelle dispense, che nell'indagine demodossalogica
per ottenere informazioni su un frattale [Ndr: porzione di territorio] a noi sconosciuto oltre alla preventiva documentazione diverremo clienti quotidiani di un determinato bar, barbiere, postino per poi sceglierli come leader [Ndr: campione da interpellare]

specificando come
nelle nostre domande al leader non chiederemo mai il suo parere ma che ci esponga la situazione (l'opinione) del gruppo che rappresenta.

La differenza tra i sondaggi tradizionali e quelli della Inde (indagine demodossalogica) consiste, preminentemente, nella differenza sopra indicata, con le altre accortezze proprie della disciplina. E' questo il motivo per il quale le intenzioni di voto molte volte non corrispondono ai risultati delle urne elettorali.

(Le frasi citate sono tratte dagli atti del seminario "Leggere la qualità delle comunicazioni", ed. Laboratorio di demodossalogia dell'Ans, settembre 2004 - per informazioni: sidd-a@libero.it)

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11 aprile 2007

Effemeridi # Family day

La Conferenza episcopale italiana ha indetto per il 12 maggio (due settimane prima del voto per le elezioni amministrative) un grande raduno di fedeli a Roma per manifestare contro la proposta denominata Dico ed in favore della famiglia e del matrimonio eterosessuale finalizzato alla procreazione, lasciando ai parroci ed alle associazioni cattoliche l'onore e l'onere dell'organizzazione e della manifestazione.

La convocazione è stata accompagnata da un pesante documento il cui incipit afferma - in sostanza - che la Chiesa cattolica è l'unica depositaria della verità e dei valori universali, aggiungendo, verso la fine, che i parlamentari cattolici sono impegnati a votare contro ogni forma di legalizzazione di rapporti di coppia al di fuori dell'eterosessualità e del matrimonio tradizionale.

Siamo ai tempi di Carlo Magno re dei Franchi e fondatore del Sacro Romano Impero (742-814) che attraverso guerre e stragi di popolazioni creò l'impero dalla Spagna ai Balcani evangelizzandolo con l'opera di missionari e vescovati. O alla famiglia Borgia, con Cesare e Lucrezia figli di papa Alessandro VI, senza menzionare i vari omicidi politici. O Galileo Galilei, o Giordano Bruno bruciato per eresia, e così via.

Il Cosmo, dai pianeti ai cinque regni (animali, vegetali, minerali, funghi, protisti e monere), ha sinora proceduto - e tuttora procede - per evoluzione; e così le ideologie, la tecnica, la scienza ed i valori. Pertanto nel tempo le concezioni sulla famiglia possono cambiare e sarebbe antistorico ed antiscientifico non riconoscerlo.

Così come nessuno può essere depositario della verità o di valori universali. Non lo può essere la Chiesa (di qualsiasi dottrina dall'islamismo all'induismo), come la Filosofia e la stessa Scienza. Ogni gruppo portatore di valori o presunte verità ha le sue concezioni che non possono prevaricare su altre concezioni delle cose e del mondo e sugli stessi adepti, altrimenti non potremmo criticare quei fenomeni di suicidio di massa o quelle pratiche sodomite che varie sette o religioni impongono ai loro fedeli.

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10 aprile 2007

Effemeridi # Telecom

Tutti ricordiamo quando, mesi orsono, al presidente di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, non piacque il piano di salvataggio dell'azienda predisposto da un uomo di fiducia del presidente del Consiglio dei ministri. Un piano che prevedeva un primo ingresso delle banche per poi passare la mano ad altri. La diversità dei punti di vista fu l'occasione per recriminazioni e un vivace passaggio di veline ai mass media, dall'una come dall'altra parte.

Nei giorni scorsi Tronchetti Provera ha mollato l'osso e in pochi giorni è passato di mano quasi il 20% del pacchetto azionario di Telecom, per lo più nelle mani delle banche.

Sarebbe interessante conoscere quanto hanno acquisito le varie banche poichè è notorio che sia Romano Prodi sia Francesco Rutelli o la dirigenza dei Ds hanno le loro banche amiche di riferimento.

Ancora più interessante sarebbe conoscere quali soci italiani si nascondono dietro le società americana e messicana che si sono offerte di rilevare Telecom Italia.

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06 aprile 2007

Effemeridi # Velinomania

La "velina", nel gergo giornalistico, è quell'informazione scritta, orale o sussurrata, che qualcuno passa ad un giornalista per farla giungere all'opinione pubblica.

La velina ufficiale è quella che diramano gli uffici stampa ma le veline che contano sono quelle che vengono preparate, magari con l'aiuto dell'ufficio stampa, in altre sedi. Rispondono all'esigenza di far sapere ciò che interessa ai padroni del vapore, di depistare o confondere gli avversari, e cose del genere. Alcune veline sono imposte, altre lavorate ed altre ancora come punto di partenza per storie reali o fantastiche. Ci sono le veline istituzionali, previste per legge, attraverso canali privilegiati radiotelevisivi, come le dichiarazioni "ufficiali" del capo di Stato, governo e rami del Parlamento, e le veline che non esistono in quanto nessuno ne ammetterà la paternità (quelle provenienti da servizi segreti, magistrati, membri di governo, industriali, eccetera).

Moltissime delle cosiddette agenzie di stampa campano diffondendo veline (o meglio mettendosi al servizio dei velinari). Molti giornali quotidiani minori sono sorretti finanziariamente da centri di potere politico od economico e persino militare. Se una velina inquina l'informazione, più veline frastornano l'utente finale, il cosiddetto consumatore della notizia o velina: il lettore o spettatore radiotelevisivo.

Un solo esempio: il caso di Cogne. Chi è in grado di affermare in tutta onestà l'essenzialità dei fatti? Per non citare la Tav, la base militare a Vicenza ed i tassisti romani.

Le opinioni ci guidano nel nostro cammino: perlopiù non sono nostre ma suggerite.

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05 aprile 2007

Effemeridi # Un Paese di veline

Può anche dispiacere ma ormai l'Italia è avviata ad un processo irreversibile di velinomania, nel senso che la "velina" è presente in ogni atto della nostra vita quotidiana e ci accompagna, protegge ed educa dalla nascita alla morte.

Non ci riferiamo solo alle graziose e meno graziose ragazze che vediamo in tv o che frequentano le feste di quello che una volta era chiamato il mondo bene e che ora si è allargato a calciatori, paparazzi, mediatori d'affari, furbetti del quartierino e, appunto, ragazze - legittimamente - in cerca di soddisfazioni, denaro e notorietà. Ci sono anche le veline cartacee che giungono ai mezzi d'informazione per guidare l'opinione pubblica secondo gli intendimenti dei vari ministri, segretari di partito, industriali, banchieri, vescovi e combriccole varie.

Da una parte abbiamo le veline che ci indottrinano, dall'altra quelle che ci presentano un mondo di apparenti luccichii. Apparenze, quindi false verità. Un pericolo che sta sempre più ingigantendosi.

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04 aprile 2007

Documenti # Sociologia universale

Di seguito riportiamo la seconda parte dell'articolo pubblicato sul Notiziario dell'Associazione nazionale sociologi del luglio/agosto 2000. La prima parte è sul post di ieri.
[...] Una Sociologia costruita sul modello delle scienze positive, per esempio la chimica e la fisica come era nelle intuizioni dei padri fondatori, è la risposta onnicomprensiva ai malesseri delle società passate e future e l'unica alternativa per la mediazione dei conflitti. Una volta individuate le costanti che regolano i meccanismi sociali (compresa la comunicazione) è più facile - anche a livello internazionale - trovare quegli accordi e quelle applicazioni che scaturiscono da risultati di sperimentazioni tradotti in linguaggio matematico, cioè universale.
Le regole della matematica e delle scienze naturali non si discutono, possono essere ulteriormente indagate ed aggiornate. Da milioni di anni il Cosmo, con i suoi abitanti (dai pianeti al regno vegetale ed animale), compie il suo percorso regolato da leggi fisiche universali ed immutabili che governano l'acqua, la terra, il fuoco e l'aria come ipotizzavano le dottrine filosofiche dei primi pensatori greci protesi alla ricerca di un'unica materia.
E' con Galileo Galilei ed Isacco Newton che ci si accorse che ogni problema poteva avere una descrizione matematica dando così inizio alla separazione dei linguaggi delle scienze e delle arti.
Oggi sono in molti ad avvertire che occorre tornare ad una sintesi globale dello scibile umano e all'originaria fisica sociale. I comportamenti delle pluralità umane sono stati indagati e catalogati ma ancora non confrontati con i fenomeni basilari delle scienze naturali: una strada nuova ed affascinante attende i sociologi che intendono impegnarsi nella interpretazione della realtà.
Altro che Scienza della Comunicazione, occorre riprendere il lavoro lasciato in sospeso duecento anni orsono.

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03 aprile 2007

Bacheca # Statistiche web

Anche quest'anno marzo ha segnato un nuovo record per il nostro sito: ben 7.648 visitatori e oltre 11.000 accessi alle pagine di www.opinionepubblica.com nell'ultimo mese. Inutile sottolineare che è davvero un piacere ritrovarci sempre più numerosi da queste parti...

Con l'occasione, ricordiamo che potete contattarci per qualsiasi informazione sul blog, sulla Sidd e sulla demodossalogia (o 'demodoxalogia' come proposto dal decano) all'indirizzo segreteria@opinionepubblica.com oppure alle nostre mail personali.

Documenti # Sociologia tradita

Dal Notiziario dell'Associazione nazionale sociologi (anno XIV n.7/8, luglio/agosto 2000), riportiamo un articolo che rappresenta il pensiero della Sidd:
Quando nell'800 le riflessioni sulla società assunsero una loro funzione e dimensione distinta dallo studio dello Stato e della sfera politica in generale (come invece avveniva nell'antichità classica sino a Niccolò Machiavelli ed ai contemporanei di Adam Smith) per accostarsi ad una ricerca sistematica attraverso l'osservazione dei fatti e la formulazione di leggi generali, adeguandosi così alla metodologia degli studiosi dei fenomeni della natura, i padri della "fisica sociale" non avrebbero mai potuto immaginare che qualche centinaio di anni dopo proprio i sociologi, eredi dello stimolo e delle concezioni della filosofia positivistica di Auguste Comte e dello spirito delle leggi di Charles-Louis de Montesquieu, avrebbero abdicato in favore di una nascente stella dei tempi moderni: la Sociologia della Comunicazione.
Anche se ormai viviamo nella società globalizzata da Internet e dalla multimedialità la comunicazione è pur sempre un prodotto della società e ne segue l'evoluzione scientifica e sociale, dai papiri agli acta dei romani, dal banditore alla rivoluzione di Johannes Gutenberg sino ad arrivare ai giorni nostri il "messaggio" emesso da un soggetto comunicatore per arrivare al destinatario si è servito degli strumenti che la tecnologia di quel tempo ha messo a disposizione alla società. Pertanto la "comunicazione" è una tecnica che si appropria di linguaggi e principi di altre discipline e dei ritrovati scientifici ma non può mai assurgere al rango di Scienza perchè non ha delle leggi o tecniche proprie e neppure una metodologia generale che ne regoli lo sviluppo e l'inquadramento filosofico.
La Sociologia della Comunicazione è un ramo della Sociologia generale ma non potrà mai divenire Scienza della Comunicazione poichè è mancante dei presupposti che la possono definire tale: il risultato di codificazioni sul piano teorico ed applicazioni sul piano pratico di speculazioni del pensiero. Istituire una Facoltà rappresenta il dichiarato fallimento della sociologia accademica, nel tentativo di seguire le mode per dare una sistemazione ai tanti precari che invece di dedicarsi alla ricerca delle costanti dei fenomeni sociali, al fine di ricavarne previsioni o modificarne l'andamento, hanno privilegiato la discussione teoretica senza costrutto [...]

(continua domani)

02 aprile 2007

Effemeridi # Gerontocrazia a casa?

Ogni secolo ed ogni generazione ha animato il dibattito intorno all'esigenza di mandare a casa, cioè in pensione, gli anziani per far largo ai giovani. I giovani capiscono meglio le esigenze della nuova società che avanza, devono entrare nel ciclo produttivo perché devono farsi una famiglia, hanno energie fresche da investire nel lavoro, e così via. Al contrario degli anziani che sono più riflessivi, lenti, conservatori e lontani dal vorticoso divenire della società.

In realtà il dibattito serviva e tuttora serve a togliere dai posti di comando pubblici e privati personaggi che occupano da tempo posizioni di privilegio per far largo ai rampanti di turno che non vedono l'ora di insediarsi in tali posti, specie se pubblici.

Così come a suo tempo la gerontocrazia conquistò quei posti, con manovre di corridoio, alleanze generazionali e politiche, appoggi vescovili e della massoneria, oggi i giovani emergenti - ricalcando lo schema di alleanze ed appoggi - invocano le ragioni anagrafiche quale pretesto di eventuali rimbambimenti o lentezze di pensiero per pensionare il vegliardo da spodestare.

Quindi la lotta diventa generazionale. Ma è un errore, ci sono anziani molto più lucidi, reattivi, capaci di tanti giovani che vorrebbero occupare, o già occupano, posti di comando. Oltre all'intelligenza hanno la memoria degli accadimenti vissuti. Un solo esempio: Giulio Andreotti vale cento Francesco Rutelli (che non è fra i più scarsi), e che non può certo annoverarsi fra i giovani ma nel gruppo di mezzo; per non citare i giovani scalpitanti.

La distinzione non può essere generazionale poiché ci sono intelligenti ed imbecilli in ambedue gli schieramenti, il fatto è che spesso i secondi vanno ad occupare posti di comando per i quali non sono idonei. Il vero salto di qualità sarebbe nel mandarli a casa, lasciando gli anziani validi ai loro posti a siglare il patto intergenerazionale fra "capaci".

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