La Sidd in seno all’università di Roma La Sapienza, nel novembre del 1998, al convegno su "Il Tempo nel Medioevo" colse l’occasione per raccoglierne gli atti e diffondere alcuni concetti della disciplina demodossalogica per quanto attiene alla visione del tempo nello spazio. Dalla pubblicazione estrapoliamo i concetti più affini alle tesi demodossalogiche.Nell’ampia presentazione Ludovico Gatto ha sottolineato come tempo e spazio siano due aspetti essenziali volti a contraddistinguere l’opera dello storico da quella del letterato, così come il quando e il dove rappresentano il punto di partenza per dar vita ad una corretta ricerca. E’ stato il Novecento che ha introdotto notevoli differenze nel modo di valutare il tempo e il suo passaggio a causa di una scansione legata sempre più ad orari precisi e inderogabili, mentre nel Medioevo la misura temporale fu alquanto vaga e, in parte notevole, appannaggio della
ecclesia.
Riccardo Capasso, partendo dai primordiali calendari precedenti la nativa civiltà romana, svolge una profonda analisi della misurazione del tempo in varie epoche storiche e zone geografiche (Asia, Europa Medioevale, Etiopia, Cina maoista e Chiesa ortodossa) giungendo alla conclusione che la Riforma Gregoriana ha avuto il grande merito di aver, in gran parte, realizzato un’unione di fatto, perlomeno nei rapporti ufficiali, tra tutti i popoli del mondo, superando qualsiasi ostacolo ideologico.
Kurt Flasch affronta le condizioni generali delle teorie filosofiche medievali sul tempo nel riscontro con i testi fondamentali dell’epoca, soffermandosi sulle condizioni religiose (ebraica, cristiana, musulmana) per poi passare alle condizioni socio-culturali generali e a quelle della filosofia antica. Conclude con una breve analisi su un solo aspetto della filosofia medievale sul tempo: la teoria della produttività dell’anima umana nella costituzione del tempo.
Paolo Piccari svolge un’ampia e dotta disamina sul sistema di calcolo e misurazione del tempo, oggi pressoché sconosciuto alla gran parte dei medievisti, denominato
computus al cui apprendimento doveva dedicarsi con solerzia ogni chierico. Un procedimento caduto in disuso con l’avvento delle traduzioni arabo-latine di testi di matematica ed astronomia.
Pasquale Porro, nell’esaminare il vocabolario filosofico medievale (e più ancora scolastico) del tempo e della durata, evidenzia come nei secoli XIII e XIV una serie di misure destinate a soddisfare una serie di casi particolari, suggerite soprattutto da esigenze di carattere teologico, abbiano arricchito il vocabolario in questione rendendolo più ampio e articolato di quello successivo. Dopo aver dettagliatamente analizzato l’evoluzione dei concetti di
tempus (prima come moto poi come dimensione ed infine
distentio animi), di
aeternitas atemporale (propria solo di Dio), di
aevum (una diversa forma di eternità), di
tempus angelorum (diverso dal tempo cosmico comune in quanto proprio delle creature spirituali), di
saeculum (attinente alla contemplazione),
aeternitas partecipata (una sottospecie dell’aevum) e
nunc (l’istante), l’autore conclude evidenziando una parabola: un lessico prima attento nei confronti della durata in quanto tale e quindi nel permanere di una cosa in un determinato stato, quindi in uno strettissimo legame tra tempo e movimento continuo e, infine, il recupero dell’idea di durata anche nel caso di sostanze generabili e corruttibili dell’
aevum.
Paolo Daffinà distinguendo tra concezione lineare e concezione circolare del tempo avverte che neanche in natura ci sono ripetizioni e che nessun fenomeno naturale si riproduce in modo identico. Ma alla coscienza ingenua ed immediata, cicli solari e lunari, alternarsi di stagioni e di maree, si presentano come continue ripetizioni dell’identico portando a concludere che ciò che è stato fatto è anche ciò che sarà fatto. Al termine dell’esame dei sistemi cronologici e del tempo storicizzato conclude riaffermando la validità della frase di Martin Heidegger: nell’impianto del computo cronologico si disvela il principio stesso del concetto storico di tempo, cioè la relazione di valore.
Marta Cristiani individua nel pensiero agostiniano la dimensione temporale propria della creatura spirituale, che muove se stessa senza tempo e luogo, mentre al corpo creato nel tempo indipendentemente dal luogo appartiene la dimensione spazio-temporale, che si muove nel tempo e nel luogo. La conoscenza profetica del passato è ispirata ai sacri testi, quella del presente affonda lo sguardo nell’oscurità delle anime, mentre il futuro quale modello perfetto rende manifesto ciò che è costituendo. Inoltre l’autrice ci ragguaglia intorno ad una carrellata di autori dell’Alto Medioevo.
La pubblicazione si conclude con la presentazione, da parte della Società di demodossalogia, del tempo dall’età medioevale all’età contemporanea ipotizzando un cono rovesciato che si dilata nello spazio, seguendo i movimenti di rotazione e rivoluzione della Terra in direzione della stella Vega. Imbuto, contenente la memoria di tutti gli avvenimenti succedutisi nel tempo, che condiziona gli eventi ed i comportamenti sociali e quindi le interpretazioni dei fatti, le sensazioni e le aspettative.
La pubblicazione, edita nel 2000 dalla Sidd, è esaurita e non vi sono più copie disponibili.Nel post di lunedì 21 una
inde sulle "Suggestioni collettive".
Technorati: storia medievale, filosofia della scienza, demodoxalogia, concetto di tempo