dEMODOSSALOGIA E oPINIONE pUBBLICA

31 maggio 2007

Effemeridi # Gioventù in crisi?

La storia si ripete, anzi è sempre quella. Gira su se stessa sino a far apparire come nuovi, episodi, mode, ideologie già conosciuti in passato.

Nei primi anni del 1970 tra gli slogan diffusi dall'European Youth Press Federation ce ne era uno che sosteneva che "Non esiste una crisi della gioventù ma una gioventù nella società in crisi". I giovani crescendo assorbono la cultura dell'ambiente nel quale vivono e si comportano di conseguenza.

Da una società, come quella italiana attuale, dove:
  • gli stessi politici ammettono pubblicamente sui giornali e nei dibattiti televisivi la crisi dei partiti e delle istituzioni;
  • l'evasione contributiva sfiora, come da dichiarazioni dei ministri responsabili, il 30% del pil nazionale;
  • i costi e i privilegi della casta politica (dai parlamentari ai consiglieri comunali) hanno raggiunto una dimensione che l'appellativo di "scandalosi" è insufficiente;
  • condannati per reati a detta dell'ex magistrato Antonio Di Pietro siedono in Parlamento ed occupano cariche di governo;
  • il concetto di famiglia è divenuto un argomento per dotte discussioni e manifestazioni di piazza;
ci si meraviglia per il bullismo, i vari fenomeni di droga, gli omicidi compiuti dai giovani? I giovani sono le vittime della crisi della società.

Il grave è che oggi, rispetto al passato - per merito nel bene e nel male della televisione - l'infanzia percepisce prima gli argomenti ed i comportamenti degli adulti e si regola di conseguenza. Diviene adulta prima: adulta ma non matura. Non comprende regole, valori, diritti e doveri. O meglio li comprende ma li vede continuamente violati. Recitare, essere al centro dell'attenzione vuol dire avere successo e privilegi.

Ecco allora il branco con la sua regola di sesso e bullismo sin dai dodici anni se non prima. Persino bimbi di tre/quattro anni che non hanno capito di cosa si tratta sono in grado di sostenere, mimare e disegnare, in base ai discorsi che sentono in casa e fuori e alle scene che vedono in tv, racconti fantasiosi ripetuti solidalmente tra loro nella "recita" di scene violente o di sesso. Specie se percepiscono che qualche adulto si allarma o insiste nel farsi raccontare l'inverosimile storia.

Domani un'effemeride su "Poteri forti e politica".

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30 maggio 2007

Effemeridi # Donne in carriera

Come mai le donne ai vertici delle carriere sono rare?

C'è una lamentazione generale, anzitutto da parte delle donne (specie quelle giovani e femministe) poi dai politici (che colgono l'occasione per mettersi in mostra verso l'elettorato femminile sperando in qualche voto) infine dalle penne brillanti del giornalismo (pronte a servir qualsiasi causa purché di moda).

In questi ultimi tempi è più facile vedere donne manager d'azienda, proprie o familiari, che l'altra metà del cielo a capo nell'amministrazione pubblica, nelle forze armate, in parlamento, nella finanza o nella magistratura. A parte la quantità diversa di maschi e femmine in tali settori che si ripercuote statisticamente sulle carriere della componente femminile, sull'atavico concetto della donna che deve stare a casa (tant'è che non è tuttora ammessa al celibato sacerdotale), l'ultima parola in fatto di salire gli ultimi gradini pubblici (quelli che hanno potere) va in buona parte addebitata alla Massoneria.

Sin dagli inizi dell'unità d'Italia la Massoneria ha posto i suoi uomini nei gangli vitali dello stato; negli anni 1980 quasi tutti (per non dire tutti, qualche eccezione ci sarà stata) i direttori generali e capigabinetto provenivano dalle varie Logge (più o meno coperte o in sonno). Non crediamo che ora la situazione sia diversa. Orbene la Massoneria non è aperta alle donne, ad eccezione di una modesta confraternita poco o nulla riconosciuta dalle sedi monopoliste internazionali di Gran Bretagna, Usa e Francia.

Ecco i motivi della scarsa presenza femminile ai vertici della cosa pubblica.

Domani un'effemeride sulla crisi dei giovani.

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29 maggio 2007

Effemeridi # Economia e politica

Nel dopoguerra ci fu molto da ricostruire (strade, case, aziende, macchinari, ecc.) e c'erano anche tante aziende pubbliche e parapubbliche in ogni campo (banche, siderurgia, telefonia, ecc.). I partiti che andarono al potere sistemarono parenti ed amici nelle aziende di cui sopra, che andavano bene perchè c'era tanto da ricostruire e quindi non conobbero difficoltà economiche ed industriali.

Diminuendo il lavoro e le commesse internazionali iniziarono le difficoltà che i grand commis, nominati dai politici, non seppero fronteggiare e risolvere come invece riuscivano a condurre gli affari dei compari di merenda. Le grandi aziende pubbliche o dell'Iri, ormai inefficienti, furono cedute a privati compiacenti oppure chiuse. Divenute private anche le banche agli avvoltoi politici sono rimasti solo la Rai, l'Eni, l'Enel, l'Alitalia e le migliaia di aziende regionali o comunali.

Oggi le aziende parapubbliche vanno male e il collocamento di amici e parenti diventa problematico perché pochi sono i posti liberi. Ecco allora la feroce lotta fra i poli ed in seno alle coalizioni. Chi non è esaudito si inventa una corrente o un partito e reclama la parte che gli spetta quale componente della coalizione.

Intanto il popolo, beato, applaude e si scanna per questo o l'altro leader sperando nella ricompensa. Ma i venti stanno cambiando, il mutamento ambientale e la questione generazionale contribuiranno a far saltare il tappo. Non ha capito perché ma lo ha percepito anche Massimo D'Alema nell'intervista rilasciata al Corriere della sera del 27 maggio scorso.

Domani un'effemeride sulle "donne in carriera".

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28 maggio 2007

Effemeridi # Assunzioni alla Rai

Mediaset ha comprato la multinazionale Endemol, una società che produce programmi televisivi (i cosiddetti format) che poi vende alle reti; Rai e Mediaset comprese.

E' il libero mercato in una società ancora libera! I format, oltretutto, portano pubblicità che è assai gradita da qualsiasi società televisiva, compresa la Rai che dichiara insufficienti gli emolumenti incassati con gli abbonamenti per il "possesso" dell'apparecchio ricevente.

Acquistare format è assai conveniente per le reti televisive: sono dei prodotti interamente o parzialmente confezionati e pronti per la messa in onda; si risparmia sulla produzione, sui costi fissi di personale e in tutte quelle altre spese che gravano su una qualsiasi azienda. Sono come il cibo surgelato che va messo nel forno a microonde.

Ma la Rai è un'azienda pubblica e in quanto tale dovrebbe svolgere particolari compiti di informazione ma anche di spettacolo. Invece su 735 ore di palinsesto più di un terzo (583) sono format acquistati sul mercato (Endemol e pochi altri). Quindi la Rai non produce quasi più nulla, eccezion fatta per i telegiornali ed i dibattiti. Lo stesso programma di Lucia Annunziata, già presidente (di sinistra) della Rai, è prodotto da Endemol in associazione con Palomar (la società che gestisce l'idea dell'Annunziata). Un bell'intreccio di sigle che contribuisce a far salire i costi di un programma di 1/2 ora sbeffeggiato, a ragione, da Striscia la notizia ma le cui incongruenze furono messe in luce - lo scorso anno - anche da Tv Talk.

Eppure alla Rai ci sono quasi undicimila dipendenti, possibile che fra questi non esistono "teste" capaci di elaborare programmi, sfornare idee, proporre o riproporre allestimenti di successo? I tecnici di scena in Rai non mancano e sono anche bravi. Che nell'ente pubblico ci siano solo "teste" messe lì per ragioni politiche? Prive di professionalità e capacità? Essendo di nomina politica è molto probabile.

Agli inizi della nostra tv pubblica c'erano insigni professionisti (autori, scenografi, scrittori, registi, ecc.) che ragionando insieme creavano spettacoli che hanno fatto la storia ed il vanto della Rai. Poi c'è stata l'invadenza politica anche nel campo dei tecnici e degli autori ed ora vediamo attori (che perlopiù si dichiarano di satira) che sono anche autori dei testi, mentre è notorio che per un buon spettacolo le due cose vanno distinte.

L'acquisto di Endemol da parte della Mediaset di Pier Silvio Berlusconi, il figlio del cavaliere, ha scompaginato i giochi. Se la Rai vorrà svincolarsi dalla sudditanza che la lega a Endemol dovrà ricominciare a produrre in casa e per far questo dovrà rivolgersi alle vere teste pensanti dello spettacolo. Altrimenti, attraverso i format, passeranno idee che gradualmente e nel tempo piloteranno l'opinione pubblica secondo i voleri dello stratega del momento. Come più volte la demodossalogia ha indicato, la propaganda politica migliore passa attraverso i programmi d'intrattenimento e non attraverso i telegiornali o i dibattiti.

Assisteremo quindi a nuove assunzioni alla Rai e, speriamo, che questa volta non siano politiche, ma ci crediamo poco.

Domani alcune riflessioni sull'intreccio tra politica, economia e nomine partitiche.

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27 maggio 2007

Bacheca # Segnalazioni

  • Più volte su questo sito abbiamo spiegato il meccanismo di come ai risparmiatori si affibbiano, tramite le banche, azioni od obbligazioni di società destinate al fallimento. Mercoledì scorso Il Sole-24 Ore, il quotidiano economico della Confindustria, ha illustrato come avvenne la vendita ai clienti delle banche italiane degli insolvibili bond della Parmalat, appena qualche giorno prima del crack della Spa. Un vero e proprio meccanismo di truffa a danno dei risparmiatori, evidentemente coperto dalla Banca d'Italia e da chi doveva vigilare.
  • La relazione di Luca Cordero di Montezemolo, che ha suscitato apprezzamenti o preoccupazioni a seconda della collocazione di chi la commenta, è stata più incentrata contro ciò che non va che nella presentazione di progetti alternativi. Un intervento costruito per raccogliere consensi come spiegato nel nostro post "Regole sull'opinione pubblica".
  • L'Associazione degli amici della Fondazione Einaudi con l'incontro di mercoledì scorso su "La ricerca in Italia e il suo finanziamento", che ha visto la partecipazione di Fabio Pistella presidente del Cnr in contraddittorio con Domenico da Empoli, Guido Possa e Roberto Einaudi, ha esaurito gli incontri sinora programmati. Le prossime riunioni si svolgeranno a partire da ottobre.
  • Sull'ultimo numero dell'Informatore Economico Sociale online dal 25 maggio segnaliamo: le risposte di Renzo Scarpa sull'opinione pubblica; la politica comunicativa del Vaticano; quattro conti dello Stato; la sorpresa (prevista dai demodossaloghi) di Putin.
I nostri prossimi post: il 28 maggio "Assunzioni alla Rai", il 29 "Economia e politica", il 30 "Donne in carriera", il 31 "Gioventù in crisi", il 1 giugno "Poteri forti e politica".

26 maggio 2007

Documenti # Crimini e peccati

BBC One, il più importante canale televisivo inglese, il primo ottobre 2006 trasmetteva nella fascia oraria di maggior ascolto "Sex crimes and the Vatican": l'inchiesta di Colm O'Gorman, zeppa di testimonianze, accusa il Vaticano e in particolare l'attuale pontefice di aver "coperto" i misfatti dei sacerdoti coinvolti in numerosi casi di pedofilia.

Il Vaticano non ha mai risposto alle richieste di replica della BBC, mentre in Italia questo documento(*), finora mai trasmesso con varie motivazioni o scuse, è da tempo accessibile alle grandi audience (negate dalla tv) attraverso internet e grazie ai sottotitoli in italiano di alcuni volenterosi. Parafrasando il divo Bogie: è la natura democratica di internet, bellezza, e non puoi farci niente...

E allora, non riuscendo a contrastare lo sdegno dell'opinione pubblica, il Vaticano ha concesso alla Rai di trasmettere il servizio della BBC a condizione che ci sia un "contraddittorio": il video dovrebbe dunque andare in onda giovedì prossimo nel programma glamour di Michele Santoro. Così durante Anno Zero qualcuno in clergyman Armani (per intonarsi al griffato conduttore) sosterrà che la BBC dice il falso: dirà che Joseph Ratzinger non è responsabile perché nel 1962 era un semplice sacerdote quando Giovanni XXIII (il "papa buono", sic) approvò la discussa Crimen Sollicitationis (un documento - tenuto riservato per quarant'anni - che stabiliva le procedure canoniche in materia di crimini sessuali).

La dovuta replica sarà volutamente debole, di basso profilo? Magari recitata dalla rampolla Borromeo o da una "gnocca senza testa" o dall'ottimo vignettista Vauro? Con rispetto per tutti i comprimari, vedremo...

Vedremo se in Italia dettano legge i talebani cattolici o se piuttosto ci penserà il liberale Travaglio o altro autorevole ospite a precisare che le accuse all'attuale papa in realtà sono circostanziati fatti storici: il cardinale Ratzinger, a capo della Congregazione per la dottrina della fede dal 1981, fa proprie per vent'anni le ipocrite procedure dell'ex Sant'Uffizio, ribadendole poi nel 2001 quando licenzia la De delictis gravioribus per aggiornare quei precetti al nuovo codice di diritto canonico.

Le responsabilità della gerarchia cattolica stanno lì, immutate nel tempo.

Così, non potendo invocare il giudizio divino per evidente legittima suspicione, reclamano almeno giustizia terrena tutti gli impuniti reati sessuali dei sacerdoti; quelli che la Chiesa di Roma, in pratica, considera solo peccati: l'infamia di quei colpevoli semplicemente allontanati dalle loro vittime e, soprattutto, messi al riparo dalle giurisdizioni ordinarie con la protezione della diplomazia vaticana.

(*) Se il link al video non funziona segnalatecelo via mail e poi tornate a visitare questa pagina: nonostante l'opera di oscuramento in atto, il file è disponibile ovunque in rete e dunque ripristineremo un collegamento valido.

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25 maggio 2007

Effemeridi # Propaganda politica

Non raccontateci storie, vogliamo una sola storia.

Lo sosteneva negli anni 1970 l'European Youth Press Federation, l'associazione dei giovani giornalisti e praticanti europei che credevano nell'unificazione dell'Europa in una sola comunità. Dato che ogni nazione racconta la storia a suo modo, dando la colpa delle guerre sempre agli altri, l'associazione invocava dei comuni libri di storia per tutti gli stati aderenti alla Comunità Europea. Quindi storie uguali per tutti, ovviamente veritiere.

Il 17 maggio scorso su Raitre nel programma La storia siamo noi di Rai Educational è emersa - con certezza di prove e riscontri - la verità su quanto avvenuto nell'ottobre del 1962 a proposito dei missili che l'ex Urss stava installando a Cuba.

Sinora ci era stato raccontato dal governo e dai mass media americani che Nikita Sergeevic Krusciov si era piegato alle proteste del presidente degli Usa John Fitzgerald Kennedy ritirando i missili senza alcuna contropartita. Oggi sappiamo che non andò così: Kennedy si impegnò (e dopo qualche mese dette seguito alla parola data) a ritirare - come contropartita - i missili americani puntati in Turchia contro l'Urss.

In tutti i tempi la storia non ci è stata mai raccontata nella sua interezza, così come gli americani hanno sempre raccontato al mondo le vicende filtrate dalla loro ottica, specie nelle guerre (più o meno fredde o sanguinose): anche quelle che hanno perso o vinto per merito altrui, se le sono sempre attribuite come merito loro. E' la loro politica estera!

Domani un post sull'inchiesta della BBC "Crimini sessuali e Vaticano". Lunedì 28 un'effemeride sulle assunzioni alla Rai.

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24 maggio 2007

Effemeridi # Pro o contro

Se Silvio Berlusconi presentasse solo il programma elettorale del suo partito prenderebbe meno consensi. Ha, invece, saputo associare il suo nome alla lotta anticomunista, rispolverando l'opinione pubblica contraria al comunismo, quell'opinione pubblica messa in piedi dalla Dc negli anni del dopoguerra e sopravvissuta sino alla caduta del muro di Berlino.

In sostanza Berlusconi ha saputo indirizzare una buona parte dell'opinione pubblica a lui favorevole schierandola contro qualcosa, in questo caso il comunismo (anche se ormai non esiste più).

Anche il centro sinistra, è da tutti ammesso, si mantiene e raccoglie consensi in virtù di un'opinione pubblica che è contro Berlusconi.

Ma, ormai, sono passati più di dieci anni dalla prima crociata anticomunista di Berlusconi e, oltretutto, i comunisti sono divenuti "democratici"; le idee si sfilacciano, l'opinione pubblica si stanca, ha bisogno di nuove emozioni intorno alle quali aggregarsi.

Il cavaliere ha ventilato che fonderà un nuovo partito, cioè darà a Forza Italia nuove idee pro o contro qualcosa. Pro famiglia? Pro Vaticano? Pro libertà economica? Pro Usa? Contro chi?

A sinistra, invece, ancora annaspano. Troppi sono gli ideologi fai da te. Le idee passate per nuove sono vecchie: non è questa la strada per raccogliere consensi intorno a pro o contro qualcosa. Anche il leitmotiv antiberlusconiano ha fatto il suo tempo.

Domani un commento alla vicenda storica dei missili russi a Cuba.

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23 maggio 2007

Inde # Regole sull'opinione pubblica

In presenza di un qualsiasi avvenimento si formano due o più opinioni pubbliche che si danno battaglia sul modo di interpretare i fatti in questione.

Cominciamo, pertanto, col chiederci cos'è un'opinione pubblica. Un parere contingente (quindi non permanente nel tempo) di un agglomerato di persone che - mediamente - convengono su quanto quell'opinione pubblica va rappresentando. Pertanto l'opinione pubblica è la somma delle tante opinioni personali concordi espresse dalla gente.

Facciamo un esempio. Sui casi di Cogne o Rignano Flaminio si è formata un'opinione pubblica colpevolista ed una innocentista: il pubblico portatore delle rispettive opinioni come se le è formate? Attraverso l'informazione (scritta, orale, visiva, sensoriale) che ha attinto dai giornali, dalla tv, da altre persone e così via. In base alle informazioni ricevute ha elaborato il suo giudizio. Se non avesse avuto informazioni in proposito non sarebbe potuto intervenire sull'argomento. Ma le notizie che ha avuto provenivano da testimoni obiettivi, in grado di analizzare e giudicare? Oppure in possesso della certezza dei fatti? O erano elaborazioni di seconda e terza mano e quindi opinioni spacciate per verità? Cioè giudizi, o meglio pre-giudizi (pareri dati senza conoscere a fondo la questione). In definitiva ogni nostra opinione si è formata elaborando le altrui opinioni che ci sono state trasmesse.

Ogni opinione pubblica va sempre verso o contro qualcuno o qualcosa (innocentisti o colpevolisti, pro o contro Berlusconi, ecc.). Strumentalizzare le opinioni pubbliche, con manifestazioni di piazza, scioperi, cortei, sommosse, associazioni, ecc., per poter raggiungere i propri fini si è sempre fatto. Eva non colse la mela ma la fece staccare dal ramo da Adamo, che si convinse in seguito alle suadenti argomentazioni della compagna, a sua volta convinta dal serpente.

Nell'introduzione al Corso online di demodossalogia scrivemmo
L'opinione secondo Jacques Bénigne Bossuet è un grado intermedio tra il dubbio e la certezza. Nessuno vuole essere nel dubbio così come nessuno può essere certo della verità, si parla e si scrive esprimendo quindi delle opinioni: l'idea che ci siamo fatti sull'argomento, senza conoscere la verità e senza porci dubbi sulle nostre opinioni.

Concludendo: l'opinione pubblica è sempre lo strumento, consapevole o no, della fortuna o delle disgrazie di qualcuno o qualcosa.

Domani un'effemeride sull'opinione pubblica.

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22 maggio 2007

Documenti # In famiglia

Dagli atti del convegno svolto all'Istituto Luigi Sturzo il 22 giugno del 2005 su I sociologi e la famiglia, curati da Bruno Zarzaca per conto della Cooperativa sociale Maggio 82, estrapoliamo due passi dell'intervento "Quale famiglia?" per contribuire al dibattito sulla trasformazione, nel tempo, del concetto, dei bisogni e delle risposte che hanno mutato i rapporti in seno alla stessa e verso la società:
La generazione di mio padre, nella maggioranza dei casi, si rivolgeva ai genitori dandogli del Voi. La mia generazione ha usato il Tu, mentre i giovani d'oggi si avviano a chiamare confidenzialmente i genitori con il nome di battesimo. L'evoluzione dell'appellativo non rappresenta solo una moda culturale, ma denota anche un diverso rapporto tra i membri della famiglia.
Ai tempi di mio padre il pater familias era il padrone assoluto che imponeva la sua volontà all'intero clan familiare, decidendo il marito per la figlia e il lavoro per i figli maschi. Tale potere gli derivava dal fatto di essere l'unico proprietario dei beni e responsabile del sostentamento economico di tutta la famiglia.
Il Tu ha rappresentato una parità giuridica ed economica; la libertà per le figlie di uscire, lavorare e scegliersi il compagno [...]
Oggi nelle famiglie il potere sta spostandosi dalla parte dei ragazzi; un genitore troppo severo, ad esempio, può essere denunciato al Telefono Azzurro ... Molti genitori poi, presi dal lavoro e dal vortice di impegni della vita quotidiana, ignorando la reale vita e le necessità dei figli, compensano il distacco con beni materiali. Inoltre, l'uso del nome pone sullo stesso piano i vari componenti della famiglia, non facendo distinzioni tra genitori, genitori adottivi, coppie separate, divorziate e conviventi [...]
Ora che siamo padroni dell'universo, pronti ai viaggi turistici planetari, quello che cercavamo prima nel trascendentale e poi nel sociale lo andremo a cercare dentro di noi, valorizzando il nostro corpo e la nostra mente. Quindi avremo una società vieppiù edonistica; dove le leggi, i valori religiosi e sociali, e di conseguenza i rapporti tra "persone momentaneamente unite tra loro", saranno espressione del singolo essere monade in un mondo di monadi conviventi nello stesso spazio e tempo.

Sull'argomento si veda anche un nostro recente post. Domani le regole demodoxalogiche sull'opinione pubblica.

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21 maggio 2007

Inde # Suggestioni collettive

Alcune esperienze mi hanno confermato che spesso l'opinione pubblica si alimenta di suggestioni collettive.

Nei primi anni del 1950 andai con i miei genitori in un luogo di culto allora assai venerato. Ad un certo punto qualcuno disse che gli occhi dell'immagine della Madonna si erano mossi, altri dissero di sentire il profumo delle rose; nel giro di pochi minuti tutti i presenti (compresi i miei genitori) sentirono il profumo. Io non sentii e vidi nulla e me ne rammaricai.

Qualche anno dopo in una sala cinematografica di terzo ordine, mentre proiettavano un film di guerra con spari e fiamme, due o tre persone gridarono "al fuoco!" e fuggirono verso l'uscita seguiti da altri spettatori. In sala rimanemmo in pochi, io mi dissi "vediamo da dove viene il fuoco e poi decido", ma non vidi fiamme. Poco dopo si seppe che era tutto uno scherzo. Qualcosa di analogo mi capitò a Zurigo per un corto circuito.

In un pomeriggio d'estate, mentre a Roma alle pendici di Monte Mario si apprestavano i lavori per la costruzione dell'antenna della Rai, sulla terrazza del Pincio (giardino comunale) situata in linea d'aria di fronte a Monte Mario, decine di persone vedendo in lontananza per vari minuti delle luci rosse intermittenti le attribuirono agli ufo. Io non ne fui convinto ma non seppi dare diverse interpretazioni.

Nella famiglia di mia moglie c'era una pianista concertista: costei ogni volta che qualcuno la andava a trovare indicava un lato vuoto della parete del salone dicendo che in quell'angolo sarebbe stato collocato il pianoforte, in quel momento dall'accordatore. Decine di persone (parenti ed amici) dopo anni ricordavano, in piena sicurezza, il pianoforte in quell'angolo; avendo vissuto in quella casa posso dire che non c'era mai stato. Evidentemente l'autorevolezza e la ripetitività del racconto creano nella mente un'immagine inesistente (dissonanza cognitiva?).

Un giorno, entrando nella chiesa ove fui battezzato, vidi una sorgente d'acqua con la sua lapide commemorativa. L'acqua avrebbe apportato i suoi benefici effetti solo a coloro che si fossero accostati con devozione e fiducia. Capii, allora, il meccanismo della suggestione singola o collettiva: l'essenziale è credere in quello che si vuol credere, cioè la realtà non è il vero ma quello che reputiamo tale.

Domani torneremo sul tema della famiglia. Mercoledì sull'opinione pubblica.

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20 maggio 2007

Effemeridi # Punti di vista

Quello di Report (Raitre) è probabilmente il miglior giornalismo d'inchiesta prodotto in Italia: stasera si parla dei nullafacenti nella pubblica amministrazione, mentre nell'ultima puntata del programma di Milena Gabanelli si è indagato su Wind. E proprio l'inchiesta di Paolo Mondani sulla compagnia telefonica di Naguib Sawiris si presta, tra l'altro, a delle riflessioni di "metodo" care alla demodoxalogia.

Come sappiamo il settore della telefonia nazionale è tuttora dominato dall'ex monopolista Telecom Italia e, nonostante timidi progressi (ultimo atto i decreti sulle liberalizzazioni), in questo campo come nel resto del sistema Italia non esiste reale concorrenza: il business è regolato da accordi di cartello e altre forme di controllo del mercato che con l'agognato liberismo poco hanno da spartire.

Tale situazione è aggravata dalla iattura di una casta dirigente nepotista, trasversale alla politica e alla magistratura, così come alle corporazioni e alle aziende, arroccata su vergognosi e immeritati privilegi che depauperano ogni ricchezza residua del Paese; in definitiva, potenti comitati d'affari contrari a ogni tentativo di riformare qualunque cosa possa intaccare lo status quo. Il loro capolavoro è il nostro sistema giudiziario, incapace di garantire la legalità ed efficientissimo nel difendere i colpevoli (la prescrizione per i capibastone, l'indulto per i famigli): l'icona del clemente ministro Mastella, telegenico voltagabbana di provincia, annichilisce qualsiasi velleità riformista.

Chiusa la necessaria digressione, torniamo al busillis. Dunque: il controllo di Wind che fu del ministero del Tesoro tramite Enel è ora della Wheather Investments di Sawiris. Nel passaggio il valore di mercato dell'azienda è crollato e Wind ha perso "appeal" sia tra i dipendenti sia tra i clienti: cui prodest? Nell'interessante inchiesta di Report sulla "crisi" di Wind si indaga altrove. E allora diciamocelo qui: chi beneficerebbe del ridimensionamento dell'azienda se non l'altro ex carrozzone parastatale delle telecomunicazioni? Già, proprio quella Telecom che in questo delicato momento della sua vicenda societaria di tali e altri "favori" ha disperato bisogno. Ed è difficile credere che Sawiris abbia concesso qualcosa alle lobby nostrane senza trarne qualche vantaggio sullo scacchiere internazionale.

Così Wind, che si millanta da sempre a un passo dalla quotazione in borsa, continua invece a subire le solite speculazioni finanziarie fuori mercato: Sawiris non ha annesso Wind a Orascom, il suo network di telecoms, ma l'ha acquisita tramite la finanziaria Wheather: vi sembra un'operazione industriale?

E allora, cerchiamo di capire qualcos'altro del caso Wind contestualizzando le testimonianze "eccellenti" raccolte da Report nell'epifenomeno delle transumanze di dirigenti da un'azienda all'altra: perché è difficile sapere quali siano i reali interessi di questi grand commis dalle errabonde carriere (più complicato ancora se consideriamo qualche malcelato interesse negli appalti dell'indotto)! Più facile pensare che ora la liaison con la madre di tutte le nostre telecom sia un richiamo irresistibile per lorsignori.

Così, proviamo a comprendere altri aspetti della faccenda accostando ai punti di vista autorevoli ma "interessati" presentati da Report il punto di vista dei clienti di Wind, quello dei cittadini-consumatori. Come faceva Beniamino Placido con le sue straordinarie critiche televisive quando, tralasciando le usuali fonti confidenziali interne all'ambiente delle emittenti, assumeva il punto di vista del pubblico. Una delle tante dimostrazioni, più o meno consapevoli, del valore delle cosiddette tecniche Osint (Open Source Intelligence), le stesse utilizzate dai servizi di spionaggio per raccogliere i dati riservati diffusi dalle "fonti aperte". Lo diceva Harry Truman: il novantacinque per cento delle informazioni segrete vengono pubblicate dai quotidiani e dalle riviste.

In questo prospettiva, ad esempio, una valutazione "user centered" delle diverse politiche di marketing al momento dell'aggiornamento coatto dei piani tariffari (Wind ha imposto i cambiamenti, Tim li ha resi convenienti), chiarisce il tentativo di orientare l'opinione pubblica a danno di Wind e in direzione favorevole a Telecom Italia. Del resto, non si può contestare lo scandalo di una compagnia ormai in mano straniera che gestisce ancora le comunicazioni delle istituzioni italiane (polizia e magistratura in testa).

Infine, l'analisi di alcune pubblicità comparative proposte da Wind e da Tim/Telecom Italia (dove il medesimo piano tariffario risulta per l'una il peggiore e per l'altra il migliore) ci porta alla prevedibile conclusione che sul fronte delle liberalizzazioni e della trasparenza la strada da percorrere è ancora impervia...

Eppure lo dimostrano i continui richiami delle agenzie internazionali all'Italia: affrontare con decisione alcune riforme strutturali - piuttosto che timide liberalizzazioni - è l'unica via democratica per uscire dal feudalesimo. E non solo nell'emblematico settore delle telecomunicazioni.

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19 maggio 2007

Bacheca # Segnalazioni varie

  • La rivista Indipendenza ha aperto un forum per ragionare sui perchè delle crisi internazionali.
  • Invitiamo coloro che sono interessati alle scienze della comunicazione a visitare la relativa pagina di Alexa con i link ai più popolari siti sulla disciplina, compreso il nostro.
  • Il prossimo 8 giugno a Bologna, presso il palazzo della Cassa di Risparmio, l'istituto Cattaneo ha organizzato una conferenza con John Goldthorpe del Nuffield College di Oxford su "La meritocrazia basata sull'istruzione e gli ostacoli alla sua realizzazione".
  • Nella trasmissione Omnibus (La7) dello scorso 16 maggio, Enrico Vaime, a proposito dell'acquisto di Endemol da parte di Mediaset, ha spiegato il caso con un ragionamento tipicamente demodoxalogico (vedasi la puntata 19 del nostro corso di demodossalogia). Invece delle aziende televisive ha posto l'esempio con aziende produttrici di cioccolato indicando A (Rai), B (Mediaset) e C (Endemol).
  • Sempre durante Omnibus, ieri 18 maggio, l'on. Marco Rizzo del Partito dei comunisti italiani ha detto che per salvare alcuni personaggi in carcere per reati finanziari ci fu l'inciucione del condono che ha messo in libertà 26 mila detenuti. E' quello che più volte su questo sito abbiamo sostenuto: per fare gli interessi di qualcuno si mascherano gli atti sostenendo l'interesse generale.
Domani, domenica, un'effemeride sul "caso Wind". Lunedì 21 tratteremo le suggestioni collettive.

18 maggio 2007

Recensioni # Riflessioni sul Tempo

La Sidd in seno all’università di Roma La Sapienza, nel novembre del 1998, al convegno su "Il Tempo nel Medioevo" colse l’occasione per raccoglierne gli atti e diffondere alcuni concetti della disciplina demodossalogica per quanto attiene alla visione del tempo nello spazio. Dalla pubblicazione estrapoliamo i concetti più affini alle tesi demodossalogiche.

Nell’ampia presentazione Ludovico Gatto ha sottolineato come tempo e spazio siano due aspetti essenziali volti a contraddistinguere l’opera dello storico da quella del letterato, così come il quando e il dove rappresentano il punto di partenza per dar vita ad una corretta ricerca. E’ stato il Novecento che ha introdotto notevoli differenze nel modo di valutare il tempo e il suo passaggio a causa di una scansione legata sempre più ad orari precisi e inderogabili, mentre nel Medioevo la misura temporale fu alquanto vaga e, in parte notevole, appannaggio della ecclesia.

Riccardo Capasso, partendo dai primordiali calendari precedenti la nativa civiltà romana, svolge una profonda analisi della misurazione del tempo in varie epoche storiche e zone geografiche (Asia, Europa Medioevale, Etiopia, Cina maoista e Chiesa ortodossa) giungendo alla conclusione che la Riforma Gregoriana ha avuto il grande merito di aver, in gran parte, realizzato un’unione di fatto, perlomeno nei rapporti ufficiali, tra tutti i popoli del mondo, superando qualsiasi ostacolo ideologico.

Kurt Flasch affronta le condizioni generali delle teorie filosofiche medievali sul tempo nel riscontro con i testi fondamentali dell’epoca, soffermandosi sulle condizioni religiose (ebraica, cristiana, musulmana) per poi passare alle condizioni socio-culturali generali e a quelle della filosofia antica. Conclude con una breve analisi su un solo aspetto della filosofia medievale sul tempo: la teoria della produttività dell’anima umana nella costituzione del tempo.

Paolo Piccari svolge un’ampia e dotta disamina sul sistema di calcolo e misurazione del tempo, oggi pressoché sconosciuto alla gran parte dei medievisti, denominato computus al cui apprendimento doveva dedicarsi con solerzia ogni chierico. Un procedimento caduto in disuso con l’avvento delle traduzioni arabo-latine di testi di matematica ed astronomia.

Pasquale Porro, nell’esaminare il vocabolario filosofico medievale (e più ancora scolastico) del tempo e della durata, evidenzia come nei secoli XIII e XIV una serie di misure destinate a soddisfare una serie di casi particolari, suggerite soprattutto da esigenze di carattere teologico, abbiano arricchito il vocabolario in questione rendendolo più ampio e articolato di quello successivo. Dopo aver dettagliatamente analizzato l’evoluzione dei concetti di tempus (prima come moto poi come dimensione ed infine distentio animi), di aeternitas atemporale (propria solo di Dio), di aevum (una diversa forma di eternità), di tempus angelorum (diverso dal tempo cosmico comune in quanto proprio delle creature spirituali), di saeculum (attinente alla contemplazione), aeternitas partecipata (una sottospecie dell’aevum) e nunc (l’istante), l’autore conclude evidenziando una parabola: un lessico prima attento nei confronti della durata in quanto tale e quindi nel permanere di una cosa in un determinato stato, quindi in uno strettissimo legame tra tempo e movimento continuo e, infine, il recupero dell’idea di durata anche nel caso di sostanze generabili e corruttibili dell’aevum.

Paolo Daffinà distinguendo tra concezione lineare e concezione circolare del tempo avverte che neanche in natura ci sono ripetizioni e che nessun fenomeno naturale si riproduce in modo identico. Ma alla coscienza ingenua ed immediata, cicli solari e lunari, alternarsi di stagioni e di maree, si presentano come continue ripetizioni dell’identico portando a concludere che ciò che è stato fatto è anche ciò che sarà fatto. Al termine dell’esame dei sistemi cronologici e del tempo storicizzato conclude riaffermando la validità della frase di Martin Heidegger: nell’impianto del computo cronologico si disvela il principio stesso del concetto storico di tempo, cioè la relazione di valore.

Marta Cristiani individua nel pensiero agostiniano la dimensione temporale propria della creatura spirituale, che muove se stessa senza tempo e luogo, mentre al corpo creato nel tempo indipendentemente dal luogo appartiene la dimensione spazio-temporale, che si muove nel tempo e nel luogo. La conoscenza profetica del passato è ispirata ai sacri testi, quella del presente affonda lo sguardo nell’oscurità delle anime, mentre il futuro quale modello perfetto rende manifesto ciò che è costituendo. Inoltre l’autrice ci ragguaglia intorno ad una carrellata di autori dell’Alto Medioevo.

La pubblicazione si conclude con la presentazione, da parte della Società di demodossalogia, del tempo dall’età medioevale all’età contemporanea ipotizzando un cono rovesciato che si dilata nello spazio, seguendo i movimenti di rotazione e rivoluzione della Terra in direzione della stella Vega. Imbuto, contenente la memoria di tutti gli avvenimenti succedutisi nel tempo, che condiziona gli eventi ed i comportamenti sociali e quindi le interpretazioni dei fatti, le sensazioni e le aspettative.

La pubblicazione, edita nel 2000 dalla Sidd, è esaurita e non vi sono più copie disponibili.

Nel post di lunedì 21 una inde sulle "Suggestioni collettive".

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17 maggio 2007

Dibattiti # Approccio multidisciplinare

Mentre nelle varie regioni i sociologi si interrogano sul loro ruolo nel territorio, il Laboratorio dei sociologi dell'Ans di Latina ha organizzato un incontro per discutere sul tema "Il metodo sociologico: un approccio multidisciplinare per lo studio dei fenomeni sociali".

Se pensiamo che la sociologia accademica è nata in Italia nel 1961 (quarantasei anni orsono) con l'istituzione della cattedra assegnata alla Sapienza di Roma all'ex onorevole Franco Ferrarotti (unico deputato di "Comunità" il partito fondato da Adriano Olivetti) - dopo tredici anni di insegnamento e divulgazione, anche sui giornali, da parte del primo sociologo moderno italiano Camillo Pelizzi (1948), volutamente ignorato dai vari docenti che si sono sinora susseguiti nel corpo accademico - dobbiamo convenire che sinora la sociologia italiana non ha saputo dare ai suoi discenti un metodo euristico di interpretazione dei fatti sociali, come invece andava divulgando Pelizzi.

Quindi bene hanno fatto i sociologi della provincia di Latina a riprendere un tema importante che solo negli ultimi anni, dopo un ridimensionamento del potere accademico di Ferrarotti, si è insinuato negli ambienti della sociologia. Non per nulla lo sviluppo della Facoltà romana è avvenuto non solo per gli aiuti politici che Gianni Statera (uno dei quattro figli del noto ed ascoltato editorialista del quotidiano La Stampa negli anni '60) sapeva come trovare ma anche e soprattutto per essere stato Statera l'assertore di una metodologia sociologica nell'approccio ai fatti sociali; al contrario dei colleghi filosofi sociali che hanno generato i sociologi rivoluzionari.

Nelle scienze sociali la validità del metodo d'indagine, non potendo derivare dalla sola sperimentazione, dovrà ancorarsi al risultato della statistica con le sue costanti (K) di accadimento, sviluppo e trasformazione nel successivo evento, così come avviene nella demodoxalogia. Vedasi il nostro Corso di Demodossalogia.

Domani la recensione del libro Il Tempo nel Medioevo.

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16 maggio 2007

Effemeridi # Manifestazioni di piazza

Il raduno a piazza san Giovanni per il Family Day è stato un vistoso successo. Non altrettanto si può dire per la contromanifestazione di piazza Navona. Due piazze contrapposte, quali i motivi che le differenziavano?

  • A san Giovanni si è inneggiato alla famiglia, chiedendo un maggiore e più incisivo sostegno. A piazza Navona anche. Saremmo curiosi di vedere chi è che si schiera contro la famiglia.
  • A san Giovanni la famiglia si è intesa composta da un uomo, una donna ed eventuali figli. A piazza Navona anche, con possibilità di figure sociali e giuridiche diverse.
  • A san Giovanni la coppia uomo/donna si è considerata legalizzata con il matrimonio. A piazza Navona si è estesa la possibilità ad un matrimonio anche non legalizzato oppure aperto a persone dello stesso sesso. Quindi a piazza Navona, non respingendo il sostegno alla famiglia invocato a piazza san Giovanni, si è stati più tolleranti, aperti verso i diversi e - in definitiva - più cristiani.
Nonostante una differenza che, con altro clima sociale, potrebbe considerarsi minima lo scontro c'è stato e prosegue. Da una parte i conservatori e dall'altra i progressisti? Al 99% potremmo dire che è così ma, per antica tradizione che risale ai tempi della Roma dei cesari, l'Italia e la sua popolazione si è sempre divisa su tutto. Se uno vede verde l'altro vedrà grigio: è una naturale contrapposizione che ci portiamo nel dna. E, tutto sommato, non abbiamo torto poichè la realtà è diversa da quella che immaginiamo.

Le contrapposizioni fanno comodo in quanto dietro di esse si nascondono i mandanti. Coloro che strumentalizzano le opinioni pubbliche per il proprio tornaconto nella perenne lotta di chi vuole tenersi ben stretta la poltrona e di chi la vuole occupare. Non ci meraviglieremmo se, dall'una come dall'altra parte, tra qualche anno vedremo gli organizzatori delle manifestazioni, ancora privi di un posto pubblico, assidersi tra i privilegiati.

Intanto tra pochi giorni ci sarà la tornata elettorale per le elezioni amministrative, le piazze quindi sono state un pretesto?

Domani dibattito sull'Approccio multidisciplinare. Martedì 22 un altro post sulla famiglia.

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15 maggio 2007

Dibattiti # Interpretare le opinioni

Nello scambio di notizie, opinioni, informazioni, dati, impressioni ed altro, la codificazione/decodificazione da parte dei soggetti interessati all'argomento riflette inevitabilmente sia la cultura dell'emittente che la cultura del ricevente.
Possiamo aggiungere che anche le attese, gli interessi ed i bisogni dei singoli soggetti, nonché l'ambiente in cui avviene la comunicazione, hanno tutti la loro importanza

sostiene l'Agenzia Informatore Economico-Sociale del 25 aprile scorso, proseguendo
Una volta, nella società della carta stampata, il messaggio arrivava ad una ristretta cerchia di persone, quelle alfabetizzate, in grado quindi, attraverso la lettura, di pensare, riflettere, ponderare quanto letto. Oggi invece nella società dell'informazione (quasi esclusivamente sensoriale, cioè televisiva) il messaggio arriva a domicilio. Il servizio a domicilio coglie di sorpresa gran parte del genere umano industrializzato. [...]
La tv moltiplica a ritmi fantastici gli utenti del messaggio rispetto alla carta stampata. La tv sollecita emozioni e presenta una realtà, quella virtuale, tesa a creare un'opinione pubblica. Questa, una volta affermatasi (anche erroneamente o su dati falsi o imprecisi) è difficilmente smontabile o riconducibile all'obiettività. Il peso dell'informazione e della massa di utenti supera di gran lunga qualsiasi ragionevole dato di fatto. Ecco, pertanto, che la frase "quello che non si vede non esiste" ha la sua ragione di esistere.

Nel post di giovedì 17 dibattito su l'approccio multidisciplinare. Domani torneremo sul Family Day.

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14 maggio 2007

Effemeridi # Droghe e società

Sappiamo che l'assunzione in quantità eccessiva o prolungata nel tempo di droga (cocaina ed altre sostanze) compromette lo stato fisico e psichico, per cui se nei momenti di esaltazione o depressione il drogato guida un veicolo vi è un'altissima percentuale di rischio di incidenti gravi. Se nell'incidente il drogato muore o resta menomato poco male, sapeva di correre un rischio violando le norme che sono state predisposte per la sua come per l'altrui incolumità. Il guaio è quando nell'incidente vengono coinvolte terze persone.

Se un estimatore di Bacco o di liquori si ubriaca, in conseguenza di troppi bicchieri, guidando un veicolo o venendo a diverbio con qualcuno, corre il rischio di commettere atti gravi che gli potrebbero procurare pesanti sanzioni, anche penali. Poco male, prima di tracannare dei bicchieri di troppo sapeva cosa stava facendo. Il guaio è che nell'incidente o nella lite potrebbero essere coinvolte (per decesso o ferimento) persone del tutto estranee allo stato di euforia.

Se una persona fuma 20/40 sigarette al giorno ha una statistica assai alta di contrarre il cancro polmonare, ma il piacere del fumo (e la conseguente dipendenza) sono una sua scelta. Poco male. Per non coinvolgere nel fumo passivo i non fumatori, la recente legge ha previsto il divieto di fumare nei locali chiusi (uffici, mezzi pubblici, luoghi di lavoro, ospedali, ecc.).

Lo stato può vietare solo simbolicamente ai cittadini di assumere comportamenti che saranno a loro nocivi mentre è tenuto a salvaguardare gli altri dai comportamenti degli irresponsabili. Ecco allora la legge antidroga, il codice della strada e così via. Ma un incallito deviante non si ferma di fronte ai moniti ed alle sanzioni, le leggi possono frenare il consumo ma non estirpare la piaga. La deviazione dalle norme la si combatte con l'informazione, l'educazione e la cultura.

Informazione fin dalle scuole elementari e attraverso la radio, la televisione, nei giornali e con cartelloni stradali. Educazione mediante specifici incontri, nuovi programmi d'insegnamento, coinvolgimento delle famiglie e delle associazioni giovanili. Cultura: creando modelli virtuosi alternativi di riferimento mediante film, spettacoli teatrali e radiotelevisivi.

Ma è possibile creare una cultura virtuosa in un Paese ove i consumatori di droga sono anche in Parlamento, come ammesso dall'ex ministro Carlo Giovanardi il 14 aprile scorso durante la trasmissione di Enrico Vaime su La7?

Nel post di domani riprenderemo il dibattito su come interpretare l'opinione pubblica.

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11 maggio 2007

Dibattiti # Dizionario delle professioni

In un periodo caratterizzato da cambiamenti continui e consistenti della domanda e dell'offerta, la classificazione delle professioni riveste un'importanza strategica nella regolazione del mercato del lavoro che va ben al di là del suo utilizzo per la raccolta dei dati statistici.

Quanto sopra lo ha affermato Mario Gatti sul Giornale del Sistan n.34 del 2007, specificando che
Disporre oggi di una classificazione adeguata significa favorire un migliore incontro tra domanda ed offerta, ma anche uno strumento di raccordo tra il sistema economico ed il sistema educativo e formativo. In questa accezione la classificazione delle professioni è a tutti gli effetti uno strumento per le politiche del lavoro.

Con tale ottica il Ministero del lavoro ha affidato all'Isfol l'allestimento del "Sistema permanente per l'osservazione dei fabbisogni professionali". Mentre tra la collaborazione dell'Isfol e Istat è nata la Nomenclatura delle unità professionali che ha individuato 811 unità professionali, arricchendo ulteriormente la classificazione statistica CP 2001. La nomenclatura è accompagnata da un manuale che, per ogni livello, fornisce l'indicazione sul tipo di oggetti contenuti, agevolando così la navigazione su Internet.
Il combinato della nomenclatura delle unità professionali e delle relative schede descrittive derivate dall'indagine, che verranno ultimate nel prossimo mese di giugno, rappresenta il primo tentativo operato in Italia per allestire un dizionario delle professioni completo ed organico, fondamentale per il funzionamento di un sistema informativo del lavoro e delle professioni.

Nel post di lunedì 14 un'effemeride su droga e società. Martedì torneremo sul metodo sociologico.

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10 maggio 2007

Dibattiti # Ruolo dei sociologi

Ogni applicazione tecnologica ha ricadute sulla produzione e diffusione dei beni, con conseguenti conflitti sociali e ulteriori innovazioni e tecnologie.

Ma la cultura va coltivata poichè con l'imperversare della società dell'informazione migliaia di "comunicatori" concorrono a dire la loro senza essersi documentati su quello che vanno a divulgare.

Una confusione che fa emergere pregiudizi, false verità e leggende urbane destinate ad aggravare tensioni esistenti o in vitro o decisioni popolari non ponderate. In proposito riportiamo dei brani tratti dall'articolo "Il ruolo dei sociologi per la pace e una politica mediterranea comunitaria" apparso sulla rivista La Società in... Rete, anno I n. 2:
Ecco allora il ruolo fondamentale di una classe di ricercatori sociali abituati a ragionare scientificamente e non secondo coscienza o pregiudizio, in altre parole con raziocinio, proprio del logos greco che può anche riferirsi al significato di scienza, in questo caso sociale: sociologos (sociologi).
Dato che tra tecnologia ed economia c'è un intreccio inscindibile, i sociologi dovrebbero assumersi il compito di preparare la popolazione a quelle scelte fondamentali che quanto prima le istituzioni dovranno prendere [...]
La tecnologia favorisce sempre l'economia ed è bene accetta da tutti ma spesso risolve dei problemi creandone altri. Occorre essere consapevoli dell'uso che se ne farà, attraverso un'ampia divulgazione, avviando la società verso un futuro improntato all'uso per fini di sviluppo e felicità e non per divenire docili utilizzatori di una scienza al solo servizio dell'economia [...]
Ecco allora, ancora una volta, che l'applicazione di una scoperta scientifica per fini economici si riverbera sulla società richiedendo l'intervento delle istituzioni. Istituzioni che agiscono solo in seguito ad una presa di coscienza pubblica, preparata da una cultura sociale e scientifica: in questo caso dai sociologi, novelli scienziati del sociale in grado di indicare prospettive euristiche, quindi a salvaguardia della pace, della fratellanza e del progresso.

Nel post di domani proseguiremo il dibattito sulle professioni.

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09 maggio 2007

Effemeridi # Terrorismo Vaticano

Uno sconosciuto cabarettista (Andrea Rivera) è salito agli onori della ribalta per aver detto cose vere e normali. Le ha dette in un posto sbagliato hanno affermato gli organizzatori (Cgil, Cisl, Uil) a posteriori, dopo il clamore mediatico.

Ma da un comico, invitato per esempio ad un funerale per esternare l'elegia, cosa ci si aspetta, solo lacrime? Non siamo ipocriti!

Così come la maggioranza degli spettatori ormai attendono le esibizioni di Roberto Benigni per vederlo palpeggiare le altrui parti meno nobili del corpo umano, un'altrettanta parte di convenuti alla festa del primo maggio voleva, appunto, far festa e quindi ridere. Ma il bello è che su quello che ha detto il presunto comico non c'è nulla da ridere, anzi.

Le esternazioni sono state un pretesto, anche se avesse elogiato una serie di papi non sarebbero mancate le critiche (il posto sbagliato, delle dimenticanze, atmosfera non consona, ecc.). Il fatto è che a pochi giorni dal raduno, nella stessa piazza, dei cattolici per il Family Day, occorreva far clamore; suscitare nei credenti praticanti uno spontaneo senso di indignazione atto a convincere i più della necessità di partecipare al raduno in difesa dei valori cristiani attaccati dai terroristi.

Quegli stessi terroristi, che molto opportunamente (dal punto di vista pubblicitario) hanno consentito con le loro scritte e l'invio della pallottola ad un cardinale di far cogliere l'eccezionalità del fatto per montare un'atmosfera di tensione che, in altre situazioni, se non ci fosse stato in preparazione il raduno del 12 maggio, sarebbe passata quasi inosservata. L'attacco terrorista alla gerarchia della Chiesa porta al ricompattamento dei cattolici sulla necessità di difendere la famiglia dai ventilati provvedimenti legislativi di disgregazione, con l'inserimento di altre figure sinora non previste.

Ma per il Vaticano opporsi - per la prima volta con un raduno di piazza così come fanno i partiti - ad un atto che mette in crisi principi e valori cristiani assume anche un significato, proiettato nel tempo, di sopravvivenza del potere. Dell'ultimo potere rimasto, quello economico. Dopo la perdita del potere temporale, con la conquista di Roma da parte dei bersaglieri del generale Lamarmora, e il crescente calo del potere spirituale insidiato delle adesioni ad altre confessioni o filosofie religiose, diminuiranno le entrate dell'otto per mille che gli italiani versano con le tasse; l'eventuale cinque per mille volontario; l'assunzione degli insegnanti di religione concordata con i vescovati; l'annuale somma versata dallo Stato italiano al Vaticano per alimentare il fondo pensione dei preti; le sovvenzioni alle scuole materne gestite dagli enti religiosi; ecc.

In un'epoca prettamente economica, come quella attuale, mantenere un apparato con le sole oblazioni dei fedeli non è facile. I partiti ne sanno qualcosa. Dopo i Dico, l'eutanasia e le staminali potrebbero venire rivisti i rapporti tra i due stati (Italia-Vaticano), meglio porre un altolà subito, prima che la strada vada in discesa. Ecco allora la chiamata alla grande manifestazione di massa per impressionare i politici ed i mass media.

Se vale il detto "Nessuno tocchi Caino" ancor più pregnante è quello di "Nessuno tocchi la Chiesa cattolica". I partiti sono avvisati!

Nel post di domani riprenderemo il dibattito sul ruolo dei sociologi.

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08 maggio 2007

Effemeridi # Cattolici in piazza

Sabato prossimo i cattolici praticanti si raduneranno nella storica piazza san Giovanni a Roma, deputata da anni a sottolineare le svolte politiche e sociali della società civile, per festeggiare la "famiglia". Quella tradizionale, beninteso, composta da nonni, genitori e figli (anche se in taluni casi con suoceri o cognati sorgono delle conflittualità).

Anche da parte di molti parlamentari è iniziata la corsa per esserci, per manifestare contro la legge in discussione, cosiddetta sui DiCo ("DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi"), confermando con la presenza in piazza l'annunciato voto contrario nell'aula. Una presenza, hanno chiarito gli organizzatori, senza bandiere o simboli di partito, tuttalpiù sarà lecito portare il distintivo della propria parte politica sul risvolto della giacca oppure indossare capi di vestiario con scritte o colori riferite al simbolo del partito. Per le donne un tocco di eleganza e mondanità sarebbe appuntarsi strass con l'emblema elettorale.

Peccato che proprio i parlamentari, che manifesteranno in piazza contro la legge che equipara i componenti della famiglia, già godano (insieme ai giornalisti) di quelle agevolazioni che la legge in discussione vorrebbe estendere a tutti gli italiani. Loro si e gli elettori no? Un poco di coerenza, perbacco! Meglio hanno fatto i giornalisti che, da anni, si pagano cassa mutua e pensione estesi a tutti i componenti della famiglia, qualsiasi essi siano. Anzi, hanno fatto di più: hanno divulgato le cifre degli usufruttuari della cassa; 51.466 soci con otto colleghi e cinque colleghe conviventi con persone dello stesso sesso. La stessa trasparenza ci attenderemo dai parlamentari, proprio per il ruolo e la posizione che hanno (o che dovrebbero avere) nei confronti degli elettori e del Paese. Non solo far sapere in tv e nelle piazze come voteranno ma anche di quali benefici particolari sono portatori in conseguenza della loro posizione.

Nel post di domani un'altra effemeride sul Family Day.

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07 maggio 2007

Dibattiti # Professione sociologo

I sociologi accademici e quelli professionali, da qualche anno, svolgono convegni sul "metodo sociologico".

Evidentemente, avendo perso l'aggancio con i padri fondatori della sociologia che la vedevano come una "fisica sociale", cioè basata su leggi o costanti sperimentabili come nelle scienze naturali, i sociologi si interrogano alla ricerca di modelli interpretativi dei fenomeni sociali.
In proposito stralciamo alcune riflessioni del presidente del dipartimento Campania dell'Associazione nazionale sociologi, Emanuele D'Acunto, tratte dal Notiziario dell'ANS di aprile 2007:
[...] nonostante il consistente numero di corsi di laurea e delle diverse associazioni di categoria non si è verificata una adeguata affermazione della professione del sociologo [...] Di chi è la colpa di questa mancata affermazione?
- E' la materia stessa che, come la filosofia, non si presta alla realizzazione di una professione?
- E' l'università che non è in grado di fornire la preparazione e gli strumenti necessari per svolgere la professione?
- Sono le associazioni dei sociologi che non hanno capito quale strada seguire? Non sono in grado? Sono ostacolate? Non vogliono?
- Sono i sociologi che non hanno interesse ad avere un albo, perchè ciò comporterebbe dei limiti al loro agire oltre che a degli impegni e degli obblighi che non vogliono avere?
[...] Occorre mettere in atto delle politiche e delle strategie capaci di superare tutte le difficoltà, e quindi
- rendere la disciplina della filosofia più scientifica e meno filosofica;
- fare in modo che l'università possa preparare meglio i futuri sociologi attraverso un programma di studio più scientifico, più ampio e di alta qualità;
- fare in modo che le associazioni di categoria esistenti si mettano in rete e sottoscrivano dei protocolli di intesa tra di loro e con l'università per la formazione, il tirocinio, la certificazione della professione.

Nel post di domani un'effemeride su "Cattolici in piazza". Mercoledì 10 proseguiremo il dibattito sul ruolo dei sociologi.

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04 maggio 2007

Inde # Sociologia moderna

Qualche sociologo accademico ha iniziato a riflettere sull'importanza di analizzare i fatti inquadrandoli nell'ambiente (territorio/popolazione/risorse umane e naturali) e in rapporto alle costanti (K) delle scienze naturali, ritornando in questo modo alle intuizioni dei padri fondatori della sociologia, non per nulla chiamata all'origine da Auguste Comte "fisica sociale".

I demodossaloghi della Sidd (Società Italiana Di Demodossalogia) hanno intrapreso questo cammino fin dagli anni Ottanta, partendo dalla primitiva formula algebrica pubblicata nella dispensa universitaria di demodossalogia finita di stampare il 10 novembre del 1951, ove
La forza di suggestione di una folla aumenterebbe in progressione geometrica della sua forza numerica, più gli impulsi di vivacità.

Come specificato a pag. 83 di Demodossalogia ed opinione pubblica (la pubblicazione edita dalla Sidd nel marzo del 1998 per ricordare i maestri della disciplina demodossalogica)
Un campo di approfondimento ancora del tutto nuovo per la demodossalogia potrebbe essere, come ipotizzato da Andrea Angelini (Ndr: in una riunione nei primi anni '80 presso il Casale alle Coste di Adriano Magi-Braschi) lo sviluppo del teorema di Niels Henrik Abel (uno dei fondatori dell'algebra moderna) applicato all'individuazione dei trends, proprio in virtù della convinzione - per i demodossaloghi - della parità delle condizioni di partenza dei parametri in esame (+) (-) tendenti all'infinito.
Così come per la scuola pitagorica, anche la residua manciata dei discepoli di Magi-Braschi, Orano e Perini-Bembo, ha avuto in eredità una concezione armonica dell'universo che vede nell'espressione delle opinioni pubbliche la sintesi degli accadimenti passati e futuri (in quanto fenomeni di ordine oggettivo) interpretabili attraverso la scienza delle relazioni dei grandi numeri, l'unica in grado di assoggettare a se la cultura scientifica e quella umanistica.
Una volta - abbiamo sostenuto su Sapere 2000 del 19 gennaio 1985 (editore Angelo Ruggeri, Roma) - il fondamento delle regole lo si cercava nella metafisica, oggi ci si affida alla scienza sperimentale. Un cerchio si sta chiudendo: le leggi delle scienze naturali e quelle delle scienze sociali non sono poi così discordanti come si credeva. La sinergia e la regola del + e del - riportano il "tutto" nell'ambito della matematica.

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03 maggio 2007

Effemeridi # Licenza di uccidere

Ad ogni ricorrente notizia di stragi che viene da oltre Atlantico, quando qualcuno impazzisce e spara, ad esempio sui compagni di scuola, ci informano che negli Stati Uniti - essendo un paese democratico - non si possono porre divieti ai cittadini.

Secondo tale principio sancito da un emendamento (appendice alla loro Costituzione) la vendita delle armi è libera: basta avere diciott'anni. Si possono avere in casa tutte le armi che si vogliono e portarsele anche a spasso come i cani o insieme al cellulare. Per il possesso non occorre avvisare le autorità così come per l'acquisto non occorrono autorizzazioni. Libera vendita in libero paese!

Nel raffronto viene da pensare quanto siamo arretrati noi, in Italia, quando addirittura per un farmaco dobbiamo produrre il certificato medico. Negli Usa, invece, fin da bambini si impara che la vendita delle armi è libera e che addirittura, come più volte testimoniato, si portano a scuola o nelle gite di fine settimana; ci si esercita al bersaglio e il più bravo è fatto segno di considerazione. In questo modo si sviluppa una cultura delle armi che si traduce in una cultura del più forte o cinico. O coraggioso, secondo l'ottica della cultura americana; di quella cultura che ha conquistato il West (sterminando gli "arretrati" pellirossa), che esalta gli eroi che vanno alla guerra, che porta le sue truppe e la guerra in ogni parte del mondo a dettare le regole del vivere civile, che si pone come faro di libertà per tutti i popoli e le altre culture.

Libertà nel non aver regole da rispettare, nel sentirsi sicuri poichè forti e forti in quanto armati. Forse è meglio la cultura della vecchia Europa che qualche paletto di regole traballanti ancora lo conserva. Con la libertà assoluta se ci sono i forti ci sono anche i deboli; con la libertà vigilata - almeno in teoria - si è tutti più uguali.

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02 maggio 2007

Effemeridi # Porcate legislative

La maggioranza dei nostri parlamentari (deputati e senatori) essendo riusciti a sedersi sull'ambìto seggio dell'aula parlamentare, in virtù del mandato conferito loro - attraverso il voto di migliaia di cittadini oppure su scelta operata dalla direzione del partito - ritiene di avere delle qualità di cultura economica o legislativa o sociologica che giustifica la loro presenza nella sede deputata ad emanare leggi, dare un indirizzo all'economia della nazione, alla composizione dei rapporti sociali ed al progresso del Paese.

Se tante persone hanno fiducia in me, penseranno, vuol dire che sono più intelligente di altri. Non hanno quindi bisogno di rivolgersi ad esperti o informarsi minutamente su quanto vengono sollecitati a svolgere nel corso del loro mandato: dalle interrogazioni agli emendamenti legislativi. Ed è questo il motivo per il quale molte leggi, dopo esser state approvate ed entrate in vigore, vengono definite dagli stessi proponenti una porcata e bisognose di essere rifatte ex novo: dall'indulto alla legge elettorale, per citare le più note.

A questo punto viene da pensare: sono loro di qualità superiore rispetto ai concittadini o quest'ultimi sono dei fessi per averli mandati in una assise per la quale non sono idonei?

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01 maggio 2007

Bacheca # Statistiche mensili

Dopo quello di marzo, registriamo un nuovo record di accessi al nostro sito anche ad aprile: 8.835 visitatori e 11.481 pagine viste.

I dati rilevati sul server sono sostanzialmente allineati alle proiezioni di Alexa: queste ultime da molte settimane ci classificano al quarto posto tra i siti della categoria 'scienze della comunicazione'.

Per informazioni sul sito web e sull'associazione Sidd potete contattarci via mail all'indirizzo info@opinionepubblica.com (rispondiamo entro una settimana).