dEMODOSSALOGIA E oPINIONE pUBBLICA

31 luglio 2007

Effemeridi # Incongruenze o costanti?

Molti hanno notato come i leader politici che più difendono la famiglia (Silvio Berlusconi, Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini, per citare solo i più noti) abbiano alle spalle esperienze plurifamiliari di divorzi, seconde nozze e così via.

Possibile, ci si è chiesti, che proprio coloro che difendono un'istituzione, come quella della famiglia basata sul matrimonio, siano tra quelli che l'hanno più violata?

I demodoxaloghi non si meravigliano, sanno che l'incongruenza umana consiste nel comportarsi in modo difforme, e addirittura contrario, rispetto alle enunciazioni verbali. Lo abbiamo appreso da Max Simon Nordau.

Tanto per citare esempi attinenti: è notorio come negli Stati Uniti d'America la formalità, classica dell'etica protestante, della famiglia unita e secondo sani principi, sia fondamentale per chiunque voglia concorrere o detenga la carica di presidente di quel Paese. Eppure, con qualche eccezione, i vari presidenti sono stati notoriamente donnaioli, specie durante il loro mandato presidenziale. Incongruenze tra l'apparenza e l'essere, il dire e il fare? Noi le chiamiamo "costanti".

Anche a Benito Mussolini e a molti capi di stato nostrani ed europei, oltre che ai parlamentari, non sono dispiaciute e tuttora non dispiacciono le attenzioni femminili: l'ultimo caso, la scappatella del deputato cattolico Cosimo Mele, è sui giornali di ieri. E' una costante di tutti gli uomini che sono al potere, politico, economico o associativo. Dipende dalle moltiplicate occasioni sociali che la carica ricoperta comporta e dalla relativa aureola di prestigio, notorietà e influenza.

Un aspetto che rientra in quel più vasto comportamento costante in tutti gli esseri umani nel loro abituale sistema di vita in bilico tra logica e sentimento, scienza e fede, enunciazioni ed atti pratici.

Domani una "satira" sul giudice Forleo.

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30 luglio 2007

Sondaggi # Leggono o fanno l'opinione?

Riportiamo la sintesi della comunicazione presentata il 5 maggio 1995 a Napoli al convegno di studi "Il sondaggio legge o fa l'opinione?".
Quando in Italia la sociologia non aveva ancora dignità accademica un gruppo di studiosi si riunì a Napoli, dal 16 al 20 ottobre 1954, per sottolineare la differenza tra la folla ed i pubblici e la distinzione tra il giornalismo considerato fenomeno di psicologia collettiva e il giornalismo quale strumento più propriamente stampato e quotidiano, insieme agli altri numerosi e multiformi mezzi d'informazione e formazione dell'opinione pubblica.

Secondo questo gruppo di ricercatori, che si denominarono demodossaloghi (studiosi [logos] dell'opinione [doxa] pubblica [demo]) e che si riallacciavano agli studi dell'ex rettore dell'ateneo perugino Paolo Orano, quasi mai l'uomo agisce spontaneamente ma assimila dal mondo esterno, attraverso l'educazione e l'imitazione, dei modelli di comportamento che, a loro volta, formano quel sentire comune che altro non è che la manifestazione dell'opinione pubblica.

Pertanto, secondo i demodoxaloghi, le indagini campionarie riflettono l'opinione dei determinati pubblici (complessi, oggettivi, soggettivi, virtuali) interpellati ma gli strumenti di comunicazione sociale concorrono a formare l'opinione degli utenti di tali strumenti.

Dal 1954 ad oggi i metodi di indagine dei demodoxaloghi si sono raffinati e già nel 1971 al XIX Convegno internazionale delle comunicazioni a Genova il libero docente di storia del giornalismo alla facoltà di scienze politiche della Sapienza, Federico Augusto Perini-Bembo, presentò una scala di valori per leggere l'opinione dei pubblici attraverso i mass media: la cosiddetta tabella orientativa sulla possibile efficacia media della tematica in rapporto alle varie categorie.

Nella relazione di Genova si evidenziarono le applicazioni pratiche del metodo inde (indagine demodossalogica) propedeutico di un lungo discorso sul comunicare incentrato sulle relazioni tra la comunicazione e gli effetti sul pubblico. In sostanza la inde è un metodo sbrigativo e di costi ridotti nel misurare l'ampiezza dei flussi di pensiero che si irraggiano dai mass media verso gli utenti.

Secondo Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli (Vocabolario illustrato della lingua italiana) la demodossalogia si pone come lo studio dei presupposti psicologici e sociali dei processi informativi e formativi dell'opinione pubblica, ai fini di stabilire la combinazione più conveniente tra la notizia, il pubblico e lo strumento di diffusione.

Per accostarsi alla disciplina si consiglia la lettura di "Presupposti psicosociali all'inchiesta demodossalogica", sul numero 1-3 anno XXVII (1993) di Sociologia, la rivista di scienze sociali dell'Istituto Luigi Sturzo.

Dopo dodici anni possiamo aggiungere di consultare, per saperne di più, anche il post "Corso e bibliografia" del nostro sito.

Domani considerazioni sulle costanti umane.

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28 luglio 2007

Bacheca # Vacanze di novità

Si avvicinano le vacanze anche per i demodossaloghi: continueremo a postare ancora per tutta la prossima settimana, quindi questo sito sospenderà le pubblicazioni qualche giorno per riprendere subito dopo ferragosto.

Alla ripresa dei lavori manderemo in pensione l'attuale malandato sistema di pubblicazione basato su Blogger (certo che da Google ci aspettavamo qualcosa di meglio!) e passeremo al più efficiente content management system di Joomla. Il nuovo sito che vi presenteremo (ufficialmente a settembre, ma già online in via sperimentale da fine agosto) sarà più ricco di contenuti e meglio organizzato.

Con l'occasione cerchiamo un veloce aiuto per personalizzare il template grafico di Joomla: se volete figurare nei crediti di un sito che dal 2004 registra continui progressi di audience (oltre diecimila visitatori "unici" nell'ultimo mese) scriveteci all'indirizzo info@opinionepubblica.com (rispondiamo in tempi brevissimi).

Nello stesso periodo cambieremo anche il fornitore dell'hosting e quindi l'indirizzo www.opinionepubblica.com a fine agosto potrebbe risultare irraggiungibile per qualche ora a causa dell'aggiornamento dei server dns: se necessario sposteremo provvisoriamente l'attuale sito all'indirizzo www.demodossalogia.com (memorizzatelo!).

Continuate a seguirci: vi terremo aggiornati...

27 luglio 2007

Sondaggi # Questione di metodo

In un recente post abbiamo evidenziato come i risultati del sondaggio su Walter Veltroni effettuato dalla Ipr Marketing combaciavano con quanto rilevato dai demodoxaloghi il giorno prima.

Oltre alla differenza di costi, quasi nulli con il metodo inde, sussiste l'abissale differenza di campionamento: intervista telefonica o di persona secondo il metodo tradizionale, monitoraggio e misurazione dei quotidiani secondo l'impostazione dell'indagine demodossalogica (in.de).

I demodoxaloghi partono dal concetto che le risposte date alle tradizionali interviste, specie per quanto riguarda argomenti che rivestono questioni sociali o politiche, si alimentano attraverso il passaparola che, a sua volta, trae origine da "chi ha detto": un personaggio di prestigio, un familiare, un amico, ma soprattutto dall'informazione dei mass media (si veda in proposito il post "scuola di giornalismo" con i riferimenti alla comunicazione che informa per formare).

Attraverso un sistema grafico, che può essere espresso - come tutti i grafici - in cifre, ricavato dalla stampa quotidiana, per esempio, la inde può indicare chiaramente le linee di tendenza di un fenomeno, così come indicato nel capitolo 34 del nostro corso di introduzione alla demodoxalogia.

Domani annunceremo alcune novità in arrivo su questo sito. Lunedì torneremo sui sondaggi con un ricordo personale.

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26 luglio 2007

Effemeridi # Lavori usuranti

Avvocati, impiegati al catasto, vigili urbani, badanti e così via, sostengono di svolgere lavori usuranti, stancanti, stressanti, e per questo di aver diritto ad andare in pensione prima degli altri.

Recentemente, a Perugia, dodici infermieri sono stati accusati di aver abbandonato di soppiatto il posto di lavoro: li possiamo capire! Abbiamo visto, poiché più volte sono stato ricoverato in diversi ospedali pubblici, lo stress che subiscono gli infermieri del turno di notte quando vengono all'improvviso svegliati da un cicalino fatto funzionare da un paziente bisognoso di assistenza, e questo più volte nel corso della notte; per non menzionare la preparazione e distribuzione delle pillole al mattino. E che dire di quel povero usciere ministeriale, afflitto e sconsolato al suo tavolino in attesa di essere chiamato da un superiore per portare qualche pratica in un altro ufficio?

C'è addirittura un partito, in Italia, che si è fatto paladino dei lavoratori usurati che desiderano andare in pensione anticipatamente per dedicarsi ad un lavoro in proprio, ovviamente in nero, aumentando così l'evasione fiscale; alla faccia della sbandierata severità contro gli evasori, a meno che non sia a senso unico: possono evadere solo coloro che svolgono lavori artigianali in proprio ma non i professionisti iscritti all'albo, alla faccia dell'equità!

Il fatto è che il lavoro stanca chi non sa fare il suo mestiere: quanti giornalisti o ingegneri si dichiarano la sera distrutti dal lavoro? Evidentemente hanno sbagliato professione! Chi svolge la sua mansione con competenza non si stanca poiché la soddisfazione di un lavoro ben fatto ed utile alla collettività compensa le energie spese ed incentiva ad andare avanti.

Domani torneremo sui sondaggi.

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25 luglio 2007

Effemeridi # Stato e banche

Sino a due anni orsono, la Banca d'Italia (ai tempi del governatore Fazio) era prigioniera di altre aziende in quanto detentrici di quote del pacchetto azionario della nostra banca centrale.

Riportiamo l'elenco attuale dei partecipanti al capitale (nostra elaborazione su dati Bankitalia):

  • Intesa Sanpaolo 30,35% - voti 50
  • Unicredito Italiano 10,97% - voti 50
  • Banco di Sicilia 6,34% - voti 42
  • Assicurazioni Generali 6,33% - voti 42
  • Cassa di Risparmio in Bologna 6,20% - voti 41
  • INPS 5,00% - voti 34
  • Capitalia 4,76% - voti 32
  • Banca Carige 3,96% - voti 27
  • BNL Banca Nazionale del Lavoro 2,83% - voti 21
  • Monte dei Paschi di Siena 2,50% - voti 19
  • Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli 2,10% - voti 16
  • Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza 2,03% - voti 16
  • Cassa di Risparmio di Firenze 1,89% - voti 15
  • Fondiaria-SAI 1,33% - voti 12
  • RAS Riunione Adriatica di Sicurtà 1,33% - voti 12
  • Altri (49 banche, 2 assicurazioni e INAIL) 12,08% - 184 voti complessivi
Anche se il numero dei voti non è proporzionale alle quote detenute, con le recenti fusioni due gruppi bancari (Intesa-Sanpaolo e Unicredito) hanno raggiunto una posizione dominante nella proprietà della Banca d'Italia. A questo punto l'istituto può dirsi istituzione pubblica al servizio dello stato e a tutela dei cittadini? Occorre trasparenza e far sapere agli italiani chi sono i reali padroni dell'economia italiana.

Domani un post sui lavori usuranti.

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24 luglio 2007

Inde # Essere e divenire

La ripetitività dei cicli storici è data dalla lotta delle forze sociali contrapposte, così come avviene anche in natura.

Apparentemente andiamo verso il futuro perché l'uomo è capace di trasformare la materia, di inventare, di forgiare nuove teorie, strumenti e tecnologie, credendo di aver superato il passato; abbiamo invece mutato la materia, che è statica e permane nello spazio, ma non il divenire che è la forza che trasforma la materia, cioè le cose, gli avvenimenti, le idee e quindi il moto, il vero percorso verso il futuro. Da Toddi (si vedano anche i post "Le illusioni" e "Le svolte") riportiamo quanto segue:
Se una porzione dello spazio ha subito un mutamento, una causa deve averlo prodotto: se un fatto si è verificato, se qualcosa è avvenuto, il fatto o l'avvenimento non si sono prodotti da sé: e la causa è, indubbiamente, estranea alla porzione di spazio.[...] Una causa in quanto capace di produrre un effetto, ossia in quanto capace di azione, è una forza. Possiamo tranquillamente adoperare questo vocabolo corrente, del quale ognuno ha una chiara idea intuitivamente, ma la forza non va confusa con l'effetto, e tanto meno confusa con la cosa sulla quale essa è applicata. La forza modifica qualcosa e questo qualcosa è appunto etere o spazio. Noi percepiamo ed empiricamente controlliamo soltanto le forze che modificano lo spazio: ciò non ci autorizza ad identificare le forze stesse con lo spazio modificato, il quale costituisce la vera e propria materia. La materia è immobile: è spazio indifferenziato: in quanto è immobile essa sfugge ad ogni nostro controllo diretto; noi possiamo soltanto esaminare, controllare, misurare le forze che procedono nello spazio, modificandolo, differenziandolo. [...] In ogni fenomeno, dunque, la ricerca scientifica riconosce una forza: ogni manifestazione del mondo fisico ci si rivela come ondulazione.[...] Propagandosi nello spazio indifferenziato le forze lo modificano: lo spazio modificato è la materia. Le forze proseguono modificando, ossia differenziando successivamente diverse porzioni di spazio. Questo cammino di forze è il tempo, ossia il presente: nel futuro non vi è che spazio indifferenziato, nel passato vi è spazio di due specie: quello che rimane indifferenziato [Ndr: si pensi alle regioni "arretrate" del mondo] poi che lì nessuna forza ha agito, e spazio differenziato, ossia quello che le forze hanno trasformato in corpi o modificata la realtà materiale. [...] Noi non percepiamo che le differenze, in questa continua trasformazione, o, meglio ancora, il differenziarsi, mentre ci sfugge il differenziato, ossia ciò che permane nello spazio in quanto è la vera materia: essa, perché statica, non è percepibile dai nostri sensi [...]

Se osserviamo la figura della spirale in "Percorsi storici" possiamo dire che coloro che occupano (trasformano) lo spazio f-e hanno la consapevolezza del mutamento (il divenire) ma non della direzione in quanto è spazio preesistente. Così come fu ripetitivamente preesistente e modificato dall'azione delle forze sociali lo spazio f-e. Per cui il mutamento sociale avviene sempre entro uno spazio e un tempo secondo linee preesistenti, modificabili solo attraverso il cadenzare del tempo (nel senso di prima o dopo precedenti avvenimenti).

Domani un'effemeride su Stato e banche.

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23 luglio 2007

Effemeridi # Bufale e servizi segreti

Lo scorso 13 luglio il giornalista, scrittore, attore e fondatore del movimento politico Zero, Massimo Fini, ha sostenuto che i servizi segreti sono dei "magiapane a tradimento" e che, gira e rigira, non producono altro che "aria fritta".

Le considerazioni concordano con quanto da noi espresso nel post "Gli spioni" (dicembre 2006) quando evidenziammo come gli 007 nostrani (ma generalmente di tutto il mondo, con esclusione della Svizzera) non sono altro che dei dipendenti pubblici, stressati dalla fatica di non dover far nulla; amareggiati da uno stipendio considerato inadeguato, che si inventano "scoperte" mischiando storie romanzesche con pettegolezzi, fatti occasionali con autentiche bufale. Questo accade perché non sanno rilevare e catalogare ciò che avviene, di interesse dei servizi, e accompagnare tale open source intelligence (Osint) con un adeguato monitoraggio statistico, riportando i risultati in grafici differenti a seconda dell'importanza o pericolo dell'avvenimento in questione. In pratica con l'applicazione del metodo inde (si veda il nostro corso di demodoxalogia).

In proposito, uno fra i maggiori esperti di Osint, il demodoxalogo Francesco Bergamo, ha osservato che:
Leggere un giornale è un'operazione quotidiana che quasi tutti fanno, ma leggerlo applicando la scienza della raccolta delle informazioni contenute è appannaggio di pochi.

Così, dai giornali del 18 luglio scorso abbiamo appreso che l'agente Pio Pompa era stato autorizzato ad aprire la sezione "segreta" dei servizi dall'ex premier Silvio Berlusconi: non poteva essere altrimenti: l'autorizzazione poteva venire o dal capo del governo o dal superiore dei servizi segreti (il generale Nicola Pollari). Nel post del 9 luglio avevamo detto: la funzione dei servizi è sempre stata quella di tutelare il principe, il padrone, come i bravi di don Rodrigo; allora il feudatario, oggi il governo.

Domani "essere e divenire" secondo Toddi.

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21 luglio 2007

Effemeridi # Riformare (anche) il cooperativismo

Il mondo della cooperazione sociale ha probabilmente una grande opportunità di sviluppo, ma la lobby del cooperativismo ha paura di perdere qualche privilegio.

La prossima liberalizzazione del mercato dei servizi pubblici locali imporrà di ripensare, almeno in parte, il ruolo delle imprese sociali e specialmente quello delle cosiddette Onlus (organizzazioni non lucrative di utilità sociale) che già operano con benefici tributari e riserve di mercato nei servizi esternalizzati delle aziende pubbliche. Di fronte a questa situazione i dirigenti del cooperativismo manifestano una vigorosa posizione di chiusura e di difesa dello status quo che appare francamente sospetta: la vera preoccupazione sembra infatti quella di difendere gli interessi dei pochi - la casta dirigente del cooperativismo, piuttosto che le ragioni dei tanti - i "soci" che lavorano al minimo sindacale. Da una parte gli interessi dei consigli d'amministrazione, dall'altra quelli del "parco buoi": ma si tratta di attività con fini solidaristici o di lucro? E infatti, al di là delle belle parole profuse in ogni occasione, i veri nodi problematici, denunciati da più parti, non vengono davvero affrontati. Perseverando in questo atteggiamento - dispiace dirlo, intorno alle ragioni del cooperativismo difficilmente si creerà un'opinione pubblica favorevole. Con tutte le conseguenze e le responsabilità che ne conseguono.

manifesto convegno 12 luglio 2007
In questo senso non credo aiutino neanche incontri come quello tenuto il 12 luglio scorso al Brutium di Roma, organizzato dal consorzio Coin con il patrocinio dei sociologi dell'Ans. Una tavola (poco) rotonda su "pubblici appalti e clausole sociali" servita a serrare ulteriormente le file e a rinsaldare alleanze, specialmente politiche e corporative: le recenti critiche avanzate al cooperativismo sono state liquidate sbrigativamente e senza alcun contraddittorio. Così come la questione della presunta campagna stampa contro l'impresa sociale: siamo d'accordo che possano esserci "clinicari" e altri soggetti interessati a sviluppare proficui business nel settore della sanità - anche a danno delle cooperative, ma da qui a screditare un'onesta inchiesta giornalistica ce ne passa! Non si possono confondere infatti le baggianate di qualche scribacchino con le testimonianze dei sindacati o con il servizio televisivo di Report: e non voglio difendere la trasmissione di Raitre - non ne ha bisogno, ma piuttosto la legittimità e la libertà di indagare per informare correttamente l'opinione pubblica.

Per la cronaca, ricordiamo che lo "scandalo" monta quando si diffonde la notizia che alla gara d'appalto per il Recup - il call center per le prenotazioni delle aziende sanitarie del Lazio, ha partecipato un solo concorrente - la cooperativa Capodarco, appunto. Alla Lait (fu chiacchierata Laziomatica) - la società che ha bandito la gara, si contesta la presenza nel bando di "condizioni restrittive e limitative della concorrenza e del mercato comunitari". La reazione della Capodarco, che già gestiva il servizio, è un'inutile polemica su come si possa conoscere il numero dei partecipanti a una gara pubblica prima dell'apertura delle buste: troppo facile rispondere che è sufficiente contarle? Quando la magistratura inizia a indagare e la Lait sospende la gara sine die, gli strali della Capodarco sembrano colpire un po' a casaccio: "siamo disgustati dalla protervia di questa stampa libera in mano a diversi noti 'clinicari' romani", "ogni giorno si assegnano miliardi di euro in 'house' a pubbliche società di diritto privato e a monopolisti di stato", e via dicendo. Le accuse restano generiche, non si fanno nomi, dunque il senso della denuncia si capovolge nel suo esatto contrario: "così fan tutti", perché la cooperativa dovrebbe comportarsi diversamente?

E allora, invece di infastidirsi perché qualcuno si impiccia dei loro affari - che fino a prova contraria saranno certamente limpidi, i dirigenti del cooperativismo dovrebbero preoccuparsi di agire per cancellare il dubbio che la loro principale mission sia lo scambio di favori con la politica. Di agire cioè come una qualsiasi altra corporazione con fini di lucro, esigendo privilegi in cambio di voti. Che altro sarebbero altrimenti le riserve di mercato e le "clausole sociali" depurate da tutta la retorica che le accompagna in ogni bel discorso? In un recente articolo Giulio D'Orazio sottolinea che "l'idea delle quote (cioè della ripartizione tra i vari concorrenti) discende da quel fair play che vede i politici, di destra come di sinistra, concordi quando si tratta di spartire posti di potere, privilegi e benefici".

Del resto, viviamo in una postmodernità liquida, sostiene Zygmunt Bauman: i rapporti di classe sostenuti dal primato dell'economia restano saldi e sopravvivono anche al dissolversi delle vecchie "solidità" sociali. In questo senso il sistema Italia temo sia giunto a un tale grado di disfacimento che si è persa ogni decenza e buon senso. Gli scandalosi costi della casta politica, documentati recentemente da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, sono solo la punta dell'iceberg di una crisi morale che mina alle radici la convivenza civile. Una discutibile distribuzione della ricchezza produce ancora differenti cittadinanze e la stratificazione sociale si è incancrenita in un sistema di caste: da una parte le corporazioni dedite al saccheggio del bene comune, dall'altra gli intoccabili, i precari con scarsissimi diritti e tutele.

E in questo poco edificante contesto che il terzo settore dovrebbe riaffermare la propria identità con coraggio prendendo le distanze dalla sudditanza e dalle derive di certa politica, evitando soprattutto la scorciatoia del voto di scambio. Insomma, l'impresa sociale promuove valori umani indiscutibili, produce valori economici importanti, ma al pari di altre realtà presenta alcune criticità che andrebbero affrontate e non sottovalutate. Bisognerebbe valorizzate dunque le caratteristiche peculiari della cooperazione affrontando i problemi che inevitabilmente si creano; "socializzandoli" si potrebbero trasformare questi nodi problematici in occasioni di sviluppo e miglioramento dell'intero sistema.

Ricordavo che recenti indagini giornalistiche (e della magistratura) hanno evidenziato alcuni di questi problemi: ribadisco che le risposte del cooperativismo sono sembrate perlomeno insufficienti, se non nella sostanza certamente sul piano della comunicazione. E lo dico con spirito costruttivo, dopo diverse discussioni con chi nell'impresa sociale ci lavora e soprattutto ci crede profondamente.

Tutto sembra cominciare dunque dall'inchiesta televisiva di Report: il servizio di Michele Buono e Piero Riccardi intitolato "gli esternalizzati" si concentra sui lavoratori delle cooperative che operano all'interno degli ospedali e critica la pratica di alcune aziende di affidare una parte delle proprie attività all'esterno. In sostanza si sostiene che il lavoratore ci rimette e l'azienda spende di più: insomma, che il meccanismo non funziona.

La reazione del cooperativismo a quell'inchiesta mi è sembrata scomposta, emotiva e anche per questo sbagliata: si è chiesta una smentita al programma di Milena Gabanelli senza che ce ne fossero gli estremi, ottenendo in risposta solo una semplice rettifica sulla confusione tra Comunità Capodarco e Cooperativa Capodarco. Davvero poco. O forse no, considerato che ad alimentare la confusione è proprio chi se ne lamenta: gli operatori del settore parlano quasi sempre di "Capodarco" senza specificare altro!

In ogni modo, potevano essere più efficaci le reazioni del cooperativismo alle polemiche innescate dal servizio televisivo e proseguite sulla carta stampata, passate per le bacheche sindacali e ritornate alla Regione Lazio. In sostanza ci si limita a smentire le diverse inesattezze effettivamente pubblicate qua e là: si dice giustamente che il lavoro spesso non è precario, che la cooperativa accusata di comportamenti dubbi non è affiliata alla Capodarco e si correggono altri errori di minore importanza.

Si evita però di affrontare con decisione quelle critiche che non si possono contestare facilmente: ma è davvero una battaglia persa cercare di dimostrare la bontà di discutibili contratti e relative retribuzioni o l'utilità di certi costi di intermediazione del lavoro! Meglio sarebbe riconoscere che su queste questioni è necessario discutere e, soprattutto, che il mondo della cooperazione sociale è disponibile a un confronto pubblico. Perché, lo ripeto, il cooperativismo non dovrebbe essere confuso con certa brutta politica, il voto di scambio e l'assistenzialismo o certo finto o esasperato liberismo. Si cancelli il sospetto dell'inciucio - voto in cambio di lavoro - con chi intende l'azione pubblica come tornaconto personale.

E ribadisco: se ci sono dei problemi non andrebbero nascosti, minimizzati o sottovalutati. E' un atteggiamento che non paga in epoca di "comunicazione 2.0" (permettetemi una liaison con l'internet partecipativa e interrelata per sottolineare la differenza con i vecchi modelli unidirezionali di comunicazione). In altre parole, può essere pericoloso sottacere i problemi portati all'attenzione dell'opinione pubblica: una solida credibilità può crollare in un attimo con un effetto domino. Forse ;-) era questo il significato dell'immagine nel manifesto della tavola rotonda (si veda sopra)? Potrebbero sembrare quisquilie di "comunicazione"... Però è proprio nei momenti critici che la comunicazione può risultare decisiva e un errore costare caro: l'esempio di due personaggi pubblici pizzicati in fallo e delle loro diverse reazioni dovrebbe chiarire la questione. Protagonisti due esponenti del governo di Romano Prodi: Giovanna Melandri, ministro per i giovani e lo sport, e Silvio Sircana, portavoce del premier.

Primo caso: non riconoscere l'errore ne amplifica le conseguenze negative. In questo senso ha certamente sbagliato il ciarliero ministro negando di essere stata in un certo locale alla moda e di aver conosciuto taluni personaggi. E ha perseverato nell'errore zittendosi quando sono state pubblicate le foto che l'inchiodavano alle sue tutto sommato miserrime responsabilità: un politico bugiardo - non importa la gravità della bugia, in un qualsiasi altro sistema democratico si sarebbe dimesso e magari anche vergognato un po'... Ma figuriamoci! Manteniamo una casta di politicanti che, oltre che costarci più che la regina agli inglesi, ha elevato l'impunità a valore tutelato per legge.

Secondo caso: riconoscere un errore delimita le conseguenze del danno. Così ben diversamente si è comportato l'allegro portavoce, sorpreso da un fotografo mentre contrattava con una prostituta per strada: ha ammesso le sue responsabilità, ha cercato di giustificarle e ha argomentato in modo credibile che quell'episodio non comprometteva il suo ruolo istituzionale.

Credo sia chiara l'antifona rivolta al cooperativismo: chi affronta i problemi salva un po' di credibilità, chi nega l'evidenza finisce per sputtanarsi completamente.

copertina libro disabiliMa lasciamo stare le responsabilità della casta dirigente e guardiamo in faccia le persone che danno vita dalle fondamenta al cooperativismo: credo che i disabili siano davvero "diversamente abili" e che non abbiano bisogno di aiutini per competere e lavorare al pari dei cosiddetti normodotati. Al contrario, non mi sembra la pensi davvero così chi magari li chiama ipocritamente "diversabili" (sic) e poi ne fa oggetto di pietà per ottenere vantaggi di mercato. Cioè prebende per legittimare la sovrastruttura dell'impresa sociale e non certo privilegi per i disabili. Questi ultimi hanno dimostrato - anche attraverso le cooperative di inserimento lavorativo, di essere capaci e competitivi in molte occupazioni. Non in ogni attività, naturalmente. Ma questo vale per tutti, disabili e non. Le vere pari opportunità si ottengono soprattutto con i supporti tecnologici e abbattendo le barriere fisiche e ideologiche; certe elemosine ex lege appaiono quasi offensive (e concordo in questo con le donne orgogliosamente contrarie alle "quote rosa"). Ce ne possiamo fare un'idea anche con un libro di Candido Cannavò: E li chiamavano disabili racconta sedici storie esemplari di successo nello sport, nell'arte e nella scienza. Ma le "storie di vite difficili coraggiose stupende" - ne conosciamo qualcuna, sono tantissime. Non vogliamo certo dimenticare chi non ce la fa, però - ripeto, questo non riguarda solo i disabili.

In conclusione, qualche riforma sembra necessaria tanto al terzo settore quanto al resto del sistema paese: la speranza è che le persone impegnate nel cooperativismo e soprattutto la "base" dei soci, disabili e non, affrontino i problemi emersi mettendo in discussione, se necessario, quelle leadership che si dimostrassero inadeguate al rinnovamento e allo sviluppo della cooperazione sociale.

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20 luglio 2007

Inde # Le svolte

Di rinforzo al concetto demodoxalogico della ripetitività e dei cicli storici, riportiamo alcuni passi tratti dal libro di Toddi Geometria della realtà ed inesistenza della morte (si veda anche il post sulle illusioni):
L'umanità è rappresentata assai spesso e assai propriamente come un individuo il quale permane attraverso le generazioni: l'uomo che sopravvive ai singoli uomini: l'uomo che ebbe la sua infanzia nei tempi primordiali e che, da allora, continuamente progredisce ed impara. Impara gradatamente, appunto come un singolo, il quale non può pretendere di tutto conoscere e tutto interpretare sin da quando sia ancora in tenera età. La scienza procede a passi e non a salti. Però vi sono delle tappe miliari, nel cammino dell'umano sapere: vi sono degli svolti, ad ognuno dei quali l'umanità è presa da un senso di perplessità o persino di smarrimento, sembrandole di esser costretta a rinnegare quanto aveva sino a quel punto faticosamente conquistato, di doversi avviare in una direzione copernicanamente diversa da quella seguita sino a quel punto. E tanto maggiore è lo smarrimento quanto più - per logica deduzione dalle nuove teorie - l'intelletto sente men solide quelle elementari ed intuitive nozioni acquisite attraverso i sensi e che la quotidiana esperienza (personale e delle generazioni precedenti) aveva tenacemente accreditate. Nel cammino attraverso le generazioni l'uomo viene a trovarsi, così, al secondo stadio del suo conoscere [...] Questo secondo stadio non può essere negativo ma soltanto preparatorio del terzo. Ogni crisi è benefica, poi che crisi significa richiamo a non smarrire il senso dell'equilibrio nella valutazione delle cose [...] Alle teorie dei primi filosofi greci sensualisti segue il padre di tutte le filosofie del divenire: Eraclito di Efeso, il quale afferma che nulla è statico e stabile: tutto si muove, scorre, muta: ciò che realmente esiste non è l'essere ma il divenire: il solo cangiamento è reale. [...] Eppure la scienza esatta sembra accumulare sempre in maggior numero le prove che tutto è vibrazione, ossia movimento, cioè cambiamento e divenire [...] E' ormai indubbio che la vibrazione sia dovunque; che, anzi, essa sia l'unica cosa realmente percepibile direttamente o indirettamente, in quanto tutti i nostri sensi non possono essere stimolati se non da una vibrazione, un movimento, un mutamento, ossia un divenire. [...] Ciononostante, il nostro intelletto è naturalmente portato a concepire intuitivamente l'essere come statico, la materia come consistente, la sostanza come tipicamente costante.

Domani un'effemeride sulla cooperazione sociale. Lunedì: Bufale e servizi segreti. Martedì ancora Toddi.

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19 luglio 2007

Sondaggi # Un nuovo metodo

Nell'anno accademico 1987-88, nell'ambito del corso di demodoxalogia alla facoltà di scienze politiche della Sapienza, fu presentato il metodo inde: un nuovo metodo per i sondaggi d'opinione e le ricerche di mercato.

Di seguito riportiamo la sintesi dell'introduzione al metodo:
Nelle ricerche sociali si fa un grande uso delle indagini campionarie o di quelle sugli stili di vita presupponendo che le conclusioni ottenute sul campione possano essere generalizzate alla totalità dell'universo. Ma quanto sopra poteva andare bene nella società industriale, ove il vissuto più ricco del pensato ha favorito la concentrazione finanziaria, della popolazione e degli strumenti di lavoro; la sincronizzazione dei tempi di lavoro e di vita e la centralizzazione del potere e delle attività. Venivano così ad assumere rilevanza e validità le indagini basate sulla comparazione delle variabili socio-economiche e demografiche. In sostanza nella società industriale, cioè massificata, il sondaggio campionario individuava bene la cultura, i bisogni e le aspirazioni che emergevano dai vari strati di popolazione interpellata ma nell'odierna società post industriale o dell'informazione anche in seno a stesse tipologie di popolazione divergono gli interessi culturali ed economici perché l'avvento del global village ha creato una società più disunita, frantumata in una miriade di opinioni, bisogni ed aspettative della gente poiché ciascuno, come sostenuto da Alain Touraine ed Alvin Toffler, rappresenta se stesso. In questi anni in Italia, in seno alla cattedra di Storia del giornalismo presso la facoltà di scienze politiche dell'università di Roma La Sapienza, è stato elaborato un nuovo metodo d'indagine denominato inde (indagine demodoxalogica) che supera il riferimento ai vecchi parametri demo-socio-economici per attestarsi sul concetto di pubblico di un determinato prodotto, o schema culturale o situazione temporale/spaziale, e in particolare sulla condizione di oggettività o soggettività del pubblico stesso e del tipo di effemeridi che più coinvolgono quel pubblico (oggettivo o soggettivo) a formarsi un'opinione in merito alla specifica situazione in esame e quindi a porsi delle aspettative. Il metodo della inde risolve alcune tematiche lasciate in sospeso da Kurt Lewin, là dove dice che invece del riferimento alla media astratta calcolata sul numero più grande possibile di casi storicamente dati ci dovrebbe essere un riferimento alla piena consapevolezza delle situazioni particolari poichè gli eventi sociali non si spiegano con l'elemento in se ma con le relazioni tra gli elementi, tra i fatti che si riferiscono al mondo personale e soggettivo e quelli che sono di ordine ambientale, in quanto la vita di gruppo deve essere concepita come il risultato di specifiche forze all'interno di un più ampio contesto; in sostanza le previsioni dovrebbero basarsi su di una analisi del campo nella sua totalità. L'indagine demodoxalogica si colloca nel filone delle inchieste dinamiche (indagini qualitative) basate sull'analisi delle informazioni (vedasi in proposito Paul Lazarsfeld e Harold Lasswell, nonché John Naisbitt) ma ha una sua specificità che si adatta al campionamento (indagine quantitativa) basato sulla scelta ragionata degli strati (oggettivi o soggettivi) che rappresentano i caratteri dell'universo complessivo, legati all'oggetto dell'indagine, prendendo però da ogni strato un solo campione semplice, con riduzione quindi di tempi e di costi, poichè il campione - scelto con il criterio demodoxalogico - già rappresenta, ai fini dell'inferenza campionaria, il risultato di costanti sociali poiché portatore di opinioni di gruppo. Nella scelta del campione la demodoxalogia attribuisce dei coefficienti graduati di attendibilità che tengono conto dell'oggettività o soggettività del leader e dei mezzi che hanno contribuito a formare l'opinione dello stesso.

Le lezioni furono accompagnate da formule e diagrammi a sostegno della scientificità del metodo proposto. Come si è potuto verificare nell'applicazione della inde il metodo ha dato risposte in tempi reali (2-3 giorni) a quesiti di varia natura che coinvolgevano il rapporto enti pubblici/utenti, stato/cittadini e aziende/consumatori.

Domani: il cammino dell'umanità secondo Toddi.

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18 luglio 2007

Sondaggi # Economico-finanziari

Nell'ambito del corso di specializzazione e perfezionamento in demodoxalogia, l'11 maggio 1987 si svolse una tavola rotonda sul tema giornalismo economico-finanziario, uffici stampa e pubbliche relazioni: professioni primarie nella società dell'informazione.

Riportiamo la sintesi dell'intervento intitolato "i sondaggi d'opinione nel campo economico-finanziario":
E' scontato dire che in una società in trasformazione le aziende sono costrette ad adeguarsi ai tempi. Ad assimilare nuovi concetti di politica economica ed inventarsi tecniche e procedure.
Dal punto di vista socio-economico i paesi nel futuro si articoleranno in zone: industrializzate, non industrializzate o scarsamente industrializzate, post-industriali.
Nella società agricola, non industrializzata, o scarsamente industrializzata, la ricchezza sia individuale sia collettiva è data dal possesso del bene (terre, capitali, case, aziende) in quanto tale. Nella società industriale il possesso del bene passa in secondo piano, predomina la produzione dei beni; mentre nella società post-industriale non conta più la produzione ma la circolazione dei beni e delle idee.
Questa distinzione è fondamentale perché le aziende prima di operare devono sapere in quale mercato e verso quali prospettive stanno andando. E dato che nella società post industriale, quale è quella verso cui l'Italia si sta avviando, la ricchezza ed il benessere sono dati dalla circolazione dei beni e delle idee, e che tale circolazione è sempre più veloce e complessa, per le aziende che gestiscono beni finanziari sorge l'esigenza:
1) da una parte di precedere gli avvenimenti, cioè sapere in anticipo cosa avverrà in determinati settori della vita economica nazionale ed internazionale;
2) dall'altra di conoscere in tempo reale le disponibilità economiche dei propri clienti e le aspirazioni, in modo da offrire loro un pacchetto personalizzato di proposte di risparmio o investimento.
Ma i clienti sono tanti, sparsi nel territorio e compositi mentre l'azienda ha procedure lente e macchinose. Quale potrebbe essere un punto di incontro di facile e veloce procedura? La inde (indagine demodoxalogica) da utilizzare per:
- l'individuazione dei vari pubblici (pensionati, imprenditori, artigiani, casalinghe, ecc.) clienti delle aziende di credito o finanziarie;
- l'individuazione delle motivazioni che concorrono a formare i criteri di scelta delle aspirazioni di quel determinato pubblico.
Formando così un campionario di pubblici (obiettivi o soggettivi), con le loro modalità e fisionomie, da controllare periodicamente a rotazione attraverso ulteriori sondaggi d'opinione demodoxalogici.
In pratica conoscere le aspirazioni collettive vuol dire conoscere le tendenze verso le quali si indirizza la società, cioè tenersi aggiornati sulle richieste che nell'immediato futuro verranno dal mercato. E questo è il punto d'intreccio fra i clienti e le aziende di credito, assicurative e finanziarie: il sondaggio d'opinione, visto come supporto ad uffici stampa e strumento di P. R. (informare) che di orientamento e supporto per gli uffici studi e ricerche (informarsi) per - in sostanza - formare. Cioè consigliare in modo appropriato, trasparente, obiettivo. Quindi adeguato alle esigenze della clientela.
Informarsi, informare, formare: tre concetti che sono alla base della demodoxalogia (demo-doxa-logos = studio dell'opinione pubblica) e dell'insegnamento svolto da più di trent'anni nell'ambito della cattedra di Storia del giornalismo alla facoltà di scienze politiche dell'università di Roma La Sapienza.
Tre concetti che nell'anno accademico 1987/88 troveranno riscontro applicativo nel seminario di perfezionamento professionale su l'informazione economico-finanziaria alle soglie del duemila: giornalismo specializzato e comunicazione d'impresa.

Domani la sintesi di una lezione sulla "inde".

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17 luglio 2007

Effemeridi # Illusioni politiche

L'idea delle quote (cioè della ripartizione tra i vari concorrenti) discende da quel fair play che vede i politici, di destra come di sinistra, concordi quando si tratta di spartire posti di potere, privilegi e benefici.

E' figlia della spartizione, della conquista, dell'appropriazione. Un concetto tutto politico: quello della rappresentanza. L'eletto rappresenta gli elettori, cioè coloro che lo hanno eletto e, pertanto, in loro nome e per loro conto si asside sullo scanno e, investito a rappresentante della istituzione parlamentare, si ritaglia i benefici che ritiene appropriati.

In politica predomina l'idea delle quote: quelle rosa per un'adeguata rappresentanza elettiva delle donne, quella nelle commissioni parlamentari per un'equa proporzione tra i vari partiti, quella nei consigli d'amministrazione di nomina politica (per esempio la Rai) per una rappresentanza in favore delle minoranze, e così via.

Nella logica politica gli elettori e gli eletti sono tutti uguali, non può esistere l'intelligente ed il cretino, la persona portata all'imbroglio e quella onesta... Allo stesso modo la rappresentanza dovrà essere uguale per tutti.

Tra i primi atti di Walter Veltroni candidato alla guida del Partito democratico c'è la proposta del 50% di posti nella dirigenza del partito riservati alle donne. In base a quale criterio? Le italiane sono più dei maschi quindi la ripartizione statistica non è equa; e gli anziani, i giovani, gli invalidi, gli omosessuali, ecc. per loro non c'è una predeterminata rappresentanza?

Stabilire a priori le quote non vuol dire essere democratici ma soggiacere alle pressioni di parte. In politica quello che dovrebbe contare è la partecipazione dei cittadini a una scelta dei migliori per onestà, trasparenza, coraggio, idee, lungimiranza; senza distinzione di sesso, religione o razza.

Domani un post sui sondaggi economico-finanziari.

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16 luglio 2007

Inde # Le illusioni

Non lasciarsi abbagliare da ciò che si mostra, si vede, si dice, ci vogliono dare ad intendere. Secondo la Sidd questo è uno dei primi requisiti per essere un buon demodoxalogo; l'ingannevole apparenza, che attraverso i nostri sensi arriva al cervello, è insita nella natura e fa parte dell'umana percezione.

Da Geometria della realtà ed inesistenza della morte di Toddi, 1947, editore De Carlo, trascriviamo alcune frasi a sostegno del postulato divulgato dalla Sidd:
Chiamasi illusioni quei fenomeni nei quali la percezione dello stimolo porta caratteri diversi da quelli della realtà. Nel linguaggio scientifico psicologico son definite illusioni rappresentative quelle che si riferiscono al completamento della realtà per mezzo della fantasia, mentre sono illusioni presentative quelle dovute al meccanismo della percezione. Le illusioni più facilmente controllabili sono quelle ottiche, opportunamente chiamate anche ottico-geometriche, in quanto l'immagine illusoria dello stimolo dimostra caratteri geometrici diversi da quelli reali dello stimolo stesso. [...] Caldo e freddo, sete e sonno, dolore e gioia sappiamo che cosa siano, poi che tutte queste sensazioni ci sono personalmente note per averle sperimentate. Ed è legittimo affermare anche le sensazioni altrui e gli eventi altrui, in quanto gli altri ci comunicano con la loro parola e in diversi modi le personali sensazioni che possiamo perciò giudicare analoghe alle nostre: e ci riferiscono eventi che personalmente li riguardano e che essi hanno sperimentato. [...] In base a quali elementi [...] In base soltanto a ciò che di essa ci appare. Ma sappiamo bene, per esperienza, e per logica, che v'è una differenza tra apparire ed essere. Appunto questa differenza è causa di illusioni. [...] L'interpretazione del verbo esistere si dimostra assai meno facile di quanto possa apparire all'uomo comune pensante con semplicità. Sostanza (subSTAntia) ed esistere (exsiSTEre) hanno in comune la significativa radice STE, connessa con l'idea di STAbilità che i due vocaboli generano in noi. Entrambi esprimono infatti qualcosa di STAtico, in contrapposizione con il moto, con il mutamento. STAre è una radice del sanscrito che condensa le idee di solidità e permanenza, di essere ben saldo in piedi, del resistere agli spostamenti e alle variazioni [...] con mutamento copernicano vuol intendersi un mutamento radicale nei concetti fondamentali [...] Con la quotidiana esperienza sembrava in armonia l'assicurazione tolemaica dell'immobilità della Terra: Copernico veniva a sconvolgere questa fiducia fisica [...]

Domani: le illusioni politiche. Venerdì prossimo torneremo su Toddi.

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14 luglio 2007

Eventi # Notte referendaria

Potrei argomentare in mille modi, ma credo sia sufficiente una sola ragione per convincersi che è necessario sostenere il referendum elettorale: la faccia tosta del clemente ministro Mastella.

L'esimio rappresentante della casta politica italiota, che se non sbaglio all'epoca dell'approvazione della scandalosa legge elettorale militava nella maggioranza di destra, oggi da sinistra si è opposto a questo referendum dichiarando "devo difendere me e i miei amici" (sic!).

Anche se i quesiti referendari non correggono tutte le distorsioni antidemocratiche della famigerata legge ("un errore" ha riconosciuto Gianfranco Fini), riuscire a ottenere che i cittadini si esprimano sul sistema elettorale è fondamentale: "la libertà è partecipazione" cantava Giorgio Gaber.

Stasera dunque, se non avete ancora firmato, cercate un tavolo del comitato organizzatore: sono le ultime ore utili per raggiungere il traguardo delle 500mila firme e fino a notte fonda trovate i volontari nelle piazze, al mare e perfino davanti alle discoteche.

Sul sito www.referendumelettorale.org tutte le informazioni utili.

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13 luglio 2007

Inde # Fondazione di demodossalogia

Il 26 aprile del 1995 decedeva in Mestre (Venezia) Federico Augusto Perini-Bembo, affidando le proprie volontà al testamento redatto il 28 gennaio 1994, pubblicato in data 9 maggio 1995 per atto del notaio Semi di Venezia, rep. 96333 racc. 12744.

Con il suddetto testamento il de cuius lasciava erede universale la Fondazione di demodossalogia Perini-Bembo di santa Ternita, da lui stesso creata, ad una ex allieva. Successivamente all'atto testamentario il Perini-Bembo indicava in settecento milioni di lire "il valore dei beni che formano oggetto delle disposizioni testamentarie". L'asse ereditario consisteva in: un appartamento a Roma contenente una biblioteca con moltissimi libri, alcuni antichi e rari; un appartamento a Mestre; depositi di liquidità e titoli presso due istituti di credito e le poste italiane.

Sino allo scorso anno al n. 19 di piazzale Favretto a Mestre (di fronte alla stazione ferroviaria) era ubicata la suddetta fondazione che, pur non avendo mai aperto al pubblico la biblioteca (trasferita da Roma a Mestre), sussisteva sia pure solo negli auspici del fondatore.

In tutti questi anni la fondazione - riconosciuta con decreto ministeriale solo successivamente al decesso di Perini-Bembo - non ha mai operato, venendo meno agli scopi per cui sorse. Ora anche la sede legale di Mestre risulta chiusa, l'appartamento affittato a immigrati e la biblioteca scomparsa.

La Sidd, che raccoglie gli ultimi studiosi e ricercatori della demodoxalogia, sarà grata a chiunque sia in grado di indicare presso quale sede siano stati trasferiti e possano essere consultati i libri appartenuti alla fondazione, nella certezza che non si sia voluto disperdere un patrimonio culturale bibliografico incentrato unicamente sull'opinione pubblica, più unico che raro.

Lunedì una riflessione sulle illusioni.

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12 luglio 2007

Inde # Scuola di giornalismo

Riportiamo, sinteticamente accorpati, i passi più significativi dell'intervento di Dora Drago Lopez Jordan al Seminario del 4 dicembre 1995 per ricordare i maestri della demodoxalogia. L'incontro, svoltosi a Roma nella sala dei papi del convento della Minerva, fu la prima manifestazione promossa dalla Sidd, la Società italiana di demodoxalogia.
Anno accademico 1947-48, affisso all'albo della facoltà di lettere un manifesto particolarmente interessante colpì la mia attenzione: presso l'università Pro Deo, nei locali della Pontificia università lateranense, si sarebbe tenuto un corso di diploma di giornalismo. Durata tre anni.

Ci ritrovammo tutti nell'aula magna dove i vari docenti (ricordo padre Morlion, belga, dall'italiano zoppicante e talvolta comicamente zoppicante, padre Pandolfo, mons. De Angelis, il prof. Carnevali, Enrico Lucatello, il marchese Ceroni, capocronista de Il Messaggero, e tanti altri dei quali mi sfuggono i nomi) ci svelavano i segreti del giornalismo corrente e di quello ideologico, la differenza aristotelica tra causa materiale, formale, efficiente e fatale e quella ben più importante ai fini di un'indagine giornalistica, tra causa finale e manovra. Tecnica cinematografica, storia delle dottrine politiche ed economiche, psicologia erano tra le tante discipline di studio.

Ma quella che più mi interessò fu una disciplina della quale per la prima volta udivo il nome, demodossalogia, ovvero scienza dell'opinione pubblica. Docente era un professore veneziano, un certo F. A. Perini-Bembo.

Ci colpì subito per la sua immensa dottrina (era laureato in lettere, filosofia, giurisprudenza), per la novità e l'originalità di quella disciplina di cui con Paolo Orano e Mario Del Vescovo era uno dei fondatori.

Imparammo così a distinguere tra folla e pubblico; imparammo che i pubblici si differenziano per età, sesso, estrazione sociale, interessi culturali, esperienze di vita, caratteristiche psicologiche; imparammo che di ciascuno di questi pubblici bisogna comprendere le aspirazioni e le esigenze; imparammo la differenza tra informazione e formazione; capimmo che un giornalista, anche nel narrare il più semplice fatto di cronaca, per quanto obiettivo voglia essere, quando vuole esserlo, non può prescindere dalla sua formazione culturale ed ideologica. Capimmo dunque che sempre egli informa formando l'opinione pubblica e che tanto meglio può formarla quanto più sappia avvalersi di tutte quelle conoscenze che la demodossalogia gli offre.

E formare l'opinione pubblica significa indirizzare il proprio pubblico verso precise scelte, verso determinati ideali, che possono essere di costruzione o di distruzione, di educazione o di corruzione, di odio o di amore.

Ecco allora l'importanza di questa scienza la quale, facendoci comprendere le aspirazioni e le esigenze di coloro ai quali ci rivolgiamo e sui quali, anche senza volerlo, influiamo profondamente, ci pone dinanzi a precise responsabilità morali. Non le contempla, sia ben inteso, perché quella scientifica è un'attività ben diversa da quella etica.

L'intera relazione della Drago è nel libro Demodossalogia ed opinione pubblica.

In proposito osserviamo l'abbondanza di corsi di giornalismo oggi presenti sul mercato e il consolidato avvento delle facoltà di Scienze della comunicazione; tutte iniziative che ignorano la primogenitura della demodoxalogia che resta ancora la dottrina principe per la scienza dell'opinione pubblica, risalente alla fine degli anni '20 dello scorso secolo ed impartita, oltre che alla facoltà di scienze politiche della Sapienza di Roma, sessant'anni orsono alla Pro Deo (ora Luiss).

Domani un post sulla Fondazione di demodossalogia.

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11 luglio 2007

Effemeridi # Politica ipocrita

L'attuale sistema di far politica è ipocrita!

Non lo abbiamo detto noi ma l'onorevole Marco Rizzo venerdì scorso a Omnibus (La7) mentre Rocco Buttiglione, nella stessa trasmissione, ha citato i casi di Mattarella e Bobba.

In sostanza i due parlamentari ci hanno dato ragione: quante volte abbiamo detto che gli eletti sono pilotati da organizzazioni o dal partito, congreghe che hanno la possibilità di far convergere voti su questo o quello e che, in conseguenza di ciò, chiedono poi modifiche oppure voti favorevoli o contrari a questa o quella proposta. Si spiegano così proposte di legge che, approvate da un ramo del parlamento, s'insabbiano nell'altro o i vari pastrocchi delle leggi assurde.

Nella trasmissione sono stati citati i casi di:
  • Sergio Mattarella, siciliano eletto in un collegio in Sicilia, ripresentato dagli oligarchi del partito a Trento e quindi trombato;
  • Luigi Bobba, ex presidente delle Acli, presentato indifferentemente in Puglia o in Piemonte perché appoggiato dall'organizzazione cattolica;
  • sbarramento del 4% nella ripartizione dei seggi su scala nazionale con l'eccezione per quel partito che, nell'ambito regionale, abbia eletto tre deputati. Cioè la Lega!
Piccoli esempi di un ampio ventaglio di bassa cucina politica che tutti i partiti si guardano bene da divulgare in pubblico. Quando si tratta di far merenda non esistono più differenze ideologiche e tutti si dividono equamente la torta.

Domani un ricordo dei primi corsi di diploma in giornalismo.

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10 luglio 2007

Effemeridi # Sogni, realtà e mistificazioni

Tante volte abbiamo sostenuto che la realtà è diversa da come crediamo di vedere svolgersi gli eventi. Sul piano personale, in perfetta buona fede, si sostengono punti di vista che sul piano della logica sembrano ineccepibili, ma che si rivelano dannosi guardati col senno di poi.

Partiti e sindacati, non sappiamo se per miopia culturale o malafede, spessissimo sostengono leggi, accordi, teorie e programmi che apparentemente sembrano in favore della collettività ma in realtà sono in favore di pochi o addirittura dannosi per la nazione. Uno per tutti, citiamo il provvedimento di clemenza che ha rimesso in libertà quasi venticinquemila carcerati e che ancora non ha finito i suoi effetti. Il beneficio ha sanato anche la situazione di qualche parlamentare condannato, anche se ancora non in galera, e quella di molti recidivi. E' inutile dire che l'indulto era stato perorato da un papa: ognuno faccia il suo mestiere. Il papa fa le leggi nel suo stato, è un religioso che predica perdono e amore, ma non è un giurista o un ispettore di polizia. Ipocrita o imbecille chi attua quanto suggerito da altri, anche se autorevoli personaggi, senza approfondire i termini della questione. Che direbbero, al di là delle mura del Vaticano, se Romano Prodi chiedesse di aprire a piazza san Pietro un mercatino permanente di souvenir o inserire nella messa domenicale la lettura integrale degli atti governativi?

Si sta discutendo dello "scalone" pensionistico: lo sanno gli italiani che tale provvedimento - che sta bloccando i lavori parlamentari e governativi - riguarda solo cinquantamila lavoratori artigiani e meno di ottantamila lavoratori dipendenti? Mentre quasi tutti gli autonomi artigiani seguiteranno a lavorare in nero per non pagare le tasse e altrettanto faranno parecchi lavoratori dipendenti.

Lo sanno gli elettori che la famosa Ici (la tassa sulla casa) serve ai comuni per finanziarsi? Chi ne sbandiera l'abolizione è un parolaio in cerca di voti, ben sapendo che se toglie l'Ici sulla prima casa dovrà sostituirla con un'altra tassa. E lo sanno gli elettori che molti proprietari della casa dove abitano sono ultrabenestanti con redditi mensili superiori ai diecimila euro, case da 400 e passa mq o addirittura ville con piscina: vogliamo favorirli? Non è meglio prevedere, come si fa ora, detrazioni (aumentando l'importo) per le famiglie con basso reddito?

Domani una nota sull'ipocrisia politica.

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09 luglio 2007

Effemeridi # Sismi e dintorni

Ogni tanto ai servizi segreti vengono imputati, a torto o a ragione, dei misfatti; ciò è normale poiché se non si conoscono le cose è facile attribuire al non conosciuto azioni o intenzioni malevoli, e i servizi - essendo segreti - non si sa da chi sono composti, cosa fanno e che ci stanno a fare.

L'ultimo incidente attribuito ai servizi è quello relativo allo spionaggio sull'attività dei magistrati, in particolare del palazzo di giustizia di Milano. A parte il fatto che una buona indagine sulle toghe giudicanti non ci starebbe male - perché numerosi sono stati, e tuttora sussistono, legittimi sospetti di sentenze favorevoli ai colpevoli dovute a pressioni sui giudici da parte di colleghi massoni o a "suggerimenti" ministeriali - dobbiamo comunque risalire alla storia dei servizi prima di giudicarli.

La funzione dei servizi è sempre stata quella di tutelare il principe, l'istituzione e, con un concetto ampliato nell'epoca moderna, la Nazione. I servizi, sul piano storico, si riallacciano ai bravi di don Rodrigo: servono il padrone; allora il feudatario, oggi il governo.

Quindi prima di giudicare severamente il loro operato cerchiamo di capire la loro funzione. Oppure riformiamoli veramente, dandogli trasparenza e mettendoli al servizio della collettività.

Domani: Mistificazioni, sogni e realtà.

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07 luglio 2007

Sondaggi # Buon avvio di Veltroni

Il 4 luglio scorso Antonio Noto della Ipr Marketing ha presentato ad Omnibus (La7) i risultati di un sondaggio sull'effetto Veltroni che combaciano con quanto da noi divulgato il giorno prima ("Plebiscito mediatico").

La differenza tra il sondaggio della Ipr e le nostre rilevazioni consiste nei numeri; la Ipr avendo intervistato dei campioni li ha potuti dare, col nostro metodo demodoxalogico abbiamo semplicemente colto dalle prime pagine dei giornali l'impostazione dei commenti e la presentazione degli argomenti enunciati da Walter Veltroni. Approfondendo la inde, attraverso i grafici avremmo potuto dare degli indici di tendenza, ma non era questo lo scopo dell'effemeride. Comunque riportiamo quanto pubblicato lo scorso 3 luglio sul nostro sito:
Un primo effetto positivo già si può constatare: la borghesia, che aveva votato Romano Prodi e lo aveva abbandonato alle amministrative, si sta riavvicinando a sinistra. L'intervento di Veltroni al Lingotto potrebbe solleticare le orecchie anche di quel ceto di destra deluso dalla Casa delle Libertà.

Lunedì un post su Sismi e dintorni.

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06 luglio 2007

Effemeridi # Caste disinformate

La casta di quei personaggi pubblici, che generalmente non ha mai lavorato in quanto proveniente dal sindacato o dalla politica, si lamenta che il popolo non la capisce oppure che il difetto consiste soltanto nell'inviare dei messaggi che non sono recepiti.

La colpa è, quindi, degli uffici stampa e dei mass media che non divulgano il verbo. Eppure tutti i giorni, sui giornali e in tv, c'è un affollamento di parlamentari e uomini di governo che spiegano come la pensano, criticano gli avversari e sollecitano i consensi.

La casta di sinistra perde voti, specialmente al nord; per recuperarli ha deciso di far fare ai suoi uomini migliori un giro nell'operosa Padania a parlare con la gente. Un giro per ascoltare le necessità, inquietudini ed aspettative del popolo. Sappiamo cosa significa per aver visto quel contatto con gli elettori in più di un'occasione: l'arrivo di un'auto blu, la discesa del nostro personaggio circondato dalla scorta e dai portaborse, un bel discorso e, infine (ma con i minuti contati perché deve recarsi da un'altra parte), la stretta di mano e l'ascolto della gente. Sì, sì, bene! Prenderemo nota, avanti così! Ma ha capito cosa gli hanno detto? Se questo è informarsi ha sbagliato approccio.

Per informarsi realmente non basta fare una passeggiata al mercato rionale o ai giardinetti pubblici e neppure sedersi in prima fila ad ascoltare i messaggi altrui. C'è un sistema migliore e meno faticoso: l'Open Source Intelligence (Osint).

Altrettanto possiamo dire per quell'altra casta di personaggi spocchiosi che sostengono l'importanza dell'informazione come primaria fonte per far politica, cioè conoscere i problemi prima di decidere. E quale migliore conoscenza attingendola direttamente dai diretti interessati? Così, per un ipotetico esempio, se si vocifera che l'Unipol stia dando la scalata ad una banca il parlamentare serio chiama al telefono il presidente dell'Unipol e chiede informazioni in proposito. Allo stesso modo, se giunge notizia che un tal personaggio è in odore di mafia il politico che intende approfondire le questioni va a cena col presunto mafioso per informarsi senza capziose mediazioni; e così via.

Ma nessuno ha detto a questa casta di politici che esistono altri modi per essere informati e per informare? C'è anche il monitoraggio quotidiano, attraverso grafici, dei problemi che emergono, traendoli dalle informazioni che circolano.

Domani il sondaggio di La7 su Veltroni.

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05 luglio 2007

Pubblicazioni # La funzione sociologica

E' uscito il terzo numero della rivista La società in... Rete, una pubblicazione quadrimestrale ideata dai sociologi di Salerno per i professionisti che operano nella società, ma subito divenuta la palestra culturale dell'Associazione nazionale sociologi.

Oltre alle consuete tematiche sul territorio, le migrazioni ed i conflitti, la prima parte della rivista presenta gli interventi svolti al primo convegno dei laboratori di sociologia, svoltosi a Roma il 10 novembre 2006. Di seguito riportiamo l'indice degli atti del convegno:

  • Presentazione dei laboratori di Annamaria Coramusi
  • La forza della consapevolezza di Camillo Capuano
  • Il sociologo: sopprimiamolo alla nascita? di Giulio Contini
  • Il caleidoscopio dell'offerta di formazione sociologica di primo livello di Paolo Diana
  • I laboratori di sociologia di Michele Marotta
  • Il sociologo nella società contemporanea di Raffaele Quattrone
  • Un sociologo che fa il formatore e ne è contento di Carlo Baratta
  • Alcune significative teorie sociologiche sull'agire umano di Alessandro La Noce
  • Una professione per il futuro: quali prospettive per l'attività di sociologo di Emanuele D'Acunto
  • Il rischio di genere nella società attuale e l'analisi sociologica di Valeria Rastelli
  • La funzione della sociologia nella società moderna di Carmelo R. Viola
  • Nascita ed evoluzione di una nuova libera professione di Andrea Rocca
  • La sociologia nella società moderna di Lucio P. Ricchebono
  • Sociologia, scienza dell'uomo: passato, presente e futuro di Renato Giuseppe Manusardi
  • Sociologi in Italia e storia delle scienze di Guglielmo Rinzivillo
Domani un'effemeride su come si informano i politici.

04 luglio 2007

Effemeridi # Mentana ha indovinato

Il 28 giugno scorso Matrix, il programma di Enrico Mentana in onda su Canale 5, ha registrato un ascolto record: il 39% di share. Tanto che, con qualche integrazione, è stato replicato il giorno successivo. Qual era l'argomento? Le verità dell'indagato Fabrizio Corona, manager dell'omonimo studio fotografico, a confronto con l'ex pubblico ministero Antonio Di Pietro.

Come abbiamo più volte ripetuto i gusti del pubblico si sono indirizzati verso il gossip, i pettegolezzi, le illazioni e le baruffe in diretta televisiva (o spacciata per tale). Il pubblico vuole evadere e nel contempo vedere il mondo nella sua apparenza, come abbiamo già scritto a proposito di politica e spettacolo:
[...]il pubblico vuole l'emozione degli scontri tra personaggi, magari con arricchimento di maleparole o, addirittura, lo scontro fisico.

Per stare al passo coi tempi anche la carta stampata insegue la moda televisiva, ecco allora grandi immagini e cronache su "vallettopoli" ed altre notizie effimere ma di reale interesse per il pubblico. Del resto la cronaca nera e quella rosa hanno sempre interessato il popolo, solo che oggi il linguaggio è più sfrontato.

Fin dagli anni Ottanta (si veda il post "applicare la filosofia") si era osservata la tendenza verso la superficialità, l'apparenza, il prevalere delle immagini sull'espressione dei concetti: i modelli per il gran pubblico sono il successo e il denaro, ecco quindi gli ingredienti per vendere copie o fare ascolti televisivi.

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03 luglio 2007

Effemeridi # Plebiscito mediatico

E' caratteristica dei regimi dittatoriali eleggere i vertici del partito o del governo per acclamazione oceanica, dopo che un collega, alzatosi in piedi, propone quel nominativo alla carica da ricoprire.

I vecchi compagni nel nuovo partito democratico si sono adagiati sulle antiche abitudini del plenum sovietico e all'unisono hanno proclamato Walter Veltroni candidato alla segreteria del nascente "oligapartito". Gli altri potranno pure presentarsi, per dare una parvenza di democrazia al popolo che verrà convocato ai gazebo, ma il segretario sarà lui. Oltretutto i mass media già lo hanno incoronato, Luca Cordero di Montezemolo ha applaudito ritirando di fatto la sua eventuale candidatura, l'opposizione di destra ha ingoiato il rospo e i poteri forti (quelli che comandano veramente in Italia) hanno apprezzato il discorso al Lingotto di Torino.

Un primo effetto positivo già si può constatare: la borghesia, che aveva votato Romano Prodi e lo aveva abbandonato alle amministrative, si sta riavvicinando a sinistra. L'intervento di Veltroni al Lingotto potrebbe solleticare le orecchie anche di quel ceto di destra deluso dalla Casa delle Libertà. Le carte si sono rimescolate per imboccare una nuova stagione politica.

L'avvio è stato staliniano, fascista, dittatoriale? No, anche negli Stati Uniti d'America i candidati sono eletti in convention acclamanti e con la stampa schierata in favore di questo o quello: vogliamo quindi dire che gli Usa non sono democratici? Non sembra, gli Stati Uniti sono la democrazia per antonomasia, lo ripetono tutti i momenti; persino un partito si chiama democratico! Solo che negli Usa i candidati sono tutti ricchi del proprio e possono spendere milioni di dollari nella campagna elettorale, da noi i candidati sono poveri o piccoli borghesi che si arricchiscono strada facendo.

Speriamo che Veltroni infranga un'abitudine consolidata e porti aria nuova e pulita. Ma per far questo dovrà cacciare molti marpioni ipocriti, la vera impresa difficile.

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02 luglio 2007

Effemeridi # Walter Veltroni

In politica c'è un detto: se alle elezioni hai promesso cento e non hai mantenuto la promessa quando ti ripresenterai candidato prometti mille, il popolo è credulone, ti darà nuovamente il voto. Altrettanto avviene per i partiti, se hanno compiuto troppe malefatte si sciolgono e rinascono sotto altro nome; gli errori o le colpe sono sempre degli altri o della passata gestione.

Se poi vogliamo proprio dare una facciata di perbenismo si chiama alla guida del partito o del governo, a seconda dei casi, un personaggio popolare e fuori dalla mischia. Salvo poi gettarlo in mare a scopi raggiunti o se le cose dovessero andar male.

Questa volta la scelta è caduta su Walter Veltroni, un ottimo incantatore di serpenti che ha saputo tenersi lontano dai palazzi governativi nazionali per coltivare l'orticello romano. Non ha dato adito a scandali, tuttalpiù qualche lieve infortunio (ma scagli la prima pietra chi non ne ha avuti) controbilanciato da un'ottima capacità pubblicitaria nel creare l'immagine del pacioccone (che nel dialetto romanesco equivale alla persona buona e gioviale).

Sarà sufficiente per raddrizzare le sorti di un Partito Democratico nato male? Certamente si, ma non per tappare le falle al barcone di Romano Prodi. In ogni paese del mondo, a guida più o meno democratica, gli incastri per mantenere un governo sono numerosi e non dipendono solo dai partiti che sostengono le coalizioni; hanno un loro peso determinante gli industriali (in Usa petrolieri e tecnologia militare), le grandi banche (in UK e Israele), le concentrazioni editoriali e radiotelevisive, l'influenza religiosa, e tante altre congreghe minori ma pur sempre potenti.

Finiti gli entusiasmi e deluse le aspettative, dopo che Veltroni sarà sfinito fisicamente e politicamente, il Paese si ritroverà come prima e i quattro compagni di merenda, che gestiscono e spartiscono con gli altri poteri il destino dell'Italia, ritorneranno alla ribalta. Ce ne dispiace per Veltroni e per il Paese, confidando in cuor nostro in un emulo di quel papa che alla nomina gettò il bastone da infermo per guidare le sorti della Chiesa con fermezza ed ottima salute.

Domani un'effemeride politica.

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